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Lombardia/52/2009/PAR REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI IN SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA composta dai magistrati: dott. Giorgio Cancellieri dott. Giuliano Sala dott. Giancarlo Penco dott. Angelo Ferraro dott. Giancarlo Astegiano dott. Gianluca Braghò dott. Alessandra Olessina dott. Massimo Valero Presidente f.f. (Relatore) Consigliere Consigliere Consigliere Primo Referendario Referendario Referendario Referendario nell adunanza del 5 marzo 2009 Visto il testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con il regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, e successive modificazioni; Vista la legge 21 marzo 1953, n. 161; Vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20; Vista la deliberazione delle Sezioni riunite della Corte dei conti n. 14/2000 del 16 giugno 2000, che ha approvato il regolamento per l organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti, modificata con le deliberazioni delle Sezioni riunite n. 2 del 3 luglio 2003 e n. 1 del 17 dicembre 2004; 1

Visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 recante il Testo unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali; Vista la legge 5 giugno 2003, n. 131; Vista la nota n. 1583/4.1 del 24 febbraio 2009 con cui il Sindaco di Cava Manara (PV) ha richiesto un parere in ordine alla compatibilità con l attuale contesto normativo del ricorso alla stipulazione di un contratto di leasing finanziario per l acquisto di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia; Vista la deliberazione n. 1/pareri/2004 del 3 novembre 2004 con la quale la Sezione ha stabilito i criteri sul procedimento e sulla formulazione dei pareri previsti dall art. 7, comma 8, della legge n. 131/2003; Vista l ordinanza n. 39 del 25 febbraio 2009, con la quale il Presidente ha convocato la Sezione per l adunanza odierna per deliberare sulla richiesta del Sindaco del Comune di Cava Manara (PV); Udito il relatore Consigliere Giorgio Cancellieri; PRESUPPOSTI DEL PARERE Con nota n.1583/4.1, datata 24 febbraio 2008, il Sindaco del Comune di Cava Manara (PV) ha richiesto un parere relativo alla realizzazione presso alcuni edifici comunali di impianti di apparecchiature fotovoltaiche per la produzione di energia elettrica mediante la stipulazione di un contratto di leasing finanziario. Nella richiesta viene altresì precisato che l istallazione in parola consentirebbe sia un risparmio energetico sia l accesso a tariffe incentivanti di cui all articolo 6 del Decreto Interministeriale 16 febbraio 2007, oltre a costituire esempio per la cittadinanza al fine di dotarsi di attrezzature similari. In particolare, il quesito prende come punto di riferimento quanto deliberato da questa Sezione (delibera n.87/pareri del 24 ottobre 2008) e, al fine di una corretta iscrizione delle partite di bilancio e conseguente rispetto delle regole del patto di stabilità, si incentra sull inquadramento del leasing immobiliare e del leasing operativo e sulla conseguente catalogazione dei pannelli fotovoltaici. MOTIVAZIONE a) condizioni di ammissibilità 2

Ai fini dell ammissibilità della richiesta di parere il primo punto da esaminare è l ambito delle funzioni attribuite alle Sezioni regionali della Corte dei conti dall art. 7 comma ottavo, della legge 5 giugno 2003, n. 131, norma in forza della quale Regioni, Province e Comuni possono chiedere a dette Sezioni pareri in materia di contabilità pubblica nonché ulteriori forme di collaborazione ai fini della regolare gestione finanziaria e dell efficienza e dell efficacia dell azione amministrativa. In proposito questa Sezione ha precisato in più occasioni, che la norma in esame, il cui contenuto risulta ancora poco approfondito sia dalla giurisprudenza contabile che dalla dottrina, consente alle amministrazioni regionali, provinciali e comunali, di rivolgere alle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti due diverse tipologie di richieste (delibera n. 9, in data 12 marzo 2007). Da un lato, possono domandare l intervento della magistratura contabile al fine di ottenere forme di collaborazione, non specificate dalla legge, dirette ad assicurare la regolare gestione finanziaria dell ente ovvero l efficienza e l efficacia dell azione amministrativa. Dall altro, possono richiedere pareri in materia di contabilità pubblica. La funzione consultiva, che nei primi anni di applicazione della legge è stata la principale forma di collaborazione attivata dalle amministrazioni locali, non esaurisce quindi la possibilità di intervento delle Sezioni regionali della Corte dei conti, in seguito a specifiche richieste degli enti territoriali. Anzi, in base alla formulazione della norma non sembrerebbe neppure essere la principale forma di collaborazione poiché nella prima parte del comma ottavo dell art. 7 è chiaramente specificato che gli enti territoriali possono domandare alle Sezioni regionali della magistratura contabile ulteriori forme di collaborazione, con l unico limite della finalizzazione alla regolare gestione finanziaria dell ente e dallo svolgimento della azione amministrativa secondo i parametri dell efficienza e dell efficacia. L intensificarsi dell uso degli strumenti collaborativi innanzi indicati richiede ulteriori approfondimenti sulla natura e sull ambito della funzione indirizzati al suo corretto esercizio. In proposito va considerato che l attribuzione della funzione consultiva alle Sezioni Regionali della Corte dei conti si situa nell ambito dell adeguamento dell ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale n. 3/2001 che ha radicalmente modificato il titolo V della Costituzione. In conseguenza della equiordinazione degli enti territoriali allo Stato (art. 114) e della necessaria abrogazione di ogni forma di controllo amministrativo esterno sulle Regioni (art. 124), sulle Province e sui Comuni 3

(art. 130), il legislatore ha inteso permettere agli enti territoriali di avvalersi della collaborazione della Corte dei conti, organo magistratuale che opera quale garante imparziale nell interesse dello Stato comunità (Corte cost. 12 27 gennaio 1995, n. 29), e, dopo la riforma costituzionale, di tutti gli enti che costituiscono la Repubblica (Corte cost. 11 ottobre 9 novembre 2005, n. 417). Le nuove attribuzioni conferite alla Corte dei conti appaiono così finalizzate ad individuare un organo neutrale che in materia di coordinamento della finanza pubblica interagisce tra i vari livelli di governo della Repubblica a tutela delle istanze e prerogative di ciascuno di essi in una materia quale quella della finanza pubblica che all evidenza condiziona l esercizio di tutte le funzioni pubbliche. Contemporaneamente le modalità di esercizio del controllo e le ulteriori attribuzioni intestate alla Corte di conti intendono esaltare la natura collaborativa della funzione, propedeutica allo svolgimento dell attività degli enti territoriali secondo il principio di legalità e soprattutto di legalità finanziaria. In proposito questa Sezione ha più volte posto in luce che la nozione di legalità riferita alla attività della pubblica amministrazione si è andata approfondendo ed arricchendo, investendo l esercizio del potere conferito all amministrazione non solo al rispetto delle disposizioni normative ma anche alla sua rispondenza ai principi di buona amministrazione canonizzati nell art. 97 della Costituzione. Anzi quest ultimo aspetto del principio di legalità va assumendo sempre maggior rilievo, dal momento che la pubblica amministrazione, ed in particolar modo gli enti territoriali, assicurano ai cittadini servizi pubblici, il cui livello delimita le loro condizioni di vita. Ne consegue l esigenza di assicurare il rispetto del principio di legalità, come sopra inteso, sia preventivamente in sede del processo decisionale degli amministratori dell ente sia in sede di verifica dell attività attraverso i controlli interni ed il controllo esterno collaborativo. La funzione di cui al comma ottavo dell art. 7 della legge n. 131/2003 si connota così come facoltà conferita agli amministratori di Regioni, Comuni e Province di avvalersi di un organo neutrale e professionalmente qualificato per acquisire elementi necessari ad assicurare la legalità della loro attività amministrativa. I pareri e le altre forme di collaborazione si inseriscono nei procedimenti amministrativi degli enti territoriali, consentendo sulle tematiche, sulle quali la collaborazione viene esercitata, scelte adeguate e ponderate nello svolgimento dei poteri che appartengono agli amministratori 4

pubblici, restando peraltro esclusa qualsiasi forma di cogestione o coamministrazione con l organo di controllo esterno. Alla luce delle esposte considerazioni va delimitato l ambito di legittimazione soggettiva ed oggettiva degli enti ad attivare le forme di collaborazione. Quanto all individuazione dell organo legittimato a inoltrare le richieste di parere dei Comuni, occorre premettere che la Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, con documento approvato nell adunanza del 27 aprile 2004, ha fissato principi e modalità di esercizio dell attività consultiva, al fine di garantire l uniformità di indirizzo in materia, limitando l ammissibilità delle richieste, sul piano soggettivo, agli organi rappresentativi degli Enti (nel caso del comune, il Sindaco o, nel caso di atti di normazione, il Consiglio comunale). Inoltre si è ritenuto che la mancata costituzione del Consiglio delle Autonomie Locali non costituisca elemento ostativo all ammissibilità della richiesta, poiché l art. 7, comma ottavo, della legge n. 131/2003 usa la locuzione di norma, non precludendo, quindi, in linea di principio, la richiesta diretta da parte degli enti. In tal senso, questa Sezione, con deliberazione n. 1 in data 4 novembre 2004, ha già precisato che non essendo ancora costituito in Lombardia il Consiglio delle autonomie, previsto dall art. 7 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, che modifica l art. 123 della Costituzione, i Comuni possono, nel frattempo, chiedere direttamente i pareri alla Sezione regionale. Limiti alla legittimazione oggettiva vanno invece stabiliti solo in negativo. In proposito va infatti posto in luce che la nozione di contabilità pubblica deve essere intesa nella ampia accezione che emerge anche dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione in tema di giurisdizione della Corte dei conti ed investe così tutte le ipotesi di spendita di denaro pubblico oltre che tutte le materie di bilanci pubblici, di procedimenti di entrate e di spesa, di contrattualistica che tradizionalmente e pacificamente rientrano nella nozione. D altro canto la norma in discussione non fissa alcun limite alle richieste di altre forme di collaborazione. In negativo, senza peraltro voler esaurire la casistica, va posta in luce la inammissibilità di richieste interferenti con altre funzioni intestate alla Corte ed in particolare con l attività giurisdizionale; richieste che si risolvono in scelte gestionali, come si è detto di esclusiva competenza degli amministratori degli enti; richieste che attengono a giudizi in corso; richieste che riguardano attività già svolte, dal momento che i pareri sono propedeutici all esercizio dei 5

poteri intestati agli amministratori e non possono essere utilizzati per asseverare o contestare provvedimenti già adottati. Sussistono pertanto in proposito le condizioni di ammissibilità; b) merito La formulazione del quesito induce la Sezione a ribadire, ancora una volta, che le concrete modalità attuative delle decisioni, così come ogni altra scelta attinente l attività gestionale dell ente, spettano esclusivamente agli organi ai quali è stata affidata l amministrazione comunale (per tutte: delibera di questa Sezione 29 giugno 2006, n. 9/pareri/06). Comunque, al fine di assumere le determinazioni di loro competenza, gli organi dell ente territoriale, nell ambito della loro discrezionalità e senza alcun vincolo, possono riferirsi alle conclusioni contenute nel presente parere. Passando al merito, si ritiene che tutte le questioni preliminari d inquadramento giuridico della fattispecie, analizzate nella citata Delibera n.87/pareri/2008, richiamata peraltro dallo stesso Sindaco, vanno ribadite e prese come riferimento per formulare il parere richiesto. Una prima riflessione, in proposito, va fatta sulla definizione di leasing e sulla differenza fra leasing finanziario e leasing operativo. In particolare il leasing è uno schema negoziale sinallagmatico e commutativo, con causa mista, che consente ad un soggetto, previo pagamento di un canone periodico, di utilizzare un bene, mobile o immobile, strumentale all esercizio della propria attività o al perseguimento dei propri fini istituzionali, con possibilità di riscattarlo ad un prezzo inferiore al valore di mercato al termine del periodo di disponibilità stabilito nel contratto. Ne consegue che il pagamento del canone non rappresenta solo il corrispettivo per la locazione del bene, quanto piuttosto una modalità di restituzione del finanziamento per una somma corrispondente al valore complessivo dell operazione economica programmata, la quale comprende altresì il costo del bene, l ammortamento del capitale e dell interesse sulle somme investite per la realizzazione dell opera, l utile e le spese del concedente. Del pari, si può affermare che il leasing operativo è una struttura negoziale che, alternativamente, si accosta alla vendita con patto di riscatto, qualora si preveda in capo al lesee il diritto di riscatto del bene al termine del periodo di utilizzazione, ovvero alla locazione e alla somministrazione qualora lo stesso produttore concede in godimento il bene prodotto per un canone che comprende la locazione ed i servizi di assistenza e manutenzione del bene stesso, in relazione alla durata del suo ciclo economico. 6

La distinzione fra leasing finanziario ed operativo è stata questione più volte affrontata dalla giurisprudenza di legittimità, oramai attestata su stabili approdi ermeneutici (Cass. civ. sent. n. 5573 e n. 5574 del 13 dicembre 1989; Cass. civ. sezione I, sentenza n.1731/94). Peraltro, riguardo alla natura pubblica del soggetto che lo pone in essere in veste di utilizzatore, anche il ricorso al contratto di leasing va analizzato alla stregua dei criteri di convenienza economica che caratterizzano l attività funzionale della pubblica amministrazione. Questa Sezione con il parere n.15/2006 ha già avuto occasione di esprimere il proprio convincimento in materia di leasing e nel contesto del parere si è determinata l ammissibilità del leasing quale figura di contratto atipico, avuto riguardo alla capacità giuridica generale delle pubbliche amministrazioni. Nel contempo questa Corte ha evidenziato il suo assoggettamento alle regole imprescindibili dell evidenza pubblica secondo le tipologie dei beni e l importo del contratto; nell ambito della deliberazione a contrattare, ha rimarcato la necessità di una congrua valutazione degli aspetti relativi alla convenienza economica dell operazione e agli effetti sui bilanci annuali e pluriennali e sul patrimonio pubblico dell ente; ha specificato che l operazione di acquisizione di un bene mediante leasing costituisce una forma di finanziamento e di indebitamento, ulteriore rispetto a quelle indicate dall art.3, comma 17, della legge n.350/2003 (Finanziaria per il 2004), ricompreso nell alveo dell art.119 Cost., ammissibile solo al fine di procedere a nuovi investimenti, ricompresi nell art. 3 comma 18 lett. a), b), c), e), i) della citata Finanziaria per il 2004, nei limiti e termini contenutistici sopra indicati. Sotto il profilo contabile, i canoni del leasing, in linea di principio, costituiscono spesa corrente da valutarsi secondo le regole determinate annualmente dalla legge finanziaria di riferimento ai fini del rispetto del Patto di stabilità. Per quanto riguarda i riflessi del leasing sul bilancio dell ente locale, va osservato che la contabilizzazione delle operazioni si diversifica a seconda della tipologia del leasing e del metodo utilizzato. Per quel che concerne il leasing operativo, avente ad oggetto l utilizzazione di un bene durevole, servente al normale funzionamento della Pubblica amministrazione, si ritiene che il canone periodico rientri fra le spese correnti. Tale soluzione considera il canone un corrispettivo per il godimento del bene, pur in presenza in esso di elementi non riconducibili alla mera disponibilità della cosa. Il bene rientra nel conto del patrimonio dell ente solo dopo l avvenuto esercizio del diritto di riscatto ed il prezzo del riscatto può essere imputato a spese correnti o a quelle d investimento, a seconda della 7

natura e della destinazione del bene acquisito, alla stregua degli usuali criteri classificatori delle spese pubbliche. Nel caso di specie inoltre si configura un finanziamento non oneroso per le casse comunali, in quanto le partite di bilancio, Tit. III per le entrate (incentivi tariffari) e Tit. I per le spese (rate di leasing), sono comprese nelle poste che concorrono a determinare i saldi utili ai fini del Patto di stabilità. In conclusione, l approvvigionamento di pannelli fotovoltaici, prospettato dall Amministrazione comunale di Cava Manara, costituisce modalità di acquisizione di impianti tecnologici ad utilità ripetuta, peraltro trasferibili con estrema facilità, configurando così un leasing operativo avente ad oggetto l utilizzazione di un bene servente al normale funzionamento della Pubblica Amministrazione. P.Q.M. nelle considerazioni esposte è il parere della Sezione. Il Presidente f.f. (Relatore) Consigliere Giorgio Cancellieri Depositata in Segreteria il 5 marzo 2009 Il Direttore della Segreteria (dott. ssa Daniela Parisini) 8