Amor è un[o] desio Ferroni: 239

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Amor è un[o] desio Ferroni: 239 parte di una tenzone (scambio di sonetti su un tema) con Iacopo Mostacci e Pier della Vigna segue un analoga tenzone di 5 sonetti con l Abate di Tivoli databile al 1341 (soggiorno di Federico II a Tivoli) 1) l Abate scrive ad Amore lamentandosi del fatto di non essere corrisposto 2) Giacomo contesta la raffigurazione di Amore come una divinità 3) l Abate risponde negando che Giacomo abbia mai amato 4) Giacomo nega l accusa 5) l Abate termina lodando Giacomo e proponendo nuove tenzoni in futuro

Amor è un[o] desio Ferroni: 239 La tenzone è aperta da una proposta di Iacopo Mostacci: Solecitando un poco meo savere cfr. Dante, «Ad ogni alma presa» (VN) espone un dubbio : si parla di amore come se fosse una sostanza ma Iacopo è stato testimone soltanto degli effetti di una disposizione amorosa ( amorositate ) che è qualità del soggetto che ama; amore dunque non esiste La prima risposta è di Pier delle Vigne, col sonetto Però ch Amor non si può vedere l esistenza di Amore è dimostrata dagli effetti del suo potere sulla gente : similitudine tra l attrazione della calamita sul ferro e quella dell Amore sugli uomini

Amor è un[o] desio Ferroni: 239 Nel sonetto, Amore è un[o] desio che ven da core Giacomo assume [...] una posizione di sentenziatore, articolando e spostando i termini della questione: non nega la forza d amore [...] ma non accetta la trovata dialettica di Pietro [...] e riporta il discorso sull eziologia e fenomenologia del fatto amoroso (Roberto Antonelli) definizione empirica di amore basata sul De amore di Andrea Cappellano

I sonetti di Iacopo Mostacci e Pier della Vigne Iacopo Mostacci (proposta) Solicitando un poco meo savere e con lui mi vogliendo dilettare, un dubio che mi misi ad avere a voi lo mando per determinare. Ogn om dice ch amor à potere e li coraggi distringe ad amare, ma eo no li voglio consentire* però ch amore no parse ni pare Ben trova l omo una amorositate la quale par che nasca di piacere, e zo vol dir omo che sia amore; e no li saccio altra qualitate ma zo che è, da voi voglio audire*: però vi faccio sentenzïatore. Pier delle Vigne (risposta) Però ch Amre non si può vedere e no si tratta corporalmente, manti ne son di sì folle sapere che credono ch Amor non sia nïente; Ma poi ch Amore si face sentire dentro dal cor signoreggiare la gente, molto maggiore pregio deve avere che se l vedessen visibilmente. Per la vertute de la calamita como lo ferro tra no si vede, ma sì lo tira signorevolmente; E questa cosa a credere m invita ch Amore sia, e dàmi grande fede che tutor sia creduto fra la gente.

Amor è uno desio che vien da core Fronte Sirma Definizione di amore Il ruolo degli occhi e del cuore definizione generale di Amore (vv. 1-4) l amore che stringe per furore (vv. 5-8) gli occhi (vv. 9-11) il cuore (vv. 12-14)

Amor è uno desio che vien da core definizione generale Amor è un[o] desio che ven da core per abanndanza di gran piacimento; fronte definizione di Amore il ruolo degli occhi e del core l amore di lontano e li occhi in prima genera[n] l amore e lo core li dà nutricamento. Ben è alcuna fiata om amatore senza vedere so namoramento, l amore che stringe per furore ma quell amor che stringe con furore da la vita de gli occhi ha nasc[ci]mento.

Amor è uno desio che vien da core Sirma Il ruolo degli occhi e del cuore gli occhi il cuore ché li occhi rapresenta[n] a lo core donni cosa che veden bono e rio, com è formata natual[e]mente; E lo cor, che di zo è concepitore, imagina, e [li] piace quel desio: e questo amore regna fra la gente.

Or come pote [Ferroni, p. 237] Problema di di carattere scientifico, la fisiologia della visione... Si ergo ad visum ex re videnda aliquid dirigitur [...] quomodo illum angustum foramen intrare poterit? (Galeno, De oculis)..applicato al tema amoroso: l innamoramento attraverso gli occhi collegamento tematico a Meravigliosamente (il ritratto nel core) e a Amore è uno desio che ven da core (l innamoramento attraverso la vista) similitudine con la lampada: come lo splendore del fuoco attraversa il vetro senza penetrarlo così la figura della donna attraversa gli occhi l amore nato dalla vista lascia nel volto del poeta l insegna della donna, cfr. Cavalcanti, Se vedi Amore, v. 14

Madonna ha n se vertute [Ferroni, p. 237] laudatio della donna per mezzo di una comparazione eunumerativa (nelle quartine): cfr. Guinizelli, Vedut ho la lucente stella Diana, Io vo del ver; Cavalcanti, Avete n voi, Biltà di donna iperbole conclusiva (nelle terzine): la donna è una creatura perfetta, irripetibile: cfr. Dante, Donne che avete

Guido delle Colonne giudice di Messina, nato intorno al 1210 attivo dal 1242 al 1280 forse identificabile con il Guido della colonna autore della Historia destructionis Troiae portata a termine nel 1287

Guido delle Colonne corpus di 5 canzoni trobar clus rime al mezzo giochi di parole immagini concettose sintassi complessa costruzione complessa delle canzoni metricamente, sintatticamente e tematicamente

Il giudizio di Dante «molti maestri siciliani hanno cantato con solennità, ad esempio nelle canzoni Ancor che l aigua per lo foco lassi e Amor che lungiamente m hai menato» (De vulgari eloquentia I 12, 2) esempio di canzoni illustri, con «costruzione eccellente» della frase: cita Ancor che l aigua di Guido delle Colonne (De vulgari eloquentia II 6, 6)

Le canzoni di Guido delle Colonne 1. La mia gran pena e lo gravoso affanno (5 stanze di 9 endecasillabi, con rime interne) canto di gioia per aver ricevuto la «merzede» dopo una lunga sofferenza esalta il servizio amoroso numerose sentenze: «chi vole amar, dev esser ubidente» (st. II, v. 18) «Niente vale amor senza penare» (st. V, v. 37) «per troppo ben diventa om fellone» (st. V, v. 45)

La mia gran pena La mia gran pena e lo gravoso affanno ch ò lungiamente per amor patuto, madonna lo m à n gioia ritornato. Pensando la venente di mio danno, in sua merzede m àve riceputo, e lo sofrir mal m à meritato: ch ella m ha dato tanto bene avere, che lo sofire molto malenanza agg ubrïato, e vivo in alegranza. SCHEMA: ABC, ABC; DEE

Le canzoni di Guido delle Colonne 2. Giosamente canto (5 stanze di 12 versi, endecasillabi e settenari) esprime la gioia del canto amoroso lodi della bellezza della donna metafora centrale del cuore come fontana la bellezza della donna trasforma Guido in un poeta Trobar leu ma complessità metrica

Le canzoni di Guido delle Colonne 3. La mia vit è sì fort è dura e fera (5 stanze di 10 versi, endecasillabi e settenari) esprime lo struggersi «come al foco cera» per il desiderio insoddisfatto smarrimento del poeta al quale la donna amata non concede soccorso la canzone è inviata alla donna, alla quale deve descrivere i martiri del poeta ed offrire la sua servitù, cfr. Maravigiosamente di Giacomo da Lentini Trobar clus: rime aspre, ritmo franto (esprime l idea dell angoscia del poeta)

La mia vit è sì fort e dura e fera I stanza La mia vit è sì fort e dura e fera ch io non posso né viver né morire, anzi distruggo come al foco cera e sto com on che non si può sentire; escito son del senno là uv era e sono incuminciato ad infollire; ma ben mi poria campare quella per cui m avene tutto questo penare: per ben amar leo meo cor si ritene si ritene ] si mantiene (in vita)

Le canzoni di Guido delle Colonne 4. Amor che lungiamente m ai mentato (5 stanze di 13 endecasillabi, con rime interne) invoca pietà dalla donna, descrivendo al contempo la sua condizione di uomo reso «folle» da amore canzone ricca di metafore e espressioni concettose considerazioni generali su amore («Amore fa disviare li più saggi») intrecciate con il dialogo rivolto alla donna

Amor, che lungiamete Amor, che lungiamente m ài menato a freno stretto senza riposanza, alarga le tue redine in pietanza, che soverchianza m à vinto e stancato (st. I, v. 1-4)

Le canzoni di Guido delle Colonne 5. Ancor che ll aigua per lo foco lasse (5 stanze di 19 versi, endecasillabi e settenari) esprime, rivolto alla sua donna, la forza e la virtù di amore, cfr. Giacomo da Lentini, Amor è uno desio sviluppo concettoso di due similitudini centrali, di carattere «scientifico»: l acqua che bolle e la calamita Trobar clus: similitudini concettose e sintassi complessa

Ancor che ll aigua Amor è uno spirto d ardore che non si po vedire, ma sol per li sospire si fa sentire in quel ch è amatore. (st. II, vv. 24-27) La calamita contano i saccenti che traer non poria lo ferro per maestria, senno che ll aire in mezzo le l consente; ancor che calamita petra sia l altre petre neenti non son cusì potenti a traier, perché non àno balia. balia ] potere Così, madonna mia, l Amor s è apperceputo apperceputo ]accorto che non v avria potuto traer a sé, se non fusse per voi, (st. V, 77-88)

Giosamente canto (Ferroni, pp. 240-2) I stanza: il poeta esprime la sua gioia per essere ricambiato dalla donna; la gioia conduce al canto II stanza: elogio della bellezza della donna (confronto con gli elementi della natura) III stanza: la gioia del cuore trabocca come l acqua di una fontana (similitudine al centro del componimento)

Giosamente canto (Ferroni, pp. 240-2) IV stanza: lode della donna, il cui possesso ispira una «gioia fina» V stanza: la donna ha trasformato Guido in un «cantadore»; ribadisce alla donna la sua servitù amorosa

Giosamente canto (Ferroni, pp. 240-2) Canzone intessuta di topoi trobadorici Trobar leu Forma metrica complessa: fronte settenaria sirma endecasillabica (con rima interna nel primo verso) ritmo particolare: fronte «cantabile», sirma più solenne

Schema metrico Fronte di due piedi identici di settenari abbc abbc Sirma di endecasillabi, il primo di quale con rima interna che lo lega all ultimo verso del secondo piede (c)ddee

Schema metrico: II stanza fronte I piede Ben passa rose e fiore la vostra fresca cera, lucente più che spera; e la bocca aulitosa a b b c fronte II piede sirma più rende aulente aulore che non fa d una fera c ha nome la pantera, che n India nasce ed usa Sovr ogn agua, amoosa donna, sete fontana che m ha tolta ognunqua sete, per ch eo son vostro più leale e fino che non è al suo signore l assessino. a b b c (c)d D E E Fronte: abbc abbc Sirma: (c)dde E

Schema metrico: I stanza fronte I piede fronte II piede sirma Giosamente canto e vivo in allegranza ca per vostr amanza Madonna, gran gioi sento S eo travagliai cotanto or aggio risposanza ben ai disïanza che vene a compimento ca tutto mal talento torna in gioi quandunqua l allegranza vien dipoi; und eo m allegro di grande ardimento: un giorno vene, che val più di cento a b b c a b b c (c)d D E = c E = c Nella I e nella IV stanza lo schema è abbc abbc (c)ddcc, abbc abbc (c)ddbb