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2 ...ho il desiderio di partire e di essere con Cristo perché è molto meglio (Vers.NR) ovvero...è cosa di gran lunga migliore (Vers.R v.23) La nostra società fa sempre maggiore fatica a riconoscere il vero bene, vale a dire tutto ciò che risulta sano, retto, insomma utile e virtuoso e quindi anche praticamente vantaggioso. La difficoltà sorge non soltanto nella capacità di scorgere il bene, ma anche nell abilità di compierlo. Infatti, gli unici beni che gli esseri umani sembrano saper discernere ed apprezzare sono quelli di consumo o i beni nel senso di ricchezze e di averi, forse perché il criterio che si usa per definire ciò che è bene è esclusivamente quello egoistico. La Bibbia collega questa incapacità a una degenerazione non di natura sociale e collettiva, ma di carattere personale e individuale... e per quanto riguarda l individuo non la riconduce soltanto alla vita intellettuale o sociale, ma a quella spirituale e morale: Lo stolto ha detto nel suo cuore: Non c è Dio. Si sono corrotti, si son resi abominevoli nella loro condotta; non v è alcuno che faccia il bene... Tutti si sono sviati, tutti quanti si son corrotti, non v è alcuno che faccia il bene, neppur uno (Salmo 14:1,3) e l apostolo Paolo afferma: Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene; poiché ben trovasi in me il volere, ma il modo di compiere il bene, no. Perché il bene che voglio, non lo fo; ma il male che non voglio, quello fo. Ora, se ciò che non voglio è quello che fo, non son più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. Io mi trovo dunque sotto questa legge: che volendo io fare il bene, il male si trova in me (Rom.7:18-21). Il bene lo si può individuare e compiere soltanto per l opera che la grazia di Dio può realizzare nel cuore umano: Esaminate ogni cosa e ritenete il bene (I Tess.5:21) e ancora: Quanto a voi, fratelli, non vi stancate di fare il bene (2 Tess.3:13). Per non parlare poi di ciò e di chi è buono! Un giorno si avvicinò a Gesù un giovane ricco, il quale:... inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò: Maestro buono, che farò io per ereditare la vita eterna? E Gesù gli disse: Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Iddio (Marco 10:17, 18). Anche qui un po di bontà la può mettere in noi soltanto la grazia di Dio: O voi fate l albero buono e buono pure il suo frutto, o fate l albero cattivo e cattivo pure il suo frutto; perché dal frutto si conosce l albero (Matteo 12:33) o ancora: E il suo padrone gli disse: Va bene, buono e

3 fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore (Matteo 25:21). Eppure nel brano dell epistola ai Filippesi (1:21-26), l apostolo Paolo ci prende per mano e ci fa salire di un gradino, anzi di due... da ciò che è bene a ciò che è buono fino a ciò che è migliore, anzi a ciò che è molto meglio (Vers.Nuova Riveduta) ovvero di gran lunga migliore (Vers.Riveduta). Questo termine, migliore, è usato ben dodici volte nell Epistola agli Ebrei per descrivere le cose migliori e attinenti alla salvezza (6:9), come un sacrificio migliore, un patto migliore, una speranza migliore, una sostanza migliore, una risurrezione migliore, una patria migliore, ecc. Tutti coloro che hanno conosciuto Cristo e lasciano questa precaria e terrena dimora hanno già precedentemente imparato ad apprezzare e quindi a desiderare le cose migliori e attinenti all eterna salvezza: E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, perché possiate apprezzare le cose migliori, affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo (Filip.1:9,10), talché negli ultimi momenti dell esistenza terrena desiderano ardentemente di essere con (Cristo) perché è molto meglio (o cosa di gran lunga migliore). Tutti coloro che lasciano questa fragile dimora terrena sperimentano almeno tre cose di gran lunga migliori : UNA DIPARTITA MIGLIORE Cosa di gran momento è agli occhi dell Eterno la morte dei suoi diletti, è scritto nel Salmo 116, versetto 15. Questo istante, definito nel salmo gran momento, è raffigurato dall apostolo Paolo con il termine partire... ho il desiderio di partire. È un termine interessante che descrive: un vascello il cui comandante molla gli ormeggi preparandosi a salpare, perché si trova in uno scalo straniero e avverte il profondo bisogno di lasciare il porto dove risiede per tornare a casa... Si tratta di una metafora marinara. Chi passa dalla terra al cielo in realtà COSE DI GRAN LUNGA MIGLIORI A FIUGGI PIOGGE DI BENEDIZIONE UN UOMO DABBENE PIENO DI SPIRITO SANTO E DI FEDE GERMANO GIULIANI RAIMONDO ROSSI FRANCESCO DAVIDE SCIANNA GIANPAOLO SCATTORELLI VITO BONOMO GIOVANNI PAVONE ENZA RAUTI NOTIZIE DALLE NOSTRE COMUNITÀ APPUNTAMENTI UN APPELLO

4 torna a casa, non perché venga dal cielo o che quella naturale e quella spirituale non siano la sua famiglia, ma l espressione si propone soltanto di sottolineare la gioia, l allegrezza, il desiderio appunto con cui si naviga verso il cielo. Chi viene accolto tra le braccia del Signore ci ha semplicemente preceduti alla casa del Padre: Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? (Giov.14:1,2); un accampamento che viene tolto, quindi una metafora militare. La nostra vita terrena è paragonata ad una tenda, mentre quella celeste ad una casa, ad un edificio: Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d uomo, eterna, nei cieli. Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, se pure saremo trovati vestiti e non nudi. Poiché noi che siamo in questa tenda, gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita (2 Cor.5:1-4). Andare con il Signore corrisponde a svellere i picchetti, ad arrotolare la tenda, a partire affrontando un viaggio che dura appena un momento. Subito dopo si giunge al porto bramato. Il credente non si dissolve nel nulla, ma trova una casa, un edificio, anzi una città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio (Ebr.11:10). La dipartita dei credenti non è un viaggio verso l ignoto, caratterizzato da angoscia e disperazione, ma la trasferta più breve sulla distanza più lunga con il mezzo più veloce... assenti dal corpo e in un istante presenti con il Signore:... ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore (2 Cor.5:8). Noi, che questo miracolo apprezziamo, siamo meravigliati dinanzi alla potenza di Dio, che ha ridotto il più grande nemico dell umanità ad un mero mezzo di trasporto, il più veloce che ci sia, con il quale partiamo dal corpo e abitiamo all istante con il Signore; il mezzo del trapasso dalla terra al cielo, dal tempo all eternità, talché anche noi esclamiamo con l apostolo Paolo: La morte è stata sommersa nella vittoria. O morte, dov è la tua vittoria? O morte, dov è il tuo dardo? (1 Cor.5:54,55). UNA VITA MIGLIORE...Ho il desiderio di partire e di essere con Cristo.... Essere, un verbo che non vuol dire soltanto stare, ma esistere, indica e descrive quindi l esistenza, la vita, ma non nel senso di vita biologica, bensì di vita piena, completa. Infatti gli oggetti, per esempio, stanno da qualche parte, poggiati su una superficie che li sostiene, ma non per questo esistono, posseggono vita. Quando qualcuno muore sentiamo spesso ripetere è passato a miglior vita... è un modo di esprimersi! Non sapremmo dire per quanti ciò è reale, ma certamente è vero per i credenti in Cristo Gesù, che passano a vita migliore. Questa vita migliore è: immediata; l apostolo Pao-

5 lo credeva che la parte spirituale del credente si ritrova ad essere immediatamente con Cristo alla separazione dello spirito e dell anima dal corpo:...ho il desiderio di partire e di essere con Cristo.... Come il ladrone sulla croce: E Gesù gli disse: Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso (Luca 23:43); piena; i credenti non desiderano partire dal corpo soltanto per lasciare la vita terrena, che talvolta riserva non pochi dolori e non lievi sofferenze. Non necessariamente chi desidera morire lo vuole per la ragione migliore. Il desiderio può essere dettato soltanto dalla necessità di sottrarsi alle sofferenze della vita fisica, senza alcuna garanzia o ignorando totalmente la necessità di assicurarsi una vita vera, eterna, in comunione con Dio nell aldilà. I credenti desiderano partire non soltanto per far cessare le sofferenze quaggiù, ma per poter sperimentare una vita vera, migliore, definitiva, piena e felice, lassù, nel cielo. Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio; e asciugherà ogni lagrima dagli occhi loro e la morte non sarà più; né ci saran più cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono passate (Apo.21:3,4). UNA COMUNIONE MIGLIORE...E di essere con Cristo... È una espressione significativa. Nelle sue epistole, l apostolo Paolo, per descrivere la vita nuova e la comunione spirituale dei credenti con il loro Signore qui sulla terra, utilizza ripetutamente l espressione in Cristo. Mentre oggi noi siamo in Cristo, cioè viventi in Lui, spiritualmente ricchi in Lui, protetti in Lui, consolati in Lui, vittoriosi in Lui, ed Egli è con noi:... ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell età presente (Matteo 28:20), un giorno noi saremo con Lui. la comunione dei santi. Dall episodio della trasfigurazione sembra di capire che i credenti si riconosceranno in cielo. Non è motivo di dolore e di dispiacere per coloro che vengono accolti nell eterna e beata dimora incontrare quanti li hanno già preceduti e nemmeno per questi ultimi causa disagio e delusione incontrare i santificati, che man mano raggiungono il traguardo della beatitudine senza fine! Non è una sorpresa per i santi incontrarsi in cielo, è una benedizione, un motivo di ulteriore soddisfazione! la bellezza dell ambiente. Come sarà il cielo? Sarà così come è Gesù!... Io vado a prepararvi un luogo (Giov.14:2). Sarà stupendo, meraviglioso come Colui che lo ha preparato, si noterà subito il tocco del Divino Architetto, l abilità del Saggio, Creativo e Perfetto Arredatore! È talmente bello che risulta indescrivibile... le parole umane non bastano, risultano insufficienti, vengono improvvisamente a mancare. Bisogna gloriarmi: non è cosa giovevole, ma pure, verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Io conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu col corpo non so, né so se fu senza il corpo; Iddio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo. E so che quel tale (se fu col corpo o senza il corpo non so; Iddio lo sa) fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all uomo di proferire (2 Cor.12:1-4); la comunione suprema. L apostolo Paolo, in Filippesi 1:23, non parla di essere con gli angeli o con i santi, ma di essere con Cristo :... V accoglierò presso di me, affinché dove son io, siate anche voi (Giov.14:3); l aspetto più bello del cielo non è l ambiente, non è costituito dagli ospiti creati, ma dal Creatore e Proprietario di ogni cosa: Cristo Gesù. Egli è il Creatore e Colui che sostiene ogni cosa con la Parola della Sua potenza; è il Giusto Giudice e il Leone della tribù di Giuda, ma anche il Salvatore potente, il Consolatore ineguagliabile, il Consigliere ammirabile, l Amico fedele, premuroso e affettuoso. Egli è la stella lucente e mattutina, è la rugiada del mattino, è la luce del mondo, è l ineffabile e glorioso Pastore delle pecore, è il potente e maestoso Signore dei signori e Re dei re... ecco perché essere con Cristo è cosa di gran lunga migliore! Eliseo Cardarelli

6 XXXV Incontro Nazionale Giovanile Adi-Ibi Fiuggi, 29 ottobre - 1 novembre 2010 A Dio piacendo, da venerdì 29 ottobre a lunedì 1 novembre a Fiuggi Terme (FR), presso la capiente tensostruttura del PalaFiuggi, si terrà il XXXV Incontro Nazionale Giovanile ADI-IBI. Ospite quale predicatore ai culti serali sarà il fratello Greg Mundis che da anni sta servendo il Signore in seno alle Assemblies of God. Il fratello Mundis dal 1998 è direttore responsabile per l Europa dell opera delle nostre chiese consorelle statunitensi. Preghiamo il Signore affinché questi giorni possano essere particolarmente benedetti per quella gioventù che, ancora oggi, si offre volenterosa quando raduni il tuo esercito. Parata di santità, dal seno dell alba la tua gioventù viene a te come rugiada (Salmo 110:3) Crediamo e accettiamo l intera Bibbia come la ispirata Parola di Dio, unica, infallibile e autorevole regola della nostra fede e della nostra condotta (II Tim.3: 15-17; II Pie.1:21; Ro m.1:16; I Tes s.2:13). Crediamo nell unico vero Dio, E terno, Onnipotente, Creatore e Signo re di tutte le cose e che nella Sua u nità vi sono tre distinte Per sone: Pa dre, Fi glio lo e Spirito San to (Efe.4:6; Matt. 28:19; Luca 3: 21-22, I Gio v.5:7). Crediamo che il Signore Gesù Cristo fu concepito dallo Spirito Santo e assunse la natura umana in seno di Maria vergine. Vero Dio e vero uomo (Gio v.1:1,2, 14; Luca 1:34,35; Matt.1:23). Crediamo nella Sua vita senza peccato, nei Suoi miracoli, nella Sua morte vicaria, come prezzo di riscatto per tutti gli uomini, nella Sua resurrezione, nella Sua ascensione alla destra del Padre, quale unico mediatore, nel Suo personale e imminente ritorno per i redenti e poi sulla terra in potenza e gloria per stabilire il Suo regno (I Pie.2:22; II Cor.5:21; Atti 2:22; I Pie.3:18; Rom. 1:4; 2:24; I Cor.15:4; Atti 1:9-11, Gio v. 14:1-3; I Cor. 15:25; I Tim.2:5). Crediamo all esistenza degli angeli creati tutti puri e che una parte di questi, caduti in una corruzione e perdizione irreparabili, per diretta azione di Satana, angelo ribelle, saranno con lui eternamente puniti (Mat t.25:41; Efe.6:11-12). Crediamo che soltanto il ravvedimento e la fede nel prezioso sangue di Cristo, unico Sommo Sa cer do te, siano indispensabili per la purificazione dal peccato di chiunque Lo ac cetta come personale Sal va tore e Si gnore (Rom.3:22-25; Atti 2:38; I Pie.1:18, 19; Efe.2:8). Crediamo che la rigenerazione (nuova nascita) per opera dello Spi rito San - to è assolutamente essenziale per la salvezza (Giov.3:3; I Pie.1:23; Tito 3:5). ARTICOLI DI FEDE Crediamo alla guarigione divina, secondo le Sacre Scritture mediante la preghiera, l unzione dell olio e l imposizione delle mani (Isa.53:4-5; Matt.8:16-17; I Pie.2:24; Mar. 16:17-18; Giac.5:14-16 Crediamo al battesimo nello Spi rito Santo, come esperienza susseguente a quella della nuova nascita, che si manifesta, secondo le Scrit ture, con il segno del parlare in altre lingue e, praticamente, con una vita di progressiva santificazione, nell ubbidienza a tutta la verità delle Sacre Scritture, nella potenza del l an nun cio di Tutto l E van gelo al mondo (Atti 2:4; 2:42-46, 8:12-17; 10:44-46; 11:14-16; 15: 7-9; 19:2-6; Mar. 16:20; Gio v.16: 13; Matt.28:19-20). Crediamo ai carismi e alle grazie dello Spirito Santo nella vita dei cristiani che, nell esercizio del sacerdozio universale dei credenti, si manifestano per l edificazione, l esortazione e la consolazione della comunità cristiana e, conseguentemente, della società umana (I Cor.12:4-11; Gal.5:22; Ebr.13:15; Rom.12:1). Crediamo ai ministeri del Signore glorificato, quali strumenti autorevoli di guida, d insegnamento, di e dificazione e di servizio nella comunità cristiana, rifuggendo da qualsiasi forma gerarchica (Efe.1:22-23; 4:11-13; 5:23; Col.1:18). Crediamo all attualità e alla validità delle deliberazioni del Con cilio di Geru sa lem me, riportate in Atti 15:28-29; 16:4. Crediamo alla resurrezione dei morti, alla condanna dei reprobi e alla glorificazione dei redenti, i quali hanno perseverato nella fede fino alla fine (Atti 24:15; Matt.25:46; 24:12,13). Celebriamo il battesimo in acqua per immersione, nel nome del Pa dre e del Figliolo e dello Spirito San to, per coloro che fanno professione della propria fede nel Si gnore Gesù Cristo come loro personale Salvatore (Matt.28:18-19; Atti 2:38; 8:12). Celebriamo la cena del Signore o Santa Cena, sotto le due specie del pa ne e del vino, rammemorando così la morte del Signore e annunziandone il ritorno, amministrata a chi un que sia stato battezzato secondo le regole dell Evangelo e vive una vita degna e santa davanti a Dio e alla società (I Cor.11:23-29; Luca 22:19-20).

7 A Fiuggi piogge di benedizione! AL XV CONVEGNO NAZIONALE DELLE SCUOLE DOMENICALI Dal nove all undici settembre, nella cornice della Fonte Anticolana di Fiuggi (FR), si è tenuta la quindicesima edizione del Convegno Nazionale delle Scuole Domenicali. Gli oltre seicentocinquanta convenuti da diverse zone d Italia si sono raccolti nella presenza del Signore per pregare e lodare Dio, che non ha mancato di guidare puntualmente la Sua Parola e di spandere copiose benedizioni. Al fratello Eliseo Fragnito è spettato il compito di porgere il consiglio della Parola di Dio nel culto della prima serata. Nella meditazione del Vangelo di Marco ha incoraggiato al servizio al Signore, seguendo l esempio di quella donna che, offrendo quanto aveva di più prezioso, ha fatto ciò che poteva per Gesù. La mattina successiva l incontro è iniziato con un partecipato tempo di preghiera, che ha predisposto i cuori al culto, nel quale il fratello Gioacchino Caltagirone nella meditazione dell epistola di Giuda ha evidenziato come Dio, anche oggi, può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire irreprensibili con gioia davanti alla sua gloria. Gli studi in questo Convegno dal tema Se uno compie un servizio, lo faccia mediante la forza che Dio fornisce (1 Pietro 4:11) hanno avuto carattere pratico, strettamente connesso alle caratteristiche che ciascun monitore e monitrice dovrebbero manifestare nel servizio della Scuola Domenicale, mediante La Preparazione al Servizio, L Espletamento del Servizio e La Ricompensa del Servizio. I relatori sono stati i fratelli pastori Giuseppe Conserva, Domenico Modugno e Amelio Fatini. Nel culto serale del secondo giorno il fratello Daniele Vitale, illustrando l incontro fra Giacobbe ed Esaù ha invitato, da parte del Signore, a procedere nel servizio al passo dei bambini, curandoli teneramente come Gesù fa anche con noi. Nella predicazione del culto conclusivo il fratello Felice A. Loria, presidente delle Assemblee di Dio in Italia, con l imperativo di Gesù a Pietro: Seguimi... Tu, seguimi ha evidenziato l importanza della chiamata personale, non solo a salvezza, ma anche al servizio, che implica accoglienza, effettiva partecipazione del cuore, impegno nel trasmettere il sano insegnamento della Parola di Dio come esempi viventi, non per protagonismo, ma come semplici servitori per innalzare Colui che ha dato Se stesso per noi. È stato un proficuo tempo di benedizione, durante il quale il nostro Re ha operato nei cuori dei convenuti, anche di quanti non credenti hanno avuto accesso ai culti e sono stati raggiunti dal messaggio di Tutto l Evangelo aprendo il proprio cuore al Signore. Una proprietaria di un hotel presente a un incontro, toccata dal Signore, ha poi messo a disposizione una sala della propria struttura nella quale si è tenuto un culto pubblico. Per ogni porta che si apre all Evangelo diamo tutta la gloria a Dio! Lorenzo Framarin

8 Un Uomo Dabbene Pieno di Spirito Santo e di Fede Messaggio del fratello Felice Antonio Loria al culto di funerale del fratello Germano Giuliani Quando mi è giunta notizia che il fratello Giuliani è stato promosso alla casa del Padre, una folla infinita di ricordi mi ha assalito ho ringraziato il Signore per questo uomo di Dio e poi ho chiesto: Signore, dammi una Parola! Mentre ero così, le parole che hanno risuonato nella mia mente sono state: Egli era un uomo dabbene! Le prendiamo nel capitolo 11 del libro degli Atti, dal verso 19 al verso 26. Quelli che erano stati dispersi per la persecuzione avvenuta a causa di Stefano, andarono sino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunziando la Parola solo ai Giudei, e a nessun altro. Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei, giunti ad Antiochia, si misero a parlare anche ai Greci, portando il lieto messaggio del Signore Gesù. La mano del Signore era con loro; e grande fu il numero di coloro che credettero e si convertirono al Signore. La notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia. Quand egli giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con cuore risoluto, perché egli era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla molto numerosa fu aggiunta al Signore. Poi Barnaba partì verso Tarso, a cercare Saulo; e, dopo averlo trovato, lo condusse ad Antiochia. Essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa, e istrui-rono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani (Atti 11:19-26). Il verso centrale nella versione Luzzi (riferito a Barnaba e, in questo caso, al fratello Giuliani) è: Poiché egli era un uomo dabbene e pieno di Spirito Santo e di fede. Come conseguenza una folla molto numerosa fu aggiunta al Signore. A questo appuntamento, oggi, molti non sono potuti intervenire a causa del periodo feriale; egualmente qui è presente una folla molto numerosa! A prima vista potremmo essere indotti all errore, con un testo del genere; soprattutto per quello che comunemente si verifica dopo la morte di una persona. Tutti, per un senso di pietà popolare, diventano dabbene, cioè buoni dopo la morte. Non è così col fratello Giuliani che il 9 agosto il Signore ha chiamato a casa, a quella del Padre. Il termine usato nel testo originale per dabbene è agathos. E in questo termine, che la Koiné usa, c è di più della bontà. C è valenza, c è nobiltà, c è eccellenza, c è, addirittura, perfezione. Come dice la radice aga, c è molto: era, insomma, un uomo buono, eccellente. Ma, se analizziamo bene il testo, emerge questa verità: l essere dabbene non è collegato a virtù o qualità innate. Lo voglio ribadire: agathos, cioè l uomo dabbene, l uomo valente, l uomo eccellente, riferito a Barnaba, e in questo caso al fratello Giuliani, non è collegato a virtù o qualità innate, ma alla pienezza dello Spirito di Dio e della fede in Cristo Gesù. Infatti, riferendosi a Barnaba, il verso 23 afferma: Quando egli giunse ad Antiochia, vide la grazia di Dio e si rallegrò e li esortò tutti.... Cioè, non appena questo servitore di Dio giunse ad Antiochia realizzò immediatamente queste tre realtà: vide la grazia di Dio, si rallegrò per essa e, costretto dalla grazia, esortò tutti. Ma che significa vide la grazia di Dio? Vide forse un aureola intorno ai volti dei convertiti? No! Vide la grazia di Dio produrre metamorfosi. Vide la grazia di Dio trasformare i cuori in cuori al servizio di Dio. Vide la grazia di Dio modificare i costumi orientali peccaminosi in quelle abitudini che fecero cadere l impero romano. Potremmo ancora continuare. La grazia di Dio costringe a rinunciare, come il fratello Giuliani ha fatto, a una brillante carriera e a mettersi a disposizione di Dio. Possa la Sua grazia,

9 anche oggi, costringere dei cuori a rinunciare a se stessi e a mettersi al servizio di Dio! Badiamo bene, queste tre realtà sono conseguenza della pienezza dello Spirito Santo e della fede! Ma consentitemi di soffermarmi innanzitutto sull espressione con cui comincia il testo poiché egli era un uomo.... Il verso, così concepito ed espresso dal diletto Luca, contiene una miriade di significati, che desidero riportare alla vostra e alla nostra attenzione. Ne cito soltanto alcuni: Era un uomo. Non un dio. Era un uomo. Non un eroe. Era un uomo comune, semplice, debole, fragile. Un individuo come tanti. Questo ci fa comprendere quel che Dio ha fatto nel fratello Giuliani, e quel che Dio può continuare a fare in ognuno di noi. Era un uomo. Era un uomo, però possedeva una peculiarità, una particolarità, una eccezione non umana; perché abbiamo detto che non è il risultato di una qualità innata, ma una eccezione divina: era pieno di Spirito Santo e di fede! Non dice che era un uomo pieno di fede e di Spirito Santo. No, no. Il testo dice che era un uomo pieno... e di Spirito Santo... e di fede ; perché la sua era una fede non comune, come semplice fiducia, ma quella procurata dallo Spirito Santo di Dio. Questa sua pienezza di Spirito di Dio e di fede, riferita a Barnaba e in questo momento riferita al nostro caro fratello Giuliani, non l ha vissuta come un atto mistico e ritenuta in sé. Qualcuno diceva che la fede è qualcosa che bisogna ritenere in sé, è personale: e allora andate per tutto il

10 mondo e predicate l Evangelo a cosa serve? Perché Gesù ha dato questo comando? Ma questo uomo di Dio l ha manifestata in diverse occasioni. La Scrittura dice che Barnaba... avendo un campo, lo vendette, e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli (Atti 4:37). Ha visto la necessità e ha trasferito il suo atto di fede alle sue possessioni, ritenendole nulla davanti al valore della fede in Cristo Gesù. Barnaba ha garantito Paolo, l apostolo delle genti, di fronte agli altri apostoli, perché quando Paolo si convertì trovò difficoltà ad inserirsi nella comunità degli apostoli. Allora si è presentato Barnaba e ha detto: Non vi preoccupate, di lui garantisco io! Tante volte abbiamo sentito questa parola. Ricordo che in uno degli ultimi incontri del Consiglio Generale, avendo il fratello Giuliani garantito per qualcuno e avendo, questo qualcuno, fallito, lui disse: Le spese le rimetto di tasca mia! E ci siamo messi tutti a ridere: Ma no, fratello Giuliani. Ma no, assolutamente. Poi, quando Paolo scomparve per circa tre anni, Barnaba lo cercò a Tarso e lo condusse ad Antiochia. Nell aspro dissenso che ci fu fra loro a proposito di Giovanni detto Marco [un giovane che per calcolo o per convenienza - non sappiamo - non li seguì in una missione] Paolo disse: Non è giusto che ci segua in questa missione. Così fra lui e Barnaba, due personalità così diverse, nacque un dissenso. E Barnaba (il cui nome era Giuseppe, che significa aggiunga, cui fu aggiunto il soprannome Barnaba, che significa figlio di consolazione - cfr. Atti 4:36), diede a questo giovane, Giovanni detto Marco, una seconda possibilità. Barnaba disse a Paolo: Ebbene, tu non lo vuoi prendere con te? Lo prendo io con me. Gli diede una seconda opportunità. Ebbe, spesso il fratello Giuliani ha dato delle seconde possibilità agli altri, soprattutto ai giovani. Sarà lo stesso Paolo che, scrivendo a Timoteo, più tardi dirà: Prendi Marco [quello per cui avevano discusso e c era stato il dissenso]...e conducilo con te; poiché mi è molto utile per il ministero. (2 Timoteo 4:11). Ah, se un uomo dabbene, com era Barnaba, pieno di Spirito Santo e di fede, non gli avesse dato questa seconda possibilità! Ringraziato sia Iddio, per questo uomo, che ha concesso ad altri seconde possibilità di inserimento nell opera di Dio! Risultato: E una folla molto numerosa fu aggiunta al Signore. C è il pensiero dell Opera che rappresentò indegnamente solo per la grazia di Dio (non ho qualità o virtù innate... assolutamente), che testimonia del ministero del fratello Giuliani. Noi siamo oggi in tanti, qui, a testimoniare che il fratello Giuliani ha sempre prediletto e ricercato, a volte rasentando l incomprensione, che lo Spirito Santo riempisse ed operasse Che lo Spirito Santo di Dio riempisse ed operasse, perché diventassimo noi tutti, uomini, pieni di Spirito Santo e di fede, al servizio di Dio. Avvìati, fratello Giuliani, verso la fine. Tu ti riposerai e poi ti rialzerai, per ricevere la tua parte di eredità alla fine dei tempi. Dio ci benedica, per Cristo Gesù, benedetto in eterno. Felice A. Loria

11 Promossi alla Gloria Germano Giuliani è nato a Milano il 31 agosto 1929 in una famiglia numerosa di origini meneghine e veneziane, che ha conosciuto i rigori e le privazioni della seconda guerra mondiale. settore cinematografico e in quello televisivo... Mi fu affidato il ruolo di capo della sezione Musica Sinfonica, Lirica e da Camera. Giuliani e la musica La sua passione per la musica emerge intorno ai diciott anni. Ha iniziato gli studi al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ottenendo il diploma in composizione e pianoforte, per poi l entrata nel mondo professionale alla RAI, dove ha svolto un attività come musicista-compositore per 16 anni. Di sé Germano Giuliani scriverà: Dalla consulenza per la musica leggera, che mi fece soffrire non poco per la mia innata avversione, passai a quella per la musica sinfonica, operistica e cameristica che mi fece sentire nel mio elemento. Operai anche nel La conversione Tutto cominciò nel 1954, quando una zia fece al fratello Germano Giuliani il dono più importante della sua vita: una Bibbia. All incontro con questo libro, seguirono due anni di confronti, alla ricerca della verità. Questo era il ritornello delle domande poste a chi avrebbe dovuto dargli delle risposte: Come mai la Bibbia dice in un modo e noi, nella nostra religione, facciamo in un altro? Risposte che non sono mai arrivate. La Bibbia fu accompagnata da un secondo dono, quello di un amico di fede evangelica che, tra un taglio di capelli e l altro, gli parlò di Gesù come

12 nessuno mai aveva fatto prima. E con queste due cose... la Parola di Dio e la testimonianza di un uomo semplice, il fratello Giuliani iniziò a comprendere il vero significato dell Amore di Dio, a frequentare la Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale (allora ospite della chiesa Metodista in Via Cesare Correnti, in pieno centro di Milano), fino al punto di dare il suo cuore al Signore, due anni dopo, nel Alla conversione, reale, convinta, determinata, seguì presto il battesimo in acqua. Nel 1959 il Signore lo battezzò nello Spirito Santo. Questo evento ha caratterizzato l insieme della sua storia. Così scriverà: Frequentavo l ambiente cattolico e l essere venuto in possesso di una Bibbia, sia pur di edizione cattolica allarmò i miei amici preti. Il loro mal celato turbamento e l ordine perentorio di non leggere quel libro, se non con la necessaria dispensa dell allora cardinale Ildefonso Schuster, mi insospettirono e, naturalmente, incrementarono la mia curiosità. Avevo tentato di farmi chiarire dalle mie guide spirituali certi concetti dottrinali ma, nonostante svolgessi tra i giovani della parrocchia il mio ruolo di presidente parrocchiale dell Azione Cattolica, non venni mai soddisfatto, anzi da allora venni decisamente evitato. A quel tempo il pastore della Chiesa di Milano era il fratello Mario Lucini, che Giuliani definisce come uomo di poche ma mirate parole, di carattere asciutto, riservato ma non arido, amante della giustizia divina e ineccepibile in quella secolare, che guidava la chiesa dalla conoscenza teorica della Bibbia alla sua pratica applicazione. Io fui battezzato, quasi clandestinamente, nella vasca da bagno di casa sua nel La chiamata al ministero Quando il pastore Lucini andò col Signore, la Chiesa di Milano fu curata per un anno da un suo stretto collaboratore, il fratello Luigi Varricchione (padre di chi scrive). Luigi, consapevole di avere un altro ruolo (che eserciterà assistendo il fratello Germano fino alla fine nel 1987), sarà tra coloro del Consiglio di Chiesa che il Signore spingerà a proporre al fratello Giuliani di prendersi cura della comunità. Era il 1960 ed erano passati soli quattro anni dalla conversione. Iniziarono così i suoi quasi cinquant anni di ininterrotto servizio al Signore. Quando nel 1974, all apice della sua carriera, lascerà la RAI per dedicarsi a tempo pieno all Opera di Dio, dirà: La mia rinuncia a portare avanti la mia professione di compositore mi fu rimproverata da importanti maestri e direttori d orchestra. Rinunciavo e ancora non sapevo che sarei diventato un semplice strumento di quell insuperabile compositore e direttore dell armonia universale che è Dio. Per circa 50 anni Egli mi ha affidato la concertazione di una piccola parte di quell immensa orchestra che è la Sua Chiesa. Se pensiamo che le prime tracce della storia della Chiesa di Milano risalgono al 10 agosto 1910, esattamente 100 anni fa..., realizziamo che il fratello Germano è stato al servizio del Maestro per metà dell esistenza della comunità. Cinquant anni sono una vita intera. Molti di noi abbiamo conosciuto il significato del suo ministero, a beneficio della Chiesa di Milano, delle Chiese della Lombardia, dell Opera di Dio, in Italia e non solo. La sua vita cristiana

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