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1 Paul GAUGUIN

2 ISBN : Confidential Concepts, worldwide, USA Sirrocco, Londra (Versione italiana) Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma, in tutte le parti del mondo, senza l'autorizzazione del proprietario dei diritti. Almeno che non sia precisato i diritti delle opere riprodotte è dei rispettivi fotografi. Nonostante siano state fatte estese ricerche, non è sempre stato possibile stabilire la proprietà dei diritti. Nel qual caso ne apprezzeremmo la notifica.

3 Sommario 5 La vita 53 Note 55 I capolavori 151 Biografia 153 Bibliografia 158 Indice delle opere 3.

4 4.

5 La vita Gauguin morì l 8 maggio del 1903, estenuato dall inutile lotta contro i funzionari coloniali; vinto, disperato, minacciato da una forte ammenda e dalla prigione per aver incitato gli indigeni alla rivolta e aver insultato le autorità locali, torturato da settimane di sofferenza, completamente abbandonato a se stesso. Terminava così la vita del pittore che aveva consacrato le sue opere a celebrare l armonia originaria della generosa natura tropicale dell Oceania e delle genti che lo avevano accolto. C è amara ironia nel nome che Gauguin diede alla sua casa di Atuona Maison du Jouir (Casa del Piacere) e nelle parole intagliate nei bassorilievi in legno Soyez amoureuses et vous serez heureuses (Siate innamorate e sarete felici) e Soyez mystérieuses (Siate misteriose). Non appena appresa la morte dell antico nemico, il vescovo e i gendarmi, rappresentanti del potere locale, presi dall emozione e nell intento di salvare l anima peccatrice dell artista, si sbrigarono a trovargli un posto nel cimitero cattolico. Gauguin fu accompagnato al suo ultimo giaciglio da pochi autoctoni; alla sua sepoltura non fu pronunciata alcuna orazione funebre e sulla sua tomba non fu inciso nemmeno il suo nome. Nelle relazioni che mandava regolarmente a Parigi, il vescovo scrisse: «Qui, l unico evento degno di nota è stata la morte improvvisa di un individuo spregevole di nome Gauguin, un artista di fama ma un nemico del Signore e di tutto ciò che è decente» 1. Fu solo vent anni dopo che il nome dell artista comparve sulla sua lapide, a seguito di una circostanza curiosa: la tomba di Gauguin venne trovata da un pittore membro della Society of American Fakirs. Inoltre, dovettero passare ben cinquant anni dalla sua morte perché, grazie all iniziativa di Pierre Bompard, un pittore di marine che aveva progettato e partecipato alla creazione di un monumento in suo onore, la Francia rendesse omaggio al suo celebre cittadino. Malgrado ciò, nessuno si ricordò che l artista aveva espresso il desiderio che sulla sua tomba fosse posta la sua scultura Oviri. Al di là di come siano andate le cose, il monumento funebre in onore di Gauguin, costruito e finanziato dalla società Singer (che fabbricava macchine da cucire), costituisce l unica testimonianza concreta del suo soggiorno nell isola di Hiva-Oa, dove visse gli ultimi anni della sua vita e realizzò le sue ultime opere. Nel maggio del 1903 fu redatto l inventario dei beni dell artista. La casa di Atuana, con tutto il suo contenuto, fu venduto a Papeete, capitale di Tahiti. I rimanenti beni furono venduti a lotti e al dettaglio, mentre un gran numero di disegni, incisioni e oggetti in legno decorati e scolpiti furono giudicati inutili e quindi gettati. 1. Vahine no te tiare (Donna col fiore), Olio su tela, 70 x 46 cm. Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen. 2. Autoritratto all amico Carrière, Olio su tela, 40,5 x 32,5 cm. National Gallery of Art, Washington. 5.

6 Se parte dell eredità artistica di Gauguin sfuggì alla distruzione, fu solo grazie alla presenza di alcuni amatori d arte, viaggiatori e colonizzatori, e all avidità malevola dei suoi ultimi nemici che, nonostante il loro disprezzo verso l artista, continuarono ad arricchirsi con le sue opere. È il caso del gendarme di Atuona, che aveva personalmente diretto la vendita e distrutto con le proprie mani alcuni dei lavori del pittore perché riteneva che offendessero la sua morale. Più tardi, non riuscì a trattenersi dal trafugare alcuni quadri e, al suo ritorno in Europa, aprì una sorta di museo Gauguin. Come conseguenza di tutto ciò, neanche un suo lavoro è conservato a Tahiti. Nel 1965, quando fu inaugurato il lussuoso museo Gauguin a Papeari, località dove l artista non visse mai, ci si dovette accontentare di esporre delle fotografie al posto dei dipinti originali. La cerimonia d apertura poté invece contare numerosi discorsi, non tanto in onore dell artista quanto della gloriosa Francia, portatrice di quella civilizzazione da cui Gauguin era sempre fuggito. Durante la cerimonia, si svolsero danze e canti tahitiani nel gusto della cosiddetta epoca Gauguin. Lo spettacolo fu certamente molto apprezzato dai funzionari, dai militari del luogo e da un centinaio di invitati d onore. Fu proprio questo tipo di spettacolo mondano che spinse Gauguin a ribellarsi contro quei funzionari francesi che dovevano incoraggiare lo sviluppo delle arti: «La vostra missione è di scoprire un artista e di agevolare il suo compito oppure [ ] di legalizzare i suoi successi postumi attraverso iniziative che fanno scalpore, ricoprendovi dell aura di grandi parole trasformate in motti pubblicitari?» domandò loro il pittore 2. La notizia della morte di Gauguin, che raggiunse la Francia con quattro mesi di ritardo, risvegliò un interesse senza precedenti sulla sua vita e sulle sue opere. Le parole profetiche di Daniel de Monfreid a proposito della fama postuma così come quelle dell artista si rivelarono vere: «Se lei ritornasse, rischierebbe di mettere a repentaglio quel processo di incubazione dell apprezzamento che il pubblico sta dimostrando per lei. Allo stato attuale, lei è un artista leggendario, mai visto fino ad ora, che dai remoti mari del Sud manda lavori sconcertanti e inimitabili, i lavori definitivi di un grande uomo che è come sparito dalla faccia della terra. I suoi nemici e come tutti quelli che sconvolgono la mediocrità, lei ne ha molti sono silenziosi, non osano attaccarla, non ci pensano nemmeno: lei è così lontano! Non dovrebbe privarli dell osso che stringono fra i denti. Insomma, lei è già intoccabile, come tutti i grandi morti che fanno parte della storia dell arte» 3. Monfreid aveva ragione: l allontanamento di Gauguin dal mondo, il segreto che aveva avvolto la sua vita e la sua scomparsa nelle isole lontane, intrigarono e, in un certo modo, riconciliarono il pubblico e la critica a quelle opere che tanto sconcertavano. Nel 1903, Ambroise Vollard espose nella sua galleria di Parigi circa un centinaio di opere di Gauguin, fra quadri e disegni. Alcuni gli erano stati inviati dall artista dall Oceania, altri erano stati comprati da vari venditori d arte e collezionisti. Nel 1906 si tenne a Parigi una retrospettiva su Gauguin al Salon d Automne che aveva aperto da poco: furono esposte 227 opere (senza contare quelle citate nel catalogo ma non inventariate) fra quadri, opere grafiche, ceramiche e incisioni su legno. In quell occasione, il critico belga Octave Maus scrisse: «Ed ecco finalmente Paul Gauguin, Paul Gauguin in tutti gli aspetti del suo talento sapiente e maschio; Paul Gauguin grande colorista, grande disegnatore, grande decoratore, pittore versatile e sempre sicuro di sé, presentato in una mostra che, come ha scritto Charles Morice nella prefazione [ ] al catalogo, è destinata a dissipare le incertezze che il pubblico prova nei confronti di questo artista» 4. Nel 1906 e 1907, le opere di Gauguin furono nuovamente esposte a Berlino e a Vienna. Nel 1908, la direzione della rivista Zolotoe Rouno (Il Vello d Oro) organizzò, a Mosca, una mostra che raccoglieva dipinti di artisti francesi e russi, tra cui figuravano anche opere di Gauguin. Va precisato che in Russia, prima della sua morte avvenuta nel 1903, i suoi lavori erano noti esclusivamente agli amatori d arte, agli artisti e ai collezionisti che avevano avuto modo di vedere le sue opere in gallerie e collezioni private parigine. Per esempio, il giovane pittore e critico d arte russa Igor Grabar, difensore delle nuove tendenze dell arte moderna e futuro storico di fama, entrò solo per caso nella galleria Vollard nel I dipinti di Gauguin, Van Gogh e Cézanne che poté ammirare costituirono per lui una vera e propria rivelazione: cercò allora di trasmettere il suo entusiasmo ai suoi amici e al gruppo di compatrioti russi che studiavano, in quel periodo, da Cormon a Parigi. In seguito, durante il suo successivo soggiorno parigino nei primi anni del Novecento, Grabar andò a visitare la magnifica collezione di dipinti di Gauguin posseduta da Gustave Payet. Fu ancora Grabar a influenzare il giudizio di Alexandre Benois uno dei suoi amici editori conoscitore dell arte russa ed europea, oltre che artista nei confronti di Gauguin: «In fin dei conti apprezzo Gauguin» scrisse l editore al critico «per quanto non faccia parte dei miei preferiti, gli porto rispetto e mi piace» 5. In realtà, pur riconoscendo i meriti dell artista, Benois non si allontanò mai dal giudizio ufficiale dei funzionari francesi del mondo dell arte. In una lettera scritta a un amico, infatti, dichiarò: «Gauguin è un artista straordinario, ma è troppo stravagante e sarebbe pericoloso esporlo al Louvre» 6. Nondimeno nel 1904, la redazione della rivista Mir Iskousstva (Il Mondo dell Arte) diretta da Benois ritenne necessario pubblicare le riproduzioni di sette tele dell artista (tre delle quali appartenenti a Sergueï Chtchoukine) con un articolo elogiativo di Grabar. A Mosca e a San Pietroburgo, pubblicare opere di artisti francesi e di Gauguin in particolare era divenuto uno degli obiettivi principali di alcune riviste: Iskousstvo (Arte) dedicò nel 1905 due numeri ad articoli su Gauguin scritti dal celebre storico dell arte tedesco Julius Meier-Graefe; Vessy (La Bilancia) presentò alcuni estratti delle lettere di Gauguin; Il Vello d Oro e 6.

7 3. Autoritratto con la tavolozza, 1894 circa. Olio su tela, 92 x 73 cm. Collezione privata. Apollon pubblicarono alcune traduzioni degli scritti di Charles Morice e di Maurice Denis e alcuni passaggi di Noa Noa, il primo libro di Gauguin. Se è vero che gli articoli di giornale e la riproduzione delle sue opere hanno contribuito alla fama dell artista in Russia, il merito principale va alla circolazione dei suoi lavori. Furono le collezioni create a Mosca, all inizio del secolo, da Sergueï Chtchoukine e Ivan Morosov a far scoprire Gauguin al pubblico. Oggi nessuno dubiterebbe più dell importanza di queste due raccolte per lo sviluppo dell arte russa, eppure in origine l infatuazione dei due amatori per l arte moderna francese fu accolta da molti con grande scetticismo: «I boiardi di ieri hanno messo gli antichi maestri in soffitta; innamorati pazzi delle belle arti hanno appeso le nuove icone di Monet, Cézanne e Gauguin nelle sale deserte dei loro palazzi, e si sono sbarazzati in tutta fretta di ciò che poteva intralciare i loro nuovi interessi» 7, scrisse il pittore Kouzma Petrov-Vodkine, che aveva perfettamente compreso e apprezzato la nuova arte francese. Nelle sale aperte agli amatori, dove si esponevano tele di artisti francesi contemporanei, echeggiavano discussioni accese alle quali Sergueï Chtchoukine, il padrone di casa, partecipava con ardore. Petrov-Vodkine racconta di come Sergueï Ivanovitch mostrava fiero la sua galleria: «Pieno di vita, eccitato e balbettante spiegava la sua collezione. Affermava che l idea del bello era sorpassata, che il suo secolo era chiuso, che un nuovo genere aveva preso il sopravvento l espressione del fare pittorico e che quest epoca volgeva al termine con Gauguin» 8. Stando alla testimonianza di Boris Ternovetz (uno scultore che conosceva personalmente i due collezionisti e che divenne in seguito direttore del Museo d Arte Occidentale Moderna di Mosca), Sergueï Chtchoukine possedeva due tele di Gauguin appese «in stanze male illuminate al pianterreno» 9 già prima del Sebbene non si possa sapere per certo di quali tele si trattasse, l ipotesi più credibile ruota attorno a tre dipinti (di cui, per altro, non si possiede alcuna documentazione circa la loro acquisizione): Autoritratto, Natura morta con frutta entrambi del 7.

8 1888 e Il suo nome è Vaïraumati del Le altre tele furono comprate da Chtchoukine dopo l inizio del nuovo secolo. Anche se non fanno parte dei primi lavori di Gauguin, l acquisizione di queste opere testimonia del giudizio sagace e del gusto del collezionista. A dispetto dell enorme quantità di opere che si potevano trovare da Vollard e dagli altri mercanti d arte parigini, Chtchoukine riusciva sempre a scovare quelle più innovatrici e dal carattere forte. Si pensi ad esempio alla Natura morta: benché ancora legata all Impressionismo nell esecuzione, rivela, nella composizione e nei tratti del viso femminile che rimandano a quelli di una maschera, un fondo simbolista che preannuncia la nascita di un nuovo stile sintetico. Ancora più audace può essere considerato l acquisto de Il suo nome è Vaïraumati. Gauguin stesso, che si era appena immerso nella mitologia polinesiana e che aveva realizzato quell opera sulla sola base dell immaginazione, ne rimase fortemente colpito. In una lettera a Paul Sérusier, commentando uno schizzo per quella tela, Gauguin scrisse: «Che ho fatto! Non oso neanche parlarne tanto i miei lavori mi spaventano per la loro bruttezza; non saranno mai accettati dal pubblico. Sono brutti da tutti i punti di vista, non so cosa si dirà a Parigi quando saranno visti [ ]. Quello che faccio in questo periodo è veramente orrendo, senza senso: Dio mio, perché avermi fatto così?» 10. Sembra possibile che Chtchoukine sia stato spinto a comprare quei lavori proprio in nome della loro sconvolgente novità ma che, ancora incerto delle proprie scelte, decise di nasconderli in ambienti secondari. Fra il 1903 e il 1904, nel palazzo di Chtchoukine entrarono altri quattro dipinti: Maternità, Il mese di Maria (o Donna con mazzo di f iori), Uomo che raccoglie frutta in un paesag gio giallo, e Raccolta di frutta. Dopo il Salon d Automne del 1906, il collezionista acquistò invece Bé Bé, Idolo, Il guado e Tahitiani in una stanza e, nel 1908, Aho oe feii? (Come, sei gelosa?). Nel 1910, si aggiunsero Scena di vita Tahitiana e uno dei più compiuti dipinti di Gauguin, Donna del re. Quest ultimo era stato comprato non senza grandi esitazioni dopo la morte di Gauguin da Gustave Fayet, artista e collezionista. Quando vendette la tela, Fayet spiegò la sua indecisione dicendo che possedeva già abbastanza composizioni con «figure di negri», ma in realtà non apprezzava il dipinto di Gauguin. Inoltre, la somma proposta da Chtchoukine (trenta volte superiore al prezzo originario) costituì un elemento decisivo perché la tela partisse per Mosca. Fu così che nel 1910 Chtchoukine poteva vantare sedici dipinti di Gauguin tutti esposti nella stessa sala. Ivan Morosov si appassionò di arte francese sotto l influenza di Chtchoukine e del fratello maggiore, Mikhaïl, la cui raccolta contava già agli inizi del Novecento due tele di Gauguin: Piroga e Paesag gio con due capre. A causa di un iscrizione rovinata e quasi illeggibile, questo paesaggio è rimasto per molto tempo non identificato, mentre si considerava disperso il Paesag gio con due capre. Solo recentemente è stato possibile decifrarne l iscrizione. A seguito della sua nuova passione, nel 1907, Ivan Morosov comprò tre opere di Gauguin: Conversazione, Paesag gio con pavoni e Dolci fantasticherie, dipinto catalogato nel suo inventario come Vita rurale a Tahiti e a cui, più tardi e per molti anni, si attribuì il titolo di Acqua squisita. La natura morta Fiori di Francia fu probabilmente acquisita nella stessa epoca. Nel 1908, entrarono nella collezione altre cinque tele: Caf fè ad Arles, Il grande albero, Pastorali tahitiane, Donna con frutta e Grande Buddha. Nel 1910, Morosov acquistò due ultime tele: Tre donne tahitiane su fondo giallo e Natura morta con uccelli esotici. Le opere di Gauguin entrate nelle due collezioni moscovite non lasciarono indifferenti i visitatori, provocando di volta in volta grande ammirazione o indignazione. A partire dal 1906, le riviste di critica d arte di Mosca e San Pietroburgo iniziarono a dedicare un numero sempre maggiore di articoli scritti da autori russi a maestri francesi e a Gauguin in particolare. Per quanto certe posizioni appaiano ormai superate, bisogna riconoscere che alcune di quelle considerazioni conservano immutato il loro valore. Nessuno più di Chtchoukine pensava che con l arte di Gauguin si concludeva il secolo appena trascorso. Nelle impressioni scritte da Petrov-Vodkine a proposito delle mostre parigine del 1907, troviamo queste parole «Abbiamo intonato con brio i canti di Gauguin e Cézanne, ma terminano svigorendosi» 11. Pavel Mouratov chiese: «Gauguin e Cézanne sono i precursori di un nuovo movimento? Entrambi hanno abbandonato l Impressionismo fino a rinnegarlo; entrambi sono stati individualisti fino a divenire inaccessibili. Dopo il loro passaggio, una porta si è chiusa le loro spalle» 12. A differenza di certi critici contemporanei che esaminano l opera di Gauguin in chiave essenzialmente simbolica cercando d indovinare il senso di ogni dettaglio delle sue composizioni (fino a riscoprire nozioni medievaleggianti), la maggior parte degli autori russi si soffermavano sull origine sana e feconda delle ricerche dell artista. La critica russa vide in Gauguin il creatore di un arte nuova d avanguardia, il cui simbolismo spiega la vera essenza delle cose. A questo riguardo, Maximilien Volochine, poeta, critico d arte e pittore, assunse una posizione del tutto particolare. All inizio del secolo fu accusato dai suoi contemporanei di avere uno spirito decadente, di essere estremamente individualista e di volgere al misticismo e all occultismo. Tuttavia, è stato proprio lui ad aver scoperto nell arte di Gauguin quella passione per la bellezza tangibile e sensuale del mondo. Volochine conosceva l artista e la sua opera in modo molto più approfondito rispetto alla maggior parte dei suoi contemporanei. A partire dal 1899, Volochine iniziò a fare numerosi viaggi in Europa occidentale e, nella primavera del 1901, si trasferì per alcuni anni a Parigi, dove visitò l atelier dell artista russa Elisabeth Krouglikova che raggruppava giovani connazionali venuti a studiare in Francia; qui frequentò anche gli atelier di Whistler e di Steinlen, oltre all Accademia Colarossi. Durante questo soggiorno 8.

9 Volochine inviò una serie di «lettere da Parigi» alla rivista Vessy. Da non dimenticare che era intimo amico di Wladislaw Slewinski, la cui opera era fortemente influenzata dai principi elaborati da Gauguin a Pont-Aven. Viaggiando verso la Crimea, nel 1902, Slewinski si fermò da Volochine a Koktebel, dove dipinse il suo ritratto e gli raccontò le sue impressioni e i suoi ricordi su Gauguin. Erano state le collezioni moscovite e parigine ad aver rivelato Gauguin a Volochine. Il critico aveva visto in lui un artista capace di trarre dai suoi viaggi non «droghe inebrianti e spezie tropicali, ma la forza nutritiva della terra, principi umani ed estetici». Dichiarò quindi solennemente: «Gauguin è un conquistatore dell impero. Se non è lo zar della pittura moderna ne è almeno il figlio. Ha amato tutto ciò che è semplice, vero, concreto e umano. Ha prediletto la materia e le sue forme, non il mondo delle idee. Dopo tutto egli non cercava una nuova pittura, ma solo nuove immagini di vita. E quando finalmente le trovò, le amò e le comprese, creò allora una nuova pittura [ ]. Fa parte di coloro che, innamorati delle cose, sono pronti a sacrificare tutta la loro vita per cogliere le forme passeggere di questo mondo» 13. Per quanto, al contrario di quanto detto da Volochine, Gauguin si sia sforzato di creare un arte nuova, il critico aveva nell insieme ragione. Come non evocare, allora, la vera natura dell artista, i colori delle sue opere letterarie e delle sue lettere? Infatti, anche quando si lamentava della mancanza di soldi, delle malattie e dell incomprensione incontrata, il piacere di vivere ritorna come un ritornello: «Non faccio parte di quelli che maledicono la vita. Se si ha sofferto, allora si ha anche provato piacere e, per quanto sia breve, è sempre il piacere che si ricorda» 14. Gauguin scrisse queste parole tre mesi prima della sua morte, quando, impossibilitato a muoversi liberamente e dipingere, mezzo sordo, si apprestò a fare il bilancio della sua vita personale e artistica. 4. Noa Noa, pagina 57, collage che comporta: un dialogo fra Hina e Fatou, un indigena e una versione tahitiana del Paradiso terrestre (a sinistra), 1897 circa. Xilografia, fotografia e acquerello. Musée du Louvre (Dipartimento di Arti Grafiche), Parigi. 5. Noa Noa, tahitiana seduta, illustrazione incollata su pagina 172, , acquerello, penna e inchiostro, 19,5 x 17 cm. Musée du Louvre (Dipartimento di Arti Grafiche), Parigi. 9.

10 I critici russi del primo Novecento diedero grande rilievo alla questione della rappresentazione del nudo e, indirettamente, all arte di Gauguin. È probabile che una delle ragioni all origine di tale dibattito risieda nell apparizione del dipinto Donna del re nella galleria di Chtchoukine nel 1910, quando Sergueï Makovski e Yakov Tugendhold pubblicarono due articoli sul tema del corpo sulla rivista «Apollon». In questi due scritti, lo stile romantico corrispondente allo spirito dell epoca si unisce alla volontà di porre Gauguin nell ambito della storia della pittura francese. Makovski, pittore e critico d arte che dal 1910 dirigeva «Apollon» fu sorpreso dal modo in cui nei dipinti tahitiani si celebrava il culto del nudo: corpi femminili nudi nei quali si sente scorrere il sangue ardente della terra. Ma fu ancora più colpito dalla capacità con cui l artista riusciva a dare una visione d insieme, a giungere a una sintesi che creava nuove forme plastiche e monumentali. Makovski osservava: «Gauguin è il primo che sembra aver rifiutato la tradizione, l eredità francese del buon gusto per imparare dagli indigeni tahitiani la semplicità magica della rappresentazione dell uomo e della natura [ ]. Nei suoi paesaggi esotici, quegli spettacoli pittoreschi dalle linee scarne, la ricerca pittorica del vero è sempre pertinente» 15. Va attribuito a Yakov Tugendhold il merito dell affermarsi in Russia di studi dedicati alla nuova pittura francese, all Impressionismo e al Post-Impressionismo in particolare, attraverso l opera di Cézanne, Van Gogh e Gauguin. Storico dell arte, critico e artista, egli aveva beneficiato di un esperienza professionale alla scuola di Anton Azbe a Monaco. Dal 1905, si era trasferito a Parigi per diversi anni. Da qui, Tugendhold recensiva i Salons parigini e le mostre a cui partecipavano artisti francesi e russi, scrivendo articoli sui principali maestri e problemi posti dall arte moderna, per riviste russe. Fu lui a dare avvio e a curare la prima pubblicazione in russo delle lettere di Van Gogh, che costituirono in seguito l oggetto di alcuni suoi saggi letterari. È suo il merito di aver pubblicato, nel 1904, la versione russa di Noa Noa, corredata di articoli approfonditi sulla vita e l opera di Gauguin. Tugendhold si sentiva molto vicino alla concezione dell arte espressa nell opera di Gauguin, tanto da considerarlo uno dei suoi artisti preferiti. Credeva profondamente nella missione sociale dell arte contro quell individualismo che era il frutto di una società in cui imperava la morale borghese. Gauguin si salvò grazie alla sua fuga dall Europa, che lo allontanò dalla civilizzazione occidentale ormai invecchiata, per rivolgersi verso forme collettive d arte, verso l ispirazione mitica di popoli primitivi e la grande semplicità della Grecia antica e dell Egitto. Per Tugendhold, Gauguin non era unicamente un poeta, un idealista del primitivismo: era anche un artista capace di assimilare tutte le forme della cultura artistica. Per il decimo anniversario della morte di Gauguin, nella speranza di riparare l ingiustizia vissuta dall artista durante tutta la sua vita, Tugendhold scrisse: «Si può essere pro o contro il neoarcaismo nell arte, ma sarebbe bene non dimenticare che Gauguin è stato al contempo uno dei suoi primi profeti e una delle sue vittime. E se ai giorni nostri si parla poco di lui a Parigi, non è tanto perché è invecchiato, ma piuttosto perché è ormai un classico di quel movimento la cui origine è stata dimenticata dagli epigoni e volgarizzatori odierni» 16. Da allora, sono trascorsi più di novant anni: è molto tempo che l opera di Gauguin è universalmente apprezzata e che è ormai sepolta l epoca in cui era vietato esporre le sue opere nei musei. Al giorno d oggi, le sue tele sono la gloria di mercanti, collezionisti e amatori d arte. Il prezzo attuale di uno solo dei suoi dipinti supererebbe largamente quanto l artista avrebbe potuto guadagnare durante tutta la vita per l insieme dei suoi lavori. Con lo scorrere del tempo, si sono accumulati un gran numero di documenti inediti dell artista; si sono studiati e pubblicati i suoi epistolari e i suoi scritti critici e letterari. I musei di molti paesi dispongo oggi di collezioni considerevoli di suoi dipinti, disegni, ceramiche e sculture in legno. Il numero degli studi scientifici e a carattere generale consacrati a precisi episodi della vita artistica o privata di Gauguin si moltiplicano, senza contare le biografie, i romanzi, i film e le emissioni televisive a lui dedicati. Ma, come per il passato, le polemiche fra ammiratori e diffamatori restano 6. Ritratto di Jeanne Goupil, Olio su tela, 75 x 65 cm. Ordrurpgaarsanlingen, Copenaghen. 10.

11 vivaci. Quando si tratta del riconoscimento o meno della concezione artistica di Gauguin e del suo ruolo nell arte, i punti di vista di esperti di diverse generazioni non possono che essere legittimi. Tuttavia, questi giudizi disparati non si limitano esclusivamente alle questioni estetiche. Si tratta di prese di posizione verso la personalità e l opera di Gauguin, come verso le sue lettere e i suoi scritti che dovrebbero risolvere numerosi enigmi. Queste idee preconcette sono spesso il frutto di una morale filistea. Taluni rimproverano all artista lo stile familiare e goffo dei suoi scritti, la trasgressione delle forme letterarie e la povertà del vocabolario da ex-marinaio. Altri, invece, vedono nella semplicità rustica del linguaggio la prova del suo talento letterario utilizzato per fini poco onesti. Per esempio, nel 1960, il celebre critico francese Jean Bouret, nel suo articolo Pour un Gauguin enf in démystif ié 17, scrisse: «Gauguin è stato un eccellente scrittore che ha saputo persuadere il suo pubblico, creare da vivo l immagine che avremmo avuto di lui da morto, con una tale efficacia e abilità, e spesso anche scaltrezza, che lo storico si è lasciato intrappolare dai grandi sentimenti nascosti sotto una miseria sapientemente ostentata, e che ricorda in parte quelle piaghe che i mendicanti della Corte dei Miracoli fabbricavano durante la notte per intenerire il cuore dei donatori durante il giorno». Nessuno, neanche fra i contemporanei di Gauguin, si era mai permesso un opinione così dura e irriverente, sbeffeggiando l artista come fece Bouret, critico della più importante rivista d arte parigina. Si potrebbe anche pensare di lasciare da parte questo tipo di dichiarazioni se non comparissero su riviste scientifiche, come succede per la raccolta di articoli di uno dei più grandi esperti di 7. Van Gogh mentre dipinge i girasoli, Olio su tela, 73 x 92 cm. Rijksmuseum Vincent Van Gogh, Amsterdam. 11.

12 Gauguin, pubblicata nella collezione Génies et Réalités (1960). Il titolo stesso della collezione lascerebbe intuire che il pittore sia annoverato tra i più grandi e indiscussi maestri dell epoca contemporanea, visto che tutti gli autori che vi scrivono lo considerano come uno dei fondatori o uno dei precursori dell arte moderna. Eppure, sono molti i saggi in cui si mette in dubbio l indipendenza della concezione artistica di Gauguin e il suo metodo creativo. È così che l esperto americano Richard Field, noto per aver saputo fornire un gran numero di preziose indicazioni circa le modalità del processo creativo dell artista, intitola uno dei suoi articoli in modo quanto meno insolito: Gauguin, plagiaire ou créateur? L autore non fa il bilancio delle sue considerazioni e lascia al lettore il compito di trarre le conclusioni dagli esempi che porta. È vero che Claude Roger Marx non nega i meriti di Gauguin nell arte del XX secolo e annovera fra i suoi eredi artisti come Matisse, Picasso, Maillol, Modigliani e Bourdelle. Tuttavia, nel suo articolo Ce que lui doit la peinture contemporaine, considera Gauguin come un imitatore che solo «a tratti» ha dimostrato del genio, ciò che gli ha permesso di elevarsi al livello degli artisti più originali. Roger Marx sostiene che nella sua arte ci siano in parti uguali sincerità e astuzia: «Mentendo a se stesso e agli altri, Gauguin ha goduto di doni eccezionali che ha saputo indirizzare e sfruttare con rara intelligenza, dimostrando una volontà così tenace (favorita da un enorme capacità manuale) che ancora oggi è difficile dire se nella sua arte prevalga il naturale o l artificio» 18. Riesaminando questi ragionamenti, occorre ammettere che Gauguin è presentato al lettore, nonché allo spettatore, come un accusato la cui innocenza, benché provata da tempo, suscita ancora dei dubbi. In questo studio non prenderemo in considerazione tutti gli scritti consacrati all artista, ma richiameremo all attenzione il carattere contraddittorio di alcuni apprezzamenti sulla sua personalità artistica e umana. Si tratta di valutazioni sovente basate su soluzioni semplicistiche, oppure su facili e superflui moralismi che hanno comunque influito in modo determinante sulla letteratura scientifica. Per quanto oggettiva, questa letteratura presenta punti di vista tanto diversi, quanto legittimi. Taluni considerano Gauguin come un artista che ha voluto distruggere il realismo della tradizione e che si è aperto una strada capace di portarlo verso un arte libera, tangente a diverse correnti: dal Fauvisme all Espressionismo, dal Surrealismo all astrazione pura. Altri lo considerano come un epigono della tradizione artistica europea. Sono numerosi i contemporanei che hanno giudicato con sospetto e sfiducia la sua partenza dall Europa, convinti che un vero maestro debba essere in grado di trovare ispirazione nel suo paese natale e non lontano, in viaggi e culture diverse. Furono di questo parere anche artisti come Pissarro, Cézanne e Renoir, che giudicarono il rivolgersi di Gauguin verso lo stile della cultura oceanica come una sorta di saccheggio. Molti esperti, invece, sono convinti che la concezione artistica da lui elaborata in Francia, e più precisamente a Pont-Aven, rappresenti una successione infinita di errori eccentrici e che solo la sua partenza dall Europa e la sua rinuncia al credo di Pont-Aven gli permisero di ritrovare la strada della norma classica. Infine, altri storici dimostrano che è stata proprio l estetica di Pont-Aven a fornire solide basi per quella concezione artistica che ha trovato il suo sviluppo e la sua affermazione a Tahiti. Non è assolutamente un caso che ci siano opinioni tanto controverse sull arte di Gauguin. La sua vita e le sue opere presentano molte contraddizioni, anche se sono spesso più apparenti che reali. Gauguin fa parte di quei grandi maestri il cui destino personale è un tutt uno con l attività creativa, proprio come quest ultima è la concretizzazione dei suoi ideali d artista. Di fatto, questa organicità tra vita e opere costituì per lui una drammatica lotta senza fine: per il diritto a diventare un artista, per sopravvivere all opinione pubblica, alla sua famiglia e agli amici che stentavano a capirlo e, infine, una lotta per conservare la propria identità contro se stesso. Se Gauguin non avesse posseduto una chiara lucidità nel concepire le sue opere e una 8. Effetti di neve, Olio su tela 60 x 50 cm. Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen. 12.

13 grande volontà, unite alla capacità di superare gli ostacoli presentati dalla vita (come la rinuncia a una serenità familiare e personale), difficilmente sarebbe stato capace di «reinventare la pittura» (Maurice Malingue) e di divenire «l iniziatore dell arte moderna» (René Huyghe) 19. Gauguin iniziò a dipingere tardi. Nulla della sua infanzia o adolescenza lasciò presagire il suo futuro di artista. Nacque a Parigi il 7 giugno del 1848 durante i moti rivoluzionari, quando ci si scontrava dietro le barricate per le strade della città. Gli eventi di quelle giornate segneranno il corso della sua vita. Suo padre, Clovis Gauguin, cronista di politica presso Le National, giornale che ebbe un ruolo attivo durante i moti del 48, era infatti amico intimo del direttore Armand Marrast e probabilmente partecipò attivamente a queste giornate. È certo che, dopo la disfatta di Armand Marrast (che entrò nel governo del Generale Cavaignac) alle elezioni dell Assemblea Nazionale nell autunno del 1849, la famiglia Gauguin lasciò la Francia imbarcandosi per il Perù, dove sembra potesse contare sull appoggio di parenti lontani e influenti di Mine Gauguin, la madre di Paul. Purtroppo, le cose non andarono così. Il 30 ottobre 1849 Clovis morì durante la navigazione e sua moglie, insieme ai due figli, dovette continuare il viaggio da sola. La giovane donna si ritrovò in una situazione molto delicata: sbarcò in un paese sconosciuto dove avrebbe dovuto incontrare persone che non aveva mai visto prima e che, in passato, si erano rifiutate di riconoscere i legami familiari con sua madre, Flora Tristan, e di aiutarla economicamente. Tempo prima, la propensione naturale di Flora per l avventura e le sue inclinazioni per le teorie di Saint-Simon furono ben accolte dal compagno Don Pio de Tristan y Moscoso, capo dell illustre famiglia di origine spagnola. Uomo audace, non conosceva e non aveva mai voluto conoscere la famiglia del suo defunto fratello, tanto più che la sua unione con Flora non era mai stata legalizzata. Flora era l autrice delle Pérégrinations d une paria, racconto molto obiettivo del suo viaggio in Perù, che era stato pubblicamente bruciato sulla piazza di Arequipa. Fortunatamente, siccome molti anni separavano ormai l arrivo di Mine Gauguin dalla morte di Flora, Don Pio si lasciò intenerire dalle ardue prove che la giovane dovette superare e la accolse benevolmente. L infanzia in Perù rimase per sempre impressa nella memoria di Gauguin. Il ricordo del vecchio Don Pio, che all epoca rimpiazzava temporaneamente il viceré del Perù, quello di suo genero Echenique, che in quel periodo ricopriva la carica di presidente della Repubblica, e quello di una famiglia numerosa, rumorosa e dai costumi patriarcali, accompagnerà l artista lungo tutta la sua vita. Il ricordo dei rapporti semplici e naturali (in parte idealizzati) fra persone dai colori della pelle differenti, senza pregiudizi razziali o sociali, si fuse con i ricordi di una natura tropicale lussureggiante e dai colori brillanti accentuati da un sole cocente. È molto probabile che queste impressioni iniziali abbiano determinato il successivo sviluppo dei gusti artistici e degli ideali di Gauguin. Il ritorno in Francia mise fine alla sua vita felice e spensierata. A Orléans dimorò presso lo zio, la cui casa si trovava sotto sorveglianza, dopo il suo ritorno dall esilio per aver partecipato ai moti del L ambiente stesso non aveva niente in comune con quello che aveva appena lasciato: un diverso stile di vita, un altra lingua, dato che in Perù Gauguin parlava solo spagnolo. A scuola a Orléans, e poi più tardi in un liceo di Parigi, il sogno del mare e di paesi tropicali non lo abbandonò mai. A quindici anni trovò lavoro come inserviente in una nave mercantile e salpò per le coste sudamericane, ripercorrendo così la rotta del suo primo viaggio oltreoceano. Quest inizio romantico venne interrotto da un cambiamento improvviso e poco piacevole: iniziò la guerra franco-prussiana e la nave su cui viaggiava venne requisita. Invece dei tropici, si ritrovò a Nord, vicino alle coste norvegesi e danesi. Fu nell aprile 1871, dopo lo sfaldamento delle truppe francesi, che Gauguin ritornò a Parigi con un diploma di marinaio di terza categoria in mano. Nel frattempo, sua madre era morta e la casa di Saint Cloud saccheggiata e distrutta dal fuoco. Gauguin, costretto a cercare lavoro, si rivolse al tutore di sua sorella, Gustave Arosa, che lo aiutò a diventare un agente di borsa presso la banca Bertin. Ottenne ottimi risultati come uomo d affari, mise insieme una famiglia, comprò una casa e iniziò la vita ordinaria del borghese tipo. L unico dato sorprendente per un ex-marinaio ora impiegato di banca era il suo interesse per l arte, forse stimolato dall atmosfera nella casa di Arosa. Appassionato di pittura e fotografia, quest ultimo possedeva una collezione di prim ordine ed era inoltre amico di Nadar, il celebre caricaturista e fotografo che prestò il proprio studio per la prima mostra degli Impressionisti. Il fatto che la famiglia da parte di sua madre contasse ben due artisti giocò probabilmente un ruolo altrettanto importante: uno dei due era professore di disegno, l altro litografo e incisore. Fin da bambino Gauguin aveva vissuto circondato da ceramiche spagnole e peruviane, da ritratti e dipinti che poi sua madre gli lasciò in eredità, ma che probabilmente andarono persi nell incendio della casa di Saint Cloud. Il primo paesaggio che si conosca di Gauguin è datato Era stato eseguito a olio ed era probabilmente un prodotto delle lezioni di pittura che Gauguin frequentò insieme alla figlia di Arosa, Marguerite. L esempio di Arosa e la sua stessa predisposizione incoraggiarono Gauguin a mettere insieme una collezione di 13.

14 quadri. Anche se di ridotte dimensioni, essa rifletteva i suoi gusti artistici in modo piuttosto preciso: Manet e Monet, Pissarro e Cézanne, Renoir e Sisley, tutti pittori che avevano pochi ammiratori a quel tempo. Il solo amico che Gauguin abbia avuto fra i colleghi d ufficio fu Emile Schuffenecker, il quale, nonostante possedesse un diploma di disegno, per vivere era costretto a lavorare in banca. I due dipingevano insieme la domenica, frequentando l Accademia Calorossi, i musei e le mostre, fra cui la prima degli Impressionisti. Una parte decisiva nell iniziazione di Gauguin all arte, e in particolare alla pittura impressionista, la giocò Pissarro, che gli diede consigli sia sulla teoria che sulle tecniche pittoriche (specialmente quando lavoravano insieme dipingendo lo stesso motivo). Nello studio di Pissarro, Gauguin incontrò anche Cézanne che attirò la sua attenzione come uomo e come artista e che lo influenzò profondamente. Ma, per imparare a dipingere, Gauguin non si limitò a studiare l opera di Pissarro e Cézanne: cercò in tutti i modi di colmare le sue lacune e di acquisire le diverse tecniche artistiche. Entrò quindi in contatto con altri artisti, affittando inizialmente una casa e un laboratorio dal ceramista e gioiellere Jean-Paul Aubé, e poi dallo scultore Jules Ernest Bouillot, dove lavorò prima il gesso e poi il marmo per scolpire il busto di sua moglie e di suo figlio. Nel 1876, l artista espose un paesaggio al Salon e ricevette buone critiche dalla stampa. Dal 1879 in poi, contribuì alle mostre degli Impressionisti e si impegnò intensamente in attività organizzative, invitando nuovi artisti a esibire le loro opere con il 9. Te tiai na oe ite rata (Aspetti una lettera?), Olio su tela, 73 x 94 cm. Collezione privata. 14.

15 gruppo. L arte stava gradualmente prendendo il sopravvento su tutti gli altri interessi della vita di Gauguin tanto che, quando nel 1883 fu obbligato a dare le dimissioni dal suo impiego presso la Bertin a seguito di una crisi finanziaria, decise, con gioia e ansia, di abbandonare definitivamente la carriera in banca. Da quel momento, non fece più alcuno sforzo per trovare un nuovo posto nel mondo della finanza, ma si accorse rapidamente che la vita del pittore desideroso di imporsi nel mondo dell arte (così concepiva la sua vocazione) era fatta di privazioni e di insuccessi. I risparmi messi da parte dall artista svanirono come neve al sole. Nella speranza di trovare dei clienti, decise di trasferirsi con la famiglia prima a Rouen e poi a Copenaghen, la città natale di sua moglie. Qui, i famigliari di lei si sforzarono invano di far ragionare quel parente che aveva smarrito la retta via, trovandogli un lavoro in una fabbrica di tele e coperte per cavalli. L atteggiamento ostile di Gauguin nei loro confronti equivalse a un autoespulsione. Nell estate 1885, lasciata la moglie e quattro dei loro figli, Gauguin fece ritorno a Parigi con il figlio di sei anni. Da quel momento in poi, il suo unico scopo nella vita fu di diventare un artista d eccezione. Il primo periodo della sua carriera artistica, che iniziò con le uscite domenicali consacrate allo studio della tecnica, fu strettamente legato all Impressionismo e impregnato del gusto artistico di Gustave Arosa, delle lezioni di Pissarro, delle sue convinzioni personali e della sua perseveranza. Gauguin iniziò a dipingere quando era già adulto, benché fosse stato abituato a prendere le sue decisioni da solo fin dall infanzia. Questa è forse una delle ragioni del suo amore per tutto ciò che è ardito, nuovo e audace. Grazie all insegnamento diretto e indiretto dei maestri, Gauguin, formatosi da subito nello spirito di rifiuto verso i canoni estetici del XIX secolo, considerò l arte degli Impressionisti come una lotta contro le regole accademiche. Lotta che per lui si trasformerà presto in rivolta antiborghese e che gli fornirà una valida ragione per continuare a considerarsi impressionista anche dopo essersi reso conto di aver rotto con i principi del movimento. Questa trasformazione spiega i rimandi presenti nel suo Autoritratto detto I Miserabili (Rijksmuseum Vincent Van Gogh, Amsterdam; W. 239), dipinto in uno stile completamente diverso e che riassume il proprio, quello degli Impressionisti e i tratti dell eroe di Victor Hugo, Jean Valjean. Secondo Gauguin «L Impressionista è puro, non ancora contaminato dal putrido bacio dell Ecole des Beaux-Arts» 20. Questa posizione lo portò a chiamare la mostra del 1889 al Caffè Volpini Peinture du Groupe Impressionniste et Synthétiste (Pittura del gruppo impressionista e sintetista), enfatizzando in questo modo la sfida alla pittura convenzionale dei Salon. Sarebbe inutile parlare del legame che s instaurò tra Gauguin e l Impressionismo se fosse soltanto l aspetto provocatorio a unirli. L Impressionismo fu capace di dare un nuovo respiro all arte europea, di rivelare l eterno movimento della natura attraverso la capacità della luce di cambiare in continuazione la forma degli oggetti. È chiaro che fu di vitale importanza per lo sviluppo successivo della sua arte, anche se più tardi Gauguin si staccherà dai suoi maestri in maniera più decisa e senza compromessi, rispetto a qualsiasi altro Post-Impressionista. Gauguin rimase fedele alla lezione fondamentale dell Impressionismo: rifiutare le regole convenzionali accettate da tutti ma ormai svuotate di contenuto e fidarsi esclusivamente della propria esperienza visiva. Insegnamenti che spiegano l abitudine dell artista a passare ore e ore all aperto per meglio impregnarsi dell atmosfera del luogo in cui si trovava, che fosse Rouen o la Bretagna, Copenaghen o Arles, la Martinica o le isole dominicane. È dunque possibile affermare che alla base del suo stile sintetico e del suo simbolismo c è sempre un metodo analitico che trova le sue radici nell esperienza impressionista. Ciononostante, Gauguin rimase, fin dall inizio, insensibile a molti dei tratti propri dell Impressionismo, ma se ne rese conto solo molto più tardi. L artista si sforzava di guardare il mondo con gli occhi degli Impressionisti e con quelli di Pissarro soprattutto, che chiamò maestro fino alla fine dei suoi giorni. Lavorava en plein air e realizzava le sue pitture su piccole tavole dai colori brillanti, usava gli stessi motivi e gli stessi criteri compositivi degli Impressionisti, preoccupandosi degli stessi loro problemi. Comprese e amò le loro opere a tal punto da collezionarle, almeno fino a quando le sue finanze glielo permisero. Conosceva perfettamente la tecnica impressionista, come dimostra un gran numero di sue tele, tanto da distinguere nella sua produzione complessiva un periodo impressionista. Ne fanno parte le vedute del quartiere intorno alla Rue de Carcel, dove abitava e che ha descritto in estate, in inverno o con la neve; i paesaggi dipinti nei dintorni di Pontoise; quelli con meli in fiore o covoni di fieno; le vedute di Rouen e di Dieppe; i ritratti di sua moglie e dei suoi figli. Senza che se ne rendesse conto, almeno in principio, Gauguin assimilò in modo sistematico i risultati dagli Impressionisti e ciò quando loro ancora percepivano il bisogno di superare i limiti del proprio metodo creativo. Per sentirsi più vicino ai suoi maestri, doveva fare molti sforzi: gli bastava separarsi da Pissarro per allontanarsi dal suo stile e risentire di altre tendenze pittoriche. Invece di digradare la luce in modo progressivo, per addolcire i contorni di personaggi e oggetti, invece di applicare una stesura vibrante, Gauguin tendeva sempre più a dipinti materici, impiegava una gamma limitata e scura di colori, rialzati da riflessi artificiali. Non sorprende, dunque, il commento di Joris Karl Huysmans che soffermò la sua attenzione sui colori spenti dei paesaggi presentati da Gauguin alla mostra degli Impressionisti del Attratto da forme fisse, l artista ne sottolineava involontariamente 15.

16 10. Spiaggia a Dieppe, Olio su tela, 38 x 46 cm. Museo Nazionale d Arte Occidentale, Tokyo. 11. Bagnanti a Dieppe, Olio su tela, 71,5 x 71,5 cm. Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen. 16.

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