Benvenuto, Papa Francesco

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1 Anno 1, Numero 3 31 marzo 2013 Parrocchia San Bernardino Molfetta Giornalino a cura del Gruppo Giovanissimi di Azione Cattolica In questo numero: Benvenuto Papa Francesco Il ritiro quaresimale Dalla Pesach alla Pasqua Ti-tè: la Quaresima a Molfetta Buona Pasqua Questo è il giorno che ha fatto il Signore, rallegriamoci ed esultiamo in esso!. Con questo canto la Chiesa ci invita ad entrare nella festa e nella gioia della Resurrezione di Cristo. La Pasqua apre per noi, ancor più in questo Anno della fede, cammini di ritorno al Padre per uscire dal male, dal peccato, purificandoci dai fermenti dell uomo vecchio, e di vivere il tempo presente, fondando la nostra vita in Dio. La dura realtà di questi tempi odierni mette in pericolo la fede, smarrisce il nostro cuore, ma non travolge la nostra fervida attesa, la speranza, perché l Amore è più forte della morte, perché la resurrezione e la vita vincono ogni iniquità. Lo sguardo del cristiano, che fa suo lo stupore gioioso degli apostoli di fronte al sepolcro vuoto, rimane fermo anche nell ora della tribolazione e delle tenebre. Egli crede e spera anche quando i motivi di speranza si fanno più deboli. La cultura, l economia, la vita sociale e politica, le relazioni interpersonali, la Chiesa, tutto è bisognoso di quell amore di riconciliazione che è ben più grande di quello che sappiamo darci a vicenda da noi stessi. L irrompente gioia che si sprigiona dalla Pasqua ci permette di innalzare sulle esperienze negative un orizzonte di rinnovata speranza, perché morte e vita si scontrano in un prodigioso duello; l autore della vita, che era morto ora vive risorto!. Questo combattimento del Cristo vittorioso sostiene tutti i nostri sforzi per dare inizio alla ricerca di un volto nuovo ed un cuore puro da dare al nostro mondo. Questo prodigioso duello si combatte soprattutto in chiunque voglia lasciarsi interpellare dall annuncio pasquale. Auguri perché la Pasqua del Signore apra nella nostra vita un nuovo sentiero di vera fratellanza nella certezza che Cristo è sempre con noi tutti i giorni sino alla fine dei secoli. don Pasquale

2 Anno 1, Numero 3 31 marzo 2013 Benvenuto, Papa Francesco a cura di Anna Maria Farinola Vorrei una chiesa povera una chiesa di poveri. Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati quasi a prenderlo alla fine del mondo. E con queste parole che sei salito sulla barca di Pietro, la tua amata Chiesa, prendendone il timone con il nome di Francesco, quel Francesco d Assisi che non solo riaffermò l importanza della carità nella Chiesa, ma ne stravolse lo stile di vita predicando semplicità e povertà. Il tuo volto sereno, la tua umiltà, la preghiera per Benedetto, il tuo rifiutare il lusso, il tuo cucinarti di ritorno a casa, l indossare una semplice croce di metallo (e non d oro), il toglierti la stola da solo e baciarla: piccoli gesti che dimostrano quanto tu sia l uomo semplice di Cristo, il padre di cui la Chiesa ha bisogno in questo periodo travagliato. Ci hai chiesto di camminare con te, vescovo e popolo, di pregare con te e per te. Ci hai dato le prime direttive da seguire: camminare, edificare, costruire, confessare. Ma non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare delle volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro. Ci inviti a lasciare i nostri palazzi, a uscire dalle sagrestie e a prendere la croce per essere veri discepoli, annunciare il Vangelo per le strade del mondo e, soprattutto, abbracciare la sofferenza dei poveri nel corpo e nello spirito. Ci chiedi di farci ultimi tra gli uomini perché solo così la tua Chiesa sarà povera come Cristo: solo così la tua amata Chiesa sarà la chiesa del servizio, la chiesa del grembiule, come predicava il Servo di Dio don Tonino Bello. Per me, lo dico umilmente, il messaggio più forte del Signore è la misericordia : ecco segnata la strada, che percorreremo accanto a te. Anche noi credo che siamo come questo popolo che da una parte vuole sentire Gesù ma a cui, dall altra parte, delle volte piace bastonare gli altri e condannare gli altri. Il messaggio di Gesù è quello della misericordia. Non è facile affidarsi alla misericordia di Dio perché quello è un abisso incomprensibile. Il Signore mai si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo nel chiedergli perdono, perché lui mai si stanca di perdonare (prima omelia nella Chiesa di Sant Anna). Caro Papa Francesco, con la stessa semplicità con cui oggi tu ci parli, anche noi, come comunità parrocchiale, in semplicità ti auguriamo un buon cammino e ti affidiamo alle preghiere della Beata Vergine Maria, garantendo di seguire le tue paterne indicazioni e di impegnarci ad essere discepoli di Cristo nella povertà degli ultimi. Il ritiro quaresimale a cura di Nella Sancilio Fame c è chi si abbuffa e poi digiuna Basta poco a fare bella figura, a essere buoni la domenica mattina, basta poco La primavera intanto tarda ad arrivare Sono tre versi tratti da canzoni di Renato Zero, Vasco Rossi e Franco Battiato che hanno rappresentato un momento del ritiro quaresimale della nostra parrocchia presso l oasi Madonna delle Grazie di Corato e che ha visto la partecipazione di giovani e adulti guidati dal nostro parroco, don Pasquale. Il ritiro si è aperto con un momento di preghiera e poi si è delineato su tre percorsi: Contro la tentazione dell AVERE, del tutto e subito; Contro la tentazione del SUCCESSO, dell essere visti a tutti i costi;

3 Contro la tentazione del POTERE. Ognuno di questi percorsi riprendeva una parola chiave su cui si sarebbe dovuto esprimere più tardi un proprio pensiero. Le canzoni proposte C è fame, Basta poco e Povera patria racchiudono nei loro versi il senso di quelle parole: del DIGIUNO, della CARITA e della PREGHIERA. Il Vangelo di Matteo, quarto capitolo, dal versetto 1 al versetto 11, è stato colonna portante dei momenti di riflessione. Non a caso, don Pasquale ha scelto di proporre le tentazione che il diavolo fa a Gesù nel deserto: Se sei figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane, Se sei figlio di Dio, gettati giù poiché gli angeli ti sorreggeranno con le loro mani, Tutte queste cose io ti darò, se prostrandoti, mi adorerai. Gesù però non si è lasciato corrompere rispondendo che non solo di pane vive l uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio, che non si può tentare il Signore ma bisogna adorarlo e rendergli culto. Il dibattito apertosi più tardi ha visto l intervento di molti con pareri contrastanti Anno 1, Numero 3 31 marzo 2013 riguardo i temi della carità, del digiuno e della preghiera visti ciascuno con un ottica di fede diversa ma che mira comunque a Dio. Il ritiro si è concluso con la celebrazione della Santa Messa presieduta da don Pasquale. Il ritiro rappresenta un momento fondamentale per il cristiano, soprattutto se vissuto per un intero giorno. È un momento in cui una comunità si stringe intorno a colui che è Via, Verità e Vita guidati mano a mano da chi ha fatto della fede una ragione di vita e che col suo entusiasmo riesce a tirare a sé ogni credente. È però importante che noi cristiani non ci comportiamo come negli stadi dove a vote si fa un minuto di silenzio durante il quale tutti si sentono solidali e poi esplode la rivalità. Non basta un minuto di silenzio, occorre tutta una prassi di convivialità. Don Tonino dice che al Signore dovremmo chiedere la grazia dell indignazione perché non dobbiamo essere inattaccabili dalle emozioni ma condividere la povertà degli altri perché l Eucarestia ci obbliga ad abbandonare la mensa, ad investire il fuoco che abbiamo ricevuto.

4 Dalla Pesach alla Pasqua a cura di Mina Stizzi Anno 1, Numero 3 31 marzo 2013 Vogliamo ricordare i legami stretti della Pasqua di oggi con la Pasqua ebraica. La parola Pasqua deriva dall ebraico Pesach. Per gli ebrei questa festività aveva ad ha il significato di liberazione, per i cristiani rappresenta la Resurrezione cioè il passaggio dalla morte alla vita nuova. In origina la Pasqua era una festa che i pastori celebravano nel periodo della luna nuova che segue l equinozio di primavera e che segnava l inizio del trasferimento del gregge dai pascoli invernali a quelli estivi. È questa verosimilmente la festa che Mosè voleva celebrare nel deserto e per la quale chiedeva al Faraone di lasciare andare gli Ebrei liberi, per sacrificare al Signore. Questa Pasqua celebrava il passaggio del gregge dalle pianure alle montagne, la transumanza. La festa prendeva vari momenti: Il sacrificio di un animale giovane maschio senza difetto, per ottenere la fecondità e la prosperità del gregge L aspersione del sangue della vittima che si spruzzava sui pali e sugli architravi per mettere in fuga e tener lontani gli spiriti maligni La consumazione della vittima che veniva arrostita sul fuoco e condita con erbe aromatiche selvatiche accompagnata da vino e pane non lievitato I pastori celebravano con i fianchi cinti, i sandali ai piedi e il bastone in mano come se dovevano fare un lungo cammino Si festeggiava il passaggio dall inverno alla primavera. Entrambe le feste celebrano un passaggio che simbolicamente significa il passaggio dalla morte alla vita. Dopo l uscita dall Egitto dopo l esperienza diretta dell opera di Dio nella loro Storia gli Ebrei cominciarono a celebrare il rito della Pasqua non più pensando alla transumanza ma celebrando il passaggio di Dio nella loro vita ricordando i vari passaggi: Dio che passò oltre le case degli Ebrei salvandoli mentre morivano i primogeniti degli Egiziani La liberazione dell Egitto con il passaggio dalla Schiavitù alla Libertà Dio che aprì il Mar Rosso permettendo agli Ebrei di passare oltre l asciutto Tutte queste meraviglie permettono agli Ebrei di festeggiare in senso più completo il passaggio della Schiavitù alla Libertà, dalla morte alla vita. Si formarono tre momenti fondamentali della celebrazione della Pasqua ebraica: il Memoriale, la Benedizione e il Sacrificio. La Pasqua di Gesù non cambia la liturgia ebraica rispettando il Memoriale, ma aggiunge l ultima cena cambiando il significato della liturgia riguardo al pane e al vino. Da quel momento in poi per i suoi discepoli e per noi oggi, comunicare con quel pane e vino vorrà dire comunicare direttamente col Corpo di Cristo che si consegna alla morte per noi andando al Padre. Gesù compie per primo il passaggio della vera schiavitù, la morte alla vera terra promessa, la vita eterna alla destra del Padre. Gesù compie la Legge, realizza il vero Esodo, il vero Passaggio, la vera Pasqua. Il pane e il vino sono Corpo e Sangue di Cristo sulla Mensa Eucaristica. Io mangiando quel corpo e bevendo quel sangue vengo in un certo senso contagiata da questa Resurrezione. La Pasqua di Gesù diventa la mia Pasqua e quella di ogni uomo quando mangio quel pane. Ti-tè: la Quaresima a Molfetta a cura di Francesco la Forgia Numerosi e ormai consueti, ma sempre emozionanti e magnifici, sono i riti che caratterizzano la Quaresima e in particolar modo la settimana santa molfettese. La Quaresima comincia alle 0.00 del mercoledì delle

5 Anno 1, Numero 3 31 marzo 2013 Ceneri, quando dalla Chiesa del Purgatorio esce la croce nel mezzo di due fanali. Dopo 33 rintocchi della campana del Purgatorio ha inizio la processione della croce, organizzata dall Arciconfraternita della morte, la quale è preceduta dalla bassa musica che esegue una melodia chiamata Lamento di Maria, culminata dal ti-tè e seguita da alcuni confratelli, dal sacerdote dell Arciconfraternita e da numerosi fedeli. Percorre le principali strade molfettesi, le stesse dove circa un mese dopo verrà portata in processione la statua dell Addolorata. Prima di rientrare in chiesa la croce si reca al calvario dove il padre spirituale tiene una breve riflessione. Il periodo quaresimale scorre tranquillamente fino alla IV domenica del tempo. In questa fase ci sono alcuni concerti di marce funebri e mentre ogni venerdì presso la chiesa di S. Stefano c è la contemplazione di un mistero, la domenica sera presso il Purgatorio si svolge il Pio e- sercizio in onore della Pietà. Il venerdì antecedente alla V domenica di Quaresima comincia il settenario in onore della B.V. Addolorata, il quale viene svolto sia nella chiesa del Purgatorio ma anche in molte chiese molfettesi, tra cui San Bernardino. Quando il settenario termina, il Giovedì antecedente la domenica delle Palme, fuori alla chiesa del Purgatorio vi è un concerto di marce funebri eseguito dalla banda Santa Cecilia, che suona 6 marce, di cui la prima è lo Sventurato di Valente e l ultima lo Stabat Mater di Rossini. Il venerdì che precede la domenica delle Palme è caratterizzato dalla processione della statua dell Addolorata che avviene nel pomeriggio, mentre la mattina, presso la chiesa del Purgatorio, a partire dalle 6, ci sono numerose messe, tra cui quella celebrata dal vescovo della Diocesi alle ore Prima di parlarvi della processione dell Addolorata e della settimana Santa molfettese voglio raccontarvi l origine delle statue portate per le strade della nostra città, ovvero i cinque misteri aventi come sede la chiesa di Santo Stefano e delle sette statue, tra cui la Pietà, che si trovano presso il Purgatorio insieme all Addolorata. Le statue dei cinque misteri rappresentano rispettivamente i misteri dolorosi, e cioè Gesù che prega nel Getsemani, Gesù flagellato, l Ecce Homo, il Calvario di Gesù e Gesù morto. Sono statue di fattura lignea di presunta scuola veneziana, infatti c è una leggenda che narra che un nobile molfettese di nome Evangelista Lepore, nel 1525 si recò a Venezia per cercare un medico che curasse suo figlio, il quale era gravemente malato di scorbuto. Si dice che il nostro concittadino entrò per caso nella bottega di uno scultore veneziano, Giacomo Fielle, e rimase affascinato dalla bellezza e dalla espressione dei cinque simulacri, che sembravano vivi e palpitanti, che decise di acquistarli, anche e soprattutto perché il Lepore percepì subito che, quei misteri avrebbero potuto portare il figlio verso la guarigione. E, mediante una barca, li fece trasportare a Molfetta. Quando il Lepore tornò a Molfetta il figlio era miracolosamente guarito ed egli attribuì quest evento alle statue, che donò alla Arciconfraternita di S. Stefano della quale era confratello. L origine delle statue del sabato santo è certa, infatti esse sono state realizzate dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli. Sono state realizzate nell arco di un cinquantennio che va dal 1906 al 1956, rispondendo da una parte all esigenza dall Arciconfraternita della Morte di rinnovare le vecchie statue e dall altra di rispondere al grande desiderio di Giulio Cozzoli di realizzare una serie di statue che in maniera completa rappresentassero, per le vie di Molfetta, durante il Sabato Santo, il dramma della Passione di Cristo. Sono tutte statue in cartapesta. La prima ad essere realizzata fù la Veronica nel 1906, l autore si ispirò a quella fatta in marmo da Mochi e che si trova presso la basilica si S. Pietro. La seconda statua che fece il Cozzoli fu la Pietà nel 1908, questa statua è composta da un manichino vestito, pertanto l autore realizzò solo il Cristo che la Madonna porta in braccio e il masso sul quale siede la Vergine e rifinì la faccia di Maria perché la trovava magnifica. La terza statua ad essere realizzata fu quella di Santa Maria Cleofe, nel 1914, quest ultima, però, era più alta rispetto alle altre statue, pertanto Giulio Cozzoli, senza chiedere ulteriore compenso all Arciconfraternita della Morte, riplasmò, una seconda versione di S. Maria Cleofe identica alla prima ma di altezza uguale alle altre statue. La quarta opera del nostro concittadino fu la statua di S. Giovanni, che lo scultore realizzò, per volontà dell Arciconfraternita della Morte, uguale alla preceden-

6 Anno 1, Numero 3 31 marzo 2013 te. Inoltre il Vescovo molfettese Mons. Pasquale Gioia volle che la statua venisse realizzata in legno e non in cartapesta, ma infine per diverse vicissitudini S. Giovani venne scolpito dello stesso materiale delle altre statue. San Pietro fu la quinta statua realizzata dal Cozzoli nel Oltre all apostolo lo scultore realizzò il gallo che si trova vicino ad esso, il quale richiese lo studio di un esemplare allevato nella contrada di S. Martino. La sesta fu la Maddalena, scolpita nel Essa suscitò consenso per il prestigio artistico ma sollevò critiche e perplessità per motivi di carattere morale, infatti Maria di Magdala era stata ritratta in un atteggiamento di appassionata femminilità. Il Vescovo, Mons. Achille Salvucci, giudicò la statua non adatta ad una processione, da allora fu denominata la Maddalena scandalosa. In seguito l Arciconfraternita del sacco nero, desiderosa di completare la serie di statue del sabato santo, chiese a Giulio Cozzoli di realizzare un altra immagine della Maddalena. Assomigliava nelle linee essenziali alla precedente, ma fu rappresentata castiga nelle vesti pertanto ebbe l approvazione del Vescovo e venne portata per la prima volta in processione nel L ultima delle sette statue ad essere realizzata, nel 1953, fu Maria Salomè, che era la madre dei figli di Zebedeo ed una delle Pie donne che ha assistito alla morte e resurrezione di Cristo. Il Cozzoli realizzò anche parte della faccia dell Addolorata, anch essa, come la Pietà, è un manichino vestito, infatti non riuscì a completare l opera perché morì nel Fu suo nipote, Maurangelo Cozzoli a terminare la faccia della Madonna, la cui statua fu portata per la prima volta in processione nel Dunque il venerdì antecedente alla settimana delle palme alle ore 15,30 dalla chiesa del purgatorio ha inizio la processione dell Addolorata, aperta dagli stradari, ragazzi che indossano un frak e il laccio dell Arciconfraternita, che hanno la funzione di fare strada alla processione e seguono la bassa musica che esegue la solita melodia. Dopo gli stradari segue il paliotto, una sorta di bandiera, tutta nera con il simbolo dell Arciconfraternita, ovvero il teschio; segue la Croce in mezzo ai fanali e lo stendardo raffigurante l Addolorata che viene portato in processione dalle consorelle dell Arciconfraternita. Dopo che i confratelli si sono disposti in processione dietro le consorelle, si piazza sul sagrato della chiesa il baldacchino sotto il quale, alle 16,00 in punto passa la Madonna Addolorata e nel contempo la banda esegue Lo Sventurato di Valente. Quando intorno alle 23,30 gli stradari raggiungono il sagrato, vanno a posizionarsi dietro alla statua con la croce e i fanali, mentre il paliotto viene portato in chiesa. A mezzanotte si conclude la processione, quando la Beata Vergine Addolorata dopo essere passata sotto il baldacchino entra in chiesa accompagnata da un enorme silenzio e dal sottofondo musicale della marcia Stabat Mater di Rossini. La domenica delle Palme può essere definita la domenica delle bussole. Tutte le confraternite infatti, in questa giornata sorteggiano i portatori delle Sacre Immagini delle processioni del venerdì e del sabato santo. Bussolata prende il nome proprio dalla bussola o meglio dal contenitore dal quale vengono estratti i numeri abbinati ai confratelli. In questi tratti si alternano due quadriglie che portano la statua in processione effettuando i cambi da un lampione al successivo, questo tratto prende il nome di bomba. La sera della domenica delle Palme la banda esegue un concerto di marce funebri, nei pressi della chiesa del Purgatorio. I primi giorni della settimana santa è caratterizzata solo dalla Passione Vivente, organizzata nel centro storico dalla confraternita di S. Antonio. Il giovedì santo, mentre la mattina viene celebrata la messa Crismale in Cattedrale, la sera c è la messa in Coena Domini al termine della quale ha inizio la visita delle chiese. Numerose persone visitano i repositori delle chiese ovvero i tabernacoli ornati e decorati per adorare Cristo nell eucarestia. Molte confraternite visitano i sepolcri vestendosi con l abito di rito andando in processione al seguito della croce e dei fanali. La sera del giovedì santo mentre alcune persone ascoltano il consueto concerto di marce funebri di fronte alla chiesa di S. Stefano, altre fanno lunghissime code per visitare il sepolcro di S. Stefano e del Purgatorio dove sono esposte le statue che verranno portate in processione. La notte del venerdì santo mentre molti ragazzi si divertono per le strade facendo la nottata, nella chiesa di S. Stefano avvengono i preparativi per la processione che

7 Anno 1, Numero 3 31 marzo 2013 inizierà di li a poco alle ore Anche questa processione come le altre è aperta dagli stradari che indossano la mezzaluna rossa, laccio dell arciconfraternita di S. Stefano. Sono seguiti dal paliotto, una coltre blu con delle stelle dorate, dalla croce nel mezzo dei fanali, poi vi sono i confratelli dell Assunta che precedono e portano Cristo all orto, essi hanno un camice bianco e la mozzetta bianca con i fiorellini. Dopo ci sono i confratelli della Madonna del buon consiglio aventi il camice bianco e la mozzetta azzurra con delle decorazioni dorate, questi precedono e portano a spalla Cristo flagellato. Mentre queste due statue escono dalla Chiesa la banda esegue Varchecceddere di Valente. Segue Cristo Ecce homo (Gesù alla canna) che è portato e preceduto dai confratelli della Purificazione aventi camice bianco e mozzetta gialla. Successivamente vi è il Calvario, che è portato e preceduto dai confratelli della Visitazione aventi camice bianco e mozzetta rossa. All uscita di queste statue la banda esegue la Maledetta. Appena il penultimo mistero è portato in processione, esce dalla chiesa di S. Stefano il baldacchino fatto come il paliotto, ovvero una coltre blu con stelle dorate. E portato dai confratelli di S. Stefano o del Sacco Rosso in quanto il loro camice è di colore rosso tendente al marrone ed è caratterizzato dal laccio che è una mezzaluna rossa. Sotto la parte alta del camice si intravedono giacca, camicia e cravatta. Alle ore 04,00 in punto esce Gesù morto che viene portato in processione e come musica di sottofondo a coronare questo momento di incantevole silenzio da parte delle numerosissime persone presenti c è U Conzasiegge di Valente. Anche in questa processione gli stradari e la croce appena arrivati in chiesa si stanziano tra la statua di Gesù morto e il baldacchino, mentre le statue si posizionano nel seguente modo: a destra della chiesa Gesù all orto e Gesù Ecce homo a sinistra Gesù flagellato ed il Calvario e rimangono in queste posizioni fino a quando Gesù morto passando sotto il baldacchino entra in chiesa accompagnato dalla marcia di Palmieri. Poi rientrano in chiesa tutte le statue in ordine inverso rispetto all uscita. Il giorno seguente vi è la processione del Sabato Santo, che comincia alle 11,15 dalla chiesa del Purgatorio. Apre il solito quartetto di musicanti, seguito dagli stradari, dal paliotto, dalla croce con i due fanali, subito dopo segue la statua di S. Pietro portata e preceduta dalla confraternita dell Assunta. A seguire la Veronica, portata e preceduta dalla Confraternita del Carmine avente camice bianco e mozzetta viola, S. Maria Cleofe portata e preceduta dalla Confraternita della Purificazione, S. Maria Salomè portata e preceduta dalla Confraternita della Madonna di Loreto a- vente il camice bianco e la mozzetta nera. Durante l uscita delle prime quattro statue la banda esegue Gatti, mentre all apparire della quinta statua, la Maddalena portata dalla Confraternita della Concezione avente camice bianco e mozzetta azzurra e durante l uscita di San Giovanni, portato dalla Confraternita di S. Antonio avente camice e mozzetta bianca, esegue Perduta di Caravaglios. Subito dopo l uscita della sesta statua viene portato fuori il baldacchino. A mezzogiorno in punto vengono intonate le note della marcia Dolor di Calò allorquando esce sul sagrato la Pietà, portata dai confratelli della Morte. Alla ritirata, prima di raggiungere il Purgatorio la Pietà viene portata in processione da alcuni sacerdoti per un piccolo tratto di strada. Quindi i confratelli riprendono in processione la Pietà e percorrono Corso Dante fino al Purgatorio dove sono disposte alla destra del sagrato le statue della Veronica, S. Maria Salomè e S. Giovanni e a sinistra S. Pietro, S. Maria Cleofe e la Maddalena. Un lungo anno dovrà a questo punto trascorrere prima di rivivere le stesse ma sempre splendide emozioni grazie ai riti della settimana Santa Molfettese.

8 Anno 1, Numero 3 31 marzo 2013 In esclusiva per il nostro giornalino, in occasione del XX anniversario della morte del nostro venerato Vescovo, l augurio che don Tonino ha fatto alla nostra parrocchia in occasione della Pasqua sito parrocchiale: - REDAZIONE: Ilario Amato, Claudia Cipriani, Francesco la Forgia. Animatori: Mirko Sabato, Isabella Cipriani, Sergio Michele Spadavecchia, Michele Clemente. Presidente: Cecilia Vista. Parroco: don Pasquale Rubini. Per questo numero si ringraziano: Mina Stizzi, Anna Maria Farinola, Nella Sancilio.. Prossimo numero: domenica 28 aprile

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