LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE

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1 Cassazione Civile, Sez. I, 29 aprile 2006, n LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE PRIMA CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. LOSAVIO Giovanni - Presidente - Dott. PANEBIANCO Ugo Riccardo - Consigliere - Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella - Consigliere - Dott. PICCIALLI Luigi - rel. Consigliere - Dott. GIULIANI Paolo - Consigliere - ha pronunciato la seguente: ORDINANZA sul ricorso proposto da: L.T.S. S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA BOEZIO 2, presso l'avvocato MILANA CARLO, che la rappresenta e difende, giusta mandato in calce al ricorso; - ricorrente - contro FALLIMENTO L.T.S. S.P.A., in persona del Curatore C.G. B., elettivamente domiciliato in ROMA LUNGOTEVERE MELLINI 51, presso l'avvocato LUCIANO ROSSI, rappresentato e difeso dall'avvocato ALESI MARIO, giusta procura in calce al controricorso;

2 - resistente - contro C.M., + ALTRI OMESSI elettivamente domiciliati in Roma via Flaminia 109, presso lo studio dell'avvocato FONTANA GIUSEPPE, che li rappresenta e difende unitamente agli avvocati CROCE ROBERTO, SVOLA MARCO, giusta delega in atti; - resistente - e contro PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO; INFORMED ITALIA S.R.L.; C.G., n.q.; R.R.; BABY CAR S.P.A.; - intimati - avverso la sentenza n. 37/03 del Tribunale di PALERMO, depositata il 06/03/03; udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio il 10/03/2006 dal Consigliere Dott. Carlo PICCINNINI; lette le conclusioni del Sostituto procuratore Generale Dott. L.A. Russo con le quali si chiede che la Corte di Cassazione, in Camera di consiglio, rigetti il ricorso, con le statuizioni opportune. OSSERVA Con sentenza del il Tribunale di Palermo dichiarava il fallimento della L.T.S. s.p.a. di cui aveva riscontrato lo stato di insolvenza, dopo aver disatteso l'eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalle società debitrice. Il tribunale adito riteneva infatti di essere territorialmente competente in ragione del fatto che, per quanto la L.T.S. avesse la sede legale in Roma, il centro direzionale degli affari e della attività sarebbe stato individuabile in Palermo, ove sarebbero stati ubicati la sede operativa, il call-center, gli apparati direttivi, il customer-care. Ulteriore riprova della propria competenza territoriale sarebbe stata poi desumibile, secondo il tribunale di Palermo, dal fatto che all'indirizzo denunziato come sede legale

3 della L.T.S., che era stata trasferita a Roma quando già si erano manifestati i primi sintomi di insolvenza, si sarebbe trovato soltanto uno studio di consulenza fiscale, che per di più avrebbe interrotto le sue prestazioni fin dalla metà del 2002 per mancata corresponsione dei compensi; inoltre conferma della mancata attuazione del trasferimento della sede reale in Roma si sarebbe tratta anche dalla circostanza che il titolare dello studio professionale cui si la società si era successivamente rivolta, Dott. P., avrebbe a sua volta riferito di aver svolto in favore di quest'ultima soltanto attività di consulenza fiscale e che la documentazione contabile si sarebbe verosimilmente trovata in Palermo, ove la Guardia di Finanza, infatti, l'aveva successivamente sequestrata. Avverso la detta decisione proponeva ricorso per regolamento di competenza la L.T.S., affidandosi a tre motivi con i quali denunciava violazione dell'art. 9 L. Fall., e vizio di motivazione. Resistevano con controricorso i creditori istanti dipendenti della L.T.S., rispetto a due dei quali, cui non era stato notificato il ricorso introduttivo, questa Corte disponeva l'integrazione del contraddittorio, mentre il fallimento L.T.S. depositava memoria difensiva, con la quale deduceva l'inconsistenza del ricorso. Anche il Procuratore Generale di questa Corte concludeva per il rigetto del ricorso, stimando corretta la valutazione del Tribunale di Palermo (fra l'altro condivisa anche da quello di Roma, che con sentenza del aveva dichiarato la propria incompetenza) che aveva ritenuto irrilevante il trasferimento della sede legale a Roma, sia perchè collocata presso uno studio di consulenza fiscale (che per di più aveva dismesso il mandato) ed attuata quando già erano intervenuti i sintomi dell'insolvenza, sia perchè a Palermo sarebbe rimasto il "centro propulsore dell'impresa". La L.T.S., infine, depositava atto di integrazione del contraddittorio in adempimento di quanto prescritto da questa Corte con ordinanza del , e quindi ulteriore memoria con la quale contestava la fondatezza delle deduzioni del Procuratore Generale. MOTIVI DELLA DECISIONE Con i primi due motivi, di ricorso la L.T.S. ha lamentato: che l'onere di dimostrare la non coincidenza della sede legale con quella effettiva è a carico di chi sostiene la diversità delle due sedi;

4 che il mancato spostamento di sede sarebbe stato desunto dagli accertamenti della Guardia di Finanza, che viceversa non avrebbero provato la permanenza del centro propulsivo della società in Palermo, ma avrebbero semplicemente comportato la verbalizzazione di circostanze "che in sè non provano nulla sul punto" che il centro propulsore della società sarebbe stato effettivamente trasferito in Roma prima della esteriorizzazione dello stato di insolvenza, perchè le istanze di fallimento sarebbero state presentate undici mesi dopo il trasferimento, le assemblee della società si sarebbero tenute in Roma, i conti correnti (ad eccezione del Banco Posta) sarebbero stati analogamente localizzati in Roma, ivi sarebbero stati stipulati i contratti successivi al gennaio 2002, in sede di perquisizione, infine, l'ufficio amministrativo della L.T.S. in Palermo sarebbe risultato in stato di abbandono. Con il terzo motivo la ricorrente ha poi denunciato anche vizio di motivazione per omesso esame del rapporto della Guardia di Finanza e della connessa nota di accompagnamento in data Da tale rapporto si sarebbe infatti desunto che la L.T.S. sarebbe stata gestita fin dalla costituzione del socio di maggioranza INFOTEL s.p.a., che avrebbe accusato un forte indebitamento con TELECOM; che nel gennaio 2002 la società L.T.S. era stata posta in liquidazione; che le parti avevano dato corso ad una intensa trattativa finalizzata alla definizione di una transazione, sostanzialmente incompatibile con la permanenza del centro di interessi in Palermo e viceversa comprovante l'effettività del trasferimento in Roma; dalla connessa nota di accompagnamento sarebbe inoltre emersa l'indifferenza della Procura della Repubblica di Palermo rispetto all'ipotesi che lo sviluppo dell'indagine per un reato minore, quale quello di appropriazione indebita, potesse compromettere quelle potenzialmente percorribili per ben più gravi reati. I tre motivi sopra delineati, che possono essere esaminati congiuntamente perchè fra loro connessi, sono infondati. In proposito va infatti osservato, innanzitutto, che il Tribunale di Palermo ha interpretato l'art. 9 L. Fall.nel senso che il tribunale del luogo in cui l'imprenditore ha la sede

5 dell'impresa, indicato come competente per la dichiarazione di fallimento, deve intendersi quello del sito in cui sono concentrati i gangli vitali dell'impresa e nei quali si svolge in modo prevalente l'attività direttiva ed amministrativa della stessa. Il tribunale ha poi anche precisato che "di norma la sede principale coincide con la sede legale, ma siffatta presunzione (semplice) può essere superata in presenza di elementi certi e concordanti che possano indurre ad escludere tale coincidenza" e che comunque la presunzione di coincidenza delle due sedi (legale ed effettiva) opera in favore di quella precedente, anzichè di quella successiva, nel caso in cui il trasferimento sia stato effettuato quando già in atto la crisi economica dell'impresa, salvo che "non risulti provata l'effettiva trasmigrazione presso la nuova sede del centro dell'attività amministrativa e di direzione dell'impresa". Si tratta di principi del tutto in linea con la costante e consolidata giurisprudenza di questa Corte (non contestati per vero dal ricorrente in relazione alla loro astratta enunciazione), rispetto ai quali è anzi utile precisare come debba ritenersi del tutto ininfluente il trasferimento di sede una volta determinatosi, come incontestabilmente nella specie, lo stato di insolvenza (il ricorrente si è infatti limitato a negare in proposito che lo stato di insolvenza si fosse esteriorizzato - p. 7, lett. h del ricorso -), e ciò d'altra parte in sintonia con la nuova formulazione dell'art. 9 L. Fall.(D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 7), che ha stabilito "il trasferimento della sede intervenuto nell'anno antecedente all'esercizio dell'iniziativa per la dichiarazione di fallimento non rileva ai fini della competenza", in relazione alla medesima avvertita esigenza di ancorare la sede della procedura fallimentare al luogo di maturazione dell'insolvenza, con una presunzione "iure et de iure" circa il momento della relativa determinazione. Ne consegue dunque che non è ravvisabile la dedotta violazione di legge (non è neppure configurabile quella attinente alla pretesa violazione in tema di ripartizione dell'onere della prova, non essendosi verificata - e per vero neppure specificamente denunciata, essendo stata semplicemente affermata - alcuna inversione al riguardo). Altrettanto deve poi dirsi per quanto concerne il denunciato vizio di motivazione. In proposito è invero utile considerare che il Tribunale ha ritenuto irrilevante il trasferimento della sede delle società in Roma per la duplice ragione che, da una parte, a

6 tale data si era già vetrificata la situazione di insolvenza e, dall'altra, per il fatto che il centro direzionale della società era rimasto a Palermo. In particolare il giudice del merito ha tratto tali conclusioni, quanto al primo punto, dalla perdite di esercizio della L.T.S. che, manifestatesi nel 2001, il 20 dicembre dello stesso anno avevano dato luogo alla liquidazione volontaria della società) "pianto al secondo, dal fatto che a Palermo sarebbero stati ubicati" non soltanto la sede operativa, ma anche i suoi apparati direttivi ed il customercare". Per di più la sostanziale fittizietà del trasferimento sarebbe stato confermato da altre circostanze, quali la collocazione della sede legale presso uno studio di consulenza fiscale (Wilton & Partners), l'avvenuta interruzione del rapporto di collaborazione professionale con detto studio fin dalla metà del 2002 per mancata corresponsione del compenso dovuto, l'attività di pura consulenza fiscale senza gestione contabile svolta dallo studio professionale ( P.) cui la L.T.S. si era successivamente rivolta, il rinvenimento a Palermo, ove era stata sequestrata, della documentazione societaria. Si tratta dunque di valutazioni di merito, congruamente motivate con argomentazioni coerenti, immuni da vizi logici, insindacabili dunque in questa sede di legittimità. Nè alcuna rilevanza in senso contrario può essere attribuita alla rappresentazione da parte del ricorrente di elementi asseritamele sintomatici della erroneità della decisione impugnata, individuati in un rapporto della Guardia di Finanza, dal quale sarebbero emersi contrasti economici fra la L.T.S. ed altre società, il cui tentativo di composizione avrebbe necessariamente richiesto la collocazione della sede effettiva della ricorrente in Roma; nella data di presentazione delle istanze di fallimento, avvenuta quasi un anno dopo il trasferimento nell'avvenuta instaurazione e stipulazione in nona dei rapporti e dei contratti bancari; nello stato di abbandono in cui era stata trovata la sede di Palermo. In proposito è infatti sufficiente rilevare che il giudice, mentre ha considerato specificamente alcuni degli aspetti rappresentati, non è comunque tenuto a prendere in considerazione tutte le risultanze processuali, essendo viceversa necessario che egli indichi, in un quadro coerente ed unitario, gli elementi su cui fonda il proprio convincimento. Tale è l'ipotesi vanificatasi nella specie, in cui il ricorrente non ha evidenziato elementi comprovanti l'impossibilità di individuare la giustificazione della decisione ovvero la coesistenza di argomentazioni contrastanti, ma ha più semplicemente

7 rappresentato elementi probatori che, se diversamente apprezzati, avrebbero potuto determinare una differente valutazione di merito. Il ricorso va conclusivamente rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali del presente giudizio, liquidate come in dispositivo. P. Q. M. Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali del presente giudizio, liquidate in Euro 5.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, per ciascuno dei resistenti, oltre alle spese generali e agli accessori di legge. Così deciso in Roma, il 10 marzo Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2006

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