sceneggiatura: PAMELA PETTLER, CAROLINE THOMPSON, JOHN AUGUST produzione: WARNER BROS., TIM BURTON ANIMATION CO., WILL VINTON STUDIOS

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1 LA SPOSA CADAVERE scheda tecnica titolo originale: CORPSE BRIDE durata: 75 minuti nazionalità: Gran Bretagna, Stati Uniti anno: 2005 regia: TIM BURTON, MIKE JOHNSON soggetto: CAROLINE THOMPSON sceneggiatura: PAMELA PETTLER, CAROLINE THOMPSON, JOHN AUGUST produzione: WARNER BROS., TIM BURTON ANIMATION CO., WILL VINTON STUDIOS fotografia: PETE KOZACHIK montaggio: JONATHAN LUCAS effetti: PETE KOZACHIK scenografia: ALEX MCDOWELL costumi: MANON RASMUSSEN musiche: DANNY ELFMAN animazione Tim Burton la parola ai protagonisti Due film eccezionali in un anno solo dopo il capolavoro Big Fish. Come ha lavorato su questi progetti? Da bambino ho sempre amato il libro Charlie e la fabbrica di cioccolato che mi è stato proposto dalla Warner Bros. Mi ci sono voluti dieci anni per partire con il progetto de La sposa cadavere e lo stesso era successo con Nightmare before Christmas. Per quest'ultimo tipo di lavori ho scelto un team produttivo di persone a me molto vicine diviso tra gli animatori e le persone che a Manchester hanno creato questi bellissimi pupazzetti. Vedere tutti questi artisti lavorare insieme è un processo bellissimo. In più è stato anche interessante notare come i computer abbiano reso ancora più straordinaria questa tecnica dallo stile vecchio. Nei suoi film di c'è sempre una forte contaminazione tra il mondo dei "normali" e quello dei "diversi". Eppure sia in "La sposa cadavere" che in "Nightmare before Christmas", ovvero quando si tratta di fare film di animazione, dove non c'è limite alla fantasia, i due mondi si incontrano, ma rimangono ben distinti. Come mai? E' un'analisi giusta, c'è una stretto rapporto fra i due ambienti. Sono come delle persone e rappresentano ciò che accade nelle relazioni. Le relazioni posssono rompersi. Ci puoi trovare i tentativo d'amare, il rimorso, la passione la tristezza. Dove c'è amore ci puoi trovare la tristezza e così c'è chi si rifugia in un angolo. E non ci si incontra più. 1

2 Ultimamente nelle sue storie, a differenza di quanto accadeva nei suoi primi film, troviamo sempre qualcosa di speranzoso. E' lei che è cambiato? Si, c'è qualcosa che ho cambiato, ma è legato alla tecnica dell'animazione, dove le storie sono molto emozionali e più sentimenti si mischiano. Io ho cercato di esplorare questi territori: nell'amore c'è la confidenza, c'è la malinconia, ma anche la speranza. Quando e perché ha scelto questa storia? Alcuni hanno detto che era una leggenda ebraica. Ma io non lo sapevo: è stato un amico che mi ha raccontato questa storia. In realtà, è proprio il titolo 'La sposa cadavere' che ha attratto la mia attenzione. Anche nella fiaba russa da cui trae spunto "La sposa cadavere", il mondo sotterraneo è così vitale, oppure è una tua creazione? Quella della sposa cadavere è una storia della tradizione russa, mentre qualcun altro dice essere ebraica. In realtà le cose stanno diversamente noi abbiamo preso soltanto l'idea di base senza riuscire a capire quali fossero le sue radici e tradizioni. Abbiamo soltanto sfruttato la premessa della sposa cadavere. Nel film c'è davvero una piccolissima parte della fiaba originale, quasi tutto è stato il frutto del nostro lavoro. Volevo rappresentare un forte contrasto: da una parte questa società repressa e repressiva che è la terra dei vivi, dall'altra quest'altro tipo di vita rappresentata come la terra della morte. Lei descrive sempre piccole comunità, nelle quali emerge un personaggio "diverso" che non va d'accordo con gli schemi precostituiti del resto della gente. E' un modo per farne risaltare le qualità? Si, è esattamente ciò che cerco di descrivere. C'è ancora gente abituata a catalogare le persone e chi non è normale viene messo ai margini. Tutti quelli che vanno oltre: i musicisti, gli scrittori, i pittori, gli artisti in generale. In verità, poi, tutti siamo diversi solo che preferiamo seguire gli schemi più semplici. Siamo influenzati dal contesto, dove l'individualismo ti spinge a conformarti al sistema per non uscirne. Come scegli i colori del film, cosa vuoi che rappresentino? I colori sono fortemente legati ai personaggi e alla situazione. Ci sono i vivi e c'è la terra dei morti. Come il mondo, si tratta di un insieme di colori che si mischiano l'uno con l'altro. I colori cambiano come il tempo, c'è il sole, le nuvole, le ombre. Ciò che è chiaro diventa scuro. I colori rappresentano la vita e la morte. La diversità nell'uso del colore ci permette di vedere le cose con prospettive diverse. Volevamo che il mondo dei vivi fosse più simile a come ci aspettiamo il mondo dei morti. E questo, sia narrativamente che visivamente. Con questo film hai utilizzato la vecchia tecnica della stop-motion, anche se tutto il mondo dell'animazione sta andando incontro al tridimensionale. Che ne pensa? Io ho sempre amato le illustrazioni di Ray Harryhauser ( nel film appare come marca del pianoforte n.d.r) e quella forma di animazione, per me più emozionante. Adesso si fanno bellissimi film d'animazione come Sharktale, ma sono di altro tipo. Questa è la ragione per cui faccio questo tipo di animazione, non è più grande o più importante, ma continua a trasmettere quel po' di tristezza, di poesia e di amore. Cose che a me piace poter comunicare. Cosa ama della tecnica di stop motion? Ha uno stile all'antica che mi piace. Ottima qualità. E' tattile quasi... mi sembra che funzioni bene. Si adatta a questa storia. E' difficile da spiegare ma l'idea che un pupazzo si muova, una inquadratura dopo l'altra, mi sembra fantastico. E' realizzato da artigiani pazienti: c'è una forza molto semplice in tutto ciò. 2

3 Le canzoni di "The Corpse Bride" sono straordinarie. Questo film in Italia, ma anche in Europa verrà doppiato. Cosa ne pensa? Non teme che nel doppiaggio le rime e i giochi di parole andranno perduti? Pensa di curare personalmente il doppiaggio così da evitare ciò? Le versioni europee di Nightmare Before Christmas erano veramente stupende, ma qui la situazione è più difficile perché abbiamo riunito un cast straordinario: Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Cristopher Lee, Emily Watson. Sarà impossibile ottenere un risultato pari all'originale perciò che credo che distribuiremo il film sia in versione originale che doppiata. Pensare di vedere il film doppiato mi sembra di snaturarlo. In qualche maniera ogni voce è talmente bella che è difficile pensare di riuscire a trovarne una altrettanto interessante. In più per i film dalla grande forza visiva non sono un grande fan dei sottotitoli, perché - almeno per quello che riguarda il mio cervello - se leggo non riesco a guardare le immagini. Temo che con La sposa cadavere ci si trovi dinanzi ad un dilemma, risolvibile soltanto proponendo nei cinema entrambi le versioni. Lei ha solo codiretto questo film. Perché? Realizzare questo tipo di produzioni è un processo molto lungo e così facendo mi sono concesso il lusso di dedicarmi anche ad altro mentre Mike Johnson si occupava del lavoro quotidiano. Basti pensare che - per film del genere - se riesci girare due minuti di film in una settimana hai raggiunto un risultato straordinario. Per me era come guardare al lavoro con una prospettiva diversa. In altre parole: Mike ha fatto tutto il lavoro e mi sono preso i suoi meriti... L'inizio del suo approccio al film è facendo disegni o scrivendo la storia? Non c'è uno schema preciso, è indifferente. In "Nightmare before Christmas" ho iniziato con dei disegni, in questo caso ho prima buttato giù un accenno di trama. Dipende molto dal tipo di progetto, dalla situazione del momento. Uno dei momenti più belli di "The Corpse Bride" è il duetto al pianoforte di Victor e della sposa. Come è stato realizzato? Effettivamente è un momento perfetto, è un vero tributo agli animatori. Il fatto che sia riuscito così bene, non solo quel momento, ma tutto il film, è stato il tipo di lavoro che abbiamo approntato, in particolare la scelta di trattare il tutto con tempi più lenti rispetto a quelli dei film d'animazione tradizionali. In una scena del suo film appare uno scheletro con gli occhialini neri che suona il piano. E' forse Ray Charles? Si, all'inizio è venuto quasi naturale farlo così il pianista, poi ci siamo accorti che era proprio Ray Charles, che era morto da poco. Che tipo di musica ami e come hai scelto quella per il tuo film? Tutta, non ho preferenze, vado a sensazioni. Non ne ho nessun tipo preferito, ma una che non mi piace assolutamente: è quella country-western. Nel film invece ho cercato di associare la musica a seconda delle scene e di quale personaggio le vada a cantare. E' stato più semplice di quel che si può immaginare. Come è nata l'idea del cane morto che Victor ritrova nell'aldilà? Tra l altro sia in "Frankenweenie" che in "La sposa cadavere" il cane morto è della razza Jack Russell. Ne hai mai avuto uno? Ho avuto moltissimi cani, ed anche Jack Russell. Loro vivono meno di noi. Molti sono morti diventando poi parte della mia anima, del mio cuore. Tutti noi amiamo i cani, e tutti hanno un posto speciale per loro nel proprio cuore. Non importa come sono, li ami e basta. Sono, per me, come le persone. Una scena del tuo film ricorda molto gli Aristogati. Credo di aver visto tutti i film della Disney, ci ho perfino lavorato quando ero giovanissimo, ma credo di essere l'unico a non aver mai visto gli Aristogatti. Forse Mike (Johnson, il cooregista n.d.r. ) si è ispirato agli Aristogatti, ma non lo so. 3

4 E' voluta la scelta dei nomi "Victor" e "Victori"a per i protagonisti, che messi assieme ricordano il celebre film di Blake Edwards "Victor-Victoria"? Si, ma mi serviva soprattutto per cercare di evidenziare come nel mondo dei vivi la gente sia molto sistematica, rigida. Siamo nell'epoca vittoriana, l'uomo si chiama Victor, la donna Victoria. Non c'è fantasia, ma si segue la burocrazia. Per questo il mondo dei vivi è più triste di quello dei morti. E' un film per bambini o no? Tutti mi dicono è troppo dark e che fa paura ai bambini... ma lo dicevano anche di 'Night Before Christmas'. Poi ho parlato con molti bambini cui era piaciuto davvero e io stesso, da bambino, vedevo cose del genere. Molti dicono che questo film è piaciuto ai cani. Bene, i miei film sono per bambini, cani, esseri viventi, morti, chiunque. E' un tributo che ho voluto riservare agli amici del passato. Farai mai un sequel di qualche tuo film? Ci sono personaggi, in particolare Beetlejuice (citato oltretuto in La sposa cadavere), che sarebbe belo rivedere No, non mi piace l'idea del sequel. Penso che se un film ha bisogno di un altro film per spiegarsi bene, allora significa che non era stato preciso prima. Io quando chiudo un film ho detto tutto quello che volevo dire con quei personaggi, con quelle storie. Ha visto Batman Begins? Purtroppo non sono riuscito ancora a vederlo a causa di tutto questo lavoro. Mi dicono, però, che è molto bello, quindi sono contento per loro... C'è un regista italiano che preferisce? Sì: Mario Bava. Mi ha molto influenzato. E si vede anche in 'La sposa cadavere'. Alcuni dei colori che utilizza Bava nei suoi film sono stupefacenti. Fare l'horror con il bianco e nero è facile, perché è tutto più forte. Più difficile è farlo con il colore. Lui riusciva a ottenere una forma espressionista anche con l'uso dei colori. Ama di più Natale o Halloween? Amo di più Halloween perché l'idea del cambiamento autunnale è bello e misterioso. Che vestito si mette ad Halloween? Mi vesto nello stesso modo tutto l'anno, così... Cosa pensa del Leone d'oro alla carriera a Hayao Miyazaki E' fantastico: in America dicono che l'animazione è morta e nessuno la vuole fare senza il computer. Ma lui è un artista: la potenza e la bellezza dei suoi lavori sono uniche. Grazie a dio, ci sono persone che fanno l'animazione in modo così fantastico. Quali sono i disegnatori o gli animatori che ama di più? Ray Harryhausen è sicuramente il più grande, lui è la mia principale fonte di ispirazione per la stop motion. Mi piace molto anche Gorey. Come entra la religione nel mondo poetico? La religione va bene. Ci sono molte diverse relgioni, sono state usate in modo molto diverso. Io, personalmente, non ho una religione specifica cui appartengo. Cerco di essere più spirituale possibile e trattare gli altri meglio che posso. la religione è una cosa molto personale, per me. 4

5 Molti si chiedono se lei venga dal pianeta Terra... Eppure lei è americano e vive in Inghilterra, come si trova ad imparare la cultura inglese? Mi sono sempre sentito uno straniero negli USA molto più che a Londra, è una sensazione molto strana. Qui è decisamente più facile, imparo l'accento inglese ed anche come si preparano i fish & chips. Nel suo cinema sua moglie Helena Bonhman Carter ha interpretato una scimmia, una strega e un cadavere. C'è qualcosa di freudiano? Ma Helena è realmente così. Un giorno, penso che potrà fare l'essere umano... Cosa pensa del merchandising che si sviluppa intorno ai suoi film? Non è una cosa di cui io mi occupo perciò non ne so molto. Però quando ho girato Batman - Il ritorno, con quella bava nera che colava dalla bocca del Pinguino mi sono detto: "Non credo che questo film sia adatto per McDonalds!" Carlos Grangel In La sposa cadavere di Tim Burton si è occupato dela definizione dei personaggi a partire dai disegni di Burton, come si è svolto il lavoro? La relazione con Burton è stata molto cordiale, Tim ha concesso, a me e al mio studio, molto tempo per lavorare alla definizione dei personaggi (3 mesi) a differenza di quanto avviene generalmente con la Dreamworks che ogni settimana si aspetta il lavoro fatto. Ciò ci ha permesso di studiare più versioni dei personaggi e poter proporre molte alternative al regista. Alla fine solo il 60% dei disegni creati è stato usato nel film. Come ha incontrato Tim Burton? E' stato Tim Burton ad incontrare noi. Attraverso il nostro laboratorio di Barcellona abbiamo realizzato molti progetti fra cui anche un corto che si chiama The perewing-maker per il quale abbiamo creato i personaggi. Tim Burton ha avuto occasione di vedere i bozzetti di questi personaggi a Manchester, nello studio in cui si stavano realizzando i modelli in plastilina. Così lo studio di manchester e Tim Burton ci hanno contattati per lavorare alla sposa cadavere. Da dove hai preso l ispirazione per i personaggi? Ho guardato molte immagini del epoca vitoriana e per otenere lo stile giusto dei personaggi ho dapprima creato delle silhouette, sagome in nero facilmente riconoscibili, di modo da diferenziare un personaggio dal altro, per poi concentrarmi sui volti e sui dettagli (vestiti, acconciature, oggetti). Mi sono anche ispirato a volti e figure della vita reale ad esempio fra i diversi bambini che ho disegnato ce n è uno che sembra un giovane Buster Keaton. Nel disegnare Nell Van Dort, la madre di Victor, ho scelto la sagoma di un ippopotamo, personaggio al quale stavo lavorando per Madagascar, così un personaggio me l hanno pagato 2 volte. Molti personaggi sono invece riconducibili a forme semplici, una bottiglia (a cui è bastato aggiungere le gambe e il cappello per ottenere un uomo), un pinguino, la cui sagoma definisce il maggiordomo e la madre di Victoria, la signora Everglot che ho disegnato pensando al Titanic, perché è fredda e imponente come la nave. La cosa migliore è sempre la semplicità. Quanto è durato il lavoro per il film? Il lavoro per la sposa cadavere è stato un lavoro di quasi 3 anni cui abbiamo lavorato dal nostro studio di Barcellona: io alla crazione dei personaggi, mio fratello Jordi al controllo della realizzazione dei modellini, perchè si deve passare da disegni su carta a modelli in 3D e l'art director Carles Burges ha lavorato ai loghi, ai caratteri, ai titoli di coda, a quello che è costums designs, cioè i vestiti per i personaggi e molte idee per i giocattoli e i vari gadgets. E' stato quindi un lavoro di squadra. 5

6 Cos è è un character designer? Un character designer è un creatore di personaggi, un creativo. E' colui che inizia a creare su carta i personaggi partendo da un'idea, da una sceneggiatura. Da lì iniziamo a lavorare sull'immagine, sull'aspetto fisico dei personaggi e poi si deve supervisionare un pò i creatori dei modelli, sia per la grafica 3D sia per lo stop motion. Quando ha iniziato a lavorare nel cinema d animazione? Ho iniziato da più di 14 anni, precisamente nel 1989 a lavorare nell'animazione con Amblimation, uno studio che aveva S. Spielberg a Londra. In questo studio ho lavorato ai miei primi film d'animazione come Balto, Fievel conquista il west e Quattro dinosauri a New York. Da lì sono passato a far parte dell'equipe di creatori di personaggi della Dreamworks a da lì ho continuato a lavorare a molti altri film. Questo film è il vostro primo lavoro in stop-motion? No, è stato il secondo lavoro: il primo è stato The perwing-maker, il cortometraggio che è stato nominato agli oscar del Però la sposa cadavere è stato per noi il primo grande progetto di un lungometraggio in stop motion. E differenze ce ne sono perchè con lo stop motion devi lavorare molto a stretto contatto con l'equipe che realizza i modelli 3D per fare in modo che questi siano perfettamente adattati allo stile del film. Tutto è molto artigianale e molto artistico, c'è una grande collaborazione. Nella computer grafica 3D invece sono altri laboratori che si occupano dello sviluppo dei bozzetti e noi solitamente non controlliamo questo passaggio. Per la sposa cadavere abbiamo fatto un lavoro molto più lungo del solito, di quasi 3 anni mentre per altri progetti, come ad esempio Madagascar il nostro lavoro si è concluso in un anno. A quali lavori state lavorando ora? Ci sono molti nuovi progetti a cui stiamo lavorando: uno con "Les Armateurs" la compagnia che ha fatto "Appuntamento a Belleville" e un altro con la Dreamworks-Aardaman. Quest'ultimo è una storia scritta da John Cleese che si preannuncia molto interessante. Sarà anche questo in stop motion e per questo diventerà il nostro secondo grande progetto da realizzare con questa tecnica recensioni Maurizio Porro Il Corriere della Sera, 28 ottobre 2005 Timido sposino inciampa nel bosco e infila la vera di nozze nel dito di una morta: che guaio, soprattutto gli scheletri hanno un cuore. Non importa sapere della tecnica della stop motion che Burton usa per i suoi pupazzi di plastilina, il risultato è fantastico. Da un' antica favola dark ebraica l' autore al Cioccolato offre un film macabro, divertente, una silly simphony coi vermi tra gli occhi. Pura armonia: non solo per citazioni (Via col vento, Topolino, Bava) e per riferimenti alti (Joyce, Spoon River), né per i trucchi ispirati al genio Harryhausen: perché Tim crede più nell' aldilà festoso e colorato che nei vivi grigi e vittoriani e il senso del gotico si sposa alla fiaba con la festa finale capolavoro. La tenerezza della morte, la coniugazione di un controsenso che diventa una fiaba morale con un tasso di fantasia impagabile, mix perfetto di horror, ritmi, humour. Non perdetelo, è un delitto. VOTO: 10 Maria Pia Fusco - La Repubblica, 30 agosto 2005 Nerissima e irresistibile, la fantasia dl Tim Burton si scatena nel I9mo secolo e in un villaggio di un Europa indefinita e inventa una fiaba tra horor e commedia dal titolo Corpse Bride, girata con tecniche miste di attori reali e loro repliche in cartoon, slow motion e animazione. Protagonista Victor - Johnny Depp trasformato in pupazzetto con le sue sembianze e la sua voce - ragazzotto imbranato che nel giorno del suo matrimonio, mentre attraversa il bosco per raggiungere la sposa (Emily Warson), un po per scherzo e un po per provare il gesto, infila l anelo nuzialein quello che sembra un rametto. Idea pessima, non è un rametto, è il dito di uno zombie, una donna morta 6

7 chissà quanto tempo fa. E che, rivitalizzata dal anelo, si ripresenta a Victor, cartoon con i trati di Helena Bonham-Carter, compagna del regista, e pretende il suo posto di sposa gettando il povero giovane in una crisi disperata che neanche il rabbino del villaggio riesce a sbrogliare. Cadavere, ma pur sempre sposa, lo zombie ha anche un cuore e quando scopre che Victor ama un altra donna soffre fino alle lacrime. Il film trae spunto da una leggenda ebraica a sua volta ispirata ad una tragica realtà della Russia del secolo 19mo, quando molti ebrei, soprattutto le donne, venivano uccisi il giorno del matrimonio affinché non procreassero e sepolti con l abito nuziale. Ma Burton evita i toni dela tragedia e Corpse Bride resta una fiaba. Con un insegnamento molto semplice: guai a giocare con l anelo della sposa. Roberto Nepoti - La Repubblica, 7 settembre 2005 Tim Burton è davvero un tipo fuori del comune. Non solo appartiene alla categoria dei geniacci, ma multa in quella, ancor più ristretta, dei geniacci che non sbagliano un colpo. Mentre sta per uscire il suo Charile e la fabbrica di cioccolato, con Johnny Depp, ha presentato a Venezia La sposa cadavere, magnifico film a pupazzi animati dove Johnny presta la voce al protagonista. Ispirato a una vecchia fiaba popolare, racconta la storia di un matrimonio celebrato nel regno dei morti: quello tra il vivo Victor e il cadavere Emily, destinato a durare finché vita non li separi. Il giovanoto infati, innamorato di una Victoria un po smorta ma ancora appartenente al mondo supremo, vorrebbe liberarsi dal legame con la pur graziosa (somiglia a Emmanuelle Béart) salma. Capolavoro del cinema d animazione in stop-motion (i movimenti sono ripresi un fotogramma alla volta), cui Burton e il suo co-regista Mike Johnson hanno lavorato per dieci anni, il film riprende lo stile funerario (ma tut altro che lugubre) di Nightmare before Christmas; tanto che lo si potrebbe considerare il secondo episodio di una serie dedicata a Halloween (festa che Burton preferisce al Natale) cui è auspicabile un seguito. Questa volta, Il Grand-Macabre divide ancor più nettamente il mondo dei vivi da quello dei trapassati: grigio e triste il prlmo, festoso e colorato il secondo. Per le sfumature cromatiche del aldilà, Tim ha dichiarato d essersi ispirato ai cromatismi del cinema di Mario Bava; mentre Ray Harryhausen, pioniere della stop-motion (una scena marca col suo nome il pianoforte suonato da Victor), che gli ha fato visita sul set, è il padre spirituale del intero film. Dove peraltro abbondano, senza mai sprecarsi, altre citazioni, dalle prime SiIy Symphonies di Walt Disney (la danza degli scheletri) a Via col vento, a una quantità indefinita di musical. La cosa incredibile, per chi considera l animazione un genere minore, è il fato che ci sia più cinema qui che nella maggior parte del film dal vivo: movimenti di macchina arditi, inquadrature inventive, quella sagace articolazione dei punti-di-vista che fa cinema d autore. Morti o no, La sposa cadavere è puro divertimento anche per i! pubblico infantile, del suo contorno di buffi trapassati e personaggini animali (il verme nel occhio di Emily, il cane tut ossa) che non spaventano nessuno. L antica utopia dela congiunzione fra vivi e morti ha trovato raramente una rappresentazione così rasserenante,e perfino festosa. La paura, semmai, è un altra, il film s avvale di un «doppiaggio» d eccezione: oltre a Depp ci sono la moglie del regista, Helena Bonham Carter («Tim mi ha affidato parti di scimmia, di strega e di cadavere»), Emily Watson, Albert Finney, Christopher Lee, citati nei titoli di testa del edizione originale come autentici protagonisti. Curarne l edizione italiana dev essere un problema da incubo. Roberto Nepoti - La Repubblica, 28 ottobre 2005 Appena usciti dalla genialità lisergica della Fabbrica di cioccolato, abbiamo diritto a un altro film di Burton: un nuovo capolavoro, che parafrasa le eterne ossessioni di Tim nell'universo parallelo del cinema d'animazione. Anche la storia della Sposa cadavere mette in scena due universi, quello dei vivi e quello dei morti; e l'antica utopia della loro congiunzione ha trovato di rado una rappresentazione così felice. Libera rilettura di una fiaba popolare russa, spostata in contesto vittoriano, la storia narra del matrimonio tra il vivo Victor e la graziosa morta Emily, destinato a durare finché vita non li separi. Rispetto a Nightmare before Christmas, prototipo di un'ipotetica serie dedicata ad Halloween, il film mostra i progressi compiuti dalla tecnica "fotogramma per fotogramma". 7

8 A smentire chi considera l'animazione un genere minore, c'è più cinema qui che nella maggior parte dei film dal vero: movimenti di macchina arditi, inquadrature inventive, quella sagace articolazione dei punti-di-vista che fa il cinema d'autore. Come sempre in Burton, la vita va a nozze con la morte, il sorriso con quell'eccitante senso del "creepy" che fa un po' accapponare la pelle. Il Grand-Macabre (macabro sì, ma tutt'altro che lugubre o sinistro) mette in contrapposizione mondo dei viventi e mondo dei trapassati: triste, ingessato e represso il primo, festosamente anarchico e rumoroso il secondo. Colorato, soprattutto. Per le sfumature cromatiche dell'aldilà, Tim si è ispirato a Mario Bava; mentre Ray Harryhausen, pioniere della stop-motion, è il papà spirituale dell'intera impresa: tanto da essere evocato - in via un po' subliminale - nella marca del pianoforte suonato da Victor. Le citazioni abbondano; dalle "Silly Symphonies" di Walt Disney (la danza degli scheletri) a Via col vento, a una quantità indefinita di musical. Morti o no, La sposa cadavere è puro divertimento per il pubblico infantile, col suo contorno di buffi trapassati e animali (il verme, il cane tutt'ossa) che non spaventano nessuno. Ma se si può parlare di film d'animazione "adulto" è perché Burton sfiora anche, con intensa delicatezza, temi importanti come il lutto, la difficoltà d'amare, i pregiudizi, la difesa dei sogni contro i tutori della vita grigia. Lietta Tornabuoni - La Stampa, 28 ottobre 2005 Tim Burton, il magnifico visionario, e il suo co-regista Mike Johnson, hanno impiegato quasi dieci anni a realizzare La sposa cadavere, e non stupisce: la vecchia tecnica di animazione detta stopmotion aggiornata con la tecnica computerizzata, la stessa con cui Burton produsse The Nightmare Before Christmas, è molto complessa. La grafica è raffinata, gli effetti sono originali nel movimento come nel atmosfera, la musica di Danny Elfinan è bella, i pupazzi somigliano ai disegni infantili (braccia e gambe come bacchette), alle vignette satiriche del Settecento (anziani simili a pere, meloni o scope), alla pittura di Chagall (giovani con grandi occhiali malinconici). É uno stile di rappresentazione ideale per il confronto del film tra il Regno dei Vivi e la Terra dei Morti: il primo stupido, triste, dominato dal grigio dele costrizioni del epoca vitoriana; il secondo vivace, colorato, euforico, popolato da scheletri allegri. Il film romantico e macabro si rifà a una piccola favola russoebraica. Nel Europa del XIX secolo, Victor, ricco e non nobile, e Victoria, aristocratica e povera, devono unirsi in un matrimonio combinato: non si sono mai visti, ma al primo incontro si piacciono subito. Per incidente, di lui s impadronisce portandolo nel suo mondo soteraneo una sposa misteriosamente assassinata la notte delle nozze: il cuore di lei ha smesso di battere da tanto tempo, l abito bianco è logoro e strappato, la fede nuzialeè maltenuta dalle ossa delle dita, però la esuberante sposa cadavere cerca ancora l amore e un marito con cui dividere la vita eterna. Insieme con lei Victor impara a conoscere la Terra dei Morti dove ogni sera è una festa, ma alla fine torna dal suo reale amore, Victoria. Niente di raccapricciante, anzi. Toccante e aggraziato, «La sposa cadavere» arriva a un mix incantevole di divertimento e poesia. Corrisponde pienamente a quella caratteristica affascinante che ha fatto il sistematico successo dì Tim Burton anche al box office: essere mai adulto e mai bambino, saper cogliere quella coesistenza di comico e di nero, di buffo e di spaventevole, di tenero e di allarmante prediletta non soltanto dai bambini. Mike Johnson, amico e collaboratore di Burton che ha seguito La sposa cadavere anche mentre Burton realizzava La fabbrica di cioccolato, un regista soprattutto televisivo di 39 anni nato a Boston. Roberto Pavanello - La Stampa.it, 2 novembre 2005 La poetica di Tim Burton meriterebbe ben maggiore approfondimento che non la piccola recensione di un suo film, ma ne «La sposa cadavere» c è l essenza stessa del suo cinema. C è quel desiderio di raccontare favole capaci di toccare il cuore degli adulti e di rendere il diverso e l ignoto più interessanti del quotidiano e del consueto: si pensi ad esempio al Edward Mani di Forbice, al recente Willy Wonka o al padre contafrottole di Big Fish. In questo film animato è addirittura il regno dei morti ad attirare la simpatia di Burton che lo rappresenta colorato e più vivace del mondo abitato dagli esseri viventi che è invece grigio e cupo. Lo stesso regista ha spiegato che quest ultimo rappresenta la repressione, mentre l aldilà è invece il terreno della libertà creativa. E di libertà creativa ha fatto sicuramente buon uso Tim Burton nel creare il bel La sposa cadavere, ancora un cartone animato con i personaggi realizzati in plastilina e animati con la tecnica dello 8

9 stop motion come già fu per Nightmare Before Christmas ma con una qualità ancora maggiore. Diverte questa curiosa favola (alcuni momenti sono esilaranti) che racconta un insolito triangolo d amore con due donne, una viva ed una morta che si contendono un uomo sensibile e impacciato. Una storia nella quale i buoni sentimenti alla fine trionferanno affiancati da qualche nota di commozione. Gran merito della riuscita del film va dato alle musiche, molto efficaci di Danny Elfman, uno dei più apprezzati e prolifici compositori di Hollywood e abituale collaboratore di Burton. Un peccato non poter godere, nella versione italiana, del valore aggiunto dato a La sposa cadavere dal doppiaggio di Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Albert Finney e Christopher Lee. Fabio Ferzetti - Il Messaggero, 28 ottobre 2005 E se l aldilà fosse più alegro, più vivo, più colorato, soprattutto infinitamente più libero del nostro smorto al di qua? E se le spoglie dei nostri cari sopravvivessero, per così dire, in un susseguirsi di cocktail e di danze fra teschi canterini, vermi buontemponi, cagnolini scheletriti ma affettuosissimi (sissignori, quando muoiono anche le nostre amate bestiole finiscono proprio dove finiamo noi)? Mettere in immagini un ribaltamento simile non è da tutti, ammettiamolo. Ma siamo certi che proprio questa premessa così paradossale ha spinto Tim Burton verso la fiaba ebreo-russa adattata con grande libertà nel sofisticato e vorticoso La sposa cadavere. Nel mondo in cui vivono Victor e la sua promessa sposa Victoria, anche visivamente a cavallo fra la Praga di Kafka e la gelida Inghilterra vittoriana, le passioni sono infatti bandite e con esse le luci, i colori, il calore. Ma quando il loro matrimonio combinato si scombina, lui figlio di nuovi ricchi senza status, lei figlia di vecchi nobili spiantati, accade l incredibile. Vagando sconsolato per i boschi, la fede nuziale in mano, il timido Victor si ritrova infati sposato senza volere a una giovane un po frolata ma ancora assai sexy, defunta proprio nel giorno delle nozze. Un guaio per il povero Victor, che sul altare si era scoperto innamorato dela timida Victoria, vittima come lei di convenzioni e accordi fra adulti. Ma intanto Emily la sposa cadavere, che timida non è, lo trascina sottoterra dove - sorpresa! - si va di canzone in balletto, rallegrati dalle musiche spiritate del fedele Danny Elfman (sempre efficace anche se meno ispirato del solito). E da una folla di creature bizzare che citano un po Edward Gorey e il Disney dele Sily Simphonies, un po i dolci e macabri freaks che Tim Burton scarabocchiava sul suo tavolo di disegnatore emarginato alla Disney, prima che quel caravanserraglio confluisse in Beetlejuice e soprattutto nelle figurine che accompagnano i suoi versi (Morte malinconica del bambino ostrica, Einaudi). L incontro-scontro fra i due mondi, coi loro modi opposti di intendere l esistenza (calcoli, regole e menzogne nel aldiqua, danze, amori e bevute nel aldilà), culmina in un faccia a faccia coletivo che sarebbe macabro se in quei morti viventi grandi e bambini non riconoscessero i loro cari perduti, con incontenibile gioia reciproca. E il momento più alto di un film realizzato come il musical-capolavoro Nightmare Before Christmas con la nobile e antica tecnica delo stop motion (pupazzi veri, animati pazientemente fotogramma per fotogramma); ma più morbido, più smaltato, meno bizzarro e inquietante del precedente exploit animato di Burton. Anche perché nel frattempo la tecnica si è evoluta, il movimento è a tratti fin troppo perfetto. Ma questi forse sono sofismi. The Corpse Bride è comunque un regalo. Valerio Caprara - Il Mattino, 29 ottobre 2005 Con La sposa cadavere il produttore e regista (con Mike Johnson) Tim Burton ancora una volta dà vita a un tripudio di poesia alternativa, humour nero, macabra fantasia e illusionismo rigeneratore. A partire da una remota favola russo-ebraica, il film dell'autore di Big Fish mette in scena un plotoncino di personaggi che inneggiano all'eterna vitalità dell'amore inalberando gli oscuri vessilli della morte: mai visti insomma - se non nell'indimenticabile «Nightmare Before Christmas» dello stesso Burton - pupazzi di plastilina così esuberanti nella loro spontaneità, così ricchi di arguzia e d'umanità nelle loro fattezze mostruose. Il timido Victor sta per sposare la tenera Victoria: così hanno deciso le manovre delle rispettive famiglie, ma il caso vuole che il promesso sposo decida di provare la formula nuziale infilando l'anello in uno scheletrico ramo del bosco. Che si rivela, a sorpresa, il dito del cadavere in decomposizione di una fanciulla assassinata e sepolta il giorno stesso del suo matrimonio. Anche se il suo cuore ha cessato di battere, la Sposa Cadavere continua a sognare l'amore ed è ben lieta di trascinare sottoterra l'involontario corteggiatore... Le musiche di Danny Elfman impazzano tra ragnatele, croci, bare e candele e preparano lo spassoso 9

10 showdown che ristabilirà l'ordine «naturale» delle cose inoculando, però, il dubbio che nell'aldilà sia possibile imbattersi in un consesso molto più colorato, scatenato e bisboccione di quello stupido, triste e represso che ci è assegnato per diritto biologico. La tecnica antica della stopmotion non sembrerebbe propizia al computer e alla tecnologia digitale, eppure le caricature dei personaggi, le proporzioni degli interni e degli esterni e la resa di luci e fotografia dimostrano come il team di Burton abbia superato di slancio gli ostacoli. La favola riesce a esibire uno stile particolare, una patina insieme nostalgica e futuribile: i designers non a caso si sono ispirati ai dagherrotipi dell'età vittoriana e alle creazioni barocche del catalano Gaudì, facendo sembrare, per esempio, che il colore sia colato attraverso il Regno dei Vivi per depositarsi nella Terra dei Morti o che le sagome degli edifici del sottosuolo evochino scheletri con resti di pelle. Peccato solo che il doppiaggio italiano disperda grossolanamente l'atmosfera dell'originale, garantita tra l'altro da «voci recitanti» del calibro di Johnny Depp e Helena Bonham Carter. Gian Luigi Rondi - Il Tempo, 2 novembre 2005 Tim Burton, immaginifico e pirotecnico come sempre, torna al animazione, dopo l applauditissimo Tim Burton s Nightmare Before Christmas. I pupazzi, anche qui, afidati sempre a quela curiosa tecnica detta «stop-motion» che, grazie alla plastilina, consente di creare personaggi totalmente di fantasia a mezza strada fra la maschera e la caricatura. Lo spunto, questa volta, non è Halloween, ma punta anche di più sul macabro rifacendosi a una vecchia favola russa su un giovane che, per disattenzione, si era sposato con una donna morta. Si comincia con dei preparativi di nozze: una giovane, Victoria, figlia di nobili spiantati, sta per sposare Victor, figlio di arricchiti. Appena si intravedono si amano, ma Victor è così distrato che, provando la cerimonia di nozze infila l anelo in quello che crede un ramo secco e che è invece l anulare scheletrico di una donna uccisa dal marito il giorno delle nozze. Così sposata, naturalmente, la «sposa cadavere» intende far valere i suoi diritti trasportando Victor, anche se è vivo, nel regno dei morti. Perché le cose si aggiustino ci vorrà del tempo e, soprattutto, la rinuncia della «sposa cadavere» che consentirà a Victor di unirsi legittimamente alla sua Victoria. Tim Burton, con una storia così, ha dato libero sfogo alla sua più pittoresca fantasia. Intanto una trovata: la terra dei vivi è sempre tetra, grigia, noiosa, il regno dei morti invece, è coloratissimo, pieno di canti e bali (anche se, a balare, con gran frastuono d ossa, sono degli scheletri). Seconda trovata, una sorta di musical che induce molti personaggi ad esprimersi tramite canzoni (in genere buffe). Terza e più fondamentale trovata, i personaggi, morti e vivi, tutti salvo Victor e Victoria fabbricati con tratti comicamente aberranti e non di rado anche mostruosi, con il gusto del gioco, dello scherzo e, in più momenti, della farsa. Resi ad ogni piè sospinto addirittura irresistibili da battute pronte a citare, con furbizia e malizia, o vecchi film, anche dello stesso Burton, o doppi sensi verbali tenuti sempre abilmente in equilibrio tra il macabro e il grottesco. Certo a qualcuno tutti quei teschi, quegli scheletri e quei defunti coinvolti in beffe di umor nero potranno dare anche un po fastidio. Ma il divertimento che se ne otiene dovrebbe riuscire a porvi riparo. Anche grazie a un cinema che sa sempre vincere. Dario Zonta - L Unità, 9 setembre 2005 La sposa cadavere, presentato fuori concorso (ancora un film che poteva splendere nel concorso, peccato, applaudito dal pubblico in sala, ci restituisce una volta di più l aste e mestiere di Tim Burton, che vive un momento d oro. I suoli ultimi tre film, (oltre questo, Big Fish e Charlie and the Chocolate Factory, già uscito negli Stati uniti), sono tre perle e dimostrano il rinnovato talento di un regista che restituisce il cinema alla sua materia onirica e fiabesca. Tieni un diario, diceva Goethe, e diventerà il tuo lavoro. Il consiglio dello scrittore tedesco è un incitamento (per tutti coloro che hanno dei sogni, delle aspirazioni e un briciole di talento) a perseverare, perché quel intimo mondo di fantasia si può trasformare in realtà. Tim Burton questo ha fatto. Adolescente introverso, chiuso nella sua camera a prova di luna disegnava e inventava sui suoi diari storie incredibili dove l anormale è meraviglioso e il normale noioso. Burton oggi raccoglie i frutti del suo perseverare e ci dona film compiuti di un mondo immaginario dove regole e vite sono capovolte. La sposa cadavere (versione italiana del titolo originale Corpse Bride) è il secondo film «stopmotion» di Tim Burton. Il primo è stato lo splendido Nightmare Before Christmas. Per chi non li avesse presente, i film «stop-motion» sono quelli che muovono i pupazzi. Sono diversi, e molto, dal animazione sia tradizionale che digitale. Hanno qualcosa di tangibile e corporeo, e rimandano 10

11 aun epoca del cinema fato di materia e sogni, gesso e favole. I pupazzi sono manipolati con modifiche milimetriche e ogni posa è fotografata come un inquadratura. Una macchina complessa che ha un set vero. Insomma, una magia da teatro ottico. Questa volta Tim Burton ci posta nei luoghi di una favola popolare russa che unisce il mondo dei vivi con quelo dei morti. Siamo in un vilaggio del era vitoriana. Due giovani sono chiamati a sposarsi per accontentare le opposte esigenze delle rispettive famiglie, I Van Dort sono ricchissimi imprenditori del pesce in scatola e hanno sempre sognato di entrare nel alta società, Gli Everglot sono degli aristocratici spiantati che vedono nel matrimonio della figlia una prospettiva migliore. Alle prove di matrimonio il giovane Victor non riesce a dire la formula, e scappa nella foresta per ripeterla a memoria, Finalmente ci riesce e mimando Fatto infila l anelo sul ramoscelo di un tronco creduto secco, Questo si anima, e dal aldilà una sposa cadavere s afaccia. Victor si trova catapultato in un rutilante, caotico, colorato «mondo dei morti» e vive lì un esperienza incredibile, sposo per caso ed erore di una donna in eterna atesa. Assistiamo. ancòra una volta, a un totale ribaltamento della prospettiva. Ciò che si pensa scuro, tetro e decadente, cioè il mondo dei morti, è invece coloratissimo e vitale!! regno dei vivi invece è grigio e spento, disegnato secondo un gusto eclettico a metà tra architettura vittoriana e quella ceca e polacca. Una contrapposizione che ricade anche sui personaggi: anarchici e pimpanti i morti, tristi e grigi i vivi. Su queste direttive, anzi attraverso queste (facendo su e giù, tra morti e vivi) si muovono i nostri eroi: Victor (con la voce e la faccia di Johnny Depp), la sposa cadavere (voce e modi di Helene Bonham Carter) e Victoria, l altra sposina (voce di Emily Watson). Sono personaggi poetici e commoventi, con gli occhi grandi, aperti su un mondo che non capiscono. Fanno venire in mente tutti i protagonisti dei film di Burton, compreso quel Willy Wonka di Charlie and-the Chocolate Factory che Burton ha girato contemporaneamente a La sposa cadavere. Charli è un altro gioiello. Lo abbiamo visto negli Stati uniti e abbiamo trovato una splendida raffigurazione del pazzo mondo ideato dallo scrittore (soprattutto per bambini) Roald Dahl. È un film tradizionale (cioè non di animazione) e ha ancora una volta un perfetto Johnny Depp nella parte, ovviamente, del gran padrone e inventore della cioccolata Wonka. Di questo cinema non se ne ha mai abbastanza. Mariuccia Ciotta - Il Manifesto, 9 settembre 2005 Film d'animazione, sogno del cinema di essere «mondo», non copia della realtà, ma soggetto attivo che interferisce con la Terra dei vivi, quella di Tim Burton's Corpse Bride (La sposa cadavere, fuori concorso) applaudito a lungo in Sala grande alla presenza dei registi Mike Johnson e Tim Burton, e di sua moglie, l'attrice Helena Bonham Carter che dà voce alla protagonista. In scena, pupazzi di plastilina animati in stop-motion, 24 riprese al secondo, movimenti impercettibili fotografati a ripetizione e che riproducono idealmente il lavoro su carta dei disegnatori storici. L'effetto è un'azione a piccoli scatti, segno distintivo dell'universo capovolto dell'ideatore di Nightmare before Christmas, luogo del «doppio» umano, paese del contro-natale, abitato da folletti nascosti in un tronco d'albero. Qui siamo proprio nell'aldilà, l'underground dei morti, il sottosuolo di una foresta sepolta dalla neve, mondo dei cartoni animati, il colore, il movimento, la musica, la baldoria dei mostri e degli incubi. All'opposto, nella Terra dei vivi, la realtà è quella grigia di chi sacrifica tutto per denaro, come la famiglia Everglot, aristocratici ridotti sul lastrico e decisi a dare in sposa a un «nuovo ricco» la figlia Victoria. Tim Burton non solo è co-regista della Sposa cadavere ma è soprattutto l'artefice di filiformi personaggi dark, inventati quand'era disegnatore alla Disney, scarabocchiati sui quaderni, illustrazione di piccoli meravigliosi racconti macabri, raccolti in Morte malinconica del bambino ostrica (Einaudi). Fantasmi del giovane Tim, quando viveva nelle casette a schiera dei suburbi e si sentiva così diverso da rifugiarsi in un popolo di cani-frankeinstein, bambine con i chiodi al posto degli occhi e ragazzi dalle mani di forbice, Edward, l'incantevole umanoide Johnny Depp, che qui fa parlare Victor Van Dort, il promesso sposo di Victoria. Sosia di Depp e di Burton con il ciuffo nero e gli occhioni spalancati e tristi, vittima di orrendi genitori, imprenditori di pesce in scatola, dai sentimenti volgari tanto quelli degli aristocratici Everglot, Victor si innamora, corrisposto, di Victoria. Anche se entrambi detestano l'idea del matrimonio combinato e consegnato alla cerimonia di un prelato grifagno, si sposeranno, ma... La musica dell'alter ego di Burton, Danny Elfman, accompagna la discesa all'inferno di Victor, che ha 11

12 involontariamente sposato un grazioso cadavere, la ragazza dalla bocca rossa e la pelle blu, bella e putrefatta. Victor le ha infilato l'anello d'oro nella mano secca come un arbusto pensando a Victoria. Sprofondato nella città dei trapassati, Victor si trova al centro di un musical, il sabba dei demoni allegri, mezzi-umani e scheletri danzanti in omaggio alla prima Silly Symphony, The Skeleton Dance, del 1929, tanto per dire l'humor nero di Walt Disney. Prima di Tim Burton, Eisenstein citò la danza degli scheletri dell'amico Walt in Que viva Mexico!. Danza macabra di un cuore che non batte ma si spezza lo stesso, per amore. Il dolore di chi è stato separato dalla linea d'ombra della morte si trasforma in gioia sfrenata quando il popolo dell'aldilà torna nella terra dei vivi per il matrimonio di Victor con la sposa cadavere. Il nipotino riconosce nell'essere decomposto il nonno, la vedova il marito, la figlia il padre... e in un abbraccio collettivo il cinema live si fonde con le creature di cartone. Anche se è debitrice delle creature lunari di Nightmare before Christman, Corpse Bride ha un nuovo incanto, la struggente solitudine di corpi, i cartoon, senza corpo, la sposa morta con il suo velo di ragnatela, senza pace, in eterna attesa. Lo stile gotico, lo scenario vittoriano si fondono con un'archittetura dell'est Europa (la storia nasce da una fiaba popolare russa) e sembra di stare a Praga, sul ponte magico di Kafka mentre sotto le tombe si entra nei labirinti di Gaudì insieme a ragni parlanti, occhi fuori dalle orbite, figure mutanti, vermi-pagliaccio, prospettive sbilenche di Lowecraft e un bacio alla Via col vento. La sposa cadavere si disintegrerà in un volo di farfalle sullo sfondo della luna quando lei, la bella infelice, lascerà il posto e l'anello a Victoria e alla Terra dei vivi. Tim Burton s'inchina alla standing ovation. Redazione - Il Secolo d Italia, 8 setembre 2005 Applausi, ovazioni e grandi risate alla proiezione per la stampa de La sposa cadavere il film di Tim Burton presentato fuori concorso alla Mostra del cinema. Per la pelicola, finora la più applaudita del intera selezione di film presentati a Venezia, è stato un vero trionfo, con applausi anche durante la proiezìone. Girato con la tecnica stop motion di animazione al computer, e forte delle voci prestate ai personaggi da Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Emily Aatson, AlberI Flnney e Christopher Lee, La sposa cadavere racconta la vicenda, ambientata In un vilaggio del Europa del XIX secolo, di Victor, un ragazzo costreto a sposare Victoria, una giovane che neanche conosce ma della quale si innamora al primo sguardo. Victor, però, finisce erroneamente per pronunciare la promessa di matrimonio sul cadavere in decomposizione di una donna che ha indosso quel clic resta del abito nuziale: La Sposa Cadavere del titolo, appunto, sposata per errore da Vìctor, il matrimonio con la Sposa Cadavere, assassinata la note dele nozze, costringe Victor ad un viaggio nela Tera dei Morti dove trova un alegria e una vitalità sconosciuta nella Terra dei Vivi. In. tanto Victoria, la vera promessa sposa di Victoria attende il futuro marito sulla Terra. «Il film - ha spiegato Burton - si divide a due mondi: regno dei vivi, gotico e vitoriano, e quelo dei morti, vivace ed esuberante. Dopo The Nightmare before Christrnas cercavo qualcosa da fare con la stop motion. Un mio amico mi ha portato questa piccola storia, un paio di paragrafi su mia vecchia fiaba popolare, e mi è sembrata perfetta per questo tipo di animazione. E il risultato è un successo che, occasione più unica che rara, al Lido ha messo d accordo pubblico e critica. Roberta Ronconi - Liberazione, 8 settembre 2005 Non ci sono limiti alla fantasia di Tim Burton, il regista di Bìg Fish. E mentre il suo Charlie e la fabbrica di cioccolato trionfa sugli schermi di tutto il mondo, La sposa cadavere, il cartoon realizzato con la tecnica dello stop-motion proprio come Nightinare Before Christmas, conquista la platea veneziana con una storia nera e romantica al tempo stesso. Interpretato da pupazzi animati che in lingua originale hanno la voce di Jolnny Depp ed Helena Bonham Carter, il film racconta di un giovane e stralunato promesso sposo il quale, provando il discorso nuziale in un cimitero, risveglia inavvertitamente una morta che non perde l occasione per trascinarla nel suo mondo sotterraneo. 11 ragazzo tenta di tornare tra i vivi e dalla sua amata, ma al tempo stesso non vuole deludere la povera defunta felice di aver trovato finalmente marito. Costellata di travolgenti numeri musicali, ricco di esilaranti citazioni cinematografiche, popolato da bizzarri personaggi e impregnato di quella dolce malinconia tipica di tutti i film di Burton, il cartoon, prodotto dalla Warner e costato 40 milioni di dollari («un terzo rispetto a carte megaproduzioni digitali anche se ci ho 12

13 lavorato 10 anni» dice il regista) si diverte a rovesciare il mondo opponendo un oltretomba colorato e vitale al mondo dei vivi grigio e spettrale. «Nei miei cartoon gotici mi sono ispirato al regista italiano Mariò Bava - dice Burton -. Amo la tecnica della stop-motion, cosìold fashion e immutata negli anni. Molti credevano che Nighmare Before Christmas non fosse adatto ai bambini perché troppo pauroso, invece i piccoli lo hanno amato moltissimo e non si sono affatto spaventati. Lo stesso accadrà con questo film adatto a grandi, bambini e perché no, anche ai cagnolini». «E vero - aggiunge poi scherzando Helena Bonham Carter- da quando sono sposata con Tim non ho mai interpretato una persona normale. Sono stata prima una scimmia, poi una strega, ora un cadavere. I critici dicono che faccio sempre lo stesso ruolo, ma riuscite a pensare a personaggi così diversi l uno dal altro?». Roberta Ronconi - Liberazione, 2 novembre 2005 L'incubo che si fa storia, la paura che si fa compagna. Tim Burton è l'unico regista in grado di rivoltare il mondo e di trasformare in amabili protagonisti i reietti della Terra. Quelli almeno considerati tali dai dominanti "normali". E il mondo, visto dalla sua strana prospettiva, è decisamente più bello. Il suo ultimo lavoro, frutto di dieci anni di certosina pazienza, è La sposa cadavere, film che consigliamo vivamente ad adulti e bambini come cura per placare le paure ed imparare a guardare la morte con altri occhi. La storia è quella di Victor, giovane imbranato figlio di ricchi pescivendoli. E' promesso sposo di Victoria, erede di una famiglia di nobili con le ragnatele nella cassaforte. I due in realtà si amerebbero anche se non fossero costretti, ma Victor è talmente timido e impaurito da dover passare le notti nel bosco a ripassare ad alta voce la sua promessa di matrimonio per non iniziare a balbettare durante la cerimonia. E' proprio durante una prova notturna che per errore infila l'anello nuziale in un rametto secco, che altro non è che la mano rinsecchita di una giovane morta anni addietro il giorno delle nozze. Da ora in poi Victor si ritrova con due promesse spose, in due mondi diversi. E, prima della risoluzione, dovrà imparare a cavarsela su entrambe le sponde del destino. Girato in stop motion (come Nightmare Before Christmas), ovvero a passo uno (il personaggio in plastilina viene mosso 24 volte al secondo) La sposa cadavere è un vero miracolo dell'artigianato cinematografico, oltre ad essere una grande storia dai lontani richiami. La favola d'ispirazione appartiene alla tradizione ucraina e si basa sui terribili eventi che vedeva coinvolta, sia nell'ottocento che per parte del Novecento, la comunità ebraica con le giovani spose uccise prima delle nozze per impedirgli di procreare. La sposa cadavere è uscito in Italia contemporaneamente alla Fabbrica di cioccolato dello stesso Burton, remake del Willy Wonka interpretato da Gene Wilder e grande successo negli Usa. Sono entrambi imperdibili, ma la Sposa ha una magia in più. Mariarosa Mancuso - Il Foglio, 29 ottobre 2005 Lo hanno doppiato. Neanche benissimo. Al italiana. Avremo anche i migliori adatatori e doppiatori del mondo, ma puntualmente riescono a far scempio dei numeri musicali. Forse bisognerebbe rinunciare ale rime, o semplicemente ricontare le silabe. Ce n è sempre una di troppo, in assidua compagnia con le parole che escono dal vocabolario per prendere aria solo quando bisogna tradurre le canzonette di Walt Disney. Se il ritmo è sincopato, se gli scheletri fanno la loro danza macabra, si può sopportare, e non rovina il bellissimo film. Nel siparietto romantico, quando la sposa cadavere si adagia nella tomba che usa come giaciglio, la metrica incerta fa rabbrividire. Non si poteva far circolare almeno qualche copia sottotitolata, per godersi le voci originali di Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Emily Watson, Albert Finney? E tanto dificile compitareun sototitolo? Trato da un antica leggenda russa, costato a Tim Burton dieci anni di lavoro animare i pupazzetti in stop motion richiede parecchia fatica, e il computer in questo caso non serve La sposa cadavere racconta di una fede nuziale infilata nel dito sbagliato. Sembra un ramoscello: il goffo fidanzato Victor lo trova nel bosco mentre fa per conto suo le prove del matrimonio e quando lo centra al primo colpo, la terra si squarcia, rivelando la mano scheletrica di una ragazza uccisa dal promesso sposo. Visto che le tocca una seconda possibilità, non è disposta a mollare la presa. Quindi conduce subito l atonito consorte in visita al mondo dei morti. Molto più alegro, canterino e colorato del vittoriano mondo dei vivi. Intanto, la fidanzata legittima si torce le mani. Le torte di nozze misurano la differenza. Lassù, un pasticcino minuscolo da tirchi. Laggiù, un appetitoso e 13

14 gigantesco trionfo decorato con teschi e tibie candide. Quando i defunti salgono sulla terra annunciati dal banditore che ala fine dele notizie dice e ora le previsioni del tempo incontrano i vecchi amori e riciclano la chiusa di Via col vento : Francamente, cara, me ne infischio. Ovvio che la sposa cadavere, con un braccio e una gamba scheletrici, mentre le tette hanno resistito al insulto, sia molto, ma molto più sexy dela sposa vivente. Federico Pedroni - Film Tv, n. 43, 25 ottobre 2005 È un momento professionale decisamente felice per Tim Burton. l ex ragazzo prodigio del cinema americano, anticonformista e spesso non capito, ora è un regista di successo, osannato dalla critica e amato dal pubblico, capace di ottenere grandi risultati senza rinunciare alla sua poetica: un ironia grotesca con fortissime venature di malinconia. Quest anno, a brevissima distanza dal successo planetario de La fabbrica di cioccolato, torna con un gioiello di animazione, La sposa cadavere, che riporta alle atmosfere del suo Nightmare before Christmas. Burton parla con entusiasmo del metodo di animazione stop motion, una tecnica antica che ha richiesto una preparazione lunghissima: «Ciò che mi affascina di questa tecnica è la capacità di rendere le storie molto emozionali. Volevo creare un film di animazione che avesse una forte partecipazione emotiva. Nele storie d amore c è sempre una parte positiva e una parte triste. La miscela tra questi due elementi era il fulcro del film. Ho visto per anni quel genere di animazione, a partire dai film di Ray Harryhausen, e mi è sempre sembrato un mezzo per ottenere qualcosa di profondamente emotivo. Penso dipenda dal fatto che è realizzata manualmente. Ed è per questo che mi sembrava il mezzo giusto per questa storia. Tute le forme di animazione sono valide, ma c è qualcosa di speciale nella costruzione di questi piccoli set, con i pupazzi,l iluminazione, insomma c è qualcosa che mi comunica un maggiore senso di realtà rispetto ad altre forme di animazione». Burton sembra non fare gran diferenza nel afrontare film di animazione e film con atori in carne e ossa, le tematiche sono similie il mezzo espressivo viene scelto per l aderenza ala storia che si deve realizzare: «Io adoro la tecnica dello stop motion ma non farei tutti i miei film in quel modo! Quello che cerco di fare è trovare il mezzo giusto per ogni determinato progetto. È stato così anche per Nightmare before Christmas. Avrei potuto farlo in animazione tradizionale, con i disegni, ma non lo ritenevo adatto. Mi hanno proposto di fare La sposa cadavere con la computer animation ma sentivo che doveva essere realizzato in questo modo. Abbiamo anche fatto dei tentativi ma il film non aveva lo stesso sentimento. Penso che la scelta del mezzo sia importante proprio come la scelta del atore giusto». Uno dei fatori strabilianti dal punto di vista visivo è l utilizzo del colore, una gamma di sfumature di grigi avvolge i personaggi del mondo dei vivi, mentre i morti sono raffigurati con esplosioni di colori: «Abbiamo fatto in modo che il mondo dei vivi apparisse come quello dei morti e viceversa. Una sorta di confronto tra una vita fatta di regole e una vita creativa. C è soto un grande lavoro di sfumature sopratuto nei casi in cui i due mondi convergono. Il colore, la sua assenza o la sua presenza, sono stati trattati come personaggi della storia. Penso che il mio interesse nella storia nasca dalla contrapposizione tra la vita repressiva della terra dei viventi e la vitalità della terra dei morti». Un altro tema del film è il ritratto feroce della comunità umana, invidiosa, arrivista, pronta a tutto per interesse economico o di classe. «Questo è quello per cui si combatte continuamente nella società - osserva Burton -, si cerca sempre di rinchiudere le persone in categorie. Qualsiasi cosa io faccia, dipingere o scrivere o altro, è per oppormi a questo meccanismo, per spezzare la normalità usando la mia immaginazione. Ho sempre sofferto il conflitto tra conformismo e difesa delle individualità». Fabrizio Liberti - Film Tv, n. 44, 1 Novembre 2005 Nel film, che già dal titolo rimanda al corpo, Burton ha effettuato una straordinaria operazione chirurgica, affondando il suo speciale bisturi affilato dal grande amore per il cinema, dritto al cuore dello spettatore e del cinefilo più incallito. La sposa cadavere è un viaggio attraverso il cinema e i suoi generi, un crocevia in cui il mélo,il musical, l horor e la commedia si mescolano in un cocktail di rara misura. Già nei nomi dei due protagonisti, Victor/Victoria, Burton pare richiamare il musical di Blake Edwards e la fisiognomica - così simile - dei due personaggi, sembra rimandare alla coincidenza tra individuo e la sua maschera, tema centrale di quelli interpretati dalla Andrews, e poi si avverte la presenza di Via col vento e di tanto altro ancora. La storia nasce da una fiaba nera russa che si ispirava a tragici fati reali, quando durante i matrimoni ebraici la sposa veniva spesso rapita, violentata e infine uccisa da bande di assassini antisemiti. Victor, figlio di una 14

15 borghesia in cerca di pedigree, deve sposare la bella e diafana Victoria che appartiene a un aristocrazia ormain rovina. Il matrimonio combinato dovrebbe accontentare le aspirazioni degli uni e le necessità degli altri, ma i due si innamorano per davvero e un Victor imbarazzato sbaglia le prove dei matrimonio e per la vergogna fugge nel bosco. Qui prova ancora la formula del giuramento nuziale e infila l anelo a quelo che crede un semplice ramo, mentre è il dito scarnificato di una di quelle spose cadavere che il suo giuramento riporta in vita. Victor si trova quindi sospeso tra due mondi, quello dei vivi e quello dei morti, il primo allegro come un musical holiywoodiano ambientato in una scenografia fantastica alla Gaudfe il secondo cupo come un film della Hammer. Gli amori del regista vengono subito in superficie, a partire da quella minuscola citazione in cui la marca del pianoforte che Victor suona al inizio dei film è Haryhausen, come Ray, il grande sviluppatore della tecnica di animazione stop-motion che Burton e i suoi collaboratori hanno portato a un livello di perfezione sublime. Nel suo musical di Spoon River, che ricorda la skeleton dance disneyana e gli scheletri duelanti de Gli argonauti, Burton si concentra sulamore, sul cuore che bate e sul vuoto dele pene d amore che fa male. Questo vale sia per i vivi che peri morti e viene sottolineato da un finale in cui, come direbbe Meister Eckhart, i due mondi si incontrano e essere vivi e essere morti è la stessa cosa. Luca Raffaelli - XL, n. 3, novembre 2005 Meglio, motto meglio stare fra i trapassati. Almeno lì, sottoterra, fra bellezze in via di putrefazione e scheletri che la sanno lunga, ci sono i bei colori accesi della vita, e poi si ride, si beve, si balia, si scherza. Magari qualcuno soffre della nostalgia delta vita che fu, ma insomma che importa: il presente è piacevole e il futuro certo. E il mondo della vita? Al contrario: è grigio e tetro, gli individui che lo governano sono strenui controllori di un ordine sociale che distrugge sentimenti ed emozioni, e perdipiù chi trama e imbroglia se la gode: agli altri rimane solo la speranza, sempreché ci sia. La sposa cadavere, ultimo film di Tim Burton a pupazzi animati propone, come il precedente Nightmare Before Christmas, la contrapposizione di due mondi. In Nightmare mostri che scoprivano il Natale e umani che lo festeggiavano; stavolta il mondo dei buoni e simpatici morti e quello dei cattivi e antipatici vivi. Con due sole eccezioni, tra i vivi: Victor e Victoria. Promessi sposi, dolci e sensibili, sono in balia della crudeltà del mondo, di quello terreno soprattutto. Fra i due mette il dito, o meglio J. ossuta falange la Sposa cadavere. La quale, poverina, ha un personale dramma da riscattare nella terra dei vivi, e dunque si porta sottoterra lo sposo promesso (alla vivai. Come il film, ambientato in un villaggio europeo del diciannnovesimo secolo, trovi il suo epilogo non lo rivelerò neanche morto: però forse dalle premesse ci si poteva aspettare un finale più cattivo e diabolico. Per il resto il film è una rafinatezza continua, uno spetacolo, una meraviglia. D altra parte quela per i film di pupazzi è per Tim Burton una vera, grande passione. Perfino quando era alla Disney era riuscito a far passare alcuni suoi progetti in materia. Ricordo i mormorii di sorpresa quando al festival di Annecy, vent anni fa tuto consacrato al animazione d autore, apparve la scrita Walt Disney presents. Che diamine accade? Come si permetono? Poi sulo schermo arivò un pupazzo e dagli altoparlanti La voce di Vincent Price a raccontare la storia di un ragazzino che amava quello che faceva paura, insomma tuto ciò che aveva a che fare con t orore, con il mistero e dunque anche con l aldilà. Il cortometraggio si intitolava Vincent. Evidentemente, e per nostra fortuna, Tim proprio non ce la fa a staccarsi da questo mondo, nonostante tutti i suoi successi come regista di film live. E la sua passione animata si esprime particolarmente con questi pupazzi, statuine meravigliose che, con l aiuto di bravi animatori, si muovono, agiscono e parlano come i migliori atori del mondo. Oggi che il disegno animato tradizionale sta abdicando in favore del computer 3D, ci pensano Tim Burton e queli del Aardman (con le loro galine o i Walace and Gromit di plastilina) a dimostrare che l animazione di successo sta anche altrove. Pensate poi che strano: quando Tim Burton stava lavorando a Mars Attacks! fece fabbricare i marziani da lan McKinnon e Peter Saunders, i più famosi costruttori di pupazzi del mondo (con sede a Manchester), e cominciò a studiare le scene con alcuni maestri del animazione inglese. Dopo qualche settimana contrordine. Si chiude tutto, e la lavorazione dei marziani si fa negli Usa. Col computer, ovviamente. Costa meno e viene meglio. Sembrava la fine di un epoca. E invece no. Eccoli qui McKinnon e Saunders a costruire i pupazzi, 15

16 bellissimi, della Sposa cadavere (esposti anche al Festival di Venezia). Una differenza sostanziale rispetto ai personaggi di Latex usati per Nightmare: in quel caso gli animatori avevano a disposizione centinaia di teste diverse che posizionavano sul collo a seconda dette espressioni e del movimento delle labbra. In questo caso, invece, le espressioni sono realizzate grazie a complicati meccanismi che si muovono sotto la pelle del viso dei personaggi. La pelle è fatta di silicone, e perciò si sporca facilmente di polvere: questa era una bella grana per chi passava la giornata a farla muovere. Comunque, alla fine, la polvere che non ci doveva essere non si vede affatto. Tutto è perfetto (poi di questo riparliamo). Tim si è affidato a un regista sul campo: Mike Johnson, animatore di Nightmare. «Il mio compito è stato quello di mostrare a Tim quello che lui voleva vedere, e di scegliere le soluzioni giuste ai tanti problemi che si presentavano», ha dichiarato. Si riferisce ovviamente alla fase di produzione, in cui il film veniva ripreso (con telecamere digitali). Perché prima, in pre-produzione, il. lavoro era stato lungo ed accurato, con il designer Carlos Grangel e gli altri dello staff (in testa Burton, ovviamente) a definire inquadrature, stacchi, movimenti dei personaggi. Conil film in produzione c erano già le voci originali (un cast fenomenale: Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Emity Watson, Tracey Ullman, che hanno il toro nome nei titoli di testa) e le canzoni musicate da Danny Elfman. Qualcuno nel mondo del animazione si è lamentato perché Tim Burton - che per la storia si è ispirato ad un racconto tradizionale russo ha riconosciuto un certo debito al folklore messicano ma non, più apertamente, a un cortometraggio che 4 anni fa è stato realizzato a Città del Messico. Firmato da René Castillo, Hasta los huesos, di undici minuti, narra la disavventura di un tipo che viene portato a forza nel regno dei morti: un night club in cui scheletri e freschi cadaveri se la spassano alla grande. Anche questo fatto, oltretutto, con i pupazzi. Cose che capitano. Quello che invece ci siamo chiesti dopo La visione del film di Burton è se la perfezione assoluta non possa tramutarsi in paradossale difetto. È tutto così impeccabile, tutto così senza macchia e senza polvere, tutto così giusto, che dopo averlo visto si potrebbe rimanere senza emozioni. Davvero: tramortiti. Jacopo Barozzi - Il Mucchio Selvaggio, dicembre 2005 Una fiaba decisamente dark, che viene fuori dalla tradizione popolare russa: materia ideale per il lato più sognante e terribile di Tim Burton, quello perfettamente a fuoco in Edward mani di forbice e nel ideazione del corto Frankenweenie. Il regista ha ronzato atorno al soggeto de La sposa cadavere per un decennio. Quando non sperava più di arrivare a un risultato concreto, la lavorazione del quasi contemporaneo La fabbrica di cioccolato gli ha improvvisamente fornito la chiave di letura giusta per, come ha deto lui, un film che potrebbe far inoridire i grandi ma che piacerà tanto ai bambini. Se la costruzione narrativa della pellicola ha in effetti una sua semplicità quasi didascalica (il matrimonio di convenienza di due giovani che si scopre amore vero, l ostacolo rappresentato dal fantasma di una ragazza infelice, uccisa il giorno del suo mancato matrimonio e innamorata dello sposo vivo, la risoluzione finale del intreccio con il sacrificio del fantasma), le immagini sono quanto di più inventivo e interessante sia uscito dalla fantasia di Burton: nei volti rigonfi e a lampadina dei personaggi, nelle fattezze decomposte e fascinose della Sposa e nelle passerelle scheletriche degli abitanti del Regno dei Morti, meno terribili dei colleghi di Halloween di The Nightmare Before Christmas, ma non meno divertenti, sta la chiave a cui si accennava prima: la costruzione di un immaginario visivo perfetto, fiabesco e incantato. Un tentativo riuscito di liricizzare una storia fosca e anche violenta, in equilibrio fra contemporaneità e passato. L uso dela stop motion permette di conservare un respiro artigiano al lavoro e la mano fanciulla e irriverente di Burton è presente in ogni angolo, voci comprese (Johnny Deep e Helena Bonham Carter su tutte: vi consigliamo assolutamente la versione originale della pellicola). Meno memorabile del solito la colonna sonora di Danny Elfman, alla ricerca di un tema portante che sfugge continuamente e sovrastata da sfondi visivi in cui il Medioevo di un tempo sembra richiamare - malignamente - la contemporaneità. 16

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