GENNAIO INNARU

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1 LUNEDì 1 MARTEDì 2 MERCOLEDì3 GIOVEDì 4 VENERDì 5 SABATO 6 DOMENICA 7 LUNEDì 8 MARTEDì 9 MERCOLEDì10 GIOVEDì 11 VENERDì 12 SABATO 13 DOMENICA 14 LUNEDì 15 MARTEDì 16 MERCOLEDì17 GIOVEDì 18 VENERDì 19 SABATO 20 DOMENICA 21 LUNEDì 22 MARTEDì 23 MERCOLEDì24 GIOVEDì 25 VENERDì 26 SABATO 27 DOMENICA 28 LUNEDì 29 MARTEDì 30 MERCOLEDì31 GENNAIO INNARU Bon capudannu e bon capu di misi/i mustazzola unni sunu misi? Jnnaru porta la festa a lu primu Comu si leggi ogn annu a calendariu: Lu primu iornu c agghiorna è la strina E doppu d idda veni San Macariu FICUDINIA C è na matri troppu ngrata Fa li figgi nta li spini, cu la testa ncurunata giriata di rubbini Lassimi stari, non mi tuccari, lassimi spugghiari, ca ti fazzu arricriari La Storia Il ficodindia, dopo la sua introduzione in Sicilia nel XVI secolo, si è rapidamente naturalizzato e diffuso sull Etna divenendone una delle piante simbolo. Utilizzato agli inizi per delimitare appezzamenti assieme ai muretti di pietra lavica, caratterizza,soprattutto sul versante meridionale nell Etna le chiuse elementi tipici del paesaggio agrario. In queste chiuse è anche presente come pianta produttiva assieme ad altre specie mediterranee quali olivo, mandorlo, pistacchio.in Avola e a Noto presente già dal 1700,è chiamata ficodindia tingirussa; e da Noto fu portata a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1802 La pianta fiorisce in primavera e i ficudinnii maturano da agosto a settembre, di qualità diversa: bianchi, sanguigni, cula russi, muscareddi e panitteri. I fichidindia sono: latini - numerosissimi provenienti dalla prima fioritura Bastarduna o Scuzzulati -costituiscono una qualità più pregiata,sono tardivi,ma più grossi e saporiti perché si ottengono scutulannu (bacchiando),la prima fioritura a fine maggio Cula russi- di qualità inferiore che matura tardivamente in rapporto alla fioritura. In cucina Gelo di ficurigna (dolce al cucchiaio) In un litro di succo di fichidindia si uniscono a freddo 70 gr di amido; a fuoco lento si rimesta fino a quando inizia appena la bollitura. Si versa in un piatto di servizio e si decora a piacimento. Oltre che per la produzione di frutti il ficodindia nel tempo è stato ed è utilizzata come: pianta foraggera (per l alimentazione del bestiame), medicinale (i decotti dei fiori svolgono una funzione diuretica) ed ornamentale. IL C.S.T.B. AUGURA A TUTTI I SOCI UN FELICE ANNO

2 FEBBRAIO FRIVARU GIOVEDì 1 VENERDì 2 SABATO 3 DOMENICA 4 LUNEDì 5 MARTEDì 6 MERCOLEDì 7 GIOVEDì 8 VENERDì 9 SABATO 10 DOMENICA 11 LUNEDì 12 MARTEDì 13 MERCOLEDì 14 GIOVEDì 15 VENERDì 16 SABATO 17 DOMENICA 18 LUNEDì 19 MARTEDì 20 MERCOLEDì 21 GIOVEDì 22 VENERDì 23 SABATO 24 DOMENICA 25 LUNEDì 26 MARTEDì 27 MERCOLEDì 28 Invocazioni Bon vinuta luna nova, jsti vecchia e turnasti nova; comu crisciunu li to pizzi accussì crisciunu li me trizzi Luna nova luna prima Diu ni scanzi di mala vicina U Cuntu Sia binidittu cu fici lu munnu! E cu lu fici lu seppi ben fari Fici lu celu ccu lu circu tunnu Fici la luna a crisciri e mancari Fici lu mari e non si vidi funnu fici la varca pi lu navicari LA LUNA La luna si fa e si disfà: Fici la luna ( novilunio) Lu sfari di la luna (le fasi decrescenti) La luna si dice criscenti o chinu di luna: nel Primu quartu e a Menzaluna Il plenilunio è la Quintadecima La luna si dice calanti - vacanti di luna: nell ultumu quartu Il novilunio è Luna nova - u quintu Le fasi prendono nome anche dalla forma :varcuzza,spatuzza,spatuzzedda IL MITO Nel mito la Luna è detta Selene o Artemide o anche Persefone o Ecate. Essa forma la coppia divina con il Sole che è sempre stato considerato il principio maschile ed è in coppia con la Luna che rappresenta il principio femminile. La connotazione nefasta della Luna, la terribile Luna Nuova, è rappresentata da Ecate; Ecate o Lilith o Luna Nera, era associata al mondo degli spiriti e alle forze misteriose dell aldilà ed era legata alla magia nera, quindi il suo mito era negativo perché questa deità lunare era considerata malvagia. Nel Paradiso di Dante il Cielo della Luna è trattato nel Canto II (vv ): portati in alto da quella voglia di cielo che è da sempre nel cuore dell uomo, Dante e Beatrice, nel tempo che forse impiega una freccia a percorrere il suo moto verso il bersaglio, giungono al Primo Cielo, quello della Luna A luna era na picciridda curiusa, figghia di na furnara; n-jornu ci vinni u disideriu di n cudduruni ma vuleva vidiri comu so matri u nfurnava e perciò s avvicinau a la vucca di lu furnu. So matri arraggiata ci desi un corpu di scupuni e ci mascariau tutta a facci. Pirchissu ancora oggi c havi a facci macchiata e i picciriddi cantanu a filastrocca: Luna lunedda/ fammi na cudduredda/ fammilla bedda ranni/ quantu lu cori di Sangiuvanni Modi di dire Allunatu Persona stordita, come Essere o avere il cervello nella Luna: essere distratto e non accorgersi di ciò che avviene intorno. Dicesi anche di chi ha subito influsso malefico:pulcini malaticci, (è comu lu puddicinu di la luna) pesci scipiti e sfatti; pomidori duri. Lunaticu-;Volubile come la luna: che cambia umore e abitudini Panza calanti, luna mancanti Panza a punenti, luna criscenti CENTRO STUDI T. BELLA SIRACUSA

3 GIOVEDì 1 VENERDì 2 SABATO 3 DOMENICA 4 LUNEDì 5 MARTEDì 6 MERCOLEDì 7 GIOVEDì 8 VENERDì 9 SABATO 10 DOMENICA 11 LUNEDì 12 MARTEDì 13 MERCOLEDì 14 GIOVEDì 15 VENERDì 16 SABATO 17 DOMENICA 18 LUNEDì 19 MARTEDì 20 MERCOLEDì 21 GIOVEDì 22 VENERDì 23 SABATO 24 DOMENICA 25 LUNEDì 26 MARTEDì 27 MERCOLEDì 28 GIOVEDì 29 VENERDì 30 SABATO 31 MARZO MARZU Superstizioni In vicinanza del carrubo si potevano incontrare, fate e streghe, ritenute abitatrici delle sue fronde. Chi dorme sotto un carrubo è amico del diavolo che di norma sta su quest albero. Chi cade da un carrubo deve morire Sotto il carrubo si trovano le famose truvature, leggendari tesori incantati Questo frutto, e nutriente per cui certi popoli ne fecero, un tempo, una parte importante del loro vitto. La polpa fresca e assai gradevole e ha un azione leggermente lassativa; mentre quella secca, e astringente. Dalla fermentazione si puo ricavare alcol, mentre i semi forniscono appretti e gomme d impiego industriale. In passato i semi, di forma lenticolare, detti carati, grazie al loro peso costante furono usati per pesare oro e pietre preziose. Inoltre con le carrube si preparano mangimi per gli animali; dalla scorza e dalle foglie si possono estrarre tannini. Lo sciroppo a Scicli e nei centri vicini negli anni 40 veniva usato come tonico, come ricostituente per i convalescenti, per i depressi, per i malati affetti da disturbi cardiovascolari, sessuali, colpiti da polmonite, bronchite, tubercolosi, ipostenia e varie altre malattie. Le silique di carrubo mature e fresche, lavate e denocciolate, pestate e passate producono un miele speciale. Il miele di silique di carrube, si usa per la preparazione di speciali dolci natalizi e pasquali; pulito, costituisce. un alimento d alto valore nutritivo, C.S.T.B CARRUBBA Storia Il carrubo è una pianta conosciuta da tempi remoti. Le prime testimonianze si trovano nei documenti di Teofrasto e di Strabone e di scrittori naturalisti come: Plinio il Vecchio. Nei Vangeli di Matteo e di Marco si legge che Giovanni il Battista Se ne nutriva nel deserto. Da queste testimonianze si può ipotizzare che fin dalle origini il carrubo sia stato un albero tipico della macchia mediterranea, ma non è possibile stabilire con esattezza il suo luogo di origine, Alcuni studiosi lo ritengono originario dell Asia Minore o della Siria, altri ne pongono le origini in Egitto; altri lo credono originario della Sicilia, per altri ancora il carrubo esisteva come albero spontaneo nelle terre del bacino orientale del Mediterraneo, ma la sua coltivazione ebbe inizio soltanto nei tempi storici: i Greci la estesero in Sicilia, ma gli Arabi ne intensificarono la coltivazione. Per altri ancora 1a diffusione del carrubo in Sicilia fu dovuta ai Fenici, che della Sicilia furono i colonizzatori più antichi. I Fenici avrebbero trovato nelle carrube quasi un sostitutivo dei datteri. Essi tenevano vivo il culto degli alberi, che conservano nel sottosuolo riserve persistenti di umidità. Nell Asia Minore e nella Sicilia era oggetto di venerazione, da parte dei normanni, musulmani e dei cristiani; pare che fosse sacro a S. Giorgio, infatti si incontrano parecchi tabernacoli riparati all ombra dei suoi rami. Nel Medioevo furono gli Arabi a interessarsi del carrubo, usavano il seme del carrubo per pesare i metalli preziosi, stimando il peso di un carato di carruba al valore di 4 grani. Ancora oggi in Tunisia e in Algeria viene usata una moneta detta Kharrubah. Verso la fine del Medioevo il carrubo era coltivato in tutte le terre del Mediterraneo compatibili con la sua coltura, il suo Frutto, noto a tutte le popolazioni cristiane d Europa, era già utilizzato, per la preparazione di prodotti medicinali e di dolci. Ad accrescere la diffusione del carrubo contribuirono le crociate e i pellegrinaggi dei cristiani, Nella seconda metà del settecento la coltura del carrubo si estese nei territori di Modica, Ragusa, Comiso, Scicli, Noto e Avola. La produzione siciliana era valutata in 60 mila cantari l anno, dei quali 40 mila venivano esportati attraverso i porti di Augusta, Siracusa, Noto e Scoglitti; le carrube non esportate erano utilizzate come alimento per il bestiame e per la povera gente, oltre che per usi medicinali.

4 DOMENICA 1 LUNEDì 2 MARTEDì 3 MERCOLEDì 4 GIOVEDì 5 VENERDì 6 SABATO 7 DOMENICA 8 LUNEDì 9 MARTEDì 10 MERCOLEDì 11 GIOVEDì 12 VENERDì 13 SABATO 14 DOMENICA 15 LUNEDì 16 MARTEDì 17 MERCOLEDì 18 GIOVEDì 19 VENERDì 20 SABATO 21 DOMENICA 22 LUNEDì 23 MARTEDì 24 MERCOLEDì 25 GIOVEDì 26 VENERDI 27 SABATO 28 DOMENICA 29 LUNEDì 30 Lu Cuntu APRILE APRILI Lu ruloggiu di lu varveri Si cunta e si ricunta ca c era un varveri ca aveva n ruloggiu ca senza darici corda nuddu, caminava da seculi e seculi. Tutti li paisani currevunu a la so putia p addumannari a lu ruloggiu nfatatu li cosi ca vulevunu sapiri e a tutti iddu ci dava la so risposta. Sapeva diri quannu si facevunu li frutti, quannu vineva lu mmernu e la stati, sapeva diri a cchi ura agghiurnava e quannu scurava, e macari quantu anni avevanu i cristiani. Ognunu avissu vulutu stu ruloggiu nfatatu, ma nuddu lu puteva aviri, e nuddu lu puteva sfasciari sulu lu vecchiu mastru varveri ca l aveva saputu fari e tutti, a vista o a l ammucciuni, ludavunu lu Mastru ca l aveva fattu. BUONA PASQUA AI SOCI DEL C.S.T.B. IL SOLE Il Mito L Apollo greco, quindi, dio di luce, con l arco e le frecce che simboleggiano il Sole e i suoi raggi, è invocato da Platone come l astro che fa conoscere le leggi fondamentali della Repubblica; Il Dio del sole Elio, per i Romani, nacque assieme alle sorelle Eos (Dea dell aurora) e Selene (dea della luna); svegliato da un gallo, animale a lui sacro, conduce ogni giorno la sua quadriga per il cielo da dove sente e vede tutto. Era un terribile nemico per coloro che approfittavano del buio per compiere i loro delitti, per chi complottava nell ombra come i ladri, gli assassini, i malfattori. Sede preferita di Elio era l Isola di Rodi ma anche la Sicilia gli fu cara. In Sicilia aveva posto il suo armento sacro a pascolare, qui le sue figlie Lapezia e Fetusa custodivano i trecentoquaranta buoi del padre. Tutti questi capi di bestiame furono consumati dai compagni di Ulissecome racconta Omero nell Odissea e quindi, siccome la quantità di bestiame corrispondeva ai trecentocinquanta giorni dell anno, il dio irritato tolse loro questi giorni e quindi anche quello del rimpatrio, condannandoli ad errare per sempre. Duna signali u suli, quannu nesci e quannu, poi, si curca nta lu mari, signali sicurissimi nta l alba... Ma tu varda lu suli attentamenti pirchì ti giuva assai lu ricurdari lu culuritu di la facci so, doppu ca pi lu celu ha passiatu tuttu lu jornu, prima di cuddari: si è tingiuta di russu, sarrà ventu; quannu si menti n velu cinnirinu, certu è ca chiovi intra pocu tempu; Si, inveci, nta lu russu di la facci cumincianu a spuntaricci li macchi, tuttu si farà trubbulu nta l ariu pi l acqua e pi lu ventu misi nsemi: Virgilio Georgiche libro1

5 MARTEDì 1 MERCOLEDì 2 GIOVEDì 3 VENERDì 4 SABATO 5 DOMENICA 6 LUNEDì 7 MARTEDì 8 MERCOLEDì 9 GIOVEDì 10 VENERDì 11 SABATO 12 DOMENICA 13 LUNEDì 14 MARTEDì 15 MERCOLEDì 16 GIOVEDì 17 VENERDì 18 SABATO 19 DOMENICA 20 LUNEDì 21 MARTEDì 22 MERCOLEDì 23 GIOVEDì 24 VENERDì 25 SABATO 26 DOMENICA 27 LUNEDì 28 MARTEDì 29 MERCOLEDì 30 GIOVEDì 31 MAGGIO MAJU U RANATU I Miti Come simbolo di abbondanza e di fertilità compare in un gran numero di rappresentazioni delle dee, soprattutto dell Italia meridionale e della Sicilia. Il frutto era rappresentato in mano allastatua dell Era di Argo e come attributo della cosiddetta Dea del melograno, scultura arcaica di una divinità femminile. secondo alcune tradizioni la pianta era nata dal sangue di Dioniso.Ma il più antico mito della Grecia che lo riguarda è quello che lo associa ad Orione, bellissimo figlio della terra che aveva sposato Side, donna così vanitosa da credere di essere più bella anche di Era, la dea per questo la punì scaraventandola nell Ade, ove si trasformò nel frutto di melograno, che, nel mito di Persefone, rapita dal dio degli inferi, costretta a rimanere nell Ade per aver mangiato tre chicchi, rappresenta il frutto dei morti. Durante le feste in onore della dea Demetra, le ateniesi mangiavano i semi luccicanti del frutto per conquistare la fertilità e la prosperità, mentre i sacerdoti erano incoronati con rami di melograno, ma non potevano mangiarne il frutto in quanto, come simbolo di fertilità, aveva la proprietà di far scendere l anima nella carne. il melograno, fu cibo proibito presso i cristiani perchè, secondo un antica tradizione, era il frutto che fu offerto dal serpente ad Eva nel Paradiso Terrestre, terribilmente simile alla capsula dell oppio Proprietà Gli usi tradizionali del melograno hanno radici molto antiche. Il melograno è descritto in un papiro datato 1550 A.C. (papiro di Ebers). Anche Ippocrate ne descrive le proprietà e parla del melograno come di un vero e proprio rimedio medicamentoso. Nell antica Grecia, infatti, il melograno era prescritto come antinfiammatorio e per combattere i casi di diarrea cronica. Nella medicina tradizionale georgiana, invece, il melograno veniva utilizzato per la cura di emorragie passive, ferite infette e sudori notturni. Diffuse erano anche le applicazioni contro le infezioni parassitarie Le numerose proprietà benefiche attribuite dalla tradizione popolare al melograno sono state successivamente confermate dalla medicina ufficiale, la quale ha individuato altre interessanti potenzialità terapeutiche di questa pianta.il suo ricco contenuto in sostanze antiossidanti, la rendono un valido aiuto per la prevenzione di alcune patologie molto diffuse, quali ad esempio l arteriosclerosi. Grazie alle sue proprietà antibatteriche ed astringenti, il consumo diretto o la somministrazione sotto forma di estratto può recare notevoli vantaggi alla nostra salute e contribuire al globale benessere dell individuo Superstizioni Per scorpire una truvatura bisogna mangiare un intero frutto di melograno cavalcando un cavallo al galoppo senza farne cadere un sol chicco. Anche i rametti di melograno servono ad indicare dove sono nascosti i tesori occulti, ma solo se sono maneggiati da una maga o da una persona che sappia le formule, gli scongiuri.e che ha venduto l anima al diavolo,infatti la melagrana era il frutto di Lucifero che era bianco quando egli stava in cielo e diventò rosso quando egli sprofondò nell inferno. La melagrana rossa pertanto è del diavolo e, quando se ne vede una a chicchi rossocarico, dicesi che è della vera razza di Lucifero.

6 GIUGNO GIUGNU VENERDì 1 SABATO 2 DOMENICA 3 LUNEDì 4 MARTEDì 5 MERCOLEDì 6 GIOVEDì 7 VENERDì 8 SABATO 9 DOMENICA 10 LUNEDì 11 MARTEDì 12 MERCOLEDì 13 GIOVEDì 14 VENERDì 15 SABATO 16 DOMENICA 17 LUNEDì 18 MARTEDì 19 MERCOLEDì 20 GIOVEDì 21 VENERDì 22 SABATO 23 DOMENICA 24 LUNEDì 25 MARTEDì 26 MERCOLEDì 27 GIOVEDì 28 VENERDI 29 SABATO 30 CREDENZE POPOLARI - LE IL MITO IL CIELO STELLATO Cc è un gran cannistru di rosi e di sciuri: la notti si apri, lu jornu si chiudi Tra i miti che si riferiscono all agricoltura vi è un antico mito greco secondo cui in principio la Nux (la Notte), fecondata dal vento, depose il suo uovo nell immenso grembo dell oscurità e dall uovo subito balzò fuori Eros e, dopo di lui, la Terra e il Cielo. Si conosce però un altra versione di questo mito. Nell VIII secolo a.c. un poeta di origine contadina, Esiodo, narrava che: Prima era il Caos, poi Gea, la Terra, dall ampio seno, solida ed eterna sede di tutte le divinità che abitavano l Olimpo. Gea, prima di ogni altra cosa, partorì un essere uguale a sé, il cielo stellato, Urano, affinché questi l abbracciasse interamente e fosse sede eterna dei beati. TEORIE E SUPERSTIZIONI Nella credenza popolare il cielo è la volta della terra : poggia sul mare che alla terra fa confine. I cieli sono sette e l utimo è il più alto; si dice infatti Jrisinni a li setti Celi per dire provare massima soddisfazione. Anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri, i cieli del Paradiso sono sette, secondo il sistema tolemaico Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno a cui si aggiungono il cielo delle Stelle fisse e del primo mobile Dudici su li stiddi prncipali ca fanu lustru cunformi la luna. Le stelle sono di fuoco e quando cadono in qualche posto bruciano tutto;esse sono testimoni di tutto ciò che accade di notte: cosi di notti, testimoni li stiddi Ogni stella è un anima e la stella che più splende sulla nostra casa è l anima di un nostro congiunto. Nasci omu e nasci stidda Una stella nasce al cominciare della vita d un uomo e sparisce alla sua morte; quindi le stelle esercitano un influsso sugli uomini e sulle cose; però vi sono stelle benigne e stelle maligne.in particolare le stelle cadenti (i stiddi chi currunu)sono indizio di disgrazie e uccisioni, e la striscia di fuoco che lasciano è l anima di un ucciso che si avvia al suo destino. Questa credenza si consolidò nel 1885 in occasione del colera, quando un gran numero di stelle correnti solcò il cielo di Palermo dove gli uccisi di colera furono circa tremila;il popolo trovò in questa credenza la spiegazione per il fenomeno eccezionale di tante stelle correnti. CONSULTA IL SITO DEL CENTRO STUDI DI TRADIZIONI POPOLARI TURIDDU BELLA

7 LUGLIO GIUGNETTU DOMENICA 1 LUNEDì 2 MARTEDì 3 MERCOLEDì 4 GIOVEDì 5 VENERDì 6 SABATO 7 DOMENICA 8 LUNEDì 9 MARTEDì 10 MERCOLEDì 11 GIOVEDì 12 VENERDì 13 SABATO 14 DOMENICA 15 LUNEDì 16 MARTEDì 17 MERCOLEDì 18 GIOVEDì 19 VENERDì 20 SABATO 21 DOMENICA 22 LUNEDì 23 MARTEDì 24 MERCOLEDì 25 GIOVEDì 26 VENERDì 27 SABATO 28 DOMENICA 29 LUNEDì 30 MARTEDì 31 IL GELSO Non c è paese siciliano che non abbia i suoi alberi di ceusu, anche come ornamento delle strade. Un tempo era importante per la cultura del Baco da seta, ma per i frutti che produce, non ha padrone: chiunque ha il diritto di raccoglierli, come per i funghi. Forse per il fatto che non è facile procurarsele, le gelse, non sono vendute dai fruttivendoli Superstizioni Dormire sotto un gelso nero può provocare la morte, Per la festa di San Nicolò, durante la processione nei campi, si raccolgono le foglie di gelso che, benedette, si conservano in casa o nella stalla come protezione a ogni male. Il Gelso nel linguaggio dei fiori rappresenta la prudenza e la saggezza; nella medicina popolare lo sciroppo ricavato dalle more del gelso nero guariva la bocca dal mughetto Il mito Due giovani babilonesi Piramo e Tisbe si amavano contro il volere delle loro famiglie.decisero, infine, di fuggire insieme, dandosi appuntamento nei pressi di un gelso. Tisbe giunse per prima all appuntamento, ma ferita da una leonessa, fuggì perdendo il velo. Piramo, giunto poco dopo, pensò che la fanciulla fosse stata sbranata e, folle di dolore, si ferì a morte con la sua spada ed il suo sangue tinse i frutti bianchi del gelso che, da quel giorno, diventarono rossi. Tisbe, calmata la paura, tornò sui suoi passi appena in tempo per vedere l amato spirarle tra le braccia. Morto Piramo, anche Tisbe si uccise. Il mito di Piramo e Tisbe fu molto noto nel Medioevo nella versione ovidiana delle Metamorfosi. Questi accadimenti commossero gli dei, commossero i parenti. Ancor oggi, quando i frutti del gelso sono ben maturi si tingono di rosso scuro, ed una sola urna raccoglie le ceneri di entrambi. Ovidio- Metamorfosi Centro Studi di tradizoni popolari T.Bella - Siracusa- tel

8 MERCOLEDì 1 GIOVEDì 2 VENERDì 3 SABATO 4 DOMENICA 5 LUNEDì 6 MARTEDì 7 MERCOLEDì 8 GIOVEDì 9 VENERDì 10 SABATO 11 DOMENICA 12 LUNEDì 13 MARTEDì 14 MERCOLEDì 15 GIOVEDì 16 VENERDì 17 SABATO 18 DOMENICA 19 LUNEDì 20 MARTEDì 21 MERCOLEDì 22 GIOVEDì 23 VENERDì 24 SABATO 25 DOMENICA 26 LUNEDì 27 MARTEDì 28 MERCOLEDì 29 GIOVEDì 30 VENERDI 31 AGOSTO AUSTU Una mappa del cielo di 4000 anni or sono... LE PLEIADI Le sette mitologiche sorelle figlie di Atlante e di Pleione fuggirono attraverso le terre della Beozia per cinque anni inseguite da Orione finché gli dei le trasformarono in colombe ovvero le peleiades. Erano associate all agricoltura poiché la loro apparizione nel cielo segnava il tempo della mietitura e il loro tramonto l aratura. Solitamente nella visione ad occhio nudo se ne contano 6 o 7, ma in particolari condizioni si arriva a vederne fino a 9. Le Pleiadi sono state osservate e riconosciute sin dall antichità. Riferimenti letterari si trovano già in Esiodo, nell Odissea, nella Bibbia; ovunque sono stati orientati templi verso di loro e anticamente, prima che l anno solare fosse stabilito, l anno era diviso in due parti: cominciava con la loro levata al mattino e l inverno con la loro levata la sera. La riapparizione delle Pleiadi in novembre portava la festa dei morti In vari contesti di ogni parte del mondo esiste un appellativo comune che le identifica nelle Gallinelle oppure nella Chioccia con i pulcini, o ancora nella Pusinà, nella Puddara. Puddara ovvero i setti stiddi IL MITO La Puddara è una specie di carro sul quale la Madonna si siede e gira per il cielo. Stidda dda- purrettu cca Guardando e contando le stelle della Puddara nascono dei porri sulle mani In inverno esce di notte e quando è n pernu,( a perpendicolo) è mezzanotte; in estate ccu li setti stiddi significa che si è al primo far dell alba perché la costellazione si vede verso ponente circa alle tre del mattino. Lu Triali Le tre stelle in fila che costituiscono il cinto di Orione. Lu triali esce un ora dopo la Puddara. I contadini e i marinai dalla loro posizione e dalla stagione in cui si vedono, determinano l ora approssimativa della notte La stidda di l arba e la stidda di la Vimmaria Venere esce ccu du uri di matina, qualche ore prima dell alba e secono un canto popolare, fa da guida agli uomini per tutto l anno: Ca già cumpari la stidda di jornu- chidda ca ni guverna tuttu l annu Espero, Stidda di sira, invece è la prima stella che si vede la sera, e la più splendente detta dell avemaria perchè appare poco prima del vespro.

9 SETTEMBRE-2007-SETTEMMIRU IL FICO SABATO 1 DOMENICA 2 LUNEDì 3 A tempu di ficu MARTEDì 4 Nun c è parenti nè amicu MERCOLEDì 5 (ognuno pensa per se) GIOVEDì 6 Non mi ni mporta un fucu siccu VENERDì 7 ( non me ne importa niente) SABATO 8 DOMENICA 9 Pianta di origini antichissime esso cresce LUNEDì 10 spontaneo nei luoghi aridi della Grecia, MARTEDì 11 della Sicilia, della Turchia e dell Africa del Nord MERCOLEDì 12 E antica opinione medievale,che l albero che condusse a peccare Adamo GIOVEDì 13 ed Eva fosse un fico, e un fico si vede talvolta rappresentato nei monumenti VENERDì 14 della primitiva arte cristiana. Secondo la leggenda il fico è l unico albero SABATO 15 che non fiorisce ed i suoi frutti non hanno profumo, perché vi si impiccò DOMENICA 16 Giuda LUNEDì 17 Il frutto che noi mangiamo, infatti, non è propriamente un frutto, ma il MARTEDì 18 ricettacolo di una numerosa quantità di fiori che ne occupano la parte interna, MERCOLEDì 19 i quali, compiuta la fecondazione, ne maturano i granelli, ed il ricettacolo, GIOVEDì 20 ingrossando, acquista tutte le qualità che lo rendono uno dei migliori e VENERDì 21 saporiti frutti. SABATO 22 Alcune varietà possono produrre due volte i frutti, i primi si raccolgono a DOMENICA 23 maggio giugno, sono generalmente di grossa pezzatura, mentre la seconda LUNEDì 24 produzione, detti fichi veri, si raccolgono ad agosto-settembre e sono di MARTEDì 25 pezzatura inferiore. Vi sono molte qualità di fichi e ad ognuna viene dato MERCOLEDì 26 un nome per individuarla: Bianculidda, bifora, ficazzana, sangiuvannara, GIOVEDì 27 ecc VENERDì 28 SUPERSTIZIONI SABATO 29 DOMENICA 30 Dormire sotto un fico porta fortuna, ma se ciò avviene nelle ore più calde dei giorni estivi, comparirà in sogno una monaca di casa con un coltellaccio in mano che chiederà da quale parte si vuole impugnare. se il malcapitato risponde ppi la punta sarà subito ucciso, se risponderà ppi lu manicu,gliene verrà una grande fortuna Sognare fichi secchi significa imminente prigionia Un fico secco portato in tasca preserva dalle emorroidi Nell antica Atene i farmacisti del tempo portavano al collo collane di fichi secchi, perchè ritenuti dotati di virtù purificatrici. La scuola Salernitana indica il frutto adatto per spingere Venere; esso infatti nell antica simbologia rappresentava il sesso femminile. Frutto femmina per eccellenza che in ogni dialetto indica la parte intima della donna, per cui nei secoli è stato ritenuto un rimedio eccellente contro l impotenza e la frigidità Ricette sfiziose Fichi al forno caramellati Bagnate i fichi e passateli in un piatto in cui avrete versato lo zucchero. Disponeteli quindi in una teglia imburrata e passateli nel forno caldo a 200 gradi per 10 minuti. Potete servirli con del gelato e decorarli con la menta fresca Fichi al cioccolato Tagliare i fichi a metà, riempirli con le mandorle e la frutta candita, richiuderli bene e passarli in forno a 150 C per ¼ d ora. Immergerli nel cioccolato fuso e spolverizzarli di zucchero a velo.

10 LUNEDì 1 MARTEDì 2 MERCOLEDì 3 GIOVEDì 4 VENERDì 5 SABATO 6 DOMENICA 7 LUNEDì 8 MARTEDì 9 MERCOLEDì 10 GIOVEDì 11 VENERDì 12 SABATO 13 DOMENICA 14 LUNEDì 15 MARTEDì 16 MERCOLEDì 17 GIOVEDì 18 VENERDì 19 SABATO 20 DOMENICA 21 LUNEDì 22 MARTEDì 23 MERCOLEDì 24 GIOVEDì 25 VENERDì 26 SABATO 27 DOMENICA 28 LUNEDì 29 MARTEDì 30 MERCOLEDì 31 OTTOBRE OTTOBRI ORSA MAGGIORE * * *Il Mito*** L Orsa è la più nota configurazione di stelle del mondo, ma non in tutti i Paesi è conosciuta con questo nome, sebbene sia il più noto e diffuso. ra i tanti appellativi figurano: il Gran Carro, il Calesse, l Aratro, la Bara, la Casseruola, il Ramaiolo, il Gran Mestolo, Helica presso gli antichi Greci. Nella mitologia greca, l Orsa si identifica con due personaggi diversi: Callisto, un amante di Zeus e Adrastea una delle ninfe che allevò Zeus neonato. Per i Romani le sette stelle erano altrettanti buoi, che essi chiamavano quindi Septem Triones, da cui deriva la denominazione settentrione per indicare il nord. In Sicilia L orsa Maggiore prende il nome di La stidda di lu vujaru o di lu picuraru. Da una leggenda contadina: ***U Cuntu*** Un poviru vujaru pussideva sulu du voi; na notti, mentri tutti durmevunu, ntisi scrusciu nta la stadda e chiamau u jarzuni, ppi vidiri cchi c era; ma chiddu, nsunnacchiatu, inveci di pinsari a li voi s addurmisciu nautra vota. Doppu n-pocu, u vuiaru ci jiu iddu stissu nta la stadda, e quannu s accurgiu ca i latri aveunu arrubbatu i sò armali, chiamau aiutu e so muggheri, so figghia e lu jarzuni curreru appressu a li latri, finu n celu unni addivintaru i setti stiddi da puddara: i primi dui sunu i voi i secunni dui i latri appressu lu patruni, so muggheri, so figghia e chiù luntaneddu lu jarzuni. Stidda di Santa Lucia Appare il 13 Dicembre, si crede apportatrice di gravi disastri marittimi come recita un proverbio marinaresco: U Signuri ni libbira di Sant Andria e di la stidda di Santa Lucia La curuna di la Bedda Matri Si riferisce forse alla Corona Boreale, piccola costellazione che si individua a oriente della parte centrale del Boote. È caratterizzata da una linea di stelle disposte a mezzaluna, tra le quali spicca, simile ad una pietra preziosa sulla corona, Gemma (conosciuta anche con il nome di Alphecca). La costellazione, che nel mito greco rappresenta la corona che Arianna indossava quando sposò il dio Dioniso, nella fantasia dei Siciliani è diventata lo stellario di Maria, formato da stelle create dalla Madonna, disposte a forma di circolo visibile a mezzanotte del 8 Dicembre Centro Studi T. Bella Viale Teocrito Siracusa-tel

11 NOVEMBRE NUVEMBRI GIOVEDì 1 VENERDì 2 SABATO 3 DOMENICA 4 LUNEDì 5 MARTEDì 6 MERCOLEDì 7 GIOVEDì 8 VENERDì 9 SABATO 10 DOMENICA 11 LUNEDì 12 MARTEDì 13 MERCOLEDì 14 GIOVEDì 15 VENERDì 16 SABATO 17 DOMENICA 18 LUNEDì 19 MARTEDì 20 MERCOLEDì 21 GIOVEDì 22 VENERDì 23 SABATO 24 DOMENICA 25 LUNEDì 26 MARTEDì 27 MERCOLEDì 28 GIOVEDì 29 VENERDì 30 LA VIA LATTEA Il Mito La Via Lattea è la strada percorsa dagli dei per raggiungere il palazzo dove risiede Giove. Essa fu originata dal latte fuoriuscito dal seno di Giunone mentre allattava Ercole il quale vi siattaccò con tanta forza che la dea,gemendo per il dolore lo allontanò da sé mentre un getto di latte volava verso il cielo, trasformandosi nella Via Lattea, mentre un altro cadeva in terra mutandosi in giglio. Secondo un altro mito è la scia lasciata dal carro del Sole concesso per un giorno dal dio Apollo al figlio Fetonte, il quale, ignorati i consigli e le esortazioni alla prudenza del padre, ne perse il controllo conducendolo fuori del suo corso quotidiano. I filosofi della Scuola Pitagorica formularono sulla Via Lattea un ipotesi ispirata proprio al mito di Fetonte, affermando che essa dovesse essere prodotta dall uscita del Sole dal proprio cammino; in conseguenza di ciò esso bruciò la parte di cielo attraversata, lasciando traccia evidente del suo passaggio. Aristotele, d altra parte, riteneva che essa fosse prodotta dalle esalazioni della sfera del fuoco, come del resto anche le meteore luminose, le cosiddette stelle cadenti nonché le stesse comete. Scala di S.Jacupu di Galizia CREDENZE POPOLARI In molte parti della Sicilia gli antichi miti si sonotrasformati in credenze religiose. Si crede che la via lattea sia una scala prodotta da alcune gocce di latte di Maria,cadute viaggiando su questa terra e rimaste in cielo per volontà di Dio. A Noto, a Modica, a Vittoria si crede che questa scala fosse formata da coltelli, pugnali, chiodi, spine,che l anima, nuda e con i piedi scalzi dovrà percorrere prima di andare al proprio destino.san Giacomo di Gallizia, che ne è la guida, sceglie il momento quandol uomo, caduto in agonia.perde i sentimenti, sicchè è creduto ancora vivo dagli astanti, ma in realtà è morto e la sua anima sta compiendo il doloroso viaggio. l anima rimane ancora in rapporto con il corpo che manifesta con il sudore e l ultima lacrima della morte, il dolore per le ferite dei piedi tagliati dalle spade. Questo viaggio in punto di morte va fatto da tutti, anche dai neonati. Per lungo tempo, in alcuni luoghi dell Agrigentino,questa credenza era avallata dalla chiesa che considerava gli increduli, dei peccatori ed alcuni sacerdoti assegnavano loro la pesante penitenza di stricari la lingua n terra Storta comu a scala di San Jacupu SI DICE fari la lingua a strascinuni La Stidda ccu la cuda L apparizione di una cometa con la coda è indizio di una grave sventura pubblica: morte di re, infortuni, guerre e stragi e più particolarmente rivoluzioni, siccità e carestie. un canto popolare accenna a questa credenza Accumpariu na stidda all Orienti/ cu la cuda nn avanti chi fa strata/ ognunu dici ch è cosa di nenti,/ è cosa chi cuncurri a la jurnata./ Nun vidi a Cristu quantu è Onniputenti,/ ca teni la so spata sfudirata! tu piccaturi, si tu non ti penti/ sarà supra di tia la vastunata! Sono aperte le iscrizioni al C.S.T.B. aspettiamo la vostra adesione

12 DICEMBRE DICEMBRI SABATO 1 DOMENICA 2 LUNEDì 3 MARTEDì 4 MERCOLEDì 5 GIOVEDì 6 VENERDì 7 SABATO 8 DOMENICA 9 LUNEDì 10 MARTEDì 11 MERCOLEDì 12 GIOVEDì 13 VENERDì 14 SABATO 15 DOMENICA 16 LUNEDì 17 MARTEDì 18 MERCOLEDì 19 GIOVEDì 20 VENERDì 21 SABATO 22 DOMENICA 23 LUNEDì 24 MARTEDì 25 MERCOLEDì 26 GIOVEDì 27 VENERDì 28 SABATO 29 DOMENICA 30 LUNEDì 31 FESTE DEL NUOVO SOLE NATALE Le feste natalizie erano nella Roma imperiale feste del solstizio, del nuovo sole che rinasceva dopo la morte simbolica, risalendo verso il nord Anche il nuovo anno legale cominciava in quei giorni, alla Kalendae Januarii nel periodo immediatamente posteriore al solstizio che, veniva convenzionalmente fissato al 25 dicembre. Scriveva l Imperatore Giuliano nel discorso su Elio Re : Prima di cominciare l anno, noi diamo in onore di Elio giochi magnifici, solennità consacrate a Elio Invincibile..La festa del Sole era diventata il culto più importante in Roma verso la fine del III secolo, l imperatore Aureliano, figlio di una sacerdotessa del Sole, istituì addirittura il culto statale del Comes Sol Invictus, la cui festa, il dies Natalis Solis Invictus divenne il centro della liturgia imperiale. All inizio del IV secolo la festa era diventata così popolare a Roma che persino i cristiani vi partecipavano accendendo con i pagani fuochi in onore dell astro che rinasceva. La Chiesa, per allontanare i fedeli da quelle feste idolatriche, pensò di fissare la celebrazione della nascita del Cristo il 25 dicembre. D altronde, chi era il Cristo se non il Sole di Giustizia, incarnazione Il simbolismo dell Albero di Natale di origine pre-cristiana fu assimilato dai cristiani che lo riferirono alla Croce, ovvero al Cristo- Albero cosmico, analogo al Cristo-Sole che nasce per offrire la sua luce e i suoi frutti agli esseri, ponte fra cielo e terra. Per questo motivo si appendono all abete tanti lumini che rappresentano la nascita del Sole Bambino, e la luce che dispensa all umanità. Analogamente, i frutti dorati e i doni appesi sono l emblema della vita che il Cristo dona, e i dolciumi il suo amore CAPODANNO Con il Capodanno ci troviamo di fronte ad una celebrazione che trova le sue origini proprio in ricorrenze religiose antichissime.basti pensare all uso di mortaretti e altre fonti di rumore che,a parer di alcuni, emulerebbe proprio l usanza di fare del chiasso per scacciare gli spiriti maligni. Iniziarono i Babilonesi a festeggiarlo circa 4000 anni fa.l anno babilonese iniziava in corrispondenza della prima Luna Nuova dopo l equinozio di primavera, quando la terra rifioriva a nuova vita. Gli antichi Romani continuarono a celebrare l anno nuovo nel tardo marzo, sulla scia della tradizione orientale. Il primo dell anno era dedicato a Giano il sacro dio bifronte e da qui il nome gennaio. Tale divinità si diceva avesse due facce e due fronti: l una rivolta indietro verso il passato e l altra rivolta avanti verso il futuro. Ecco perché Giano era considerato il dio degli inizi e dei termini Anche in questo caso, l inizio dell anno nuovo assumeva un significato religioso mescolato però ad una sregolatezza ed a festeggiamenti sfrenati in onore di questa divinità romana.ma il calendario romano era continuamente sballottato dai vari imperatori; si scelse quindi di sincronizzarlo con il sole.fu Giulio Cesare, nel 46 a.c., a creare quello che ancora oggi è conosciuto come il calendario Giuliano, che stabiliva che l anno nuovo iniziasse il primo gennaio.il primo gennaio i Romani usavano invitare a pranzo gli amici scambiandosi un vaso bianco con miele, datteri e fichi, accompagnato da ramoscelli d alloro, come augurio di fortuna e felicità. Ecco l origine della strenna: I rametti benauguranti venivano staccati da un boschetto della via sacra a una dea di origine sabina: Strenia apportatrice di fortuna e felicità, da cui strenna = presagio fortunato. Il DIRETTIVO AUGURA BUONE FESTE E ARRIVEDERCI AL 2008 Allegoria del solstizio invernale (Padova 1611)

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