Lettera personale. vita. giorno. STRUTTURA

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1 Lettera personale Testo non letterario: mi confido, mi sfogo con una persona amica, scrivo riflessioni e racconto momenti della mia vita. Prevalgono le sequenze riflessive. E scritto in prima persona singolare. Si riferisce ad avvenimenti recenti. Si usa il tempo presente o il passato prossimo. Diario Testo non letterario: mi confido, mi sfogo, scrivo riflessioni e racconto momenti della mia vita. Prevalgono le sequenze riflessive. E scritto in prima persona singolare. Annota avvenimenti e riflessioni giorno per giorno. STRUTTURA Si usa il tempo presente o il passato prossimo. Intestazione (Caro Riccardo) Luogo e data da cui si scrive Libera esposizione degli argomenti. Data in cui si scrive Introduzione (ti devo dire assolutamente che cosa mi è capitato ) Parte centrale (ho vinto il Concorso per il miglior tema ) Chiusura (scrivimi presto) Firma P. S. (cioè un aggiunta) LA RICERCA Testo espositivo-informativo COME SI FA UNA RICERCA? 1. E necessario rispondersi alla seguente domanda: Riguardo all argomento dato, che cosa mi piacerebbe sapere di più? 2. Una volta scelto l obiettivo della mia ricerca, cerco notizie su Enciclopedie, Internet, riviste specializzate, posso intervistare esperti o testimoni. 3. Raccolgo su schede o file le informazioni che ho trovato, senza accontentarmi di una sola fonte (cioè o solo l Enciclopedia o solo Internet) e senza scrivere cose che non capisco.

2 4. Ordino le informazioni secondo una scaletta, ovvero organizzandole seguendo un ordine logico, per arrivare a rispondere alla mia curiosità iniziale. 1. Osserva il TITOLO 2. Dividi il brano in SEQUENZE 3. Dai un titolo ad ogni sequenza. Oppure sottolinea in ogni sequenza il tema principale. 4. Unisci i vari titoli. COME SI FA UN RIASSUNTO Il titolo è già un riassunto: ci dice quali sono gli argomenti principali su cui l autore vuole puntare l attenzione. I testi narrativi ed espositivi sono costituiti da sequenze (talvolta indicate dal rientro grafico): come le scene di un film, c è un cambio sequenza tutte le volte che: - cambiano i personaggi (es. arriva un personaggio nuovo, ne esce un altro ) - cambia il tempo della narrazione (es. si passa da un giorno ad un altro ) - cambia l ambiente della narrazione (es. da un interno si passa all esterno) - c è un nuovo avvenimento. Ricorda che le sequenze possono essere: - narrative (raccontano ciò che succede) - descrittive (descrivono il luogo, uno stato d animo) - riflessive (riportano il pensiero dell autore o di un personaggio) - dialogiche (riportano il dialogo diretto tra i personaggi) Cerca di evidenziare l informazione che ogni sequenza ti vuol dare, indicandola proprio con un titolo : lascia perdere i dettagli e punta ai nodi della storia, senza i quali non si capirebbe ciò che è successo; prendi in considerazione soprattutto le sequenze narrative. Collega gli avvenimenti principali indicati dai titoli che hai dato e costruisci un testo unitario e comprensibile per chi non ha il brano davanti (prova a rileggerlo con lo spirito di chi non sa niente della storia). RICORDA: - Se anche il racconto è in prima persona (ad es. l autore parla in prima persona ricordando una sua esperienza: Quando andai in Scozia ) il riassunto è sempre in terza persona ( L autore racconta di quando è andato in Scozia ) - Se ritengo necessario riportare i dialoghi, devo trasformarli in discorsi indiretti: es. E questa la direzione per il Lago di Lochness? diventa L autore chiese la direzione per il Lago di Lochness. LA RELAZIONE E un testo espositivo - informativo Serve a presentare un esperienza di studio o di lavoro (un progetto, una visita d istruzione, un esperienza di laboratorio ) sul quale si forniscono informazioni, dati e conoscenze. E simile alla ricerca, ma in più vengono descritte tutte le tappe del lavoro d indagine che si è svolto. E un testo oggettivo. COME SI FA UNA RELAZIONE? 1) Si raccolgono informazioni sull argomento: si prendono appunti, si consultano le enciclopedie, si intervistano esperti 2) Si dà un ordine cronologico o logico all esposizione, cioè si fa una scaletta ESEMPIO 1 TITOLO Progetto Facciamo un film a scuola

3 INTRODUZIONE (cioè breve illustrazione dell argomento) OBIETTIVI: cioè a quale domanda si vuol rispondere con questo lavoro? Quale scopo si vuol raggiungere? TEMPI (quanto tempo ha richiesto l attività?) MODALITA E PERSONE COINVOLTE (Chi ha svolto il lavoro? Quali modalità sono state usate?) ESPOSIZIONE (E la parte centrale della Relazione, quella in cui si riferiscono tutte le informazioni raccolte) CONCLUSIONI: si illustrano i risultati del Progetto. Gli obiettivi sono stati raggiunti? PROPOSTE E COMMENTI: questa è l unica parte soggettiva della relazione, quella in cui si possono esprimere giudizi e riflessioni personali, dire se l esperienza mi è piaciuta, che cosa ho imparato Il 28 dicembre 1895 i pochi curiosi che, attratti da un annuncio pubblicitario, entrarono nel Grand Café di Boulevard des Capucines a Parigi, videro apparire sullo schermo un enorme treno sbuffante che li spaventò, tanto sembrava vero: era il cinema, la fabbrica dei sogni. I fratelli francesi Auguste e Louis Jean Lumiere avevano organizzato quella prima proiezione utilizzando un nuovo apparecchio: il cinematografo (dal greco Cinema = movimento e grapho = scrivere), in grado di proiettare immagini in movimento. Ma come nasce un film? E possibile realizzarne uno in classe? 30 ore di lavoro in classe distribuite tra le lezioni di italiano, inglese, francese, musica e tecnologia. Gli alunni delle due classi terze della Scuola Media F. di Bartolo di Buti hanno lavorato divisi per gruppi d interesse: con l aiuto degli insegnanti hanno ideato il soggetto del film, steso il testo, scritto la sceneggiatura, preparato scenografie e costumi, eseguito il trucco e la recitazione, scelto le musiche, filmato e montato il film. Per fare un film a scuola è necessario darsi alcuni criteri: Evitare idee che richiedano effetti speciali o complicati fotomontaggi; Scrivere una storia che non svolga in luoghi troppo diversi o lontani dalla scuola; Se si vuol risparmiare sui costumi è bene evitare storie che si svolgono nel passato o nel futuro; Evitare un linguaggio volgare. Come nasce un film? In quanto forma d arte, il film esprime un idea, un messaggio; la nostra idea è stata quella di.. Conigli sotto la Luna Dino Buzzati Nel giardino la luna, e quel profumo d'erba e piante che ricorda certe lontanissime mattine (saranno mai esistite?) quando alle prime luci, con gli scarponi e il flobert, si usciva a caccia. Ma adesso c'e' la luna quieta, le finestre sono spente, la fontana non getta piu': silenzio. Sul prato quattro cinque piccole macchie nere. Ogni tanto si muovono con buffi salti veloci, senza il minimo rumore. All'ombra delle aiole, come aspettando. Sono i conigli. Il giardino, l'erba, quell'odore buono, la quieta luna, la notte cosi' immensa e bella che fa male dentro per incomprensibili ragioni, tutta la notte meravigliosa e' loro. Sono felici? Saltellano a due a due, non viene dalle loro zampe il piu' lieve fruscio. Ombre, si direbbero. Minuscoli fantasmi, genietti inoffensivi della campagna che intorno dorme, visibile sotto la luna a grandissima distanza. E debolmente splendono anche le remote pareti bianche di roccia, le montagne solitarie. Ma i conigli stanno con le orecchie tese, aspettano, che cosa aspettano? Sperano forse di poter essere ancora piu' felici? La', dietro al muretto, nel cunicolo che viene dal tombino, dove all'alba si nascondono a dormire, e' tesa la tagliola. Loro non lo sanno. Neppure noi sappiamo, quando insieme agli amici si gioca e si ride, cio' che ci attende, nessuno puo' conoscere i dolori, le sorprese, le malattie destinate forse all'indomani.

4 Come i conigli noi stiamo sul prato, immobili, con la stessa inquietudine che ci avvelena. Dove e' tesa la tagliola? Anche le notti piu' felici passano senza consolarci. Aspettiamo, aspettiamo. E intanto la luna ha compiuto un lungo arco nel cielo. Le sue ombre di minuto in minuto diventano piu' lunghe. I conigli, con le orecchie tese, lasciano sull'erba illuminata mostruose strisce nere. Anche noi, nella notte, in mezzo alla campagna, non siamo piu' che ombre, fantasmi scuri con dentro l'invisibile carico di affanni. Dove e' tesa la tagliola? Al lume favoloso della luna cantano i grilli. IL TESTO ARGOMENTATIVO (materiali per la discussione) Legge sulle droghe in Italia e in Europa Legge 49/2006: Nella Gazzetta Ufficiale del 27 febbraio scorso è stato pubblicata la legge 21 febbraio n.49, di conversione del decreto legge 272 del 2005, con la quale è stato profondamente novellato il Dpr 309 del 1990 recante il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti. Il punto di forza della nuova legge Fini/Giovanardi sulle droghe, è l'equiparazione tra droghe "leggere" e droghe "pesanti", sotto l'aspetto della pericolosità e delle sanzioni. Detenere, cedere o consumare tali sostanze, non importa in che quantità, sono comportamenti puniti dalla legge. In particolare, possedendo più di una quantità massima prestabilita, si diventa spacciatori e si rischiano pene da uno a vent'anni di carcere, secondo la gravità. Il consumo è comunque punito con sanzioni amministrative (il ritiro della patente, del porto d'armi, del permesso di soggiorno, ecc.) revocabili se l'interessato si sottopone a programma terapeutico, di cui si è certificato il buon andamento. I quantitativi: Mezzo grammo di cannabis, 750 milligrammi di cocaina, un quarto di grammo di eroina, 750 milligrammi di ecstasy, 500 milligrammi amfetamina e 150 microgrammi di Lsd: sono queste le quantità massime consentite per il consumo personale di droga in base alle tabelle stabilite dalla legge. La legge di fatto parifica uso di droghe leggere e pesanti, e come detto colpisce anche il consumo oltre allo spaccio. I fumatori di cannabis risultano ora punibili anche per il possesso di qualche "canna". Ma quante? Il "principio attivo": forse una decina o anche meno se si tratta di marjuana di buona qualità finemente tritata e controllata (come quella contenuta ad esempio nei farmaci consentiti in alcuni paesi tra cui l'olanda per scopi terapeutici). Le tabelle parlano infatti di "principio attivo" e quindi di un valore altamente variabile e legato alla "qualità" della sostanza che in pratica non è possibile valutare durante i controlli di polizia ma solo con una successiva analisi chimica delle foglie di majuana o delle polveri trovate addosso alle persone fermate. Tale scelta facilita lo spacciatore e penalizza il consumatore, visto che solo il primo sa quanta "roba" può portarsi dietro conoscendo la merce che vende. Sarà comunque necessario tenere presente che tali soglie sono solo uno degli indizi che la legge mette a disposizione per verificare se si tratta di consumo personale o di spaccio, che si aggiunge agli altri due criteri: quello della modalità di presentazione delle sostanze (peso lordo complessivo o confezionamento frazionato) e altre circostanze dell'azione (grandi quantità di denaro). Il nuovo governo: A distanza di due mesi dall'inizio della legislatura, si delinea l'impegno del governo sulle droghe: "Uno spinello fa meno male di mezzo litro di vino e il consumo di droghe leggere dovrebbe essere depenalizzato, mentre la legge voluta dal centrodestra non fa distinzione tra sostanze leggere e pesanti, né' tra spacciatori e consumatori". L'ha detto il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, aggiungendo: "la legge Fini sarà cambiata: occorre essere severi contro lo spaccio". Dal canto suo il ministro della salute Livia Turco vuole modificare il decreto ministeriale sulla "Tabella Unica", che fissa le soglie quantitative oltre le quali scatta il reato di spaccio: la quantità massima detenibile di canapa passerebbe dagli attuali 500 mg a 1000 mg. In Europa: Le leggi che disciplinano il consumo di droga e la detenzione finalizzata all uso personale variano in misura considerevole nei vari paesi dell Ue. In alcuni la legge vieta tali comportamenti e prevede pene detentive, in altri tali comportamenti sono vietati ma le sanzioni sono generalmente lievi. Altri ancora non considerano il consumo di droga e la detenzione finalizzata all uso come reati penali. Gli sviluppi degli ultimi anni evidenziano in seno ai sistemi

5 giudiziari penali degli Stati membri l elaborazione di leggi e linee guida simili verso i tossicodipendenti, segnatamente una propensione all adozione di sanzioni meno severe nei confronti dell uso personale di stupefacenti. In Olanda La vendita di droghe leggere può sempre essere punita; tuttavia, la priorità viene data alla lotta alle droghe pesanti, per cui: La quantità venduta è importante. Non viene attivamente indagata la vendita di una quantità massima di 5 grammi in coffee-shop autorizzati, mentre la vendita di quantità superiori (spesso legata all esportazione) viene colpita duramente. La vendita di quantità superiori ai 5 grammi, sia essa effettuata in bar, caffè, ristoranti o sulla strada, viene perseguitata attivamente. La teoria che sta dietro questa pratica è che la vendita di piccole quantità di droghe leggere per uso personale causa minore rischio sociale e personale rispetto l'uso e la vendita delle droghe pesanti. In Spagna e Portogallo la detenzione di qualsiasi stupefacente per uso personale non è soggetta a sanzioni penali. La sanzione tende piuttosto ad essere di tipo amministrativo, ad esempio la diffida e l ammenda. In Spagna durante il governo di José Maria Aznar vennero introdotte in Spagna le cosiddette "stanze del buco" per l'eroina sia a Barcellona sia a Madrid. L'offrire ai tossicodipendenti spazi appositi, che offrono assistenza e igiene, ha dato ottimi risultati e maggiore controllo. Dal 2001 la legge del Lussemburgo prevede unicamente un ammenda per l uso, il trasporto, la detenzione e l acquisto di cannabis per uso personale. In Belgio, Danimarca, Germania e Austria le leggi e le linee guida prevedono la non punibilità dei soggetti che per la prima volta vengono trovati in possesso illecito di stupefacenti, in particolare di cannabis, i quali vengono "invitati" ad astenersi dall assumere droga nel futuro. L invito è spesso corredato da una diffida e da un periodo di prova. In Irlanda la detenzione di cannabis è passibile di un ammenda alla prima o seconda condanna, mentre la pena detentiva può essere comminata a partire dal terzo reato. Nel Regno Unito nel 2001 venne fatta un'innovativa proposta dal ministro degli Interni: riclassificare la cannabis come una droga della "classe C" piuttosto che "B" per rendere il reato di detenzione di cannabis non passibile di arresto. La proposta non passò ma vennero comunque promulgate leggi a favore del consumo terapeutico (come anche in Spagna) In Francia una direttiva del 1999 raccomanda espressamente che i reati connessi all uso di droga siano sanzionati solo da una diffida. In Grecia, Norvegia, Finlandia e Svezia si evidenzia un applicazione "alla lettera" delle leggi che vieta in maniera rigorosa l uso di droghe. Adozioni e coppie omosessuali Questito posto da Elisa Domanda: Buon giorno, avrei una domanda da porre in merito alla questione delle adozioni da parte di genitori omosessuali. Partendo dal presupposto che non ho nessun tipo di pregiudizio in merito e che a livello intuitivo sono favorevole in quanto ritengo che siano una relazione equilibrata tra i partner e la cura della relazione coi figli gli elementi essenziali e non tanto il genere dei genitori, vorrei avere dei chiarimenti da un punto di vista psicoanalitico per poter corroborare la mia opinione o eventualmente essere disposta a modificarla. Vi ringrazio moltissimo per la vostra disponibilità. Risponde: Alessandra Baglini Medico - Psicoterapeuta del CSTCS di Genova Gentile Elisa, è difficile, per non dire impossibile, dare una risposta univoca alla sua domanda. Questo perché la già di per sé controversa e complicata questione "adozione e famiglie omosessuali" coinvolge necessariamente altre e altrettanto controverse, e altrettanto complicate problematiche. L'omosessualità è un disturbo psichico? È proprio così scontato che siano importanti solo "la relazione equilibrata tra i partner e la cura della relazione con i figli e non tanto il genere dei genitori"? E ammesso che crescere in una famiglia omosessuale non comporti danni psicologici, tali danni non verranno piuttosto dall'atteggiamento ostile della società nei confronti di quella famiglia? E cosa spinge le coppie omosessuali all'adozione? E il bambino adottato da una famiglia omosessuale dovrà affrontare processi mentali diversi dal bambino adottato da una famiglia eterosessuale? Ognuna di queste domande, oltre tutto, ha anche valenze ideologiche, politiche, etiche, quando non religiose, il che complica ulteriormente la questione: le varie tesi degli studiosi finiscono inevitabilmente ad essere interpretate ideologicamente quando non siano state proprio le varie ideologie politiche o religiose a fornire la base delle varie tesi. È forse opportuno rispondere alla sua domanda partendo dalla prima questione che dobbiamo porre come preliminare: l'omosessualità è una malattia? 1. La questione dell'omosessualità Solo recentemente l'omosessualità è stata cancellata dal DSM e dall'oms dall'elenco delle malattie psichiche, cancellazione, lo ricordiamo, che è stata e continua ad essere - criticata da determinati settori ideologici anche in campo medico. Freud, se da una parte presupponeva un "esito eterosessuale" della sessualità, dall'altra non considerava l'omosessualità di per sé una nevrosi o un aspetto di una nevrosi e sottolineava anzi l'aspetto polimorfo della sessualità del bambino. La psicoanalisi attuale preferisce parlare di atteggiamenti sessuali, omo od etero, di scelte di oggetto che

6 costruiscono un risultato evolutivo della persona; non mancano peraltro studiosi di area cattolica o comunque cristiana che affermano tuttora che l'omosessualità costituisce un disturbo, un "handicap psichico", attribuendo alla sessualità degli omosessuali un carattere nevrotico, né mancano terapie sulle quali esiste una ricca bibliografia - per "curare" l'omosessualità. 2. Di cosa ha bisogno un bambino? Lei sembra dare per scontato che un bambino abbia bisogno solo della cura e della relazione indipendentemente dal sesso di chi cura e relazione fornisce. Non è che tale affermazione sia errata: solo che anche in questo caso non abbiamo risposte univoche; possiamo dire in primo luogo che per fare il genitore, bisogna prima "essere": per poter dare risposte alle necessità del bambino. Un bambino ha bisogno di un ambiente psicoaffettivo che gli permetta lo strutturarsi della mente dal punto di vista intellettivo cognitivo razionale; il bambino deve trovare chi lenisce e contiene la sua sofferenza, fisica e psichica e, soprattutto, gli fornisca modelli identificatori e relazionali che gli permettano lo sviluppo della personalità anche dal punto di vista affettivo sessuale. Già Freud sottolineava come la personalità dell'individuo derivi dalle proprie pulsioni originarie ma anche dalla vita relazionale Anche Ferenczi ha sottolineato l'importanza delle relazioni primarie, mentre Melanie Klein incentrò le proprie teorie sul "mondo interno" del bambino, la cui vita psichica è dominata dall'attività fantasmatica, dal gioco delle fantasie inconsce e dalle difese connesse; il bambino, sin dai primissimi giorni di vita, si relaziona con l'esterno, con gli "oggetti esterni", interiorizzandoli e costruendo su di essi tanto il proprio sistema interiore quanto il proprio sistema di relazioni. Anche Anna Freud sottolineò l'importanza della "esperienza reale" e dell'ambiente in cui il bambino cresce, sia pure in modo diverso (e polemico) dalla Klein. Lo sviluppo sessuale del bambino dell'uno e dell'altro sesso è inestricabilmente connesso alle sue relazioni oggettuali e a tutti gli affetti che improntano sin dall'inizio il suo atteggiamento nei riguardi del padre e della madre. Bion (1973) propone la metafora della madre come contenitore che ha la funzione di accogliere le sensazioni del neonato e di assumere in sé le proiezioni emotive dei bisogni del bambino, attribuendo loro un significato, capacità che Bion denomina reverie materna. È molto importante ricordare i compiti del padre partendo dalla consapevolezza che la sua funzione consiste nel promuovere e garantire il processo di "separazione dalla madre". Winnicott parla invece di "holding", di ambiente facilitante, di "madre sufficientemente buona"; quello che il bambino crea, spiega Winnicott, dipende in larga misura da ciò che gli viene presentato da una madre che si adatta attivamente ai suoi bisogni. La psicoanalisi è quindi attualmente più propensa ad attribuire importanza all'ambiente che circonda il bambino, sottolineando le possibilità patogene o deprivanti dell'ambiente familiare. Si ritiene che il bambino abbia bisogno di modelli identificatori e relazionali, ossia abbia bisogno di potersi confrontare sia con l'identico a sé, sia con il diverso da sé e di essere amato in quanto identico e in quanto diverso: il bambino amato dalla madre difficilmente sentirà il proprio essere maschio come una difesa dalla femminilità (o al contrario come una minaccia per la femminilità e quindi per la madre), la bambina amata dal padre non attribuirà un valore negativo alla propria femminilità. Ma occorre anche (e verrebbe da dire, soprattutto) che entrambi i genitori abbiano stima del proprio sesso e di sé stessi: un genitore che non ha questa doppia stima finirà inevitabilmente per trasmetterla al figlio; allo stesso modo è indispensabile per la sanità del bambino che egli non rappresenti la soluzione di conflitti irrisolti tra i genitori. 3. La genitorialità nella coppia eterosessuale ed omosessuale. Se di questo ha bisogno un bambino, la coppia omosessuale può fornirlo? Il discorso coinvolge in primo luogo le motivazioni di genitorialità in genere. Si può volere un figlio per sostituire un'altra persona o per compensarne la perdita, si ha in mente un bambino ideale che in realtà non esiste (per usare le parole della psicoterapeuta Silvia Veggetti Finzi si ha in mente un "fantasma" di bambino, un modello ideale al quale il bambino vero non potrà aderire con conseguenti delusioni e frustrazioni), la madre può volere più che un figlio, una gravidanza per dimostrare a sé stessa di potersi riprodurre; oppure la gravidanza permette di recuperare il rapporto con la propria madre.specularmente, il padre può veicolarvi autostima, riconoscimento della propria sessualità e anche desideri di immortalità; entrambi i genitori possono cercare narcisisticamente - un sostituto del proprio Sé o addirittura un alleato nei confronti del partner; oppure, molto più semplicemente, si può volere il figlio per amore verso il proprio partner. Motivazioni non sempre lineari; l'arrivo di un bambino porta i componenti della coppia a fare i conti con i propri processi psichici e lo stesso arrivo del bambino deriva da un mondo relazionale complesso e ciò è tanto più vero quando il bambino sia adottato. Quanto sopra è vero anche per le coppie omosessuali che a tale quadro aggiungono l'elemento essenziale che le caratterizza, ossia la loro inevitabile sterilità biologica in quanto coppia; di per sé "la sterilità assoluta comporta una umiliazione del narcisismo individuale e della pretesa onnipotente di esistere per sempre" e in questo caso si ha una sterilità che non è tanto individuale (i due partner possono non essere sterili) quanto appunto di coppia: la sterilità in questo caso è una ferita inevitabile della coppia che finisce con il ripercuotersi sui singoli. Alla base del desiderio di genitorialità delle coppie omosessuali ci può quindi essere anche un elemento narcisistico la riparazione di questa ferita. Si può volere quindi un figlio, "naturale" od adottato per motivi "giusti" o "sbagliati", che permetteranno al bambino di

7 crescere sano oppure di subire gli effetti delle aspettative dei genitori. 4. Il bambino nella coppia omosessuale Abbiamo visto come il bambino abbia bisogno di modelli identificatori e relazionali. Una coppia omosessuale può fornire tali modelli? La risposta non è, neanche a dirlo, univoca. Se una parte della psicoanalisi si lega ancora alla dicotomia maschile / femminile, ritenendola necessaria allo sviluppo del bambino, e collegandola anche alla distinzione classica dei ruoli e delle funzioni maschili / femminili, un'altra tesi invece ritiene superabile tale dicotomia: non solo perché in una coppia possiamo avere una madre "autorevole" e un padre "tenero", ma anche perché i ruoli potrebbero dividersi all'interno della coppia in maniera spontanea e soprattutto non fissa, nel senso che ognuno dei genitori può ricoprire il ruolo dell'altro o entrambi, a seconda delle necessità del bambino, sempre tendendo presente il rischio della cosiddetta "indifferenziazione". Ma se la distinzione maschile / femminile viene superata a livello di distinzione di ruoli pure non si può agevolmente superare la necessità per il bambino di un rapporto con l'identico a sé / diverso da sé. Se una coppia omosessuale può agevolmente fornire i ruoli le funzioni - paterni e materni non può fornire, nel proprio interno, quel rapporto con il diverso e l'identico biologici che appare necessario al bambino per costruire la propria identità; d'altra parte non è affatto indispensabile che la figura di riferimento identica / diversa sia presente nell'ambito della coppia, ma semmai che essa sia presente stabilmente nella vita del bambino. Neanche quest'ultimo assunto, va detto, è incontestato ritenendo alcuni autori che il bambino possa comunque riferirsi al proprio mondo interno o che il bambino non debba riferirsi ad una differenza di sesso ma ad una differenza di funzioni, funzioni che possono essere svolte anche da individui dello stesso sesso. Inoltre, è da tenere presente che tanto la famiglia omosessuale che l'eterosessuale hanno un elemento comune ossia che all'interno di essa si sviluppa un intreccio di "strutture fantasmatiche individuali, sopraindividuali e intersoggettive" che attengono al rapporto tra i singoli individui e il gruppo: la famiglia può a seconda di questi intrecci e del loro rapporto con l'esterno generare amore o diffondere odio, contenere il dolore o produrre angoscia. Bisogna considerare, oltre tutto, che comunque l'istituto familiare sta radicalmente cambiando: le tecniche di fecondazione stanno creando una procreazione diserotizzata, una riproduzione sganciata dal sesso ed è già teorizzabile una procreazione sganciata da qualsiasi rapporto con il diverso da sé, tramite clonazione. La realtà sociale ci offre modelli diversi di famiglie e quella omosessuale è solo una delle famiglie possibili: abbiamo fatto diversi riferimenti all'elemento biologico della diversità necessario al bambino; ma il sistema della fecondazione, soprattutto eterologa e la possibilità della clonazione, dissolvono proprio l'esclusivo rapporto biologico con i genitori, il bambino è frutto di un'altra fonte di vita diversa dal rapporto sessuale tra i genitori. La famiglia omosessuale potrà forse dimostrare che è necessaria per il benessere del bambino una duplicità di funzioni e non di sessi. Non è detto che l'esistente, l'istituzionalizzato, sia sempre naturale e giusto, e ciò che si sta sviluppando sia innaturale e sbagliato. 5. Gli studi scientifici Non esistono, va precisato preliminarmente, studi scientifici non controversi o anche solo comunemente accettati, sul rapporto figli / coppie omosessuali. In primo luogo, perché il fenomeno è recente, anche perché è recente, per motivi essenzialmente sociali, la possibilità per gli omosessuali di formare coppie stabili socialmente accettate; in secondo luogo, le ideologie politiche, etiche e religiose finiscono per influenzare le letture degli studi, quando non gli studi stessi (una pur sommaria ricerca in internet ad esempio partendo dai link contenuti nelle voci "omogenitorialità" e "adozione da parte delle coppie omosessuali" sulla enciclopedia on line Wikipedia citate in bibliografia - le permetterà di verificare il muro contro muro non tanto tra gli studiosi ma tra coloro che utilizzano politicamente tali studi). È infatti vero che secondo una serie di studi, non vi sarebbero sostanziali differenze tra famiglie eterosessuali ed omosessuali; e tuttavia gli studiosi di area cattolica o protestante negano il valore di questi studi, affermandone il carattere limitato, non scientifico, ideologicamente orientato e comunque non probante, producendo altresì altri studi che dimostrerebbero l'innaturalità della condizione omosessuale nonché i pericoli, potenziali e reali, che un bambino può correre in una famiglia omosessuale. Ovviamente anche tali studi sono accusati di essere limitati, non scientifici e derivanti da precisi pregiudizi: il dibattito scientifico, ma più che altro ideologico, quindi prosegue, anche se essenzialmente nel mondo anglosassone; poche invece le ricerche italiane (fra queste: Daniela Danna, Io ho una bella figlia Le madri lesbiche raccontano, Zoe Edizioni, 1998) che peraltro non sfuggono al fuoco incrociato di accuse e contraccuse. Unici punti fermi possono essere considerate le prese di posizione ufficiali di alcuni istituti scientifici americani: l'american Academy of Pediatrics si è espressa a favore di una equiparazione tra coppie omosessuali ed eterosessuali in quanto esiste una "notevole letteratura scientifica secondo cui i bambini con genitori omosessuali hanno le medesime aspettative e i medesimi vantaggi dei bambini con genitori eterosessuali"; l'american Psychiatric Association ha espresso la medesima posizione in quanto "numerosi studi degli ultimi trent'anni dimostrano che i bambini cresciuti da coppie omosessuali hanno lo stesso livello di funzionamento emozionale, cognitivo, sociale e sessuale dei bambini cresciuti da genitori eterosessuali". L'ottimale sviluppo dei bambini non dipende, ha deliberato l'associazione dall'orientamento sessuale dei genitori ma dalla stabile unione con gli adulti che si sono impegnati ad allevarli. Le stesse ricerche dimostrano che i bambini con due genitori stanno meglio dei bambini con un solo genitore, indipendentemente dall'orientamento sessuale dei genitori;

8 l'american Psychological Association ha approvato una risoluzione a favore dell'adozione da parte di coppie omosessuali in quanto le ricerche hanno dimostrato che "il benessere dei bambini non è collegato all'orientamento sessuale dei genitori". Ovviamente la dizione "punti fermi" deve tenere conto delle critiche violente contro queste deliberazioni e contro gli studi che le hanno originate da parte degli studiosi e delle associazioni di area cattolico / protestante. In conclusione, cara Elisa, non posso darle una risposta precisa: l'istituto della famiglia sta cambiando, stanno saltando o si stanno allentando tutti i tradizionali schemi della famiglia, della sessualità, della maternità e della nascita e noi siamo nel mezzo del cambiamento; come ho già detto, il dibattito è aperto. Antonio Gramsci - Indifferenti Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L indifferenza è il peso morto della storia. L indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l assenteismo e l indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. 11 febbraio 1917 Astensionismo e impegno politico di Lorenzo Fazio 28 maggio 2013 Adesso basta con questa storia dell astensionismo. Sui quotidiani, in tv, alle radio non si fa altro che leggere e sentire opinionisti, politici e cittadini che puntano il dito addosso a chi non è andato a votare. Molti se la prendono anche giustamente coi partiti che certo non hanno dato agli elettori buoni motivi per esercitare un loro diritto. Ma ciò che sfugge ai più è il fatto che andare a votare è soltanto una possibile opzione tra le tante che un cittadino ha di partecipare all attività politica. Invece chi non mette quella benedetta croce su un simbolo di partito viene fatto passare per un traditore della Repubblica e dei valori costituzionali. Votare non sarebbe solo un diritto, è anche un dovere. Seguendo questo ragionamento, chi non si reca alle urne non potrebbe pretendere dallo Stato le stesse garanzie di chi invece ha fatto il suo dovere.

9 Non ci sto. Il mio essere cittadino, le mie intenzioni politiche, il mio impegno civile non passano unicamente attraverso il voto. Io posso non mettere la crocetta sulla scheda ma partecipare all attività della mia circoscrizione, posso avviare iniziative pubbliche di quartiere, posso proporre leggi di iniziativa popolare al parlamento, posso avviare campagne per indire un referendum, posso controllare l attività dell amministrazione del mio paese o della mia città. Dopo aver fatto tutto questo posso anche non andare a votare. Ma il mio dovere l ho fatto, di più e meglio di qualsiasi altro cittadino che alla domenica mattina va a votare e non sa bene neanche perché. Provate a informarvi sull attività della vostra circoscrizione, ne scoprirete delle belle. Noi abbiamo scoperto che la commissione edilizia del comune ha approvato un insediamento di edifici stravolgendo il quartiere, che la piazza centrale sarà ristrutturata, che i parcheggi per il bike sharing non è previsto, che le strisce bianche dove attraversano i bambini per andare a scuola, nonostante le continue proteste, continueranno a non avere nessuna segnalazione particolare, che le auto nel corso continueranno a sfrecciare perché non sono previsti particolari limiti di velocità. E potrei continuare. Allora si può dire no, non ci sto: fatemi vedere i progetti, valutiamo se provare a bloccarli o migliorarli, facciamo delle proposte. Questo è fare politica ed essere cittadini attivi. Magari scopri che dall altra parte chi rappresenta l amministrazione non è completamente sordo alle istanze della gente comune, che si può parlare con le istituzioni arrivando anche allo scontro a muso duro ma sempre all interno di una dialettica democratica. Spesso i problemi nascono da una reciproca diffidenza e da una mancata comunicazione. Accorciare le distanze tra cittadino e istituzioni vale più di una crocetta su una scheda su cui è scritto un nome di un candidato che nemmeno hai scelto. CANZONI SULLA GUERRA Il mio nemico, Daniele Silvestri, 2002 Finché sei in tempo tira e non sbagliare mira probabilmente il bersaglio che vedi è solo l'abbaglio di chi da dietro spera che tu ci provi ancora perché poi gira e rigira gli serve solo una scusa la fregatura è che è sempre un altro che paga e c'è qualcuno che indaga per estirpare la piaga però chissà come mai qualsiasi cosa accada nel palazzo lontano nessuno fa una piega serve una testa che cada e poi chissenefrega la prima testa di cazzo trovata per strada serve una testa che cada e poi chissenefrega la prima testa di cazzo trovata per strada se vuoi tirare tira ma non sbagliare mira probabilmente il bersaglio che vedi è solo l'abbaglio di chi da dietro giura che ha la coscienza pura ma sotto quella vernice ci sono squallide mura la dittatura c'è ma non si sa dove sta non si vede da qua, non si vede da qua la dittatura c'è ma non si sa dove sta non si vede da qua, non si vede da qua il mio nemico non ha divisa ama le armi ma non le usa nella fondina tiene le carte visa e quando uccide non chiede scusa il mio nemico non ha divisa ama le armi ma non le usa nella fondina tiene le carte visa e quando uccide non chiede scusa e se non hai morale e se non hai passione

10 se nessun dubbio ti assale perché la sola ragione che ti interessa avere è una ragione sociale soprattutto se hai qualche dannata guerra da fare non farla nel mio nome non farla nel mio nome che non hai mai domandato la mia autorizzazione se ti difenderai non farlo nel mio nome che non hai mai domandato la mia opinione finché sei in tempo tira e non sbagliare mira (sparagli Piero, sparagli ora) finché sei in tempo tira e non sbagliare mira (sparagli Piero, sparagli ora) il mio nemico non ha divisa ama le armi ma non le usa nella fondina tiene le carte visa e quando uccide non chiede scusa il mio nemico non ha divisa ama le armi ma non le usa nella fondina tiene le carte visa e quando uccide non chiede scusa il mio nemico non ha nome non ha nemmeno religione e il potere non lo logora il potere non lo logora il mio nemico mi somiglia è come me lui ama la famiglia e per questo piglia più di ciò che da e non sbaglierà ma se sbaglia un altro pagherà e il potere non lo logora il potere non lo logora La guerra di PieroFabrizio De Andrè, 1966 Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi ma son mille papaveri rossi lungo le sponde del mio torrente voglio che scendano i lucci argentati non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente così dicevi ed era inverno e come gli altri verso l'inferno te ne vai triste come chi deve il vento ti sputa in faccia la neve fermati Piero, fermati adesso lascia che il vento ti passi un po' addosso dei morti in battaglia ti porti la voce chi diede la vita ebbe in cambio una croce ma tu no lo udisti e il tempo passava con le stagioni a passo di giava ed arrivasti a varcar la frontiera in un bel giorno di primavera e mentre marciavi con l'anima in spalle vedesti un uomo in fondo alla valle che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore sparagli Piero, sparagli ora

11 e dopo un colpo sparagli ancora fino a che tu non lo vedrai esangue cadere in terra a coprire il suo sangue e se gli sparo in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire ma il tempo a me resterà per vedere vedere gli occhi di un uomo che muore e mentre gli usi questa premura quello si volta, ti vede e ha paura ed imbraccia l'artiglieria non ti ricambia la cortesia cadesti in terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato a chiedere perdono per ogni peccato cadesti in terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato un ritorno Ninetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio Ninetta bella dritto all'inferno avrei preferito andarci in inverno e mentre il grano ti stava a sentire dentro alle mani stringevi un fucile dentro alla bocca stringevi parole troppo gelate per sciogliersi al sole dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi. IL PROGETTO CUCINA SALAME DI CIOCCOLATA Ingredienti: 100 g di zucchero 200 g di burro 100 g di cacao amaro 200 g di biscotti secchi 1 bicchierino di sciroppo oppure 2 uova (1 intero e un tuorlo) 125 g di burro 125 g di zucchero 15 noci o mandorle tritate 18 biscotti secchi sbriciolati

12 Procedura (esecuzione): - Montare il burro ammorbidito con lo zucchero, poi aggiungere (uova) sciroppo, cacao. - Aggiungere i biscotti sbriciolati (e la freutta secca o anche dei canditi), lasciandone un po da parte per infarinare il salame, e formare un composto omogeneo. - Stendere il composto sulla carta oleata (magari cospargendola con i biscotti sbriciolati) e dargli la forma di un salame. - Lasciarlo riposare in frigo. SALUTE: essendo un dolce composto principalmente da grassi o zuccheri non è molto salutare, ma, se consumato ogni tanto senza eccedere, può essere una buona merenda o dessert ZUCCHERO: ahimé! Lo zucchero, si sa, non fa bene alla salute il saccarosio, il nome dello zucchero da tavola, può provocare molti danni al nostro organismo, infatti dobbiamo essere attenti a non esagerare CACAO: ricavato dal frutto dell albero del cacao, è ricco di magnesio, potassio, rame, ferro e calcio; nonostante per molto tempo si sia creduto che facesse molto male alla salute, ultimamente si è scoperto che ha anche effetti benefici BURRO: essendo un latticino non è facile da digerire e non tutti possono mangiarlo; è molto nutriente, perciò anche con questo ingrediente conviene non eccedere STORIA: in molte regioni d Italia è un dolce tipico pasquale. Non si conosce la vera origine della ricetta, né vi sono sempre gli stessi ingredienti, ma è un dolce molto facile ed è anche molto conosciuto e apprezzato. PESTO ALLA GENOVESE Ingredienti: - 3 fascetti di basilico - 50 g di parmigiano - 4 spicchi di aglio - 2 bustine di pinoli - olio extravergine di oliva - sale Procedimento: 1. Lavare le foglie di basilico e asciugarle con un panno 2. Disporre il basilico nel mixer, aggiungere aglio, pinoli, parmigiano, olio e infine il sale. 3. Trasferire il pesto ottenuto in una ciotola e coprirlo con un filo d olio. Curiosità:- - BASILICO: originario dell India, ocinium basilicum significa erba regia ; quello di Genova, per l aria e il terreno particolari, ha un profumo e un gusto speciali; fiorisce da Maggio a Settembre e ve ne sono diverse tipologie. E un ottimo digestivo, antisettico e aiuta a combattere l acidità di stomaco. - PINOLI: sono semi commestibili di alcune varietà di pino; sono ricchi di proteine e fibre vegetali; combattono l invecchiamento e aiutano la regolarità intestinale; ricchi di vitamina K aiutano anche a combattere i crampi. - AGLIO: famoso per essere un antibatterico naturale, è una pianta bulbosa della famiglia delle Liliaceae. Cura il mal di denti (schiacciarlo, riducendolo a una poltiglia e metterlo sulla parte dolorante, il raffreddore, la tosse, l influenza - PARMIGIANO: il parmigiano è composto per il 30% di acqua e il 70% da sostanze nutritive: infatti è ricchissimo di proteine, vitamine e sali minerali. Ottimo per persone che

13 praticano sport ed anche per chi è intollerante alla proteina del latte vaccino, grazie alla sua lunga stagionatura. Storia: Nato da una ricetta povera, con olio, basilico, aglio e pinoli (alla portata di tutti) e formaggio grattugiato dalle croste (ingrediente già più pregiato); molto in uso in Liguria, dove la tradizione marinara permise la sua diffusione nel mondo. Leggenda: Sulle alture di Prà (Genova) c era un convento intitolato a San Basilio, dove viveva un fraticello tanto povero, che mangiava solo acciughe. Un giorno, stufo del solito pasto, provò ad unire le foglie dell erba aromatica che cresceva lassù a degli ingredienti donatigli di fedeli: così nacque il pesto genovese. LETTERATURA TESTO = insieme di parole (o di altri elementi) ben organizzato, che ci comunica un messaggio di senso compiuto TESTI LETTERARI TESTI NON LETTERARI* TESTI ICONICI Non hanno una finalità pratica: l autore scrive per esprimersi. Hanno una finalità pratica Oltre alle parole usano le immagini Testi narrativi Poesia Teatro cronaca Miti Leggende Favole Fiabe Racconti Novelle Romanzi (realistici, storici, di avventura, gialli, fantastici, umoristici ) Epica Lirica Commedia Tragedia trama biografia manuale di Geografia diario, lettera personale relazione istruzioni per giocare Testo argomentativo (articoli di fondo dei giornali, recensioni, saggi) Cinema Fumetto Pubblicità I testi non letterari possono diventare letterari se perdono la loro finalità pratica e assumono un valore per tutti. Solo i testi letterari più belli diventano LETTERATURA. I testi teatrali hanno la particolarità di essere scritti. non perché qualcuno li legga, ma per essere rappresentati su un palcoscenico. DIFFERENZA TRA PROSA E POESIA PROSA: testo dove il discorso è costruito secondo le regole sintattiche della lingua e non secondo misure e ritmi regolari (da prorsus = diritto, continuo) POESIA: testo costruito secondo misure (versi e strofe) e regole precise, con una ricerca della musicalità (figure di suono) e di un linguaggio particolare (figure di significato) VERSI = unità ritmiche costituite da un certo numero di sillabe (da vertere = voltare, volgere) e con uno schema regolare degli accenti ritmici STROFE = gruppi di versi SCHEMA METRICO = il tipo di verso e di rime scelto dal poeta

14 RIMA = è la figura di suono più importante; è l uguaglianza delle parti finali di due parole, a partire dalla vocale su cui cade l accento tonico ACCENTO TONICO Nel pronunciare una parola la voce si appoggia sempre su una vocale, questa pressione si chiama accento tonico, ma non viene scritto quasi mai. Quando però l accento cade sulla vocale finale, alcune volte si scrive e allora si chiama accento grafico. A I U hanno sempre accento aperto o grave E O possono avere accento aperto o chiuso (acuto), ma la O, quando si trova alla fine di una parola ha sempre accento aperto. LA PARAFRASI Per capire una poesia bisogna prima capire bene il significato di tutte le sue parole. Talvolta i poeti usano le parole in un ordine diverso da quello che noi usiamo normalmente quando parliamo e scriviamo, usano anche parole difficili e concentrano tanti significati in poche parole; ecco che bisogna fare una PARAFRASI, cioè tradurre la poesia nel nostro linguaggio, metterla in prosa: così perde suggestione e musicalità, ma diventa comprensibile. COME SI FA LA PARAFRASI? 1. Ordina le parole: quando è possibile metti prima il soggetto, poi il verbo e infine i complementi. 2. Sostituisci le parole: trova con il vocabolario un sinonimo delle parole difficili oppure la loro definizione. 3. Aggiungi parole: quando ti sembra necessario, traduci le espressioni del poeta, usando più parole di lui. PRINCIPALI FIGURE DI SUONO E DI SIGNIFICATO - Rima (vedi sopra) - Assonanza: es Aprile, dolce dormire, aprile e dormire non sono in rima, ma hanno le stesse vocali finali a partire dall accento tonico, -ile, -ire. - Consonanza: es. posto e aste; le due parole hanno le stesse consonanti a partire dall accento tonico: -osto, aste. - Allitterazione: ripetizione della stessa lettera iniziale in due o più parole vicine; es.: stampa sopra uno scalcinato muro. - Anafora: ripetizione delle stesse parole all inizio del verso; es.: per me si va nella città dolente/ per me si va nell etterno dolore / per me si va tra la perduta gente.

15 - Enjambement: la frase viene spezzata tra due versi: es.: Zacinto mia che te specchi nell onde / del greco mar da cui vergine nacque. Crea tensione nella lettura, allunga il ritmo. - Personificazione: il poeta si rivolge ad un oggetto (ad esempio l isola) come se fosse una persona, cioè usando espressioni che in genere si utilizzano per un uomo o una donna. - Metafora: un paragone, cioè una similitudine a cui tolgo la pare centrale; es.: Sei coraggioso come un leone, diventa Sei un leone. - Metonimia: si sostituisce un termine con un altro che gli è vicino ; es.: pietra (il materiale di cui è fatto) per tomba. - Sineddoche: indica la parte per il tutto; es.: palme per dire braccia. U. FOSCOLO Alla sera, Milano, Forse perché della fatal quiete tu sei l immago a me sì cara vieni o Sera! E quando ti corteggian liete le nubi estive e i zeffiri sereni, e quando dal nevoso aere inquiete tenebre e lunghe all universo meni sempre scendi invocata, e le secrete vie del mio cor soavemente tieni. Vagar mi fai co miei pensier su l orme che vanno al nulla eterno; e intanto fugge questo reo tempo, e van con lui le torme delle cure onde meco egli si strugge; e mentre io guardo la tua pace, dorme quello spirto guerrier ch entro mi rugge. FAI L ANALISI DEL TESTO - Schema metrico: si tratta di un sonetto di endecasillabi rimati secondo lo schema. - Parafrasi: usa le note seguenti o Fatal quiete = morte o immago = immagine o zeffiri = venticelli primaverili o aere = cielo o meni = porti o invocata = chiamata con desiderio o secrete = segrete o soavemente = dolcemente o tieni = riempi o orme = impronte o nulla eterno = morte o reo = ingrato o le torme delle cure = gli innumerevoli affanni o onde = per cui o meco = con me o si strugge = si consuma

16 o spirto = spirito o rugge = ruggisce - Rispondi: o Quale elemento della natura viene personificato e con quali termini? o Elenca le metafore o Cerca la metonimia o Elenca gli enjambement o Perché al poeta è caro l avvicinarsi della sera? o C è una stagione in cui il Foscolo preferisce aspettare la sera? o Quale sensazione procura la sera all animo ribelle del poeta? o Perché la poesia inizia con Forse? o Il poeta dice che il suo carattere battagliero dorme, ma allo stesso tempo ruggisce : che sensazione dà questa contrapposizione? A SILVIA, di G. Leopardi (parafrasi) Silvia, ricordi ancora quando eri viva quando la bellezza splendeva nei tuoi occhi allegri e schivi e tu, felice e pensierosa, stavi per diventare una giovane donna? Le stanze silenziose e le vie intorno risuonavano del tuo canto continuo mentre sedevi intenta a lavori femminili, assai contenta di quell avvenire indefinito che immaginavi. Era il maggio profumato: e tu eri solita trascorrere la tua giornata in questo modo. Io lasciando di tanto in tanto gli amati studi e i fogli e i libri su cui mi affaticavo dove si consumavano la mia giovinezza e le mie energie, dai balconi della casa paterna ascoltavo il suono della tua voce e il rumore del telaio mosso dalla tua mano rapida. Ammiravo il cielo sereno, le strade illuminate e gli orti, da una parte il mare e dall altra parte il monte. Nessuna parola umana può esprimere quello che io sentivo nell animo. Che dolci pensieri, che speranze, che sentimenti, o Silvia mia! Come (bella e piena di promesse) ci appariva allora la vita umana e l avvenire! Quando ripenso alle nostre grandi speranze, mi sento opprimere da un sentimento doloroso e inconsolabile,

17 e torno a rammaricarmi della mia sventura. O natura, o natura perché non mantieni poi (cioè nell età adulta) quello che prometti allora (cioè durante la giovinezza)? Perché inganni così tanto i tuoi figli? Tu prima che l inverno seccasse l erba morivi, fragile creatura combattuta e vinta da una malattia nascosta. E non vedevi la tua giovinezza; non ti rallegrava il cuore il dolce complimento per i tuoi capelli neri, per i tuoi occhi innamorati e pieni di pudore, né le compagne ragionavano con te dei loro sogni d amore. Di lì a poco morì anche la mia dolce speranza: ai miei anni il destino negò la giovinezza. Ahi come, come sei passata cara compagna della mia gioventù, mia speranza sempre rimpianta! Questo è il mondo (che ho immaginato)? Sono questi i piaceri, l amore, le attività, gli avvenimenti di cui tanto parlammo insieme? Questo il destino degli uomini? All apparire della verità (della vita) tu, misera, svanisti: e da lontano indicavi con la mano la fredda morte e una tomba disadorna. ROSSO MALPELO Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, ella lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche a temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. Però il padrone della cava aveva confermato che i soldi erano tanti e non più; e in coscienza erano anche troppi per Malpelo, un monellaccio che nessuno avrebbe voluto vederselo davanti, e che tutti schivavano come un can rognoso, e lo accarezzavano coi piedi, allorché se lo trovavano a tiro. Egli era davvero un brutto ceffo, torvo, ringhioso, e selvatico. Al mezzogiorno, mentre tutti gli altri operai della cava si mangiavano in crocchio la loro minestra, e facevano un po' di ricreazione, egli andava a rincantucciarsi col suo corbello fra le gambe, per rosicchiarsi quel po' di pane bigio, come fanno le bestie sue pari, e ciascuno gli diceva la sua, motteggiandolo, e gli tiravan dei sassi, finché il soprastante lo rimandava al lavoro con una pedata. Ei c'ingrassava, fra i calci, e si lasciava caricare meglio dell'asino grigio, senza osar di lagnarsi. Era sempre cencioso e sporco di rena rossa, che la sua sorella s'era fatta sposa, e aveva altro pel capo che pensare a ripulirlo la domenica. Nondimeno era conosciuto come la bettonica per tutto Monserratoe la Caverna, tanto che la cava dove lavorava la chiamavano la cava di Malpelo, e cotesto al padrone gli eccava

18 assai. Insomma lo tenevano addirittura per carità e perché mastro Misciu, suo padre, era morto in quella stessa cava. Era morto così, che un sabato aveva voluto terminare certo lavoro preso a cottimo, di un pilastro lasciato altra volta per sostegno dell'ingrottato, e dacché non serviva più, s'era calcolato, così ad occhio col padrone, per 35 o 40 carra di rena. Invecemastro Misciu sterrava da tre giorni, e ne avanzava ancora per la mezza giornata del lunedì. Era stato un magro affare e solo un minchione come mastro Misciu aveva potuto lasciarsi gabbare a questo modo dal padrone; perciò appunto lo chiamavano mastro Misciu Bestia, ed era l'asino da basto di tutta la cava. Ei, povero diavolaccio, lasciava dire, e si contentava di buscarsi il pane colle sue braccia, invece di menarle addosso ai compagni, e attaccar brighe. Malpelofaceva un visaccio, come se quelle soperchierie cascassero sulle sue spalle, e così piccolo com'era aveva di quelle occhiate che facevano dire agli altri: -Va là, che tu non ci morrai nel tuo letto, come tuo padre Invece nemmen suo padre ci morì, nel suo letto, tuttoché fosse una buona bestia. Zio Mommu lo sciancato, aveva detto che quel pilastro lì ei non l'avrebbe tolto per venti onze, tanto era pericoloso; ma d'altra parte tutto è pericolo nelle cave, e se si sta a badare a tutte le sciocchezze che si dicono, è meglio andare a fare l'avvocato. Dunque il sabato sera mastro Misciu raschiava ancora il suo pilastro che l'avemaria era suonata da un pezzo, e tutti i suoi compagni avevano accesa la pipa e se n'erano andati di cendogli di divertirsi a grattar la rena per amor del padrone, o raccomandandogli di non fare la morte del sorcio. Ei, che c'era avvezzo alle beffe, non dava retta, e rispondeva soltanto cogli ah! ah! dei suoi bei colpi di zappa in pieno, e intanto borbottava:- Questo è per il pane! Questo pel vino! Questo per la gonnella di Nunziata! e così andava facendo il conto del come avrebbe speso i denari del suo appalto, il cottimante!fuori della cava il cielo formicolava di stelle, e laggiù la lanterna fumava e girava al pari di un arcolaio. Il grosso pilastro rosso, sventrato a colpi di zappa, contorcevasi e si piegava in arco, come se avesse il mal di pancia, e dicesse ohi! anch'esso. Malpelo andava sgomberando il terreno, e metteva al sicuro il piccone, ilsacco vuoto ed il fiasco del vino.il padre, che gli voleva bene, poveretto, andava dicendogli: -Tirati in là! - oppure: -Sta attento! Bada se cascano dall'alto dei sassolini o della rena grossa, e scappa! -Tutt'a un tratto, punf! Malpelo, che si era voltato a riporre i ferri nel corbello, udì un tonfo sordo, come fa la rena traditora allorché fa pancia e si sventra tutta in una volta, ed il lume si spense.l'ingegnere che dirigeva i lavori della cava, si trovava a teatro quella sera, e non avrebbe cambiato la sua poltrona con un trono, quando vennero a cercarlo per il babbo di Malpelo che aveva fatto la morte del sorcio. Tutte le femminucce di Monserrato, strillavano e si picchiavano il petto per annunziare la gran disgrazia ch'era toccata a comare Santa, la sola, poveretta, che non dicesse nulla, e sbatteva i denti invece, quasi avesse la terzana. L'ingegnere, quando gli ebbero detto il come e il quando, che la disgrazia era accaduta da circa tre ore, e Misciu Bestiadoveva già essere bell'e arrivato inparadiso, andò proprio per scarico di coscienza, con scale e corde, a fare il buco nella rena. Altro che quaranta carra! Lo sciancato disse che a sgomberare il sotterraneo ci voleva almeno una settimana. Della rena ne era caduta una montagna, tutta fina e ben bruciata dalla lava, che si sarebbe impastata colle mani, e dovea prendere il doppio di calce. Ce n'era da riempire delle carra per delle settimane. Il bell'affare di mastro Bestia!Nessuno badava al ragazzo che si graffiava la faccia ed urlava, come una bestia davvero.-to'! -disse infine uno. -È Malpelo! Di dove è saltato fuori, adesso?-se non fosse stato Malpelonon se la sarebbe passata liscia... -Malpelonon rispondeva nulla, non piangeva nemmeno, scavava colle unghie colà, nella rena, dentro la buca, sicché nessuno s'era accorto di lui; e quando si accostarono col lume, gli videro tal viso stravolto, e tali occhiacci invetrati, e la schiuma alla bocca da far paura; le unghie gli si erano strappate e gli pendevano dalle mani tutte in

19 sangue. Poi quando vollero toglierlo di là fu un affar serio; non potendo più graffiare, mordeva come un cane arrabbiato, e dovettero afferrarlo pei capelli, per tirarlo via a viva forza. Però infine tornò alla cava dopo qualche giorno, quando sua madre piagnucolando ve lo condusse per mano; giacché, alle volte, il pane che si mangia non si può andare a cercarlo di qua e di là. Lui non volle più allontanarsi da quella galleria, e sterrava con accanimento, quasi ogni corbello di rena lo levasse di sul petto a suo padre. Spesso, mentre scavava, si fermava bruscamente, colla zappa in aria, il viso torvo e gli occhi stralunati, e sembrava che stesse ad ascoltare qualche cosa che il suo diavolo gli susurrasse nelle orecchie, dall'altra parte della montagna di rena caduta. In quei giorni era più tristo e cattivo del solito, talmente che non mangiava quasi, e il pane lo buttava al cane, quasi non fosse grazia di Dio. Il cane gli voleva bene, perché i cani non guardano altro che la mano che gli dà il pane, e le botte, magari. Ma l'asino, povera bestia, sbilenco e macilento, sopportava tutto lo sfogo della cattiveria di Malpelo; ei lo picchiava senza pietà, col manico della zappa, e borbottava:-così creperai più presto! -Dopo la morte del babbo pareva che gli fosse entrato il diavolo in corpo, e lavorava al pari di quei bufali feroci che si tengono coll'anello di ferro al naso. Sapendo che era malpelo, ei si acconciava ad esserlo il peggio che fosse possibile, e se accadeva una disgrazia, o che un operaio smarriva i ferri, o che un asino si rompeva una gamba, o che crollava un tratto di galleria, si sapeva sempre che era stato lui; e infatti ei si pigliava le busse senza protestare, proprio come se le pigliano gli asini che curvano la schiena, ma seguitano a fare a modo loro. Cogli altri ragazzi poi era addirittura crudele, e sembrava che si volesse vendicare sui deboli di tutto il male che s'immaginava gli avessero fatto gli altri, a lui e al suo babbo. Certo ei provava uno strano diletto a rammentare ad uno ad uno tutti i maltrattamenti ed i soprusi che avevano fatto subire a suo padre, e del modo in cui l'avevano lasciato crepare. E quando era solo borbottava: -Anche con me fanno così! e a mio padre gli dicevano Bestia, perché egli non faceva così! -E una volta che passava il padrone, accompagnandolo con un'occhiata torva: -È stato lui! per trentacinque tarì! -E un'altra volta, dietro allo Sciancato: -E anche lui! e si metteva a ridere! Io l'ho udito, quella sera! Per un raffinamento di malignità sembrava aver preso a proteggere un povero ragazzetto, venuto a lavorare da poco tempo nella cava, il quale per una caduta da un ponte s'era lussato il femore, e non poteva far più il manovale. Il poveretto, quando portava il suo corbello di rena in spalla, arrancava in modo che gli avevano messo nome Ranocchio ; ma lavorando sotterra, così Ranocchiocom'era, il suo pane se lo buscava. Malpelo gliene dava anche del suo, per prendersi il gusto di tiranneggiarlo, dicevano. Infatti egli lo tormentava in cento modi. Oralo batteva senza un motivo e senza misericordia, e se Ranocchio non si difendeva, lo picchiava più forte, con maggiore accanimento, dicendogli: -To', bestia! Bestia sei! Se non ti senti l'animo di difenderti da me che non ti voglio male, vuol dire che tilascerai pestare il viso da questo e da quello! -O se Ranocchiosi asciugava il sangue che gli usciva dalla bocca e dalle narici: -Così, come ti cuocerà il dolore delle busse, imparerai a darne anche tu! - Quando cacciava un asino carico per la ripida salita del sotterraneo, e lo vedeva puntare gli zoccoli, rifinito, curvo sotto il peso, ansante e coll'occhio spento, ei lo batteva senza misericordia, col manico della zappa, e i colpi suonavano secchi sugli stinchi e sulle costole scoperte. Alle volte la bestia si piegava in due per le battiture, ma stremo di forze, non poteva fare un passo, e cadeva sui ginocchi, e ce n'era uno il quale era caduto tante volte, che ci aveva due piaghe alle gambe. Malpelosoleva dire a Ranocchio: -L'asino va picchiato, perché non può picchiar lui; e s'ei potesse picchiare, ci pesterebbe sotto i piedi e ci strapperebbe la carne a morsi -.Oppure: -Se ti accade di dar delle busse, procura di darle più forte che puoi; così gli altri ti terranno da conto, e ne avrai tanti di

20 meno addosso -.Lavorando di piccone o di zappa poi menava le mani con accanimento, a mo' di uno che l'avesse con la rena, e batteva e ribatteva coi denti stretti, e con quegli ah! ah! che aveva suo padre. -La rena è traditora, -diceva a Ranocchio sottovoce; -somiglia a tutti gli altri, che se sei più debole ti pestano la faccia, e se sei più forte, o siete in molti, come fa lo Sciancato, allora si lascia vincere. Mio padre la batteva sempre, ed egli non batteva altro che la rena, perciò lo chiamavano Bestia, e la rena se lo mangiò a tradimento, perché era più forte di lui -.Ogni volta che a Ranocchio toccava un lavoro troppo pesante, e il ragazzo piagnucolava a guisa di una femminuccia, Malpelo lo picchiava sul dorso, e lo sgridava: -Taci, pulcino! -e se Ranocchio non la finiva più, ei gli dava una mano, dicendo con un certo orgoglio: -Lasciami fare; io sono più forte di te -. Oppure gli dava la sua mezza cipolla, e si contentava di mangiarsi il pane asciutto, e si stringeva nelle spalle, aggiungendo: -Io ci sono avvezzo -.Era avvezzo a tutto lui, agli scapaccioni, alle pedate, ai colpi di manico di badile, o di cinghia da basto, a vedersi ingiuriato e beffato da tutti, a dormire sui sassi colle braccia e la schiena rotta da quattordici ore di lavoro; anche a digiunare era avvezzo, allorché il padrone lo puniva levandogli il pane o la minestra. Ei diceva che la razione di busse non gliel'aveva levata mai, il padrone; ma le busse non costavano nulla. Non si lamentava però, e si vendicava di soppiatto, a tradimento, con qualche tiro di quelli che sembrava ci avesse messo la coda il diavolo: perciò ei si pigliava sempre i castighi, anche quando il colpevole non era stato lui. Già se non era stato lui sarebbe stato capace di esserlo, e non si giustificava m ai: per altro sarebbe stato inutile. E qualche volta, come Ranocchio spaventato lo scongiurava piangendo di dire la verità, e di scolparsi, ei ripeteva: -A che giova? Sono malpelo! -e nessuno avrebbe potuto dire se quel curvare il capo e le spalle sempre fosse effetto di fiero orgoglio o di disperata rassegnazione, e non si sapeva nemmeno se la sua fosse salvatichezza o timidità. Il certo era che nemmeno sua madre aveva avuta mai una carezza da lui, e quindi non gliene faceva mai.il sabato sera, appena arrivava a casa con quel suo visaccio imbrattato di lentiggini e di rena rossa, e quei cenci che gli piangevano addosso da ogni parte, la sorella afferrava il manico della scopa, scoprendolo sull'uscio in quell'arnese, ché avrebbe fatto scappare il suo damo se vedeva con qual gente gli toccava imparentarsi; la madre era sempre da questa o da quella vicina, e quindi egli andava a rannicchiarsi sul suo saccone come un cane malato. Per questo, la domenica, in cui tutti gli altri ragazzi del vicinato si mettevano la camicia pulita per andare a messa o per ruzzare nel cortile, ei sembrava non avesse altro spasso che di andar randagio per le vie degli orti, a dar la caccia alle lucertole e alle altre povere bestie che non gli avevano fatto nulla, oppure a sforacchiare le siepi dei fichidindia. Per altro le beffe e le sassate degli altri fanciulli non gli piacevano.la vedova di mastro Misciu era disperata di aver per figlio quel malarnese, come dicevano tutti, ed egli era ridotto veramente come quei cani, che a furia di buscarsi dei calci e delle sassate da questo e da quello, finiscono col mettersi la coda fra le gambe e scappare alla prima anima viva che vedono, e diventano affamati, spelati e selvatici come lupi. Almeno sottoterra, nella cava della rena, brutto, cencioso e lercio com'era, non lo beffavano più, e sembrava fatto apposta per quel mestiere persin nel colore dei capelli, e in quegli occhiacci di gatto che ammiccavano se vedevano il sole. Così ci sono degli asini che lavorano nelle cave per anni ed anni senza uscirne mai più, ed in quei sotterranei, dove il pozzo d'ingresso è a picco, ci si calan colle funi, e ci restano finché vivono. Sono asini vecchi, è vero, comprati dodici o tredici lire, quando stanno per portarli alla Plaja, a strangolarli; ma pel lavoro che hanno da fare laggiù sono ancora buoni; e Malpelo, certo, non valeva di più; se veniva fuori dalla cava il sabato sera, era perché aveva anche le mani per aiutarsi colla fune, e doveva andare a portare a sua madre la paga della settimana. Certamente egli avrebbe preferito di fare il manovale, come Ranocchio, e lavorare cantando sui ponti, in alto, in mezzo all'azzurro del cielo, col sole sulla schiena, -o il carrettiere, come compare Gaspare, che veniva a

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