Incontro con Paolo Perticari

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1 Incontro con Paolo Perticari Ca Nataio, Domenica 3 luglio 2011 PRIMA PARTE Volevo sentire da voi cosa state rimuginando. Ho sentito dire, addirittura, che avete guardato la parola παιδεια 1 siete già così avanti? Allora possiamo partire da questo. Abbiamo cercato il verbo παιδευειν (= educare) nell Antico Testamento e abbiamo cercato di capire come veniva tradotto. Abbiamo visto che le traduzioni della Bibbia hanno significati molto simili, il più frequente è castigare, oltre a correggere. Alcuni esempi: Dt 8,5: Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te Dt 21,18: Se un uomo avrà un figlio testardo e ribelle, che non obbedisce alla voce né di suo padre né di sua madre e benchè l abbiano castigato, non dà loro retta, suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della città.. Ps 15,7: Benedico il Signore che mi ha dato consiglio, anche di notte il mio animo mi istruisce Sap 6,25: Lasciatevi dunque ammaestrare dalle mie parole e ne trarrete profitto Sir 18,23: La misericordia dell uomo riguarda il suo prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente, egli rimprovera, corregge, ammaestra e guida come un pastore il suo gregge Sir 6,32: Se lo volete, figli, diventate saggi E voi che idea di educazione vi siete fatti? Ieri abbiamo fatto un incontro su cosa volesse dire per noi il verbo educare, prima ancora di leggere le concordanze. Ecco le nostre ipotesi: Aldo: creare un pensiero Lucia: facendo riferimento al latino e-ducere (= condurre fuori), portare da un comportamento sbagliato ad uno corretto Marta: far crescere qualcosa, dar forma ad un oggetto che può essere reso utile 1

2 Giuseppe B: dare una forma in modo che nel futuro questa persona sia in grado di autocorreggersi e di saper distinguere ciò che è bene e ciò che è male Mattia: percorso attraverso il quale la persona diventa matura in modo che diventi lui stesso un educatore Paolo: insegnare, correggere i modi di essere e di fare Luca: indirizzare un comportamento sbagliato verso uno migliore Giuseppe P: condurre, insegnare, accompagnare E adesso cosa vi viene da dire, che ancora non è stato detto? Stefano: è il bastone di fianco all albero che cresce Christian: io la sento in senso abbastanza negativo, il non avere educazione, non essere in grado di educare e lo sento sempre nell ambito familiare. Allora lo riporto un po a me e mi sembra di esser cresciuto in una famiglia che da una parte non mi ha educato un gran chè dal punto di vista della durezza, perché ho in mente che l educazione debba essere qualcosa di duro che costruisca una pianta, uno spessore rigido, solido, robusto... e d altra parte vedo invece che Dio mi ha provveduto un educazione attraverso altre persone e una sensibilità che mi ha permesso di fare delle scelte. Però lo sento con questa accezione di durezza, a me forse mancata e che sento dire che manca. Lucia: con il verbo educare si possono trovare due soggetti: colui che educa, che è quello che prende possesso della situazione e conduce questa persona verso un cammino migliore, e c è quello che viene educato, che è uno che fa un cammino di crescita, se si lascia prendere ed educare. Avete mai sentito parlare di Margherita Zoebeli di Rimini? Non è proprio di Rimini, ma è stata tanti anni a Rimini. E la fondatrice svizzera del CEIS. Io ho imparato tanto da una frase che ha detto lei sull educazione, più di tanti libri che ho letto: L educazione è una parola delicata. Questa frase mi ha sempre colpito molto. L educazione è una parola delicata perché da un certo punto di vista è una delle parole più importanti che ci sono, e da un altro è una parola che si rovina molto facilmente. Quando ci si sposa si sottoscrive anche la volontà di dare un'educazione cristiana ai propri figli. Mia moglie ogni tanto, per ricordarmi che ci siamo sposati, mi fa rivedere il film del nostro matrimonio ed effettivamente non mi ricordavo che ci fosse questo passaggio; invece 2

3 c è proprio ed è uno dei passaggi più difficili da mantenere, perché poi c è la suocera, la società, un po tutto il mondo. Non è facile dire sono fedele ad una educazione cristiana da dare ai miei figli. Eppure è uno dei compiti più eroici e avventurosi che tocchino in sorte a un babbo e a una mamma. E appunto un avventura delicata, e non è facile per niente, perché da una parte vorresti trasmettere le cose buone che sai e dall altra parte chi ti ascolta è un altro, non sei tu che ti parli addosso, quindi c è sempre innanzitutto un problema di traduzione, di tradizione, di tradimento. Quindi queste parole si mischiano nell educazione dei figli, e capisco per certi versi chi fa una scelta di vita da celibe, appunto perché c è il rischio di mettere in moto tutto un meccanismo delicatissimo. Perché i preti non fanno i figli? Perché fanno tribolare, forse. Perché la Chiesa insiste tanto? Perché non è compatibile il lavoro del prete con il lavoro del padre. Insomma l educazione è una parola delicata come delicata è tutta la vita dell uomo. La parola παιδεια io l ho incontrata non tanto attraverso la Bibbia, ma attraverso un libro di Werner Jaeger che ha proprio questo titolo, Paideia, sottotitolo La formazione dell uomo greco. Chi vuole sapere che cosa è la παιδεια trova in questo libro tutte le declinazioni possibili e immaginabili di questa parola. Lui fa risalire la παιδεια a un età molto precedente all annuncio della buona novella, almeno di anni, nell antica Grecia. Là dove si formò, si costituì questo medium tecnologico del pensare che poi piano piano prese il nome di φιλοσοφια 2. Si potrebbe dire che παιδεια e φιλοσοφια sono come cric e croc, non c è uno senza l altro. Non c è l amore per la saggezza senza la παιδεια, o almeno, nell antica Grecia funzionava così. La παιδεια nell antica Grecia voleva dire il duro lavoro di temperamento e di formazione della vita di coloro che aderivano all una o all altra σκολη 3. Una σκολη, cioè una scuola di filosofia. Ogni scuola filosofica aveva la sua παιδεια, aveva la sua modalità di formazione dell uomo, a partire dai più giovani. Per questo σκολη vuol dire un posto calmo, forse perché dopo la vita era dura. Platone ad esempio ricerca subito nella periferia della città un luogo ritirato, e si andava in questa σκολη come si va spesso delle volte anche in palestra ad allenarsi. La pedagogia la si vuol far risalire a uno schiavo (παιδαγωγο 4 ) nell antica Grecia che portava il bambino da casa a scuola, poi lo andava a prendere a scuola e lo riaccompagnava a casa. Dicevano poi che quello che imparava non era nella scuola ma in mezzo, il cammino. Questa non è male come cosa, ma è un po mistica. Più realistica credo che sia la questione che tutte le volte l uomo greco ha cercato una 3

4 strada verso l amore della saggezza, e dopo questo amore della saggezza è stato ripreso dalla tradizione cristiana, tant è che fin dai primi padri della Chiesa troviamo questo insegnamento, di ricercare la saggezza come una delle cose più importanti. La παιδεια è questa formazione dell uomo a partire dai più giovani e a partire da una determinata scuola di pensiero, sostanzialmente. Anche nella παιδεια c è questo tentativo di dire cerchiamo di dare alla città un contributo in modo che si affermino veramente i migliori. Al filosofo sta a cuore trasmettere a questi migliori i suoi insegnamenti e di dare loro strumenti affinché siano in grado di affrontare le insidie della vita, la decadenza della πολι 5. Questo era uno dei grandi motivi per cui i filosofi si impegnarono non per un anno, non per dieci, non per venti, ma per duecentrotrecento anni, nel tentativo di formare i migliori e per rispondere a due cose: il fatto che erano in tempi di guerra e che dopo la guerra arrivava la crisi, la decadenza. La risposta era la saggezza, la ricerca della saggezza. Il medium di questo era la παιδεια. Così fin da subito si pone un problema che è stato accennato forse, cioè quello del pensiero, del rapporto che c è tra educazione e pensiero. Sono collegati questi due aspetti, se si blocca uno si blocca anche l altro. Fin dal principio, fin dall'esperienza della formazione dell'uomo, nell'antica Grecia esiste un'idea, ovvero quella di tenere insieme φιλοσοφια, cioè amore per la sapienza, e παιδεια, educazione, come modo di rispondere ai problemi della città, in primis alla questione della decadenza per formare delle èlites. Il libro di Platone, che è un libro di educazione alla politica, affronta il problema dell'educazione dicendo: Bisogna che io costruisca una macchina in grado di far volgere il mondo verso il bene. La filosofia nell'antica Grecia, fin da principio, ha lottato fortemente contro un problema che si è portata sempre dietro, ovvero quello che le persone sono portate a pensare che la filosofia sia teoria, discorso teoretico, e che quindi la παιδεια sia una propedeutica al discorso teorico. Questa è una concezione dignitosa della filosofia, che ha avuto i suoi successi, le sue fortune, però è stato dimostrato da studiosi che c'è un altro lato della filosofia che in questo modo si tende a trascurare, secondo il quale la φιλοσοφια come ricerca della saggezza non è tanto e soltanto teoria, ma è piuttosto un modo di vivere. Sono due cose diverse, c è una bella differenza. Questo modo di pensare diverso è come una forma di vita di uno che decide di vivere in una maniera un po' più pensosa e secondo un certo stile di vita che è quello delle diverse scuole filosofiche: gli epicurei avevano il loro modo di vivere, gli stoici il loro modo di vivere, i socratici il loro, i sofisti il loro. La παιδεια era, quindi, un 4

5 insieme di esercizi spirituali che ciascuna scuola faceva per migliorare l'allenamento ad un certo modo di vivere. Vi piacciono i cinici? I cinici di oggi fanno schifo, sono bruttissimi, però certi cinici di un tempo hanno un loro perché. Ad esempio Diogene Laerzio andava in giro con una lanterna dicendo Cerco l'uomo! ; questo è un cinico serio, con la C maiscola, non è uno di quei politici che girano adesso per la televisione, che non è che cercano l uomo, ma cercano i soldi e basta. Insomma, la φιλοσοφια come modo di vivere e la παιδεια come esercizio per allenare, migliorare quel modo di vivere che si è scelto. C è un bel libro di un filosofo che si chiama Pierre Hadot, Che cos è la filosofia antica?, dove si dice appunto che la filosofia antica non è solo teoria, ma anzi è principalmente modo di vivere. Ogni φιλοσοφια ha il suo modo di vivere e la παιδεια è la forma di vivere di quel modo lì. Questo lo dice bene in un suo altro libro che si chiama Esercizi spirituali e filosofia antica. Questa questione dell'intreccio fra φιλοσοφια e παιδεια potrebbe essere potente per riflettere oggi sulla parola educazione in rapporto al modo di vivere. Noi portiamo con noi degli elementi che sono abbastanza potenti e ritrovati che forse ci darebbero delle chiavi di lettura interessanti per questo mondo contemporaneo. Ad esempio il fatto che l'educazione e il pensiero vadano insieme, non per il versante astratto delle teorie ma per la strada della vita, del modo di vivere. Se dovessi dire qual'è il vero problema, in questo momento, dell educazione, direi che aveva ragione Margherita Zoebeli. Non dispiacerebbe a Margherita sentir dire da un educatore, in un contesto come questo, che si fa una gran fatica oggi a parlare di educazione, perché noi siamo già costantemente presi dentro ad un mostruoso processo di educazione: noi siamo stati afferrati in tutti questi anni, riformattati, soprattutto in questo ultimo decennio, da un mostruoso processo educativo chiamato globalizzazione. Questa è una grande educazione, totalizzante per molti versi, che impone precisi stili di vita come unico modo di vivere possibile, o meglio come unico modo di vivere possibile all'interno dei corridoi del comfort che sono le trame, anzi, che costruiscono le trame della rete globale. Questa può essere concepita come una enorme e smisurata forma di educazione. Come si corregge questo smisurato sistema? Questo mostruoso processo di formazione, non più dell uomo antico, ma dell'uomo contemporaneo, quello di oggi? Va da sé che appena accendiamo le nostre macchinette che abbiamo a disposizione, immediatamente entriamo dentro all happy hour della formazione dell uomo 5

6 contemporaneo. Dovunque vai è tutto di quella, ed è una macchina di un enormità difficilmente calcolabile, e che ha questa come caratteristica problematica. Avrei potuto dire che chi parla di educazione oggi deve vivere qualche delusione, ma quello va da sé, chi parla di cose belle e importanti rischia di essere deluso. Ma la cosa veramente problematica, a parere di chi vi parla, è che questo smisurato processo di educazione rischia di rendere nulla tutta la tradizione educativa da cui proveniamo, come delle lettere che degli amici di un'altra epoca inviano a ciascuno di noi oggi e che riceviamo ma non sappiamo più leggere. Per cui tutte le migliori parole che hanno composto da sempre l'educazione, pensate per esempio alla parola cura dell'anima (επιµελεια την ψυχη 6 ), noi non sappiamo leggerle. Generazioni di giovani hanno lottato per fare la επιµελεια την ψυχη, contro la decadenza delle πολει. E i testi di questa tradizione ci sono, sono i testi di Platone, di Cicerone. Ma queste scritture sono come delle lettere che ci provengono con una grafia e in una lingua che noi non sappiamo più leggere. La stessa tradizione cristiana, lo stesso Evangelo che frequentiamo, rischia in questo momento, afferrato nel meccanismo smisurato dell'educazione tecnica, economica, consumista di questo tempo, di appartenere alla categoria degli oggetti di consumo legati alla spiritualità, legati a quel particolare tempo di commercio dell'anima, ma di non arrivare più alla coscienza dell'uomo contemporaneo. L'educazione di oggi è molto pornografica, e oggi Internet è la grande macchina di distribuzione della pornografia. Chi studia la pornografia, studia l educazione. Il vero rischio è che chi ha qualche cosa di profondo da dire per l'educazione dell'uomo oggi, non ci parli più. Ha scritto, ha detto, ha fatto ma la sua voce non ci arriva più. La parola cura dell'anima riscalda il nostro cuore? Non sempre. Perché forse l'intero progetto anima del mondo da qualunque parte lo si prenda, rischia di trovarsi nell'epoca della tecnica pienamente dispiegata, ad un punto in cui quel progetto lì, con quelle parole lì, in quei termini lì, in un modo o in un altro rischia di venir dichiarato morto. Non ci arriva più. Noi non siamo più in grado di leggere niente. Non siamo più in grado di leggere Don Milani, il Vangelo, Platone, Ivan Illich, questo rischio è reale, certamente da non banalizzare. Nietzsche vi piace? Che dice sto Nietzsche? Dio è morto : è grossa come frase. Tutti citano Dio è morto ma non la riga successiva che dice e noi come potremmo fare a vivere senza? A riuscire a campare senza piangere? Costruendo ospedali? Facendo scuole? Facendo più soldi?. Ecco qui secondo me Nietzsche tocca un punto forte della questione. Nel momento in cui l'intera tradizione dell anima, dell'interiorità viene proposta come animazione televisuale, teletecnoscientifica, nel momento in cui è morto tutto quello in cui avevamo creduto, noi come facciamo a vivere? Noi come facciamo a consolarci? Questa è la domanda 6

7 dell'educazione nel momento in cui siamo presi da una macchina di riformattazione e ci dobbiamo inventare un modo per cui queste parole che ci hanno detto tornino a parlarci, per cui la gente le possa capire, per cui noi le possiamo trasmettere. Nel momento in cui la tradizione ha fallito e non ci parla più, che cosa vuol dire educazione? Prima domanda: come facciamo a vivere davvero? E che cosa possiamo fare? 1 παιδεια (paideia) = educazione 2 φιλοσοφια (filosofia) = amore per la sapienza 3 σκολη (scolè) = scuola 4 παιδαγωγο (pedagogos) = colui che accompagnava il bambino a scuola 5 πολι (polis) = città 6 επιµελεια την ψυχη (epimeleia ten psichè) = cura dell anima 7

8 SECONDA PARTE L educazione è una parola fragile, delicata, quindi da curare, da tenere bene; già subito mentre usiamo termini come cura, tenere bene, ci interessa, arriviamo già ai giorni nostri dove per certi versi ci batte un po' il cuore. Il problema dell educazione è insomma questo. Jacques Lacan, psicoanalista francese, aveva capito bene la questione. Lui ha detto che la psicoanalisi è l ultima difesa dell anima, della psiche, dell interiorità come potremmo dire adesso, però guardate che nel mondo di oggi essa è già del tutto afferrata dentro il discorso del capitalista. Questo è il problema. E il discorso del capitalista dai tempi di Lacan non è certo migliorato dal suo punto di vista. Senza voler fare gli estremisti, bisogna ammettere che la lotta è veramente impegnativa; non lo dico per incitarvi alla violenza, ma è veramente una lotta molto dura. Anche perché il discorso del capitalista, come dicono alcuni studiosi tedeschi molto forti che sto frequentando adesso, significa che qualunque discorso noi facciamo è già dentro al suo discorso, ed è difficile smarcarsi. Il discorso del capitalista è quel discorso che porta al tramonto della figura del padre; su questo ha detto delle cose molto significative uno psicoanalista italiano, Massimo Recalcati, che viene alla mia Università, bravo, abbastanza giovane. L evaporazione del padre, da intendersi anche in senso simbolico, come evaporazione di Dio Padre, è la posta in gioco. La fine del progetto anima del mondo, l evaporazione del padre, una società liquida dove, come ci insegnano i salmi, i ricchi verranno mandati a mani vuote, anche se in questo momento i ricchi sono sempre più ricchi. Soprattutto il discorso del capitalista rimane l'unico discorso. Se guardiamo il '900, quali sono stati i discorsi che hanno tentato di uscire dalla logica del discorso del capitalista, cioè dalla logica dell economia tirata al massimo verso la ricchezza, verso il consumismo? Pochi. Forse il tentativo più mostruoso l hanno fatto i russi con il comunismo, ottenendo più danni che buoni risultati, con decine di morti, carneficine di gente che non c'entrava niente. Però quello è stato un esperimento storico dell'uomo di andare oltre la logica del linguaggio dell economia. È possibile andare oltre la logica del linguaggio dell economia nel momento del discorso del capitalista? L educazione può essere qualcosa di serio e concreto, di veramente forte nel momento in cui è del tutto afferrata dentro questi processi di evaporazione del padre e di esplicitazione dell unica lingua, che è la lingua dei soldi? Queste domande circolano in giro per l Europa, anche tra i più forti, perché non è vero che i filosofi dormono tutti o fanno solo i pessimisti, ma fanno fatica, perché veramente è faticoso. 8

9 Pubblicherò in una collana di Mimesis Editore un libro che si intitola Il capitalismo divino. Sembra quasi che ci sia stata un'escalation, dal discorso del capitalista al capitalismo divino. All uomo di oggi manca il successo, la gloria, ma essenzialmente mancano i soldi. Successo, soldi e sesso, questo è la triade del capitalismo divino, non c è niente da fare. Ed è incredibile come ce ne sia sempre più bisogno, anche se uno ha anni ha sempre più bisogno di quella roba lì; ed è una problematica di un certo tipo di gloria. Ad esempio, la vita di una rock star dura dopo la morte. A volte fa più soldi dopo che prima. Certo non fa più sesso, intanto si è calmato un attimo. La deriva rischia di essere una mostruosa macchina che tende a sostituire tutta una serie di elementi dell'interiorità. E' come se dall esterno dentro all interiorità delle persone arrivasse questo discorso, questo tipo di sentire che invade ogni spazio dell anima, di quelli che noi chiamavamo i mondi, gli spazi dell anima e che oggi sono sempre meno credibili. Dobbiamo fare degli sforzi notevoli per recuperare dentro di noi anche solo la nostra interiorità, perché questa non sia del tutto conformata all esteriorità. L esteriorità ci è molto dentro, fin da dentro alla placenta, ed è come un meccanismo di introiezione di tutto ciò che è all esterno verso l interno. E quindi l educazione è sempre una lotta, lavorare con sé stessi, con il proprio modo di vivere per vincere questa sfida, che obiettivamente è la vita eterna. Anche il capitalismo ha la sua vita eterna. Su queste questioni forse riflettiamo poco. Mentre ad esempio un uomo come don Milani lo faceva tutti i giorni, meditare su cosa volesse dire salvarsi l anima. E' un problema per un educatore quello di salvarsi l'anima. Ero stato invitato a presentare un libro alla LUMSA di Roma, e la preside mi ha detto: Scusi cosa intende per salvasi l anima?, Me lo dica lei signora che lavora qui alla LUMSA, glielo devo dire io che vengo dai greppi, da Bergamo, che cosa è salvarsi l anima? La questione di fondo è che il capitale ha bisogno di tempo per diventare sempre più ricco, e quindi ha bisogno di giorni, di lavoro, insomma di vita. Un piccolo capitale diventa un medio capitale nell arco di due o tre generazioni. Questo vuole dire che due o tre generazioni di persone si sono scannate per fare crescere quel tipo di capitale, hanno oppresso, schiacciato altre persone per fare in modo che questo capitale si moltiplicasse. Il capitalismo di oggi sembra essere un concetto essenzialmente religioso. Lo aveva già capito Walter Benjamin, che già nel 1921 scriveva un breve testo che poi dopo è stato ricordato come Capitalismo come religione, in cui dice che il capitalismo tende a crescere come un fungo sul sentire spirituale e religioso dell uomo fino a inglobarlo 9

10 completamente e diventare esso stesso una forma di religione, anzi lui dice la vera e unica sola religione. Questa è una pista di ricerca che adesso viene recuperata da molti studiosi, come Giorgio Agamben. Certo è che il capitalismo è una forma di economia incentrata solo sul capitale, e il capitale per crescere ha bisogno di tempo. Se lo dividi finisce il gioco del capitalismo, quindi è necessario che più generazioni dedichino tutta la vita, e anche quella dei figli, per fare crescere questo tipo di interesse. Oggi quando parliamo di interesse già non pensiamo più al capitalismo, ma pensiamo direttamente ai soldi. Sui muri della scuola di Barbiana c era scritto I care, mi interessa. Dire mi interessa oggi significa dire che mi interessa avere più soldi. Che cosa vuole dire per l educazione oggi recuperare un vero interesse? Un interesse cioè che non coincide in tutto e per tutto con l interesse che dà un conto corrente. Che cosa ci fa fare questo movimento di recupero dell interesse, se non un sano disinteresse? Abbiamo lottato contro il disinteresse per interessarci. Eppure questo interesse oggi è del tutto inglobato nel discorso del capitalista, che ormai gli analisti tendono a definire capitalismo divino. E' difficile parlare onestamente di educazione a prescindere completamente da questa questione dei soldi e della società economicistica in cui siamo, perché rischierebbe di essere un ipocrisia e questo non gioverebbe ne all educazione ne a chi la pratica. In questo momento il capitalismo è una specie di tsunami, è un onda alta, e noi dobbiamo abituarci a fare surf su queste onde così elevate. Tremonti ha fatto capire molto bene cos è il capitalismo. In un programma alla Rai ha fatto uno schemino molto divertente dove, come ogni bravo professore, ha disegnato un rettangolino e poi lo ha moltiplicato per 200 volte verticalmente, dicendo che il rettangolino è la base per ogni merce che viene scaricata da una nave, da un aereo, ecc, mentre questa verticalità sono le 200, ma anche operazioni speculative che vengono fatte su quella stessa merce. Ogni merce ricresce e si eleva fino a verticalità smisurate in virtù di queste forme di gioco in borsa, o di monetarizzazione della quella stessa merce. È un giochino che gli economisti conoscono bene, Tremonti lo ha fatto vedere in televisione e lo abbiamo apprezzato, però il nostro problema è come si fa a fare un'educazione che non sia solo a piacimento su quella merce lì, ma che possa in un modo o in altro almeno porsi l obiettivo di superare quelle 200 o operazioni di speculazione che viene fatta anche su qualunque parola che noi pronunciamo; è infatti un circuito a catena dove il linguaggio viene del tutto inglobato da questa forma di linguaggio dell economia. 10

11 Come facciamo al giorno d oggi noi con i nostri poveri mezzi a costruire un'educazione con la E maiuscola, un'educazione che non faccia finta che il mondo è bello, un prato fiorito? Anche le pedagogie più scientifiche rischiano di parlare di begli obbiettivi, di prati fioriti, progetti in natura; il mondo non è così, il mondo è smisuratamente compenetrato dalle logiche del consumo e dell economia. Come facciamo a fare una educazione che si elevi, e che elevi l uomo? Questa domanda non siamo i primi a porcela; abbiamo visto che dall antica Grecia fino ad oggi se la sono posti sempre. La cosa che ho cercato di dirvi le altre volte che ci siamo incontrati è che si potrebbe applicare all educazione per molti versi il metodo dell'obsolescenza. A me piace molto Walter Benjamin, lo trovo interessante come personaggio; lui dice che la vera conoscenza si trova negli scarti, nel fuori-moda, nell obsolescenza, cioè non in quello che va per la maggiore, perché lì il più delle volte si trova del marketing, ma nelle obsolescenze, in quello che tende a venire scartato, perché questa obsolescenza ti dà l occasione per reinventare quella cosa che è stata considerata da tutti come superata e di riformularla, reinventarla in un modo nuovo. Allora la cosa che ho cercato di fare con don Milani è stato proprio questa, in un momento in cui l aria che tirava era quella di dire bravo, bravo questo don Milani, però oramai è superato, cercare di prenderlo invece come un esempio ancora misconosciuto, da capire meglio, da approfondire, tutt'altro che superato. Oppure prenderlo proprio come superato in quanto di un altro tempo, ormai fuori moda, con tutti i suoi modi di essere, di stare al mondo, e però vedere quanto invece il suo modo superato entra in impatto, per una sorta di alchimia, con quello che dice la maggior parte della gente che cerca il successo in questo mondo e come la sua posizione ci consente per certi versi di reinventare un modo di essere, un modo di vivere, un modo di sentire il mondo. Ecco questo è stato il tentativo che ho fatto con l educazione in questi ultimi anni: fare come fanno certi artisti. Avete visto la mostra di Kentridge a Milano? Kentridge riprende, nell era mediatica degli audio-visuali, ad usare la matita. Uno dice: Ma dove vai con la matita? Farai dei fumetti, non farai mai delle opere d arte. E invece no, il suo lavorare con la matita, con un medium obsoleto... perché è tutto un problema di medium, sostanzialmente. D'altra parte in questi duemila anni il cristianesimo è stato un medium fondativo, nel bene e nel male, come modo di ragionare. Cosa vuole dire oggi riprendere certi educatori che sono considerati superati e farli diventare un medium di questa società mediata, di questa società che sta riconfigurando completamente tutti i saperi, le comunicazioni, le lingue, i modi di 11

12 vivere in una forma che è quella legata al capitalismo divino? Che cosa vuole dire prendere un educatore o fare un'educazione che non sia semplicemente funzionale a quella speculazione verticale che caratterizza la decadenza, la crisi dell uomo contemporaneo? Questa è la sfida dell educazione di questo tempo: prendere parte al gioco educativo di questo tempo sapendo che l educazione insomma la fanno i media. E la fanno i media nel medium del linguaggio dell economia. E la fanno i media nel medium del discorso del capitalista. Io sto cercando di dirvi, di balbettare don Milani, perché in don Milani trovo delle cose che non troverei da nessuna parte; non è l unico, ci sono anche altri che mi piacciono, ad esempio se dovessi dire una trinità pedagogica di questo tempo direi don Milani, Ivan Illich, Paulo Freire, tre grandi, da tenere insieme per molti versi. Don Milani un pochettino lo sappiamo. Ivan Illich è un nome che non conosciamo forse tanto, però personalmente mi piace molto; io ho anche avuto la fortuna di incontrarlo una notte a Milano, tutto un giorno, non solo una notte, ed era il 2001, un momento in cui si vedeva decollare la cultura dei media nel discorso dell economia, diventare scrittura, diventare testo, diventare parola. Ivan Illich si è sempre posto il problema del rapporto che c'è tra la scrittura, il testo, la parola e i supporti mediatici. Lui diceva: Voi non avete idea di come ci cambiano i media che usiamo. I Padri della Chiesa del 1100 che sto studiando non leggevano neppure i libri come noi li leggiamo oggi. Prima ad esempio abbiamo fatto i vespri: nei vespri c è ancora un eco di un certo modo di leggere, che non è quello del best-seller, del libro della iperproduzione industriale, che uno prende e si porta in spiaggia, e si legge spaparanzato mentre prende il sole, se non capisce niente è lo stesso, e si diverte la faccia; hanno tutto un modo particolare di essere lettura, che è determinato dal tipo di medium che viene utilizzato per leggere, cioè il romanzone della produzione iperindustriale che ti leggi in solitudine. La lettura non è sempre stata così, dice Illich, la lettura dei monaci non è sempre stata così. Al contrario di quel che si potrebbe pensare, leggere non è un elemento secondario. Ci sono quattro cose che non si possono separare: vivere e respirare, perché non si può vivere senza respirare; leggere e pensare, perché se non sai leggere non sai pensare. Se tu leggi solo le cose della leggibilità determinata dai supporti mediali che usa il mercato, tu fai una lettura di mercato, hai un pensiero di mercato, e fai delle scelte di mercato; è tutto molto collegato. Ivan Illich ha questo straordinario merito di aver capito che questa questione mediale della tecnica dell economia nasce da una corruzione del cristianesimo, che diventa media, supporto economico, che diventa supporto scolastico, supporto ecclesiale, 12

13 supporto medico; cioè tutta la rete delle istituzioni che ci accompagnano per l intero corso della vita è una continua, incessante corruzione del cristianesimo. Quest'uomo meriterebbe davvero che ci buttassimo un occhio sopra. Il suo testo fondamentale si intitola Nella vigna del testo ed è uno studio che Carlo Sini, un eccellente filosofo italiano, definisce come il più importante libro di filosofia che sia stato mai scritto, perché insegna che il primo problema del pensare è leggere, trovare delle forme di lettura. In questo libro Ivan Illich si confronta con il suo alter ego che si sceglie, un monaco di Parigi dell abbazia di San Vittore; inoltre questa abbazia ha un portale molto interessante perché vi è scolpita l Ultima Cena, però durante la rivoluzione francese hanno tagliato la testa a tutti i partecipanti all ultima cena e ancora oggi mancano completamente le dodici teste! Però la questione di Ugo da San Vittore è importante perché dice che la cosa più importante che un cristiano deve ricercare è la saggezza, e leggere insieme aiuta la saggezza. Chi volesse leggere il Didascalicon di Ugo da San Vittore glielo consiglio, anche se non è ancora stato tradotto dal latino, solo in inglese e in nessun'altra lingua europea. Paulo Freire nel 900 è un altro di quelli che mi sembrano utili da riconoscere come autentico educatore perché lui dice una cosa importante: Rischiamo di tenere a scuola i giovani e gli adulti per troppo tempo e per quanto bravi siano i professori parlano sempre dentro il discorso del capitalista, non riescono ad uscirne fuori. Allora lui inventa un metodo che è fatto di parole-chiave. Lui dice che si studia attraverso le parole-chiave, ma le vere parole-chiave sono quelle che dalle parole-chiave di qualunque testo permettono all'adulto di formarsi a partire dalla propria esperienza di vita; questo metodo ha avuto molto successo nell America Latina perché i poveri ci si sono ritrovati e hanno preteso di sconfiggere una concezione depositaria dell educazione, che significa il depositare tutto il sapere in questo mega-recipiente dentro ad un altro recipiente attraverso un imbuto. Paulo Freire rinnega questo come modo di educare. La vera educazione è quella che parte dalle parole-chiave, cioè le parole che aprono l accesso all azione; le parolechiave sono quelle che non possono essere depositate da una testa in un altra testa attraverso un imbuto perché hanno bisogno di un incontro dialogico. Se io mi metto a parlare con te ho bisogno di te per trovare con te la parola-chiave che ci rappresenta entrambi. Questa mi sembra una giusta causa dell educazione: cioè la parola che non è solo depositata dall istruttore, ma in un modo o in un altro è anche negoziata, lottata, conquistata, condivisa alla fine, condivisa anche con la fatica della lotta. 13

14 Ecco questo sono tre nomi; noi passeremo quest anno soprattutto a stare con don Milani, si sta bene con lui. Se mi tenete un po' di compagnia ci possiamo anche divertire. Vi do una notizia riguardo a don Milani, a quello che vi avevo detto l ultima volta che ci siamo visti: Siamo riusciti a fare quella riunione che avevo organizzato su don Milani a Bologna, e il progetto è passato tale e quale l'avevo pensato io tre anni fa. Tre volumi, il primo con gli scritti che lui ha voluto pubblicare in vita, perchè questo uomo è da considerare proprio come un artista. A proposito vorrei fare lo stesso lavoro anche con Ivan Illich, perché Ivan Illich è un grande sconosciuto anche dai cristiani e invece ci sono alcune cose che andrebbero recuperate se vogliamo capire l educazione, quali sono i suoi problemi soprattutto in un senso cristiano, attuale, contemporaneo. Ritornando a don Milani tutta la discussione di inizio fu sviluppata a partire da una suggestione del professor Meloni, che alla fine era dalla mia parte, anche se voleva fare il super partes. La discussione era legata al dove metterlo, se nell edizione Treccani oppure se su un ottima edizione Mondadori minore, oppure nei Meridiani. C è chi ha detto di non metterlo in un'edizione di lusso, con i libri rilegati in pelle, perché don Milani è stato povero tutta la vita. A me era venuto da dire di metterlo al meglio, e don Milani si sarebbe dovuto accontentare. Io lo volevo mettere sui Meridiani perchè così lo togliamo dall'attacco facile; cioè desidero che chi attacca don Milani, e don Milani è stato attaccato, a me non interessa dire se ingiustamente, chi lo vuole sfregiare sappia con chi si confronta. Ora chiunque può attaccarlo. E' uscito anche recentemente un libro di un'insegnante, con una casa editrice di sinistra (le stupidaggini chi volete che le faccia?), in cui ci sono due pagine di dispregio di don Milani, considerato il padre di tutti i guai della nazione perché era un prete di sinistra che ha insegnato agli studenti a ribellarsi agli insegnanti... Chi attacca don Milani deve sapere che attacca i Meridiani, attacca un opera che è stata riconosciuta non da me, ma da Pisolini, da Fortini, da Facchinelli, da Del Giudice, da una serie di autorevoli uomini d arte che sono tutti già nei Meridiani quindi loro l hanno sdoganato e sta in chi lo studia dire qual'è il livello di quest uomo. Poi se vuoi scrivere un libro contro don Milani lo fai nella massima libertà, ma con la consapevolezza di sapere cosa dice, e quindi di leggerlo e non speculare sull ignoranza della gente, sul fatto che sia fuori dai giri. E' come fare un incontro di boxe con uno a cui hai legato le mani, non è divertente. Prima si deve allenare. 14

15 Allenamento, credo che questa deve diventare una parola dell educazione, allenamento sia per chi è pro sia per chi è contro. E' una cosa importante dell educazione, bisognerebbe che questa parola possa essere elevata. Elevazione poi è una parola di don Milani che dice: Tutto quello che ho fatto è stato per l elevazione del mio popolo, per il miglioramento e l elevazione dei poveri, ma soprattutto la gente che ha incontrato. Allora ci siamo divisi i compiti, e mi sono preso gli scritti giovanili con una serie di sei o sette articoli scritti da don Milani dal 54 al 59. Quello del 1959 è particolarmente interessante perché manca l originale, anzi se saltasse fuori da qualche parte sarebbe interessante, è quello che si intitola Un muro di inchiostro e di incenso. Notate che c è sempre un muro da scavalcare, per questo dico di elevare don Milani, è già elevato da sé; riconosciamogli questa elevatura in modo che chi si voglia cimentare si possa cimentare al meglio delle sue possibilità, non al peggio, perché al peggio sono capaci tutti. L articolo, quasi un epistola più che un articolo, lo aveva spedito a Pistelli, che era direttore di un giornale cattolico di sinistra a Firenze, dicendogli pubblicamelo, pubblicamelo e Pistelli per paura non l ha pubblicato. E dopo è stato pubblicato nel 68 dall Espresso, quindi volendo si potrebbe chiedere all Espresso se conserva ancora l originale... sicuramente l avranno cestinato però potrebbe essere che ce l abbiano ancora. Io ho quella che hanno tutti perché l originale non ce l ha nessuno, ho quella di Michele Gesualdi, che è quella dell Espresso, mentre delle altre ho tutti gli originali e li ho già fotocopiate all istituto. In questa lettera don Milani, subito dopo aver scritto Esperienze Pastorali, affronta la questione gigantesca dell obbedienza e del male, parte dagli uomini di chiesa, dove formula l idea dell obbedienza dopo. C era dell agonismo in questa lettera, dove scrive: che gusto hanno i cristiani nell obbedire prima? Prima devono fare un po di testa loro e poi dopo se il vescovo interviene e dà un altro orientamento allora obbediscano, ma prima devono fare un po di sforzo per dare il loro contributo. Ecco queste cose qui si presterebbero ad una lettura intrecciata che ci consenta di fare una lectio vera e propria o addirittura una scrittura collettiva a partire proprio da questi testi giovanili di don Milani. Vi faccio proprio questa proposta sta sera, ci costituiamo come gruppo. Perché l educazione è anche fare, non sono solo chiacchiere, perché a fare solo delle chiacchiere poi ci si stufa. Fare qualcosa insieme può essere interessante e visto che c è l occasione del dover rivedere la parte degli scritti giovanili di don Milani, che è la parte più leggera tutto sommato, perché non farlo con dei giovani, vedere come ci risuonano oggi quelle lettere? Mi concentrerei soprattutto come ricerca, come riflessione, come pensiero, come lettura, come lectio da proporre ad altri sulla questione di come affrontare oggi quello che don Milani allora, nel 59, intendeva 15

16 come questo muro di inchiostro e di incenso contro cui si scontra la fede e la vita di un cristiano che voglia vivere autenticamente la sua vita. Ecco, come lo chiamiamo oggi questo muro di inchiostro e di incenso? La prima cosa da fare è capire che cosa intendeva lui per muro di inchiostro, cioè i giornalisti, e incenso, cioè i preti, o comunque la cultura clericale. E poi la seconda cosa: come lo scaliamo noi questo, perché abbiamo capito ormai che si tratta di una scalata, camminare in salita, non in discesa, e neanche rimanere soltanto al campo base. Ti tocca salire, ti tocca scalare, ti tocca in un modo o in un altro fare quello che aveva detto anche Illich: don Milani la chiama elevazione, Illich la chiama ascesi di tutti i sensi e dell altro nonostante un mondo totalmente economizzato e tecnologizzato. Sembrerebbe questo il problema del cristiano oggi: cosa vuole dire praticare l educazione cristiana, cosa vuole dire praticare un ascesi dei propri sensi, di sé e dell altro che incontriamo. Sull ascesi dell altro potrei fare anche il nome di Raimon Panikkar, che è stato bravo a confrontarsi con le altre culture, il che è importante come tipo di problema oggi. Cosa vuole dire l ascesi dei sensi di sé e dell altro in un mondo tecnologizzato? È la stessa cosa che dire, insomma io la sento molto simile, alla scalata del muro di inchiostro e di incenso. Ciò vuole dire che l educazione deve diventare un movimento di tensione verticale per farla veramente questa arrampicata, non per dire sarebbe da fare. Allora educazione vuole dire allenamento, vuole dire prepararsi, vuole dire esercitarsi, a leggere, a pensare, a scrivere. Esercitare i propri sensi: come primo passo, la propria sensorialità. Perché viviamo in un mondo che ci porta alla perdita dei sensi. La vista. Che cosa vuole dire la vista nell era della televisione? L ascolto. Che cosa vuole dire l ascolto nell era del consumismo rumoroso? Le orecchie. I sensi proprio. Che cosa vuole dire proteggere i nostri occhi? Che cosa vuole dire proteggere i nostri orecchi? Che cosa vuole dire elevarsi? E sensorialmente? Ascesi nel leggere. Che cosa vuole dire migliorare la nostra lettura dei testi, ad esempio nel caso delle lettere e degli scritti giovanili di don Milani. Che cosa vuole dire che noi possiamo migliorare la nostra comprensione di don Milani, la nostra lettura di don Milani? E l ascesi anche nel pensiero; come dice Husserl, che è un filosofone del '900, quello che ha capito bene il problema delle crisi delle scienze europee nel 900, un esercizio che l uomo deve imparare a fare anche solo per ricominciare a pensare è l esercizio della epochè, cioè del mettere tra parentesi tutto il rumore, per veder più profondamente i fenomeni che si affrontano, l esercizio di sospendere il giudizio, non abituarsi ad una parola facile ma ad una parola che ha fatto della sospensione di sé un esercizio. Ecco questi tre esercizi mi sembra vadano nella direzione di dire proviamo 16

17 a capire che cosa vuole dire leggere gli scritti di don Milani, primo aspetto. Secondo aspetto: affrontare lo scritto più impegnativo di quel periodo di don Milani, che è conosciuto come Il muro di inchiostro e di incenso. Provare a fare una scrittura insieme, una lectio insieme, e poi iniziare un cammino che vada nella direzione, che segua l orientamento di un educazione forte, vorrei dire persino un educazione acrobatica. Ci alleniamo a trovare nell educazione quegli elementi che ci danno la forza, il coraggio, una sorta di sur-educazione. Torniamo a Nietzsche. Ci siamo lasciati con Nietzsche e concludiamo con Nietzsche. Nietzsche disse una cosa tremenda, nel Così parlò Zarathustra, quando parla ad un giovane e gli dice: Ti vuoi sposare? Sposati! Vuoi fare dei figli? Falli questi figli. Dove è il problema? Ma ricordati che non basta solo procreare dei figli perché tu, uomo, non devi solo procreare, ma devi procreare surcreando, e cioè facendo in modo che i tuoi figli diventino migliori di te. Non è male come cosa. Molti leggono in queste parole l inizio della pedagogia del superuomo, ma io non la sento così. Io la sento in un modo più cattolico, se volete, in un modo più da famiglia. Cioè il sano desiderio che ha un babbo nei confronti del proprio figlio che migliori rispetto alla sua vita, rispetto alla sua moralità, rispetto alla sua bontà, rispetto alla sua sensibilità. Un babbo desidera il meglio, qualunque forma di padre desidera il meglio per i propri figli. Ecco, desiderare il meglio per i propri figli, vuole dire provare a fare un educazione verso l alto, verso il sopra, e non accontentarsi di un educazione terra-terra, di un educazione che sta ai campi base e non vede che c è da scavalcare la verticalità del capitalismo divino e con tutti i suoi artefatti, dispositivi e così via. Che ne dite? Si è capito qualcosa? Facciamo un giretto di parole. Non so se in questi giorni sono riuscito a descrivere che cosa sia l educazione per me. E non so neanche, se non me lo dite, come vi risuona questa idea di lavorare un po insieme anche su don Milani, che è da un po che ve la propongo come cosa. Se volete si può correggere il tiro Stefano: Qual è il tiro? Prendere il testo e lavorarci sopra? Direi rileggere tutti gli scritti giovanili. Non è tanto Stefano: Personalmente? Prima personalmente. Lucia: Lavorare su don Milani come faceva don Milani con i suoi ragazzi. Senza scomodare troppo quello che faceva don Milani, però stare insieme, fare un tentativo acrobatico, un tentativo che non lascia tutto ferreo ma che in un modo o in 17

18 un altro smanetta un po le cose, ci smanettiamo, lo facciamo a tempo libero però lo facciamo anche con un fine, insomma ci vogliamo lavorare seriamente, non è che facciamo le cose dopo lavoristicamente. No, troviamo nella nostra economia del tempo uno spazio per don Milani e per approfondire dei testi e per vedere che cosa tiriamo su. Marta: Quando cominciamo? Cominciamo presto, cominciamo nella seconda metà di settembre. Chi non ce la fa può andare via con onore, come dice il Generale Custer. L importante è che se ci stiamo, ci stiamo veramente, stiamoci con tutto il nostro modo d essere, con tutto il meglio che possiamo fare. Chi non se la sente può andare, non verrà deriso. Ma se decidiamo di farlo, facciamolo al meglio. Allora mi metto d accordo con Christian per la data tra settembre e ottobre. I testi ce li dovreste avere quasi tutti. Consegne da qui fino a settembre: andate a caccia degli scritti giovanili di don Milani. Stefano: Non ce li hai in formato digitale? Mi son dimenticato di dirvi che mi sono dichiarato anti-tecnologico, cosa che mi procura qualche rogna, ma è lo stesso. La prima cosa che possiamo fare è mettere il testo in supporto digitale. Ci vediamo dopo metà settembre, quando torno dalla Finlandia. Poi ci daremo delle consegne di tipo storico-religioso: cioè andare a vedere cosa diceva la Chiesa in quegli anni, fare un po di apparato critico a quei testi che leggiamo. Poi ci concentriamo su uno di questi testi e vediamo come l ultimo articolo, cioè Il muro..., risuona rispetto ai primi, cioè quali erano delle parole chiave, idee che lui aveva già in qualche modo abbozzato e quindi vediamo come si è evoluto il suo pensiero. Ovviamente ad essere assidui in tutto ci sarebbe da leggere nel mezzo Esperienze pastorali così uno vede dai primi scritti, da Esperienze pastorali e Il muro di inchiostro e di incenso tutte le risonanze, e nel giro di tre o quattro incontri non di più, noi siamo dalla condizione di passare da una lettura di prima fase di tutti i materiali a una redazione di tutti i testi giovanili in una maniera annotata. Però facciamo un passo oltre a quella scrittura che ho fatto io in quel capitolo de L'obsoleto con tutta una serie di nostre riflessioni che avranno per forza il pregio di essere ben più meditate di quelle che ho scritto io, quindi anche più mirate a capire meglio: a) come i testi di don Milani si tengono insieme b) come possono risuonare queste parole nell attualità, mettere don Milani in corto circuito con quelli che sono i problemi contemporanei e con le esperienze di Chiesa contemporanea. 18

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