LE SPECIE SECONDA PARTE. Abete bianco. Nome scientifico: Abies alba Nomi dialettali: avez, vez.

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1 Abete bianco SECONDA PARTE LE SPECIE Famiglia: Pinacee Nome scientifico: Abies alba Nomi dialettali: avez, vez. Caratteri botanici L Abete bianco è una conifera sempreverde che può superare i 40 m di altezza e i 300 anni di età. Il fusto è diritto e cilindrico, e la corteccia è grigia e liscia nelle piante giovani, con delle caratteristiche bolle piene di resina, mentre diventa screpolata nelle piante mature. Gli aghi sono di forma appiattita, verdi lucenti nella pagina superiore, e con due linee bianche nella pagina inferiore. Le pigne sono portate erette, e quando i semi sono maturi si sfaldano sulla pianta: cadono le squame ed i semi, mentre il rachide rimane solitario sui rametti (ecco perché non si trovano pigne ai piedi della pianta). Le piante adulte hanno un caratteristico portamento detto a nido di cicogna, dovuto alla progressiva diminuzione della crescita del getto apicale, che provoca un addensamento dei rami sulla cima, come se vi fosse costruito appunto un grosso nido. Caratteri ecologici e note selvicolturali L Abete bianco è una specie che necessita di una buona umidità del terreno e dell aria, e pertanto si trova bene sui versanti ombrosi con clima molto piovoso, dove si mescola all Abete rosso e al Faggio. Soprattutto in gioventù sopporta molto bene l ombra, riuscendo a vivere anche sotto la copertura delle piante adulte. Si rinnova esclusivamente tramite i semi, che vengono dispersi dal vento grazie all ala di cui sono forniti. Nell orizzonte montano l Abete bianco può formare boschi puri, o consociarsi in genere con l Abete rosso. Il taglio delle piante mature fatto su piccole superfici (3-4 piante vicine) crea delle piccole radure dove sono favorite la nascita e lo sviluppo delle piantine di Abete bianco. Si possono formare gruppi di novellame molto densi che, sebbene sopportino a lungo la concorrenza reciproca, devono essere sfoltiti selezionando i soggetti migliori, fino a lasciare solo un leggero contatto tra le chiome, che permette un regolare accrescimento. Le giovani piantine sono appetite dai mammiferi erbivori (capre e caprioli) che si cibano volentieri dei germogli, rallentandone o compromettendone lo sviluppo. L Abete bianco è pure soggetto agli attacchi da parte di un fungo che ne causa il cancro, il quale 27

2 si manifesta sul fusto con degli ingrossamenti caratteristici; in corrispondenza dell ingrossamento i fusti vengono spesso spezzati dal vento. Coi diradamenti successivi agli sfolli si elimineranno le piante rimaste soffocate, eccessivamente esili ed allungate, o colpite dal cancro. In genere è opportuno favorire la mescolanza di specie, che nel caso dell Abete bianco si attua volentieri con l Abete rosso e il Faggio. Le produzioni del bosco di Abete bianco non differiscono sensibilmente dal bosco di Abete rosso. Il legno Massa volumica: 4,6 q/m 3 Legno biancastro con alburno e durame indifferenziati. Gli anelli di accrescimento sono ben marcati; i nodi sono scuri e molto duri. Il legno è privo di resina, che invece è presente nella corteccia. Solitamente il legname viene commerciato assieme a quello dell Abete rosso, anche se rispetto a questo è leggermente meno pregiato a causa dei nodi difficilmente lavorabili e delle deformazioni cui è soggetto durante la stagionatura. Il legno si usa in falegnameria ma non è considerato pregiato. E ancora utilizzato nelle alberature delle barche in legno. I tronchi da sega si allestiscono generalmente di 4 m o più di lunghezza e di almeno 20 cm di diametro minimo, mentre i tronchi per travatura si allestiscono secondo le esigenze. La legna da ardere non costituisce l assortimento principale. Si destinano a questo impiego i rami, con alto potere calorifico. Corteccia Portamento delle pigne 28

3 Fronda durante la fioritura Pigna, squama e semi Foglie 29

4 Abete rosso Famiglia: Pinacee Nome scientifico: Picea abies Nomi dialettali: pesc, pescia Caratteri botanici L Abete rosso è una conifera sempreverde che può superare i 40 m di altezza e i 400 anni di età. Il fusto è slanciato e diritto, con corteccia grigio-rossastra ruvida, che si sfalda in piccole placche nelle piante più vecchie. Le foglie sono aghiformi, sottili, appuntite e a sezione romboidale, verdi scure. Le pigne sono portate pendule sui rametti; a maturità disperdono i semi, ed in seguito cadono intere. L apparato radicale ha uno sviluppo tipicamente superficiale, e per questo spesso le piante adulte sono sradicate dal vento. Caratteri ecologici e note selvicolturali Tra le conifere nostrane è sicuramente la più diffusa, anche se genericamente ed erroneamente indicata col nome di pino. Si trova sui versanti, dalla zona del Castagno fino oltre i 2000 m. Predilige i terreni freschi, ed è meno esigente di umidità rispetto all Abete bianco; è resistentissima al freddo, ma tollera anche il caldo; nei riguardi della luce, rifugge le esposizioni troppo luminose come pure quelle eccessivamente ombreggiate. Forma estesi boschi puri, ma si trova anche mista alle latifoglie, o ad altre conifere come Abete bianco, Larice e Pino silvestre. Il legname migliore si ricava dai boschi dell orizzonte montano o subalpino, e a questi pertanto conviene indirizzare gli sforzi, piuttosto che sui soggetti che si trovano a quote inferiori. Questi ultimi crescono molto velocemente e sono assai ramosi, a discapito della qualità tecnologica del legname. I giovani popolamenti densi necessitano di sfolli e diradi per eliminare i soggetti più stentati, riconoscibili dal getto apicale molto ridotto. La potatura dei rami verdi praticata sulle giovani piante, con l intento di ottenere fusti slanciati e con pochi nodi, in genere risulta dannosa. La regolazione della densità del bosco dosa la quantità di luce che colpisce le chiome. Poca luce porta alla formazione di fusti con buone caratteristiche, cioè molto allungati e con pochi nodi, ma poco resistenti al vento; molta luce porta alla formazione di piante tozze, con rami anche nella parte bassa del fusto e quindi molti nodi nel legno, ma più resistenti alle intemperie. Nei boschi puri dell orizzonte montano, con molte piante mature, conviene impostare i tagli a gruppi di 4-5 piante, distanziati tra loro, per non scoprire eccessivamente il terreno e stimolare l invasione delle infestanti. Nell orizzonte subalpino i boschi sono più radi, e le piante mature verranno tagliate a gruppi più piccoli, di 2-3 piante ciascuno. Il bosco di Abete rosso è tra i più produttivi tra quelli del nostro ambiente. Un ettaro di pecceta matura in condizioni medie può produrre, e anche superare, 400 m 3 di legname. Una pianta di 40 cm di diametro misurati a 1,30 m da terra, di bell aspetto, ha un volume del fusto di circa 1 m 3. Il legno Massa volumica: 4,4 q/m 3 Il legno, di colore chiaro, non presenta differenziazione tra alburno e durame, e gli anelli di accrescimento sono ben visibili. La tessitura fine, la fibratura diritta lo rendono ben lavorabile. E molto usato in falegnameria nella costruzione di mobili ed infissi, ed in carpenteria nella realizzazione di travi e coperture per tetti. All aria aperta deperisce rapidamente. Il legno di buona qualità dovrebbe avere non meno di 3-4 anelli di accrescimento per ogni cm di spessore. I tronchi da sega si allestiscono normalmente di 4 m di lunghezza, mentre quelli per travi secondo le esigenze. I rami forniscono un ottimo combustibile, ad alto potere calorifico. Pigna, squama e semi 30

5 Fronde durante la fioritura Corteccia Portamento delle pigne 31

6 Aceri Famiglia: Aceracee Sul nostro territorio sono presenti allo stato spontaneo tre specie di aceri, e precisamente Acero di monte, Acero riccio e Acero campestre. Nome scientifico: Acero di monte: Acer pseudoplatanus; Acero riccio: Acer platanoides; Acero campestre: Acer campestre Nomi dialettali: aser Caratteri botanici L Acero di monte e l Acero riccio sono grandi alberi che possono raggiungere 40 m di altezza, con fusto diritto, cilindrico e chioma ampia, molto longevi. La corteccia è grigia e ruvida, e nelle piante mature si distacca in grandi placche caratteristiche. La fioritura è poco appariscente; l Acero di monte ha i fiori pendenti, che compaiono dopo l emissione delle foglie, mentre l Acero riccio ha i fiori eretti e compaiono prima dell emissione delle foglie. L Acero campestre è un piccolo albero con tronco spesso contorto e chioma globosa, a crescita lenta. La corteccia è da grigia a marrone, ruvida e screpolata con creste lunghe qualche centimetro. I frutti sono delle samare doppie, facilmente trasportabili dal vento grazie alle ali che li accompagnano. Caratteri ecologici e note selvicolturali L Acero di monte si trova dall orizzonte submontano all orizzonte montano nelle localizzazioni piuttosto umide e non eccessivamente esposte al sole. Sopporta bene l ombra soprattutto da giovane, e per questo riesce a rinnovarsi anche nei castagneti da frutto non più coltivati, all ombra delle vecchie piante. Grazie alla sua elevata traspirazione, contribuisce al prosciugamento dei terreni umidi. L Acero riccio ha esigenze simili all Acero di monte, ma risulta molto meno diffuso. L Acero campestre è diffuso, ma non molto frequente, nei piani submontano e submontano; esige localizzazioni calde e più luminose rispetto agli altri due aceri. Gli aceri si riproducono normalmente da seme, ma rigettano bene anche dalle ceppaie, e possono per questo essere trattai anche a ceduo. Raramente gli aceri formano boschi puri; più di frequente si trovano misti al altre latifoglie. L Acero di monte e l Acero riccio si governano convenientemente a fustaia, poiché in tal modo è possibile la produzione di fusti da lavoro. Si individuano i Samare di Acero di monte (sopra) e di Acero campestre (sotto) migliori soggetti, (fusto diritto e chioma raccolta in alto) che a anni di età potranno essere pronti al taglio, potendo comunque vivere molto più a lungo senza che intervengano deprezzamenti del legno. Per ottenere fusti con pochi nodi, è necessario mantenere un certo grado di copertura che stimoli l accrescimento in altezza e il raccoglimento della chioma in alto. E necessario inoltre evitare con cura di danneggiare la corteccia delle piante che devono rimanere in piedi, poiché il legno è facilmente attaccabile, a partire dalle ferite, dai funghi che provocano la carie. Il legno Acero di monte e Acero riccio Massa volumica: 6,6 q/ m 3. Il legno è di colore bianco, senza differenziazione tra alburno e durame; la tessitura è fine e la fibratura diritta. Il legno è molto apprezzato per la sua buona lavorabilità e per le ottime caratteristiche meccaniche. Le tavole radiali presentano caratteristici effetti sericei grazie alla presenza dei raggi, piccoli ma visibili. Particolari effetti cromatici possono derivare dalla porzione basale del fusto delle piante mature (tigratura, occhio di pernice). Il legno viene utilizzato nella costruzione di mobili, strumenti musicali e in lavori di torneria. Un tempo era assai impiegato nella fabbricazione delle stoviglie da cucina. L assortimento principale e più ricercato è il tronco da trancia o da sfogliatura, soprattutto se marezzato; molto apprezzato è anche il tronco da sega, che può essere assorbito anche dall industria locale. 32

7 Fioritura di Acero campestre Legno a venatura fiammata (a sinistra) e a rigatino (a destra) Acero di monte Foglie e samare di Acero di monte 33

8 Bagolaro Famiglia: Nome scientifico: Nomi dialettali: Ulmacee Celtis australis fucarten, biscugin Caratteri botanici E una pianta che raggiunge m di altezza, e può vivere qualche secolo. Il fusto in genere è diritto, e la corteccia è di colore grigio cenere e liscia. La chioma è molto ampia e rotonda, con foglie seghettate e appuntite, leggermente più scure nella pagina superiore. I fiori sono poco evidenti, piccoli e gialli. Il frutto è una piccola drupa quasi nera, portata da un lungo picciolo, che matura in autunno, ed è appetita dagli uccelli. Caratteri ecologici e note selvicolturali Il Bagolaro è originario dei paesi mediterranei, e grazie alla sua coltivazione si è diffuso anche da noi. Preferisce le posizioni soleggiate e calde, e si adatta molto bene ai terreni poveri. Si rinviene frequentemente sulle zone rocciose che affiorano tra i vigneti; le sue radici penetrano con forza tra le fenditure, provocando non di rado il crollo di qualche blocco roccioso. Per questo motivo sulle zone terrazzate non è una pianta gradita. Il Bagolaro si trova spesso nelle alberature cittadine, dove si adatta molto bene agli spazi ristretti e sopporta altrettanto bene l inquinamento atmosferico. E facilmente attaccabile dalla carie nel fusto e nelle grosse branche, e pertanto la potatura deve essere accuratamente eseguita in modo da ridurre al minimo la possibilità di infezioni. Il legno Massa volumica: 7,2 q/m 3 Il legno è di colore chiaro, duro e molto resistente. Viene impiegato nella fabbricazione di manici e oggetti torniti; talora viene pure segato ed impiegato in falegnameria. Grazie alla sua elasticità veniva impiegato per la costruzione di ruote e stanghe per carri. Fusto Foglie e fiori 34

9 Foglie e frutti Albero 35

10 Betulla Famiglia: Nome scientifico: Nomi dialettali: Caratteri botanici 36 Betulacee Betula pendula bedula, bedoi. La Betulla può raggiungere i 30 m di altezza e i 70 cm di diametro. Si caratterizza per la corteccia bianca e liscia, che rimane tale per lungo tempo; negli alberi più vecchi si ispessisce, diventa ruvida, fessurata e di colore scuro. I giovani rametti sono di colore bruno-rossiccio, spesso lunghi e pendenti. I fiori maschili sono separati da quelli femminili: i primi compaiono già dall autunno, in forma di amenti penduli, e liberano il polline giallastro a primavera, quando compaiono i fiori femminili, in forma di amenti eretti. I fiori femminili formano l infruttescenza allungata, che contiene e libera a maturità i piccoli semi, dotati di ala, che vengono dispersi dal vento. La chioma è molto leggera e verde chiaro. Caratteri ecologici e note selvicolturali La Betulla è molto amante della luce, ed ha carattere pioniere; per questo si insedia facilmente lungo le scarpate stradali e in genere sul terreno smosso, sui coltivi abbandonati, nei boschi distrutti dal fuoco, dall orizzonte submontano all orizzonte montano, sempre in localizzazioni ben illuminate. E molto resistente al freddo, e cresce bene anche sui terreni poveri e ghiaiosi. La Betulla può formare boschi puri, che tuttavia non sono destinati a durare a lungo. Infatti attraverso la chioma delle betulle filtra sempre una certa quantità di luce che giunge al suolo, e che permette la crescita di alberi ed arbusti diversi, che si avvantaggiano della leggera ombra fornita dalle betulle. Per questo si dice che la Betulla è una importante specie preparatoria. In genere la Betulla risulta meno gradita delle specie a cui spesso si accompagna, come il Frassino maggiore, le querce o le conifere, e quindi generalmente la gestione del betuleto non mira alla sua conservazione, ma a favorire la sostituzione con le specie più gradite. La rinnovazione del betuleto si può ottenere esclusivamente col taglio raso, che permette una buona illuminazione del suolo, accompagnato da una lavorazione superficiale del terreno, che si attua involontariamente durante i lavori di esbosco del legname. Si ricorda tuttavia che il taglio raso è vietato dalla vigente normativa forestale, se non preventivamente autorizzato. Un betuleto maturo può contenere una massa di m 3 /ha. Il legno Massa volumica: 6,5 q/m 3 Il legno è di colore bianco, con alburno e durame indifferenziati; la tessitura fine e la fibratura diritta lo rendono di facile lavorazione, adatto alla costruzione di mobili, di oggetti intagliati e torniti, e si presta anche alla sfogliatura. Il legno stagionato è piuttosto duro e poco propenso a fendersi. Il legno fresco è facilmente attaccato da funghi e insetti se viene lasciato all aperto. La corteccia è facilmente infiammabile, e da secca può essere impiegata come esca per il fuoco, e anche il legno è un buon combustibile. Corteccia

11 Amenti maschili Legno Fronde e infruttescenze 37

12 Carpino nero Famiglia: Nome scientifico: Nomi dialettali: Corilacee Ostrya carpinifolia carpen Caratteri botanici Il Carpino nero è un piccolo albero, con fusto spesso dritto e regolare, e corteccia bruno-rossastra che si screpola in lunghe scaglie. Le foglie sono simili a quelle dell Olmo campestre, ma a differenza di queste, sono simmetriche, rispetto alla venatura centrale, fino alla base. I fiori maschili sono amenti penduli e cilindrici lunghi fino a 8 cm, che compaiono in autunno, mentre i femminili sono amenti più corti e tozzi, simili a quelli del luppolo, che compaiono in primavera. Il Carpino nero ha una notevole capacità pollonifera, ed è molto indicato nella costituzione di boschi cedui. Caratteri ecologici e note selvicolturali Il Carpino nero è una pianta amante del caldo, che in Valtellina e Valchiavenna non è molto diffusa; si trova nelle localizzazioni con temperatura mite, dove può formare anche boschi puri, preferibilmente sui versanti ombrosi. Si trova generalmente nei boschi cedui dell orizzonte montano inferiore. Il legno Il legno del Carpino nero ha durame ed alburno indifferenziati, è di colore rosso-bruno, ed è molto duro; non si presta nelle costruzioni, a causa delle ridotte dimensioni dei fusti, delle deformazioni che subisce durante la stagionatura e della scarsa durabilità all aperto. Per la sua durezza e la fibratura contorta risulta di difficili segagione e piallatura. Viene impiegato nella fabbricazione di piccoli oggetti, e in passato, in parti meccaniche, come ruote dentate e navette da telai. L uso principale del legno è come combustibile, per cui viene molto apprezzato. Infruttescenza 38

13 Legno Foglie Infruttescenze 39

14 Castagno Famiglia: Nome scientifico: Nomi dialettali: Caratteri botanici Fagacee Castanea sativa castan, arbul Albero maestoso e molto longevo, può superare i 500 anni di vita. E stato largamente diffuso nei secoli passati, grazie ai frutti commestibili e al legname, che si presta a svariati impieghi. Come per tutte le specie che si riproducono anche per via vegetativa, l aspetto dei polloni è in genere diverso da quello delle piante nate dai semi. Gli alberi di maggiori dimensioni sono quelli nati da seme, che spesso venivano innestati, che si trovano nelle selve, mentre i polloni hanno generalmente una forma più slanciata e meno ramificata, dovuta anche alla maggior densità dei boschi cedui rispetto alle selve da frutto. La facoltà pollonifera è elevatissima. Il Castagno ha i fiori maschili separati da quelli femminili, ed entrambi sono portati da infiorescenze. Le infiorescenze sono di due tipi: alla base del rametto di un anno si formano le infiorescenze che portano solo fiori maschili, in forme di lunghi amenti bianco-giallastri, mentre all apice del rametto si formano le infiorescenze miste, che portano cioè sia fiori maschili, sia fiori femminili. I fiori femminili sono portati in gruppi di tre, verso la base delle infiorescenze miste. Dopo la fecondazione, il fiore femminile si trasforma nel riccio. Il seme, e non l intero frutto, è la castagna. Il Castagno è tra le principali piante mellifere della nostra provincia. e necessita di terreni freschi per poter crescere bene. I fiori sono sensibili alle gelate tardive. Le castagne sono molto nutrienti, e sono appetite non solo dall uomo, ma anche da mammiferi, uccelli e insetti che in autunno frequentano i castagneti. Il seme ha buona capacità germinativa, e le giovani piantine necessitano di una leggera illuminazione per potere accrescersi bene. Nell ambito della specie esistono numerose razze e varietà che si differenziano per la forma del frutto, l epoca di maturazione, il colore della corteccia, la qualità del legno, la forma delle foglie ecc.. I castagni coltivati si raggruppano comunemente in marroni, con 1-2 castagne per ogni riccio, con pellicola sottile non penetrante nel seme, e castagne, con 2-4 castagne per riccio, con pellicola che penetra ripetutamente nel seme. Nelle selve destinate alla produzione di castagne la Caratteri ecologici e note selvicolturali Il Castagno occupa i versanti sia ombrosi che assolati, fino verso 1000 m di quota, dove è stato coltivato da lungo tempo. E moderatamente termofilo, 40 Infiorescenza maschile (in alto) e infiorescenza mista (in basso) Castagneto da frutto

15 Fioritura densità degli alberi deve essere mantenuta bassa, con non più di 100 piante per ha, per consentire una buona illuminazione delle chiome e una abbondante fruttificazione. Per la piantagione si ricorre generalmente a trapianti già innestati con la varietà desiderata; successivamente con la potatura si devono eliminare le branche secche, quelle più vecchie e ombreggiate. Le selve devono inoltre essere tenute libere dagli altri alberi e arbusti, per non ombreggiare i castagni e per facilitare la raccolta delle castagne. I castagneti destinati alla produzione di legno sono Paleria segata Legno Innesto a doppio spacco Fronde e frutti 41

16 generalmente cedui, e sono molto più densi delle selve, per poter ottenere fusti slanciati e con pochi rami. La rinnovazione avviene prontamente dopo il taglio, col riscoppio di numerosi polloni. E importante regolarizzare la densità dei polloni sulle ceppaie, per eliminare quelli male inseriti e mal conformati. Attualmente i turni adottati sono piuttosto elevati, tra 20 e 30 anni, e permettono di ottenere fusti di diametro a 1,30 m da terra superiore a 30 cm. E consigliabile intervenire con un primo interventi di sfollo dei polloni sulle ceppaie entro 5-6 anni dopo il taglio, seguito da un diradamento verso i 15 anni. Da una pianta matura di Castagno destinato alla produzione dei frutti si raccolgono da 6 a 20 kg di castagne. Un ettaro ceduo di 30 anni correttamente gestito può contenere, nelle situazioni migliori, fino a 200 m 3 di legname. Il legno Massa volumica 5,7 q/m 3 Alburno bianco-giallastro, molto ristretto, e durame da marrone chiaro a bruno. La tessitura è grossolana, e la fibratura è generalmente diritta, e permette una buona lavorabilità e finitura. Dai fusti tagliati si ricava un gran numero di assortimenti: tra quelli ancora impiegati si ricordano la paleria agricola o per recinzioni, travi per tetti, tondame per paravalanghe o per difesa dei versanti, tronchi da sega. Di recente è stata condotta con successo la sperimentazione delle scandole di Castagno per la copertura dei tetti. La paleria può essere tonda, o lavorata a spacco a partire da tronchi di dimensioni superiori. Nella produzione di assortimenti da impiegare all aperto, il Castagno tra le specie nostrane si rivela estremamente adatto grazie alla notevole durabilità del legno, soprattutto del durame. I tronchi da sega costituiscono l assortimento più pregiato ottenibile; è necessario che siano sufficientemente diritti e con cipollatura contenuta entro limiti accettabili. Dai segati si ottiene legname per mobili, infissi e doghe per botti; i tronchi migliori possono altresì essere tranciati. La legna da ardere è poco apprezzata a causa dell elevato contenuto in tannino, che ostacola la combustione e forma depositi lungo i condotti dei fumi; la fascina, tuttavia, per il fatto di essere formata da giovani rami, con basso contenuto di tannino, fornisce una fiamma vivace. La combinazione dei tannini con certi metalli forma composti di colore scuro che si possono diffondere lungo le fibre del legno; tale fatto deve essere tenuto in considerazione nel fissaggio del legname da lavoro con viti e chiodi. Cembro Famiglia: Nome scientifico: Nome dialettale: Caratteri botanici Pinacee Pinus cembra gembro E un albero molto longevo e di lento accrescimento. La chioma è sempreverde e globosa, e il fusto generalmente diritto. La corteccia è di colore grigio, liscia e con bolle di resina nelle piante giovani, screpolata in squame nelle piante adulte. Le foglie sono aghiformi, riunite a fascetti di cinque aghi ognuno. I fiori compaiono a primavera; sia i maschili che i femminili sono piccoli amenti rossastri. I femminili si trasformano, dopo la fecondazione, nelle pigne, che durano sulla pianta fino alla primavera del terzo anno. I semi contenuti sono avvolti da un tegumento legnoso, e sono commestibili. Caratteri ecologici e note selvicolturali E una pianta tipicamente alpina, molto resistente al freddo e poco sensibile alle esposizioni, anche se gradisce una leggera copertura in gioventù. Cresce bene su terreni freschi, ma non vuole ristagni idrici. Il seme è molto appetito da mammiferi e uccelli che frequentano le cembrete; gli scoiattoli e la nocciolaia sono veri specialisti nel cibarsi dei semi estraendoli dalle pigne ancora chiuse. Alla loro innata attitudine a creare scorte di cibo, si deve il fatto che piccoli depositi di semi posti nel terreno, e non utilizzati, germoglino, formando gruppetti di piantine. Si diffonde spontaneamente sui pascoli abbandonati, tuttavia a causa della pesantezza del seme la rinnovazione è sempre concentrata attorno alle piante madri. Il legno Massa volumica 4,5 q/m 3 Il legno di cirmolo gode di una fama consolidata, al pari di quella del Noce tra le latifoglie, a motivo della tessitura fine e della fibratura diritta, che lo rendono ben lavorabile. Il durame ha un bel colore rosso salmone, mentre l alburno è chiaro; le cerchie di accrescimento sono generalmente molto ristrette e regolari. I tronchi sono adatti ad essere scolpiti e lavorati al tornio, mentre con i segati si realizzano mobili e rivestimenti interni. Il legno, leggero, ha un caratteristico e gradevole profumo dovuto alla resina. 42

17 Pigna, squama e seme Corteccia Albero Fronde e fiori 43

18 Ciliegio Famiglia: Sottofamiglia: Nome scientifico: Nomi dialettali: Rosacee Prunoidee Prunus avium sciaresa, sceresa, sciaresera, sceresera. Caratteri botanici Il Ciliegio selvatico è un albero che raggiunge e spesso supera i venti metri di altezza; ha un fusto diritto ricoperto da una corteccia grigio chiara con lenticelle ben visibili, disposte orizzontalmente. Nelle piante adulte gli strati più esterni della corteccia spesso si lacerano in striscioline orizzontali. La chioma è espansa e globosa, con rami disposti in palchi regolari. La fioritura, di colore bianco, è caratteristica e particolarmente vistosa, ed avviene prima dell emissione delle foglie. Il frutto è una drupa sferica di colore rosso scuro, liscia, con polpa commestibile. Il seme, comunemente chiamato nocciolo, è di consistenza ossea e liscio. Frutto e seme costituiscono un importante fonte alimentare per gli animali selvatici. Gli uccelli si cibano volentieri dei frutti, contribuendo alla disseminazione e diffusione della specie. Caratteri ecologici e note selvicolturali Il Ciliegio selvatico si trova dall orizzonte submontano fino a m di altitudine; la sua distribuzione è facilmente individuabile durante la fioritura. Si nota nei boschi di latifoglie formatisi sui coltivi abbandonati e nei castagneti, sia sui versanti soleggiati che su quelli ombrosi. La rinnovazione avviene prevalentemente da seme, grazie soprattutto alla disseminazione operata dagli uccelli; le plantule si sviluppano preferibilmente nelle localizzazioni ben illuminate o sotto una leggera copertura. Il Ciliegio si riproduce anche per polloni radicali, formando piccoli boschetti molto densi. E molto resistente al freddo, ma la fruttificazione viene spesso compromessa dalle gelate durante il periodo della fioritura. Non è un albero molto socievole, e perciò non forma boschi puri, al contrario si trova volentieri frammisto ai boschi dell orizzonte submontano e dell orizzonte montano inferiore. Il Ciliegio si trova sia in aperta campagna, come albero isolato, generalmente piantato e non di rado innestato per la produzione dei frutti, sia spontaneo in bosco. Per la produzione di legno l interesse si concentra sulle piante in bosco, o comunque sui soggetti selvatici. Le giovani piantine di Ciliegio necessitano di una buona quantità di luce per potersi sviluppare in modo ottimale; le cure colturali devono essere indirizzate esclusivamente alle piante nate da seme e non ai polloni radicali. Questi ultimi si riconoscono per la loro disposizione a gruppi coetanei e densi, e non sono in grado di fornire assortimenti con buone qualità tecnologiche. Le prime cure colturali devono eliminare la concorrenza degli arbusti, che possono soffocare le piantine togliendo loro la luce necessaria. Quando le piante hanno superato l altezza degli arbusti, si individuano quelle con buon portamento (fusto diritto, non biforcato), e vengono allevate fino a maturità, mantenendo sempre la chioma in sufficiente illuminazione. L industria della trasformazione predilige i tronchi dritti e senza nodi da destinare alla tranciatura e alla sfogliatura, è pertanto conveniente praticare la potatura del terzo inferiore del fusto, eliminando i rametti quando non superano i 3 cm di diametro, per evitare di lasciare cicatrici troppo ampie sul fusto, che deprezzano il valore degli assortimenti ritraibili. La potatura va eseguita a fin inverno, poco prima della ripresa vegetativa, in modo che la ferita venga rimarginata entro l anno. Il Ciliegio è considerato una specie a legname pregiato, ed è indicato nella formazione di impianti con finalità produttive. E indispensabile impiegare materiale vivaistico di buona qualità, con la specifica attitudine alla produzione da legno. Il legno Massa volumica. 6,2 q/m 3 Il legno presenta una tipica differenziazione tra alburno, di colore chiaro, e durame, rosso-bruno; i raggi sono piccoli ma ben visibili, gli anelli di accrescimento sono ben marcati e conferiscono una venatura particolare alle tavole, la tessitura è fine e compatta. Il legno è pregiato soprattutto per il colore e per la buona lavorabilità e la possibilità di essere ben rifinito, si utilizza esclusivamente il durame. Stagiona senza difficoltà e si usa prevalentemente al coperto; all aria aperta è facilmente deperibile. Viene impiegato nella fabbricazione di mobili, strumenti musicali, liste per pavimento, lavori di ebanisteria e di tornitura. Talora viene impiegato nella fabbricazione delle botti, impiegate nella preparazione dell aceto balsamico, nell affinamento della grappa ecc. Viene inoltre tranciato e sfogliato. La legna da ardere non costituisce l assortimento principale, anche se il legno di Ciliegio ha un ele- 44

19 vato potere calorifico. Si destinano a questo impiego le ramaglie e gli scarti della segagione. I tronchi di dimensioni commerciali devono avere diametro minimo di 30 cm e lunghezza di almeno 2 m. La maturità giunge a anni di età, ed in seguito la pianta invecchia rapidamente. In condizioni ottimali di illuminazione e sui terreni fertili l accrescimento è rapido, mentre declina col diminuire della luce a disposizione della chioma. L assortimento più remunerativo è costituito dal tronco per tranciatura o sfogliatura. Sono pure ricercati i tronchi da sega, che vengono assorbiti anche dal mercato locale. Non è una specie che cresce in purezza su superfici estese, e quindi la produzione/ettaro è variabile con la densità dei soggetti. Le piante mature superano generalmente 1 m 3 di volume. Corteccia Fusto Foglie Fiori Legno 45

20 Faggio Famiglia: Nome scientifico: Nomi dialettali: Caratteri botanici Fagacee Fagus sylvatica fo, fagiöla Il Faggio è una latifoglia maestosa che può vivere fino a 300 anni, e raggiungere diametri superiori al metro. La corteccia è caratteristica, grigia e sottile, spesso macchiata di bianco per la presenza di licheni. Le foglie sono a margine intero e ondulato. I fiori maschili sono raggruppati in corti capolini penduli, mentre i femminili sono riuniti due a due e racchiusi in un involucro, detto cupola, coperto di aculei. A maturità la cupola si apre in quattro valve, e lascia cadere i due semi, detti Faggiole. La fruttificazione avviene ogni anno, ma solo ogni 4-5 anni è particolarmente abbondante. Il Faggio ha una discreta capacità di riproduzione per polloni emessi dal fusto, cosicché può essere governato anche a ceduo. Caratteri ecologici e note selvicolturali Il Faggio è diffuso in Valtellina e Valchiavenna in modo discontinuo, e non forma boschi puri molto estesi. Al contrario, sulle Alpi orientali e sull Appennino è una tra le specie forestali maggiormente diffuse. Il Faggio è una specie che ama l umidità, soprattutto dell aria, che lo protegge dalle gelate tardive, verso cui le gemme sono molto sensibili, e predilige le esposizioni ombrose. Sembra che l insufficiente umidità atmosferica sia il principale fattore che ne limiti la diffusione in Provincia. Sul nostro territorio prevale nettamente la forma di governo a ceduo, puro o misto alle querce. Si trova pure misto all Abete bianco e all Abete rosso, in posizione sottoposta. La scarsa vitalità delle ceppaie e il lento accrescimento, se paragonato a quello di altre latifoglie, impongono una buona pratica nella gestione dei cedui. Durante il taglio è opportuno rilasciare alcuni polloni con funzione di tirasucchio, per mantenere alta la vitalità delle ceppaie. Inoltre il Faggio deve essere sempre tagliato sul nuovo, cioè il taglio non deve interessare la parte di ceppaia preesistente alla formazione dei polloni, pena la loro mancata o ridotta emissione. Questo fatto porta nel tempo all innalzamento delle ceppaie. Una particolare forma di ceduazione, praticata in passato, prevedeva il taglio a più di un metro da terra, per evitare il morso delle capre a danno dei giovani polloni. E importante curare la sostituzione delle ceppaie vecchie o esauste mediante la rinnovazione naturale: le giovani piantine si instaurano successivamente alle annate in cui la produzione di seme è cospicua. Il turno comunemente adottato va da 20 a 25 anni, e la massa a maturità oscilla da 80 a 100 m 3 all ettaro. Il legno proveniente dai cedui è utilizzato come legna da ardere. Le fustaie di Faggio da noi sono piuttosto rare, tuttavia è sempre possibile trovare individui nati da seme, isolati o misti ad altre specie. Il legno Massa volumica 7,3 q/m 3 Il legno non presenta differenziazione tra alburno e durame, ed è di colore bianco. La tessitura è fine e la fibratura diritta; sono ben visibili i raggi, che conferiscono aspetti particolari alle tavole. Il legno di Faggio è facilmente deperibile all aperto; il processo di vaporizzazione è in grado di renderlo più durevole poiché asporta le sostanze più facilmente appetibili dagli agenti del degrado, e gli conferisce un elevata durezza e un colore rossiccio. Dai tronchi regolari provenienti dalle fustaie si ricava legname da lavoro, destinato alla produzione di mobili e oggetti vari; è pure adatto ad essere tornito e sfogliato. È di facile lavorazione e può essere portato ad un buon grado di finitura, e inoltre si presta ad essere piegato a vapore. Il legno proveniente dai cedui fornisce un ottima legna da ardere, con elevato potere calorico, superiore a quello fornito dal legno di fustaia, perché più denso. Il fuoco prodotto dal Faggio fa poco fumo e non scoppietta, e lo rende adatto ai forni per pizza. Cupola e faggiole 46

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