Bollettino della Società Italiana dei Viaggiatori

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1 Bollettino della Società Italiana dei Viaggiatori volume zero 2012 firenze

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3 Bollettino della Società Italiana dei Viaggiatori

4 Società Italiana dei Viaggiatori FIRENZE Bollettino periodico in attesa di registrazione presso il Tribunale di Firenze Direttore Alessandro Agostinelli Redazione Francesca Mancosu (caporedattore) Sandro Petri (art director) Claudio Serni Gabriella Falcone Comitato scientifico Garanti Maurizio Bossi Saggista - Firenze Vinicio Capossela Musicista - Milano Franco Cardini Storico - Firenze Philippe Daverio Critico d arte - Milano Ahmed Habouss Antropologo - Napoli Mario Maffi Americanista - Milano Giovanni Pratesi Geologo - Firenze Giorgio Van Straten Scrittore - Firenze Revisori Antonio Fournier Università Torino Luigi Marfè Università Parma Manuele Masini Universidade Nova Lisboa Maria Gloria Roselli Museo Antropologia Etnologia Firenze Info

5 alessandro agostinelli Presentazione Viaggiare: quanti sensi in questo verbo. Ci appassionano geografia, storia e scienze umane. Per questo cerchiamo nella tradizione delle vecchie società di ricerca ottocentesche una base di partenza per questa neonata Società Italiana dei Viaggiatori. Unire la ricerca e lo studio del passato con l attualità dei reportage nel campo del viaggio può aiutarci ad ampliare lo sguardo sul nostro presente, sul qui e sull altrove che spesso non sappiamo più ben definire. Questa rivista che chiamiamo bollettino tenta di legare insieme le formule dell inchiesta storica, letteraria, antropologica, sociologica con un metodo più generale di attraversamento delle città, delle culture e dei territori. Questo bollettino è quindi una forma narrativa anfibia, a metà strada tra l approfondimento scientifico e il racconto cronachistico. In questo medium di studi culturali si riprende l ispirazione originaria illuminista di fare ricerca descrivendo segnatamente ciò che l occhio incrocia nel suo spostamento e il ragionamento testimoniale del racconto. In questo lavoro di accostamento ai viaggi si cerca di raccontarne un nodo, ma pure di studiare i luoghi attraverso il deposito della storia, come se tra mappe, diari, archivi e luoghi si potesse riuscire a disperdersi dentro gli spazi fisici 1, tentando di scardinare la convenzione delle immagini da cartolina. Infatti, il grande equivoco del viaggiare nella società attuale è legato a una banalizzazione estrema del concetto di altrove e di altro, come ha scritto Guy Debord: Sottoprodotto della circolazione delle merci, la circolazione umana considerata come un consumo, il turismo, si riduce fondamentalmente alla facoltà di andare a vedere ciò che è divenuto banale. L organizzazione economica materiale della frequentazione di posti diversi è già di per se stessa la garanzia della loro equivalenza. La stessa modernizzazione che dal viaggio ha ritirato il tempo, gli ha anche ritirato la realtà dello spazio. 2 Il tentativo della Società Italiana dei Viaggiatori è quello di ovviare a questa pseudomodernizzazione, a quel paradosso inquietante per cui nel mondo dove tutti viaggia- 1 Kant divide la geografia tra geografia matematica, politica e fisica. Secondo lui la geografia fisica esamina la costituzione naturale e tutto ciò che in essa si trova, non con l esattezza propria della fisica o della storia della natura, ma con la razionale curiosità di un viaggiatore che va dappertutto alla ricerca del notevole, dello strano e del bello, e mette a confronto le osservazioni così accumulate e riflette sul suo piano. I. KANT, Scritti precritici, (di P.Carabellese), Bari 1923; (rifatta da R.Assunto e R.Hohenemser), Bari G. DEBORD, La società dello spettacolo, Milano 1997.

6 no, il viaggio viene meno, e si perde il senso della scoperta di sé attraverso il viaggio, attraverso l altro da sé. Come sintetizza Franco Ferrarotti: [ ] l uomo moderno esce di casa sbattendo la porta, corre all aeroporto, salta in auto e si lancia a duecento chilometri all ora. Non torna in sé, non si interroga, ma fugge da sé. [ ] Il viaggio senza meta, come anestetico. 3 Partire: quanti sensi in questo verbo. Schivare il concreto? Voglia di travestimento? L impatto con cose che avremmo già dovuto conoscere? Il paragone impietoso del mondo con la propria forma di civiltà? O che cosa? Paul Watzlawick cerca di rispondere con disincanto: Viaggiare non è facile. L arte di soggiornare all estero raramente si apprende nella casa paterna: anzi, l apprendistato nella casa paterna di norma non fa che condurre al bar sottocasa. 4 Si fa un gran parlare di mondo in rete, di villaggio globale: un pianeta codificato e conosciuto, che rifugge la complessità. Ma non è così, anche se il mondo, sempre più, sembrerebbe voler diventare tutto un bar sotto casa. Ma anche questa, forse, è solo un impressione scaturita dalla visione del mondo acquisita attraverso i vari schermi: del computer, della tv, del cinema. La concretezza del viaggio è una vera amplificazione dell io 5. In viaggio diminuiscono le nostre conoscenze profonde, apprezziamo e valutiamo in maniera più superficiale gli oggetti e le vicende dal punto di vista intellettuale, ma aumenta la nostra percezione del mondo, la sensibilità della nostra prestazione. I percorsi o le destinazioni affrontati qui sono tappeti con incroci diversi di diversi tessuti. Capita, infatti, che un giorno ci si ritrovi a guardare orizzontalmente molti posti, proprio come sdraiati sopra un tappeto, e a riconoscervi (o proiettarvi) tanti luoghi dell anima. È il desiderio di andare dove pare sia il tempo e il luogo di immaginarsi quale nuovo mondo, quale primavera preparare per l avvenire. 3 F. FERRAROTTI, Partire Tornare, Roma P. WATZLAWICK, America istruzioni per l uso, Milano 1985, Cfr. A. AGOSTINELLI, L estasi del mondo. Il viaggio e le droghe nella letteratura: la ricerca dell altrove o dell oblio, in Neopsichiatria Rivista di studi etnopsichiatrici in Italia, I-II.1999, Pisa 1999.

7 bollettino 2012 Studi mieko namiki maraini RICORDO DI MIO MARITO Fosco Maraini maurizio bossi FOSCO MARAINI, DALLA LUNA ALLA TERRA Piccola antologia da un grande viaggio filosofico maria gloria roselli KAFIRI, GLI INFEDELI Il leggendario popolo delle valli dell Hindukush tra Afghanistan e Pakistan attraverso i racconti di Paolo Graziosi franco cardini LE MERAVIGLIE DEL NULLA Viaggio fantastico nel Medioevo Portfolio simone donati - terraproject TATARI DI CRIMEA Return to Motherland Report fabrizio buricchi, claudia ferigo FIRENZE L altra città: un giro nel mercato di San Lorenzo alessandro agostinelli ISTANBUL, BISANZIO, CONSTANTINOPOLI La Città nelle pagine di Brodksij, De Amicis, Markaris

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9 bollettino 2012 studi 9 mieko namiki maraini ricordo di mio marito Fosco Maraini (Firenze 15 novembre giugno 2004) La prima volta che mio marito Fosco Maraini è andato in Giappone è stato molto tempo fa. Era partito dall Italia per studiare gli Ainu nell isola di Hokkaido. Oltre venti anni fa ci siamo tornati insieme e abbiamo visitato Nibutani, un villaggio Ainu dove abbiamo incontrato una persona molto importante, un rappresentante del popolo Ainu. Siccome gli Ainu non hanno mai avuto una loro scrittura lui aveva fatto una trascrizione di tutto quello che gli anziani, gli ekashi, gli avevano trasmesso. Quindi abbiamo parlato con lui che ci ha raccontato alcune storie della tradizione Ainu. Ma ancora prima di parlare delle tradizioni Ainu, appena arrivati, lui esclamò: Benvenuto Fosco San, sei arrivato al momento giusto. E Fosco chiese perché. Ti faccio vedere, disse. Prese una ciotola piena di cubetti lucidi, quasi trasparenti. Io e Fosco non capivamo che cosa fossero. E lui ci disse: questo è cibo riservato soltanto agli ekashi, intendendo che era destinato, come forma di rispetto, soltanto ai più vecchi del gruppo. E quei cubetti erano polpastrelli delle zampe anteriori dell orso. Un cibo molto prezioso. Qualche giorno prima avevano fatto lo iyomande, la cerimonia di uccisione dell orso e quindi ci stavano facendo l onore di mangiare una prelibatezza, un dono speciale. Con Fosco eravamo a Sapporo in occasione delle olimpiadi invernali del 1972 perché il CONI e il Ministero degli Esteri avevano pregato Maraini di seguire le olimpiadi. Una casa automobilistica giapponese aveva messo a disposizione alle nazionali alcune macchine di piccola cilindrata per spostarsi dentro il villaggio olimpico. Anche l Italia ne aveva due e Fosco ne usava una. Alla fine delle olimpiadi Maraini decise di chiedere l auto in prestito alla casa produttrice per un mese e gliela concessero con molto piacere. Con questa piccola macchina abbiamo fatto il giro dell isola. Lui conosceva benissimo tutti i villaggi, io molto meno. Lui

10 10 Società Italiana dei Viaggiatori voleva più di ogni altra cosa sciare e salire in montagna. Anche a me piaceva l idea e così siamo partiti riempiendo questa piccola macchina di bagagli. Abbiamo scelto quasi sempre posti dai quali, tornando con gli sci dalla montagna, ci si potesse riposare nelle terme. Salivamo ogni giorno a piedi con gli scarponi e con gli sci in spalla, la sera scendevamo contenti. Alcuni giorno dopo Fosco si mise in testa di salire su una montagna ancora più alta e io era già abbastanza stanca ma volevo stare insieme a lui e così siamo partiti. Di buon ora ci siamo incamminati con il classico panino di riso e due arance dentro lo zaino. La salita era molto faticosa in certi punti. Lui aveva i ramponi, io no. Lui andava avanti e io lo seguivo. A un certo punto la pendenza aumentò e io cominciai a scivolare. Lui mi aiutava tirandomi con la mano. Alla fine riuscimmo ad arrivare fino quasi alla cima ma non proprio in vetta. Siccome ero stremata, dissi che ero stanca morta e non ce la facevo ad arrivare fino alla cima. Lui disse: va bene tu aspetti qua e io vado lassù. Ero circondata dalla neve e dal freddo, non si vedeva nessuno e l idea di aspettare da sola mi faceva paura. Allora dissi: va bene, vengo con te. Piano piano siamo arrivati sulla cima, e io dissi: ora mangiamo qualcosa. E tirai fuori dallo zaino il panino. Ma era congelato, e anche le arance erano congelate: non avevamo niente da mangiare. Così siamo ridiscesi, stanchi e affamati. Questo era mio marito: una volta che aveva deciso di fare una cosa non si tirava indietro per nessun motivo. E a questo mi sono dovuta adattare per tutto il tempo che ho passato con lui. La tomba di Fosco è in Garfagnana. Lui, come molti sanno, diceva di chiamarsi CitLuVit (Cittadino Luna Visita Istruzione Terra). Amava dire: sono venuto dalla Luna, mandato qua per visitare la Terra, per vedere come vivono, cosa fanno, come si muovono gli uomini e sono stato inviato per andare in giro più possibile, per documentare, studiare e fare fotografie poi comporre un report al rientro sulla Luna. È per questo che lui ha viaggiato tanto e ha fatto migliaia di fotografie in ogni parte del mondo, studiato le religioni, visitato tutto quello che è possibile. Questo era lui e quindi nella sua tomba io ho scritto: CitLuVit è tornato alla sua terra.

11 bollettino 2012 studi 11 maurizio bossi Fosco Maraini, dalla luna alla terra Piccola antologia da un grande viaggio filosofico Nel 1828 Cosimo Ridolfi, agronomo ed educatore toscano, definiva curiosità e meraviglia madri del sapere. 1 Credo che un sentimento simile abbia accompagnato Maraini per tutta la vita, e che in esso risieda buona parte del perché della singolare capacità comunicativa di tutta la sua opera. La sua curiosità profonda per gli uomini e la natura lo inserisce a pieno titolo nella lunga corrente degli uomini che attraverso le epoche hanno vissuto e teorizzato la curiosità come valore morale, e lo rende un autore classico, valevole per ogni epoca. Bernard Berenson diceva che pochi viaggiatori erano stati, come Maraini, capaci di portarlo fisicamente in luoghi lontani facendogli incontrare uomini singolarmente simili a noi. 2 Sulla sua scrittura, semplice e al contempo meticolosissima, 3 così come sul rapporto considerato inscindibile da Maraini tra scrittura e fotografia (definita, quest ultima, scrittura con la luce 4 ) si sono soffermati molti studiosi. Ognuno ha sottolineato dalla propria prospettiva la complessità e insieme la naturalezza di quanto la anima, individuandone ciascuno alcuni aspetti (non certo esclusivi nelle interpretazioni degli autori) della sua personalità di scrittore: ne è stato sottolineato, ad esempio, l inscindibile rapporto tra empatia e ironia già proprio del sentimental traveller di Lawrence Sterne; 5 o il suo poter essere considerato ultimo 1 C. Ridolfi, Delle colmate di monte. Introduzione, Giornale agrario toscano, II, 1828, p B. Berenson, lettera-prefazione (datata I Tatti, Settignano, 23 marzo 1950) a F. Maraini, Segreto Tibet, Milano, Corbaccio 1998 (1 a ed. Bari, Leonardo da Vinci 1951), p. 5 3 Così la definisce Franco Marcoaldi nel suo saggio introduttivo a F. Maraini, Pellegrino in Asia. Opere scelte, a cura e con un saggio introduttivo di F. Marcoaldi, postfazione e bibliografia di F.P. Campione, I Meridiani, Milano, Arnoldo Mondadori editore 2007, p. XIV 4 F. Maraini, Incontro con l Asia, a cura di F. Marenco, Bari, De Donato 1973, p L. Polezzi, Oltre la fine del viaggio: Fosco Maraini, Antologia Vieusseux, n.s. IV (1998), 10, pp

12 12 Società Italiana dei Viaggiatori erede dei grandi dilettanti della storia della letteratura, dei Montaigne, degli Stendhal, dei Savinio, nei quali il sapere implica l essersi liberati dall ossessiva ricerca di una spiegazione univoca del Tutto. 6 E per il suo modo di introdurci con la scrittura e le immagini alla conoscenza delle altre culture è stato definito etnologo poeta ; 7 o ancora come l iniziatore, nella letteratura di viaggio del Novecento, della corrente forse più significativa, quella dei mediatori evanescenti tra culture, come saranno Nicolas Bouvier o Riszard Kapuściński, capaci di vedere dalla prospettiva dell altro la propria civiltà, senza per questo rinnegarla. 8 La curiosità di cui si parlava all inizio, Maraini la esprimerà efficacemente con un termine scherzoso applicato a se stesso, e sempre citato quando si parla di lui, ideato alla fine degli anni Trenta quando cominciava a studiare la popolazione Ainu del nord del Giappone. Si tratta del Citluvit, acronimo di un Cittadino-Luna-Visita-Istruzione-Terra inviato con una borsa di studio per cercare di capire qualcosa del nostro mondo, e che nella sua fatica di osservare, registrare, comprendere, alla fine si innamora della Terra: Che pianeta stupendo, nonostante le sue miserie e i suoi orrori!. 9 Oggi che sempre più impellente si pone l esigenza di ciò che viene chiamato dialogo tra culture, l attualità di Maraini viaggiatore si rivela in tutta la sua forza, come ben esemplifica quanto esprime nel 1956 nella prefazione a Ore giapponesi, su come la reciproca conoscenza sia ogni giorno più necessaria in un mondo sempre più piccolo di spazi, sempre più vasto di popolo. Ma convivere significa conoscersi, e questo implica comprendere il cuore segreto degli altri. 10 E qui sta l aspetto che contraddistingue le opere di Maraini, ossia che ciò 6 F. Marcoaldi, in F. Maraini, Pellegrino in Asia, cit., p. XIII 7 Come appare nel sottotitolo dato da Francesco Paolo Campione a F. Maraini, Gli ultimi pagani. Appunti di viaggio di un etnologo poeta, a cura di F.P. Campione, Como, Red edizioni L. Marfè, Oltre la fine dei viaggi. La scrittura dell altrove nella letteratura contemporanea, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, Centro Romantico. Studi 18, Firenze, Olschki Id., Citluvit ed empresente. Colloquio con Lanfranco Colombo, in Fosco Maraini. Una vita per l Asia, a cura di A. Audisio, catalogo della mostra, Torino 1988, p F. Maraini, Ore giapponesi, Milano, Corbaccio 2000 (1 a ed. Bari, Leonardo Da Vinci, 1957), p. 5

13 bollettino 2012 studi 13 è possibile solo nella consapevolezza del rapporto che l umanità, nelle sue diverse espressioni, ha con l universo e il mistero che lo compenetra. Un mistero che avvolge gli uomini, in una condizione tale da ricondurre a unità profonda, per chi sappia coglierla, la molteplicità di espressioni e di comportamenti che l umanità presenta alle più diverse latitudini. Ma com è possibile la semplicità con cui Maraini ci introduce ai multiformi aspetti degli uomini e della natura? Nelle sue fotografie, anche le spedizioni o le scalate che più richiedono un forte equilibrio morale, o gli incontri che più domandano sforzo di comprensione, ci appaiono infatti con i tratti familiari di passeggiate, o di ritratti di vecchie conoscenze. E la sua scrittura ci accompagna per i sentieri più impervi verso la natura umana nelle sue variatissime manifestazioni ed entro lo spettacolo dell universo come se fossero gli stessi veli del mistero che li avvolgono a sollevarsi gentilmente offrendoci, se non la sua penetrazione, almeno il senso della nostra ricerca come esseri umani. Ho citato all inizio un uomo del primo Ottocento, tra i più attivi partecipanti alle iniziative del Gabinetto Scientifico Letterario di Giovan Pietro Vieusseux, fondato a Firenze nel 1819 per porre in comunicazione Firenze e l Italia con le altre culture. L ho citato non casualmente, perché quel Gabinetto, dove grande era l interesse per i viaggi, è stato scelto da Maraini affinché accogliesse dopo la sua morte il materiale librario e fotografico da lui raccolto e prodotto nel corso di tutta la sua vita, così da porre a disposizione uno strumento di conoscenza per tutti noi. Una visione, questa, che lo collega in qualche misura a quel viaggiare per riportare in patria conoscenza che fu parte essenziale del grande movimento esplorativo del primo Ottocento. Nel raccontare le difficoltà affrontate per la salvaguardia in Giappone del primo importante nucleo della sua biblioteca orientale durante le vicende della guerra, e poi del suo trasporto a Firenze, Maraini ricorda come nella sua biblioteca vi sia un volume acquistato a Darjeeling, nell allora India britannica, nel corso del suo viaggio con Tucci nel 1937 verso il Tibet. Si trattava di The People of Tibet di Charles Bell. Se lo apro - scrive Maraini - vi trovo un timbro del tempo e un segnetto che dice Or. 1. ossia Orientalia 1. Non so come, ma avevo già in mente allora, da ragazzo ventiquattrenne, di poter raccogliere (Dio, salute e fortuna volendo) una biblioteca orientalistica, da lasciarsi poi un giorno in qualche modo alla città di Firenze, che sapevo essere gravemente mancante di strumenti per gli studi e le conoscenze

14 14 Società Italiana dei Viaggiatori del genere. 11 Viaggiare per una comune crescita di conoscenza e di consapevolezza, quindi, è parte delle sue motivazioni. La profonda attrazione che la sua opera esercita è inscindibile da un interrogativo, quello che i suoi scritti e le sue fotografie suscitano in noi circa la natura del suo muoversi per il mondo. Delle imprese odierne nei territori più impervi i suoi tragitti non condividono il senso esasperato della sfida estrema. Né delle imprese di un tempo, come quelle della citata grande stagione esplorativa del primo Ottocento, hanno la tensione, estesa fino al sacrificio di sé, ad accertare le capacità di conoscenza, di adattamento e di resistenza dell uomo occidentale. Hanno piuttosto, con queste ultime imprese, una qualche parentela nella forza interiore necessaria per favorire la crescita comune, quell aspetto che nel primo Ottocento venne a costituire del viaggiatore per conoscenza un vero e proprio modello morale, che attraverso la circolazione dei resoconti dei viaggi permeava di sé buona parte degli orizzonti ideali della società dell epoca. I tragitti di Maraini comportano la consapevolezza antica e saggia che una spedizione attraverso percorsi impervi richiede mature qualità morali: come ci ricorda in Paropàmiso essa infatti non comporta solo disagi e fatiche, ma significa abituarsi all ansietà, all incertezza, alla solitudine. È quindi un atto morale, che richiede a chi lo compie un raggiunto equilibrio interiore. Delle passeggiate invece vi è tutta la viva disponibilità a cogliere ogni particolare dello spettacolo che il percorso dispiega davanti agli occhi e ai sensi. Il singolo volto, la singola roccia, la singola nuvola hanno ciascuno una presenza insostituibile, che viene aggettivata con sentimento partecipe e che nella sua individualità rappresenta sempre qualcosa di nuovo. Ma una passeggiata dove, verso cosa? Niente viene posto davanti ai nostri occhi da Maraini per caso, come ornamento che può esserci e non esserci o per l unico scopo di contribuire all equilibrio formale dell insieme. Qualsiasi particolare, sia oggetto, sia essere vivente, sia gesto umano, ci giunge, nella pagina scritta o nella fotografia, come parte essenziale di un immenso flusso di vicende. Seguire Maraini, divertirci con lui, ci impegna in realtà ad affrontare il mondo - per usare le sue parole sempre in Paropàmiso - come un geroglifico dai sensi innumerevoli», un «mi- 11 F. Maraini, Mèta: un Vieusseux-Asia, in A.Boscaro, M. Bossi (a cura di), Firenze, il Giappone, l Asia Orientale, Gabinetto Scientifico Letterario G. P. Vieusseux, Centro Romantico. Studi 10, Firenze, Olschki 2001, p. XIII

15 bollettino 2012 studi 15 stero in cui ogni generazione legge nuovi messaggi, la cui conoscenza richiede un costante andare con la comprensione oltre i muri di idee che differenziano le diverse civiltà nelle rispettive visioni dell universo, continenti dello spirito progressivamente formatisi e in movimento costante nello sforzo di generazioni e generazioni di uomini di orientarsi e di conoscere. Un impresa non da poco, e se vogliamo profondamente religiosa, quella di vivere quotidianamente come rivelazione perenne le espressioni della realtà da noi percepibile. Una passeggiata filosofica, dunque, quella dei viaggi di Maraini, della quale è parte essenziale, nella via alla comprensione, la partecipazione piena di ogni nostro talento e di ogni nostro senso. Viaggi nella casa comune degli uomini dove si palesa, si è sopra ricordato, l unità dell essere umano in tutta la varietà senza limiti delle sue manifestazioni, come Maraini ha posto in piena evidenza visiva nella grande mostra antologica Il Miramondo, promossa dal Gabinetto Vieusseux nel 1999 a Firenze, e poi esposta a Roma, Palermo, Tokyo. 12 La naturalezza con cui viene prospettato da Maraini come normale, e auspicabile per la condizione umana, confrontarsi in ogni istante con il mistero dell esistente può apparirci più spiegabile se riflettiamo su una difficoltà che viene spesso espressa: quella di definire con una corrente aggettivazione professionale la sua opera di viaggio. Ne occorrono infatti, e ne vengono generalmente usate, molte: opera di etnologo, antropologo, scrittore, fotografo, poeta, Se consideriamo poi come esempio il suo lavoro sulle pescatrici Ama dell isola di Hèkura, nella scrittura e nelle immagini dell incontro con un popolo dalla particolare, autosufficiente armonia con la natura non vi è l atteggiamento del ricercatore distaccato, né tanto meno lo spirito di una letteraria fuga dall Occidente o la sensualità compiaciuta di molti autori fra Otto e Novecento, o ancora l illusoria contemplazione di un edenico stato di natura. Vi è piuttosto, in condivisione gioiosa e spontanea di una serena vitalità, la ricerca con tutto se stesso delle radici arcaiche del colloquio tra l uomo e le forze della natura, della simbiosi tra il visibile e l invisibile che respirano in perenne comunicazione Il Miramondo. Fosco Maraini, sessanta anni di fotografia, mostra e catalogo a cura di F. Maraini e C. Chiarelli (Firenze, Museo Marino Marini, novembre 1999 febbraio 2000), Firenze, Edizioni Polistampa F. Maraini, L isola delle pescatrici, Bari, Leonardo da Vinci 1960

16 16 Società Italiana dei Viaggiatori Per uscire dalla difficoltà definitoria cui si accennava, un termine di significativa ampiezza, e per questo probabilmente il più adeguato per Fosco Maraini, è quello di filosofo, un particolarissimo filosofo che è stato capace di esprimersi con tutti i talenti di cui disponeva. La sua filosofia della vita, o meglio la sua filosofia di apertura alla percezione della vita al di là di ogni dogma o ideologia, rende inesauribile la lettura e rilettura dei suoi scritti e delle sue immagini, perché stimola ognuno di noi a trovare la propria personale via. La semplicità di cui parlavo prima è comunque frutto di un intenso lavorio interiore, come Maraini esprimeva in una lettera a Topazia Alliata, che sposerà nel 1935, nella quale, giovanissimo (siamo nel 1932), le dice quante anime si agitino in lui, e come desideri indirizzare verso una prospettiva di conoscenza quel continuo flusso di contrasti. 14 Quanto studio, quanta sapienza dietro quella leggerezza. È lo studio come amore per la vita, e la divulgazione appassionata come impegno morale. È inevitabile citare al riguardo due concezioni tra loro legate, ben note a chi frequenta le opere di Maraini ma che qui vale la pena di ricordare in quanto rappresentano coordinate fondamentali del suo osservare e raccontare. La prima riguarda il rapporto tra endocosmo ed esocosmo. Una concezione che inizia a mettere a fuoco intorno al dopoguerra e che esprimerà in forma compiuta ne I francobolli endocosmici di Shonantō. L esocosmo è il mondo esterno all uomo, dall universo fisico alle cellule e agli elettroni, che sussisterebbe anche ad umanità conclusa, soppressa, assente o ignota. [ ] In ultima istanza l esocosmo potrebbe anche essere l Assoluto, quindi Dio, o un lembo estremo di qualche sua clamide. 15 L endocosmo è invece lo spazio interiore in cui hanno luogo negli uomini le visioni del mondo, e in Paropàmiso Maraini dirà, al riguardo, che l io conoscendo, crea. Il cosmo, come si proietta e rigenera dentro di noi, vive, cresce, esplode, palpita, decade, rinasce, è in continua evoluzione. Non solo, ma l eso, l eterno mistero dell essere, è uno; gli endo sono tanti e profondamente diversi. [ ] Si è un endocosmo, non si ha un endocosmo In F. Maraini, Pellegrino in Asia, cit., pp. LXXIII-LXXIV 15 Id., I francobolli endocosmici di Shonantō. Breve discorso su somiglianze e differenze, in Id., Gli ultimi pagani, a cura di F.P. Campione, pp Id., Paropàmiso. Storie di popoli, di culture, di montagne e divinità, Torino, Edizioni CDA 2003 (1 ed. Bari, Leonardo da Vinci 1963), p. 48

17 bollettino 2012 studi 17 La seconda concezione riguarda il continuo fluire delle cose. In un dialogo con Lanfranco Colombo Maraini dice che esiste un presente [...] diverso, da tutti quelli teorici e grammaticali. [...] è il presente in cui si respira, si vive, si agisce, il presente immediatamente a ridosso dell invisibile e silenzioso muro del futuro, al di là del quale non ci è dato di vedere. È il presente che emerge di secondo in secondo dall ignoto. 17 In questa frazione temporale che Maraini definisce empresente l endocosmo è in sicuro contatto con l esocosmo. Ogni altro contatto non può consistere che in speranze, aspettative, previsioni, per quanto riguarda il futuro; e in ricordi, memorie, sovvenire, per quanto concerne il passato. 18 È proprio il desiderio di cogliere l empresente che motiva e caratterizza le sue fotografie. Con queste concezioni marainiane in mente possiamo avvicinarci al viaggio che, dice Maraini, impone di allargare l endocosmo, nutrendolo di esocosmo. Le pagine di cui darò qui qualche ampio estratto sono tratte soprattutto da Segreto Tibet, pubblicato nel 1951 e centrato sui viaggi compiuti da Maraini come fotografo a seguito del grande orientalista Giuseppe Tucci in due spedizioni, nel 1937 e nel 1948, e Paropàmiso, racconto, pubblicato nel 1963, della spedizione voluta dal CAI di Roma nell Hindu-Kush e guidata proprio da Maraini, nel 1959, per la conquista del picco Saragrahar, una delle più alte vette himalaiane (7349 m). Sono due opere nelle quali è particolarmente evidente il suo modo di confrontarsi con la natura, con gli uomini, con il mistero dell universo, e dove più emergono il suo pensiero e la sua spiritualità. Come detto a proposito del Citluvit, conoscere vuol dire utilizzare tutti gli strumenti di cui siamo dotati dalla natura, compresi i sensi, ai quali dedico i due brani seguenti, con i quali vorrei iniziare alcuni esempi di letture da Maraini. Da Segreto Tibet l approdo a Bombay, primissima tappa della spedizione Tucci: Con l aria e le esalazioni circolano i profumi, nonché i loro parenti poveri, gli odori; ci sono naturalmente anche i fuorilegge dell olfatto, i puzzi. 17 Id., Citluvit ed empresente, cit., p Id., I francobolli endocosmici di Shonantō, cit, p. 30

18 18 Società Italiana dei Viaggiatori Puzzi aggressivi, a cui non siamo abituati: oppure indefinibili, che turbano il respiro come la musica orientale turba l orecchio. Vorrei dire anzi che una sensibilità desta avverte prima di tutto attraverso il naso la grandezza di metropoli continentale che ha Bombay. [ ] Al Taj [Mahal ], mollemente seduto su una poltrona, socchiudendo gli occhi, puoi aspirare dieci civiltà diverse in mezz ora [...]. Passa una giovane pakistana in calzoni bianchi, ha le scarpe col tacco alto ed un sari; ha le unghie smaltate di rosso ed una borsa (influssi europei), lascia una scia pregna di cattiva colonia, ma sotto sotto senti il sandalo, delle spezie indefinibili, e forse l aglio. Ecco un alto e magrissimo indù, una longitudinale caricatura di Nehru, sembra sia un puro spirito, affinato da millenni di abluzioni e di cibo vegetariano, eppure anche lui lascia la sua scia, il suo recondito garofano. Per un momento nessuno. Poi un europeo del nord; sigaro, sudore ed Atkinsons. 19 Sempre i sensi, ma stavolta nel regno della natura. La spedizione infatti è in marcia lungo la valle del fiume Tista, nel Sikkim, ai piedi dell Himalaya: La foresta è viva; come individui e come collettività; viva nei tronchi impellicciati di muschi e vestiti di felci, nei frutti, nelle farfalle, nei gorgoglii, nei fischi, negli schianti, nel frusciare improvviso ed incomprensibile. La senti, la foresta, che ha una sua personalità, sue voglie, sue cattiverie, suoi odi; una sua fame, sue stanchezze e languori, suoi occhi occulti. Non puoi sfuggirle una volta che la penetri. I tentacoli verdi ti chiudono in un abbraccio angoscioso. Come dire l eccitazione strana che inducono alla lunga quelle carni verdi, quei mostruosi tronchi addobbati di muschi gocciolanti? Ah le carezze delle foglie vaste e lucide sulla pelle della mani! Il contatto delle scorze, l ebbrezza dei profumi e degli odori! Ma, parallelamente, chi può esprimere appieno il senso repulsivo di tanta strisciante, insinuante, formicolante, turgescente vitalità? Chi può esprimere la paura della morte che si cela dappertutto? Non della morte specificamente in quanto pericolo, ma in un senso sottile e onnivadente. In nessun altro luogo vita e morte sono così intimamente unite ed aggrovigliate. [...] ecco l agguato, il male penetrante e 19 Id., Segreto Tibet, Milano, Corbaccio 1998 (1 ed. 1951), p. 26

19 bollettino 2012 studi 19 segreto, l inganno; ecco lo splendore e l orrore insieme. 20 Ed eccoci agli incontri con altre civiltà. La carovana è ancora nel Sikkim, e sosta nella capitale, Gangtok. Sempre da Segreto Tibet: Ieri siamo stati invitati al palazzo per una visita che si è svolta in maniera molto simpatica, senza alcuna formalità. Stasera siamo di nuovo invitati, ma a pranzo. A tavola ci troviamo in ventisei. Il Maharaja, anziano, piccolo, magro, delicato come un uccellino e nobile come un sigillo, splendidamente chiuso nella sua zimarra tibetana di seta bruna, [...] benché d origine tibetana (come lo è del resto l intera classe dirigente del paese) è un rappresentante perfetto dell umanità minuscola e furtiva che popola le valli ai piedi dei colossi imalaiani. Ama le cose belle, le pietre rare, le lacche e le giade, che carezza con le sue dita magre d asceta raffinato, e passa in silenzio da una stanza all altra del palazzo come si muovesse per levitazione. [...] Intorno alle pareti sono appese delle pitture tibetane su stoffa (tangka) con scene della leggenda del Budda [...] Il senso festoso dei tibetani per il colore si riflette non solo nelle pitture, ma negli abiti degli ospiti. [...] Fra tanto splendore, e tanta gioia per gli occhi, noi europei sembriamo dei pinguini. Quando tornerà il gusto dell occidente ad esprimersi nella ricchezza e nel colore dei personaggi ritratti da un Bronzino o da un Holbein? [...] Dinanzi al Maharaja siede la principessa Pemà Chöki, sua seconda figlia [...] La fanciulla ha ventidue anni, il suo nome significa Loto della Fede Gioiosa ed è altrettanto affascinante lei quanto lo è il suo mistico nome. È intelligente, nervosa, altera. I capelli nerissimi, riuniti in una treccia alla tibetana, incorniciano un volto sottile, pallido, dove splendono due occhi, ora intensi e penetranti, ora improvvisamente languidi. [...] Finita la cena passiamo nel salone; mi trovo vicino a Pemà Chöki che parla assai bene l inglese. Conosce l occidente per studi e letture, ma non si è mai allontanata dall Asia; a scuola ha imparato a memoria storie ed antologie [...] però confonde Colbert (Claudette) con Flaubert (Gustave) o Aristotile con Mefistofele. Ma della civiltà tibetana conosce ogni aspetto. Adora le cerimonie buddiste ed ha speciale venerazione per Milarepa ivi, pp ivi, pp

20 20 Società Italiana dei Viaggiatori La carovana oltrepassa il valico di Natu-la e discende in Tibet. Visita al monastero Kar-Gyu, il primo che si incontra lungo la carovaniera per Gyantse: Passando sotto l arco del portale d ingresso [...] ci accoglie un senso confortevole di pace, di cose buone ed antiche. Tanti trapa (monaci ordinari, lama, maestro, è solo chi ha seguito certi studi e superato certi esami) sono apparsi sugli usci della cucina (immenso locale fumoso e fuligginoso, caldaie infernali, trogoli da poemi eroicomici, travi sconfinate e tutte nere che si perdono nel buio); altri si affacciano dalla scala; molti sorridono, i più timidamente; tutti attendono una mia parola od un cenno amichevole. I tibetani sono davvero dei curiosi xenofobi; degli xenofobi astratti e teorici. Chiudono il proprio paese agli stranieri e dettano severissime leggi da Lhasa per tenerli lontani, ma quando uno straniero arriva tra di loro lo accolgono con feste ed entusiasmo. L occidentale rappresenta un mondo d affascinanti misteri. Siamo l esotico inverso. L esotico degli aereoplani, della fotografia, degli orologi, della pennicillina, dei miracoli controllabili e repetibili (un lama vola per levitazione, ma occorrono dieci anni per prepararvisi attraverso prove severissime d ascetismo, e poi forse non ci riesce; in aereo può volare chiunque). [...] L om-tse [guardiano] ci ha lasciati per un momento, forse va ad avvertire della visita il capo del monastero, subito i seminaristi si fanno d intorno; vogliono osservare, e sperano toccare, la macchina fotografica. Riesco appena a muovermi per la ressa; intanto vado respirando a grandi zaffate il foetor tibeticus. Il foetor tibeticus è composto di vari ingredienti; il gran sudicio delle persone e delle vesti costituisce il corpo base, il rancidume del burro lo perfeziona con svolazzi lirici. [...] il burro (insieme alle ossa e al silenzio) è uno degli elementi più caratteristici del Tibet. Sembra impossibile che quelle magre femmine degli yak, pascolando fra i sassi e la sabbia, possano produrre tanto fiume di burro! Pure questo pacifico e nobile grasso ricopre il Tibet; lo si vende nei più remoti villaggi; di burro sono le offerte agli dèi nei templi e nelle cappelle private; il burro si scolpisce con maestria, colorandolo poi con raffinatezze straordinarie; il burro si brucia nelle lampade; col burro si pagano le tasse; di burro le donne si spalmano i capelli, spesso la faccia [ ] Universali come il burro sono le ossa. [...] In nessuna parte del mon-

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