Lo scudo di Achille Omero, Iliade, 18,

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1 PAGINA 1 ONLINE 9 T8 Omero, Iliade, 18, RGUIDA ALLA LETTURA ecatasi Recatasi da Efesto, Thetis gli chiede di forgiare delle nuove armi per il figlio Achille. Il dio acconsente e si mette all opera, dedicandosi come prima cosa alla fabbricazione di uno scudo suddiviso in cinque zone concentriche, ognuna delle quali reca incisa un artistica raffigurazione. A partire dalla più interna, esse sono nell ordine: 1) La terra, il mare e il cielo, in cui brillano il sole, la luna e le costellazioni. 2) Due città, rispettivamente descritte in periodo di pace e in tempo di guerra. Nella prima si festeggia un matrimonio e si celebra un giudizio davanti al popolo riunito nella piazza; la seconda è assediata dal nemico e coraggiosamente difesa dai suoi abitanti, i quali compiono addirittura una sortita e tendono un agguato agli avversari. 3) Scene di vita agreste comprendenti l aratura, la mietitura, la vendemmia e la pastura degli armenti e delle greggi, con l assalto di due leoni a una mandria di vacche e lo sbranamento di un toro. 4) L esibizione di alcuni danzatori e acrobati fra numerosi spettatori. 5) L Oceano, che funge da orlo estremo a tutto lo scudo. La lunga descrizione dello scudo di Achille è uno dei luoghi del poema che ha suscitato maggiore interesse negli interpreti, sia antichi sia moderni. Se il grammatico Zenodoto, primo direttore della Biblioteca di Alessandria, riteneva spurio tutto il brano e proponeva di espungerlo dal testo omerico, gli studiosi della Scuola di Pergamo e quelli di matrice stoica tendevano a darne un interpretazione allegorica e a vedere in esso una raffigurazione dell universo celeste, terrestre e marino. In ogni caso, il passo costituisce l esempio più antico di e[kfrasi", cioè di digressione finalizzata a descrivere un manufatto artistico, procedimento che diverrà canonico nella letteratura greca successiva (soprattutto d età ellenistica) e poi in quella latina. L attenzione dei commentatori moderni si è soprattutto soffermata sulla tecnica adoperata da Efesto per forgiare lo scudo (vv ) e su alcune delle scene terrestri in esso raffigurate. Se nella menzione dei materiali adoperati (bronzo, stagno, oro e argento) manca significativamente quella del ferro, ignoto all età micenea, i preparativi effettuati dal divino Fabbro sono quelli impiegati nella lavorazione di questo metallo, e ciò costituisce una delle tante prove del fatto che l autore dell Iliade vive in un periodo abbastanza lontano da quello in cui si collocano i fatti narrati ed è quindi portato a cadere in simili anacronismi. Se lo scudo in se è dunque un fossile arcaico (l intarsio policromo dei metalli sembra corrispondere a quello di manufatti rinvenuti nelle tombe micenee), analogo interesse archeologico presentano alcuni particolari delle scene in esso descritte. Soprattutto quella del giudizio, la cui conduzione è affidata a un giudice assistito da un gruppo di anziani, rivela, al di là dei tratti formali arcaici (il cerchio sacro, gli scettri impugnati dai gevronte" ), una concezione già più avanzata del diritto, in cui alla vendetta privata si è sostituita la prassi del risarcimento. Prescindendo dall interesse filologico e antiquario, il passo presenta comunque momenti di elevata qualità poetica e apre vivaci squarci su un mondo quotidiano assai diverso da quello eroico e divino, di cui è soprattutto intessuta la trama dell epos. W" eijpw;n th;n me;n livpen aujtou', bh' dδ ejpi; fuvsa": ta;" dδ ej" pu'r e[treye kevleusev te ejrgavzesqai. 470 Fu'sai dδ ejn coavnoisin ejeivkosi pa'sai ejfuvswn La lasciò, così detto, e tornò verso i mantici: al fuoco li rivoltò, li invitò a lavorare: 470 e i mantici, tutti e venti, soffiarono sulle fornaci,

2 PAGINA 2 pantoivhn eu[prhston aju>tmh;n ejxaniei'sai, a[llote me;n speuvdonti parevmmenai, a[llote dδ au\te, o{ppw" Hfaistov" tδ ejqevloi kai; e[rgon a[noito. Calko;n dδ ejn puri; bavllen ajteireva kassivterovn te 475 kai; cruso;n timh'nta kai; a[rguron: aujta;r e[peita qh'ken ejn ajkmoqevtw/ mevgan a[kmona, gevnto de; ceiri; rjaisth'ra kraterhvn, ejtevrhfi de; gevnto puravgrhn. Poivei de; prwvtista savko" mevga te stibarovn te pavntose daidavllwn, peri; dδ a[ntuga bavlle faeinh;n 480 trivplaka marmarevhn, ejk dδ ajrguvreon telamw'na. Pevnte dδ a[rδ aujtou' e[san savkeo" ptuvce": aujta;r ejn aujtw'/ poivei daivdala polla; ijduivh/si prapivdessin. ΔEn me;n gai'an e[teuxδ, ejn dδ oujranovn, ejn de; qavlassan, hjevliovn tδ ajkavmanta selhvnhn te plhvqousan, 485 ejn de; ta; teivrea pavnta, tav tδ oujrano;" ejstefavnwtai, Plhi>avda" qδ ÔUavda" te tov te sqevno" ΔWrivwno" Arktovn qδ, h}n kai; Amaxan ejpivklhsin kalevousin, h{ tδ aujtou' strevfetai kaiv tδ ΔWrivwna dokeuvei, oi[h dδ a[mmorov" ejsti loetrw'n ΔWkeanoi'o. 490 ΔEn de; duvw poivhse povlei" merovpwn ajnqrwvpwn kalav". ejn th'/ mevn rja gavmoi tδ e[san eijlapivnai te, nuvmfa" dδ ejk qalavmwn dai?dwn u{po lampomenavwn hjgivneon ajna; a[stu, polu;" dδ ujmevnaio" ojrwvrei: kou'roi dδ ojrchsth're" ejdivneon, ejn dδ a[ra toi'sin 495 aujloi; fovrmiggev" te boh;n e[con: ai} de; gunai'ke" ijstavmenai qauvmazon ejpi; proquvroisin ejkavsth. mandando fuori soffi gagliardi e variati a volte buoni a servirlo con fretta, a volte il contrario, come Efesto voleva e procedeva il lavoro; e bronzo inconsumabile gettò nel fuoco, e stagno, 475 oro prezioso e argento; e poi pose sul piedistallo la grande incudine, afferrò in mano un forte maglio, con l altra afferrò le tanaglie. E fece per primo uno scudo grande e pesante, ornandolo dappertutto; un orlo vi fece, lucido, 480 triplo, scintillante, e una tracolla d argento. Erano cinque le zone dello scudo, e in esso fece molti ornamenti coi suoi sapienti pensieri. Vi fece la terra, il cielo e il mare, l infaticabile sole e la luna piena, 485 e tutti quanti i segni che incoronano il cielo, le Pleiadi, l Iadi e la forza d Orìone e l Orsa, che chiamano col nome di Carro: ella gira sopra se stessa e guarda Orìone, e sola non ha parte dei lavacri d Oceano Vi fece poi due città di mortali, belle. In una erano nozze e banchetti; spose dai talami, sotto torce fiammanti guidavano per la città, s alzava molto «Imeneo!», 2 giovani danzatori giravano, e fra di loro 495 flauti e cetre davano suono; le donne dritte ammiravano, sulla sua porta ciascuna. 1. Non si tuffa mai nel mare, cioè non tramonta mai. 2. «Imeneo» è propriamente il dio delle nozze e anche il canto che s intonava durante la cerimonia nuziale. Nella traduzione esso è forse confuso col grido rituale ÔUmhvn, che s innalzava nella medesima circostanza.

3 PAGINA 3 Laoi; dδ eijn ajgorh'/ e[san ajqrovoi: e[nqa de; nei'ko" wjrwvrei, duvo dδ a[ndre" ejneivkeon ei{neka poinh'" ajndro;" ajpofqimevnou: o} me;n eu[ceto pavntδ ajpodou'nai 500 dhvmw/ pifauvskwn, o} dδ ajnaivneto mhde;n ejlevsqai: a[mfw dδ ijevsqhn ejpi; i[stori pei'rar ejlevsqai. Laoi; dδ ajmfotevroisin ejphvpuon ajmfi;" ajrwgoiv: khvruke" dδ a[ra lao;n ejrhvtuon: oi} de; gevronte" ei{atδ ejpi; xestoi'si livqoi" ijerw'/ ejni; kuvklw/, 505 skh'ptra de; khruvkwn ejn cevrsδ e[con hjerofwvnwn: toi'sin e[peitδ h[i>sson, ajmoibhdi;" de; divkazon. Kei'to dδ a[rδ ejn mevssoisi duvw crusoi'o tavlanta, tw'/ dovmen o}" meta; toi'si divkhn ijquvntata ei[poi. Th;n dδ ejtevrhn povlin ajmfi; duvw stratoi; h{ato law'n 510 teuvcesi lampovmenoi: divca dev sfisin h{ndane boulhv, hje; diapraqevein h] a[ndica pavnta davsasqai kth'sin o{shn ptoliveqron ejphvraton ejnto;" e[ergen: oi} dδ ou[ pw peivqonto, lovcw/ dδ ujpeqwrhvssonto. Tei'co" mevn rjδ a[locoiv te fivlai kai; nhvpia tevkna 515 rjuvatδ ejfestaovte", meta; dδ ajnevre" ou}" e[ce gh'ra": oi} dδ i[san: h\rce dδ a[rav sfin Arh" kai; Palla;" ΔAqhvnh a[mfw cruseivw, cruvseia de; ei{mata e{sqhn, kalw; kai; megavlw su;n teuvcesin, w{" te qewv per ajmfi;" ajrizhvlw: laoi; dδ ujpolivzone" h\san. 520 Oi} dδ o{te dhv rjδ i{kanon o{qi sfivsin ei\ke loch'sai ejn potamw'/, o{qi tδ ajrdmo;" e[hn pavntessi botoi'sin, e[nqδ a[ra toiv gδ i{zontδ eijlumevnoi ai[qopi calkw'/. E v era del popolo nella piazza raccolto: e qui una lite sorgeva: due uomini leticavano per il compenso d un morto; 3 uno gridava d aver tutto dato, 500 dichiarandolo in pubblico, l altro negava d aver niente avuto: entrambi ricorrevano al giudice, per aver la sentenza, il popolo acclamava ad entrambi, di qua e di là difendendoli; gli araldi trattenevano il popolo; i vecchi sedevano su pietre lisce in sacro cerchio, 505 avevano tra mano i bastoni degli araldi voce sonore, con questi si alzavano e sentenziavano ognuno a sua volta; nel mezzo erano posti due talenti d oro, da dare a chi di loro dicesse più dritta giustizia. 4 L altra città circondavano intorno due campi d armati, 510 brillando nell armi; doppio parere piaceva fra loro, 5 o tutto quanto distruggere o dividere in due la ricchezza che l amabile città racchiudeva; quelli però non piegavano; s armavano per un agguato. Il muro, le spose care e i piccoli figli 515 difendevano impavidi, e gli uomini che vecchiaia spossava; gli altri andavano, Ares li conduceva e Pallade Atena, entrambi d oro, vesti d oro vestivano, belli e grandi con l armi, come dèi visibili d ogni parte; gli uomini eran più piccoli. 520 E quando arrivarono dov era deciso l agguato, nel fiume, dov era l abbeverata di tutte le mandrie, qui appunto si accovacciarono, chiusi nel bronzo lucente; 3. Il «compenso / d un morto» è l ammenda che il primo dei due contendenti è tenuto a pagare per aver ucciso un congiunto del secondo. 4. Il senso del verso non è molto chiaro: parrebbe che i due talenti fossero destinati a quello fra gli anziani che avesse pronunziato la sentenza più conforme a giustizia. 5. I vv vanno intesi nel senso che gli assedianti porgono agli assediati un ultimatum: o questi ultimi accettano di spartire con essi i propri beni o la città verrà presa e distrutta.

4 PAGINA 4 Toi'si dδ e[peitδ ajpavneuqe duvw skopoi; ei{ato law'n devgmenoi ojppovte mh'la ijdoivato kai; e{lika" bou'". 525 Oi} de; tavca progevnonto, duvw dδ a{mδ e{ponto nomh'e" terpovmenoi suvrigxi: dovlon dδ ou[ ti pronovhsan. Oi} me;n ta; proi>dovnte" ejpevdramon, w\ka dδ e[peita tavmnontδ ajmfi; bow'n ajgevla" kai; pwvea kala; ajrgennevwn oijw'n, ktei'non dδ ejpi; mhloboth'ra". 530 Oi} dδ wj" ou\n ejpuvqonto polu;n kevladon para; bousi;n eijravwn propavroiqe kaqhvmenoi, aujtivkδ ejfδ i{ppwn bavnte" ajersipovdwn metekivaqon, ai\ya dδ i{konto. Sthsavmenoi dδ ejmavconto mavchn potamoi'o parδ o[cqa", bavllon dδ ajllhvlou" calkhvresin ejgceivh/sin. 535 ΔEn dδ Eri" ejn de; Kudoimo;" ojmivleon, ejn dδ ojloh; Khvr, a[llon zwo;n e[cousa neouvtaton, a[llon a[outon, a[llon teqnhw'ta kata; movqon e{lke podoi'in: ei ma dδ e[cδ ajmfδ w[moisi dafoineo;n ai{mati fwtw'n. ÔWmivleun dδ w{" te zwoi; brotoi; hjdδ ejmavconto, 540 nekrouv" tδ ajllhvlwn e[ruon katateqnhw'ta". ΔEn dδ ejtivqei neio;n malakh;n piveiran a[rouran eujrei'an trivpolon: polloi; dδ ajroth're" ejn aujth'/ zeuvgea dineuvonte" ejlavstreon e[nqa kai; e[nqa. Oi} dδ ojpovte strevyante" ijkoivato tevlson ajrouvrh", 545 toi'si dδ e[peitδ ejn cersi; devpa" melihdevo" oi[nou dovsken ajnh;r ejpiwvn: toi; de; strevyaskon ajnδ o[gmou", ijevmenoi neioi'o baqeivh" tevlson ijkevsqai. ÔH de; melaivnetδ o[pisqen, ajrhromevnh/ de; ejwv/kei, e v erano un po lontano due spie dell esercito, spianti quando le greggi vedessero e i bovi lunati Ed ecco vennero avanti, due pastori seguivano, e si dilettavan del flauto, non sospettavano agguato. Essi, vedendoli, corsero e presto tagliarono fuori le mandrie dei bovi, le greggi belle di candide pecore, e uccisero i pastori. 530 Ma gli altri, 7 come udirono molto urlìo in mezzo ai bovi mentre sedevano nell adunanza, subito sopra i cavalli scalpitanti balzarono, li inseguirono e li raggiunsero; e si fermarono e combatterono lungo le rive del fiume; gli uni colpivano gli altri con l aste di bronzo, 535 Lotta e Tumulto 8 era fra loro e la Chera di morte, che afferrava ora un vivo ferito, ora un illeso o un morto tirava pei piedi in mezzo alla mischia. Veste vestiva sopra le spalle, rossa di sangue umano. E come fossero uomini vivi si mescolavano e lottavano 540 e trascinavano i morti nella strage reciproca. Vi pose anche un novale 9 molle, e un campo grasso, largo, da tre arature; e qui molti aratori voltando i bovi aggiogati di qua e di là, li spingevano: e quando giungevano alla fine del campo, a girare, 545 allora una coppa di vino dolcissimo in mano poneva loro un uomo, appressandosi; e solco per solco giravano, bramosi di arrivare alla fine del maggese profondo. Dietro nereggiava la terra, pareva arata, 6. I buoi sono detti «lunati» dalla forma ricurva delle loro corna. 7. «Gli altri» sono gli assedianti. 8. Lotta e Tumulto sono due personificazioni demoniche. 9. «Novale» è lo stesso che «maggese», cioè il campo lasciato a riposo.

5 PAGINA 5 cruseivh per ejou'sa: to; dh; peri; qau'ma tevtukto. 550 ΔEn dδ ejtivqei tevmeno" basilhvi>on: e[nqa dδ e[riqoi h[mwn ojxeiva" drepavna" ejn cersi;n e[conte". Dravgmata dδ a[lla metδ o[gmon ejphvtrima pi'pton e[raze, a[lla dδ ajmallodeth're" ejn ejlledanoi'si devonto. Trei'" dδ a[rδ ajmallodeth're" ejfevstasan: aujta;r o[pisqe 555 pai'de" dragmeuvonte" ejn ajgkalivdessi fevronte" ajsperce;" pavrecon: basileu;" dδ ejn toi'si siwph'/ skh'ptron e[cwn ejsthvkei ejpδ o[gmou ghqovsuno" kh'r. Khvruke" dδ ajpavneuqen ujpo; drui dai'ta pevnonto, bou'n dδ ijereuvsante" mevgan a[mfepon: ai} de; gunai'ke" 560 dei'pnon ejrivqoisin leuvkδ a[lfita polla; pavlunon. ΔEn dδ ejtivqei stafulh'/si mevga brivqousan ajlwh;n kalh;n cruseivhn: mevlane" dδ ajna; bovtrue" h\san, ejsthvkei de; kavmaxi diampere;" ajrgurevh/sin. ΔAmfi; de; kuanevhn kavpeton, peri; dδ e{rko" e[lasse 565 kassitevrou: miva dδ oi[h ajtarpito;" h\en ejpδ aujthvn, th'/ nivsonto forh'e" o{te trugovw/en ajlwhvn. Parqenikai; de; kai; hji?qeoi ajtala; fronevonte" plektoi'" ejn talavroisi fevron melihdeva karpovn. Toi'sin dδ ejn mevssoisi pavi>" fovrmiggi ligeivh/ 570 ijmeroven kiqavrize, livnon dδ ujpo; kalo;n a[eide leptalevh/ fwnh'/: toi; de; rjhvssonte" ajmarth'/ molph'/ tδ ijugmw'/ te posi; skaivronte" e{ponto. ΔEn dδ ajgevlhn poivhse bow'n ojrqokrairavwn: ai} de; bove" crusoi'o teteuvcato kassitevrou te, pur essendo d oro; ed era gran meraviglia. 550 Vi pose ancora un terreno regale; 10 qui mietitori mietevano, falci taglienti avevano tra mano; i mannelli, alcuni sul solco cadevano, fitti, per terra, altri i legatori stringevano con legami di paglia; v erano tre legatori, in piedi; ma dietro 555 fanciulli, spigolando, portando le spighe a bracciate, le davano continuamente. Il re fra costoro, in silenzio, tenendo lo scettro, stava sul solco, godendo in cuore. Gli araldi in disparte sotto una quercia preparavano il pasto, e ucciso un gran bue, lo imbandivano; le donne 560 versavano, pranzo dei mietitori, molta bianca farina. Vi pose anche una vigna, stracarica di grappoli, bella, d oro; i grappoli neri pendevano: era impalata da cima a fondo di pali d argento; e intorno condusse un fossato di smalto e una siepe 565 di stagno; un solo sentiero vi conduceva, per cui passavano i coglitori a vendemmiare la vigna; fanciulle e giovani, sereni pensieri nel cuore, in canestri intrecciati portavano il dolce frutto e in mezzo a loro un ragazzo con una cetra sonora 570 graziosamente sonava e cantava un bel canto con la voce sottile; quelli battendo a tempo, danzando, gridando e saltellando seguivano. E vi fece una mandria di vacche corna diritte; le vacche erano d oro e di stagno, 10. Il tevmeno" basilhvi>on cui si fa riferimento nel testo greco è in realtà un appezzamento di terreno appartenente a un basileuv", cioè a un principe locale. La traduzione «regale» («re» al v. 556) non tiene conto che almeno in epoca micenea il sovrano è detto wanax.

6 PAGINA mukhqmw'/ dδ ajpo; kovprou ejpesseuvonto nomo;n de; pa;r potamo;n kelavdonta, para; rjodano;n donakh'a. Cruvseioi de; nomh'e" a{mδ ejsticovwnto bovessi tevssare", ejnneva dev sfi kuvne" povda" ajrgoi; e{ponto. Smerdalevw de; levonte duvδ ejn prwvth/si bovessi 580 tau'ron ejruvgmhlon ejcevthn: o} de; makra; memukw;" e{lketo: to;n de; kuvne" metekivaqon hjdδ aijzhoiv. Tw; me;n ajnarrhvxante boo;" megavloio boeivhn e[gkata kai; mevlan ai ma lafuvsseton: oi} de; nomh'e" au[tw" ejndivesan taceva" kuvna" ojtruvnonte". 585 Oi} dδ h[toi dakevein me;n ajpetrwpw'nto leovntwn, ijstavmenoi de; mavlδ ejggu;" ujlavkteon e[k tδ ajlevonto. ΔEn de; nomo;n poivhse perikluto;" ajmfiguhvei" ejn kalh'/ bhvssh/ mevgan oijw'n ajrgennavwn, staqmouv" te klisiva" te kathrefeva" ijde; shkouv". 590 ΔEn de; coro;n poivkille perikluto;" ajmfiguhvei", tw'/ i[kelon oi ovn potδ ejni; Knwsw'/ eujreivh/ Daivdalo" h[skhsen kalliplokavmw/ ΔAriavdnh/. Enqa me;n hji?qeoi kai; parqevnoi ajlfesivboiai ojrceu'ntδ ajllhvlwn ejpi; karpw'/ cei'ra" e[conte". 595 Tw'n dδ ai} me;n lepta;" ojqovna" e[con, oi} de; citw'na" ei{atδ eju>nnhvtou", h\ka stivlbonta" ejlaivw/: kaiv rjδ ai} me;n kala;" stefavna" e[con, oi} de; macaivra" ei\con cruseiva" ejx ajrgurevwn telamwvnwn. Oi} dδ ojte; me;n qrevxaskon ejpistamevnoisi povdessi 600 rjei'a mavlδ, wj" o{te ti" troco;n a[rmenon ejn palavmh/sin 575 muggendo dalla stalla movevano al pascolo lungo il fiume sonante e i canneti flessibili; pastori d oro andavano con le vacche, quattro, e nove cani piedi rapidi li seguivano. Ma fra le prime vacche due spaventosi leoni 580 tenevano un toro muggente; e quello alto mugghiando veniva tirato; lo ricercavano i giovani e i cani, ma i leoni, stracciata già del gran toro la pelle, tracannavan le viscere e il sangue nero; i pastori li inseguivano invano, aizzando i cani veloci: 585 questi si ritraevano dal mordere i leoni, ma stando molto vicino, abbaiavano e li evitavano. E un pascolo vi fece lo Storpio glorioso, 11 in bella valle, grande, di pecore candide, e stalle e chiusi e capanne col tetto. 590 E una danza vi ageminò 12 lo Storpio glorioso; simile a quella che in Cnosso vasta un tempo Dedalo 13 fece ad Ariadne riccioli belli. Qui giovani e giovanette che valgono molti buoi, 14 danzavano, tenendosi le mani pel polso: 595 queste avevano veli sottili, e quelli tuniche ben tessute vestivano, brillanti d olio soave; ed esse avevano belle corone, questi avevano spade d oro, appese a cinture d argento; e talvolta correvano con i piedi sapienti, 600 agevolmente, come la ruota ben fatta tra mano 11. Lo Storpio è Efesto, dio zoppo. La menomazione rimanda forse a strutture sociali primitive, in cui le mansioni artigiane sono affidate a invalidi, incapaci di combattere. 12. La tecnica dell ageminatura consiste nella lavorazione artistica dei metalli ad incastro. 13. Dedalo è il mitico artefice e Ariadne (Arianna) la figlia del re cretese Minosse (Cnosso è l antica capitale dell isola). 14. I buoi costituivano la dote nuziale delle fanciulle.

7 PAGINA 7 ejzovmeno" kerameu;" peirhvsetai, ai[ ke qevh/sin: a[llote dδ au\ qrevxaskon ejpi; stivca" ajllhvloisi. Pollo;" dδ ijmeroventa coro;n periivstaqδ o{milo" terpovmenoi: doiw; de; kubisthth're katδ aujtou;" 605 molph'" ejxavrconte" ejdivneuon kata; mevssou". ΔEn dδ ejtivqei potamoi'o mevga sqevno" ΔWkeanoi'o a[ntuga pa;r pumavthn savkeo" puvka poihtoi'o. Aujta;r ejpei; dh; teu'xe savko" mevga te stibarovn te, teu'xδ a[ra oij qwvrhka faeinovteron puro;" aujgh'", 610 teu'xe dev oij kovruqa briarh;n krotavfoi" ajrarui'an kalh;n daidalevhn, ejpi; de; cruvseon lovfon h ke, teu'xe dev oij knhmi'da" ejanou' kassitevroio. Aujta;r ejpei; pavnqδ o{pla kavme kluto;" ajmfiguhvei", mhtro;" ΔAcillh'o" qh'ke propavroiqen ajeivra". 615 ÔH dδ i[rhx w}" a\lto katδ Oujluvmpou nifovento" teuvcea marmaivronta parδ ÔHfaivstoio fevrousa. prova il vasaio, sedendo, per vedere se corre; altre volte correvano in file, gli uni verso gli altri. E v era molta folla intorno alla danza graziosa, rapita; due acrobati intanto 605 dando inizio alla festa roteavano in mezzo. Infine vi fece la gran possanza del fiume Oceano 15 lungo l ultimo giro del solido scudo. Ma quando ebbe fatto lo scudo forte e pesante, una corazza gli fece, splendente più che la vampa del fuoco, 610 gli fece un elmo fortissimo, adattato alle tempie, bello, ornato, e sopra un aureo cimiero vi pose; e gli fece schinieri di duttile stagno. E quando tutte l armi ebbe fatto lo Storpio glorioso, le sollevò e le pose davanti alla madre d Achille; 615 ella come sparviero balzò giù dall Olimpo nevoso, portando l armi scintillanti d Efesto. (trad. di R. Calzecchi Onesti, op. cit.) 15. L Oceano è qui immaginato come un fiume che circonda la terra, a sua volta raffigurata come un disco.

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