STORIA DELLA SICILIA

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1 STORIA DELLA SICILIA

2 INTRODUZIONE

3 LA SICILIA COME NAZIONE Per chi si accinge a raccontare la storia della Sicilia, una domanda si impone: se la Sicilia sia mai stata una nazione, nel senso che si dà a questa parola, così da giustificarne una storia a sé stante. La risposta è che una nazione siciliana è storicamente esistita nel passato, con la sua politica, la sua economia, la sua cultura, distinte e autonome da quelle di tutte le altre nazioni che sono nate nel Mediterraneo. Nonostante tante dominazioni di stirpi e popoli diversi, possiamo affermare che in Sicilia è rimasta ininterrotta la successione e l eredità della vita civile; e questo, che è in un

4 LA SICILIA COME NAZIONE certo senso il rovescio positivo della celebre visione gattopardesca dei mutamenti che in Sicilia nascondono, invece, immutevoli permanenze, ha fatto sì che in questa terra sia rimasta costante quella tradizione e quelle esperienze che danno alla Sicilia i tratti inconfondibili della nazione. E la storia della Sicilia è soprattutto la storia del fare e del patire millenario di tutto il popolo siciliano. E quanto sudore e sangue è sempre costato essere siciliani. Dopo un secolo, due secoli, tre secoli incominciavano a parlare la stessa lingua, ad adorare gli stessi dei o lo stesso Dio, a darsi leggi e costumi, insomma a costruirsi un patrimonio culturale, una tradizione,ed ecco che arrivava un nuovo popolo straniero che scombinava tutto. E si ricominciava a riscrivere la propria storia.

5 PERCHE UN CORSO DI STORIA DELLA SICILIA In una società come la nostra nella quale tutto si misura col metro dell utilità, qualcuno potrebbe chiedermi perché un corso di Storia della Sicilia, a che serve? Potrei rispondere come quell animalista che, a una signora impellicciata che gli chiedeva a cosa servisse un lupo vivo, rispose: non serve a niente, come Mozart. Al di là della provocazione, io penso che a qualcosa serva. Conoscere il nostro passato aiuta a comprendere il presente e la nostra identità di siciliani. Noi siamo il prodotto di tante culture che si sono succedute le une dalle altre come in una staffetta. E Benedetto Croce ci insegna che il carattere di un popolo è dato dalla sua storia, tutta la sua storia, nient altro che la sua storia.

6 LA SICILIA AL CENTRO DEL MEDITERRANEO E la storia della Sicilia è così ricca e complessa che da essa è nato un popolo di popoli (così ha definito il popolo siciliano uno storico francese, Jules Michelet). Cosa ha di speciale questa terra ad aver attratto tanti popoli diversi? La risposta ce la dà la geografia che ci ricorda la collocazione dell isola al centro del Mediterraneo, un mare in cui nacquero le grandi civiltà dell antichità e da dove sono passati i flussi della grande storia; fra due continenti, l Europa e l Africa: la porta dell Europa per gli africani, l Europa che finisce per gli scandinavi, i britannici, i tedeschi. Quindi, una terra di frontiera e, come avviene in tutti i luoghi di frontiera, dalla sua porta sono entrati tanti popoli.

7 LA SICILIA AL CENTRO DEL MEDITERRANEO

8 LE DUE CHIAVI DI LETTURA DELLA STORIA DELLA SICILIA C è da chiedersi se tutte queste invasioni siano state per i siciliani solo dominazione e violenze. In proposito c è da dire che la storia della Sicilia si presta a due diverse chiavi di lettura. L una risalente a Tommaso Fazello, un monaco domenicano siciliano, che nel 500 scrisse una storia della Sicilia in cui si sosteneva che le continue invasioni erano state per i siciliani solo dominazione e violenze. Questa interpretazione della nostra storia è stata avvalorata dai nostri maggiori scrittori. Tomasi di Lampedusa, nel Gattopardo, esprime perfettamente questa chiave di lettura, per cui i siciliani hanno subito passivamente le tante dominazioni.

9 LA STORIA DELLA SICILIA Tommaso Fazello

10 TOMASI DI LAMPEDUSA Il Gattopardo

11 LE DUE CHIAVI DI LETTURA DELLA STORIA DELLA SICILIA Ricordate, nel Gattopardo, il famoso colloquio fra il principe di Salina e l emissario piemontese Chevalley? Dice il principe..

12 IL GATTOPARDO Sono venticinque secoli che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il là..

13 IL GATTOPARDO questi monumenti anche magnifici ma incomprensibili perché non edificati da noi e che ci stanno intorno come bellissimi fantasmi muti, tutti questi governi, sbarcati in armi da chi sa dove, subito serviti, presto detestati e sempre incompresi, che si sono espressi soltanto con opere d arte per noi enigmatiche.

14 LE DUE CHIAVI DI LETTURA DELLA STORIA DELLA SICILIA C è poi una seconda chiave di lettura sostenuta da alcuni storici moderni secondo i quali le tante invasioni non sono state per i siciliani solo dominazione e violenze, ma ne hanno permeato la vita, la cultura, il costume,l arte, in maniera profonda e duratura. Per questi storici, i siciliani non hanno subito passivamente le varie dominazioni, ma ne hanno recepito le culture, fino a diventare parte costitutiva di quelle civiltà. E così la Sicilia è stata Fenicia e Greca, Romana, Bizantina, Araba, Normanna e Sveva, Angioina e Aragonese, Spagnola, Borbonica e, infine, Italiana.

15 PRESENTAZIONE DEL CORSO Il corso, articolato in 16 incontri, si intitola La Sicilia Greca, in quanto la parte più estesa si riferisce al periodo della colonizzazione greca (VIII-III sec. a.c.). Ma prima, per completezza, faremo una rapida escursione nella Sicilia preistorica, per conoscere alcuni siti archeologici più significativi, senza trascurare la Sicilia fenicia.

16 SICILIA PREISTORICA

17 FAMOSI PALETNOLOGI La Sicilia preistorica, per la quantità e qualità dei reperti che ci ha lasciato, meriterebbe un intero corso. E questo grazie anche all opera di grandi paletnologi, come Paolo Orsi e Luigi Bernabo Brea. Io mi limiterò a una rapida visita ai più significativi siti archeologici.

18 PALETNOLOGI PAOLO ORSI ( ) L. BERNABO BREA ( )

19 L ARRIVO DELL UOMO L uomo arrivò in Sicilia in epoca relativamente tarda, circa anni fa e pare che provenisse dall Africa a cui la Sicilia allora era unita.

20 L ARRIVO DELL UOMO IN SICILIA

21 L UOMO DELLE CAVERNE Il siciliano del paleolitico visse fino al dodicesimo millennio nelle grotte. Nella cartina che segue sono riportate le più importanti grotte che ci attestano la presenza del siciliano del paleolitico.

22 L UOMO DELLE CAVERNE

23 LE GROTTE DEL MESSINESE Le grotte del messinese dove sono stati reperti preistorici sono:

24 IL RIPARO DI ROCCA S. MARCO A UCRIA

25 IL RIPARO DELLA SPERLINGA A NOVARA DI SICILIA

26 LA GROTTA SAN TEODORO AD ACQUEDOLCI La grotta più interessante del messinese è la grotta San Teodoro ad Acquedolci. In questa grotta, oltre a molti reperti litici relativi al paleolitico superiore, sono stati ritrovati i resti ossei di cinque individui, di cui due donne, vissuti anni fa. Si tratta dei primi resti umani trovati in Sicilia e in tutta Italia dopo quelli trovati in alcune grotte della Liguria.

27 LA GROTTA SAN TEODORO AD ACQUEDOLCI

28 I RESTI UMANI DI SAN TEODORO

29 IL VOLTO DI THEA Uno degli scheletri, il più completo, apparteneva a una donna di 30 anni, alta 1m. e 65 cm., alla quale dai paletnologi fu dato il nome di Thea, per collegarlo a quello della grotta. Al museo naturalistico Gemmellaro dell Università di Palermo,dove sono conservati i resti di San Teodoro, con la stessa tecnica usata per ricostruire i volti dei faraoni, è stato ricostruito il volto di Thea.

30 THEA

31 200.OOO ANNI FA IN SICILIA C ERANO GLI IPPOPOTAMI Nell area circostante la grotta San Teodoro sono stati trovati reperti fossili di ippopotamo, segno che in questo posto anni fa c era un bacino lacustre dove vivevano gli ippopotami, che insieme agli elefanti nani e all orso, costituivano la grande fauna del paleolitico siciliano

32 RESTI FOSSILI DI IPPOPOTAMO

33 LE PITTURE E I GRAFFITI DI LEVANZO In due grotte, una a Levanzo e l altra sul monte Pellegrino a Palermo, sono state trovate le più antiche manifestazioni artistiche siciliane. A Levanzo, nella grotta di Cala del Genovese, ci sono pitture neolitiche e graffiti riferibili al paleolitico superiore.

34 ARTE RUPESTRE Isola di Levanzo

35 GROTTA CALA DEL GENOVESE

36 GROTTA CALA DEL GENOVESE Pitture Neolitiche

37 GROTTA CALA DEL GENOVESE Pitture neolitiche

38 GROTTA CALA DEL GENOVESE Graffiti Paleolitico Superiore

39 GROTTA CALA DEL GENOVESE Graffiti - Bue

40 GROTTA CALA DEL GENOVESE Graffiti Giovane cervo

41 GROTTA CALA DEL GENOVESE Giovane cervo graffito Animale dipinto

42 I GRAFFITI DELL ADDAURA Nel 1952, nella grotta dell Addaura sul monte Pellegrino a Palermo, furono individuati un gruppo di graffiti risalenti al paleolitico superiore, che costituiscono gli esempi più belli e più suggestivi finora noti al mondo. I graffiti riproducono 17 figure umane e 15 di animali. Nove figure umane sono in piedi, rivolte in cerchio verso lo stesso punto. Alcune agitano le braccia in un atto che può significare incitamento, o gioia, o meraviglia o anche costernazione. Al centro della scena vi sono due uomini sdraiati, colti in una curiosa posizione, con il corpo inarcato e le gambe piegate all indietro. Sul significato di questa scena si è discusso e scritto molto. Le interpretazioni più ricorrenti sono due. Una vede nelle due figure centrali due acrobati che stanno eseguendo spericolati esercizi ginnici, provocando lo stupore degli spettatori. L altra interpretazione, più suggestiva, vede nella scena la rappresentazione di un sacrificio umano provocato dalle stesse vittime per autostrangolamento, provocando negli spettatori dolore e costernazione. Peccato che la grotta dell Addaura da vent anni è chiusa al pubblico per motivi di sicurezza.

43 GROTTA DELL ADDAURA Palermo

44 GROTTA DELL ADDAURA Graffiti

45 LA FIGURA UMANA TRATTATA DA Levanzo Addaura

46 GROTTA DELL ADDAURA Graffiti - Particolare

47 LA GROTTA DELL ADDAURA OGGI

48 IL PRIMO VILLAGGIO Fu nel neolitico (7-3 millennio) che l uomo, con l invenzione dell agricoltura, uscì dalle caverne e costruì dimore all area aperta. Sorsero allora i primi villaggi, piccoli agglomerati di capanne. Il più antico villaggio finora conosciuto in Sicilia è quello di Stentinello, località costiera a nord di Siracusa. Il villaggio, di forma ovale, era circondato e protetto da un fossato. Nel 1961, in questo sito, è stata identificata una capanna a pianta rettangolare, il cui perimetro è indicato da una serie di fori circolari in cui venivano conficcati i pali di sostegno della capanna stessa.

49 CAPANNA DELLA CULTURA DI STENTINELLO

50 L ETA DEI METALLI ETA DEL RAME (III millennio XVIII sec. A.C.) ETA DEL BRONZO (XVIII XV sec. A.C.) ETA DEL FERRO (XV sec. fino alla storia)

51 L ETA DEL BRONZO (XVIII-XV sec.a.c.) Cultura del Castelluccio Noto Cultura di Thapsos - Priolo

52 CULTURA DEL CASTELLUCCIO - NOTO

53 CULTURA DEL CASTELLUCCIO La cultura del Castelluccio prende il nome dall insediamento situato su uno sperone dell altipiano acrense fra Noto e Palazzolo Acreide. Nella piccola valle a fianco del villaggio si trova la necropoli, costituita da 176 tombe a grotticella artificiale, che è il tipo di tomba conosciuto in Sicilia nell età dei metalli. Le sepolture sono collettive. I defunti non sono soli, quasi si volesse includerli ancora nella collettività.

54 CULTURA DEL CASTELLUCCIO La necropoli

55 NECROPOLI DEL CASTELLUCCIO Tomba del principe

56 NECROPOLI DEL CASTELLUCCIO Tomba con prospetto monumentale

57 NECROPOLI DEL CASTELLUCCIO Tomba con cornice elaborata

58 NECROPOLI DEL CASTELLUCCIO Tombe gemelle

59 NECROPOLI DEL CASTELLUCCIO Interno di una tomba con letto funebre

60 Lastre di calcare spiraliformi dalla necropoli di Castelluccio Queste lastre chiudevano l ingresso delle tombe. Sono importanti perché sono le sole sculture finora conosciute dell intera preistoria siciliana.

61 CERAMICHE CULTURA CASTELLUCCIO

62 THAPSOS

63 LA CULTURA DI THAPSOS Sul finire del XV secolo, verso il 1420, nella Sicilia orientale c è stato un mutamento culturale di grande portata, costituito dalla cultura di Thapsos. Questo sito si trova nella penisoletta rocciosa e pianeggiante, oggi chiamata Magnisi, di fronte alla costa di Priolo alla quale è congiunto da un sottile istmo sabbioso. A differenza di quelli della cultura castellucciana, gli insediamenti della cultura di Thapsos sono situati tutti sulla costa. Ciò prova che questa era una cultura essenzialmente marittima commerciale, con frequenti rapporti con la civiltà micenea. Con la cultura di Thapsos i siciliani preistorici hanno per la prima volta un nome. Infatti, gli uomini e le donne di Thapsos erano i Sicani. Questi erano un popolo proveniente dalla penisola iberica, che arrivò in Sicilia verso il 1420 e che si insediò sulle coste orientali dell isola.

64 THAPSOS Insediamenti

65 THAPSOS Resti di fabbricati di stile miceneo

66 THAPSOS Necropoli

67 THAPSOS Ceramiche

68 THAPSOS Ceramiche

69 THAPSOS Ceramiche

70 Luigi Bernabò Brea divise l età del ferro in Sicilia in quattro fasi: CIVILTA DI PANTALICA NORD (XIII-XI SEC. A.C.) CIVILTA DI CASSIBILE ( a.c.) CIVILTA DI PANTALICA SUD ( a.c.) CIVILTA DEL FINOCCHITO ( a.c.)

71 L ARRIVO DEI SICULI All inizio dei XIII secolo, verso il 1270, nella Sicilia orientale avvennero profondi cambiamenti economici e antropologici. Tutti gli insediamenti della cultura di Thapsos della costa scomparvero quasi all improvviso. I Sicani abbandonarono la costa per andare a vivere in impervie e disagevoli località dell interno, scelte perché rispondenti a esigenze di difesa. Da chi dovevano difendersi i pacifici Sicani? Dall invasione dei Siculi. Questi erano un popolo di stirpe indoeuropea, che, insieme ad altri popoli, dai Balcani arrivò in Italia e da qui passò in Sicilia, dove si insediò sulla costa sud orientale, scacciando con la forza i Sicani. Questi, nelle zone dell interno, costituirono la cultura che Bernabò Brea chiamò civiltà di Pantalica nord. Questa civiltà prese il nome dall insediamento più significativo di Pantalica.

72 PANTALICA

73 PANTALICA Pantalica è il sito più affascinante e suggestivo di tutta la preistoria siciliana. Nel 2005 l Unesco l ha proclamato Patrimonio dell Umanità, per l alto profilo storico, archeologico e paesaggistico. Per cui tanti sono gli aspetti che rendono questo sito unico, uno dei grandi tesori della Sicilia, pressocchè sconosciuto anche ai siciliani.

74 L ASPETTO NATURALISTICO E PAESAGGISTICO Pantalica è uno sperone roccioso situato nell entroterra della provincia di Siracusa, fra i comuni di Ferla e Sortino, che sovrasta la confluenza di due fiumi, l Anapo e il Calcinara, che, scavando profondamente i rilievi, hanno formato veri e propri canyon, da queste parti chiamati cave. La natura selvaggia del sito ha favorito la concentrazione di una grande varietà di specie vegetali. Tra gli alberi ad alto fusto, che formano una fitta foresta fluviale, vi sono pioppi bianchi e neri, salici, tamerici, oleandri. Lungo i pendii si incontra la foresta mediterranea a querce, lecci e sugheri, che si alterna alla macchia mediterranea. La fauna è ricca di volpi, martore, istrici, lepri, ricci e una grande varietà di uccelli.

75 PANTALICA

76 PANTALICA

77 PANTALICA

78 PANTALICA

79 PANTALICA Sentieri

80 LA STORIA Pantalica cominciò a essere abitata a partire dal XIII secolo, quando i Sicani della cultura di Thapsos, come abbiamo visto prima, furono scacciati dai siculi dai loro insediamenti lungo la costa sud orientale e furono costretti a rifugiarsi in queste zone montuose. La prima civiltà, quella chiamata dal Bernabò Brea, Pantalica Nord, durò fino all XI secolo. Dal 1000 all 850, la vita cessò a Pantalica, che rifiorì dopo l 850 con la civiltà di Pantalica Sud, finchè non fu distrutta dalle colonie greche di Siracusa e Leontini. Ci sarà un ultimo breve sussulto di vita nel periodo bizantino, quando il sito venne di nuovo abitato da quanti cercavano scampo alle scorrerie arabe sulla costa. Furono proprio gli arabi a disperdere per sempre tutti gli abitanti di Pantalica e su di essa cadde un lungo silenzio durato un millennio fino all inizio del novecento, quando l archeologo Paolo Orsi iniziò una campagna di ricerche che riportarono all attenzione di noi moderni questo bellissimo sito.

81 L ABITATO E L ANAKTORON L abitato di Pantalica si estendeva su un vasto pianoro ed era costituito da capanne in pietrame e legno. Di esse non è rimasto nulla. L unica testimonianza rimasta sono le fondamenta di una grandiosa costruzione in blocchi di pietra poligonali, lunga 37,50 m. e larga 11,50 m., nella quale si è riconosciuto l anaktoron, cioè il palazzo del principe. L anaktoron è la casa del Wanax, il re di omerica memoria (anax in greco indica il signore, colui che comanda) e per la sua struttura ci ricorda i palazzi micenei, per cui è verisimile l ipotesi dell Orsi che la costruzione sia opera di artefici venuti dall oriente miceneo al soldo del principe locale. Sappiamo che l anaktoron fu utilizzato anche in epoca bizantina come dimora di personaggi autorevoli di passaggio per Pantalica. Nel 1903, nel vano centrale di questo palazzo, che era a due piani, fu trovato un tesoro nascosto in un vaso di bronzo del VII secolo d.c., costituito da migliaia di monete e molti gioielli andati subito dispersi.

82 CIVILTA DI PANTALICA NORD L anaktoron

83 CIVILTA DI PANTALICA NORD L anaktoron

84 CIVILTA DI PANTALICA L anaktoron

85 LE NECROPOLI L abitato di Pantalica doveva essere di dimensioni allora inusitate. Questo si ricava dalla vastità del pianoro sul quale c erano le abitazioni intorno al palazzo del principe, ma soprattutto dal numero impressionante delle tombe, che sforacchiano a grappoli i costoni rocciosi intorno all insediamento. Si tratta di tombe a grotticella artificiale, scavate sulle balze rocciose a strapiombo sulle strette valli, che sembrano immensi alveari e formano una scenografia che incanta il visitatore e gli fa dimenticare che quei bellissimi alveari furono tristi tombe. Chi guarda questi scenografici bianchi alveari, non può non chiedersi al prezzo di quali pericoli e fatiche gli antichi cavatori svolgessero il loro lavoro e soprattutto quali fossero i sentimenti di quegli uomini e di quelle donne che sulle erte pareti montuose celebravano il difficile e pietoso rito del seppellimento di un loro congiunto. A Pantalica era difficile vivere, ma era difficile anche morire.

86 MAPPA DELLE NECROPOLI DI PANTALICA

87 LE NECROPOLI Le tombe sono suddivise in cinque necropoli. Quelle più antiche appartenenti alla civiltà di Pantalica Nord sono: la grandiosa e scenografica necropoli Nord, con tombe; la necropoli Nord ovest con 600 tombe e parte della necropoli Sud. Le altre due necropoli laterali, la necropoli di Filiporto con 500 tombe e la necropoli della Cavetta appartengono a un momento più tardi, fra il IX e l VIII secolo, coincidente con la cultura di Pantalica Sud. Nel periodo intermedio, fra il X e il IX secolo, non c è alcuna tomba, segno che Pantalica in questo periodo è quasi scomparsa. Probabilmente lo stato di pericolo, che era stato la causa della sua nascita, col tempo era cessato, con l integrazione fra gli indigeni Sicani e gli invasori Siculi.

88 NECROPOLI NORD - PANTALICA

89 NECROPOLI NORD - PANTALICA

90 NECROPOLI NORD OVEST - PANTALICA

91 NECROPOLI SUD - PANTALICA

92 NECROPOLI DI FILIPORTO - PANTALICA

93 NECROPOLI DELLA CAVETTA PANTALICA

94 PANTALICA-INTERNO DI UNA TOMBA

95 Ceramica dalle necropoli di Pantalica

96 FIBULE A Pantalica per la prima volta compaiono le fibule, che servivano a sostenere la tunica e il mantello.

97 CIVILTA DI CASSIBILE Fra il 1000 e l 850 si affermò la cultura di Cassibile, località a sud di Siracusa. Il sito è un profondo canyon (cava in siciliano), attraversato dal fiume Cassibile (l antico Kaliparis dei Greci), che lungo il suo corso forma laghetti, cascate, grotte, oasi fluviali dominati dai platani e dalle orchidee. Abitarono questo sito i Siculi, che vi costruirono due villaggi rupestri chiamati ddieri (dall arabo dar, casa), due veri nidi d aquila ancora oggi difficili da raggiungere. Lungo il percorso del fiume, sulle ripide pareti, si incontra una necropoli formata da tombe a grotticella artificiale scavate nella roccia.

98 CAVA GRANDE DEL CASSIBILE

99 CAVA GRANDE DEL CASSIBILE

100 CASSIBILE Cava Grande

101 LAGHETTI DI CAVA GRANDE DEL CASSIBILE

102 CULTURA DI CASSIBILE Ddieri

103 CULTURA DI CASSIBILE Necropoli

104 IL POPOLAMENTO DELLE ISOLE EOLIE

105 L INIZIO DEL POPOLAMENTO Le Eolie sono state sempre un arcipelago; questo per dire che non furono mai unite né alla Sicilia né alla penisola italiana. Ciò impedì che fossero popolate fin dal paleolitico come avvenne per la Sicilia. Due grandi paletnologi come Luigi Bernabò Brea e Maddalena Cavalier, che alle Eolie hanno operato per trent anni, sostengono che le Eolie non sono state abitate prima del 7 millennio. Fu appunto all inizio del neolitico che si crearono le condizioni per il popolamento delle Eolie, grazie anche alla perizia raggiunta dalle culture neolitiche nella lavorazione del legno e quindi nella costruzione di imbarcazioni capaci di affrontare una lunga navigazione. Alle Eolie i primi abitanti trovarono una delle materie prime allora più ricercata, l ossidiana, il tagliente vetro nero vulcanico, eruttato dal cratere del Monte Pelato a Lipari. Questa materia prima costituì per Lipari quello che è oggi per i paesi del Golfo il petrolio. Infatti, siccome l ossidiana si trovava in pochi punti del Mediterraneo, da Lipari essa veniva largamente esportata e ciò costituì una grande fonte di ricchezza per le Eolie.

106 LUIGI BERNAB0 BREA E MADELEINE CAVALIER

107 OSSIDIANA

108 IL MONTE PELATO - LIPARI

109 CENTRI DI PRODUZIONE DI OSSIDIANA

110 LE CULTURE EOLIANE Anche alle Eolie, come in Sicilia, la cultura neolitica più antica fu quella di Stentinello. Da ciò si deduce che i primi abitanti di Lipari venivano dalla Sicilia e, in una prima fase, si insediarono sull altopiano di Castellaro Vecchio. La fase successiva, datata intorno al 4.500, è quella che prende il nome di cultura di Capri, durante la quale gli eoliani abbandonarono le terre dell altopiano per andare a vivere nella Rocca del Castello e qui, per motivi di sicurezza, vissero fino alle soglie dell età storica. La terza fase del neolitico eoliano è definita cultura di Serro Alto, dall omonima collina presso Matera. La quarta fase è definita cultura di Diana dall omonima località sotto il castello di Lipari.

111 CULTURA DI STENTINELLO Castellaro Vecchio - Lipari

112 CULTURA DI CAPRI - LIPARI

113 LIPARI LA ROCCA DEL CASTELLO

114 CULTURA DI SERRO ALTO - LIPARI

115 CULTURA DI DIANA - LIPARI

116 LE CULTURE DELL ETA DEL BRONZO Nel 3 millennio avvenne la scoperta del rame. Con questa scoperta l ossidiana perse valore, oggi si direbbe che non ebbe più mercato. E così le Eolie subirono una grave crisi economica, visibile nella diminuzione della popolazione. Si ripresero solo nella successiva età del bronzo fra il XVIII e il XV secolo. In questa età si affermarono due grandi culture: la cultura di Capo Graziano a Filicudi e la cultura del Milazzese a Panarea

117 CULTURA DI CAPO GRAZIANO - FILICUDI

118 CULTURA DI CAPO GRAZIANO FILICUDI

119 CULTURA DI CAPO GRAZIANO Ceramiche micenee

120 CULTURA DEL MILAZZESE PANAREA

121 CULTURA DEL MILAZZESE PANAREA

122 CULTURA DELL AUSONIO Intorno al 1270 avviene un radicale cambiamento. Alla cultura del Milazzese si sostituisce una nuova civiltà, diffusa in tutta l Italia centro meridionale. Nuove genti, dunque, provenienti dall Italia peninsulare, arrivarono alle Eolie. Queste genti erano gli Ausoni, un popolo italico che viveva in Campania e Calabria. Così la nuova cultura fu chiamata Ausonia. Prima della fine del XII secolo l insediamento del castello di Lipari subisce un altra violenta distruzione, a causa dell arrivo di nuove genti provenienti dalla penisola italiana, che segna il passaggio alla cultura dell Ausonio II. Questo insediamento fu distrutto intorno al 900. Da allora l abitato non è stato più ricostruito e la rocca del castello e forse anche l intera Lipari, è rimasta deserta per più di tre secoli. Verso il 580 un gruppo di Greci di stirpe dorica, provenienti da Cnido, fondarono la nuova Lipari, che fu l ultima colonia greca in ordine di tempo fondata in Sicilia. Ma di questo si parlerà meglio più avanti.

123 CULTURA DELL AUSONIO I (seconda metà XIII sec.-fine XII sec.)

124 CULTURA DELL AUSONIO II (XII-XI sec.)

125 ANFORE DA UNA CAPANNA (X sec.)

126 LE NECROPOLI DI MYLAI

127 La conoscenza delle antiche necropoli di qualsiasi centro urbano non è semplice curiosità archeologica, ma, in assenza di altre testimonianze, è l unico modo per scoprire una determinata civiltà e la sua vita materiale. Per cui non è un paradosso che per conoscere la città dei vivi, spesso dobbiamo riferirci alla città dei morti. Milazzo non sfugge alla regola, per cui le sue necropoli sono le uniche testimonianze per poter conoscere qualcosa della Milay preistorica e greca. Della Milay preistorica fino alla metà del secolo scorso si sapeva ben poco, nonostante le accurate esplorazioni di superficie fatte da grandi paletnologi come Paolo Orsi e Pietro Griffo, che avevano dato risultati deludenti. Per la verità c erano stati due occasionali ritrovamenti di due tombe: una a Piazza Roma durante gli scavi per l erezione del monumento ai Caduti e l altra, nel dicembre del 1938, in via Cumbo Borgia durante gli scavi per la costruzione del nuovo Duomo. Si trattava di tombe a cremazione e questa circostanza suscitò grande interesse fra gli studiosi, perché il rito della cremazione era sconosciuto in tutta la Sicilia, dove l inumazione entro grotticelle artificiali scavate nella roccia appariva esclusiva, come abbiamo visto nelle culture del Castelluccio, Tapsos, Pantalica e Cassibile. Questi due ritrovamenti non ebbero alcun seguito immediato e fu solo alla metà del novecento che furono scoperte due diverse necropoli, grazie anche all opera di due grandi archeologi, Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier e alla passione di un milazzese, l ing. Domenico Ryolo, che allora era ispettore onorario alle antichità della provincia di Messina.

128 ING. DOMENICO RYOLO

129 MADELEINE CAVALIER E L ING. DOMENICO RYOLO

130 LA NECROPOLI DI SOTTO CASTELLO La più antica di queste due necropoli, risalente alla media età del bronzo, cioè al 1.400, fu trovata nel 1952 in contrada Sotto Castello, di fronte al campo sportivo, in un terreno di proprietà di tale Caravello Domenica, allora coltivato a uliveto e vigneto. La necropoli si componeva di 35 tombe ad enchytrismòs, cioè col cadavere rannicchiato in posizione fetale dentro grandi vasi, che erano deposti orizzontalmente nella nuda terra, con la bocca chiusa da lastre di pietra o da altri vasi più piccoli. Si trattava di tombe con il rito dell inumazione. Lo confermavano le poche ossa trovate, che non presentavano segni di combustione.

131 LA NECROPOLI DI SOTTO CASTELLO Della media età del bronzo (1400 a.c.)

132 LA NECROPOLI DI SOTTO CASTELLO Gli scavi

133 LA NECROPOLI DI SOTTO CASTELLO Le tombe ad enchytrismòs

134 LA NECROPOLI DI SOTTOCASTELLO Le tombe ad enchytrismòs

135 PITHOI E ANFORE I vasi entro i quali erano inumati i cadaveri erano pithoi e anfore. I primi servivano per l inumazione degli adulti, le anfore per l inumazione dei bambini. I pithoi sono grandi vasi di forma ovale, alti da 80 cm. a 1,35 m., senza collo e senza decorazioni. Presentano intorno alla bocca quattro piccole anse e altre due più grandi sul ventre. Le anfore hanno una sola ansa impostata verticalmente sulla spalla. Poche tombe avevano un corredo funebre, consistente in piccoli vasi e, in due casi, in piccole perle di calcare.

136 LA NECROPOLI DI SOTTO CASTELLO I pithoi

137 LA NECROPOLI DI SOTTO CASTELLO Le anfore

138 L AREA DELLA NECROPOLI DELL ISTMO

139 LA STORIA DEL RITROVAMENTO DELLA NECROPOLI DELL ISTMO La seconda necropoli trovata negli stessi anni fu quella dell Istmo. Nel 1950, a piazza Roma, si stavano eseguendo lavori di scavo per la posa in opera di tubi della rete idrica. Dirigeva i lavori l ing. Domenico Ryolo, il quale venne a sapere che, durante gli scavi, era stato trovato un vaso che gli operai, pensando chissà quali tesori contenesse, si affrettarono a fracassare. Allora l ing. Ryolo ebbe la costanza di presenziare a tutti i lavori di scavo e la sua costanza fu presto premiata, perché dal terreno emersero altri vasi e, man mano che il loro numero cresceva, il Ryolo si convinceva che quello era il centro di una necropoli. Allora fece sospendere i lavori e, grazie a un finanziamento regionale, l anno seguente fu iniziata una regolare campagna di scavi, affidata alla responsabilità dell archeologa Madeleine Cavalier. Fu esplorata tutta l area di piazza Roma libera da costruzione, fino all inizio di via XX Settembre e a via Risorgimento. Alla fine della campagna furono portate alla luce 177 tombe. Evidentemente si trattava di una necropoli suburbana, la più vicina all abitato del Castello.

140 LA NECROPOLI DELL ISTMO La necropoli dell istmo era costituita da due tipi distinti di tombe: le une preelleniche del XIII secolo di tipo protovillanoviano, le altre greche risalenti al VI secolo. Quindi, anziché di una necropoli, potremmo parlare di due necropoli che si sovrapponevano nella stessa area. Le tombe pregreche, più antiche, stranamente si trovavano a un livello superiore a quelle greche, più recenti. Questo perché le tombe pregreche erano a pozzetto, per cui avevano bisogno di un terreno abbastanza compatto per mantenere la forma dello scavo a pozzetto, almeno fino a che nello stesso non fosse stato deposto il cinerario. Il che non poteva avvenire nella mobilissima e friabile ghiaia dello strato più profondo. Invece, le tombe greche, non legate a questa necessità, potevano scendere a maggiore profondità. In entrambi i gruppi di tombe il rito funebre è quello della cremazione.

141 LA NECROPOLI DELL ISTMO Tombe pregreche (XIII sec.) di tipo protovillanoviano

142 LA NECROPOLI DELL ISTMO Tombe pregreche (XIII sec.) di tipo protovillanoviano

143 LA NECROPOLI DELL ISTMO Tombe pregreche (XIII sec.) di tipo protovillanoviano

144 CINERARI PREGRECI Nelle tombe pregreche le ceneri dei cremati erano poste dentro un urna coperta da una ciotola. L urna poggiava su una lastra di pietra e veniva protetta tutto intorno sempre con lastre di pietra. Le urne pregreche sono a due o a una sola ansa. Spesso una o entrambe le anse sono spezzate per far entrare il vaso nel pozzetto e l ansa spezzata è lasciata ai piedi dell urna. Pochi sono i bronzi trovati in questa necropoli: cinque fibule ad arco semplice e diversi rasoi di varie forme.

145 LA NECROPOLI DELL ISTMO Cinerari pregreci

146 LA NECROPOLI DELL ISTMO Cinerari pregreci

147 LA NECROPOLI DELL ISTMO Cinerari pregreci

148 LA NECROPOLI DELL ISTMO Cinerari pregreci

149 LA NECROPOLI DELL ISTMO Cinerari pregreci

150 LA NECROPOLI DELL ISTMO Fibule e rasoi

151 CINERARI GRECI Anche le tombe greche sono a cremazione con le ceneri raccolte entro un grande vaso deposto orizzontalmente nel terreno. La bocca del vaso è chiusa con una lastra di pietra o con un frammento di un altro vaso. I bronzi trovati nelle tombe greche si riducono a pochi tipi: le fibule, alcuni anelli e alcune perle di calcare.

152 LA NECROPOLI DELL ISTMO Cinerari greci (VI sec.)

153 DOVE SI TROVANO I REPERTI? Tutti i reperti delle necropoli di contrada Sotto Castello e dell Istmo sono conservati nel museo Bernabò Brea di Lipari, in un apposita sezione. Allora a Milazzo non c era una struttura idonea per poterli ospitare. L Antiquarium, infatti, è sorto nel 1998.

154 IL MUSEO EOLIANO DI LIPARI

155 LA NECROPOLI MERIDIONALE La necropoli greca di piazza Roma è la punta nord di una necropoli diffusa in un area che da questa piazza, attraverso le vie XX Settembre e via Risorgimento, arriva fino alla contrada San Giovanni. Si tratta di una grande necropoli urbana della Milay greca, nota come la necropoli meridionale, utilizzata senza soluzione di continuità dalla fine dell VIII secolo alla prima metà del III secolo, coincidente con il periodo greco. Nella scelta di questa area da riservare al culto dei morti è possibile che abbia influito il fatto che essa è tra le meno fertili, in quanto geologicamente formata da depositi di retrospiaggia con poco interro vegetale e quindi poco idonea all agricoltura.

156 LA ZONA NORD DELLA NECROPOLI MERIDIONALE Nell area più a nord di questa metropoli sono stati fatti ritrovamenti occasionali di tombe in alcuni cantieri di lavoro per la costruzione di case per civili abitazioni.

157 AREA NORD NECROPOLI MERIDIONALE (VIII-VI sec. a.c.)

158 VIA XX SETTEMBRE CANTIERE FORMICA

159 VIA XX SETTEMBRE CANTIERE FORMICA

160 VIA XX SETTEMBRE-CANTIERE FERNANDEZ PENTOLA CINERARIA

161 L AREA SUD DELLA NECROPOLI MERIDIONALE Spostandoci a sud, nella contrada San Giovanni, nel 1952, durante gli scavi per la costruzione di una strada, furono trovate 22 tombe. Fra il 1990 e il 1997, durante i lavori per la costruzione dell asse viario, furono scoperte un tratto di una strada antica e diverse tombe.

162 AREA SUD NECROPOLI MERIDIONALE (VI-III sec. a.c.)

163 SAN GIOVANNI ASSE VIARIO Strada antica

164 SAN GIOVANNI ASSE VIARIO Tomba a cassa

165 SAN GIOVANNI ASSE VIARIO TOMBA AD INCINERAZIONE

166 SAN GIOVANNI ASSE VIARIO Tomba in mattoni crudi

167 SAN GIOVANNI ASSE VIARIO Tomba in mattoni crudi

168 LA NECROPOLI ORIENTALE L ultima necropoli di Milay è quella cosiddetta orientale, che ricade nelle contrade San Paolino Ciantro. In questa zona sono state trovate un centinaio di tombe, distribuite fra la metà del III secolo a.c. e i primi decenni del I secolo d.c.

169 NECROPOLI ORIENTALE (III sec. a.c.- I sec. d.c. )

170 VIA CIANTRO COOPERATIVA NUOVA MILAZZO - CINERARIO

171 VIA CIANTRO COOPERATIVA SERENA CASSA DI PIETRE

172 VIA CIANTRO COOPERATIVA SERENA FOSSA TERRAGNA

173 I CORREDI DELLA TOMBA N. 5 In una di queste tombe di via Ciantro, catalogata all Antiquario con il numero 5, è stato trovato un ricco e interessante corredo funebre. Un gruppo di questi oggetti rimandano al viaggio nell al di là, nel mondo dei defunti. Ci sono tre modellini di barchette fittili, che costituiscono dei reperti unici, non riscontrabili nei corredi funebri di altre necropoli. Una di queste barchette suggerisce la figura del gallo, animale sacro a Persefone, dea degli inferi. Nella prua c è raffigurata la testa e nella poppa la coda di questo animale. Ci sono poi cinque pupazzetti fittili raffiguranti dei rematori che dovevano guidare le barche nel loro viaggio nel regno dei morti. Ci sono, infine, due monete con cui pagare Caronte, il nocchiero degli inferi. Queste monete ci permettono di datare con precisione questa tomba alla seconda metà del III secolo.

174 TOMBA 5 BARCHETTA FITTILE

175 TOMBA 5 REMATORI FITTILI

176 TOMBA 5 MONETA DI SIRACUSA (seconda metà del III sec.)

177 I CORREDI DELLA TOMBA N. 5 C è poi un secondo gruppo di oggetti che si riferisce alla toilette e al trucco femminili. La tomba doveva contenere una donna, probabilmente giovane. Questi oggetti sono: un askos a forma di oca, un unguentario, una pisside in osso, uno strigile in ferro usato dai Greci e dai Romani per detergersi il sudore, un cofanetto in legno con decorazioni in bronzo e, infine, una olpetta usata come contenitore di liquidi.

178 TOMBA 5 ASKOS A FORMA DI OCA

179 TOMBA 5 ASKOS A FORMA DI OCA

180 TOMBA 5 - UNGUENTARIO

181 TOMBA 5 PISSIDE IN OSSO

182 TOMBA 5 STRIGILE IN FERRO

183 TOMBA 5 DECORAZIONI IN BRONZO DI COFANETTO LIGNEO

184 TOMBA 5 - OLPETTA

185 L ANTIQUARIO DI MILAZZO Tutti questi reperti, quelli provenienti dalla necropoli meridionale e quelli proveniente dalla necropoli orientale, si possono ammirare dal vivo nell interessante Antiquarium di Milazzo.

186 L ANTIQUARIUM DI MILAZZO

187 L ANTIQUARIUM DI MILAZZO Vetrinette espositive

188 IL POPOLAMENTO PRIMA DEI GRECI SICULI SICANI- ELIMI

189

190 LE FONTI DEL POPOLAMENTO PROTOSTORICO La fonte storico-letteraria; L archeologia; Il mito.

191 LA FONTE STORICA-LETTERARIA riguarda ciò che su un dato argomento scrissero gli storici antichi.

192 LA FONTE STORICA LETTERARIA STORICI SICELIOTI STORICI GRECI ANTIOCO FILISTO TIMEO DIODORO SICULO ERODOTO TUCIDIDE ELLANICO ECATEO PLUTARCO

193 L ARCHEOLOGIA

194 IL MITO

195 IL MITO Il mito, in senso stretto, non è oggetto della storiografia, bensì della mitologia, dell antropologia e della storia delle religioni. Però, in senso lato, è anche valido per la storiografia, perché rappresenta un pezzo della memoria storica che gli antichi, nel corso di molti secoli, raccolsero, conservarono e utilizzarono come fondamento della loro cultura. I racconti mitici certamente non sono racconti storici; però, quando essi narrano leggende che, invece degli dei, hanno per protagonisti uomini, costituiscono pur sempre racconti di fatti umani collocati in contesti precisi. Per gli antichi, la narrazione di quei fatti era la loro storia. Per noi moderni l importanza del mito sta nella speranza che al suo interno ci sia una qualche verità ed un messaggio che va interpretato e compreso.

196 IL POPOLAMENTO DELLA SICILIA SECONDO LE FONTI STORICHE Le popolazioni che i Greci trovarono in Sicilia all inizio della colonizzazione sono tramandate dalle fonti storiche nel modo seguente: i Siculi abitarono la Sicilia orientale, i Sicani la parte centro occidentale, gli Elimi quella nord occidentale. I Fenici, dopo aver abbandonato i loro scali commerciali della Sicilia orientale, conservarono i tre insediamenti di Solunto, Panormos e Mothia nella cuspide nord occidentale. Fra le fonti storiche, il punto di partenza obbligato è un noto brano di Tucidide, che così recita:

197 TUCIDIDE Ecco come fu un tempo abitata e quanti furono nel complesso i popoli che l occuparono. Si dice che i più antichi siano stati i Ciclopi e i Lestrigoni che abitarono una parte dell isola; io non potrei dire di che razza fossero, donde venuti e donde siano andati a finire; ci si deve accontentare di quello che hanno cantato i poeti. Dopo di essi, pare che per primi si siano stanziati i Sicani; anzi, a quanto essi affermano, avrebbero addirittura preceduto i Ciclopi e i Lestrigoni, poiché si dicevano nati sul luogo; invece la verità assodata è che i Sicani erano degli Iberi, scacciati a opera dei liguri dalle rive del fiume Sicano, che si trova appunto in Iberia. Dal loro nome l isola fu chiamata Sikanìa, mentre prima era Trinakrìa; e anche ora essi vi abitano nella parte occidentale.

198 TUCIDIDE Dall Italia, dove abitavano, i Siculi, che fuggivano gli Opici, passarono in Sicilia su delle zattere, attraversando lo stretto dopo aver aspettato quando il vento era propizio; o forse impiegarono qualche altro mezzo di navigazione. Dei Siculi ce n è ancora in Italia, anzi la regione fu appunto chiamata Italia da Italo, un re dei Siculi che aveva questo nome. Passati dunque in Sicilia in gran numero, vinsero in battaglia i Sicani che confinarono nelle regioni meridionali e occidentali e fecero sì che l isola, da Sikanìa, si chiamasse Sikelìa. Compiuto il passaggio, occuparono e abitarono le zone più fertili del paese, circa trecento anni prima che vi ponessero piede i Greci; e ancora adesso essi si trovano al centro e al nord dell isola.

199 ANALISI DEL BRANO DI TUCIDIDE Tucidide relega nel mondo della fantasia poetica, il ricordo di leggendari popoli come i Ciclopi e i Lestrigoni. A un età non documentabile, Tucidide attribuisce alla Sicilia il nome di Trinakrìa e a un età, per lui già storicamente circoscrivibile, quello di Sikanìa.

200 I SICANI Riguardo ai Sicani, da cui l isola avrebbe tratto il suo secondo nome di Sikanìa, Tucidide conosce due tradizioni: L una che li vuole autoctoni; L altra che li vuole originari dell Iberia. Tucidide si schiera per la seconda e su questo punto è seguito da Filisto e da larga parte della tradizione storica antica. Secondo Timeo, invece, i Sicani erano autoctoni. Pausania ci dà una terza tradizione, per la quale i Sicani sarebbero originari dell Italia.

201 I SICANI Quanto alla data in cui i Sicani sarebbero arrivati in Sicilia, questa doveva essere compresa nella seconda metà del XV secolo. Da Diodoro sappiamo che i Sicani non costituivano una sola entità politica, ma che ogni comunità, spesso in lotta con le altre, aveva il proprio capo. Su di un punto le fonti antiche sono d accordo: Che i Sicani all inizio occuparono l intero territorio dell Sicilia; E che in seguito si ritirarono nella parte centro meridionale e occidentale, perché spaventati dalle eruzioni dell Etna (secondo Timeo e Diodoro) o perché scacciati dai Siculi (secondo Tucidide).

202 I SICULI Le fonti storiche antiche questa volta sono concordi nell assegnare ai Siculi una origine italica; In Sicilia occuparono la parte orientale sovrapponendosi ai Sicani, donde la terza mutazione del nome dell isola da Sikanìa a Sikelìa; Non c è concordanza fra gli storici antichi sulla data della venuta dei Siculi in Sicilia: Secondo Tucidide, trecento anni prima che vi arrivassero i Greci e quindi verso il 1050; Secondo Ellanico, ottant anni prima della guerra di Troia, cioè intorno al Ai Siculi sono da ricondurre, quali sottorami della stessa gente, gli Ausoni colonizzatori di Lipari e i Morgeti fondatori di Morgantina.

203 ELIMI Per Tucidide sarebbero stati troiani scampati alla distruzione di Troia; Per Ellanico sarebbero stati italici cacciati dagli Enotri. Fino a qualche decennio fa la versione di Tucidide è stata ritenuta inattendibile da tutti gli storici moderni. Fra i tanti, il grecista Lorenzo Braccesi ritiene che Tucidide, con la sua versione, abbia voluto dare una legittimazione all intervento militare di Atene in Sicilia in aiuto ai Segestani che, in quanto troiani, sarebbero stati parenti degli ateniesi. Sennonché, negli ultimi decenni alcune scoperte archeologiche fatte soprattutto a Segesta, hanno rivalutato la tesi di Tucidide.

204 LE FONTI MITOLOGICHE Come si è potuto notare, sugli antichi popoli della Sicilia le fonti storiche sono alquanto discordi fra di loro. Vediamo se qualche luce in più ci può venire dalle fonti mitologiche. Fra i miti greci che parlano della Sicilia c è quello fin troppo noto di Minosse e Dedalo.

205 IL MITO DI MINOSSE E DEDALO

206 IL MITO DI MINOSSE E DEDALO RACCONTATO DA DIODORO Il mito di Minosse e Dedalo, nella versione siciliana, ci viene raccontato da Diodoro ed Erodoto. Diodoro lo racconta così. Dedalo era un famoso architetto e scultore ateniese. Le statue da lui realizzate, dice Diodoro, assomigliavano agli esseri viventi, in quanto vedevano e camminavano. Le sue statue avevano gli occhi e le mani tese, mentre gli artisti prima di lui realizzavano le statue con gli occhi chiusi e con le mani attaccate ai fianchi. Dedalo aveva un nipote che lo superò per ingegno; accecato dalla gelosia Dedalo uccise quel nipote e per questo fu costretto a lasciare Atene. Si rifugiò a Creta, dove divenne amico del re Minosse, per il quale costruì grandi opere. Minosse ogni anno sacrificava al dio Poseidone il più bello dei tori nati a Creta. Quando un anno nacque un toro di eccezionale bellezza, Minosse sacrificò al dio un altro toro. Poseidone, che come tutti gli dei era permaloso e vendicativo, si adirò con Minosse e fece invaghire del toro la moglie Pasifae. Per ordine di questa Dedalo costruì una macchina somigliante a una vacca, dentro la quale fece entrare Pasifae, che così potè soddisfare le sue voglie col toro.

207 DEDALO, PASIFAE E LA VACCA

208 IL MITO DI MINOSSE E DEDALO RACCONTATO DA DIODORO Da questo rapporto nacque il Minotauro, metà toro e metà uomo. Per questo mostro Dedalo costruì il labirinto, dal quale, una volta entrati, era impossibile uscire. Minosse naturalmente non prese bene questa storia, per cui Dedalo fu costretto a fuggire da Creta insieme al figlio Icaro, su una nave datagli da Pasifae. Giunsero su un isola e nello sbarco Icaro cadde in mare e affogò. L isola da lui ebbe il nome di Icaria. A questo punto Diodoro racconta una variante del mito, quella meglio conosciuta, ma che non convince il nostro narratore, che la ritiene strana. Secondo questa variante, Dedalo per fuggire da Creta costruì per sé e per il figlio delle ali di cera. Icaro volò così alto che il sole sciolse la cera delle ali, per cui precipitò in mare.

209 IL VOLO DI ICARO

210 IL MITO DI MINOSSE E DEDALO RACCONTATO DA DIODORO Ad ogni modo Dedalo proseguì il suo viaggio e arrivò in Sicilia a Inico, il cui re Cocalo lo accolse come amico. Dedalo costruì per Cocalo grandi opere, fra cui una nuova città, Camico, su una rupe inespugnabile, in cui il re trasferì la sua reggia. Intanto Minosse, saputo che Dedalo si nascondeva in Sicilia, con una flotta approdò a Macara nell agrigentino e da qui inviò messi a Cocalo, chiedendo la consegna di Dedalo. Cocalo invitò Minosse nella sua reggia, dicendosi disposto a consegnargli Dedalo. Sennonchè il re cretese venne affogato in un bagno di acqua bollente dalle figlie di Cocalo. Fingendo una disgrazia, Cocalo consegnò la salma del loro re ai cretesi, che gli eressero un grande monumento funebre a Macara. Alcuni cretesi, perduto il loro re, si fermarono a Macara ribattezzata Macara Minoa. Altri cretesi vagarono per l entroterra sicano e alla fine occuparono con la forza un luogo fortificato, ne espulsero gli abitanti e vi fondarono una colonia cretese che chiamarono Engio (località sconosciuta, anche se qualcuno la identifica con l attuale Gangi sulle Madonie).

211 GANGI L antica Engio?

212 IL MITO E LA VERSIONE DI TUCIDIDE SULL ORIGINE DEGLI ELIMI Diodoro continua il suo racconto riferendo che, dopo la distruzione di Troia, ad Engio vennero accolti altri cretesi che, nel viaggio di ritorno da Troia, erano stati sbattuti da una tempesta in Sicilia. Sembra un racconto parallelo a quello degli Elimi approdati a Erice e Segesta, che, secondo Tucidide, erano sopravvissuti all incendio di Troia. Il mito quindi avvalorerebbe la versione di Tucidide, per cui gli Elimi sarebbero stati troiani sfuggiti alla distruzione della loro città.

213 LE VERITA STORICHE DEL MITO DI MINOSSE Vediamo ora se dal mito di Minosse possiamo trarre qualche verità storica. Il mito di Minosse e la versione troiana di Tucidide attestano l arrivo e la sistemazione in un area della Sicilia occidentale di genti provenienti dal mondo egeo. Ciò significa storicamente un primato miceneo, contrapposto al peloponnesiaco. Che cioè la colonizzazione greca della Sicilia non è cominciata con lo sbarco dei calcidesi a Naxos nel 734, ma almeno 400 anni prima, con la fondazione cretese di Minoa sul mare e di Engio nell entroterra. Conclusione confermata anche dall archeologia, che attesta di presenze cretesi micenee nelle varie culture preistoriche. Ancora, il mito di Minosse non è solo mito ellenico, ma anche siciliano e ciò ha un significato storico. Cioè, il mito greco non poteva diventare anche siciliano se fra Sicilia e Grecia non ci fosse stato un legame insieme materiale e spirituale.

214 LE VERITA STORICHE DEL MITO DI MINOSSE Il mito di Minosse è un documento storico della presenza siciliana nella storia della civilizzazione ellenica e della presenza ellenica nella storia della civilizzazione siciliana, quando ancora non aveva avuto inizio la colonizzazione dell VIII secolo. Quindi, al tempo in cui fu elaborato questo mito, la Sicilia era abbastanza nota ed aveva rapporti non occasionali con Creta e il mondo egeo. Che il re di Creta vada a morire in un luogo della Sicilia anticipa quello che poi storicamente accadrà alla colonizzazione greca dell VIII secolo, che si infranse sui monti dell interno dell isola, ad opera dei tanti Cocali siculi e sicani. Un ultimo dato storico che si ricava dal mito è l impiego che di Dedalo viene fatto in Sicilia. Se i Sicani di Cocalo fossero stati dei primitivi al livello di sviluppo degli aborigeni australiani o dei pellerossa nord americani, in Sicilia Dedalo non avrebbe avuto nulla da fare; tutt al più sarebbe stato un cacciatore o un guerriero. Invece, egli viene impiegato come architetto e ingegnere di valore. Tutto ciò dimostra che i Sicani avevano una civiltà abbastanza sviluppata.

215 FINE DELLA SICILIA PREISTORICA

216 LA SICILIA FENICIA

217 LE DOMANDE SULLA SICILIA FENICIA Chi erano i Fenici? Quando e perché arrivarono in Sicilia? Quale fu la natura della loro presenza in Sicilia?: conquista?, colonizzazione? o altro? Perché i centri fenici si concentrarono esclusivamente nella cuspide nord occidentale della Sicilia? Quale fu la loro storia politica, economica e artistica nell isola? Quali testimonianze ci hanno lasciato?

218 CHI ERANO I FENICI? Erano un popolo di stirpe semitica, che la Bibbia chiamava Cananei. Il nome Fenici fu dato loro dai Greci, derivante da phoinix, il nome greco del rosso porpora, che i Fenici estraevano dal murice e con cui tingevano i loro tessuti. La loro civiltà si sviluppò a partire dalla fine del 3 millennio in un territorio compreso fra la Siria a nord e la Palestina a sud, corrispondente grosso modo all attuale Libano. Non costituirono mai uno Stato unitario, come i Greci, ma fondarono grandi città costiere, come Ugarit, Biblo, Tiro e Sidone.

219 I FENICI

220 I FENICI Idearono l alfabeto fonetico, formato da 22 segni consonantici; Esportarono ovunque il legno delle loro foreste; Fabbricarono per primi il vetro; Dal murice estrassero la porpora; Inventarono l ancora e i remi fungenti da timone; Furono i più grandi mercanti dell antichità.

221 I FENICI L invenzione dello Alfabeto.

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