CLASSICI CONTRO 7 Marzo 2013 Ideologia Augustea Immagini, idee e problemi della comunicazione politica tra antichità e mondo moderno

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1 Matilde Comin V ginnasio A Liceo Montale S. Donà di P. CLASSICI CONTRO 7 Marzo 2013 Ideologia Augustea Immagini, idee e problemi della comunicazione politica tra antichità e mondo moderno Nella conferenza tenutasi il giorno giovedì 7 Marzo 2013 presso l auditorium Leonardo da Vinci i professori Luigi Sperti, Giulia Bordignon e Tomaso Maria Lucchelli ci hanno guidato in un bellissimo viaggio alla scoperta dell Antico. Anzitutto grazie al prof. Alberto Camerotto, che ci ha finalmente fatto capire cosa realmente si intenda per ideologia, concetto che per molti anni è stato demonizzato. Questa parola è composta di due elementi antichi, due parole greche (ιδεα e λογοs), ed è nata nel 1796 come frutto dell illuminismo. Ideologia vuol dire semplicemente discorso sulle idee, un gruppo di idee condivise, attraverso le quali possiamo costruire la nostra democrazia. L intervento si è concluso con la lettura di una poesia del poeta greco moderno Manolis Anagnostakis che, oltre ad essermi particolarmente piaciuta, mi ha veramente colpita: Siete a favore o contro? Rispondete almeno con un sì o con un no, avete valutato il problema? Sono sicuro che vi ha tormentato. Nella vita ogni cosa ci tormenta, figli, mogli, insetti, piante nocive, ore perdute, passioni difficili, denti cariati, film mediocri, anche questo certi vi ha tormentato. Dunque parlate con responsabilità, almeno un sì o un no, la decisione spetta a voi. Naturalmente non vi chiediamo di interrompere le vostre occupazioni, di rinunciare alla vostra vita, ai vostri giornali preferiti, alle discussioni dal barbiere, alle domeniche allo stadio. Soltanto una parola, coraggio dunque! Siete a favore o contro? Riflettete bene, aspetterò (Manolis Anagnostakis, La decisione, da Continuazione 3, 1962, trad. di Nicola Crocetti) 1

2 ARA PACIS Il Prof. Luigi Sperti ci ha parlato della parte antica dell ara pacis, facendocene una breve introduzione storica. Nel 31 a.c. si conclude, con la battaglia di Azio, un periodo drammatico per la storia della Repubblica Romana, un secolo di violentissime lotte civili al quale Ottaviano, vincitore contro Marco Antonio e Cleopatra, pone fine inaugurando una nuova era della storia di Roma (l età imperiale) in cui il tema della pace era una necessità. Per questo motivo non è casuale che anche nelle Res Gestae Augusti, il suo testamento spirituale, Augusto sottolinei come, durante il suo principato, le porte del tempio di Giano furono chiuse tre volte, mentre dalla fondazione di Roma, questo accadde sarebbe accaduto solo altre due volte. La chiusura delle porte del tempio di Giano indicava,infatti, l inizio di un periodo di pace: Res Gestae 12,2: Quando, sotto il consolato di Tiberio Nerone e Publio Quintilio (13 a.c.) in onore del mio ritorno, il Senato decretò che dovesse essere consacrata l ara della pace di Augusto, presso il Campo Marzio e dispose che in essa, ogni anno, i magistrati, i sacerdoti e le vergini Vestali celebrassero un sacrificio. 2

3 Il senso è chiaro: nel 13 a.c. si assiste al reditus, ovvero al ritorno vittorioso di Augusto che aveva rappacificato la Spagna e la provincia della Gallia. Il Senato decreta che venga consacrata l ara pacis Augustae, nel Campo Marzio, e che in essa, ogni anno, sacerdoti, magistrati e vergini vistali, sacerdotesse del culto di Vesta, dovessero celebrare un sacrificio. Nel 13 a.c., quindi, l altare viene consacrato, ma viene completato quattro anni più tardi, nel 9 a.c. L ara pacis è un grande recinto con all interno un altare vero e proprio, elevato su una serie di gradini. La collocazione antica dell altare, che oggi si trova nei pressi del Tevere, era nel Campo Marzio, un grande spazio, all epoca di Augusto poco costruito, che si trovava a nord del centro storico di Roma ed era limitato da un lato dal Tevere e ad est dalla cosiddetta Via Lata, l attuale Via del Corso. Sappiamo che l ara faceva parte di un contesto monumentale molto articolato e significativo, poiché erano previsti, in questa zona, quattro monumenti, tra cui il più importante era il Mausoleo di Augusto, una gigantesca tomba monumentale, ispirata alla tomba di Alessandro ad Alessandria, che era in realtà un pantheon dinastico e che fu iniziato a costruire appena Augusto prese il potere, quando era poco più che trentenne e quindi ben circa quarant anni prima della sua morte. 3

4 Più che una tomba, il monumento era in realtà destinato ad esaltare la dinastia della Gens Iulia, di cui Augusto faceva parte. Vicino al mausoleo si trovava un grande spiazzo lastricato, il cui lato orientale era occupato dall ara pacis, che era, in realtà, una meridiana gigantesca, monumento da poco ricostruito, di circa 100 m di lunghezza, con al centro, come elemento indicante l ombra, un obelisco, naturale riferimento al trionfo su Cleopatra e quindi sull Egitto, e che indicava l ora su una serie di porzioni segnate da delle listelle di bronzo con varie iscrizioni. L ara pacis, quindi, andava a rappresentare la figura dell imperatore in un contesto molto importante. All epoca l ara si presentava con un ingresso verso la Via Lata (ingresso est) e uno verso l Horologium Augusti. Il recinto esterno era formato da due registri; sui lati lunghi era incisa una processione che rappresentava Augusto e i principali magistrati e sacerdoti e che raffigurava, probabilmente, la processione solenne del 13 a.c., in occasione del ritorno di Augusto dalla Gallia e dalla Spagna. I rilievi delle due processioni in marmo lunense che corrono lungo i lati nord e sud del monumento sono altri circa un metro e mezzo; essi corrono nella fascia superiore e presentano Augusto, una serie di altre alte cariche dello Stato, sia religiose sia politiche. Un altra parte del rilievo è dedicata, invece, alla celebrazione della Gens Iulia, di cui Augusto era autorevole esponente. Tralasciando il fronte nord che è stato il lato più fortemente restaurato, siamo passati alla descrizione del fronte sud, di maggior interesse, sia perché meno restaurato, sia perchè presenta i protagonisti dell Impero, primo fra tutti Augusto. Nella sezione principale del 4

5 rilievo si può osservare l imperatore, purtroppo mutilo, preceduto dai littori, che lo proteggevano con dei bastoni, e seguito da una serie di sacerdoti e da figure della casa imperiale, per cui anche donne e bambini, ed infine altri personaggi, tra i quali emerge Agrippa, genero di Augusto, marito di sua figlia Giulia e padre di Caio e Lucio Cesare. Agrippa, in realtà, se l ara pacis viene consacrata nel 13 a.c. e realizzata nel 9 a.c., cioè quattro anni più tardi, era già morto da tre anni. Viene quindi sottolineato il fatto che non si trattava di una presentazione cronachistica degli avvenimenti, bensì di un immagine ideale che doveva sottolineare la grandezza del fondatore dell Impero, il suo impegno per la pax, la sua pietas, ovvero l attenzione verso gli dei, l armonia delle più alte sfere religiose e politiche e l importanza della Gens Iulia, rappresentata da una serie di personaggi su cui gli archeologi discutono da circa cento anni. Augusto è rappresentato velato capite, con il capo velato, cosa che nel mondo romano significava il ricoprire funzioni religiose. Nella raffigurazione, oltre a sacerdoti e figure incoronate con l alloro, si identificano altri quattro personaggi con un copricapo molto curioso, una sorta di cuffia con un disco di legno, molto riconoscibili ed importanti, i cosiddetti Flamines Maiores, dei sacerdoti patrizi addetti ai culti di divinità molto importanti come Marte, Quirino, personificazione del popolo romano e di una recente divinità, Dius Iulius, Giulio Cesare, di cui Augusto si proclamava figlio, che, divinizzato, era entrato a tutti gli effetti nel pantheon degli dei romani. Sono presenti anche altre figure legate al sacrificio, con il capo coperto e con un ascia sulla spalla. Quella dell ara pacis è una raffigurazione molto viva, e presenta anche degli elementi curiosi, come due bambini vestiti in un modo molto strano: al collo portano un torches, una collana di metallo attorcigliato con un dente di leone, che i Romani non usavano mai, e che 5

6 era un tipico attributo barbarico; essi sono vestiti con una corta tunica che non aveva nulla a che vedere con il costume romano. Riguardo queste figure sono nate due ipotesi: la prima è che siano due piccoli barbari, due principi di popoli barbarici che, secondo la consuetudine, venivano allevati all interno della corte imperiale per rinsaldare i legami tra i centri di potere e le popolazione dei margini. Una seconda ipotesi, invece, afferma che sono i figli di Agrippa e Giulia, Caio e Lucio Cesare, raffigurati con quello strano costume perché, proprio in quegli anni, Augusto aveva inaugurato i ludi troiani, in cui i figli dell aristocrazia si cimentavano in gare di vario genere e nel corso delle quali i giovinetti si vestivano alla troiana, cioè alla barbara. Lungo il fianco di entrambi i lati ovest ed est dell ara pacis vi sono due pannelli che rappresentano, dalla parte ovest, i temi legati all origine mitica di Roma (Lupercale, ovvero la lupa che allatta Romolo e Remo) ed il sacrificio di Enea, che giunge in Lazio, dopo la caduta di Troia. Dalla parte opposta si trovano due personificazioni: una, molto discussa ma che meglio rappresenta la pace, ritrarebbe o Tellus, cioè la Terra, o la Pax Augusta stessa, e l altra raffigura invece la Dea Roma. Il primo dei pannelli, piuttosto ben conservato, ci presenta Enea e suo figlio Iulo, progenitore della Gens Iulia. Enea appare a capo coperto e dunque sacrificante, vestito con una toga priva di tunica che secondo Plinio era l abito originario dei Romani. Questo pannello ha una chiara connotazione dinastica ed il messaggio è che questo personaggio, pur non essendo romano, è rappresentato come tale in quanto lontanissimo mitico progenitore di Roma. Enea sta sacrificando di fronte ad un altare, aiutato da due camilli, giovani assistenti durante i sacrifici, di cui uno sta offrendo un vassoio di frutta, l altro sta portando un maiale. Un dettaglio molto significativo sullo sfondo è un tempietto con due personaggi seduti che stanno assistendo al sacrificio: sono i Penati che, secondo il racconto non solo virgiliano, Enea, in fuga con Iulo e con il padre Anchise e da Troia, aveva portato fino nel Lazio, dove aveva eretto loro un tempio che secondo le fonti è proprio quello raffigurato. 6

7 Un dato iconografico importante è la figura di Iulo, che tiene nella mano una lancia che,fin dall età alessandrina, indica la conquista del territorio. Per cui, altro tema toccato in questo pannello è l arrivo di Enea, maturo e leggendario per pietas, assimilabile ad Augusto, con il figlio che porta il simbolo della conquista del Lazio. Questo pannello si trovava entrando a destra della parte ovest, dalla parte opposta, invece, si trova un altro pannello, giunto purtroppo in condizioni molto mutile, raffigurante una testa, un asta e qualche altro frammento, da un lato, e dall altro un frammento che presenta una figura con in mano un bastone, poveramente vestita, appoggiata ad un albero di fico su cui poggia le zampe un uccello, più in particolare un picchio. Ci sono una serie di raffigurazioni di età romana, coeve, o anche posteriori molto, simili, che mostrano la figura del dio Marte, vestito in armi, da un lato, e dall altro un pastore di nome Faustolo che, secondo la tradizione, presenzia al rinvenimento dei due gemelli Romolo e Remo, nutriti dalla lupa. Secondo la tradizione, inoltre, la grotta, dove avvenne il fatto, si trovava alle pendici del Palatino e, all epoca, era stata restaurata da Augusto stesso come luogo delle memoriale. Il significato globale di questo lato consiste in un esaltazione delle origini leggendarie di Roma. 7

8 A questo lato ovest, dedicato alle origini di Roma, si contrappone il lato est che rappresenta, invece, in maniera non mitologica, bensì allegorica, l attualità della Roma Augustea. Il pannello, probabilmente il più famoso e meglio conservato, già noto nel Cinquecento, rappresenta una scena molto discussa, ma di semplice comprensione: si trova una figura femminile, contornata da elementi legati all abbondanza, frutti e spighe sul grembo, due bimbi che si avvicinano ai semi, degli armenti, una mucca ed una pecora. Questo personaggio, interpretato in una decina circa di modi diversi, potrebbe essere la personificazione di Tellus, la terra che, offrendo i suoi frutti, nutre l uomo; potrebbe anche essere, però, la rappresentazione della Pax Augusta, della pace, che secondo una particolare moneta, il Cistoforo, emessa nelle provincie orientali e che presenta nel verso la personificazione della pace, crea la ricchezza e benessere. Questa figura femminile potrebbe, inoltre, rappresentare Venus, la dea Venere, e vorrebbe forse mettere in luce la fecondità. Ai lati della figura principale si trovano due personificazioni, due ninfe seminude, con un mantello rigonfio, tipica iconografia ellenistica per la rappresentazione dei venti. Qui le troviamo con due diversi attributi, una è su un cigno, che sta sopra un campo sul quale nascono diverse specie vegetali, l altra poggia su un mostro marino che raffigura il mare. Sono quindi i venti di terra che favoriscono l agricoltura e le coltivazioni, ed i venti di mare che favoriscono piuttosto il commercio spingendo le navi. 8

9 Sul lato secondario si trova inoltre un pannello, limitato ad una parte delle gambe, che presenta la Dea Roma come una figura femminile seduta su una catasta d armi. È interessante osservare come la pax nel mondo antico assumesse una sfumatura diversa da quella che noi oggi usiamo attribuire. La radice della parola pax viene da pac, stessa radice di pactum, patto, accordo. La pace quindi nel mondo antico era il risultato di una negoziazione successiva ad un successo militare ed assumeva, soprattutto per gli antichi romani, una connotazione di imposizione che noi, oggi, a causa forse della nostra cultura cristiana, sentiamo molto lontana. Dopo aver esaminato l apparato principale, ci è stato fatto notare un altro importante elemento dell altare augusteo, ovvero l enorme fregio vegetale di pregevole fattura, probabilmente opera di artisti greci, che corre lungo tutti i lati, sotto i fregi presi i considerazione. Il fregio presenta un gigantesco cespo d acanto con un irreale proliferazione di elementi vegetali che presentano una cinquantina, circa, di specie diverse. Con questa enorme varietà naturalistica, molto probabilmente, si voleva sottolineare, ancora una vota, l età dell oro. 9

10 Tutti questi elementi naturali sono abitati da piccoli animaletti, ma vi si trovano anche altri tipi di animali quali un cigno e una lucertola con una rana. Più importante, e drammatica, è la raffigurazione di un serpente che si avvicina ad un nido per mangiare gli uccellini che vi si trovano. Questo, che può sembrare un piccolo dettaglio, è in realtà uno dei temi più importanti dell arte romana e che ricorre molto di frequente. Un esempio lo troviamo in un passo di Omero, nel secondo libro dell Iliade, in cui i Greci sono riuniti per celebrare un sacrificio, prima di salpare verso Troia, quando accade un grande prodigio: [...] un serpente scarlatto sotto la schiena, pauroso, che appunto l Olimpo fece venire alla luce, balzando di sotto l altare, si avventò al platano. Qui era un nido di passeri, tenere creature, sul ramo più alto, nascosti sotto le foglie, otto, e nona la madre che fece le creature, il serpente divorò i piccoli, pigolanti pietosamente; volava intorno la madre, piangendo le se creature; quello s arrotola, scatta, l afferra per l ala, che pigola. Ma quando ebbe ingoiato i piccoli della passera e lei, lo annientò il dio, che lo fece apparire, pietra lo fece a u tratto il figlio di Crono pensiero complesso [...] Ma subito Calcante spiegò il responso divino<[...] come questo ha ingoiato i piccoli della passere e lei, otto, e nona la madre che fece le creature, così, appunto, tanti anni noi dovremo combattere, ma al decimo prenderemo la spaziosa città> [...] (Omero, Iliade, II, ) La prof.ssa Giulia Bordignon ha invece trattato degli aspetti architettonici del monumento augusteo, parlandoci anzitutto della sua collocazione, quella di una grande sede museale voluta nel 1995 dal comune di Roma e commissionata direttamente, senza concorso, all architetto Richard Meier, noto nella storia dell architettura contemporanea per aver realizzato, per esempio, il Getty Museum di Los Angeles. 10

11 Questa commissione diretta ad una figura così importante dell architettura contemporanea ha portato alla ribalta l ara pacis, in virtù proprio di questa rimusealizzazione che è stata estremamente contestata per la mancata comprensione, si dice, da parte dell architetto, dell oggetto archeologico che andava conservato e protetto dallo smog e dalle difficili condizioni ambientali in cui l altare si era venuto a trovare a partire dagli anni 30, quando questo venne ricomposto a partire dai frammenti via via ritrovati. Il nuovo museo realizzato da Meier, nonostante le varie critiche,ha fatto del sito, in cui si trova oggi l ara pacis la terza meta turistica museale di Roma, dopo il Colosseo e i Musei Vaticani. La precedente teca di conservazione del monumento fu realizzata nel 1938 quando, per diretto interessamento di Mussolini e del Ministro dell allora educazione nazionale Bottai, l ara pacis venne collocata lungo le sponde del Tevere, accanto al Mausoleo di Augusto, dove rubò, per così dire, la scena al grande monumento dinastico che inizialmente doveva incarnare i fasti del nuovo impero fascista. Il mausoleo venne quindi considerato un grande dente cariato (parole della critica dell epoca) e tutta la funzione di esaltazione ideologicopolitica del regime fascista venne incarnata dalla nuova collocazione dell ara pacis. Mussolini, con la conferenza di Monaco, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di arresto rispetto alla situazione che stava portando verso la Seconda Guerra Mondiale, si propose come il pacificatore sulla scena europea analogamente ad Augusto che, nel 13 a.c., tornando dalla Spagna e dalla Gallia, si era proposto come il pacificatore della scena internazionale antica. Lo spostamento dei resti dell ara pacis dalla sua originaria collocazione al centro del Campo Marzio verso il Mausoleo di Augusto si realizzò con un grande dispendio di mezzi e di risorse economiche. Gli scavi, infatti, degli ultimi resti dell altare, che iniziarono ad essere recuperati sin dall età Rinascimentale e che poi proseguirono nel corso dei secoli successivi, furono molto difficili perché si andavano a toccare le fondamenta di un palazzo 11

12 costruito a partire dalle fine del XIII secolo sopra i resti dell ara pacis stessa, in una zona fortemente acquitrinosa ed imbevuta d acqua. Gli scavi, a singhiozzo, proseguirono di trentennio in trentennio e vennero regolarmente interrotti per le difficoltà di esecuzione. Nel però la necessità ideologico-simbolica di ricostituire l intero dell altare e non possedere soltanto frammenti di queste meravigliose lastre scolpite di età augustea, portò alla decisione di completare e chiudere gli scavi anche in condizioni proibitive. Gli scavi vennero quindi realizzati con metodi avanzati, con la realizzazione di una serie di tubature in cui scorreva anidride carbonica allo stato liquido per congelare il terreno e renderlo non più acquitrino e pregno d acqua, riuscendo così ad estrarre le lastre che ancora giacevano al di sotto di questo palazzo. Si realizzò così questo straordinario scavo in profondità, che raggiunse i 24m, che portò in superficie gli ultimi pezzi dell ara pacis su diretto interessamento del Duce. È, quindi, importante chiedersi da cosa fosse scaturito questo grande interesse da parte di Mussolini per ricostruire in toto il monumento. Questo interesse era, probabilmente, dovuto al fatto che l ara pacis presentava un programma figurativo che costituiva un evidente esaltazione della figura di Augusto, fondatore dell impero, come Mussolini a 2000 anni di distanza. Un incisione, però, ci fa comprendere come già agli inizi del 1500 fossero iniziati ad emergere, dal sottosuolo alluvionale, alcuni frammenti dell altare augusteo. L ara pacis, in realtà, come dimostrano delle monete di età neroniana e domizianea, che illustrano il fronte est e ovest del monumento, doveva essere ancora visibile tra gli anni 60 e 90 del primo secolo d.c. Queste monete rappresentavano, anche, come la figura di pacator, pacificatore, di Augusto dovesse fornire un modello di riferimento per gli imperatori successivi, che riprendono il simbolo della pace augusta anche nello loro monete. L importanza della figura di Augusto e dell impronta augustea la si ritrova, inoltre, in età adrianea, cosa che viene dimostrata dal rinvenimento, durante gli scavi Novecenteschi, di un muro di contenimento del monumento augusteo, databile con precisione al 123 d.c. Questo muro viene considerato una prima forma di monumentalizzazione dell altare augusteo a scopo protettivo, a causa dell innalzamento del livello del terreno, che era già stato responsabile del non funzionamento dell Horologium Augusti. Da questo momento in poi non si sono più avute testimonianze riguardo la visibilità dell ara pacis, che scompare anche dalla memorie delle fonti. Sappiamo però che, nel 1566, il cardinale fiorentino Giovanni Ricci da Montepulciano scrive al segretario del duca Cosimo I de Medici di Firenze la notizia di aver ritrovato XV o 12

13 XVIII pezzi di marmi grechi trovati sotterrati, dicono d un arco Trionfale, che fece Domitiano, i quali pezzi dall un canto havevano figure de Trionfi che dal tempo sono un poco disfatti e dall altro havevavno certi festoni [...] riferendosi poi alle lastre scrve: li quali pezzi furono in tutto nove, ma tanto grossi [...] et ho ordinato che siano segati[...]. Il cardinal Ricci, in particolare, fa riferimento al pannello raffigurante la pax augusta, Tellus che, acquistato da Cosimo de Medici, viene subito inviato a Firenze come bella bizzarria che si credo fossero fatte per tre elementi, cioè Aria, Acqua et Terra. Nella corrispondenza del Cardinale Ricci si allude a nove pezzi, tra i quali il pannello con le tre figure femminili, che, una volta segati, sono stati utilizzati per ornare la Villa Medici, nella cui facciata, ancora oggi, si trovano murate le parti interne con i festoni dell ara pacis. Secondo le fonti dell epoca nel giardino di Villa Medici, si trovavano murate, accanto ad altri rilievi provenienti da un monumento di età claudia, parti della processione dei lati lungi dell altare. 13

14 Le prime ricostruzioni virtuali dell ara pacis si hanno verso la fine del 1800 grazie a degli archeologi tedeschi, tra cui Eugen von Petersen, che propongono un tentativo di ricostruzione grafica dell intero monumento che non presenta ancora il doppio accesso poiché gli scavi non erano ancora stati condotti a termine. Gli scavi continuano nel 1903 quando viene ritrovato un fregio raffigurante il volto di Augusto. Negli anni 30, infine, con un gran dispendio di mezzi, i vari frammenti vengono tratti dal sottosuolo e vengono svolte numerose trattative, con scarso successo, per tentare di recuperare le varie lastre disseminate per le grandi capitali europee. L intero viene quindi pazientemente ricomposto da ciò che già si possedeva dell ara pacis, anche nelle parti totalmente perse, come ad esempio la trabeazione, che viene ricostruita senza una minima traccia archeologica, o la mensa interna, ricostruita anch essa ex novo. Come ci ha detto, quindi, la prof.ssa Bordignon : Questo monumento augusteo nasce con una vocazione archeologica già ai tempi di Augusto e rinasce nella sua vita postuma novecentesca con una più forte vocazione di tipo ideologico-politico Ci è stata presentata, infine, un immagine dell ara pacis che mai mi sarei aspettata di vedere, rossa, blu, verde, così come, probabilmente la vedevano gli antichi romani e così come la volle Augusto nel 9 a.c. Nessuno, ovviamente, ha osato dipingere l altare, è stata invece, ancora una volta, la tecnologia a fare meraviglie: luci multicolori illuminano il marmo e ci restituiscono la sua antica immagine. Il mondo antico era, infatti, a colori: il Partenone era colorato, la Colonna Traiana era una festa di colori, il marmo non esisteva come marmo bianco, poiché doveva comunque restituire un emozione. Nessuna di queste tinte sta lì per caso; un equipe di storici dell arte, archeologi ed esperti di restauro hanno confrontato le microscopiche tracce cromatiche ancora presenti sulla pietra con la pittura di altre sculture e vasellame della stessa epoca. Il senso dell esperimento è stato, quindi, quello di ridare la parola agli antichi, lasciare che le opere d arte parlino come parlavano tanti secoli fa. 14

15 GUERRA, VITTORIA E PACE SULLE MONETE Simboli, ideologie e comunicazione nell età Augustea 15

16 Le ideologie di Augusto, modello dei fasti dell impero fascista, erano molto complicate e ci sono state spiegate, dal prof. Tomaso Maria Lucchelli, in base a concetti chiari come guerra, vittoria e pace. Moneta del 19 a.c. 16

17 In questo denario, per esempio, si riconosce nel rovescio la figura di un uomo inginocchiato, per sottomissione, che porta i pantaloni e con la barba a punta: qualsiasi Romano avrebbe riconosciuto in questo personaggio un barbaro orientale. Questo barbaro porta in mano un insegna militare romana. Il significato della moneta ci viene spiegato dalla scritta impressa sul retro: CAESAR AUGUSTUS SIGN RECE, abbreviazione di un ablativo assoluto, SIGNIS RECEPTIS, restituite le insegne. La moneta celebra un avvenimento del 20 a.c., ovvero la restituzione ai romani, da parte del re dei Parti, delle insegne militari che essi avevano ripetutamente conquistato in seguito ad una serie di sconfitte degli eserciti romani. Per questo avvenimento il senato propose di celebrare un trionfo per Augusto e venne costruito perfino un arco di trionfo. Moneta del 18 a.c In questo denario viene, dunque, raffigurato l arco di Augusto: sopra l arco centrale si trova una quadriga e sopra gli archi laterali due figure, sempre con i pantaloni e quindi barbari, che porgono le insegne militari. Le insegne vengono portate a Roma ed esposte da Augusto in un tempietto appositamente costruito: il Tempio di Marte Ultore, vendicatore, poiché si trattava di vendicare le sconfitte subite dagli eserciti romani. Il tema della restituzione delle insegne viene rappresentato in un numero molto abbondante di monete, dal 19 al 17 a.c. circa. 17

18 La restituzione delle insegne, a Roma, fu accomagnata da cerimonie solenni, da festeggiamenti, dalla costruzione di monumenti, ma esisteva il problema di divulgare questo messaggio a tutto l Impero dal momento che a queste celebrazioni potevano partecipare soltanto i cittadini romani; la soluzione si trovò con la circolazione delle immagini attraverso le monete, usate soprattutto per pagare i soldati, che a loro volta le utilizzavano per le proprie spese. Chi si soffermava a guardare queste monete poteva, quindi, facilmente comprendere che era avvenuta una sottomissione di altri popoli, anche molto vicini come l Armenia. Nella moneta è, infatti, rappresentata, attraverso la figura di un soldato barbaro in atteggiamento tutt altro che aggressivo, la conquista dell Armenia. Altra rappresentazione della vittoria sull Armenia consiste nella raffigurazione della Vittoria, con le sue ali, che sgozza un toro in sacrificio agli dei per quella conquista. 18

19 Un ulteriore moneta, sempre atto a celebrare la conquista dell Armenia, raffigura delle armi tipiche dei barbari, tra cui le frecce, e la legenda: ARMENIA CAPTA È infine importante sottolineare come le monete, grande mezzo di diffusione di ideologie, fossero sì una fonte storica diretta, che però quasi mai dice la verità, mentre afferma ciò che i centri di potere volevano comunicare. Chiuque, infatti, all epoca, avesse osservato queste monete avrebbe pensato a grandi guerre, conclusesi con altrettanto grandi vittorie e trionfi romani. In realtà però non fu così: la restituzione delle insegne da parte dei Parti nel 20 a.c. avvenne per via diplomatica, per mezzo di una trattativa, così come l Armenia, che tanto veniva decantata come capta, non fu mai conquistata dai Romani che aspettarono di trovare un accordo quando salì al trono un re Armeno che, solo formalmente, riconosceva l autorità e la sovranità romana sul territorio. Le monete quindi, se lette correttamente e contrapposte ad altre fonti storiche, consentono di cogliere la deformazione ideologica degli avvenimenti da parte del potere, in questo caso augusteo. 19

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