ALICUDI. Giorgio Zamariola. Diario di viaggio Giugno Giorgio Zamariola ALICUDI Diario di viaggio Giugno 2002

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1 Giorgio Zamariola Giorgio Zamariola II edizione - II ristampa - Novembre 2004 copyright 2003 GZbox.it Via Vignale, Torino edizioni GZbox

2 INTRODUZIONE La Lettera: "Alicudi - I Giorni" Dal quattro al nove di Giugno di quest anno duemilauno abbiamo vissuto ad Alicudi. Ogni giorno abbiamo ricevuto molto dall isola e dalle persone che vi abitano, ed abbiamo dato quanto avevamo da dare: tutto in modo naturale, per il piacere di dare, scoprire, ricevere e assimilare. Qualche tempo prima di noi, l isola di Alicudi ha ospitato per alcuni giorni due personaggi, marito e moglie, probabilmente scrittori, poeti, o forse gente abituata a scrivere i propri pensieri. Silvio una sera ci ha mostrato alcune pagine, scritte da questi ospiti che hanno vissuto l isola con grande intensità. Queste pagine descrivono molte delle sensazioni che abbiamo provato e vissuto. Con il dovuto rispetto ed in omaggio ad Alicudi trascrivo così le parole di questi ospiti che non ho conosciuto di persona, ringraziando tutte le persone che ho conosciuto e che vorrei rivedere presto. ~~~ Domani lascio il mare delle isole Eolie, per tornare al mare di casa, senza isole. Tornare è come voltare pagina. Questo presente, questa aria e questi colori diventano ricordo. Anche Antonio e Giuseppe sono già diventati ricordo. Sono stati il nostro presente per tre giorni. I tre giorni che abbiamo trascorso ad Alicudi. Su quest isola è meglio arrivare, piuttosto che in aliscafo, in nave, il postale delle Eolie, come quello dei Fiordi norvegesi, che trasporta i rifornimenti alimentari e la posta; così il mondo conosciuto lentamente si allontana e si assottiglia in un puro profilo di isole scure negli azzurri dell orizzonte. Ci era stato precedentemente detto: Alicudi è un isola dove una volta arrivato, o prendi il primo mezzo per ripartire subito, o rimani un mese perché non riesci più a staccartene. E vero. Non ci avevano informato però che ad Alicudi non sei necessariamente tu a decidere se partire o meno. Alicudi è piccola, tonda, scoscesa; è fatta più di mare che di terra. E tutto dipende dal mare. Se il vento si alza e alza anche le onde, non è detto che l aliscafo possa o voglia arrivare, e per la nave può succedere che ti dicano: sì; è arrivata a Salina, ma poi è tornata indietro. E tu rimani lì di fronte al mare, che commenta rumorosamente il tuo stupore, ma che è felice di darti l occasione di conoscere la tua impotenza di fronte a un destino così intensamente azzurro. Se il mare è mosso, però, si può aspettare; non aspettare il tram o aspettare una persona a un appuntamento, come siamo abituati a fare noi che viviamo nelle città con le automobili, le strade illuminate, tanta vita che scorre. Ad Alicudi c è un Ape e qualche asino, di notte si cammina per i viottoli con la pila e per vedere la vita che scorre bisogna imparare ad osservarla. Ad Alicudi si aspetta, e basta. E aspettando, succedono tante cose. Soprattutto ci si incontra. La Lettera: "Alicudi - I Giorni" Il nostro primo incontro è stato con Giuseppe. Sì, avevamo già parlato con diverse persone, ma è Giuseppe che abbiamo incontrato per primo. Sulla barca ci stava portando a fare il giro dell isola. Ci siamo fermati a un originale scoglio verticale, un filo che parte dalla montagna e prosegue nel mare (e anche sotto il mare): un bel posto dove fare il bagno. Che può diventare un angolo ricco di emozioni se in barca c è qualcuno che lo conosce da sempre e che, con estrema semplicità e voglia di comunicare, ti racconta che è da quello scoglio che si fanno le gare di tuffo con gli amici e aggiunge che d estate è bello essere ad Alicudi, lavorare pescando e guardare il movimento dei turisti, ma d inverno per un giovane è dura: un giorno è lungo un mese. Giuseppe capisce in un lampo quello che gli dico (anche se non glielo dico) e i suoi occhi, scuri nella carnagione scura, si illuminano di luce improvvisa. E io imparo cose bellissime su come si pescano i totani, su quando i sauri passano da Salina, sul pescespada e la lunghezza delle reti I luoghi d incontro pubblico non sono molti ad Alicudi: c è un albergo che fa anche da ristorante con diversi turisti e qualche locale: lì ci si dice buongiorno. E però attorno al tavolo comunitario di Silvio, dove si mangia il suo pesce tutti insieme, che è più facile incontrarsi e raccontarsi; oppure nei pochi negozi, soprattutto in quello sul mare, che ha sistemato qualche tavolino all ombra sul terrazzo, dove, nei giorni in cui si aspetta, si può bere una lattina e giocare a carte o a Scarabeo. Ci si incontra anche al posto telefonico pubblico, aperto quelle date ore al giorno (poi finalmente si sta tranquilli e, se si è rotto il cellulare come a noi, si tagliano i collegamenti col mondo). Lì ci si incontra volentieri, perché è lì che ci si può riparare a un ombra di pianta. E l ombra di pianta ha un fresco diverso dall ombra di muro. Su quello slargo che è l unico del paese ci sono due enormi benjamin (gli unici del paese?), che proteggono i bagagli dei turisti pronti per l imbarco e le borse da mare di chi prende fiato per affrontare la salita. Infatti il paese vero, dove si abita, si va alla posta e si va a messa, è in salita. E la montagna è contenta che tu possa conoscere la tua fatica, nei viottoli che salgono Via Roma, Via Regina Elena, fra terrazze abbandonate piene del profumo di finocchio selvatico e capperi, tra i muretti ciclopici di grossi blocchi di lava. Ma è il molo la vera piazza del paese; è sul molo che, anche nei giorni in cui si aspetta, succede sempre qualcosa: arriva Nunzio con tre cernie; si svolge una visita guidata al peschereccio San Giovanni ; ci si riconosce, chiacchiera, si gioca o si pesca. Quando poi non si aspetta più, è sul molo che all arrivo si dà il benvenuto, offrendo collane di bouganville, e alla partenza si dà un clamoroso arrivederci, battendo cucchiai di legno sulle padelle; oppure sul molo arriviamo noi, con i gamberetti di Silvio (piccoli, pochi, ma rossi e pieni di uova blu) e con i granchi per la mamma di Salvatore Foti di Lipari, che regala sempre le arance. Sì, perché quando il mare aveva finalmente deciso che potevamo smettere di aspettare, nelle due ore prima della partenza Antonio ci ha portato con la sua (per metà) barca a ritirare le nasse che avevamo lasciato giù prima della mareggiata. I II

3 La Lettera: "Alicudi - I Giorni" Antonio è figlio di Silvio. Antonio ha l entusiasmo della gioventù. Ma deve essere sempre stato entusiasta, se tanta era la sua voglia di venire a scoprire il mondo, che è nato sull aliscafo prima che questo facesse in tempo a portare la mamma all ospedale di Lipari. Antonio ha il sorriso aperto e la conversazione intelligente e sciolta. Ma di fronte alla luna piena che si riflette sul mare, tace. Altrimenti racconta i fatti di cronaca delle isole (l aliscafo disorientato nella nebbia, il sub rimasto impigliato in una caverna sottomarina ) o le avventure di un giovane eoliano che lavora per un inverno a Roma. Non so come fosse Silvio all età di Antonio: ora ha un aria così saggia. Anche se sembra lontano, assorto nei suoi pensieri, è attentissimo a ciò che lo circonda e non gli sfugge nulla. Osserva; poi, se proprio è necessario, parla. Forse gliel ha insegnato il mare. Silvio prende il caffè con calma prima di uscire con la barca, perché lui possiede il suo tempo. Io passo la vita a correre dietro a un tempo che fugge. Silvio sa stare in equilibrio sulla barca mossa dalle onde senza bisogno di tenersi con le mani, perché queste gli servono a rinnovare con gesti rapidi e precisi le esche delle nasse. Ad Alicudi ho incontrato salite, fichi d India, rocce, ciotoli il vento che entrava dalle finestre spalancate la luna che sorgeva tardi e cancellava le stelle il sole che sorgeva presto e cancellava il buio l azzurro che inglobava qualsiasi altro colore. Ho incontrato chi nel mondo ha già provato tutto e cerca il nulla e chi ha imparato a vivere nel nulla e vorrebbe conoscere tutto nel mondo. Ho incontrato comportamenti antichi, valori essenziali, rispetto, equilibrio e attenzione. Ma quando mi capiterà di sentire nominare Alicudi il mio pensiero correrà soprattutto a Giuseppe ed Antonio. noi saremo lì con voi staremo sul terrazzo illuminato da tre faretti colorati, in una casa costruita in una notte, ma con l aiuto di tutti. Chiacchieriamo con Matteo, che interrompe i suoi giorni americani per illuminare queste notti con la luce di una candela, e con la ragazza che vive e studia a Lipari pur continuando a mangiare il pesce di Alicudi! E faremo festa, perché che cosa importa se non è venuta tanta gente; voi ci siete e noi ci siamo. La chiacchierata proseguirà lungo le scale che scendono al mare, sotto la luna pienissima, e, proseguirà forse un altra volta quando torneremo per tener fede a una promessa andare a pescare i totani con Giuseppe. ~~~ I seimilatrecentoottantasette caratteri, contenuti nelle milletrecentoquaranta parole che avete letto sono emozioni vissute e da vivere. Sono situazioni semplici, ma rare e lontane dai luoghi comuni, eppure vicine a noi, che spesso non sappiamo avvicinarci, a noi che non sappiamo aspettare. La possibilità di imparare, capire e cambiare e migliorare esiste, per tutti, anche per noi. La Lettera: "Alicudi - I Giorni" "Cercavamo un posto dove vivere una vita tranquilla, lontana dal caos, dalle sirene impazzite, dalle auto in coda, dagli assalti ai semafori, dalla gente inferocita. Cercavamo un posto dove poter sorridere al nostro prossimo anziché averne paura, senza dover duellare per un parcheggio: un luogo ove la nostra casa continuasse oltre il cancello. E cercavamo il mare, il sole, il profumo, il silenzio. Tutto questo per continuare ad essere noi stessi. Siamo allora partiti per paesi lontani. Abbiamo visto, provato e alla fine il nostro esotismo si é realizzato, indovinate un po': dietro l'angolo di casa, nell'arcipelago delle Eolie. E qui viviamo e vogliamo offrire a chi ha gli stessi nostri desideri la possibilità di vivere questa atmosfera". Aldo e Gisella Ardizzone Queste parole vi hanno avvicinato all essenza ed al fascino delle Isole Eolie. Il Lettore è ora pronto ad assaporare le situazioni ed a respirare l aria della più remota delle Eolie, Alicudi, dove si sono svolte le vicende del racconto. Giorgio Zamariola III IV

4 Ho cambiato anche la disposizione del letto: questa notte dormirò con la testa rivolta verso la finestra sul mare, guardando l'infinito del mare e delle stelle, nel silenzio e nel buio più assoluti. 17 Giugno 2002: ritorno ad Alicudi Ed ecco finalmente Alicudi. Arrivando con la nave provavo una forte emozione mentre l'isola si avvicinava sempre di più. Non era più la prima volta, c'erano sul molo tanti volti a me non più nuovi, persone che si ricordavano di me e di Roberto: ci siamo salutati, e questa è stata la più bella accoglienza che potevo ricevere. C'erano sulla banchina dei pescespada, frutto della pesca durata cinque giorni. All'ombra c'era Rocky, il cane di tutti, un bellissimo cane lupo che riceve carezze da tutti, e che sale sulla nave il postale delle Eolie ogni giorno, per salutare l'equipaggio e ricevere altre carezze di cui non è mai sazio. La casa dei sogni, quella sul mare accanto alla piazza, quella delle foto dello scorso anno, mi attendeva. Ho trovato le chiavi nella porta, sono entrato, ho lasciato i pochi bagagli ed è diventata subito mia. Sulla busta c'era scritto: <<Giorgio - Alicudi>>. Questa mattina, nella fretta e nel sonno, ho dimenticato a Lipari il "k-way", che mi serve per coprirmi la mattina presto quando andiamo a tirare le reti. Qualche minuto fa però è arrivato l'aliscafo e sono sceso a prendere il mio "k-way" che Roberto, a Lipari, ha dato a un marinaio. Mentre pranzavo sulla sua terrazza all'ombra, è arrivato Silvio, che portava due tonnetti, uno per mano, ci siamo salutati e si è seduto un po' a parlare, a raccontare e ad ascoltare le novità, del suo viaggio di cinque mesi in Australia con Gabriella, della pesca; dell'amore per la propria terra e per questa Isola. Dopo un ottimo pranzo a base di pesci fritti, cucinati sapientemente da Gabriella, ed una gustosa insalata ricca di capperi freschi in fiore, sono tornato nella mia casetta al primo piano, da dove non mi stancherò mai di guardare il mare e di fotografarlo a tutte le ore. 2

5 19 Giugno 2002: la Salita al vecchio Cratere Qui, ad Alicudi, i giorni trascorrono lenti ed intensi, con Navi ed Aliscafi che attraccano e salpano mentre si inizia a gustare un piatto di pasta. Ieri, nel tardo pomeriggio, passeggiando verso la zona "Bazina", in un intercalare di sali-scendi lungo il versante Est di Alicudi, ho incontrato una pianta di capperi in fiore. Il fiore del cappero è chiamato "Orchidea delle Eolie". Tornando dalla passeggiata si sentiva il suono di uno strumento a fiato, forse un Corno o un Trombone. Alla sera, da Silvio, c'erano diversi ospiti a cena, turisti del Nord, ed anche un maestro delle scuole Medie, Nicola. Nicola raccontava della sua casa, andata a fuoco anni fa e ricostruita all'insegna dei colori vivaci, mescolati ovunque in onde infinite, anche sul soffitto, sul pavimento, sul divano. Nicola suona il Corno, qualche volta. Nella sua scuola ci sono circa 4 bambini per la scuola materna, 4 per le elementari e 4 per le medie. Più che una scuola, è un dialogo con i bambini, a cui si cerca di insegnare quanto previsto dal programma, in un ambiente molto diverso dalla scuola istituzionale. Il premio è stato un meraviglioso scorcio della costa e del mare di Alicudi, a picco sotto di noi. Il ritorno in discesa era ancor più faticoso, meglio dimenticare tutto in un bagno rigenerante nel mare sotto casa, dove non occorre portare con sè nulla, neanche le chiavi di casa. A pranzo, Roberta e Giuseppe sono stati miei ospiti, così ho provato l'emozione di preparare un piatto di pasta con sugo di pomodori freschi ed una insalata. Poi abbiamo guardato insieme le foto della passeggiata di questa mattina, di cui portiamo sulle braccia e sulle gambe il fregio inconfondibile di chi è salito in cima al cratere. L'album delle foto cresce ogni momento, chissà quali saranno le prossime immagini... Ho conosciuto anche Giuseppe e Roberta, da un paesino fra Bologna ed Imola. Con Giuseppe, questa mattina, sono andato fino in cima al vecchio cratere spento di Alicudi. Gli oltre 600 m. di dislivello, le nubi, il sole, i rovi, gli infiniti gradini, le mucche che vagano assetate, negli stretti passaggi sulla radura pianeggiante della cima, hanno reso difficile, ma ancora più emozionante e gratificante la salita e l'attraversamento del cratere spento. 3 4

6 20 Giugno 2002: Alicudi e il Mare Alicudi è mare. Tutto è collegato in qualche modo al mare. Non c'e nulla che non arrivi dal mare. Anche ciò che arriva dalla terra. Nel pensiero del ritorno alla propria terra, qui, ognuno, guardando il mare che gli scorre davanti, pensa al momento in cui dovrà lasciare questa Isola per ritornare al di là del vento, per tornare alle proprie occupazioni, per tornare dalle persone care, per tornare. Ma pur sempre lontano da queste Isole. La giornata di ieri, 19 Giugno 2002, si è conclusa con il rientro del peschereccio, fuori da giorni e giorni, chi dice 5, chi dice 20, chi dice 25. Chi dice che è stato in Tunisia, chi in Sardegna, chi a Gibilterra, chi dice che è stato solo qui intorno. Quel che è certo è che ha scaricato circa 70 Pesci Spada, più alcuni Tonnetti, ed un Pesce-Vetro (detto così perchè ha le pinne affilatissime e taglienti come il vetro). Un uomo alla bilancia in mezzo al molo pesava ogni pesce, una donna con un quaderno teneva il conto, e ad ogni pesce veniva segnato il proprio peso con una specie di pastello rosso, sul lato inferiore della spada. Qualcuno, citando il film "Tempesta perfetta" criticava bonariamente il fatto che i pesci vanno pesati "senza più la testa", mentre il lavoro andava avanti, ed il camion sul molo continuava a fagocitare grossi pesci, dall'aspetto non più minaccioso: profumati come il mare, ed avvolti in grosse buste di nylon. Uno dei pescatori in tuta arancione, nella cella frigorifera del camion, apriva alti sacchi traboccanti di ghiaccio tritato, e quella neve artificiale serviva per ricoprire e conservare i pesci. Un uomo ogni tanto prendeva una manciata di quella neve e la tirava a Rocky, per giocare come si fa lanciando sassi o rami da riportare al padrone. Il cane si rinfrescava, e addirittura mangiava quella neve dalla mano dell'uomo, mentre la stiva del peschereccio continuava a svuotarsi. Oggi ho conosciuto anche tutti i pescatori di ieri, e siamo stati insieme dopo cena da Silvio, non parlando di pesca, ma parlando come si parla tra amici. Carmelo addirittura ha portato il tiramisù fatto da lui, il migliore ed il più sano mai assaggiato prima: senza mascarpone nè liquori forti, solo un budino alla vaniglia più "allungato" ed i biscotti bagnati col Baileys. La mia carriera sull'isola procede più velocemente della mia carriera nella vita e sul lavoro, forse perchè il tempo qui scorre diversamente, più intensamente. Conosco sempre più persone residenti nell'isola, addirittura qualcuno mi saluta anche dalle barche che passano più vicine. Ogni giorno conosco qualcuno in più. Gli altri turisti non sono molti in questo periodo, e finisco per conoscere anche loro. I ristretti spazi dell isola, in contrasto con gli spazi immensi del mare, fanno sì che ci si incontri sempre e volentieri. Questo luogo facilita i rapporti umani, è l'esatto opposto delle città dove alle volte non si conosce neppure il vicino di casa. Oggi addirittura mi è capitato di fare da tramite per l'alloggio che lascerò, e di organizzare il giro dell'isola in barca con altri nuovi amici. Sono venute due coppie, mentre io portavo la barca di Silvio. Recuperando il "Gozzo" ormeggiato al peschereccio, ho dato un passaggio ai due marinai che dovevano scendere a terra, poi, giunti al molo, sono saliti Giuseppe, Roberta e Francesco. Mezzo miglio più ad est è salita anche Valentina, che ci aspettava sulla costa, accanto alla loro tenda. Quando i quattro amici si sono sistemati ai loro posti, per bilanciare correttamente la barca, è iniziata l'escursione, mentre il sole ormai basso ci accompagnava come una bussola indicando la posizione dell'isola rispetto a noi. Il versante Nord di Alicudi mostrava il meglio di sé con le sciare e le fantasie della lava vecchia di millenni; e i dirupi a picco sul mare, colorati di ruggine e di terra, e le ombre che disegnavano geometrie sempre nuove. Francesco fotografava, i gabbiani gridavano, si posavano di tanto in tanto nel mare o su uno scoglio, sempre un po' diffidenti per la nostra presenza. Le piccole onde, rompendosi sullo scafo, accompagnavano le sensazioni che vivevamo tutti insieme. Una sosta per il bagno nella acque cristalline dai fondali scoscesi, con i pesci colorati che ci guardavano dal fondo. Infine il ritorno, dal versante Ovest. Un aliscafo lontano puntava verso di noi, quasi una sfida, poi, atterrando nel mare, virava verso il molo. Dopo l'approdo dell'aliscafo siamo arrivati anche noi, passandogli accanto ed approdando alla piccola scaletta accanto al molo, dove sono terminati la nostra escursione e il mio incarico di marinaio. Come sempre, la giornata si è conclusa nel migliore dei modi, con una cena di pesce arrostito alla tavola di Silvio. 5 6

7 La notte, verso le una e trenta, come mi aveva anticipato Antonio, sono arrivati due pescherecci che erano fuori da quindici giorni, circa. Scendendo da casa ho ritrovato la stessa scena del giorno appena passato, ma questa volta in versione notturna: anche i volti erano tutti sconosciuti, marinai della Sicilia che facevano scalo ad Alicudi, prima di ripartire per altri giorni. Qualche rapido scambio di battute, e tanti tanti pescispada, centinaia, il più grosso che ho visto pesava ottanta chili, ma dalla seconda barca ho saputo che ne "hanno uscito" uno di oltre centocinquanta chili. I marinai mi hanno regalato ancora altri due pesci, un tonno, ed un altro piccolo Pesce Spada, che ho regalato a mia volta. Fra poche ore Roberta, Valentina, Francesco e Giuseppe saranno qui, per dividere insieme questo nuovo dono del cielo e del mare. Il mondo di Alicudi è di tutti, ma non per tutti, è da amare, è mare. Ad un certo punto un marinaio mi ha dato un piccolo pescespada, forse di quattro chili. Quando ho capito che era per me, un altro dei momenti magici di questi giorni stava iniziando: la lunga notte. Le mani cominciavano a gelarsi nel pescare il ghiaccio dai sacchi per cospargere i tonnetti freschi momentaneamente poggiati sul molo, la stanchezza era sempre più viva, così, ringraziando ancora una volta, ho salutato tutti, questa volta però con un reciproco "ciao!". Eccomi a casa, con un pesce lungo quanto un braccio, pensando: <<ed ora???>>......dormire, farlo a tranci per portarlo a Lipari, mangiarlo qui con gli amici: la scelta e stata di dividerlo con gli amici della barca, ed il resto nel congelatore per portarlo ad Acquacalda. Nel buio delle tre di notte, con le mani completamente insanguinate dalle viscere del pesce, il mio aspetto non era del tutto rassicurante. Ultimo dubbio: sciacquarlo nel comodo lavello oppure in riva al mare dove le murene possono essere attirate dal sangue. Illuminato da un lampione, sulla risacca del mare il pesce ha avuto il giusto lavaggio nella sua acqua. 7 8

8 21 Giugno 2002: Solstizio d'estate Inizia l'estate, quando la vacanza nell'isola delle Isole termina. Domani ritorno ad Acquacalda, a ritrovare gli amici che mi cercano più dei "torinesi". Alla fine della settimana prossima lascerò anche Lipari per tornare a Torino. La malattia delle isole, quella dell'aliscafo o della nave, ovvero quella della partenza, sta per terminare la sua felice incubazione per manifestarsi con uno degli aliscafi o delle navi che ho sempre guardato con distacco. Ora inizia la diffidenza: quale sarà il Caronte che mi traghetterà? La malinconia della partenza è inevitabile, ma immaginare qualcosa di diverso dalla partenza, sarebbe quasi una presunzione nei confronti di chi lavora qui ogni giorno e ogni notte. Le bellezze ed il fascino delle Isole, ed in particolare di Alicudi, si pagano con il duro lavoro e con le difficoltà. Capire veramente, ed apprezzare tutte le quotidianità e le realtà non può avvenire in poche settimane. Dopo la passeggiata al molo e all'eliporto, la nuova sorpresa è stata la serata con il Doctor, che ci ha dissetati con dell'ottima acqua frizzante, in uno scenario di stelle, terrazze e mare, raccontandoci alcune storie e perché dell'isola. Domani, tornando ad essere un viaggiatore solitario, ripenserò a tutte queste parole ispirate dal mare, dal tempo, dagli esseri viventi. Ringrazierò ancora Chi ha reso possibile tutto questo, con la Sua grandezza e le Sue creazioni. Ripenserò a chi ha già letto o leggerà queste parole; e, se siete arrivati fino a qui, forse, avete vissuto un po' questi sogni e di questa vita con noi, ad Alicudi. Il pranzo di oggi ha avuto successo, il pesce, cucinato molto semplicemente (anche a causa della scarsa disponibilità di ingredienti) sapeva di mare puro. Non posso certo competere con le cene della sera, che superano qualunque ristorante per atmosfera, qualità e quantità, ma un altro gioioso ricordo può aggiungersi agli eventi della settimana ad Alicudi. E la casetta sul porto ha potuto vivere con allegria, senza essere degradata a dormitorio. Alla cena di questa sera c'è stata una esplosione di fotografie, scambi di indirizzi, auguri e ringraziamenti reciproci, tutti segnali inequivocabili della prossima partenza. C'era anche un ospite del Paraguay che parlava esclusivamente spagnolo e tedesco. Cercare di capirci è stato subito semplicissimo. Terminati i convenevoli, è iniziata la parte più difficile ma divertente, e ci siamo in qualche modo sempre capiti. Più che una traduzione, la mia, diceva Silvio, era una intepretazione. 9 10

9 22-24 Giugno 2002: i delfini, l'epilogo All'alba, passeggiando senza una meta, il pensiero correva giá al momento della partenza: mancavano pero' ancora diverse ore e tante cose potevano ancora accadere. E sono accadute. Innanzitutto le gentilezze da parte di tutti. Dalla colazione al pranzo, alle provviste per il viaggio: mi hanno voluto assolutamente dare qualcosa, rendendo cosí, con semplici attenzioni, l'attesa meno mentale. La nave portava ritardo ed é dovuta ripartire subito, riducendo i saluti a pochi istanti in movimento. Questa fortuna ha prolungato la permanenza, ed ho visto da vicino i delfini nuotare a meno di 50 metri dalla riva, quasi un arrivederci a presto. Poco dopo, tornato sul ponte: fra me e l Isola, la nave e il mare. Dalla nave in partenza vedevo il molo allontanarsi: gli amici salutavano con le mani e con il cuore. Avrei voluto stare ancora un po sull Isola, ma il giorno della partenza era quello; avrei voluto stare ancora un po sul ponte della nave a guardarli, ma il marinaio addetto ai biglietti mi ha richiamato all ordine ed alla realtà. ~~~ "L ultimo atto, dopo tante coreografie e scene diverse, offerte dal molo, da Dio e dagli uomini" Il molo dello scarico dei pesce spada e dei tonni, dello sbarco dei turisti. Il molo del tramonto, il molo dell alba su Filicudi. La meta delle passeggiate serali, la partenza per il giro dell isola in barca. L arrivo della nave, con lo sbarco e l imbarco dei camion-frigo, affiancati sul molo, sfiorandosi, e con i tubi di scappamento fumanti, l unico ingorgo nell inesistente traffico di Alicudi. L arrivo degli aliscafi, gli ormeggiatori, i nuovi turisti ed i rifornimenti alimentari, il molo con le carriole per trasportare i pacchi, ed i muli che attendono di essere caricati per salire in alto sull isola. Il molo dei racconti, dei Vips, con i camerieri che scendono a terra, con le loro divise eleganti, a fare provviste di Aragoste, pesci, e altre prelibatezze. E poi il molo che non ho mai visto, quello d Agosto, circondato da una folla di imbarcazioni a vela ed a motore, e il molo di notte, con le feste sotto le stelle e la musica e l allegria dei balli. ~~~ Il molo distante, sembrava il palcoscenico di un teatro che è la vita, con tutti gli attori che salutano al termine della rappresentazione. In pochi minuti tutto sembrava già così lontano; prima di volgere lo sguardo a prua, verso l inizio del ritorno, prima di volgere lo sguardo verso ciò che c era al di là del vento, è trascorso ancora altro tempo. ~~~ Qualche giorno di silenzio per smaltire la stanchezza di 60 ore senza sonno, ricordando un molo con tanti amici che si allontanavano salutando con le braccia tese al Cielo, e Alicudi che si allontanava velocemente, troppo velocemente. Un dolore strano, come una parte, che staccandosi con fatica, si lacera faticosamente: Alicudi, sempre piú piacevolmente e inconsciamente parte dei miei pensieri. Avevo promesso un sigaro Cubano, a un amico che lavora ad Alicudi. Oggi, mentre andavo agli aliscafi per spedire la busta con la scritta in pennarello, ho incontrato proprio lui, che mi ha chiesto in dialetto "dove vai?" ed io "a spedire la busta per te!". Siamo stati insieme quasi un'ora, con il suo compare, al fresco di una strada di Lipari, con del buon vino bianco, poi siamo scesi a Marina Corta e l'aliscafo li ha portati ad Alicudi. Ora, Silvio, non deve piú aspettare la busta per Carmelo, ad Alicudi. Dedicato a questa terra preziosa, in mezzo al nostro mare Giorgio Zamariola 11 12

10 Giorgio Zamariola nasce a Torino nel Vissuto a Londra per brevi periodi, durante gli studi, oggi vive a Torino, dove, si occupa di servizi informatici, musica, fotografia ed umorismo. Visitando le Isole Eolie, ritrova la passione per il mare e l'amore per la natura. Negli anni successivi affiora l'interesse per la scrittura: qui nasce l'idea di raccogliere "in diretta", in un racconto illustrato, l'atmosfera, le emozioni e le immagini. Ispirato alla lettera "Alicudi, i giorni" (2001), scrive "Alicudi, Diario di Viaggio" (2002), e pochi mesi dopo, tornato ad Acquacalda, scrive "Lipari a Natale, un Dicembre alle Isole Eolie", l'essenza pura e viva dei cento giorni, che l'autore ha trascorso nell'arcipelago, in quell'angolo di terra in mezzo al mare. Collaborando da alcuni mesi con il giornale "La Tampa" di Torino, intraprende un nuovo viaggio alle Eolie, accompagnato da una vena umoristica e dal nuovo racconto "Lipari, solo andata" (2004). Finito di stampare in Torino nel mese di Novembre Novembre 2002

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