Corrado Bevilacqua Da consumatori a cittadini. Diario politico delle ultime elezioni

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1 Corrado Bevilacqua Da consumatori a cittadini Diario politico delle ultime elezioni

2 Confesso d'essere preoccupato. La campagna elettorale va di male in peggio. dall'attacco personale si è passati all'insulto. Ben donde. Scomparsi dalla scena ai vecchi partiti, a far politica sono rimasti i singoli individui. Ciò non ha nulla da vedere con la politica. La nostra costituzione parla di partiti e di elettorato attivo e passivo, cioè del diritto che spetta a ogni cittadino di eleggere e di farsi eleggere come proprio rappresentante da d'altri cittadini. In Italia, unico paese al mondo, i partiti sono stati sostituiti da un insieme di organizzazioni incentrate su un singolo individuo che si presenta come rappresentante di se stesso. Ciò non è solo anticostituzionale, ma anche antidemocratico. Dalla democrazia, grazie a Tangentopoli, siamo passati alla demagogia. I signori che si presentano come futuri capi di governo non sono dei rappresentanti di partiti politici, ma sono semplicemente dei demagoghi. La democrazia è un'altra cosa. Democrazia è governo del popolo, con il popolo, sul popolo, per il popolo. In Italia, il popolo è scomparso. Unico paese la mondo, il popolo va infatti a votare non per dei partiti e per i loro programmi, ma per degli individui che hanno costruito delle proprie organizzazioni, senza alcuna base popolare; ma semplici macchine destinate a raccogliere voti che non vengono dati ad un programma, ad una storia politica, ad una cultura politica, ma che vengono dati a dei singoli individui, i quali non devono rispondere a nessuno. Essi, infatti, non rappresentano nessuno. Essi rappresentano solo se stessi e chiedono il voto non in quanto rappresentanti di un partito ed in nome di un certo programma; ma in nome della propria capacità di presentarsi agli elettori come rappresentanti del loro mal di pancia. Fare politica, però, è un'altra cosa. Il vero politico non parla alla pancia degli elettori, ma al loro cervello e lo fa in nome di un programma politico e di una propria storia politica. La politica non è una cosa da comici o da pubblici ministeri. E' una cosa da politici, dove essere dei politici, non vuol dire essere degli improvvisatori, ma vuol dire essere dei profondi conoscitori dei meccanismi della politica, delle istituzioni, del loro funzionamento; in modo da essere in grado, all'occorrenza, di trasformarle. Significa avere un programma politico pensato in tutti i suoi aspetti. Oggi, che succede? Succede che uno dei contendenti si alza alla mattina e sì inventa un proposta da lanciare nel discorso che terrà il pomeriggio davanti a un pubblico di scimmie. Questa non è politica. Questa è demagogia, parola d'origine greca con la quale si indica la pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse lusingando le loro aspirazioni, specialmente economiche, con promesse difficilmente realizzabili, vedi i 4 milioni di posti di lavoro promessi da Berlusconi. La campagna elettorale è stata peggiore di quello che ci potevamo aspettare. Nessuna discussione sui programmi. Nessuna visione del futuro. E tutto questo è avvenuto in un momento in cui più che mai l'italia bisogno di idee nuove, idee che sappiano trasformarsi in forza materiale. La politica è prima di tutto un problema di idee, di valori, di programmi ***

3 politici. In altre parole, la politica è teoria. Senza teoria non si fa politica. L'uomo è un animale che produce teoria. Il suo agire, anche più elementare, si basa su dei modelli di comportamento. Invece, che succede? Succede che si parla a casaccio; si lanciano proposte senza capo né coda, si fa della pura e semplice demagogia. La democrazia è altra cosa. Democrazia vuol dire partecipazione, discussione, studio, diffusione del sapere. Apertura al nuovo, passione per la ricerca del proprio passato. Nulla si crea al di fuori di una tradizione, affermò Martin Heidegger in una famosa intervista a Der Spiegel, pubblicata nel 1976 con il titolo Solo un Dio ci può salvare. Nulla che possa durare nel tempo. Così dovrebbe essere la politica. Diceva Nietzsche che l'uomo è qualcosa che va superato. Tale superamento comportava una trasvalutazione di tutti i valori. L'idea era suggestiva, però entrava in contraddizione con la sua visione dell'eterno ritorno dell'identico. L'uomo attuale era l'uomo al tramonto. L'uomo nuovo sarebbe stato completamente diverso. Egli sarebbe stato capace di stare in equilibrio sulla cresta dell'onda, ovvero, sarebbe stato in grado di passare da una torre all'altra camminando su una corda tesa tra le due torri, come scrisse in un passo famoso di Così parlò Zaratustra.. In questo quadro, Lenin fu il classico eroe nietzschiano; egli rappresentò infatti la quintessenza del concetto di volontà di potenza; la sua concezione della politica era prettamente schmittiana e verteva il rapporto amico/nemico. Così Guevara, quando scrisse che non essi non avevano predso l poetre a Cuba per costruire delle belle fabbriche pulite, ma volevano instaurare il socialismo per avere delle belle fabbriche pulite, ma per costruire l'uomo nuovo. L'uomo che aveva trasvalutato tutti i valori ponendosi "al di là del bene e del male", l'anticristo". La cosa più importante che noi abbiamo rifiutato di capire in nome delle sorti magnifiche e progressive dell'umanità, riguarda il ruolo fondamentale svolto dal dolore nella nostra vita. Ma leggiamo Nietzsche. "L'enorme tensione dell'intelletto che vuole fronteggiare il dolore fa che tutto ciò su cui egli dirige lo sguardo risplenda di nuova luce" egli scrisse in Aurora. "Ciò ci fa capire cosa vuol dire vivere. Vivere significa, per dirla con il Nietzsche di Gaia scienza, "respingere senza tregua da noi tutto ciò che vuole morire, ma per farlo, dobbiamo accettare di fare i conti con il nostro essere gettati nel mondo; detto altrimenti, il nostro essere per la morte. La morte non è un file che si può cestinare, né un virus che si può neutralizzare con un adeguato programma informatico. La morte è il senso del non senso: è ciò che ci fa capire chi siamo, allo stesso modo del nostro computer quando esso fa crash Un tempo era d'uso paragonare l'uomo a una macchina. Penso a Cartesio, penso al suo saggio sull'uomo, al suo studio sulle passioni dell'anima. Oggi il modello di riferimento è il computer. Come dimostrarono Flores a Winograd molti anni fa, il modello del computer non è però, un modello adeguato a rappresentare l'uomo. Posizione simile venne assunta da Johm Searle e da Hilary Putnam. Tuttavia, il modello dell'uomo-macchina continua a tener banco, come continua a tener banco la tradizione razionalistica alla quale esso si ispira. In realtà, se l'uomo fosse un essere realmente razionale, avremmo risolto tutti i nostri problemi.

4 Purtroppo, non è così. Le scelte da noi compiute non hanno alcunché di razionale. come dimostrò Freud. Il nostro comportamento è sempre soggetto all'azione dell'inconscio. In altre parole, per usare una terminologia oggi di moda, ragioniamo con la pancia. La verità è che nemmeno il nostro cervello è perfetto, come sanno neurofisiologi e biologi del comportamento. La conseguenza di tutto ciò sarà che dalle urne elettorali uscirà una situazione politica che renderà tutto più difficile e metterà a repentaglio il futuro del nostro paese. *** Siamo alla farsa. Napolitano nomina dieci saggi per stendere un programma di governo che nessun politico italiano è intenzionato a realizzare. Non solo. Gli stessi saggi rilasciano interviste nelle quali confessano di non credere nell'utilità del loro incarico. Grillo riunisce i suoi parlamentari in una località segreta lontana dai giornalisti che il comico genovese non vuole tra i piedi dopo aver condotto una campagna elettorale all'insegna della trasparenza. Renzi attacca Bersani accusandolo di perdere tempo, come sta facendo Napolitano. Bersani e Napoltano ribattono che loro non perdono tempo, meditano. Bersani e Napolitano sono pericolosi quando meditano. Napolitano ha sul gozzo la disavventura del governo Monti da lui voluto. Bersani e Berlusconi sono corresponsabili del disastro economico provocato da Monti, in nome di una teoria sbagliata che fu causa della depressione degli Anni trenta. In questo contesto si colloca il problema della scelta del successore di Napolitano. Qualcuno vorrebbe D'Alema, il quale, dopo aver trombato Prodi in combutta con Cossiga, venne trombato da Berlusconi. Come dire che non ne ha imbroccata una. Qualcun altr vorrebbe Emma Bonino, la quale, però, ha poche probabilità di farcela, essendo donna. Noi, però sbaglieremmo se attribuissimo la causa della crisi politica italiana soltanto alla mancanza di uomini politici degni di questo nome. Gli uomini sono importanti. Più importante degli uomini è, però, la cultura politica. In questo campo, noi italiani siamo alla frutta. La prova è fornita dalle c...te che si dicono sulla riforma della seconda parte della Costituzione, quando da riformare dovrebbe essere la prima parte, a cominciare dalla definizione di repubblica italiana, la quale dovrebbe essere così modificata: L'Italia è uno stato federale... Cosa vuol dire, infatti, democrazia, libertà, uguaglianza, nell'era della globalizzazione? La globalizzazione ha cambiato le carte in tavole creando delle situazioni affatto nuove. Queste situazioni hanno creato una nuovo modo di vivere e di pensare; hanno creato, insomma, quello che Elliott ha chiamato "Nuovo individualismo; hanno dato un'enfasi affatto nuova a quello che già Pareto chiamava capitale personale. Hanno messo in crisi i ceti medi tradizionali e hanno inferto dei colpi mortali alla classe operaia dei paesi capitalistici avanzati.

5 Infine è cambiato il nostro concetto di capitale che non può essere più inteso i termini di quantità di moneta o di insieme di mezzi di produzione, ma deve essere inteso in termini di organizzazione immateriale. La rivoluzione informatica ha prodotto un cambiamento concettuale simile a quello prodotto dalla rivoluzione quantistica che spiazzò lo stesso Lenin, il quale non la comprese; né avrebbe potuto farlo. Lenin s'era formato alla scuola del materialismo classico. Materia era il legno con il quale era stato costruito un tavolo. In altre parole, era qualcosa di realmente esistente, di palpabile, di visibile. Ai politici nostrani sfugge il concetto di bene immateriale, ovvero, il concetto di informazione. Così, non possono capire la società contemporanea che, com'è noto, è fondata sull'informazione. Essi ignorano le teorie delle catastrofi e del disordine; sono rimasti dei machiavellici, degli esegeti del "particulare". A suo tempo, Enzo Tiezzi distinse fra tempi storici e tempi biologici. In realtà, occorrerebbe distinguere fra tempi economici e tempi politici, non solo fra tempi storici e tempi biologici. Per i nostri politici esiste solo il tempo della politica il quale è molto diverso da quello dell'economia. Ciò apre una contraddizione che penalizza l'economia la quale, per funzionare avrebbe bisogno di un governo in grado di tenere il passo con i cambiamenti che avvengono nel campo dell'economia. In altre parole, ci troviamo in una situazione nella quale, mentre la globalizzazione ha accelerato i tempi dei cambiamenti economici e sociali, la politica continua a seguire dei tempi che erano in voga prima della globalizzazione. Questa considerazione ci porta al punto di partenza. Napolitano prende tempo, non sapendo che pesci pigliare, mentre Bersani continua a non capire che nessuno lo vuole non per il suo passato di comunista, ma perché ha dimostrato di non aver capito un accidente di quello che è avvenuto con le ultime elezioni politiche *** L'Italia è una repubblica. Che cosa vuol dire? Semplice. Repubblica è una forma di Stato in cui il potere politico è esercitato da organi rappresentativi del popolo o di una parte di esso. In generale, la repubblica viene contrapposta alla monarchia, in base alla considerazione che la prima sarebbe caratterizzata dall elettività e dalla temporaneità della carica di capo dello Stato, laddove la seconda si caratterizzerebbe per l ereditarietà e la durata vitalizia della carica (salvo, ovviamente, abdicazione). Tuttavia, questo criterio non è esaustivo, dal momento che, nell ambito della storia dei regimi politici, non è raro il caso di monarchie elettive (come il Regno di Polonia, o il Sacro Romano Impero dopo la riforma operata da Carlo IV di Boemia, o lo stesso papato), o di repubblica a carattere ereditario (Siria o Corea del Nord). Nell ambito del pensiero politico moderno, la nozione di r. è stata utilizzata in alcuni casi come sinonimo di democrazia per es., da N. Machiavelli, che sostituisce alla classica tripartizione delle forme di governo la bipartizione tra r. e principati, mentre in altri è stata utilizzata in contrapposizione a democrazia (così J. Madison, nei suoi Federalist Papers). Un momento

6 fondamentale nell ambito del pensiero politico repubblicano è rappresentato dalla Rivoluzione americana e dalla Rivoluzione francese, che segnarono il definitivo superamento delle tesi (per es., di Montesquieu o di J.-J. Rousseau) che ritenevano le r. confacenti solo a Stati di piccole dimensioni territoriali. Non c è dubbio, però, che, da un punto di vista giuridico-costituzionale, l esperienza più fortemente caratterizzata dalla nozione di r. sia stata quella francese. È bene ricordare, infatti, che i preamboli delle Costituzioni francesi del 1946 e del 1958 si richiamano esplicitamente al 1789 e ai «principes fondamentaux reconnus par les lois de la République», e che i documenti costituzionali del erano già espressione di una ideologia giuridica repubblicana, nel momento in cui dichiarano unica depositaria della sovranità la nazione, degradando la figura del monarca a quella di primo funzionario dello Stato Nell ambito della esperienza costituzionale italiana, la nozione di r. viene richiamata più volte nel testo costituzionale vigente, anche se con significati diversi. Il carattere repubblicano del nostro regime politico si lega intrinsecamente alla forma di Stato democratica nel primo comma dell art. 1 Cost. («L Italia è una R. democratica»), e la forma repubblicana (art. 139 Cost.) costituisce un limite invalicabile alla revisione costituzionale. D altra parte, la nozione di r. viene richiamata anche per quanto riguarda i rapporti tra Stato e autonomie locali: secondo l art. 5 Cost., la R., una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali e favorisce il decentramento e l autonomia; secondo il nuovo art. 114 Cost., la R. è costituita da comuni, province, città metropolitane, regioni e Stato. Più in particolare, la dottrina ritiene che la l. cost. 3/2001 abbia disegnato una R. delle autonomie, articolata su più livelli di governo, dei quali lo Stato è sicuramente il più importante, ma non l esclusivo. In ogni caso, nel testo costituzionale, il termine r. viene anche utilizzato come sinonimo di Stato (art. 10, co. 3, art. 16, co. 2). *** Al referendum monarchia/repubblica, elettori, pari al 45,7 per cento dei votanti complessivi votarono per la monarchia; elettori votarono per la repubblica. La repubblica, perciò, vinse con il 54,3 per cento dei suffragi. Alle elezioni per l'assemblea costituente, gli elettori che al referendum avevano votato per la monarchia espressero il loro voto a favore dei partiti moderati a cominciare dalla Democrazia cristiana. All'Assemblea costituente, constatato che le posizioni erano radicalmente diverse, si decise, per il bene superiore dell'unità nazionale, a giungere ad un compromesso fra cattolici, liberali, comunisti e socialisti. Da questo compromesso nacque la nostra costituzione, che non è la costituzione più bella del mondo, ma è semmai la più confusa; prova ne sia quanto essa statuisce a proposito dell'intervento dello stato nell'economia che, da un lato, consentì allo stato italiano di produrre automobili, panettoni, spaghetti, cioccolatini, gelati, acciaio, gas naturale; dall'altro lato, impedì che l'intervento dello stato seguisse un piano economico atto a metter ordine nello sviluppo del paese. Per non parlare del recepimento, da parte della Costituzione, e, quindi della Repubblica, del Concordato tra lo stato italiano e la chiesa cattolica. L'entrata in vigore della nuova costituzione non cambiò la "struttura materiale dello stato"; né impedì che rimanessero in vigore i vecchi codici fascisti, salvo una ripulitura di facciata per renderli

7 compatibili con la nuova costituzione. In altre parole, vi fu continuità di strutture, di personale amministrativo, di ideologie giuridiche, come se l'antifascismo non fosse mai esistito, come se Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, Eugenio Colorni e tutte le altre vittime del fascismo avessero speso la loro vita invano. Considerate queste premesse, non ci si può meravigliare che le cose siano finite come sono finite. Non ci si può stupire se in Italia fu non solo impossibile fare la rivoluzione - cosa che era stata esclusa da Palmiro Togliatti sin dal suo discorso del 1942 nella sala del sindacato a Mosca; ma fu impossibile anche fare le riforme che erano necessarie per modernizzare il paese. Pensiamo alla miseranda fine cui andò incontro la riforma urbanistica proposta da Fiorentino Sullo nel Per non parlare della cittadinanza che venne conferita ad un partito di smaccata fede fascista come il Movimento sociale italiano. Stupisce, perciò, che la senatrice Finocchiaro riscopra soltanto adesso quel tanto dibattuto articolo della costituzione che impone a partiti e sindacati la pubblica registrazione dei propri iscritti, al solo fine di mettere al sicuro i poteri costituiti dalle insidie loro portate dal Movimento 5 Stelle. La costituzione sulla quale la nostra repubblica si fonda, affida ai partiti politici, infatti, un compito fondamentale: non a caso, uno storico profondo conoscitore sia dei partiti politici italiani che del dibattito sulla costituzione, come Pietro Scoppola, definì la repubblica italiana una repubblica dei partiti. Tale repubblica si sarebbe poi trasformata in "partitocrazia" e la "partitocrazia" avrebbe portato alla attuale disaffezione dei cittadini italiani nei confronti della politica. Per tutto il secondo dopoguerra, la politica italiana fu fondata su un servile filo-americanismo che, a sua volta, si basava su quelo che il politilogo Giorgio Galli chiamò "bipartitismo imperfetto": espressione con la quale Galli definiva un sistema politico caratterizzato dalla presenza di due grandi partiti uno dei quali, il PCI, aveva finto per accettare la sua esclusione dalla possibilità di andare al governo, consociandosi alla DC nella gestione del potere. Tale pratica politica trovò il suo perfezionamento al tempo del governo della solidarietà nazionale che ebbe uno dei suoi maggiori sostenitori nel segretario genrae della CGIL, Luciano Lama, detto LamabiLama per la sua adesione alla politica delle compatibilità economiche sostenuta dal premio Nobel'economia Franco Modigliani e dal suo allievo, Enzo Tarantelli, ucciso dalle Brigate rosse perché era stato accusato di essere nemico dei lavoratori. Stessa drammatica sorte toccò a D'Antona ed a Biagi, due lavoristi sostenitori della necessità di flessibilizzare il mercato del lavoro. Tutto ciò accadde avendo sullo sfondo la tragica vicenda del rapimento e dell'assassinio di Aldo Moro. Presidente della DC, fautore del Centrosinistra prima, e dell'apertura al PCI, poi, Aldo Moro era uno dei "professorini" che avevano scritto materialmente la costituzione della repubblica. La sua uccisione per mano della Brigate rosse aveva perciò un alto valore simbolico Ciò rese più drammatico il dibattito sul problema della trattativa con le Brigate rosse. Il dibattito mise in campo due schieramenti: uno rappresentato dai "duri" i quali erano capitanati da Andreotti e Berlinguer; ierà prt ldmun altro rappresentato dai "molli" i quali erano capitanati dai socialisti di Bettino Craxi. Io trovavo il dibattito surreale. Le Brigate rosse non avevano infatti a mio modo di vedere rapito Moro per restituirlo vivo. Lo volevano morto perché, a loro modo di vedere, solo così avrebbero potuto infliggere allo stato italiano il colpo mortale. Non fu così. Lo stato italiano resistette. La repubblica nata dalla Resistenza sopravvisse all'affaire.

8 Moro, come lo chiamò Leonardo Sciascia. A stroncare la repubblica fu la corruzione politica, furono i "faccendieri", furono le furbizie d'una classe politica che aveva identificato la politica con i propri interessi e s'era trasformata, nel migliore dei casi, in oligarchia; nel peggiore in casta. Oggi, ogni partito ha i propri oligarchi, ogni oligarca ha i propri clientes. Manca solo un Bertolt Brecht che scriva la versione italiana degli Affari del signor Giulio Cesare. *** Vita dura è quella dell'opinion maker, cioè di colui che è pagato, spesso profumatamente, per fare opinione. A scadenza fissa, spesso settimanale, egli deve consegnare al giornale per cui lavora, un pezzo su un argomento che si spera possa interessare l'opinione pubblica. Quella di opinion maker è una professione relativamente. Essa è nata infatti con la stampa quotidiana e con i quotidiani di opinione, da distinguersi dai quotidiani di partito. Il Corriere della sera di Luigi Albertini era un quotidiano di opinione. L'Avanti di Benito Mussolini era un quotidiano di partito. In realtà, il Corriere di Luigi Albertini dava voce agli interessi degli industriali milanesi. L'Avanti di Benito Mussolini dava voce ai lavoratori che si riconoscevano nel partito socialista italiano. Un giorno, Benito Mussolini, ruppe con il partito socialista italiano e sostenuto dagli industriali milanesi fondò una nuova organizzazione politica, i Fasci di Combattimento e pronunciò un discorso, noto come il discorso di piazza san Sepolcro, che fece epoca, in quanto egli in quel discorso disse le cose che molti italiani volevano sentirsi dire. A tale discorso, farà riferimento Palmiro Togliatti, leader dei comunisti italiani, nella sua famosa Lettera ai fratelli in camicia nera del 1936 in cui invitava i fascisti a ritornare al programma di piazza san Sepolcro. Palmiro Togliatti, otto anni dopo avrebbe fatto scoppiare quella che Pietro Nenni chiamò la "bomba Ercoli". Ercoli era il nick nane usato da Togliatti nella clandestinità e la bomba di cui aveva parlato Nenni era la cosiddetta svolta di Salerno, con la quale Togliatti aveva annunciato che i comunisti italiani non intendevano trasformare la guerra contro il fascismo in una guerra di classe per l'instaurazione del socialismo in Italia. Non solo, intendevano partecipare al nuovo governo assieme ai moderati e intendevano "sollevare la bandiera italiana dal fango in cui l'aveva gettata la monarchia". Ora, tenendo conto del fatto che nel mondo comunista non si muova foglia contro la volontà di Stalin, va da sé pensare che Togliatti avesse preso quell'iniziativa in accordo con lo stesso Stalin di cui era stato un fedele servitore nei suoi lunghi anni di esilio a Mosca. A Mosca i rappresentati dei "partiti comunisti fratelli" erano alloggiati all'hotel Luxor, da dove molti di essi furono portati via dalla polizia segreta e fatti sparire o alla Lubianka o in qualche campo di gioia e di lavoro del Gulag staliniano. I campi di concentramento staliniani si distinguevano da campi nazisti come Auschwitz-Birkenau che era un "campo di morte immediata". Essi erano campi di "morte differita", come la maggior parte dei campi di

9 concentramento nazisti. La vita si svolgeva in quei campi nel modo raccontato da Alexander Solzenitsyn in La giornata di Ivan Denisovic, da Evghenija Ginzburg in Viaggio nella vertigine, da Valerian Salamov in Kolyma, dove egli narra la morte del poeta Osip Maldelstam. Togliatti aveva sempre saputo dell'esistenza dei suddetti campi di concentramento e aveva sempre saputo anche che molti comunisti italiani erano caduti nelle grinfie di Stalin e della sua polizia segreta, ma non mosse un dito per salvarli. Il primo a parlare di queste vittime nel dopoguerra fu Alfonso Leonetti in una serie di articoli pubblicati su Il mondo e successivamente raccolti in un volumetto dal titolo Comunisti italiani vittime dello stalinismo in Urss. Alfonso Leonetti era noto nel mondo comnista per essere stato uno dei tre espulsi dal Pci al tempo della "svolta del '30". Gli altri due furono Tresso e Ravazzoli. Nessun dirigente comunista ha mai osato criticare il comportamento di Togliatti. Anzi, esso venne giustificato affermando che in quel modo Togliatti aveva voluto salvaguardare il partito dalle epurazioni staliane. Sia come sia, l'argomento ritornò di attualità nel Allora, lavoravo in un quotidiano della "nuova sinistra" e mi venne affidato l'incarico di fare u pezzo sulle nuove rivelazioni inerenti il comportamento di Togliatti durante gli anni del suo esilio moscovita. Io, presi la mia agenda, e cominciai a fare una serie di telefonate a storici, politologi, sovietologi e tutti mi risposero alo stesso modo. Non si trattava di uno scoop, ma si trattava di cose sapute e risapute. La risposta pià simpatica mi venne data da Vittorio Foa il quale mi chiese quanti anni avessi. Perché? - chiesi, a mia volta. Perché tutti coloro che hanno la mia età, rispose Foa e hanno fatto politica a quel tempo, hanno sempre saputo dei comunisti italiani trucidati da Stalin. E aggiunse. Scrivi pure che te l'ho detto io. Ora, qualcuno potrebbe chiedermi, cosa c'entra tutto questo con il problema da cui siamo partiti. Apparentemente c'entra come i cavoli a colazione. In realtà, anche in cavoli possono essere presi in considerazione per una colazione fuori del comune: rognoni padellati. Alfonso Leonetti affidò le proprie memorie a libri come Un comunista e Il cammino di un ordinovista. *** Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto questa mattina al Quirinale il Presidente del Consiglio EnricoLetta, con il Ministro per le Riforme Quagliariello, e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Franceschini. Poi ha incontrato anche il vicepremier e segretario Pdl Alfano. Di ieri l'ultimo richiamo dal Quirinale ai partiti a fare le 'scelte urgenti', a non scivolare 'verso l'inconcludenzà. In 18 mesi le riforme devono essere fatte, spiega il ministro Zanonato, e sono quelle istituzionali che ci

10 danno una legge elettoralediversa, che consenta al Paese di avere una governabilità certa'. Procedere a tappe serrate sul percorso delle riforme. Varare, forse già la prossima settimana e comunque prima del termine di fine giugno indicato dal Parlamento, il ddl costituzionale che disegnerà l'iter delle modifiche costituzionali. E' l'intenzione ribadita, secondo quanto si apprende, dal premier Enrico Letta e dai ministri Gaetano Quagliariello e Dario Franceschini nel colloquio di questa mattina al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nell'incontro al Quirinale si sarebbe parlato anche della commissione di esperti sulle riforme, che dovrebbe essere nominata con un decreto della presidenza del Consiglio già questa settimana. La composizione dell'organo, che avrà funzioni soltanto consultive, rientra nella piena discrezionalità del governo. L'orientamento espresso al capo dello Stato sarebbe al momento quello di invitare a farne parte venticinque 'teorici e pratici del diritto', tra i quali alcuni dei 'saggi' nominati dopo le elezioni da Napolitano. Il ddl costituzionale che disegnerà l'iter delle riforme dovrebbe approdare sul tavolo del Cdm già questa settimana, nel corso della riunione attesa per venerdì. E' quanto si apprende da fonti di governo, secondo le quali l'intenzione, anche in risposta alle sollecitazioni del Colle, é di varare il testo il prima possibile. *** "Sto girando la Sicilia inseguito dalle tv, dai cameraman: siete in onda su 'Piazza pulita'. Vanno in giro con truppettine" a cercare "qualcuno che odia il movimento e lo mandano in onda contro cinque stelle", ha detto Beppe Grillo a Leonforte, nell'ennese, tornando ad attaccare la televisione, facendo 'circondare' un cameraman dai presenti perché, ha detto, "io ho il diritto di non essere ripreso". "Noi abbiamo un cartello e lo dobbiamo mettere davanti a quei signori davanti alla telecamera" ha aggiunto, durante un comizio per le comunali in Sicilia, davanti a diverse migliaia di persone. Poi ha chiesto a "'Vermigli' di fare un servizio sulla tua televisione, chi l'ha comprata, anche a chi l'hanno regalata...". "Il 'nano' va eliminato - ha proseguito Grillo - non lo fa la sinistra, lo faremo noi, con le prossime elezioni. Al prossimo voto ci saremo soltanto noi e Berlusconi, e vinceremo. Faremo come la Protezione civile, governeremo sulle macerie che hanno lasciato... Hanno paura di noi, per questo mandano quei cessi a parlare di noi in televisione". "Piazza Pulita - ha scritto poi il leader M5S su Twitter - ha il diritto di riprenderci, noi di ricordargli che siamo al 57mo posto nel mondo per informazione". Beppe Grillo ha citato la scritta 'Informazione italiana 57esimo posto' che c'era sul cartello che ha fatto mettere davanti la telecamera di 'Piazza Pulita' che a Leonforte, nell'ennese, stava riprendendo un comizio del leader del M5s. "Uno spazio pubblico diventa partito quando in qualche misura quella identità soggiacciono ad alcune regole che devono valere per tutti. Tre su tutte: il principio di maggioranza (si può decidere a maggioranza); leader forte sì ma organi collegiali in cui si discute e ci si guarda in faccia, avendo ascoltato tutti; senso di fraternità, Walter la chiama comunità, dove la passione o l'interesse del leader viene messa al servizio di un destino comune", così parlò Guglielmo Epifani alla presentazione dell'ultimo libro di Walter Veltroni.

11 "Uno dei limiti profondi del nostro Paese è lo stato del sistema politico nella sua fragilità ma anche un sistema istituzionale in perenne transizione che non arriva mai in fondo". "Abbiamo un sistema istituzionale - ha aggiunto - che di volta in volta tenta di metter qualche aggiustatina". "Va bene un partito leggero, inclusivo, non burocratico, ma ci vuole un partito che abbia un'identità forte", ha spiegato Epifani. Questo, ha evidenziato, determina la "fragilità" del Pdemocrazia Ed Epifani lo ha paragonato ad un "fiume che vive dei suoi affluenti anche dopo che sono confluiti in esso". "In Italia tolto il Pd abbiamo una serie di partiti personali che, lo dico con rispetto nei confronti dei loro leader, sono i partiti più anti-democratici che esistono perché dipendono dai destini del leader". Epifani ha sottolineato come questo sia "preoccupante" perché si determina una asimmetria che non esiste in nessun altro Paese europeo. Ora, io avrei alcune osservazioni da fare a proposito dell'affermazione di Epifani circa il Pd che sarebbe l'unico partito democratico. A quel che si vede, esso è un partito di oligarchi. Le primarie sono una foglia di fico che servono a coprire le malefatte degli oligarchi, i quali hanno rifiutato di votare Rodotà, hanno bruciato Marini, hanno umiliato Prodi il quale era stato a sconfiggere Berlusconi in regolari elezioni politiche, che sono quelle le contano. Le primarie sono un vezzo americano che non risolve il problema vero che è quello della mancanza dì una classe politica degna di questo nome come la nomina di Epifani a segretario del Pd dimostra. Non sono riuscito a sentire ancora dai dirigenti del Pd un discorso politico nel senso vero e proprio della parola. Dalla loro bocca non è uscito ancora un progetto di società nel significato politico del termine, che non è quello di ragionare in astratto ma di porre dei paletti teorici. Non chiedo agli oligarchi del Pd di pronunciarsi su Rwals, Dworkin, Nozick, Dahl, Walzer, che per loro sono solo dei nomi di illustri sconosciuti. Chiedo loro di dire in modo chiaro e preciso cosa intendono fare del loro partito, quali progetti hanno per il nostro paese, perché essi non l'hanno ancora detto. L'occasione giusta per dirlo sarebbe stata la campagna elettorale, ma l'allora segretario del partito Pierluigi Bersani, troppo preoccupato a smacchiare il giaguaro, se l'è dimenticato. Un fatto comunque è certo. Nella crisi del Pd si riflette la crisi politica di un paese allo sbando, in balia degli eventi a difenderlo dai quali non basterà l'azione ai limiti della Costituzione di Giorgio Napolitano, il quale sembra avere fretta di passare lo scranno del Quirinale a Silvio Berlusconi, come si evince dai suoi ultimi interventi nei confronti del governo Letta, il quale sa di poter sempre contare sull'appoggio dello zio, braccio destro dello stesso Berlusconi. Se in Italia lo stato non funziona, non è colpa della Costituzione. Lo stato non funziona perché non ha mai funzionato. E non ha mai funzionato perché è sempre mancato agli italiani il senso dello stato, l'idea di appartenere ad uno stato; perché in Italia ha sempre prevalso e continua a prevalere l'attaccamento al "particulare". Perché il Risorgimento prima, la Resistenza poi, hanno mancato l'obiettivo di dare agli italiani una coscienza nazionale. ***

12 Molti anni fa l'economista britannico Michael Kidron coniò l'espressione warfare capitalism per evidenziare il ruolo fondamentale che a suo dire aveva svolto la spesa militare nel miracolo economico capitalistico del secondo dopoguerra. Il primo, però, a porre il problema del complesso militare industriale fu nientemeno che il presidente degli Usa, John Dwight Eisenhower nel suo farewell speech con il quale passava le consegne a John Fitzgerald Kennedy. Nel corso degli anni, numerosi studiosi si sono occupati del problema e qualcuno di essi si chiese se non fosse il caso di cambiare nome al sistema economico e sociale esistente e di chiamarlo non più capitalismo, ma pentagonismo, da Pentagono, simbolo del potere militare Usa. Negli stessi anni, Harry Magdoff, della Monthly Review. la famosa rivista socialista americana fondata da Paul Sweezy e da Leo Huberman, pubblicò The Age of Imperialism, un saggio in cui dimostrava il ruolo fondamentale svolto nella politica americana dal suddetto complesso militare industriale. L'Italia non fu seconda. Essa era ed è uno dei maggiori produttori ed esportatori di armi, alla faccia della Costituzione che stabilisce che l'italia aborre la guerra come strumento di offesa e mezzo per la soluzione delle controversie internazionali. Malgrado ciò, l'italia partecipò alla prima guerra del Golfo, nel corso della quale si fece abbattere dagli iracheni l'uno aereo delle forze d'invasione che essi riuscirono ad abbattere. E, auspice il governo D'Alema, essa partecipò alla guerra contro la repubblica federativa di Jugoslavia. Il complesso militare industriale fu il promotore anche della seconda guerra del Golfo grazie all'azione dei suoi uomini presenti nel governo americano e non si trattava di due membri qualsiasi, ma si trattava del vicepresidente Dick Cheney, il quale aveva affermato che la guerra contro l'iraq sarebbe stata "una passeggiata mangiando il gelato"; e del segretario alla difesa, Donald Rummy Rumsfled, inventore della flexible force strategy con la quale riformava la precedente overwhelming force strategy. elaborata da Colin Powell quando egli era, per dirla in italiano, capo di stato maggiore della difesa. In Italia, a parlare di queste cose, si rischia l'accusa fascista di vilipendio delle forze armate, laddove è chiaro come la luce del sole che le forze armate sono state, dai tempi della guerra di Troia, state al servizio del potere politico il quale agiva in nome e per conto del potere economico - circostanza questa che ha sempre impedito la possibilità di fare un discorso serio sulla conversione dell'industria bellica in industria civile. Chiarito ciò, passiamo alla cronaca. Con l'omaggio del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla tomba del Milite Ignoto al Vittoriano, sono cominciate le celebrazioni per la Festa nazionale della Repubblica. "Le Forze armate al servizio del Paese" è il tema della rassegna di quest'anno. Napolitano è giunto all'altare della Patria accompagnato dal ministro della Difesa Mario Mauro e dal capo di Stato maggiore della Difesa Luigi Binelli Mantelli. Sulle scale del Vittoriano, a ricevere il capo dello Stato, tra gli altri, il presidente del Senato, Piero Grasso, quello della Camera, Laura Boldrini, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Regione Nicola Zingaretti. La banda dell'esercito ha quindi intonato l'inno nazionale. Dopo l'alzabandiera solenne e la deposizione di una corona d'alloro sul sacello del Milite Ignoto, Napolitano ha lasciato Piazza Venezia per passare in rassegna le truppe. Alla parata in circa 3.300, tra militari e civili, ma niente cavalli, aerei e neppure le Frecce Tricolori. Anche i mezzi ridotti all'osso, in un'ottica di sobrietà e di austerity. Un'edizione che ricalca grosso modo quella dell'anno scorso, quando motivi economici imposero di dimezzare i numeri della parata 2011.

13 Come già successo il 25 aprile il presidente della Repubblica è rimasto alla base della scalea del Vittoriano, insieme alle altre autorità: solo i corazzieri sono saliti al sacello del milite ignoto per deporre la corona. E' quella che viene definita deposizione della corona "in forma staticà e che, secondo quanto si è appreso, verrà adottata d'ora in avanti. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, tra gli applausi della gente, ha raggiunto via del Fori Imperiali a bordo della Flaminia presidenziale scoperta, scortato dai corazzieri in motocicletta posto sul palco presidenziale dove sono presenti le massime autorità dello Stato. A rendergli gli onori un reparto di corazzieri che, anche per questa edizione della parata segnata dall'austerity, sono a piedi e non a cavallo. I costi sono stati stimati in un milione e mezzo di euro, contro i 2 milioni del 2012 e i 4 milioni e 400 mila del Qualcuno si ripara dal sole con un ombrellino, altri sventolano bandiere tricolori. I cittadini che stanno assistendo alla parata del 2 giugno su via dei Fori Imperiali sono uomini, donne, anziani e bambini. A chi chiede loro perché si trovano qui, molti rispondono "per passione". "Ero un militare - racconta Gianluca - e sono qui per la passione che ho per l'esercito, per questa festa che vedo come mia. Bisogna onorarla tutti gli anni perché per questa bandiera sono morte persone. Bisogna onorarla tutti i giorni e soprattutto oggi". Gli fa eco Francesco, catanese d'origine: "Sono venuto a Roma per assistere a una bella manifestazione, per vedere un po' di popolo romano. La giornata è bella, l'unica cosa che non mi piace è questa austerità". Stefania, dietro le transenne di via dei Fori Imperiali spiega di essere qui per "una passione per i valori dello stato e il corpo militare". Il 2 giugno secondo lei "ha un significato di appartenenza allo Stato". "Circondati dall'affetto della popolazione, essi hanno sfilato in modo impeccabile, ben rappresentando, con la compostezza del portamento, un Paese orgoglioso della propria storia e della propria cultura e determinato a superare l'attuale difficile contingenza": così Napolitano in un messaggio al ministro Mauro sulla parata. "La tradizionale Parata militare ha consentito anche quest'anno di unire cittadini e istituzioni nella celebrazione della nascita della Repubblica", ha detto Napolitano sottolineando la "determinazione" dell'italia ad uscire dalla "difficile contingenza". "In un contesto mondiale globalizzato, segnato da mutamenti profondi, da grandi progressi e insieme da nuove minacce nonchè dal permanere di antiche tensioni, le missioni di stabilizzazione intraprese dalle organizzazioni internazionali di cui l'italia è parte attiva costituiscono un contributo essenziale alla causa della pace, del progresso sociale e della collaborazione fra i popoli". Lo scrive il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, in occasione della Festa della Repubblica. "Rivolgo il mio pensiero deferente - dice Napolitano - alla memoria dei militari italiani che in ogni tempo e luogo hanno perso la vita al servizio della Patria: ieri, nel lungo e travagliato percorso che ha reso l'italia una nazione libera e democratica; oggi, in paesi attraversati da conflitti e devastazioni, in aiuto a popolazioni sofferenti che nella presenza delle Forze armate italiane trovano motivo di speranza e di fiducia. Il prestigio dell'italia nel consesso delle nazioni dipende in misura rilevante dall'operato sul campo - al servizio della comunità internazionale - dei nostri militari, cui sono unanimemente riconosciuti professionalità, impegno, umanità". "Alle grandi sfide emergenti - conclude il Presidente della Repubblica - le Forze armate italiane rispondono con concretezza e dinamismo, attraverso una radicale ed innovativa revisione dello strumento militare come quella di recente avviata,ispirata a criteri di qualificazione della spesa, razionalizzazione interforze e integrazione europea. Quest'ultima può e deve concorrere all'auspicata unità politica del continente. Ai soldati, marinai, avieri, carabinieri e finanzieri, di ogni ordine e grado ed in modo speciale a quanti in questo giorno di festa sono impegnati nei teatri operativi, giungano la gratitudine del popolo italiano e un fervido augurio. Viva le Forze armate, viva la

14 Repubblica, viva l'italia!" Il presidente Napolitano, conversando con i giornalisti nei giardini del Quirinale, ha espresso "apprezzamento per quello che hanno fatto le forze politiche", riferendosi alla decisione di formare un governo di larghe intese. "Una scelta che comporta sacrifici da parte dei singoli partiti, una scelta - ha aggiunto Napolitano - eccezionale e senza dubbio a termine". Il presidente della Repubblica ha ricordato infatti che quello delle riforme è "un processo molto complesso" e quindi è "importante tenere il ritmo". Il Capo dello Stato, rispondendo ai giornalisti, ha spiegato che quando ieri ha dato appuntamento al prossimo 2 giugno per avere un'italia serena, non intendeva assolutamente fornire una tempistica alle riforme. Ciò detto, Napolitano si è detto sicuro che "da qui ad un anno si capirà a che punto siamo, e allora tra un anno sarà chiara che l'italia si è data una prospettiva più serena e sicura. I partiti non devono essere più attaccati "alla propria bandiera, al proprio modello", di legge elettorale: "questa volta bisogna uscirne" e ciò non significa che si debba tornare per forza "ad un proporzionale puro", ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando con i giornalisti. Non dirò nulla sul contenuto delle riforme istituzionali" e su questo tema, sia oggi che nel futuro, "resterò assolutamente neutrale ", ha aggiunto il presidente Napolitano dai Giardini del Quirinale. Resistendo alle diverse domande dei giornalisti sul tema del presidenzialismo, il Capo dello Stato ha preferito ricordare che "questa questione è all'ordine del giorno della Commissione che si sta costituendo e sarà discusso nel comitato di esperti". Solo allora, ha aggiunto il presidente, "si entrerà nel merito". Infatti il presidente ricorda a tutti che è quella la sede per affrontare il complesso tema delle riforme. A chi gli faceva osservare il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha rilanciato oggi il presidenzialismo, Giorgio Napolitano si è limitato a replicare: "ognuno ha le sue convinzioni". "Circondati dall'affetto della popolazione, essi hanno sfilato in modo impeccabile, ben rappresentando, con la compostezza del portamento, un Paese orgoglioso della propria storia e della propria cultura e determinato a superare l'attuale difficile contingenza": così Napolitano in un messaggio al ministro Mauro sulla parata. L'elezione diretta del capo dello Stato? "Noi ci abbiamo provato l'anno scorso e purtroppo siamo riusciti solo al senato e non alla Camera. Adesso penso che potremo farcela perché anche da parte del Pd si stanno aprendo significativi spiragli". Lo ha detto il vicepremier e Ministro dell'interno Angelino Alfano rispondendo ai giornalisti al termine della parata per la festa della Repubblica. "Questa - ha proseguito - sarà anche un'ottima scelta per aumentare l'affetto dei cittadini nei confronti delle istituzioni". A chi gli chiedeva cosa ne pensasse dell'elezione diretta del capo dello Stato Alfano ha risposto: "Noi lo diciamo da tempo: siamo assolutamente d'accordo e nel 2012 abbiamo fatto una grande battaglia. La strada giusta - ha proseguito - è quella secondo cui i cittadini devono poter eleggere il presidente della repubblica. Se viene eletto direttamente dal popolo i cittadini potranno partecipare ad una grande gara democratica come succede in Francia e in America". Alfano ha sottolineato che "gli italiani già guardano con favore a quelle gare democratiche, quando si sceglie il presidente degli Usa o della Francia. Perché non consentirlo anche a loro?". Zero tasse agli imprenditori che assumono disoccupati; via l'imu e non aumento dell'iva; semplificazioni per chi vuole investire: "Se queste azioni funzioneranno noi potremmo avere una bella speranza per la seconda metà del 2013", ha detto il vicepremier Angelino Alfano. "Noi dobbiamo dare lavoro ai giovani - ha detto Alfano, parlando con i giornalisti al termine della parata per la festa della Republica e abbiamo una ricetta che può immediatamente offrire la possibilità che questo lavoro si crei, e cioé - ha spiegato - zero tasse per gli imprenditori che assumono giovani disoccupati. Chi assumerà questi ragazzi insomma non dovrà pagare quelle tasse che fin qui hanno rappresentato un disincentivo

15 all'assunzione". Inoltre, ha proseguito Alfano: "Attraverso le politiche fiscali di detassazione, come nel caso dell'eliminazione dell'imu, o di non appesantimento fiscale, come il non aumento dell'iva, si può ambire ad una ripresa dei consumi che è capace a sua volta di generare nuova intrapresa". Infine, "terzo ambito su cui puntiamo molto - ha aggiunto il ministro dell'interno - è quello delle semplificazioni. Chi ha degli euro in tasca e vuole investire deve poterlo fare immediatamente senza incorrere nei lacci e nei lacciuoli della burocrazia". "la nostra previsione è positiva", ha concluso il ministro: "Se queste azioni funzioneranno noi potremo avere una bela speranza per la seconda metà del 2013". Il Consiglio dei ministri ha fatto "una importante proposta che riguarda il finanziamento pubblico dei partiti e speriamo che il parlamento proceda rapidamente. Poi sarà il turno della legge elettorale, subito dopo le riforme costituzionali". Lo ha detto il vice premier Angelino Alfano, sottolineando che con la proposta del governo "abbiamo superato questi 20 anni di finanziamento pubblico per come sono stati conosciuti". Continuano i malumori nella maggioranza sulla proposta varata in consiglio dei ministri per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. I renziani criticano apertamente la legge e il ministro Bonino arriva a ipotizzare un referendum. Le opposizioni continuano a gridare alla truffa, e Letta taglia corto: "Il finanziamento pubblico ai partiti è un tema su cui si deciderà. A chi non piace la proposta presentata ieri, ne faccia altre, ma il tema é da affrontare". La prima ad esprimere i suoi mal di pancia è il ministro degli Esteri. Sul finanziamento pubblico, dice Emma Bonino, c'é stato "l'inizio di un processo compromissorio, ma non sono così fiduciosa che l'arrivo del ddl in parlamento migliori o chiarisca la situazione... Credo che i radicali potrebbero lanciarsi in una nuova campagna referendaria" per abrogarlo. Nel governo, il ministro della Difesa Mario Mauro (Sc) chiede un tetto per le spese dei partiti, per evitare "l'avvento di una plutocrazia". Il collega Giampiero D'Alia chiede il tetto anche per le donazioni, oltre a una legge per le lobby (legge chiesta anche da Pino Pisicchio di Centro democratico). Matteo Renzi si tiene prudente: "Io sono un sostenitore dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti da una vita. Ma non commento ciò che fa il governo", perché "ogni volta succede un casino". I suoi parlamentari si sbilanciano di più. "Il meccanismo del 2 per mille mi sembra prefiguri una sorta di obbligatorità che non mi piace affatto", dice il senatore Pd Andrea Marcucci, e la collega Rosa Maria Di Giorgi ribadisce "devono scegliere i cittadini, non possono esserci automatismi". Scontata l'approvazione del deputato lettiano Francesco Boccia ("riforma coraggiosa e innovativa"). Ma il suo collega Daniele Marantelli osserva che "in decenni di attività politica non ho mai incrociato eserciti di benefattori privati disinteressati". Anche fra i parlamentari Pdl la proposta del governo suscita perplessità. Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta propone che il 2x1000 "non optato" non vada ai partiti e che la stessa regola si applichi per l'8x1000 alle confessioni religiose. Il senatore Carlo Giovanardi reagisce stizzito, "non si possono confondere" le due cose, dice, ma Brunetta rimane della sua idea. "Legge dettata da una certa frenesia populista che non ci porterà da nessun parte", commenta il senatore Francesco Giro. Per la deputata Elena Centemero c'é il rischio di "rendere la politica esclusivo appannaggio di lobby e ricchi". All'opposizione, Beppe Grillo continua a sparare a zero: "Il finanziamento pubblico ai partiti è vivo e vegeto". Per Nichi Vendola quella del governo è "una riforma lontana dal'europa e con elementi di sola propaganda", mentre per Luca Zaia "si abbia il coraggio" di abolire "subito" il finanziamento pubblico "e non si aspetti il 2016". Antonio Di Pietro parla di "mossa propagandistica", mentre il suo ex alleato Antonio Ingroia è l'unico all'opposizione a giudicare positivamente il disegno di legge: "E' un buon punto di partenza". "Ho fatto la Tv per 40 anni, la tv fa male non per quello che viene detto ma per quello che si vede. Noi non andremo in tv, noi la occuperemo". Lo ha detto Beppe Grillo ad un comizio a Marina di Ragusa,

16 frazione di Ragusa, per le Comunali in Sicilia. "Napolitano, fatti in esame di coscienza, andavi da Roma a Bruxelles con un volo da 66 euro e te ne facevi rimborsare 800, non hai infranto la legge, ma l'etica si". Lo ha detto Beppe Grillo, intervenuto a Marina di Ragusa ad un comizio per le Comunali in Sicilia. "Sempre a dire che i grillini - aveva prima detto Grillo - sanno solo dire di no, noi da quando siamo in Parlamento abbiamo fatto le leggi ma la stampa non lo dice, ci hanno copiato il programma e poi volevano i voti dei nostri parlamentari per raggiungere il quorum. Se volevano mandare a a casa Berlusconi, dovevano votare Rodotà e Prodi, invece, hanno fatto altre scelte, eleggendo Napolitano che ormai solo vigila. Sono accusato di vilipendio perché lui, mentre si raddoppiava la carriera, ha dato mandato alla Cancellieri di andare a casa di 21 giovani per avere detto cose sgradevoli al presidente della Repubblica". "Lo Stato non sa più dove prendere i soldi e specula sulla povera gente, siamo dalla parte dei cittadini che vogliono togliere le macchinette del gioco d'azzardo dai centri commerciali. E' uno Stato che crea ansia, che ricatta e che manda la Guardia di Finanza a controllare i bed and breakfast mentre si fa scappare 21 miliardi dal Monte dei Paschi di Siena". Lo ha detto Beppe Grillo in una tappa del suo tour per le comunali a Marina di Ragusa. "Questo Paese sta esplodendo, è finito dal punto di vista economico e politico: siamo nelle macerie". Lo ha affermato Beppe Grillo in un comizio a Marina di Ragusa a sostegno del Movimento 5 stelle per le Comunali in Sicilia. Il leader del M5s è tornato ad attaccare il giornalisti, il Pd di avere voluto l'accordo col Pdl, a definire il presidente del Consiglio, Enrico Letta, "uno che per 20 anni è stato lì, a 10mila euro al mese, al fare il nipote di suo zio" Gianni. Grillo sta parlando davanti ad una platea di centinaia di persone. "Il governo fa solo proclami e si balocca con il presidenzialismo, la legge elettorale che verrà sotto gli occhi vigili di Napolitano, la presa per il culo del falso taglio al finanziamento dei partiti,la legge per eliminare M5S dal parlamento, la nuova Costituzione e altre amenità". Lo scrive Beppe Grillo, sottolineando che l'italia è al collasso. Il titolo del post è "L'Italia è come un cammello", e scrive Grillo in conclusione, "il cammello Italia collasserà e gli italiani, ignari, lo verranno a sapere in prima serata, dopo la pubblicità e prima degli elicotteri". Per Grillo, infatti, "Capitan Findus Letta" fa parte dei "venditori di miraggi". "Il cuore dell'uomo - premette - è come un cammello che, se debilitato, può morire all'improvviso sotto sforzo, senza dar prima alcun segno. Il nostro cuore sopporta qualunque cosa, compensa ogni problema del corpo e poi cede di schianto. L'Italia è come un cammello. Nelle gobbe non ha più acqua e davanti un deserto che sembra non avere fine". "Secondo uno studio della Cgil - sottolinea - ci vogliono 13 anni per tornare al Pil del 2007 e 63 anni per avere lo stesso livello di occupati. Sessantatre anni? Sembra la marcia di Mosé nel deserto del Sur verso la Terra Promessa. La disoccupazione (ufficiale) è del 12,8% (in realtà considerando gli scoraggiati, chi il lavoro non lo cerca più, è intorno al 20%). La peggiore dal I giovani disoccupati sono il 40%. Il Sud è diventato terra di emigrazione come nell'ottocento. Il debito pubblico batte ogni mese un record, a marzo è arrivato a 2034 miliardi di euro, un aumento di 6 miliardi da febbraio (2028 mil.). Gli interessi annui sul debito aumentano, hanno raggiunto circa 100 miliardi all'anno. Per Banca d'italia il Pil del 2012 è stato inferiore del 7 per cento rispetto a quello del 2007, il reddito disponibile delle famiglie del 9 per cento, la produzione di un quarto. Chiude un'impresa al minuto, ma con l'aumento dell'iva da luglio dal 21 al 22 per cento, che porterà in dote 200 euro di costi in più per famiglia (fonte Adusbef), la mortalità è destinata ad aumentare. Si comprerà di meno, si produrrà di meno, anche beni di prima necessità. L'Ocse ha tagliato le stime del nostro Pil a meno 1,8% il 2013, valutazione più che ottimistica. Tradotto in disoccupazione significa perdere circa un milione di posti di lavoro". "Le gobbe del cammello Italia sono aride, ma i venditori di miraggi si moltiplicano. Le oasi di Capitan Findus Letta: "La priorità assoluta è il lavoro, ridurre le tasse sul lavoro, poi ci sono altre priorità, come la casa... abbiamo

17 lanciato un grande messaggio per dare lavoro alle imprese, per fare efficientamento energetico, per fare ripartire il settore dei mobili e dell'edilizia". Europa +33%, con Milano tra le migliori in aumento del 39% e mercati Usa leggermente meno forti (+29%). Le Borse sono ai massimi degli ultimi cinque anni anche se l'economia non riparte: la domanda è se possono continuare a tenere e la risposta degli operatori è quasi sempre positiva. Però sta arrivando l'estate, da sempre il momento delle grandi tempeste e la prossima settimana secondo gli analisti servirà a indirizzare i mesi più caldi, con appuntamenti cruciali quasi tutti i giorni. Anche perché l'ultima parte di maggio qualche temporale l'ha riservato, dopo un periodo abbastanza tranquillo in costante recupero. La settimana scorsa si è tra l'altro chiusa in un clima negativo, attenuato solo dal dato della fiducia negli Stati Uniti migliore delle stime, che ha permesso ai listini di contenere le perdite. Ma l'ottimismo - anche tra i pochi operatori di Piazza Affari rimasti nel week end a preparare l'apertura di settimana dei mercati - rimane, con l'attenzione rivolta ai molti segnali che sono in calendario per i prossimi giorni. Si apre subito con l'indice Pmi europeo e - più importante - con l'andamento del settore manifatturiero statunitense. Martedì toccherà alla bilancia commerciale Usa, ma la giornata clou sarà quella di mercoledì: tra i tanti dati macroeconomici cui guardano i mercati, ci sono anche quelli del Pil europeo e l'ism non manifatturiero d'oltreoceano. Ma è probabile che rimangano tutti fermi fino a sera, quando la Federal reserve pubblicherà il suo 'beige book' con le indicazioni sulla politica monetaria. Anche perché fino a oggi la contraddizione è stata evidente: le Borse hanno temuto maggiormente dati economici positivi piuttosto che negativi, in quanto si prevede che la Fed possa ridurre le sue misure di sostegno alla liquidità non appena arrivi la prima ripresa. Ma non è finita: il giorno dopo il book della Federal reserve, toccherà a Mario Draghi, che giovedì a inizio pomeriggio, quindi a mercati aperti, terrà la conferenza stampa pre-estiva. Infine venerdì, con gli attesissimi dati dell'occupazione negli Usa: i senza lavoro al momento si tengono sul confortante livello del 7,5%, una quota che le stime pensano venga confermata. "Qualche turbolenza in più rispetto alle Borse la prevediamo nel mercato dei titoli di Stato, anche se per ora l'italia ha tenuto bene", dice un operatore del comparto, che poco guarda alle improbabili decisioni della Bce di metà settimana sui tassi e più a un segnale "preoccupante": il maggior gruppo di investimento mondiale in titoli di Stato, la statunitense Pimco, starebbe analizzando ulteriori vendite di bond europei in quanto teme ulteriori downgrade dal parte delle agenzia di rating sul debito sovrano di diversi Paesi europei. Una volta si diceva che i salmi finivano in gloria. Oggi che, per parafrasare Hegel, la lettura dei listini di borsa ha sostituito le preghiere del mattino, potremo di che tutti i salmi finiscono con una lode al capitale finanziario, il quale, malgrado la crisi continua a fare profitti sulle spalle dell'economia reale grazie, fra l'altro, ai buoni uffici del complesso militare industriale la cui ddomanda di ben prodotti dall'industria bellica non mostra segni di cedimento. Come affermava il titolo di un vecchio film con Alberto Sordi, Finché c'è guerra c'è speranza. ***

18 L'Italia non si piega alla crisi, alla quale deve reagire con uno sforzo comune con l'obiettivo di raggiungere una nuova prospettiva, 'piu' serena e sicurà, entro il prossimo anno. E' l'appello di Napolitano per il 2 giugno. Il Presidente invita ognuno a fare la sua parte per la crescita ed ai partiti rimarca: ho accettato il bis, ora tocca a loro confrontarsi. Poi avverte che vigilerà 'perche' non si scivoli verso rigidità e inconcludenze. Dal presidente sono anche venute parole sulla disoccupazione giovanile, 'in Ue problema numero 1', e apprezzamento sull'accordo sulla rappresentanza tra sindacati e confindustria. La priorità del governo è la "riduzione delle tasse sul lavoro per creare" nuovi posti. Lo ha detto il premier, Enrico Letta, intervenendo al Festival dell'economia. Il governo italiano si presenterà al vertice europeo del giugno con "un piano di interventi" e la priorità "é la riduzione della disoccupazione giovanile sotto la soglia del 30%", ha detto Letta. "Vedo fondamentale la scadenza alle elezioni europee dell'anno prossimo, che saranno le più importanti della storia. Se non facciamo la svolta, avremo il Parlamento europeo più antieuropeo della storia". Ad affermarlo è stato il premier in un incontro con l'economista Tito Boeri. "O l'europa - ha sottolineato - diventa in mesi quello strumento di democrazia della globalizzazione, di sovranità condivisa, oppure non la tocchiamo più e resta in mano ad altri". "Vivo con una certa preoccupazione - ha aggiunto - questa fase della vita europea, perché vedo uno scollamento della percezione del cittadino europeo, italiano o portoghese che sia, e la percezione delle leadership europee nel dare risposte". "Le preoccupazioni sono enormi - ha proseguito - perché la crisi del 2009 è stata percepita prima dagli ambienti accademici, poi è entrata nella carne viva. E oggi, inerzialmente, la percezione dei nostri popoli è un misto tra rassegnazione tra un'europa che non riesce a dare risposte e animosità. L'Europa non basta, anzi è foriera di brutte notizie. Si dice 'siamo usciti dalla procedura di deficit eccessivo e dov'é il vantaggio?'". "L'Europa è morta a Sarajevo, è morta a Srebrenica". Letta ha ricordato come l'unione europea in questi anni "non sia riuscita ad affrontare certe situazioni e certi temi". Per questo il primo ministro auspica che l'europa abbia "un proprio ministro degli esteri". "E' sbagliato dare tutta la colpa al rigore. Il tema è la non politica. Gli Stati Uniti sono un'architettura unitaria che ha preso decisioni in tempo reale, l'europa no". Così il premier a proposito delle politiche di austerity in Europa. Unico esempio contrario la decisione della Banca centrale, "prima della quale ci furono 28 vertici europei, con relativi annunci: un'incapacità delle istituzioni di decidere". "I 18 mesi che ci siamo dati è il tempo giusto per completare l'iter di riforme", secondo il premer. "La riforma del Titolo V della Costituzione va cambiata. E' da rivedere. Lì dentro c'é qualcosa che non funziona". "Siamo qui e dico che non è più tempo di leggi ordinarie che si diano addosso una con l'altra. Se i Costituenti hanno pensato procedure complesse una ragione c'era. Andremo in quella direzione e il Trentino conosce bene i temi con la sua autonomia. Il presidente Napolitano - ha evidenziato - ha ribadito che serve andare in questa direzione". Questo "governo è eccezionale e non si ripeterà", ha spiegato il presidente del Consiglio.

19 Anche se l'italia intercetterà la ripresa ci vorranno 63 anni per recuperare i livelli occupazionali del Solo nel 2076, cioe', si tornerebbe alle unita' di lavoro standard nel E' quanto risulta da uno studio dell' ufficio economico Cgil che prende come punto di partenza il contesto attuale. Nello studio della Cgil 'La ripresa dell'anno dopo - Serve un Piano del Lavoro per la crescita e l'occupazione", si simulano però alcune ipotesi di ripresa, nell'ambito delle attuali tendenze e senza che si prevedano modifiche significative di politica economica, sia nazionale che europea, per dimostrare la necessità di "un cambio di paradigma: partire dal lavoro per produrre crescita". Se quello delineato inizialmente è quindi lo scenario peggiore, lo studio Cgil prende in considerazione "ipotesi più ottimistiche" legate alla proiezione di un livello di crescita pari a quello medio registrato nel periodo , ovvero del +1,6%. In questo caso il risultato prevede che il livello del Pil, dell'occupazione e dei salari verrebbe ripristinato nel 2020 (7 anni dopo il 2013) mentre quello della produttività nel 2017 e il livello degli investimenti nel 2024 (12 anni dopo il 2013). Lo studio della Cgil calcola inoltre anche la perdita cumulata generata dalla crisi, cioé il livello potenziale di crescita che si sarebbe registrato nel caso in cui la crisi non ci fosse mai stata, e che è pari a 276 miliardi di euro di Pil (in termini nominali oltre 385 miliardi, circa il 20% del Pil). Uno studio, quindi, funzionale alla Cgil per rivendicare la centralità del lavoro. "Per uscire dalla crisi e recuperare la crescita potenziale occorre un cambio di paradigma", osserva il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, secondo il quale "per non attendere che sia un'altra generazione ad assistere all'eventuale uscita da questa crisi, e ritrovare nel breve periodo la via della ripresa e della crescita occupazionale, occorre proprio partire dalla creazione di lavoro". Con la ripresa annunciata per il 2014 l'italia impiegherà tredici anni per ritornare al livello del Pil del 2007, rivela lo studio dal titolo 'La ripresa dell'anno dopo - Serve un Piano del Lavoro per la crescita e l'occupazione'. La firma dell'accordo sulla rappresentanza tra la Confindustria e i sindacati "rappresenta un avvenimento di prima grandezza per il Paese. È un segno importante e incoraggiante di volontà costruttiva e di coesione sociale". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sull'accordo raggiunto ieri. Cgil, Cisl e Uil e Confindustria hanno raggiunto l'accordo sulla rappresentanza e la democrazia sindacale. I leader dei sindacati Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti ed il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, hanno siglato l'intesa dopo 4 ore di confronto. Con l'accordo interconfederale si introducono nuove regole per misurare la rappresentativita' delle organizzazioni sindacali, certificare gli iscritti e il voto dei lavoratori e a dare certezza agli accordi sindacali, che una volta approvati e ratificati a maggioranza semplice varranno effettivamente per tutti.. ''E' un accordo storico'', commentano Camusso e Squinzi. ''un accordo che mette fine ad una lunga stagione di divisioni'', aggiunge il leader della Cgil.''Dopo 60 anni definiamo le regole per la rappresentanza, che ci permette di avere contratti nazionali pienamente esigibili'', sottolinea il presidente di Confindustria. Si prevedono infatti regole per ''l'esercizio del diritto di sciopero e sanzioni per mancato rispetto e le conseguenti violazioni'', sottolinea ancora Squinzi. "E' una svolta davvero importante nelle relazioni industriali", dice il leader della Cisl, Raffaele

20 Bonanni. "La Cisl è molto contenta. Abbiamo perseguito con molta forza questo obiettivo"."e' un accordo importante che regolerà i rapporti, le relazioni industriali in modo più chiaro e trasparente. La dimostrazione che le parti sociali sono capaci di autoregolarsi'', spiega il leader della Uil, Luigi Angeletti. Il plauso all'accordo arriva anche dal premier Enrico Letta che twitta: ''Una bella notizia l'accordo appena firmato Confindustria-sindacati: è il momento di unire, non di dividere per combattere la disoccupazione''. Con questo accordo si mettono nero su bianco le regole per certificare gli iscritti e il voto dei lavoratori, indicando la soglia del 5% per sedere al tavolo della contrattazione nazionale. Nel settore privato, come gia' accade da 20 anni nel pubblico impiego, la rappresentativita' verra' misurata attraverso l'incrocio, il mix tra numero degli iscritti e voto proporzionale delle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie). L'intesa indica anche le regole per validare gli accordi, definiti dalle organizzazioni sindacali che rappresentano almeno il 50% piu' uno, cioe' la maggioranza semplice. La stessa maggioranza semplice richiesta per la consultazione certificata dei lavoratori, il voto a cui cioe' verranno sottoposti gli stessi accordi. Cosi' se un contratto nazionale e' sottoscritto dal 50% piu' uno della rappresentanza sindacale ''tutti -chiarisce Squinzi- sono tenuti a rispettare quanto stabilito da quel contratto'' Ora cosa dire di tutto ciò? Quello che si può dire di tutto ciò, esclusa la chiara provocazione della CGIL sul 2076, è che si tratta di preoccupazioni e accordi che sono condivisibili, ma che, ancora una volta il problema è un altro. Il problema, lo ripeterò alla nausea, è il denaro. Il problema sono le banche. Il problema è il debito pubblico finanziato dalle banche. Il problema è che, come scrisse Federico Caffè, ancora nel 1971, in Italia non s'è mai data la giusta importanza al problema del lavoro. Il problema del lavoro è oggi venuto al pettine e nessuno sa o non vuole sapere come risolverlo. *** Perché non riusciamo a risolvere i nostri problemi economici? Perché non riusciamo a uscire dalla crisi? Rispondere a queste domande non è facile. Molti sono infatti i motivi che ci impediscono di risolvere i nostri problemi economici. L'economista indiano R.Rajan ne ha parlato nel libro Terremoti finanziari. Qui, mi interessa trattare brevemente di uno di essi, di carattere prettamente teorico, anzi, per essere preciso, di filosofia dell'economia. Si tratta infatti della nozione di economico - un concetto la cui origine viene attribuita a Adam Smith il quale avrebbe fornito in Ricchezza delle nazioni le prove dell'autonomia dell'economico. In realtà, si può parlare di economia solo in riferimento alla società. L'economia è un fenomeno sociale per sua natura. Inoltre, esistono o sono esistite diverse forme di organizzazione economica: alcune basate sulla redistribuzione, altre sul dono, altre sulla reciprocità. Vedi le ricerche di M. Mauss e di K. Polany. Infine, non va dimenticato che la ricerca del massimo profitto non è l'unico scopo possibile dell'azione umana. Esiste, come ha spiegato T. Nagel, anche l'altruismo; esistono cioè delle

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