LA VOCE DEI BORGHI. Comunità Pastorale Beato Scalabrini

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1 LA VOCE DEI BORGHI Comunità Pastorale Beato Scalabrini SETTEMBRE 2014

2 Bimestrale della Comunità Cristiana dei santi Bartolomeo e Rocco in Como nuova edizione: ANNO VI N SETTEMBRE 2014 Sede: via Milano 161 Como telefono Autorizzazione: Registrato presso il Tribunale di Como Autorizzazione n. 19/88 Direttore Responsabile: Rosaria Marchesi Redazione: don Christian Bricola, Antonia Cairoli, Natale Gagliardi, Giorgio Mondelli, Maurizio Gagliardi, Giuseppe Villani, Maria Canziani. Collaborazione grafica Attilio Merazzi A questo numero hanno, inoltre, collaborato: Anna Picchi, Padre Giovanni, Don Giorgio, Don Giuseppe, Pietro Mazza, Fam. Pensotti cons. parr. Azione Cattolica, Valentina, Serena e Beatrice, Alessandro, Keit e Lara, Nicoletta Ruggero Tipografia: Grafica Marelli s.n.c. via Leonardo da Vinci Como Tel Fax Per inserti Pubblicitari Attilio Merazzi Per distribuzione Silvana Cappellini 3 4/ Editoriale Affidiamoci alla Madonna di don Christian Beata Giovannina Franchi La carità nella città di Anna Picchi Don Michele Un prete novello: un dono per noi. di Rosaria Marchesi Don Giuseppe Quella Messa in carcere e libertà. di Padre Giovanni Vita comunitaria Nuovo seminario minore? di don Giorgio Don Giuseppe Diario dell ex vicario di don Giuseppe Famiglia Famiglia: sinodo al via di Anna e Giorgio Mondelli Le vie dei credenti L induismo di Antonia Cairoli Vita comunitaria Chi ci da il pane quotidiano? di Rosaria Marchesi Azione cattolica Fino ai confini del mondo di Pietro Mazza Perché la vostra gioia sia piena di fam. Pensotti Ottant anni e non sentirli del consiglio di AC Oratorio Don Beps: 2 anni brevi ma intensi di animatori Oratorio Sui monti con Francesco di Valentina, Serena, Beatrice E brillerà la tua luce di Alessandro, Keit, Lara Oratorio Grest 2014: Piano Terra di Nicoletta Ruggiero Oratorio Cyberbullo non alzare la Grest di Giuseppe Villani Storia del borgo Edilizia fresca nel borgo di Natale Gagliardi Registri parrocchiali Defunti, battesimi, sposi Ristrutturazione oratorio In attesa dell ultimo lotto di don Christian Appuntamenti e numeri utili Programma pastorale 2

3 Affidiamoci alla Madonna! Editoriale di don Christian Carissimi parrocchiani di san Rocco e san Bartolomeo, anche quest anno riprendiamo il nostro cammino con la festa della Madonna Addolorata e con la festa della Madonna del Rosario. Purtroppo i nostri santi patroni, essendo la loro ricorrenza in agosto, non sono molto festeggiati, però abbiamo questa forte devozione mariana che ci deve invogliare ad affidarci a Maria. Innanzitutto, dobbiamo affidare alla Madonna noi stessi: la nostra vita, i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, i nostri desideri e anche i nostri sogni. Poi, le persone a cui vogliamo bene: le nostre famiglie, i nostri bambini, i nostri ammalati, i nostri poveri. Tutti dobbiamo infilarci sotto il manto di Maria per trovare grazia e benedizione. Tutti dobbiamo metterci nella mani della Mamma del Cielo perché ci prenda per mano e ci conduca da Gesù, il suo Figlio amato. Fidiamoci di Dio e della Madonna, fidiamoci di quello che loro hanno pensato per noi, fidiamoci dei loro progetti sulla nostra vita. Ben sapendo, che ci affidiamo a una Mamma che ci vuole bene e questo dovrebbe bastare per donarci la pace. Maria, Madre Nostra: prega per noi! Inoltre, dobbiamo affidare alla Madonna anche tutta la nostra comunità beato Scalabrini. Affidiamo alla Madonna le persone ma anche le iniziative: l annuncio del vangelo, la celebrazione dei misteri di Dio, la testimonianza della carità. Affidiamo a Maria il nostro oratorio, grembo fecondo che deve generare alla fede i piccoli che il Signore ci ha affidati. Affidiamo alla Madonna il cammino di quest anno in cui siamo chiamati a crescere e a maturare perché la nostra fede diventi operosa, il nostro impegno sia costante, il nostro servizio sia responsabile, la nostra partecipazione sia intelligente, il nostro affezionamento alla parrocchia sgorghi dal cuore. Da una parte dobbiamo interrogarci e riflettere su questi argomenti, dall altra dobbiamo guardare a Maria e seguire il suo esempio perché in Lei vediamo come deve essere anche la Chiesa. E per poter assomigliare a Maria, una comunità deve sempre convertirsi e rinnovarsi perché possa risplendere il volto del Signore Gesù. Maria, Madre della Chiesa: prega per noi! Infine, affidiamo alla Madonna don Giuseppe che ha iniziato il suo servizio a Cittiglio, don Michele che è arrivato nella nostra comunità, don Giorgio che ha compiuto 60 anni, e don Vito che quest anno festeggia 40 anni di sacerdozio. Maria Madre dei sacerdoti: prega per noi! Maria, Madre nostra Madre della chiesa Madre dei sacerdoti Prega per noi! 3

4 Beata Giovannina Franchi Giovannina Franchi, la carità nella città di Anna Picchi 4 La nostra diocesi è in festa per la beatificazione di Giovannina Franchi, fondatrice delle suore infermiere dell Addolorata L iter, avviato nel 1994 con un solenne rito presieduto da mons. Maggiolini, si è concluso e il 20 settembre 2014 Giovannina Franchi, fondatrice delle Suore Infermiere dell Addolorata, è solennemente proclamata beata, dopo un processo storico che ha minuziosamente ripercorso i fatti raccontati dai documenti, esaminato gli scritti della Serva di Dio, constatato la validità del miracolo ottenuto grazie alla sua intercessione. Como, ai tempi, si trovava sotto il dominio francese dal Le difficoltà economiche causate dalle guerre, da un economia chiusa, in aggiunta alle epidemie che con crudele sistematicità si diffondevano sostenute dalle pessime condizioni igieniche e da una scarsa alimentazione, avevano favorito il radicarsi di una povertà cronicizzata che spingeva spesso alla mendicità. Giovannina nasce il 24 giugno 1807 nel palazzo di famiglia in Contrada della Città (ora via Cinque Giornate), da Giuseppe Franchi e da Giuseppa Mazza sposatisi in S. Provino nel Viene battezzata il giorno successivo. È la secondogenita di una bella nidiata di fratelli: Carolina, Antonia, Adelaide, Angela, Luigi e Pietro. La famiglia Franchi conduce una vita sobria, senza troppe pretese, fra la casa posta nella parrocchia della cattedrale e i possedimenti di Drezzo, di Grandate e di Camnago. Il padre riveste numerosi incarichi di prestigio per conto del Governo Austriaco. Giovannina da bambina viene affidata al monastero della Vi- sitazione come è consuetudine nelle nobili famiglie comasche. La storia di questa istituzione è interessante e racconta la capacità di adattamento delle monache in origine Cappuccine; soppresse dall Imperatore austriaco Giuseppe II, ottennero di proseguire nella vita comunitaria inserendosi nella famiglia religiosa delle Visitandine. Persino durante il governo francese non interruppero né vita comune né insegnamento limitandosi a indossare abiti secolari e accettando i programmi scolastici decisi dall autorità napoleonica. Nel 1815, a restaurazione avviata, ripreso l abito monacale, Madre Maria Delfina Gambarana proveniente da Milano, ebbe il compito di trasmettere alla comunità lo spirito della Visitazione, secondo gli insegnamenti di San Francesco di Sales e Santa Giovanna di Chantal. Giovannina viene messa in educandato in questo felice e fervoroso periodo, in una comunità di consolidata tradizione, ma con una nuova regola da assimilare e vivere. Il monastero di San Carlo era situato a Porta Sala, là dove è ora la Posta Centrale, e le educande, una volta entrate, ne uscivano solo a d istruzione completata, intorno ai diciott anni. Nel 1824, Giovannina rientra in famiglia. Sappiamo poco degli anni trascorsi da Giovannina nella casa in Contrada della Città. Le sorelle e i fratelli si sposano. Persino Giovanna pare fidanzata. Nel 1849 muore la madre e nel 1852 il padre. Fuori le strade, così vicine nella ristretta geografia della città, così lontane nel modo di vivere, suggeriscono che la vita dopotutto potrebbe essere diversa anche per lei. Bisogna solo girare l angolo, bisogna infilare portoni e scale diverse All inizio, forse, Giovannina desidera semplicemente fare qualcosa di concreto per i poveri suoi vicini di casa, gli operai, i lavoratori che abitano nelle strade della Cortesella, un quartiere densamente abitato che molte botteghe, magazzini, osterie, il macello stesso rendono molto frequentato, con vie e vicoli serrati dalle case buie e malsane dove le famiglie vivono in stretti locali dividendo spesso lo spazio con i telai ingombranti. La chiesa di S. Nazaro, una delle più antiche della città non è più parrocchia dalla fine del 700 ma, dipendendo ora dalla Cattedrale, è aperta al culto e è sempre molto amata e frequentata dal popolo intorno. Un desiderio in Giovannina, dicevamo, forse persino il disagio di vi-

5 vere una vita protetta e sicura con la consapevolezza che non per tutti è così. Ma le idee, anche le migliori, hanno bisogno di essere essere espresse e motivate: ciò che potrebbe essere solo una velleità, ha bisogno di uno sguardo altro, di un interlocutore per diventare progetto. Quasi sempre all inizio di un impresa, di una fondazione non c è mai una persona sola; e a Como don Gian Abbondio Crotti arrivò dalla Valtellina, dove era nato nel 1802, dove aveva insegnato e svolto il suo ministero a Tirano e si era assunto il compito di assistere gli ammalati durante un epidemia di colera, di far catechismo ai detenuti e ai catecumeni. Nominato Canonico Penitenziere in Cattedrale, don Crotti è anche confessore al monastero della Visitazione ancora frequentato dalle Franchi; Duomo e Monastero sono i luoghi in cui è stato possibile un incontro. Unicamente con l aiuto di un sacerdote, nella vecchia Como, sarebbe possibile realizzare quanto sogna Giovannina. Giovannina pensa ai malati poveri, suoi vicini di casa; agli operai in abitazioni e luoghi di lavoro malsani, che lavorano con salari miserevoli di pura sussistenza, dall alba al tramonto, sostenuti da un alimentazione insufficiente; peggio, poi, per donne e bambini impiegati in gran numero negli opifici, con paghe ancor più ridotte. Sa delle malattie che affliggono bambini e adulti: la pellagra, legata a carenze alimentari, il tifo, il morbillo, il colera, le infiammazioni polmonari e ossee; poi la tubercolosi, definita il flagello del XIX secolo, che democraticamente colpisce poveri e ricchi nelle città caratterizzate da scarse condizioni igieniche, e che a Como ottenne il triste primato negli anni per la più alta mortalità. Giovannina sa degli artigiani, dei lavoratori che inattivi a causa delle malattie, non abbastanza poveri per essere curati gratuitamente all Ospedale, rimangono però senza salario, dunque senza risorse per sé e per le famiglie, dovendo anche provvedere alle proprie cure. Quanti ammalati lasciati soli, in abitazioni inadeguate; le donne soprattutto, vittime designate in ogni situazione di crisi, destinate a lavorare il doppio e a mangiare la metà. Giovannina sente di poter rispondere a queste esigenze così forti e impellenti che riconosce intorno a sé. Non è presunzione la sua, ma la certezza che se viene in mente una soluzione buona, allora si troverà il modo di realizzarla con l aiuto di Dio; Giovannina offre se stessa, i suoi beni. Tutto, senza porre limiti di alcun genere e accettando di essere esclusa dalla cerchia familiare. (continua) Biografia Giovannina Franchi nasce a Como il 24 giugno Viene battezzata in Duomo e riceve il sacramento della Confermazione nella cappella di san Michele. Dal 1814 al 1824 si forma nell Educandato di san Carlo delle suore Visitandine di Como. Rientra in famiglia a 18 anni; si dedica all insegnamento del catechismo e alle opere di carità. Sollecitata dal suo direttore spirituale, il canonico Giovanni Crotti, nel 1853 comincia il suo cammino di toltale dedizione ai fratelli sofferenti. Si spoglia delle sue ricchezze mettendole a disposizione dei bisognosi e apre in via Vitani, con tre compagne, la prima casa di accoglienza per ammalati e convalescenti, prestando assistenza a domicilio a coloro che non potevano essere accolti nel nosocomio della città. Madre Franchi stilò per sé e le sue consorelle una Regola di vita essenziale: Prediligere i malati gravi e moribondi, perché più soli e più vicini all incontro con Dio; considerare la viva presenza di Cristo nell Eucaristia e nella persona sofferente; mostrarsi coraggiose e umili nel tempo stesso, pazienti e cortesi nelle maniere, amanti del silenzio e della fatica, bene disposte all assistenza degli infermi e a qualunque opera di carità. Dopo aver dedicato interamente la sua vita l aiuto generoso dei bisognosi colpita dal vaiolo per contagio nella cura degli infermi, Giovannina Franchi si spegne il 23 febbraio del Nell annuncio delle consorelle per la sua morte si legge: Oggi cadde un seme ch era il sostegno di tutte noi e di tutti i poveri della Città. Beata Giovannina Franchi Mette le sue ricchezze a disposizione dei bisognosi e apre in via Vitani la prima casa di accoglienza per malati 5

6 Don Michele Un prete novello: un dono per noi! Intervista di Rosaria a don Michele 6 Iniziamo a conoscere don Michele, il nuovo vicario del nostro Oratorio, che il Vescovo ha mandato tra noi La nostra comunità dopo aver salutato don Giuseppe accoglie a braccia aperte don Michele. Avremo tempo per conoscerlo, farci conoscere e, soprattutto, volergli bene. Siamo però un po curiosi e qualche notizia sul nostro nuovo vicario la vogliamo subito. Don Michele Pitino è stato ordinato sacerdote lo scorso giugno e proviene da Tirano, per sapere qualcosa in più parliamo con lui. La miglior fonte è sempre il diretto interessato. Ciao don Michele. Tu arrivi da Tirano: sei di origine valtellinese? Quanti siete in famiglia? Ciao! Sì, io arrivo da Tirano dove sono nato e dove ho sempre vissuto con la mia famiglia. Il mio cognome però non è assolutamente valtellinese e rivela le mie radici che sono, in parte, siciliane. Il mio nonno paterno era infatti di Modica, una splendida città del sud della Sicilia. La mia famiglia è composta da mia mamma Caterina, papà Giovanni, la mia sorella minore Simona e mia sorella maggiore Elena che è sposata con Giuseppe e mamma del piccolo Vittorio. Quando sei nato e che studi hai fatto prima del seminario? Sono nato il 22 ottobre del Ho frequentato le scuole a Tirano fino al diploma di ragioniere. Dopo le scuole superiori ho studiato per tre anni nella bellissima città di Pavia alla facoltà di Giurisprudenza dove mi sono laureato. Com è la storia della tua vocazione al sacerdozio? C è qualche persona che ti ha particolarmente sostenuto? Raccontare la storia della vocazione non è cosa breve perché significa raccontare tutta la vita. In più c è un aspetto di mistero che non è facile spiegare (neanche a sé stessi). Quello che posso dire in breve è che dentro la mia storia mi sono sentito amato dal Signore e chiamato a donare la mia vita ai fratelli in questa forma di vita. Certamente sono tante le persone che mi hanno sostenuto: la mia famiglia, tutta la mia comunità parrocchiale di Tirano e in particolare l oratorio, luogo dove la mia vocazione è nata e cresciuta. I vicari del mio oratorio negli anni della mia adolescenza sono state certamente figure per me molto importanti. Qual è stata la reazione dei tuoi famigliari e dei tuoi amici quando hai detto di voler diventare prete? La reazione di tutti, sia famigliare che amici, è stata molto positiva e questo mi ha sostenuto molto. Tanto più considerando il fatto che, da parte mia, c era un po di paura nel confidare questa mia scelta. Quello che invece ho raccolto è stato un segnale di gioia e di incoraggiamento da parte di tutti. Addirittura mi sono dovuto sorprendere constatando che tanti si aspettavano questa mia scelta e mi confermavano così la bontà della strada intrapresa. Sul volto dei mie famigliari e dei miei amici ho colto chiaramente che quella che pensavo essere una scelta che riguardava solo me era invece un dono e una benedizione anche per loro. Devo dire invece che nessuno mi ha mai frenato, tuttalpiù alcuni mi mettevano chiaramente di fronte alla difficoltà e alla serietà di questa scelta, ma così facendo mi sono stati di aiuto e non di ostacolo. Un mio amico, ex compagno di scuola superiore, ha tentato più volte scherzosamente di dissuadermi con proposte economiche qualche volta mi scriveva un sms con scritto ti do mille euro se esci dal seminario (e la cifra aumentava di anno in anno). Evidentemente non ha funzionato. Nella tua formazione che ruolo hanno avuto la parrocchia e l oratorio? Direi un ruolo essenziale. La vocazione non è un cosa individuale ma cresce all interno di una comunità che nella maggior parte dei casi (e così il mio) è la comunità parrocchiale. L oratorio in particolare è stato per me un luogo privilegiato di crescita e di formazione umana e cristiana; per anni è stato un luogo dove mi sentivo veramente a casa. In oratorio ho ricevuto molto di più quanto io seppure con generosità e impegno ho potuto donare in tanti anni. Quante le esperienze fatte: teatri, grest, campi, non li conto nemmeno più Anche a fronte di questa mia esperienza personale io credo tantissimo nell oratorio. L intuizione di don Bosco (dobbiamo a lui la forma attuale dell idea di oratorio) è tanto semplice quanto geniale: che i ragazzi si sentano amati e ascoltati! Gli oratori oggi sono in una fase in parte nuova, chiamati ad affrontare nuovi fenomeni e nuove sfide educative ma questo centro non potrà mai mancare. Hai qualche particolare hobby? Non ho hobby particolari e, pur apprezzando molto lo sport, vi confesso subito di non avere molte doti in questo cam-

7 Don Michele po... Però mi piace fare tante cose, meglio ancora se in compagnia: ascoltare musica (di solito italiana), guardare film e discuterne, andare in bicicletta, passeggiare in montagna. Ho poi una grande passione: mi piace tanto fare teatro. C è un messaggio che vuoi fare arrivare a tutti i giovani con i quali svolgerai la tua missione? Ciò che vi dico è il mio grande desiderio di conoscervi e di crescere insieme nell amicizia e nella stima reciproca. Avendo già visto, seppure un po di fretta, l oratorio e, soprattutto, alcuni vostri volti direi che devo solo essere felice e ringraziare! Vi chiedo di accogliermi con semplicità e disponibilità. Mettiamoci fin da subito in ascolto reciproco. Se così faremo potremo davvero essere un dono gli uni per gli altri. E soprattutto mettiamoci insieme in ascolto del Signore per realizzare le meraviglie che lui ha pensato per le nostre vite. Questo è ciò che di più bello desidero fare con voi e per voi! Quella Messa in carcere e la libertà Sabato 14 giugno, in Duomo a Como, ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale dal nostro Vescovo Mons. Diego Coletti, insieme ad altri cinque diaconi Michele Pitino. La domenica successiva don Michele celebrava la Prima Eucarestia nella "sua" Tirano. Passano due settimane e don Michele ha scelto di scendere dai suoi bei monti per venire a celebrare la S. Messa fra i detenuti del Bassone, luogo a lui ''famigliare" perché per ben due anni (dal 2010 al 2012) da seminarista, entrava in carcere settimanalmente per la catechesi ai detenuti e per l'animazione liturgica domenicale affiancando Padre Giovanni. Vederlo celebrare la S. Messa è stata davvero una bella emozione per i diversi aspetti che hanno caratterizzato tutta l'eucarestia... partendo dal suo saluto ai tanti volti già conosciuti, dalle parole durante la sua omelia; in occasione della festività dei SS. Pietro e Paolo la Prima Lettura, soprattutto, (per chi volesse cfr. Atti degli Apostoli 12, 1-11) poteva far sorgere non poche difficoltà in un luogo interno del carcere del Bassone come questo! Don Michele ci ha "illuminati" con le sue parole - forse ancora un po' timorose - dicendoci che san Pietro ha guadagnato sì la libertà, ma da uomo libero darà la propria vita morendo da martire. In buona sostanza il bene più prezioso non era la libertà, ma la totale sequela di Cristo... Non è davvero "scontato" che una persona nei "passaggi" importanti della propria vita - si ricordi degli "ultimi" e degli "emarginati" e tu don Michele oggi hai donato ai tanti presenti una goccia di speranza... Grazie e buon cammino!!! PADRE GIOVANNI E I VOLONTARI 7

8 Vita Comunitaria Nuovo seminario minore? di don Giorgio A settembre, anche a Como verrà piantato il Sicomoro Preghiamo il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe Nel documento della Conferenza Episcopale Italiana che regola la vita dei seminari e la formazione dei presbiteri in Italia, al numero 46, i vescovi suggeriscono alle Chiese locali: «Nelle diocesi in cui non è possibile mantenere o costruire il seminario minore, occorre provvedere ad attivare altre forme di accompagnamento vocazionale». In obbedienza al suggerimento pastorale dei vescovi italiani, la nostra diocesi nel 2010 ha iniziato l esperienza del Sicomoro. Per una prima conoscenza dell esperienza, riportiamo una sintesi della presentazione di don Michele Gianola, animatore vocazionale del Seminario e responsabile del progetto. «Il Sicomoro è un insieme di comunità di discernimento vocazionale, presente in alcuni territori della Diocesi, nelle quali gli adolescenti delle scuole secondarie di secondo grado vivono, per una settimana al mese, un esperienza di vita cristiana e fraterna, accompagnati da un prete e da una coppia di sposi; è un esperienza di crescita umana e cristiana ed ha come scopo discernere nei giovani una possibile vocazione al Ministero Ordinato. I destinatari della proposta sono adolescenti che scelgono di considerare buone per la loro vita tutte le vocazioni cristiane, non esclusa quella del Sacerdozio Ministeriale. Trattandosi di soggetti minorenni, le famiglie devono esprimere il loro accordo presentando iscrizione formale. I giovani sono accompagnati da un équipe educativa formata da un sacerdote (normalmente il parroco o il vicario parrocchiale del luogo dove sorge il Sicomoro) e da una coppia di sposi, che risiedono nel medesimo territorio. La vita all interno del Sicomoro si svolge secondo i ritmi della Comunità e degli impegni di vita dei singoli: i ragazzi continuano a frequentare il loro corso di studi e mantengono anche durante la settimana di vita comunitaria i loro impegni extrascolastici (sport, musica, interessi vari ). La settimana inizia la domenica sera e termina il venerdì dopo cena. I giorni sono scanditi dal- la preghiera del mattino e della sera, dallo studio personale, dalla Celebrazione dell Eucarestia in parrocchia, da una meditazione ed una verifica settimanale. E da eventuali altre proposte legate al territorio, come la catechesi degli adolescenti, il gruppo di lettura del Vangelo e alcune esperienze caritative svolte sia durante l anno che nel tempo estivo. La relazione con i parroci e le famiglie dei ragazzi è garantita da alcuni incontri di verifica e programmazione all inizio, a metà ed alla fine dell anno, oltre che da un confronto costante fatto di relazioni personali». Due sono le comunità di Sicomori presenti in diocesi: a Bormio dal 2010 con la presenza di nove ragazzi dalla prima alla quinta superiore e a Olgiate Comasco dal 2011, con la presenza di sette ragazzi dalla seconda alla quinta superiore. La positività dell iniziativa ha spinto don Michele e collaboratori a coinvolgere altre zone della diocesi. La proposta è così approdata anche in Como. Da ottobre prenderà vita un Sicomoro presso l Istituto della Nostra Famiglia in via Dante. Un piccolo gruppo di giovani delle superiori ha già dato la propria disponibilità a vivere insieme da ottobre a maggio per una settimana il mese. Saranno accompagnati e seguiti da due sacerdoti e da una coppia di sposi. Preghiamo il padrone della messe e invochiamo 8

9 Diario del ex vicario Don Giuseppe di Giuseppe Pensavo di dover scrivere molte più cose e in questi giorni ho scritto e riscritto questo breve articolo di saluto. Tante cose da dire, tante che avrei desiderato scrivere, ma alla fine resta una sola e semplice parola: Grazie! Grazie a tutti che in maniera più o meno delicata mi avete fatto crescere accogliendo con pazienza (quasi sempre) i miei primi passi da sacerdote. Grazie a Dio che nel donarmi a voi mi ha donato una bella comunità nella quale condividere il tesoro della fede e della preghiera. Grazie ai don, soprattutto a don Christian che si è preso cura con tanta, tanta pazienza di me e del mio cammino di crescita umana e spirituale. Grazie don per la ricchezza che mi hai saputo donare con le buone maniere e con le "piallate", ma soprattutto con l'esempio di una vita ancorata gioiosamente e serenamente (anche nelle preoccupazioni) a Gesù. Grazie ai/lle catechisti/e che mi hanno aiutato a introdurmi in un progetto nuovo sopportando in alcuni casi le mie lacune, valorizzando in altri casi quello che potevo mettere in gioco. Grazie ai tanti genitori che mi hanno insegnato la generosità e la forza di amare e far crescere i loro figli. Grazie a tutti i collaboratori che di buon animo e con sempre rinnovato desiderio mi hanno aiutato a fare sempre meglio. Un ultimo grazie a tutti i bambini e i ragazzi dell'oratorio che nella fatica di un breve tempo hanno saputo e voluto aprire il proprio cuore con fiducia dando il meglio di sé. Una seconda parola semplice e breve che mi sento di dire è Scusa. Scusate per le mie povertà, per le mie piccolezze, i mie egoismi e le mie immaturità. Scusate se ho mancato di rispetto, carità, pazienza. Scusate la mia poca fede e la mia preghiera spesso affannata. Scusate se non sempre sono riuscito a dare il 100%. Chiedo scusa a tutti, a chi si è sentito trascurato, a chi non ha trovato in me quanto desiderava da un sacerdote. Chiedo perdono a chi si è sentito non ascoltato e non accolto, a chi non si è sentito amato e custodito. Chiedo scusa al Signore per tanti peccati che non ho avuto la forza di evitare e per tutti quelli che non ho visto presenti nel mio vivere tra voi. Alla fine questo è quello che rimane: un grazie che si fa Eucarestia e un perdono che si fa Riconciliazione. Vi porto nel cuore non solo come uomo ma anche come sacerdote continuando a pregare per tutti voi nell offrire quel pane e quel vino sull'altare. Buon cammino di santità, non dimenticatevi di affidarmi alle cure amorose della vostra Madonna addolorata alla quale tanto devo come famiglia e come prete. Un affettuoso abbraccio a tutti voi nel Signore, don Giuseppe Tante cose da dire, tante che avrei desiderato scrivere, ma alla fine resta una sola e semplice parola: Grazie 9

10 Famiglia Famiglia: il sinodo al via di Anna e Giorgio Mondelli Il sinodo un occasione per stimolare maggiori attenzioni e premure per la persona e per la famiglia 10 Una preparazione condivisa Settantasette pagine di testo per riassumere le indicazioni raccolte in quasi la totalità dell orbe cattolico sulla realtà famiglia. L invito di papa Francesco ha riscosso un adesione calorosa; le risposte al Questionario (vedi VdB di Pasqua) hanno composto, a livello mondiale, un quadro ricco ed esauriente, che sarà lo Strumento di lavoro per il Sinodo straordinario di ormai prossima apertura. Dall indagine sono emerse sia le difficoltà che la famiglia vive, ma anche un gran desiderio di famiglia, recepita come grande risorsa e fonte di vita per la pastorale ecclesiale. Mai era successo che la Chiesa, nella sua storia bimillenaria, coinvolgesse i suoi figli a così ampio livello, per analizzare e provvedere alla loro vita concreta. Tu però vigila attentamente 2 Tim 4,5 L indagine compiuta ci invita a tener alta la guardia sui ripetuti e nuovi attacchi contro la persona umana e l istituto familiare. Ecco qualche doveroso aggiornamento. L alta velocità stenta a decollare nei trasporti, non così per separazione e divorzio civile: fra poco occorrerà meno tempo per sciogliere un matrimonio che per organizzarlo e celebrarlo! Nell opinione pubblica l istituto matrimoniale gode di sempre minor credito, a vantaggio della propagandata volatilità di coppia (omo o etero, non importa). La statistica ci dice che, per la prima volta, i divorzi sono in calo; non è, forse, perchè si celebrano sempre meno matrimoni?... Pare che anche l amore sia diventato a tempo determinato! Ma per il cristiano è veramente così? La fecondazione eterologa non solo è possibile, ma sempre più facile da praticare. Il diritto al figlio a tutti i costi si sta imponendo come imperativo che scavalca e calpesta i diritti reali della persona. Il cristiano si chieda: Un figlio, nato da ovocita e spermatozoo di donatori, cresciuto in un utero in affitto, affidato ad un altra coppia, chi riconoscerà come genitori? L uomo è creatura di Dio o un prodotto da comprare, vendere, scambiare come qualsiasi altra merce? Si consolida anche la teoria del gender: tale ideologia afferma che la persona non è maschio o femmina secondo la sua natura, ma è quel che desidera essere. Il gender, nato per liberare la donna dalla sua vocazione primaria di sposa e madre, si è evoluto verso la negazione dell identità sessuale naturale, per affermare un orientamento sessuale scelto in base a desideri e condizionamenti culturali. Questa ideologia sta virando da pensiero sociale a dimensione politica e tende a ostacolare ogni azione che la contrasti; assistiamo costantemente alle opposizioni (a presto anche le sanzioni?) poste contro la difesa della famiglia come ancora è intesa non solo dal cristianesimo, ma dalla nostra Costituzione. Come si pone, il cristiano, di fronte alla realtà dell uomo: è quella donataci dalla natura (e quindi dal suo Creatore) oppure qualcosa da confezionarci a piacimento, secondo un personale e libero arbitrio? All orizzonte si profila la proposta di un mini-matrimonio, senza distinzione di sesso! E poi Bruxelles boccia Uno di Noi e il Lazio decreta il no all obiezione di coscienza. E poi... Conquiste sociali o eresie antropologiche? Non siamo fautori di generiche condanne; crediamo che sia urgente approfondire e riflettere seriamente, per rispondere in modo consapevole a quanto la cultura ci propone o tenta di imporci. Un attenzione comunitaria Il Sinodo non sarà un evento calato dall alto se sarà vissuto insieme con la famiglia e nella comunità, in un azione condivisa. Come cristiani dovremo decidere, senza falsi alibi, quale senso della vita siamo disposti e preparati a trasmettere ai nostri figli, per il bene loro e dell intera umanità. Papa Francesco ha così commentato il pensiero corrente sul Sinodo: A me non è piaciuto che tante persone anche di Chiesa, preti hanno detto: -Ah, il Sinodo per dare la comunione ai divorziati-, e sono andati proprio lì. Io ho sentito come se tutto si riducesse a una casistica. No, la cosa è più ampia. Non attendiamoci sconvolgimenti dottrinali (il Sinodo sarà ben altro!), ma preghiamo vigilanti per maturare attenzioni, premure e delicatezze pastorali sempre migliori verso la persona e la famiglia. Dio ha voluto e creato la famiglia; Lui la salverà, ma solo con la nostra collaborazione!

11 L induismo L induismo è con l ebraismo, il cristianesimo, l islam, il buddismo, una delle religioni più diffuse nel mondo, soprattutto in India, Nepal, SriLanka. Conta 576 milioni di seguaci, in seguito alle migrazioni dal subcontinente indiano in Italia erano presenti (nel 2008). Non ha padri fondatori né un autorità suprema riconosciuta, la sua nascita risale a circa 3000 anni fa. E un fenomeno complesso che non si lascia afferrare facilmente, lungo i secoli ha conosciuto movimenti di riforma e di scissione. Un insieme di testi, composti in epoche diverse, i Veda costituiscono per l induismo le scritture sacre: sono una raccolta di documenti, riti, poemi, riflessioni filosofiche (un po come per i cristiani i quattro vangeli). Fondamentale la dottrina dell eterno ciclo delle rinascite, ciclo che segna i processi della natura, le diversità del mondo e la vita dell uomo. L Assoluto impersonale-eterno da cui tutto deriva e a cui tutto ritorna è Brahman; esso è la radice prima della materia, è il soffio che anima il corpo umano; sotto di lui stanno, come suoi ministri, altri dei. Non si tratta di personalità distinte ma di triplici modi in cui si manifesta l unica sostanza divina. L azione creatrice di Brahman è mantenuta e resa viva da Vishnù buono e pensoso (raffigurato dormiente sopra il serpente), distrutta invece da Shiva che libera le anime chiamandole all unione con il tutto e alla beatitudine. Nell uomo è presente un emanazione dell Assoluto l atman (noi diremmo l anima) che convive con il corpo fino alla morte. L io-corpo lo lega al divenire delle cose, alle caste in cui è nato. L ignoranza è il vero peccato: consiste nel dare realtà all io e alle cose (natura) a prescindere dal Tutto. L atman (anima) è come un onda del mare (Brahman), deve riconoscere in sé il tutto di cui fa parte. Quando l anima si scioglie dal corpo si incarna nuovamente in un altro corpo; l agire positivo o negativo della vita attuale determina quella futura (reincarnazione o samsara ) Per ottenere ciò è necessario il controllo della mente, della parola e del corpo che non devono essere lasciati incustoditi con il rischio di finire vittime di desideri smodati, mentre la rinuncia dà pace allo spirito. Una modalità che spezza il velo illusorio del tempo e introduce nell eterno è lo yoga : non si riduce a una tecnica di posizioni corporali e di controllo del respiro ma suscita la propria autocoscienza, spezza il velo illusorio del tempo e introduce nell eterno. La credenza induista ammette la divisione in quattro caste corrispondenti alle diverse funzioni :brahmani- i sacerdoti preposti ai riti religiosi, i guerrieri, i commercianti, i pastori/agricoltori. Al di sotto gli intoccabili- gli impuri con lavori non qualificati, sfruttati. La discriminazione delle caste è proibita dalla Costituzione del 1950 ma è, purtroppo, consuetudine nella realtà. L induismo è sempre stato una religione patriarcale: le donne v i svolgono un ruolo decisamente secondario. La chiave di volta dell etica è la credenza nell unità della vita da cui deriva il rispetto e il sentimento di fratellanza di tutti gli esseri viventi. (Gandhi, in particolare, ha ampliato l antico concetto di non-violenza che implicava l amore per ogni forma di vita. Per lui la non -violenza era l equivalente dell amore altruistico cristiano). Per l induismo la vera esistenza non consiste nella vita terrena, lo sforzo umano deve essere diretto verso l emancipazione finale, verso l Uno (Brahman). Esiste una grande varietà di pratiche religiose che mirano a migliorare la situazione dell orante (guarigione, raccolto, solidarietà familiare). Le principali sono il sacrificio (con latte, miele, frutta, animali), i riti del ciclo della vita, le pratiche ascetiche o di meditazione, l adorazione della divinità nei vari templi. Centrale tra i riti che preparano la persona a un nuovo stato di vita è il matrimonio: solo l uomo sposato è la persona completa autorizzata a compiere le principali azioni religiose del sacrificio. Il funerale è l ultimo rito che prepara la persona all esistenza dopo la morte. Come altre tradizioni l induismo apprezza la visita ai luoghi sacri, spesso associati ai grandi fiumi: il più sacro il Gange, si crede, purifichi tutto ciò che tocca. I pellegrini vi si recano per fare abluzioni, per bere l acqua,per adorare. A Benares, la città santa per eccellenza, molti vanno per cremare i propri famigliari, per depositare le ceneri del morto, convinti che bagnarsi nelle sue acque li liberi dalle colpe e li accompagni verso la purificazione finale. Le vie dei credenti di Antonia Cairoli Continua il cammino di riflessione per approfondire il rapporto tra i cristiani e gli stranieri di altre religioni 13

12 Vita comunitaria Chi ci dà il pane quotidiano? di Rosaria Marchesi 12 Una riflessione sul Padre Nostro Il cibo: un dono di Dio Da un po di tempo sto riflettendo su una delle invocazioni contenute nel Padre Nostro, così ho pensato di farlo a voce alta, per condividere questo pensiero con voi. Il Padre Nostro è la preghiera che ci ha insegnato Gesù ed è un compendio di fede. Nel corso dei secoli i grandi della Chiesa ne hanno scritto a profusione. Non gioco, dunque, a fare la teologa. Però ho questa idea che mi frulla in testa Nella prima parte della nostra preghiera di figli noi diamo gloria al Padre, mentre nella seconda chiediamo. Appunto: chiediamo. Siamo fratelli che chiedono insieme, che pregano come comunità e famiglia. Anche se nella preghiera metto in gioco il mio io, il Padre Nostro mi ricorda che devo imparare a fare spazio al noi. Ed eccoci al dunque. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. So bene che su questa frase sono stati versati fiumi di inchiostro. Cosa vuol dire, questa richiesta, fatta adesso, nella nostra realtà? Sappiamo tutti che non di solo pane vive l uomo. Eppure sappiamo altrettanto che ci sono fratelli che muoiono di fame. Sono tutti lontani da noi? Siamo sicuri che non ci sia qualcuno più vicino che fa fatica a comprare il cibo, perché di questo voglio parlare, di cibo, ne siamo certi? Per noi qui, oggi, nella nostra parrocchia, può sembrare una richiesta superflua. I supermercati traboccano di alimentari e per chi lavora la quota di denaro impegnata negli acquisti per mangiare è dimi- nuita nel corso degli anni. Come dire, è alla portata di tutti. O quasi. Allora che si fa? Si ripete questa invocazione solo con le parole e senza metterci il cuore? Nell Antico e nel Nuovo Testamento sono tanti i momenti in cui è Dio stesso a provvedere il cibo ai suoi figli. Gesù quando moltiplica i pani e i pesci dice contestualmente agli apostoli date voi stessi loro da mangiare. Per non parlare del cibo eucaristico, dove Lui si fa cibo per noi. Insomma, se sulla nostra tavola non manca mai il pane, inteso come l alimento che è alla base del nutrirsi, abbiamo mai pensato che questo è un dono della Provvidenza? Che meriti abbiamo noi per essere nati e vissuti in una situazione dove la fame è sconosciuta (ma non la sottoalimentazione o la malnutrizione)? E che demeriti avrebbero quei fratelli che vivono dove di fame si muore ancora? Non siamo noi che abbiamo scelto dove e quando nascere. Per il credente qui si manifesta la bontà di Dio, mentre il perché di questo dove e quando resta un mistero. Non un caso. Non è, invece, un mistero il fatto che siamo tutti chiamati, nel momento in cui viviamo la nostra vita, a mettere a frutto i talenti che il Signore ha dispensato a tutti noi. Ma torniamo al pane. Per chi non ha un problema a procurarselo sembra normale che questo ci sia. Facciamo dunque forse fatica a vedere in questo pane che abbonda la presenza di Dio. E difficile vedere l opera di Dio nella nostra piccola quotidianità, in quello che sembra scontato o addirittura ovvio. Cerchiamo Dio nei grandi prodigi, chiediamo segni. Miracoli. Ma avere cibo tutti i giorni non è un segno? Noi ci pensiamo previdenti. Facciamo la spesa per tutta la settimana, se non di più. Approfittiamo dell offerta speciale. Possiamo conservare il cibo. Dacci oggi il nostro pane quotidiano è superato dalla storia. Noi progettiamo, pianifichiamo la spesa. Il Signore invece ci ricorda il valore dell oggi. Non significa vivere senza un progetto e una prospettiva, ma, piuttosto, affidarsi in ogni momento nelle mani di Dio Padre- Provvidenza. Essere quotidianamente grati di quanto il Signore ci dà e saper riconoscere in tutto, anche nelle cose materiali la sua mano di donatore. Insomma, se non ci manca il pane può certamente essere perché lavoriamo, anche duramente, ma soprattutto perché il Signore permette che ogni giorno ci venga donato quanto ci è necessario. Con buona pace di frigoriferi e congelatori. La quotidianità alla quale ci invita la preghiera al Padre, va tutta riscoperta. Allora il pane che mangiamo sarà davvero dono speciale di Dio, da convivere con fratelli che sono nella necessità. Ogni giorno.

13 Ac Fino ai confini del mondo di Pietro Mazza Dal 12 al 19 luglio ho partecipato al campo diocesano di Azione Cattolica a Caspoggio per ragazzi di II e III media. Sono stato contento di incontrare amici vecchi e amici nuovi provenienti da tante parrocchie: Monte Olimpino, Mandello, Gordona, Gironico, Luisago il tutto in un atmosfera allegra e gioiosa. Con l aiuto di don Lele, assistente diocesano, e 6 animatori noi, 25 partecipanti, abbiamo potuto vivere una settimana all insegna del divertimento e della crescita nella conoscenza dell amore di Gesù, che, come diceva il titolo del campo, ci segue ed accompagna ovunque, fino ai confini del mondo. La giornata era scandita da riflessioni e preghiere, giochi a squadre, lunghe passeggiate sui monti valtellinesi e gli amatissimi servizi alla comunità: apparecchiare, sparecchiare, pulizie, lavaggio piatti. Con me porto il ricordo delle bellissime serate insieme e la ricchezza di amicizie che nascono in un modo un po speciale: anche se abitiamo lontano abbiamo condiviso l esperienza dell amore di Gesù che ha reso forte il nostro stare insieme. E allora so già che al ritrovo campi, giorno in cui si ritrovano tutti i partecipanti alle esperienze estive di A.C., programmato a Morbegno per il 6 settembre, sarà subito grande festa! Perchè la vostra gioia sia piena di Silvia, Maurizio, Maddalena e Margherita Pensotti. Dal 2 al 6 luglio, nella splendida cornice montana di S. Nicolò Valfurva, si è svolto il 17 CADIFAM (CAmpo DIocesano FAMiglie) organizzato dalla Commissione Famiglie dell Azione Cattolica Diocesana.. Una trentina di famiglie provenienti da tutta la diocesi si sono ritrovate per ricaricarsi e per riflettere sul tema di quest'anno: la gioia. Accompagnati dagli assistenti diocesani, Don Roberto e Don Emanuele, dal Presidente diocesano Paolo Bustaffa, aiutati dai relatori, i coniugi Sereni, ci siamo immersi nell'atmosfera della gioia cristiana. Il Signore ci ha parlato attraverso di loro, nei brani di vangelo, nei salmi, nelle meditazioni, nelle testimonianze. Il Dio che sorride e che ci fa sorridere ha parlato anche ai bambini in particolare attraverso le testimonianze dei Santi come Domenico Savio, Antonietta Meo, Carlo Acutis e Filippo Neri. Le giornate scorrevano tra preghiera, giochi, meditazioni, canti, tornei, camminate, spettacoli e deliziosi pranzetti. Un momento particolarmente bello che rimarrà nel cuore di tutti, grandi e piccini, è stata la celebrazione della S. Messa nel prato durante la passeggiata a Bormio. Un invito gioioso a tutti per il prossimo anno!!! Azione Cattolica L estate dell Azione Cattolica e una ricorrenza molto importante per la città. Ottant anni e non sentirli. Il consiglio parrocchiale di Azione Cattolica Il 30 settembre prossimo, saranno 80 anni che sul Monte Sant Euticchio, ormai per tutti Monte Croce, splende la luce della Croce. Voluta nel 1933, anno santo, è stata poi inaugurata l anno seguente alla presenza di tutta la comunità ecclesiale e civile del tempo. Andava a sostituire una croce lignea, posta li per ricordare l episodio del Vescovo Euticchio, che trasportato ammalato su un carro dai suoi carcerieri scivolò accidentalmente sino ai piedi del monte dove attualmente riposa nella Chiesa di San Giorgio. Nel corso degli anni numerose persone se ne sono prese cura: tra tutte vale la pena ricordare Sergio Maschio, che con gli amici di Azione Cattolica ha sempre investito risorse, passione e impegno per mantenere accesa la presenza silenziosa della Croce sullo scorrere delle vicende umane della nostra città. In un momento in cui l immagine spesso ci schiaccia solo sul presente, il racconto vivo di Sergio ci permette, tramite la parola, di conoscere un ricco passato e di volgere lo sguardo al futuro. Con questo spirito, il 30 settembre 2014, con partenza da Prestino saliremo alla Croce, dove avremo la possibilità di ascoltare una riflessione di Don Ivan Salvadori sulla Croce e la Città. Sarà un momento in cui diverse associazioni del nostro territorio scriveranno un messaggio alle persone di buona volontà per un impegno più diretto e vigile nella vita sociale. La presenza di tutti noi ha il significato di un passaggio di testimone e di un rinnovato impegno per il servizio fraterno. 13

14 Oratorio i tuoi animatori I ragazzi salutano con affetto don Giuseppe 14 Don Beps: 2 anni brevi ma intensi Nonostante un inizio un po' titubante, dovuto ad un "cambio di cadrega" un po' affrettato, ci siamo accorti che giorno dopo giorno, battuta dopo battuta, risata dopo risata, la distanza tra noi diminuiva sempre più fino a risultare insignificante. Sin da subito ci siamo accorti che non era un don prete come gli altri, giocava a calcio con noi, ci portava fuori a mangiare, kebby easy, partite a chiamata, insomma un prete fuori dagli schemi! Anche se finora può sembrare la descrizione di un ragazzo della nostra età, non bisogna pensare che nei momenti di serietà prenda le cose sottogamba, anzi è sempre stato pronto a dare consigli utili e sostegno a chi ne avesse bisogno, con parole semplici ma efficaci che ti colpiscono e ti toccano dentro. Infatti non pochi sono i ragazzi che con lui hanno stretto un buon rapporto poiché si sono sentiti accolti e soprattutto coinvolti dai suoi modi di fare. Anche le esperienze più semplici hanno nascosto al loro interno delle sorprese e delle nuove emozioni. Il semplice catechismo tra le infiammate discussioni politiche e i più stravaganti giochi non aveva solo uno scopo educativo ma ha anche fatto sì che il gruppo si rafforzasse. Il grest ci ha dato l'occasione di condividere con lui delle settimane intense, sia nella fatica di stare con i bambini che nella gioia di assaporare i loro sorrisi. I campi ci hanno permesso di conoscere a fondo in ogni momento della giornata i suoi pregi e i suoi difetti, riuscendo ad apprezzarli entrambi. L'esperienza ad Albese è servita per farci conoscere una realtà diversa dalla nostra e nei momenti di sconforto ci è stato vicino facendoci riflettere sul motivo per cui eravamo li, a disposizione delle persone più bisognose. E anche se d'ora in poi saremo distanti e non potremo vederci così spesso, siamo convinti che il legame che si é instaurato tra noi non sarà così fragile da spezzarsi perché ciò che ci unisce è più forte di ciò che di divide, e siamo sicuri che la gioia che è riuscito a trasmettere a noi verrà trasmessa anche ai ragazzi che incontrerà a Cittiglio, perché non importa dove si è o con chi si sta, se si è davvero speciali il meglio di sé uscirà sempre! Grazie di tutto e buona fortuna don Beps. Ti vogliamo bene.

15 Campi Estivi 2014 Gandellino 2014 Sui monti con Francesco di Valentina, Serena e Beatrice Il giorno prima di partire, mentre facevamo le valigie (o almeno ci provavamo, travolti da un vortice di vestiti che regnava in tutta la casa), tutti, chi più chi meno, eravamo contenti al pensiero che il giorno dopo saremmo partiti per il Campo medie, che si è tenuto dal 6 al 12 luglio alla ormai solita meta: Gandellino (BG). Eravamo felici di partire per vari motivi: chi perché avrebbe fatto nuove conoscenze, chi perché avrebbe rivissuto l esperienza dei campi, chi perché avrebbe rivisto vecchi amici, chi perché voleva anche solo semplicemente staccare per un momento la spina dalla vita cittadina di tutti i giorni. Insieme a noi ragazzi di prima, seconda e terza media di San Bartolomeo c erano i ragazzi di Sant Agata, Città Murata, Brunate e Camnago Volta. Ci siamo trovati la mattina del 6 luglio in piazza Cacciatori delle Alpi per prendere il pullman che in due lunghe ore ci ha portati alla nostra meta, la casa vacanza dei Padri Barnabiti, a Gandellino, in Val Seriana. Appena arrivati abbiamo dovuto consegnare portafogli e cellulari. La consegna dei telefonini è stata inizialmente un trauma per tutti noi, così abituati ad averli sempre in mano. Potevamo usarli solo poco tempo fra la cena e il gioco serale per telefonare a casa; i primi giorni non vedevamo l ora di poterli utilizzare, ma con il passare delle sere quando potevamo non sapevamo che farci: ci hanno disintossicati! Le nostre giornate erano molto intense: avevamo attività da svolgere in squadra o singolarmente, tempo di gioco libero e momenti di preghiera. La preghiera ci accompagnava per tutta la giornata: prima delle attività mattutine, prima di pranzo, prima di cena, con la Messa, e la sera, prima di andare a dormire. Le attività e i giochi ci hanno fatto riflettere sul tema della settimana, la vita di San Francesco, e ci hanno anche fatto socializzare e divertire: siamo diventati un gruppo molto unito. Durante la settimana abbiamo fatto diverse passeggiate. La prima, martedì, non è stata proprio bellissima: non potevamo trovare tempo peggiore!! Eppure abbiamo continuato a camminare con la pioggia, in cinque o sei sotto un ombrellino, fino all ora di pranzo, dopodiché siamo ritornati alla nostra casetta, bagnati dalla testa ai piedi! Abbiamo avuto più fortuna giovedì, quando siamo andati come ogni anno al fiume: una passeggiata lunga e faticosa, ma per cui vale la pena. Una cosa che non dimenticheremo mai è come ci alzavamo ogni mattina: gli animatori ci svegliavano con musica a tutto volume e, l ultimo giorno, addirittura con pentole e padelle! Il momento più commovente e forse più triste del campo è stato quello della Veglia dell ultima notte: al momento della Pace ci siamo tutti abbracciati e molti non sono riusciti a trattenere le lacrime. E stato doloroso doversi salutare, ma ci siamo tutti lasciati con la promessa di rincontrarci. Un ringraziamento speciale va ai cuochi, che ci preparavano tutti i santi giorni da mangiare, agli animatori, che hanno avuto sempre(o almeno la maggior parte delle volte) pazienza con noi, e ai don e alla capocampo, che ci hanno accompagnati in questa esperienza di vita. Grazie di tutto!! Oratorio Trodena 2014 Sonnhof: E brillerà la tua luce di Alessandro, Keit, Lara Sulle orme di San Francesco abbiamo intrapreso questo campo: preghiere, rinunce, regole ma anche tanto divertimento. Partiti con l'entusiasmo di questa esperienza con tanta voglia di stare insieme e conoscere nuova gente, ci siamo accorti fin da subito di aver formato un gruppo affiatato, nonostante le differenze di età. Arrivati a destinazione ci accolgono nuvoloni e pioggia, ma noi non ci scoraggiamo per il tempo avverso e per le regole a cui dovremmo sottostare e con voglia di fare iniziamo l'esperienza. "Avete venti minuti, alzatevi dal letto!" Questo era il dolce risveglio che ci ha accompagnato lungo la settimana, che non sempre siamo riusciti a rispettare... Dopo le consuete lodi, scandite dal soave suono della campana tibetana, ci aspettavano le attività incentrate sulla vita di San Francesco, sempre e rigorosamente divisi in squadre: orsetti, leprotti, balene e lumache. Non sono mancati i momenti di svago tra partite di calcio e tornei di pallavolo e un rigenerante percorso kneipp consistente in un camminamento su sassi di fiume con getti di acqua calda e fredda per il miglioramento della circolazione. Verso le dieci di un soleggiato mercoledì di metà luglio l'allegra brigata si incammina lungo una mulattiera tra i sorridenti monti e le cordiali carpette, intonando gioiosi canti, apprezzando meravigliosi paesaggi tra il verde dei boschi e l'azzurro del cielo. Le serate trascorrevano in allegria tra momenti di svago in giro per il paese, visioni di film o riflessioni e testimonianze di chi ha vissuto sull'esempio del Santo di Assisi. Immancabile é stato il deserto in cui abbiamo riflettuto sul nostro cammino spirituale e sulla nostra relazione con Dio e con gli amici, un momento di silenzio in una settimana rumorosa, una pausa di riflessione che ci ha permesso di riprendere fiato. Durante il viaggio di ritorno, ripensando alla settimana, ci siamo resi conto che tutto ciò che avevamo vissuto non era scivolato via, ma aveva lasciato il segno nei nostri cuori, rafforzato i nostri legami e creato ricordi indelebili che nessuno mai dimenticherà, dimostrato dai calorosi abbracci con cui abbiamo concluso questo campo. Ringraziamo i Dons che ci hanno accompagnato in questa intensa esperienza, i cuochi Felice e Alessio che ci hanno sfamato con abbondanza e bontà, il nostro capo campo Gaffino, Simona e il grande Milo. 15

16 Oratorio Grest 2014: piano terra di Nicoletta Ruggiero Tre settimane intense, con tanti bambini, bravi animatori Per un oratorio vivo! Anche quest anno, con mia grande gioia, mi trovo a scrivere dell esperienza appena conclusa del Grest. L inno che i nostri duecento bambini tutte le mattine ballavano e cantavano diceva: A Piano Terra la vita è bella Si, perché il tema di quest anno è stato proprio l abitare. In continuità con il tema degli anni scorsi,infatti, la parola e il corpo per raggiungere il loro compimento hanno bisogno di prendere dimora nella vita degli uomini, di venire ad abitare in mezzo a noi. Abbiamo cercato allora di incentrare il nostro Grest su questo tema, a partire dai laboratori, da quelli più creativi in cui i bambini si sono dovuti cimentare nella costruzione di maschere africane e dipinti di case famose, al laboratorio musicale dove hanno potuto suonare vari strumenti usati dai popoli del mondo. I laboratori sul riciclo e quindi il rispetto per il mondo che abitiamo, quelli di cucina e sportivi organizzati dalla Libertas, fino al laboratorio più serio in cui i ragazzi più grandi hanno potuto riflettere su un mondo che ormai abitiamo quotidianamente, il mondo virtuale, con la sua utilità ma anche i suoi pericoli. Naturalmente non c è Grest senza gite: la battellata a Bellagio, poi l uscita più gradita, quella al parco acquatico (al coperto quest anno perché il tempo non è stato dalla nostra parte) e, infine, nella terza settimana, il Meeting dei Grest, una piccola GMG degli oratori della diocesi nella quale ci siamo ritrovati con altri 2500 ragazzi, a pregare con il vescovo. All interno di questa giornata i bambini hanno potuto sperimentare un esperienza di Carità, donando due euro ciascuno per i bambini meno fortunati del Camerun e del Perù nelle nostre missioni Diocesane. Questo tra l altro non è stato l unico momento in cui i ragazzi hanno rinunciato a qualcosa per donarlo ai meno fortunati. Nel corso dell estate, infatti, due nostre animatrici partiranno per la Romania a fare un esperienza educativa con i bambini che vivono in un orfanotrofio, e hanno chiesto ai nostri di rinunciare a qualche caramella a merenda e donare quel soldino risparmiato per comprare il materiale che servirà per far divertire i ragazzi che incontreranno in Romania. Inutile dirvi che la risposta dei bambini è stata generosissima. Il nostro Grest è stato anche integrazione. Quest anno c erano con noi due bambine ungheresi, da pochissimo arrivate in Italia che non parlavamo una parola della nostra lingua. Non vi dico la fatica i primi giorni, tra pianti e la fatica di farsi capire. Poi, grazie a Google Translate, la pazienza dei nostri animatori e la sensibilità di tante bambine loro coetanee, anche loro sono riuscite a divertirsi insieme a noi. Come sempre, tutto si è concluso con la serata finale. Una serata più speciale degli altri anni, perché abbiamo salutato don Giuseppe, ma pur sempre la degna conclusione di un esperienza fantastica e ricca di emozioni, un esperienza fatta di fatica, pazienza, divertimento, dove per tre settimane i bambini che ci sono stati affidati, e gli animatori che con gran cuore hanno reso possibile tutto questo,chinandosi in un servizio faticoso ma anche entusiasmante nei confronti dei loro fratelli più piccoli, hanno incontrato Gesù, lui che per primo si è abbassato al Piano Terra, per venire in

17 Cyberbullo non alzare la Grest Oratorio C è stato un tempo in cui per le strade delle nostre città si andava tutti o quasi tutti a piedi. Quando arrivavano le carrozze dei signori del luogo, si sentiva per tempo il baccano degli zoccoli dei cavalli e tutti si facevano da parte. Poi sono arrivati gli autoveicoli ed è stato necessario mettersi d accordo se tenere la destra o la sinistra, impiantare i semafori a tempo, definire con strisce bianche e marciapiedi rialzati le zone dove i pedoni hanno la precedenza e quant altro; tutto questo nell intento di limitare gli incidenti, che purtroppo continuano, malgrado tutto questo, ad essere tanti e tristi. Ma non è tutto, oggi è stata inventata la rete, uno spazio pressochè infinito, dove semafori e strisce bianche sono ancora da inventare o, per lo meno, sono ancora poco conosciuti. La serata organizzata dall oratorio in collaborazione con l Associazione Icaro ce l ha fatta presso il cinema Astra lo scorso 25 giugno aveva lo scopo di stimolare i genitori a prendere atto del problema. I volontari dell associazione avevano organizzato dei laboratori con i ragazzi delle medie per aiutarli a prendere coscienza di alcuni rischi della rete e di alcuni piccoli accorgimenti per proteggersi. Però, era necessario condividere questo cammino anche con i genitori perché da una parte la rete è un occasione positiva dall altra nasconde dei pericoli e con forza si sono invitati i genitori a vigilare sui figli che usano cellulari, tablet e PC!. Tutti sappiamo che i figli sono molto più addentro nell uso e nell abuso dei social network rispetto ai loro genitori e si lasciano coinvolgere da questo spazio senza limiti in cui possono entrare praticamente senza alcun controllo non appena hanno imparato a scrivere. In pratica solo i genitori possono controllare e vigilare i figli che navigano nel web. Ad esempio, durante la serata è stato detto che un ragazzo su quattro ammette di aver pubblicato in rete cose false e falsi giudizi negativi su altri. Queste bugie e offese, partite dalla rete ma che condizionano anche la vita reale, danno origine a tante situazioni spiacevoli che vengono chiamate cyberbullismo. Alcuni ragazzi, pochi ma sempre troppi, sono arrivati al suicidio perché presi di mira nella rete e incapaci di reggere il peso dell emarginazione. Un ulteriore aspetto preoccupante riguarda eventuali episodi di adescamento on-line; a più di un ragazzo su tre è capitato di essere contattato in rete da uno sconosciuto che chiede indirizzi privati, foto e, anche se più raramente, di incontrare personalmente il ragazzo. Purtroppo, ci sono adulti che adescano i minori e purtroppo ci sono ragazzi che sono caduti nella trappola e sono andati a questi incontri senza essere accompagnati da amici o, men che meno, dai loro genitori. Oppure bisogna vigilare sui contenuti che si inseriscono su Internet. Non sempre è possibile avere il controllo di come vengono utilizzati, perché possono essere scaricati, modificati e riutilizzati in qualsiasi modo e da chiunque. Ne consegue un ulteriore invito per i genitori interessati all argomento: genitori! siate sempre informati ed intervenite quindi tempestivamente a bloccare eventuali contenuti che ritenete potenzialmente offensivi o pericolosi per voi o per i vostri figli. Ricordatevi che siete legalmente responsabili dei contenuti condivisi dai vostri figli minorenni! In conclusione: signori genitori, avete insegnato ai vostri figli ad attraversare la strada, ad andare in bicicletta, spesso anche a guidare la macchina, non trascurate l insegnamento dell uso controllato e corretto della rete, è un universo altrettanto rischioso di quello rappresentato dalle strade delle nostre città, anzi, lo è di più, perché porta i suoi rischi all interno delle nostre case nei momenti meno soggetti a controllo. di Giuseppe Villani I pericoli del traffico in rete e l invito ai genitori ad insegnare ai figli a navigare nel web con attenzione 17

18 Storia del borgo Edilizia fresca nel borgo di Natale Gagliardi E tempo di crisi per l edilizia ma nel borgo si vedono cantieri e palazzi che crescono 18 Siamo in un periodo non molto tranquillo; c'è la crisi, gli immigrati aumentano in continuazione a un ritmo che li conta a migliaia, i disoccupati si contano ormai a milioni, le tasse sono un argomento sul quale è meglio non aggiungere niente a quello che tutti hanno già letto sui giornali o ascoltato alla televisione quasi tutti giorni: eppure qualche cosa si muove, anche nei borghi. Se provi a passare in via Morazzone e via Mentana, trovi novità edilizie che possono proprio sembrare fuori dal tempo della cinghia stretta. Anzi con riferimento specifico alla via Morazzone se guardi il lato dei numeri pari, ti rendi conto che tutti gli edifici ad eccezione di uno, quello segnato con il civico numero 2, parlano un linguaggio di novità o quasi (nel senso che non hanno molti anni). Una volta c'erano impianti industriali che parlavano di seta, di cotone, di tintoria, oggi ci sono palazzi che mettono in vendita appartamenti di pregio targati secondo millennio insieme a edifici precedenti ma che sono targati con gli ultimi decenni del Sono lontani i tempi della "curt di paisàn" di quel lontano secondo millennio; una volta c'era (quasi legato all'oratorio di san Bartolomeo) il Coo Bar, adesso al suo posto c'è un ristorante cinese. E anche sulla linea dei numeri civici dispari della via molte cose sono cambiate, altre potrebbero ancora farlo. Ma i palazzi sorti in via Morazzone in realtà interessano anche la via Mentana subito dopo l'incrocio. Viene da pensare che l'edificio nuovo abbia voluto adeguarsi all'architettura degli edifici già esistenti tra i quali c è quasi subito un grande hotel che in questa stagione vede infittirsi le presenze dei pullman italiani e dì quelli che arrivano da tutta Europa. Passando poi alla via Manara, che è quasi un sentiero tra il viale Giulio Cesare e la via Milano, c'è un cantiere che lavora sulla novità edilizia locale. Al posto della villetta con giardino che ricordava l'architettura di maniera, sale verso l'alto un edificio che a un certo punto arriverà al suo tetto, chi dice al sesto, chi dice al settimo piano. Staremo a vedere. La villetta scomparsa era quella che gli anziani ricordano abitata nel secolo scorso dal dottor Pasquale Bollini noto e stimato medico nei borghi di San Bartolomeo, san Rocco e san Giuseppe (per la precisione su un pilastro del cancello d'ingresso c'era la scritta Bollini-Marelli, ora scomparsa come il pilastro stesso). Sempre da quelle parti in viale Giulio Cesare infine c'è un altro cantiere che ha cancellato la villa dell'architetto Piero Clerici, autore del Cristo Pantocratore che c'è in chiesa a sari Bartolomeo sulla volta, e che ha pensato e realizzato in oratorio la casa del giovane tuttora in fase di rinascita; l'inizio del nuovo edificio è malamente visibile, ma c'è tempo. Un'ultima nota sui cambiamenti e sulle novità edilizie del borgo: in via Venti settembre al posto del cinema Astoria che ha lavorato mezzo secolo per i comaschi, c'è un edificio residenziale che si chiama con lo stesso nome ma con una Y al posto della I e che si fa decisamente guardare. Bisogna riconoscere che, nonostante tutto il borgo si dà da fare, anche se qualcuno dice che, nel settore specifico, sarebbe bene andar piano.

19 Defunti (fino al 31 agosto 14) Defunti (fino al 31 agosto 14) Battezzati (fino al 31 agosto 14) Dai registri parrocchiali san Bartolomeo san Bartolomeo san Bartolomeo 16. SOMMACAMPAGNA Francesca di anni GALLI Mirella di anni DIOTTI Alberto di anni PESCIALLI Giuseppina di anni FRIGERIO Luigi di anni BERETTA Anna, di anni MARONI Amelia di anni PASTORE Maria di anni BOSSATTI Liliana di anni SCARPA Elena, di anni RUGGERI Concettina di anni CLERICI Benvenuto di anni CASTELNUOVO Fotina, di anni SALVAREZZA Gastone, di anni CASTELLI Giampiero di anni MOSSI Luciana di anni PORTA Franco di anni RAITERI Teresina di anni 79 san Rocco 02. RUSSO Francesca di anni BIANCHI Monica di anni SIOLI Silvana, di anni SOTTI Elsa, di anni OBINI Egidio, di anni VALLI Elena il 25 maggio 19. GIGLIO Sara il 25 maggio 20. RAIOLA Matteo il 25 maggio 21. BASRIU Alessia il 29 giugno 22. MUZZANA SEGOVIA Manuel Alejandro il 29 giugno 23. AIELLO Asia il 29 giugno 24. PISTIDDA Chiara Il 29 giugno 25. BAINO Gabriel Il 27 luglio In attesa dell ultimo lotto Da maggio a luglio l oratorio è sempre stato pieno! Già sapete dell ottima partecipazione al torneo della Libertas e al Grest che hanno animato la vita dell oratorio in maggio e giugno. La sorpresa bellissima sorpresa è che anche il mese di luglio l oratorio è stato pieno tutti i pomeriggi di bambini, ragazzi adolescenti che giocavano e che soprattutto si sono sempre comportati bene. Così come spessissimo alla sera c erano giovani o adulti che facevano la classica partitella tra amici. Tutto questo è la conferma che abbiamo speso bene i nostri soldi e che abbiamo fatto bene a credere nell oratorio. Per quanto riguarda l ultimo lotto, a oggi (mentre scrivo è fine agosto), non posso ancora dirvi quando ripartiranno i lavori. Spero al più presto! Sinceramente, io avrei preferito iniziare i lavori a luglio per non intralciare troppo le attività dell oratorio ma purtroppo non è andata così. Non importa! Appena arriverà l ultimo ok della Fondazione Cariplo che come ricordate ci regalerà , ci metteremo all opera e valuteremo con le ditte quando sarà possibile riaprire il cantiere. Come sempre tramite il foglietto settimanale vi terrò aggiornati. Grazie ancora a tutti per la generosità e prepariamoci all ultimo sforzo economico certi che però sarà lo sforzo finale che ci porterà al traguardo della ristrutturazione di tutto il nostro oratorio! Lavori in oratorio di don Christian 19

20 Festa Madonna Addolorata 26 settembre ore Recita del Santo Rosario 27 settembre ore S. Messa celebrata da don Michele - processione 28 settembre ore S. Messa solenne don Vito Morelli festeggia 40 anni di sacerdozio ore S. Messa per malati e anziani Festa Madonna del Rosario - san Rocco 5 ottobre ore 11 S. Messa celebrata da Mons. Virginio Tagliabue Pranzo comunitario ore Santo Rosario per i malati Festa della Comunità, in autunno 12 ottobre ore S. Messa Festa in oratorio, giochi, estrazione lotteria. Pranzo comunitario Giornata Missionaria Mondiale 19 ottobre Giornata animata dai Missionari Comboniani Assemblea Comunitaria 9 novembre con Don Italo Mazzoni affrontiamo il tema del servizio e dell appartenenza alla parrocchia padri saveriani Tavernerio Percorso in preparazione al matrimonio Le coppie che desiderano sposarsi l anno prossimo devono iscriversi al corso che verrà organizzato dalla parrocchia di san Fedele e sant Agata. Chiedere a don Christian. Sono invitati tutti i gruppi, le commissioni e i cristiani di buona volontà della comunità pastorale Beato Scalabrini Percorso in preparazione al Battesimo settembre, 7 dicembre. 2015: dopo Pasqua Anche se non sono ancora nati i bambini si prega di contattare don Christian. Conto Corrente per offerte Parrocchia San Bartolomeo Intesa San Paolo - Como - via Rubini, 6 IBAN IT30H Appuntamenti e Numeri utili Ufficio parrocchiale in via Milano 161 tel è aperto per richiedere certificati in questi orari: da LUNEDI a VENERDI 9,30/11,30 Numeri utili Don Christian Bricola Parroco e Ufficio tel fax Don Michele Pitino Vicario Oratorio tel Don Giorgio Molteni Collaboratore tel Casa parrocchiale san Rocco via Regina 50 tel Casa santa Luisa via Rezia 7 tel Revv. Suore via Rezia 5 tel

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