CHIMICA DELLE SUPERFICI ED INTERFASI
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- Ernesto Petrucci
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1 CHIMICA DELLE SUPERFICI ED INTERFASI DOTT. GIULIA FIORAVANTI UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELL AQUILA LAUREA MAGISTRALE IN INGEGNERIA CHIMICA LAUREA MAGISTRALE IN SCIENZE CHIMICHE A.A CARATTERIZZAZIONE SUPERFICI STRUTTURALE, OTTICA, ELETTRONICA Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 2 1
2 ERRORI NELLE MISURE SPERIMENTALI Ripetibilità Accuratezza Ripetibilità e accuratezza Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 3 Elevata Accuratezza Scarsa Precisione Scarsa Elevata ACCURATEZZA: SI RIFERISCE A QUANTO UNA MISURA (O LA MEDIA DI PIÙ MISURE) RISULTA VICINA AL VALORE VERO O ACCETTATO COME VERO DELLA MISURA STESSA. PRECISIONE O RIPETITIBILITÀ: SI RIFERISCE A QUANTO SONO VICINE TRA LORO UNA SERIE DI MISURE FATTE SULLO STESSO OGGETTO. Errori Casuali: sono errori che hanno la loro origine da variabili non controllabili presenti in un esperimento (influenzano la precisione della misura). Es. Variazione momentanea di temperatura o pressione. Errori Sistematici: sono errori originati da variabili controllabili dell esperimento (influenzano l accuratezza della misura). Es. Imperfezione in uno strumento di misura. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 4 2
3 CARATTERIZZAZIONE STRUTTURALE SURFACE ROUGHNESS AND MORPHOLOGY, SURFACE DEFECTS (AFM) COMPOSITIONS AND RELAXATIONS OF LAYERS (X-RAY DIFFRACTION) EPITAXIAL LAYER THICKNESS AND QUALITY (TEM, XRR) ELECTRON DIFFRACTION AND SURFACE QUALITY (RHEED, LEED) ION SCATTERING TECHNIQUES (LEIS, MEIS, HEIS) MORPHOLOGY, CHEMICAL COMPOSITION (SEM, EDX) Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 5 Metodo Auger Emission Spectroscopy (AES) ALCUNE TECNICHE DI ANALISI SUPERFICIALI Particella misurata Processo Informazioni Sensibilità ML Profondità analisi (Å) Profilo di profondità Elettroni Auger Elementi In combinazione con lo sputtering Scanning Electron Microscopy (SEM) Elettroni secondari (SE) Elementi no no Trasmission Electron Microscopy (TEM) Elettroni diffratti Identificazione composto no 500 no X-ray Photoelectron Spectroscopy (XPS) Foto elettroni Elementi, Legami chimici no Secondary Ion Mass Spectrometry (SIMS) Ioni sputterati Elementi H e - e Via sputtering Atomic Force Microscopy(AFM) Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti Interazione punta superficie Topografia 6 3
4 CARATTERIZZAZIONE ELETTR(ON)ICA Auger Electron Spectroscopy (AES) Current Voltage Measurements (IV) High Resolution Electron Energy Loss Spectroscopy (HREELS) Scanning Tunnel Microscopy (STM) Ultra-violet Photoelectron Spectroscopy (UPS) Angle Resolved Photoemission Spectroscopy (ARPES) Deep Level Transient Spectroscopy (DLTS) Inverse Photoemission Spectroscopy (IPES) Scanning Tunnelling Spectroscopy (STS) X-ray Photoelectron Spectroscopy (XPS) Capacitance Voltage Measurements (CV) Electrochemical Capacitance Voltage Measurements (ECV) Optical spectroscopies (FTIR, UV-Vis) Ultra-High Vacuum!!! Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 7 CARATTERIZZAZIONE OTTICA ELLIPSOMETRY OPTICAL SPECTROSCOPY PHOTOLUMINESCENCE REFLECTION Immagini al microscopio a fluorescenza di cellule della guancia. Ultra-High Vacuum!!! RAMAN SPECTROMETRY LIGHT SCATTERING Near-field Scanning Optical Microscopy (NSOM) of Vertical-Cavity Surface-Emitting Lasers (VCSELs) Il selenuro di cadmio, (CdSe), diventa fluorescente emettendo luce di colore differente a seconda delle grandezza delle nanoparticelle. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 8 4
5 RISOLUZIONE ANALITICA VS LIMITE DI RIVELABILITÀ Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 9 superficie PROFONDITÀ DELLE TECNICHE DI ANALISI bulk Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 10 5
6 LE NANOTECNOLOGIE BREVE INTRODUZIONE Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 11 COSA SONO LE NANOTECNOLOGIE? CAPACITÀ DI CONTROLLARE LA STRUTTURA DEI MATERIALI SULLA SCALA DI nm ( 90) CONTROLLO DELLE POSIZIONI DI SINGOLI ATOMI E MOLECOLE (DREXLER, 80) COSTRUZIONE DI STRUTTURE E DISPOSITIVI COSTITUITI DA UNA SINGOLA MOLECOLA (JOACHIM, 2002) FABBRICAZIONE DI MATERIALI E SISTEMI FUNZIONALI LE CUI PROPRIETÀ DIPENDONO DAL CONTROLLO DIMENSIONALE E SPAZIALE DEI MATERIALI SETTORE TECNOLOGICO DI CONVERGENZA MULTIDISCIPLINARE (CHIMICA, FISICA, BIOLOGIA, E INGEGNERIA) NON È ANCORA UNA TECNOLOGIA, MA PORTERÀ AD UNA NUOVA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE (CONDIVISO DA MOLTI GOVERNI ED INDUSTRIE) Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 12 6
7 IMPORTANZA DELLE NANOTECNOLOGIE NUOVE PROPRIETA, NUOVI MATERIALI, NUOVI PRODOTTI NUOVA INDUSTRIA AD ELEVATA CONOSCENZA: PRODUZIONE DISTRIBUITA ELEVATO IMPATTO SOCIO ECONOMICO BASSO IMPATTO AMBIENTALE Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 13 PERCHÉ FABBRICARE COSE PICCOLE? SI POSSONO FARE CON NUOVI METODI E MATERIALI INTELLIGENTI MIGLIORI PROPRIETÀ, NUOVI PRODOTTI MIGLIORE ERGONOMIA MIGLIORE QUALITÀ DELLA VITA. MENO SPRECHI DI MATERIALE E DI ENERGIA MINORE IMPATTO AMBIENTALE E FACILITÀ AL RICICLAGGIO. NANOSCIENZA E NANOTECNOLOGIE SONO LE FONDAMENTA DI UNA NUOVA INDUSTRIA BASATA SULLA CONOSCENZA, LA CREATIVITÀ ED IL RISPETTO PER L AMBIENTE (FINO A PROVA CONTRARIA ) Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 14 7
8 NANOTECNOLOGIA DEFINIZIONE: CAPACITÀ DI OSSERVARE, MISURARE, MANIPOLARE LA MATERIA A SCALA NANOMETRICA. SI HA BISOGNO DI STRUMENTI DI DIMENSIONI CONFRONTABILI CON L OGGETTO DA OSSERVARE O MANIPOLARE. LO STRUMENTO DEVE ESSERE CONNESSO CON IL MONDO ESTERNO (MACROSCOPICO) LA SONDA È IL PONTE TRA NOI ED IL MONDO «NANO». SONDA = RADIAZIONE ELETTROMAGNETICA (OTTICA, SPETTROSCOPIA) SONDA = FASCIO DI ELETTRONI (MICROSCOPIA ELETTRONICA) SONDA = LEVA (MICROSCOPIE A SONDA) Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 15 MORFOLOGIA SUPERFICIALE TECNICHE DI CARATTERIZZAZIONE STRUTTURALE Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 16 8
9 PROFILOMETRO L ANALISI DI PROFILOMETRIA CONSISTE NEL RICAVARE UNA MAPPA DEL PROFILO SUPERFICIALE DI UN CAMPIONE, LUNGO UNA O DUE DIMENSIONI. IL PROFILOMETRO È QUINDI UNO STRUMENTO DI MISURA PER LA QUANTIFICAZIONE DELLA RUGOSITÀ DI UNA SUPERFICIE. LA RISOLUZIONE VERTICALE È DI SOLITO ATTORNO AL NANOMETRO, MENTRE LA RISOLUZIONE LATERALE È LIMITATA DALLE DIMENSIONI DELLO STILO. IN UNA SCANSIONE SI VEDE UNA LUNGHEZZA DI SUPERFICIE DI 10 mm. PROFILOMETRI DI CONTATTO PROFILOMETRI DI NON CONTATTO (OTTICI) Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 17 PROFILOMETRO A CONTATTO UNO STILO DI DIAMANTE SI MUOVE VERTICALMENTE IN CONTATTO CON IL CAMPIONE E POI LATERALMENTE ATTRAVERSO IL CAMPIONE PER MISURARE LE DISTANZE E LE FORZE DI CONTATTO SPECIFICHE. UN PROFILOMETRO PUÒ MISURARE PICCOLE VARIAZIONI DELLA SUPERFICIE IN VERTICALE COME FUNZIONI DI POSIZIONE DELLO STILO. LA POSIZIONE IN ALTEZZA DELLO STILO DI DIAMANTE GENERA UN SEGNALE ANALOGICO CHE VIENE CONVERTITO IN SEGNALE DIGITALE, ANALIZZATO E MANDATO AL DISPLAY. UN TIPICO PROFILOMETRO PUÒ MISURARE DIFFERENZE DELL'ORDINE DI 10 nm - 1 mm. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 18 9
10 PROFILOMETRO PARAMETRI DI MISURA DA IMPOSTARE (SOFTWARE): LUNGHEZZA DELLA CORSA DELLO STILO, IN μm; VELOCITÀ DI SCORRIMENTO DELLO STILO, IN μm/s; FREQUENZA DI CAMPIONAMENTO, IN Hz; DISTANZA DI CAMPIONAMENTO, IN μm; FORZA DI CONTATTO, IN mg; RAGGIO DELLA PUNTA DELLO STILO, IN μm; DIREZIONE DI SCORRIMENTO, OVVERO VERSO DESTRA OPPURE SINISTRA. Nota: Per calcolare il profilo medio (retta orizzontale profilo superficiale dalla cui distanza dei punti si determina la rugosità) è necessario prima effettuare un raddrizzamento del profilo originale prendendo come riferimento tutti i suoi punti, quindi applicare un filtro gaussiano. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 19 PROFILOMETRO A CONTATTO IL PATTINO, LA CUI FORMA PUÒ DIPENDERE DAL TIPO DI MISURA CHE SI DEVE FARE, HA LO SCOPO DI GUIDARE LO STILO SUL PEZZO FACENDOGLI SEGUIRE LE IRREGOLARITÀ GROSSOLANE, ELIMINANDO IN TAL MODO PARTE DELL'ONDULAZIONE. QUESTI DUE ELEMENTI, NON POTENDO ESSERE IDEALI ED ADATTI A TUTTE LE SITUAZIONI, INTRODUCONO UNA PICCOLA PERCENTUALE DI ERRORE SUI RISULTATI DELLA MISURA. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 20 10
11 ERRORI SISTEMATICI DEL PROFILOMETRO IL DIAMANTE MONTATO SULLO STILO È NORMALMENTE CONICO CON ANGOLO DI 60 O DI 90 E LA PUNTA, IN GENERE, HA UN RAGGIO DI CIRCA 5 µm. PENETRAZIONE NELLE VALLI. L'ANGOLO E IL RAGGIO, IN FUNZIONE DEL LORO VALORE, COMPORTANO UNA PENETRAZIONE PIÙ O MENO ACCENTUATA NELLE VALLI DEL PROFILO. DIAMANTI CON ANGOLO E RAGGIO GRANDE HANNO UNA BASSA PENETRAZIONE E DANNO RISULTATI INFERIORI A QUELLI CON ANGOLO E RAGGIO MINORE. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 21 ERRORI SISTEMATICI DEL PROFILOMETRO DISTORSIONE DELLA FORMA DEI PICCHI. QUANDO UN DIAMANTE RAGGIATO PASSA SU UN PICCO APPUNTITO, IL PUNTO DI CONTATTO SI MUOVE A CAVALLO DELLA RAGGIATURA GENERANDO UN PROFILO RILEVATO CON UN PICCO PIÙ ARROTONDATO DI QUELLO REALE. QUESTO FATTO PROVOCA UN'ALTERAZIONE DEL VALORE DEL PARAMETRO R a E VA TENUTO PRESENTE IN CASO DI MISURA DI RUGOSITÀ MOLTO BASSA. LE RIENTRANZE NON POSSONO ESSERE RILEVATE. QUANDO LO STILO TROVA UNA RIENTRANZA, PERDE IL CONTATTO CON IL PROFILO ED ALTERA LA FORMA DI QUELLO RILEVATO. SUPERFICI CON RIENTRANZE SONO PRESENTI, PER ESEMPIO, NEI MATERIALI SINTERIZZATI E IN QUELLI POROSI. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 22 11
12 VANTAGGI DEI PROFILOMETRI DI CONTATTO METODO STANDARD: GRAN PARTE DEGLI STANDARD DI PRECISIONE DELLE SUPERFICI NEL MONDO SONO OTTENUTI CON PROFILOMETRI DI CONTATTO. INDIPENDENZA DALLA SUPERFICIE: IL CONTATTO CON LA SUPERFICIE È SPESSO UN VANTAGGIO IN CAMPIONI SPORCHI DOVE I METODI SENZA CONTATTO POSSONO DARE RISPOSTE SBAGLIATE A CAUSA DEGLI STESSI CONTAMINANTI DELLA SUPERFICIE. TUTTAVIA, IL METODO NON TIENE CONTO DELLA RIFLETTANZA O DEL COLORE DELLA SUPERFICIE. BUONA RISOLUZIONE: LA PUNTA DELLO STILO PUÒ ARRIVARE AD ESSERE MINORE DI 20 NANOMETRI, ASSAI MEGLIO DEL PROFILOMETRO A LUCE BIANCA. TECNICA DIRETTA: NON SERVONO MODELLI. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 23 PROFILOMETRO OTTICO UN PROFILOMETRO OTTICO LAVORA CON UN METODO SENZA CONTATTO E PUÒ DARE MOLTE DELLE INFORMAZIONI DI UN PROFILOMETRO A STILO. SI BASA SULLA SCANSIONE PUNTUALE DELLA SUPERFICIE ILLUMINATA, MISURANDO LA DISTANZA DI OGNI PUNTO DA UN RIFERIMENTO, COSÌ DA RICOSTRUIRE CON ELEVATA PRECISIONE IL PROFILO DELL OGGETTO. I PROFILOMETRI OTTICI OFFRONO MISURE VELOCI E ACCURATE DELLA TOPOGRAFIA SUPERFICIALE, MA SONO LIMITATI NELLA LORO RISOLUZIONE LATERALE DALLA LUNGHEZZA D'ONDA DELLA LUCE UTILIZZATA. LE TECNICHE OTTICHE GARANTISCONO ELEVATE PRESTAZIONI E MISURE NON INVASIVE. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 24 12
13 VANTAGGI DEI PROFILOMETRI OTTICI VELOCITÀ: NON TOCCANDO LA SUPERFICIE, LA VELOCITÀ DI SCANSIONE DIPENDE SOLO DALLA VELOCITÀ DI RIFLESSIONE DELLA LUCE SULLA SUPERFICIE E DALLA VELOCITÀ DI ACQUISIZIONE DELL'ELETTRONICA DELLO STRUMENTO. AFFIDABILITÀ: I PROFILOMETRI OTTICI NON TOCCANO LE SUPERFICI E NON POSSONO DANNEGGIARLE, SONO PIÙ SICURI. MOLTI PROFILOMETRI SENZA CONTATTO HANNO BISOGNO DI POCA MANUTENZIONE. DIMENSIONI DEL RAGGIO: LE DIMENSIONI DEL RAGGIO, O RISOLUZIONE LATERALE, È IN UN INTERVALLO DI POCHI MICROMETRI FINO A MENO DI UN MICROMETRO. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 25 PROFILOMETRI OTTICI LA MAGGIOR PARTE UTILIZZA METODI INTERFEROMETRICI. NEGLI ULTIMI ANNI, LA METROLOGIA NON A CONTATTO DELLE SUPERFICI HA POTUTO CONTARE SULLE TECNOLOGIE CONCORRENTI DELL INTERFEROMETRIA E DELLA PROFILOMETRIA ATTRAVERSO LE IMMAGINI CONFOCALI. IN AMBEDUE I CASI È POSSIBILE OTTENERE UNA MISURA ACCURATA ED AFFIDABILE DELLA TOPOGRAFIA SUPERFICIALE SU UNA SCALA CHE VA DAI MILLIMETRI AI NANOMETRI. METODO INTERFEROMETRICO METODO CONFOCALE Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 26 13
14 METODO INTERFEROMETRICO I COLORI CANGIANTI PRESENTI SU UNA BOLLA DI SAPONE SONO DOVUTI ALL'EFFETTO DELL'INTERFERENZA. UN INTERFEROMETRO NON È ALTRO CHE UNO STRUMENTO IN GRADO DI PRODURRE INTERFERENZA FRA DUE RAGGI LUMINOSI GENERATI A PARTIRE DA UN UNICO RAGGIO. IL FASCIO DI LUCE COERENTE VIENE DIVISO, TRAMITE UN DIVISORE (BEAM SPLITTER) DI FASCIO, IN DUE FASCI IDENTICI. OGNUNO DI QUESTI DUE FASCI PERCORRERÀ UN CAMMINO DIVERSO, FINO A RICOMBINARSI SUL RIVELATORE (SENSORE CCD). LA DIFFERENZA DEL CAMMINO OTTICO PERCORSO DA OGNI FASCIO GENERA UNA DIFFERENZA DI FASE TRA LORO. E QUESTA DIFFERENZA DI FASE CHE DÀ LUOGO ALLA FIGURA DI INTERFERENZA. L INTERFEROMETRIA È UNA TECNICA BASATA SULLO STUDIO DELLA FIGURA DI INTERFERENZA. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 27 INTERFEROMETRIA L INTERFEROMETRIA FA USO DEL PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE PER COMBINARE LE ONDE SEPARATE. QUESTO È DOVUTO AL FATTO CHE QUANDO DUE ONDE COERENTI (IN FASE) CON LA STESSA FREQUENZA SI COMBINANO LA FIGURA CHE RISULTA È DETERMINATA DALLA DIFFERENZA DI FASE TRA LE DUE ONDE. ONDE CHE SONO IN FASE TRA LORO DARANNO LUOGO AD INTERFERENZA COSTRUTTIVA, MENTRE ONDE SFASATE TRA LORO DARANNO LUOGO AD INTERFERENZA DISTRUTTIVA. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 28 14
15 METODO INTERFEROMETRICO L AREA DEL CAMPIONE RIFLETTE LA LUCE INCIDENTE IN MODO DIVERSO, A SECONDO DELLA SUA FORMA E DELLA SUA DIMENSIONE. IL PROFILO DOVUTO AL CONTRIBUTO DELLA LUCE RIFLESSA CONTIENE INFORMAZIONI SULLE DIMENSIONI SPAZIALI E SULLA LOCALIZZAZIONE DELLE STRUTTURE ALL INTERNO DEL CAMPIONE STESSO. COMBINANDO UNA SERIE DI QUESTE SCANSIONI ASSIALI LATERALI (A-SCAN) SI PUÒ OTTENERE UNA TOMOGRAFIA (DETTA B-SCAN) DEL CAMPIONE. APPLICAZIONI PARTICOLARI DI QUESTI STRUMENTI SI HANNO IN MEDICINA, PER ESEMPIO NELLE TECNICHE DI TOMOGRAFI A COERENZA OTTICA (OCT), DOVE SI USA PERÒ LUCE INFRAROSSA E SI SFRUTTA LA SUA CAPACITÀ DI PENETRARE NEI TESSUTI FI NO A 2 MM DI PROFONDITÀ (OFTALMOLOGIA). L INTERFEROMETRIA È ANCHE USATA PER LO STUDIO DELLE DEFORMAZIONI SUPERFICIALI DEL TERRITORIO A PARTIRE DA DATI SAR (SYNTHETIC APERTURE RADAR = RADAR AD APERTURA SINTETICA). L'INTERFEROMETRIA SI BASA SULL'ANALISI DELL'EVOLUZIONE DEL VALORE DI FASE TRA DUE DISTINTE ACQUISIZIONI, IN MODO TALE DA METTERE IN LUCE EVENTUALI DIFFERENZE RICONDUCIBILI A FENOMENI DI DEFORMAZIONE, TOPOGRAFIA O DISTURBI ATMOSFERICI. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 29 TIPOLOGIA DI SENSORI SENSORE CCD (CHARGE-COUPLED DEVICE): LA CARICA ELETTRICA GENERATA SUL SENSORE DAI FOTONI VIENE TRASFERITA ATTRAVERSO POCHI "NODI" DI USCITA, PER ESSERE POI CONVERTITA IN VOLTAGGIO E USCIRE DAL SENSORE COME SEGNALE ANALOGICO. SENSORE CMOS (COMPLEMENTARY METAL-OXIDE-SEMICONDUCTOR): OGNI SINGOLO FOTODIODO È ACCOPPIATO AD UN CONVERTITORE (QUINDI L ENERGIA VIENE SUBITO TRASFORMATA IN DIFFERENZA DI POTENZIALE), RIDUTTORE DI RUMORE, E CIRCUITI DI DIGITALIZZAZIONE. NE DERIVA QUINDI CHE IL SEGNALE IN USCITA È DI TIPO DIGITALE. Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 30 15
16 TIPOLOGIA DI SENSORI VANTAGGI E SVANTAGGI: IL CCD REALIZZA UN IMMAGINE AD ALTA QUALITÀ RISPETTO AL CMOS IL CMOS È PIÙ SUSCETTIBILE AL RUMORE RISPETTO AL CCD IL CCD CONSUMA PARECCHIA ENERGIA RISPETTO AL CMOS (CIRCA 3 VOLTE DI PIÙ) IL CMOS, CONSUMANDO MENO, SI SURRISCALDA MENO E INTRODUCE MENO RUMORE DOVUTO ALLA TEMPERATURA RISPETTO AL CCD IL CCD È PIÙ COSTOSO DEL CMOS IL CMOS HA UNA COMPLESSITÀ MAGGIORE RISPETTO AL CCD Corso di Chimica delle Superfici ed Interfasi - G. Fioravanti 31 16
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