L ARCHEOLOGIA DELLA BASILICATA IN MOSTRA
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- Alberta Mari
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1 L ARCHEOLOGIA DELLA BASILICATA IN MOSTRA L intenso programma di valorizzazione del patrimonio archeologico della Basilicata, messo a punto dalla Soprintendenza Archeologica, diretta da Maria Luisa Nava, congiuntamente alla Regione e avviato già nel 1996 con l apertura di una serie di mostre in tutti i Musei del territorio regionale, ha previsto per il 1998 tre importanti esposizioni a livello nazionale e internazionale. Le iniziative scaturiscono dalla consapevolezza che la regione Basilicata si distingue, nell ambito del panorama culturale italiano, proprio per la ricchezza e l unicità delle testimonianze archeologiche inserite in un contesto ambientale e paesaggistico ancora intatto e di particolare bellezza. La prima di queste iniziative, ospitata a Roma nella prestigiosa sede di Castel S. Angelo dal 4 aprile al 10 maggio 1998 e con l organizzazione del Centro Europeo per il Turismo e lo Spettacolo, presenta l eccezionale corredo funerario rinvenuto nella necropoli indigena di Braida di Vaglio, sito posto a controllo della valle del Basento, asse fluviale di collegamento tra la costa ionica, l area interna della regione e l ambito tirrenico. Si tratta della tomba di una bambina di circa 6-7 anni, deposta in posizione rannicchiata e afferente a un gruppo familiare di altissimo lignaggio, i cui esponenti, sepolti accanto, non a caso sono denominati, nella tradizione letteraria antica, basileis (re). La fanciulla recava infatti una serie di preziosi gioielli, degni di una principessa e costituiti da un diadema in oro sbalzato con pendenti, due fermatrecce sempre in oro, fibule in argento che fermavano la veste e una serie di collane costituita da un filo di vaghi in oro e da quattro fili in ambra. Alcuni vaghi in ambra, materiale proveniente dal Baltico a cui gli antichi conferivano valenze terapeutiche e apotropaiche, sono configurati in sfinge accovacciata, in cinghiale accovacciato, in bovino accovacciato, in conchiglia, in anfora, in protomi femminili, di cinghiale e di ariete. Sempre in ambra è un oggetto particolare interpretato come scettro, lungo circa 20 cm., molto più probabilmente da ritenere un fuso, simile ad altri esemplari, pure in ambra, rinvenuti nelle tombe principesche di Verrucchio, in Emilia Romagna; si tratta di una vera e propria insegna del potere femminile e che contestualmente rimanda alla filatura e alla tessitura, attività demandate alla donna. Il corredo di vasi è organizzato in due diversi sistemi, il primo metallico e il secondo ceramico. Il primo è costituito da due grandi lebeti tripodi, tre bacili a orlo perlinato e uno stamnos in bronzo, chiara allusione, assieme agli alari e agli spiedi in ferro, al consumo delle carni bollite e arrostite, prerogativa delle élites aristocratiche italiche e pratica riportata in un noto passo di Aristotele (Politica, VI 1329 b5 ss.), in cui si menzionano i syssitia, pasti comuni che si rifanno a simili antiche istituzioni diffuse in Grecia e tipiche di società guerriere. Il secondo sistema di vasi si può suddividere in due nuclei: da un lato, l olla e l attingitoio costituiscono la coppia rituale, quasi onnipresente nelle sepolture indigene della Basilicata dall VIII secolo a. C. fino alla romanizzazione e funzionale probabilmente alla purificazione con acqua durante il rito funebre oppure, in quanto contenitore di derrate alimentari, di Alfonsina Russo 107
2 chiara allusione alla ricchezza agricola; dall altro, il cratere e il servizio da simposio. Quest ultimo è costituito da vasi per versare vino (oinochoai), da una coppa per bere importata dall Attica, e da una grattugia in bronzo, strumento utilizzato per la preparazione del vino, di solito consumato mescolato all acqua, al miele e al formaggio (Iliade, XI, v. 638 ss.). L insieme degli oggetti di corredo permette di datare la sepoltura alla fine del VI sec. a. C. La mostra, che ha permesso la più ampia conoscenza e la valorizzazione di parte delle straordinarie testimonianze archeologiche della Basilicata, assieme a beni archeologici e artistici provenienti da altre regioni d Italia, è dedicata all attività delle Istituzioni militari e delle forze dell ordine italiane per il recupero, la difesa e la conservazione del patrimonio culturale italiano, una delle più importanti risorse economiche del nostro Paese. La mostra è corredata inoltre da un catalogo edito da De Luca I beni culturali della difesa. La difesa dei Beni culturali (Roma 1998), con saggi dedicati al problema del mantenimento del patrimonio storico-artistico, ai Musei Storici, alla difesa dei Beni culturali e, in particolare, del patrimonio archeologico; infine, una riflessione sullo stato di emergenza nelle regioni terremotate dell Umbria e delle Marche, che riporta alla memoria l analoga tragica calamità che ha interessato diciotto anni fa la regione Basilicata, precede le schede, tra cui quelle, a cura di Elvira Pica, dedicate ai reperti lucani. La seconda importante mostra, Il Sacro e l Acqua. Culti indigeni in Basilicata, tesa alla valorizzazione del patrimonio archeologico della Basilicata, si svolge ancora una volta a Roma, nella suggestiva sede di Palazzo Barracco dal 23 Aprile al 18 Ottobre Anche in questo caso l iniziativa scaturisce dalla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica della Basilicata, la Regione Basilicata e il Comune di Roma. In particolare, come ribadito nella presentazione del catalogo della mostra da Francesco Rutelli e Angelo Raffaele Dinardo, si tratta della prima di una serie di esposizioni annuali del patrimonio archeologico lucano da tenersi a Roma tra il 1998 e il 2000, nell ambito di un protocollo d intesa stipulato tra Regione Basilicata e Comune di Roma. È questa una importante opportunità per valorizzare a livello nazionale le ricchezze culturali e ambientali del territorio lucano e, contestualmente, per attrarre e incrementare nuovi flussi turistici che possano rilanciare l economia della regione. L esposizione tratta dei luoghi di culto e delle forme di religiosità delle genti anelleniche stanziate nei territori interni della Basilicata e delle forme di interscambio culturale tra le Chiaromonte (Pz), località Sotto la Croce, Fiasca in bronzo (da AA.VV., Greci, Enotri e Lucani nella Basilicata meridionale, Electa, Napoli 1996) Chiaromonte (Pz), località Sotto la Croce, particolare del vaso «a barile» in bronzo (da AA.VV., Greci, Enotri e Lucani nella Basilicata meridionale, Electa, Napoli 1996) 108
3 colonie greche della costa e le comunità indigene. L emergere del sacro e la conseguente definizione di luoghi di culto sono indice del processo di strutturazione delle compagini a- nelleniche con una più spiccata articolazione sociale e con il consolidarsi di vere e proprie élites, che controllavano politicamente ed economicamente tali santuari. Nell antichità, infatti, il santuario è un luogo estremamente importante per le comunità; esso esprime contemporaneamente una serie di funzioni che oggi appaiono incompatibili: oltre a quella religiosa anche quella sociale, politica ed economica. Riguardo a quest ultima valenza, il santuario è sempre sede di fiere e mercati, luogo privilegiato di scambio con lo straniero, con ambiti culturali lontani e diversi. Il percorso della mostra inizia dalla saletta al piano terra, in cui è collocata una serie di pannelli didattici, con belle foto e disegni a colori, che illustrano i culti e le aree sacre nelle due colonie greche di Siris-Herakleia e Metaponto; al centro è collocato il tempietto in marmo con statuetta di divinità femminile, rinvenuto nel più antico santuario indigeno della Basilicata, Garaguso. Si tratta di un luogo di culto sviluppatosi nel corso della prima metà del VI sec. a. C. su un altura dominante le valli del Basento e Cavone-Salandrella, in prossimità di sorgenti lungo l itinerario fluviale che collega la colonia achea di Metaponto con l entroterra. È il primo caso in cui si percepisce in modo tangibile il processo di trasformazione del pensiero religioso indigeno, con l adozione di divinità antropomorfe che assimilano sincretisticamente figure divine del pantheon greco, soprattutto femminili. Non a caso a Garaguso è attestata una dea madre, nume tutelare della fecondità femminile, del matrimonio, della fertilità dei campi. Altri oggetti votivi rinvenuti a Garaguso sono esposti nel ballatoio del primo piano, collegato da una scala sul cui soffitto sono proiettate le immagini di sorgenti e corsi d acqua della Basilicata, luoghi particolari scelti dalle popolazioni antiche per insediare i propri luoghi di culto; l acqua, infatti, elemento essenziale per la vita, di rigenerazione e di purificazione, assieme ai boschi e alla natura incontaminata, sacralizzava tali aree, viste come tramite tra la terra, il cielo e l Oltretomba. Al primo piano sono inoltre esposti materiali provenienti dai santuari di Timmari e di San Chirico Nuovo, rispettivamente nella media e nell alta valle del Bradano. Accanto ad ogni vetrina sono collocati pannelli particolarmente curati con foto di oggetti e le ricostruzioni dei santuari, così come probabilmente dovevano presentarsi agli occhi degli antichi frequentatori. Il primo, le cui fasi di vita si collocano tra pieno VI secolo a. C. e fine del IV secolo a. C., è dedicato anch esso ad una divinità femminile assimilabile a Demetra, a sua figlia Kore- Persefone, dee legate ai cicli agrari e alla sfera ultraterrena, ad Afrodite, dea dell amore e propiziatrice delle unioni matrimoniali. Centinaia di statuette fittili, di louteria miniaturistici, per abluzioni con acqua, di thymiateria, per bruciare incenso e altri aromi, di vasi miniaturistici, per piccole offerte alimentari, testimoniano la devozione dei fedeli. A San Chirico Nuovo si celebra un culto presso una sorgente, in prossimità di una serie di tratturi di collegamento con i centri vicini di Serra di Vaglio, Cancellara, Tolve, Oppido. Si tratta di un santuario frequentato tra gli inizi del IV e la prima metà del III secolo a. C. Numerosi statuette con figure femminili che recano fiaccole, fiori, melagrane, colombe, rimandano ancora una volta a Demetra, Kore e Afrodite. Inoltre una serie di statuette con Artemide Bendis, raffigurata in trono e con pantera, testimoniano la particolare venerazione della dea della caccia che, nella tradizione greca, è spesso associata alle sorgenti, alle acque terapeutiche, protegge le future spose, guarisce i malati e rende liberi gli schiavi. Non a caso, si sono rinvenuti ceppi per schiavo e un gruppo plastico, forse parte di un louterion, con matrimonio sacro tra divinità (hierogamia). Il percorso, che continua al secondo piano, è segnato da un pannello con fonti antiche sui luoghi di culto e l acqua (Pindaro, Platone) collocato sul pianerottolo tra le due rampe di scale che collegano i due ballatoi. Al secondo piano sono esposti i materiali più significativi rinvenuti nei santuari di Armento, Chiaromonte e Rossano di Vaglio, corredati da pannelli didattici. Il primo, ubicato nella 109
4 media valle dell Agri in prossimità di sorgenti e boschi, dedicato ad Eracle associato a Dioniso e, forse a Kore, perdura dalla seconda metà del IV agli inizi del II sec. a. C. In esso si svolgevano i riti di passaggio dei giovani lucani che nel luogo sacro venivano preparati a diventare valorosi guerrieri, attraverso un apprendistato che vedeva come principali attività la caccia, i giuochi atletici e l esercizio della guerra. La frequentazione elitaria del santuario è confermata dalla presenza di preziosi ex-voto in bronzo. A Chiaromonte, il più importante centro della valle del Sinni, il luogo sacro si sviluppa intorno a una sorgente che viene monumentalizzata e a un percorso cerimoniale con pozzi e bacini per abluzioni con acqua. Centinaia di statuette testimoniano un culto popolare prestato a una divinità femminile di impronta demetriaca e che, sincretisticamente, rimanda ad Afrodite, Persefone e Artemide. La funzione salutifera del luogo sacro è inoltre attestata da alcuni votivi anatomici che riproducono varie parti del corpo, come il seno, la gamba e il braccio. Il santuario viene frequentato tra IV e I secolo a. C. Chiude la serie dei santuari quello di Rossano di Vaglio, cui è dedicato un piccolo video proiettato sulla parete. Si tratta del santuario federale dei Lucani, il più importante luogo di culto indigeno della regione, che perdura dal IV secolo a. C. fino ad età romana (I secolo d.c.). Esso è frequentato sia dalle élites indigene, che dedicano alla divinità venerata, Vaglio di Basilicata (Pz), santuario di Rossano: orecchino in oro (da AA.VV. Il Sacro e l Acqua, Edizioni De Luca, Roma 1998) Mefitis, preziosi ex-voto in oro, argento e bronzo, oltre a dediche scritte, sia dai ceti subalterni che offrono migliaia di statuette e altri ex-voto fittili. Alla Mefitis, divinità che assimila molteplici valenze proprie di diverse divinità greche e che sta nel mezzo tra il cielo e la terra, sono associate altre figure divine quali Giove e Mamert (Marte). La mostra si conclude con una sezione dedicata alla funzione dell acqua nel rito funebre e in particolare con l esposizione di un modellino di fontana a vernice nera rinvenuto in una tomba di San Chirico Raparo. L acqua, nel mondo antico, era un elemento catartico di purificazione durante i riti funebri sia per i morti che per i vivi coinvolti nel lutto; essa era utilizzata anche come offerta ai defunti e agli dei dell Oltretomba. Un prezioso catalogo permette al visitatore più attento un ulteriore approfondimento dei temi trattati in mostra. Il volume si apre con un introduzione curata da Maria Luisa Nava sulle connessioni tra l acqua e i luoghi di culto nel mondo indigeno della Basilicata, facendo i confronti con l ambito greco. Seguono i contributi sui diversi santuari, con catalogo dei pezzi esposti in mostra, elaborati dagli archeologi, italiani e stranieri, che hanno condotto le campagne di scavo nei luoghi di culto presi in considerazione. Chiude il catalogo l interessante saggio di Salvatore Bianco sul ruolo dell acqua nei riti funebri, con l edizione dell eccezionale modellino di fontana. La terza e, senza dubbio, più prestigiosa manifestazione è costituita dalla mostra Trésors d Italie du Sud. Grecs et Indigenes en Basilicate ( Tesori dell Italia del Sud. Greci e Indigeni in Basilicata ) che si tiene a Strasburgo dal 18 Giugno al 15 Novembre 1998 nella bellissima sede dell Antica Dogana della città francese, cuore della nuova Europa in quanto sede del Parlamento Europeo. La realizzazione della grande mostra archeologica, ospitata in uno spazio ampio 800 m 2, si deve alla collaborazione tra Regione Basilicata, Soprintendenza Archeologica della Basilicata, Istituto Italiano di Cultura di Strasburgo, Comune di Strasburgo, Musei Civici di Strasburgo, Parlamento Europeo e Università di Strasburgo. La mostra ospita reperti, di eccezionale fattura, rinvenuti negli ultimi anni (alcuni di essi provenienti da scavi recentissimi, dei primi mesi del 1998) e tempestivamente restaurati grazie ad un ormai consolidato programma di collaborazione tra Soprintendenza e Regione. In una suggestiva ambientazione, ideata dall architetto Italo Rota (curatore, tra l altro, di alcune sezioni del nuovo Museo del Louvre di Parigi), è ripercorsa la storia delle popola- 110
5 zioni antiche (Coni, Enotri, Dauni, Peuketiantes, Lucani, Greci), che vissero nei territori della Basilicata dall VIII secolo a. C. fino alla romanizzazione e che hanno conferito un impronta culturale significativa alla regione, i cui effetti sono ancora oggi percepibili. La Basilicata viene interpretata come terra feconda d incontro e di scambio tra popoli diversi, che ha prodotto, grazie proprio a queste relazioni e agli influssi molteplici, una serie di espressioni culturali, a livello architettonico, artistico e di cultura materiale, di notevole livello e originalità. Il racconto che si dispiega tra gli spazi della mostra vuole mettere in risalto non solo una macrostoria, fatta di grandi avvenimenti, come l arrivo dei Greci, le fondazioni delle colonie greche di Siris, Metaponto e Herakleia, la conflittualità tra i Greci e gli Italici, ma anche la microstoria, espressa attraverso la vita quotidiana, il lavoro, la guerra, il culto dei morti e le credenze religiose. Questi ultimi aspetti sono evidenziati grazie all analisi e all interpretazione dei corredi funerari in mostra, che mettono in evidenza innanzitutto un ideologia che intende l Aldilà come uno specchio e una prosecuzione della vita terrena, per cui i morti vengono accompagnati da una serie di oggetti che simbolicamente sottolineano il ruolo svolto all interno della società di appartenenza e nell ambito del gruppo familiare. Il percorso inizia con i centri di Tursi, allo spartiacque tra Agri e Sinni, e Santuario di Timmari, Matera: busto femminile con acconciatura a krobylos (da AA.VV. Il Sacro e l Acqua, Edizioni De Luca, Roma 1998) di Guardia Perticara, nella media valle dell Agri, con un gruppo di sepolture e di oggetti risalenti all VIII secolo a. C. Le sepolture femminili sono caratterizzate da veri e propri abiti in bronzo: preziosissimi vestiti cerimoniali (con cavigliere, pettorali, diademi e veli) che probabilmente erano utilizzati in vita durante il rito del matrimonio, momento più significativo della vita della donna, oppure deposti in sepolture di bambine a compensazione di un destino, quello di sposa, non compiuto. Gli uomini sono sempre connotati come guerrieri, per la presenza di armi (spade e lance) e come detentori della techne, ossia dell abilità artigianale e tecnica, come dimostra la deposizione di strumenti da lavoro (asce, falcetti, scalpelli), prerogativa soprattutto dei capi delle comunità indigene. Il rasoio, infine, è quasi onnipresente nelle sepolture maschili di VIII secolo a. C. I fanciulli, infine, sono accompagnati dai loro giocattoli, come nella sepoltura di bambina di Valle Sorigliano dove, peraltro, sono presenti fuseruole e pesi da telaio che alludono alle attività della tessitura e della filatura, connotanti la sfera femminile. Seguono i centri enotri di Aliano e Chiaromonte, con le ricchissime sepolture di VII e VI secolo a. C., che hanno restituito una copiosa serie di ceramiche prodotte in loco a motivi geometrici ispirati dalla decorazione della ceramica greca del periodo cosiddetto geometrico (VIII secolo a. C.), con veri e propri servizi rituali, costituiti dall olla, forse per contenere l acqua per purificare il defunto e i partecipanti al rito funebre, dal relativo attingitoio, dagli scodelloni su piede. Associati alle produzioni locali compaiono materiali greci, importati dalle colonie greche: si tratta di vasi in ceramica e in bronzo da vino, di vasi per unguenti che rimandano a pratiche tipiche dell ambito greco e introdotte nel mondo indigeno a livello elitario. Il consumo del vino, bevanda esotica non ancora prodotta in loco, e l utilizzo di aromi e profumi, spesso provenienti dall Oriente, sono infatti consuetudini che connotano uno status sociale privilegiato e vengono spesso enfatizzate all interno del corredo funebre con l iterazione di forme che si rifanno a tali funzioni. Gli spiedi e gli alari in ferro, rinvenuti in tombe aristocratiche sia maschili che femminili, rimandano a pratiche alimentari desunte sempre dal mondo greco, ossia alle carni arrostite consumate durante i banchetti dagli eroi omerici. Dalla Grecia e dalle colonie greche vengono inoltre importati gioielli in metalli preziosi, che connotano le sepolture principesche femminili, e armi da parata in tombe elitarie maschili. Spesso i guerrieri sono ora connotati come cavalieri per la presenza, in alcuni casi, del morso equino. Lo scorcio del VI secolo a. C. è rappresentato da una serie di sepolture straordinarie rinvenute nei siti di Braida di Vaglio, di Baragiano e di Guardia Perticara, tutte probabilmente pertinenti ai re (basileis) di tali siti. Oltre all ormai notissima sepoltura della principessa di Vaglio, gli eccezionali oggetti da Baragiano e da Guardia Perticara, per la prima volta esposti al pubblico, documentano la magnificenza di questi principes che ormai sembrano 111
6 omologarsi alle aristocrazie magnogreche, commissionando una serie di vasi prodotti in Attica con temi che esaltano le figure eroiche di Teseo e di Eracle e il dio Dioniso e aderendo molto probabilmente anche alle correnti filosofiche dilaganti tra VI e V secolo a. C. tra le classi dominanti greche, come il Pitagorismo, l Orfismo e il Dionisismo. Tali dottrine, che promettono agli adepti la salvezza nell Aldilà, si diffondono nel pieno V secolo a. C., come esemplificato dal corredo della bambina incinerata della tomba 68 di Serra di Vaglio. Tra gli oggetti si distinguono alcuni simboli che rimandano chiaramente al ciclo dionisiaco, come la pantera, animale sacro a Dioniso, e il chous, una brocca utilizzata ad Atene durante le feste delle Anthesterie; sul cratere italiota a figure rosse si staglia la figura di Eos, divinità astrale che presiede l aurora e detta da Omero «dalle dita di rosa», in atto di rapire il giovane amato alludendo al rapimento dell anima del defunto e al trasporto della stessa nell Aldilà. Un adepta di Dioniso è anche la defunta della tomba 955 di Lavello, sepolta intorno agli inizi del IV secolo a. C. Il corredo infatti ha restituito oggetti legati alla sfera del sacrificio, di solito prerogativa dell elemento maschile della comunità antica, un cratere, vaso che si ritrova di solito in corredi maschili, raffigurante una scena dionisiaca, una splendida collana in oro con grappoli d uva, frutto connesso a Dioniso. La donna sembra dunque assumere tratti tipici maschili, attuando, pertanto il rovesciamento dei ruoli Vaglio di Basilicata (Pz): veduta del santuario di Rossano (da AA.VV. Il Sacro e l Acqua, Edizioni De Luca, Roma 1998) tradizionali: aspetto che ricorre di frequente tra gli iniziati ai misteri dionisiaci; i riferimenti al dionisismo e alle connesse dottrine salvifiche promettono dunque il superamento della morte e il conseguimento dell immortalità dell anima. La fase di IV secolo a. C., relativa al mondo indigeno, è documentata dall eccezionale corredo della tomba 669 di Lavello e da alcune sepolture del centro lucano di San Brancato. La tomba 669 di Lavello è una grande tomba a camera contenente i corredi di due sepolture di guerrieri sepolti rispettivamente alla metà e alla fine del IV secolo a. C. Il primo guerriero era dotato di scudo ed era accompagnato da una serie di vasi funzionali alla cerimonia funebre; il secondo era un cavaliere dotato di corazza anatomica, elmo di tipo romano e una serie di vasi rituali di produzione canosina. La sottolineatura del ruolo politico e sociale all interno della comunità di appartenenza è data anche dalle raffigurazioni sulle ceramiche a figure rosse, sulle quali il defunto è visto come valoroso combattente a cavallo. L ideologia espressa dalle sepolture di San Brancato testimonia l importanza del centro della media val d Agri nell ambito dell organizzazione territoriale che si definisce con l arrivo dei Lucani, genti di stirpe osco-sannita. Le virtù guerriere ricorrono costantemente nelle sepolture maschili, mentre i corredi femminili sottolineano i valori della casa (oikos) e delle attività domestiche. Chiude la mostra una sezione dedicata interamente al versante greco e, nello specifico, alla colonia greca di Herakleia. Un attenzione particolare è data alle produzioni artigianali eracleote, come la ceramica figurata, le oreficerie e la coroplastica. È possibile così notare come nel corso del IV secolo a. C. si crea una koiné culturale che abbraccia l intera Magna Grecia, i territori greci e indigeni, fatta di ideali, credenze religiose, manifestazioni artistiche e artigianali. Questa mostra, così come detto programmaticamente dal Presidente della Regione Basilicata Dinardo nelle pagine iniziali del bellissimo catalogo che l accompagna (pubblicato in italiano, francese e inglese, a cura delle edizioni SKIRA, Milano-Ginevra 1998), è un importante occasione per lanciare la Basilicata nel cuore d Europa e contestualmente far conoscere i valori culturali, di solidarietà e di fratellanza che connotano il popolo lucano e ne definiscono l identità. A compendio della mostra archeologica all Antica Dogana di Strasburgo è stata organizzata dalla Regione Basilicata un altra manifestazione presso la prestigiosa sede del Parlamento Europeo. Si tratta di una mostra fotografica tesa a valorizzare l immagine della Basilicata attuale, ricca di fascino e di tesori ambientali, monumentali, artistici, oltre che archeologici. Voyage en Basilicata. Un coin doré de l Italie du Sud ( Viaggio in Basilicata. Un angolo dorato dell Italia del Sud ) si dispiega in cinque sezioni che offrono gli scenari più suggestivi del territorio regionale che il viaggiatore e il turista possono godere visitando la Basilicata. Si vuole pertanto offrire un immagine diversa e nuova della regione (non più quella desueta di morte e pianto rituale ), evidenziando le peculiarità culturali che permettono di distinguerla dagli altri territori regionali italiani. 112
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