Timbro o qualità del suono
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- Emma Fumagalli
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1 Timbro o qualità del suono Prof. Farabegoli Giorgio I.T.T. Marie Curie di Savignano sul Rubicone (FC) [email protected] 1
2 Significato del termine timbro Il termine timbro viene utilizzato per esprimere la qualità del suono, la sua coloritura. Il timbro è quella caratteristica che permette di distinguere 2 suoni prodotti da sorgenti differenti, anche se essi hanno esattamente stesso tempo di crescita, stessa altezza, stessa intensità, stessa durata. Il timbro dipende principalmente dal contenuto spettrale di armoniche matematicamente esprimibile tramite l analisi di Fourier. In uno stesso strumento il timbro varia con la gamma delle note. 2
3 Esempio di spettrogramma (grafico che rappresenta l intensità del suono alle varie frequenze che lo costituiscono) della vocale e chiusa e della vocale e aperta emessa dalla stessa voce maschile (figura tratta dal testo Fisica nella musica di Andrea Frova). 3
4 Esempi: violino, flauto, tromba, che emettono il Si bemolle (circa 466 Hz). Violino: Si bemolle (466 Hz) Spettrogramma: sull asse orizzontale si trovano le frequenze, mentre sull asse verticale la loro ampiezza in una scala in db. 4
5 Flauto: Si bemolle (466 Hz) Spettrogramma: sull asse orizzontale si trovano le frequenze, mentre sull asse verticale la loro ampiezza in una scala in db. 5
6 Tromba: Si bemolle (466 Hz) Spettrogramma: sull asse orizzontale si trovano le frequenze, mentre sull asse verticale la loro ampiezza in una scala in db. 6
7 Quali elementi determinano il timbro percepito? Risposta statica (nota continua) La risposta a questa domanda diventa difficoltosa se si cerca di definire il timbro non in base a quello che permette di fare (distinguere i suoni dei diversi strumenti musicali), ma in base a parametri oggettivi e misurabili! Il timbro di uno strumento è dovuto in gran parte alla composizione spettrale del suono che esso emette; semplificando, si potrebbe dire che quando uno strumento emette una nota di una determinata frequenza (ad esempio il Si bemolle ascoltato in precedenza) esso, a causa dei vincoli imposti dalla geometria delle parti oscillanti degli strumenti musicali, genera, insieme alla nota fondamentale, altre note tutte di frequenza multipla intera della fondamentale (armoniche superiori). Lo spettro dei diversi strumenti differisce per la diversa distribuzione dell energia, e quindi delle ampiezze, tra la nota fondamentale e le armoniche superiori. 7
8 Confrontando gli spettri dei tre suoni precedenti è possibile osservare il diverso contributo delle varie armoniche. Si osservi che, anche se la nota percepita è un Si bemolle a 466 Hz, tutti gli strumenti emettono armoniche fino al limite della soglia udibile. Ad ogni composizione spettrale corrisponde una ben precisa forma d onda ottenuta componendo le varie armoniche (procedimento chiamato sintesi, consistente nella sovrapposizione pesata delle ampiezze). Pertanto il timbro di uno strumento è dovuto, in larghissima parte, alla forma d onda del suono che esso emette. 8
9 Modi di vibrazione di una corda di lunghezza L fissata agli estremi (figura tratta dal testo Fisica nella musica di Andrea Frova). 9
10 Si riportano le forme d onda dei suoni dei 3 strumenti precedenti (violino, flauto, tromba) che emettono il Si bemolle (466 Hz): Forma d onda del violino Forma d onda della tromba Forma d onda del flauto Sull asse orizzontale abbiamo il tempo, mentre sull asse verticale l ampiezza dell onda. Le onde differiscono per la forma, e nessuna delle tre ha un andamento puramente armonico. Questo conferma che la loro composizione spettrale è complessa e differente tra le onde! 10
11 Quali elementi determinano il timbro percepito? Risposta dinamica (nota che varia nel tempo) Gli spettri mostrati precedentemente visualizzano soltanto il contenuto spettrale medio nel tempo di tutta la durata del suono, pertanto risultano insufficienti a spiegare la complessa percezione del timbro (facendo un parallelo cinematografico, l osservazione di un unico fotogramma non permette di comprendere l intero film). Gli spettri statici forniscono una discreta approssimazione del timbro reale solo per la fase di regime di strumenti quali archi o fiati nei quali è possibile far durare il suono: anche se le fasi di attacco e di decadimento contribuiscono sempre alla determinazione del timbro, il suono prodotto da questi strumenti può essere mantenuto stazionario e prolungato a piacere. Negli strumenti percussivi, invece, il suono, dopo essere stato generato non è più sotto il controllo dell'esecutore, pertanto il loro timbro non può essere sintetizzato a partire da uno spettro statico. 11
12 Il suono segue una parabola ben delineata e scandita da diverse fasi temporali, costituite generalmente da: 1) una fase di attacco; 2) una fase di regime; 3) una fase di decadimento. Durante queste 3 fasi il contenuto spettrale del suono emesso varia nel tempo. Un suono reale contiene parziali anarmoniche (non multiple della fondamentale) generate dai rumori meccanici delle parti mobili degli strumenti. A detta di molti, sono proprio questi piccoli rumori a rendere meno freddo il suono prodotto da uno strumento rispetto a quello sintetizzato. 12
13 Dalle considerazioni precedenti, si è evidenziato che il timbro di uno strumento è determinato dall evoluzione del contenuto spettrale del suono nel tempo. In effetti nell analisi timbrica dei suoni si rivela di fondamentale importanza il sonogramma, che fornisce la rappresentazione dell evoluzione temporale dello spettro del suono (come un film è composto da un insieme di fotogrammi). Sonogramma: le varie frequenze contenute nel suono sono rappresentate in dipendenza del tempo, mentre la relativa intensità è data dal grado di oscurità della traccia, una gradualità di grigi che vanno dal bianco (assenza di suono) fino al nero. 13
14 Esempio: metamorfosi timbrica di una nota di pianoforte Si esamina la traccia della nota do 3 suonata su un pianoforte verticale per una durata di 2 secondi a partire dall attacco. Nota di do 3 tenuta per 2 secondi dopo l attacco (figura tratta dal testo Fisica nella musica di Andrea Frova). 14
15 Spettrogrammi della nota do 3 di pianoforte ottenuti in intervalli di tempo di 25 ms nell evoluzione del suono tra l attacco e il decadimento (figura tratta dal testo Fisica nella musica di Andrea Frova). 15
16 Come si vede nello spettrogramma 1, nella fase di attacco, accanto alla 2, 3, 4 e 10 armonica, si trova una forte 7 armonica, quasi dominante. Negli spettrogrammi 2, 3 e 4 compare la 6 armonica e si definiscono meglio i modi propri di oscillazione della corda. Nello spettrogramma 5 si ha una curva quasi continua, che indica che risultano attive tutte le armoniche fino alla 10. Negli spettrogrammi 7 e 8 le caratteristiche diventano stabili nella fase di decadimento: si noti che la coda del suono del pianoforte ha poco in comune con quello che caratterizza la fase di attacco. Tutti gli spettrogrammi mostrano un armonica fondamentale debole (rimane di intensità 20 db sotto le armoniche più forti), aspetto comune a molti strumenti che operano nelle basse frequenze, come fagotto o contrabbasso. 16
17 Aspetti soggettivi del timbro Dal punto di vista soggettivo si tende a classificare il timbro in vari modi: da opaco a brillante, da freddo a caldo, da puro a ricco, da vuoto a pieno, da neutro a colorato. L elemento principale che definisce il timbro del suono è lo spettro delle armoniche. Contenuti spettrali rappresentativi di strumenti a corda, espressi in db (figura tratta dal testo Fisica nella musica di Andrea Frova). 17
18 Suoni con un limitato numero di armoniche (dalla prima alla sesta/settima) risultano più ricchi e pastosi di quelli puri, come quello del diapason, ma ne conservano il carattere dolce e morbido: es. pianoforte, flauto, contrabbasso (si veda figura precedente). Suoni con armoniche più elevate, soprattutto se molto intense, risultano più aspri e frizzanti: es. violino (si veda figura precedente). Suoni mancanti di armoniche pari risultano vuoti e nasali: es. clarinetto (si veda figura sottostante). Contenuti spettrali rappresentativi di strumenti a fiato, espressi in db (figura tratta dal testo Fisica nella musica di Andrea Frova). 18
19 L intensità di emissione della prima armonica assume un ruolo determinante nel fornire carattere al suono, poiché, se essa è debole, la pienezza del suono ne risulta impoverita. In generale: la seconda armonica conferisce al suono limpidezza, la sesta e l ottava lo rendono chiaro e squillante, la settima e la nona lo inaspriscono. Contenuti spettrali rappresentativi dei sette do del pianoforte, espressi in db (figura tratta dal testo Fisica nella musica di Andrea Frova). 19
20 Inviluppo del suono L'utilizzo di spettrogrammi/sonogrammi per studiare l evoluzione nel tempo del timbro viene spesso affiancata dall analisi dell inviluppo del suono. Con inviluppo si indica l evoluzione dell ampiezza dell onda sonora nel tempo. Nell inviluppo di un suono si distinguono sempre 4 fasi (non sempre tutte presenti). 20
21 1) Attacco, che corrisponde alla fase iniziale del suono, e dura fino al momento in cui l onda sonora ha raggiunto la massima ampiezza. Può essere molto rapido, come negli strumenti a percussione e nel pianoforte (della durata di circa 1/100 di secondo), o più dilatato nel tempo. Negli strumenti ad arco e a fiato l esecutore può variare, a seconda delle esigenze musicali, i vari tipi di attacco, modulandone durata e modalità di raggiungimento del picco di energia. 2) Decadimento, presente in quegli strumenti (ad esempio la tromba) in cui il suono inizia solo se un determinato parametro fisico (ad esempio pressione del soffio) supera una certa soglia. 3) Tenuta, fase in cui il suono rimane stabile mentre l esecutore continua a fornire energia. Tale fase non esiste negli strumenti a percussione. 4) Rilascio, detto anche decadimento finale, fase che inizia nel momento in cui l esecutore smette di fornire energia allo strumento e il suono decade più o meno rapidamente. Tale fase può essere anche molto lunga negli strumenti a percussione (si pensi alle note di un pianoforte), mentre di solito è breve negli archi e nei fiati. 21
22 Esempi musicali eseguiti da strumentisti in sala di registrazione Violino: Attacco dolce e attacco sforzato Forma d onda 22
23 Flauto: Attacco sforzato e attacco dolce Forma d onda 23
24 Tromba: Attacco sforzato e attacco dolce Forma d onda 24
25 Bibliografia Frova Andrea, Fisica nella musica, Zanichelli editore. Farina Angelo, dispense in PowerPoint del corso di Acustica applicata, Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università di Parma. Buccignone Giuseppe, Corso di principi e modelli della percezione, Dipartimento di Scienze dell Informazione, Università di Milano. Fisica, Onde, Musica, sito prodotto dal Dipartimento di Fisica dell Università di Modena e Reggio Emilia: Wikipedia, enciclopedia libera online: Floyd E. Toole Sound reproduction, Focal Press editore. 25
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