2 Algoritmo euclideo di divisione
|
|
|
- Carlotta Bettini
- 9 anni fa
- Visualizzazioni
Transcript
1 2 Algoritmo euclideo di divisione In questo paragrafo intendiamo mostrare come alcune importanti proprietà dell aritmetica elementare di Z traggano origine dalla validità in N del Principio del Minimo (ovvero, equivalentemente, dal Principio di Induzione, cfr Teorema 12) Teorema 21 (Algoritmo euclideo di divisione) Siano a, b Z, b 0 Allora, esistono e sono univocamente determinati due interi q Z (detto, quoziente ) ed r N (detto resto ) in modo tale che: a = bq + r, 0 r < b Dimostrazione Mostriamo, dapprima, l esistenza di q ed r Caso 1 Supponiamo che b > 0 Notiamo, innanzitutto, che l insieme: S := {a nb : a nb 0, n Z} ( N) è non vuoto (ad esempio, se n = a, allora a n b S) Per il Principio del Minimo (Teorema 12), possiamo trovare un primo elemento nell insieme S, che denotiamo con r := a qb Mostriamo che r < b Se, per assurdo, fosse r b allora si avrebbe: r b = a qb b = a (q + 1)b 0, e, dunque, anche r b (< r) apparterrebbe ad S Ciò contraddice la minimalità di r S Caso 2 Supponiamo che b < 0 Applichiamo il Caso 1 alla coppia di interi a, b ed avremo l esistenza di due interi q, r Z che verificano le seguenti condizioni: a = bq + r = b( q) + r, 0 r < b = b = b Mostriamo, ora, l unicità di q, r Supponiamo di avere q, q, r, r Z in modo tale che: a = bq + r = bq = r, 0 r, r < b, allora (q q )b = r r < b b, dunque q q b < b, cioè q q < 1, ovvero q = q Da ciò segue immediatamente che anche r = r Definizione 22 Dati due elementi a, b Z (a) Diremo che a divide b (oppure che b è divisibile per a ), in breve scriveremo a b, se esiste un elemento c Z in modo tale che ac = b Se ciò non accade, diremo che a non divide b, e scriveremo a b Notiamo che: x x, x 0, 1 x, per ogni x Z; 9
2 0 x x = 0 ; x 1 x = ±1; a b e b a a = ±b ; a b e b c a c ; z a e z b z ax + by, presi comunque x, y Z ; a b ac bc per ogni c Z (b) Se ab 0 (cioè, se a e b non sono contemporaneamente nulli) si chiama Massimo Comun Divisore di a, b (in breve, MCD(a, b) ) un intero d Z tale che: (MCD1) d a, d b ; (MCD2) d Z, d a, d b d d Notiamo che se a = 0 e b 0, allora b (ovvero, b) è un Massimo Comun Divisore di 0 e b Infine, osserviamo che MCD(0, 0) non è definito, in quanto ogni intero x Z è tale che x 0 (e, quindi, non esiste un intero massimo con tale proprietà, cioè non esiste un intero che verifica anche la proprietà (MCD2)) (c) Se a, b non sono entrambi nulli, diremo che a e b sono relativamente primi (ovvero, coprimi ) se MCD(a, b) = 1 Teorema 23 Dati comunque a, b Z, non entrambi nulli, esiste sempre un Massimo Comun Divisore d di a e b in Z Se d 1 e d 2 sono due Massimi Comun Divisori di a e b allora d 1 = ±d 2 Il Massimo Comun Divisore d di a e b esiste ed è univocamente determinato in N (in tal caso, esso è il più grande tra i divisori positivi comuni ad a e b, quindi la scrittura d := MCD(a, b) ha un significato univoco quando si sceglie d N) ed esso coincide con il minimo intero positivo nell insieme: S a,b := {ax + by x, y Z, ax + by > 0} Dimostrazione Sia d := ax 0 + by 0 il minimo intero (positivo) dell insieme non vuoto S a,b Mostriamo che, preso comunque z := ax + by Z, con x, y Z (dove z può anche non appartenere ad S a,b ), allora d z Possiamo, ovviamente, supporre che z 0 Per il Teorema 21, possiamo trovare q, r Z, in modo tale che: ovvero, z = dq + r, 0 r < d, ax + by (ax 0 + by 0 )q = r cioè a(x x 0 q) + b(y y 0 q) = r dunque se r > 0 allora r (< d) S a,b Per la minimalità di d possiamo concludere che r = 0, ovvero che d z In particolare, d a (per x = 1 e y = 0) e d b (per x = 0 e y = 1), (proprietà (MCD1) per d) 10
3 Per terminare, mostriamo che d verifica anche la proprietà (MCD2) Se d b e d b, allora è subito visto dalla definizione di divisibilità che d aα + bβ, presi comunque α, β Z Dunque, in particolare, d d (prendendo α = x 0 e β = y 0 ) Osservazione 24 Dati comunque a, b Z, non entrambi nulli, da quanto precede segue immediatamente che: MCD(a, b) = MCD( a, b ) Corollario 2 (Identità di Bézout ( )) Dati comunque a, b Z, non entrambi nulli, esistono x, y Z in modo tale che: MCD(a, b) = ax + by Corollario 26 Z Allora: (Lemma di Euclide, IV III Sec AC) Siano a, b, c MCD(a, b) = 1 e a bc a c Dimostrazione Dal Corollario 2 sappiamo che esistono x, y Z con 1 = ax + by Pertanto, c = c 1 = acx + bcy Inoltre, per ipotesi, esiste un intero k Z in modo tale che ak = bc Sostituendo abbiamo c = acx+aky = a(cx + ky), da cui ricaviamo che a c Definizione 27 Dati due elementi a, b Z Si chiama minimo comune multiplo di a, b (in breve, mcm(a, b) ) un intero h Z tale che: (mcm1) a h, b h ; (mcm2) h Z, a h, e b h h h Notiamo che, dalle proprietà della relazione di divisibilità, discende immediatamente che mcm(a, 0) = mcm(0, b) = mcm(0, 0) = 0 Osservazione 28 Dati comunque a, b Z, se h 1 e h 2 sono due minimi comuni multipli di a e b allora h 1 = ±h 2 Pertanto, un minimo comune multiplo h di a e b, se esiste, esso è univocamente determinato in N (in tal caso esso coincide con il minimo tra tutti gli interi positivi che seguono a e b e che somo multipli sia di a che di b, quindi la scrittura h := mcm(a, b) ha un significato univoco quando si sceglie d N) Il prossimo risultato mostra l esistenza del mcm(a, b), per ogni coppia di elementi a, b Z E ovvio, da quanto precede, che mcm(a, b) = mcm( a, b ) Teorema 29 Dati comunque a, b Z, non entrambi nulli, esiste ed è univocamente determinato in N il mcm(a, b) e risulta: MCD(a, b) mcm(a, b) = ab 11
4 Dimostrazione Per le Osservazioni 28 e 24 non è restrittivo supporre che a > 0, b > 0 Sia d := MCD(a, b) Allora, esistono α, β, x, y Z in modo tale che: a = dα, b = dβ, e d = ax + by Poniamo m := ab d N Allora abbiamo che m = aβ = bα e quindi che a m e b m (proprietà (mcm1) ) Sia ora h un multiplo comune di a e b, cioè a h e b h, ovvero h = aα = bβ, per una qualche coppia α, β N Notiamo che: h m = h d ab = h (ax + by) = h ab b x + h a y = β x + α y Z, pertanto m h (proprietà (mcm2) ) Da ciò ricaviamo che ab d = m = mcm(a, b) e, quindi, che ab = MCD(a, b)mcm(a, b) Osservazione 210 Per ogni x Z, denotiamo con xz := {xk : k Z} Allora, si può facilmente verificare che: (a) az bz a b ; (b) MCD(a, b)z = az + bz := {ax + by x, y Z} ; (c) mcm(a, b)z = az bz Definizione 211 Un intero p 2 si dice primo se dati a, b Z allora: p ab e p a p b Un intero q 2 si dice irriducibile se dati a, b Z allora: q = ab e q ±a q = ±b (e quindi a = ±1) Proposizione 212 Per un intero p 2, le seguenti affermazioni sono tra loro equivalenti: (i) p è primo; (ii) p è irriducibile; (iii) i divisori positivi di p sono soltanto 1 e p Dimostrazione (i) (ii) Supponiamo che p = ab e che p ±a Allora, ovviamente, p ab Inoltre, p a, perché se esistesse un intero k Z in modo tale che pk = a, allora avremmo che p = ab = pkb, da cui dedurremmo che 1 = kb (Legge di cancellazione, Esercizio 13 (c)), cioè b = ±1 ovvero p = ±a, pervenendo così ad una contraddizione Allora, avendo assunto la validità di (i), otteniamo che p b Pertanto, deve esistere un intero h Z in modo tale che ph = b Quindi p = ab = ahp, cioè 1 = ah (Legge di cancellazione, Esercizio 13 (c)), dunque a = ±1 ovvero p = ±b 12
5 (ii) (iii) Se, per assurdo la proprietà (iii) non fosse verificata, allora potremmo trovare due interi positivi 1 < a, b < p in modo tale che p = ab Ma questo fatto contraddice (ii) (iii) (i) Se p verifica (iii) e p a, allora necessariamente MCD(p, a) = 1 Pertanto la conclusione che p b discende dal Lemma di Euclide (Corollario 26) Teorema 213 (Teorema Fondamentale dell Aritmetica, Euclide IV-III Sec AC) Un qualunque intero a Z \ {0, 1, 1} ammette una decomposizione unica (a meno dell ordine dei fattori) del tipo: a = ±p e 1 1 pe 2 2 per r dove r 1, p i è un intero primo, e i 1, per ogni 1 i r, ed inoltre p i p j, se 1 i j r Dimostrazione Non è ovviamente restrittivo limitare la dimostrazione del teorema al caso a 2 Dimostramo dapprima l esistenza della decomposizione Procediamo per induzione su a Base dell induzione: a = 2 L enunciato è banalmente vero, essendo a = 2 un numero primo Passo Induttivo: Supponiamo, per ipotesi induttiva, che l enunciato sia vero per ogni intero 2 b < a Se a è un numero primo, non c è nulla da dimostrare Se a non è primo, allora a = xy, con 2 x, y < a Per l ipotesi induttiva (applicata ad x ed y), possiamo scrivere: dunque: x = p f 1 1 p f 2 2 p f n n e y = p g 1 1 p g 2 2 p g m m a = p f 1 1 p f 2 2 p f n n p g 1 1 p g 2 2 p g m m Dopo aver raccolto gli eventuali fattori con la stessa base, otteniamo proprio una decomposizione del tipo enunciato Dimostriamo ora l unicità della decomposizione Supponiamo di avere due decomposizioni di a con le proprietà enunciate: p e 1 1 pe 2 2 per r = a = q f 1 1 qf 2 2 qfs s Poiché p 1 è un numero primo e p 1 q f 1 1 qf 2 2 qfs s, allora p 1 q j, per un qualche 1 j s Essendo anche q j un numero primo (ovvero irriducibile), allora necessariamente p 1 = q j Dividendo le due decomposizioni di a per p 1 (quella di destra) e per q j (quella di sinistra) (o, più precisamente, applicando la Legge di cancellazione, Esercizio 13 (c)) ed iterando il procedimento precedente, otteniamo necessariamente che r = s, p i = q i (a meno di un cambiamento degli indici dei fattori ovvero del loro ordine) e e i = f i, per ogni 1 i r 13
6 2 Esercizi e Complementi 21 Siano a 1, a 2,, a n Z n ( 2) interi non tutti nulli Un Massimo Comun Divisore di a 1, a 2,, a n (in breve, MCD(a 1, a 2,, a n )) è un intero d Z tale che: (MCD1) d a i, per ogni 1 i n; (MCD2) d Z, d a i, per ogni 1 i n d d Mostrare che esiste un unico Massimo Comun Divisore d N di a 1, a 2,, a n, il quale coincide con in minimo intero nell insieme non vuoto: S a1,a 2,,a n := {a 1 y 1 + a 2 y a n y n : y i Z, 1 i n, a 1 y 1 + a 2 y a n y n > 0} In particolare, esistono x 1, x 2,, x n Z in modo tale che il Massimo Comun Divisore (univocamente determinato in N) si può esprimere nella forma seguente: MCD(a 1, a 2,, a n ) = a 1 x 1 + a 2 x a n x n (Identità di Bézout) [ Suggerimento Basta seguire, con le appropriate modifiche, la dimostrazione del Teorema 23 ] 22 Siano a, b, c degli interi non nulli di N Mostrare che valgono le seguenti proprietà: (a) MCD(a, MCD(b, c)) = MCD(a, b, c) = MCD(MCD(a, b), c) (b) MCD(a, 1) = 1 (c) MCD(ab, ac) = amcd(b, c) (d) d = MCD(a, b) MCD( a d, b d ) = 1 (e) MCD(a, b) = 1 = MCD(a, c) MCD(a, bc) = 1 (f) a c, b c, e MCD(a, b) = 1 ab c [ Suggerimento (a) Ci limitiamo a dimostrare la prima uguaglianza Sia d := MCD(a, b, c) e d := MCD(a, MCD(b, c)) Poiché d b e d c, allora, d MCD(b, c) e, quindi d d = MCD(a, MCD(b, c)) Viceversa, poché d divide a, b, c, allora d d = MCD(a, b, c) Dunque, d = d (b) Segue dal fatto che 1 a e se x 1, allora x = ±1 (c) Sia t := MCD(b, c) e t := MCD(ab, ac) E ovvio che at ab e at ac, quindi at MCD(ab, ac) = t Poiché a MCD(ab, ac) = t allora t = ax, per un qualche intero x D altra parte sappiamo che at t = ax, quindi t x Inoltre ax = t ab e ax = t ac, quindi x b e x c, dunque x MCD(b, c) = t Pertanto x = ±t, ovvero t = ±at (d) Da (c) ricaviamo che d = MCD(a, b) = MCD(d a d, d b d ) = dmcd( a d, b d ), quindi 1 = MCD( a d, b d ) (e) Per l identità di Bézout, esistono x, y, u, v Z in modo tale che ax + by = 1 = au + cv Quindi 1 = (ax + by)(au + cv) = a(axu + byu + cvx) + bc(yv) = a(u + cvx) + bc(yv), da cui si ricava che 1 = MCD(a, bc) (Teorema 23) (f) Poiché a c, allora ab cb Analogamente si prova che ab ac Dunque ab MCD(cb, ca) = cmcd(b, a) = c ] 14
7 23 Algoritmo euclideo delle divisioni successive (metodo algoritmico per il calcolo del MCD di due elementi in Z) Siano a e b due interi non nulli di Z dei quali si vuole calcolare il MCD Dal momento che MCD(a, b) = MCD( a, b ), allora possiamo supporre, senza perdere in generalità che a b > 0 Applicando ricorsivamente l Algoritmo di divisione abbiamo: dove n 0 Mostrare che: (a) MCD(a, b) = r n a = bq 1 + r 1, 0 < r 1 < b =: r 0 b = r 1 q 2 + r 2, 0 < r 2 < r 1 r 1 = r 2 q 3 + r 3, 0 < r 3 < r 2 r k = r k+1 q k+2 + r k+2, 0 < r k+2 < r k+1 r n 2 = r n 1 q n + r n, r n 1 = r n q n+1 + 0, 0 < r n < r n 1 0 = r n+1 < r n (b) r n = ax n + by n (Identità di Bézout) dove x n e y n in Z sono calcolabili ricorsivamente tramite le seguenti formule: x 0 := 0 y 0 := 1 x 1 := 1 y 1 := q 1 x k := x k 2 q k x k 1 y k := y k 2 q k y k 1, per ogni k 2 [ Suggerimento (a) Osserviamo che se a = bq + r, con 0 r < b, allora MCD(a, b) = MCD(b, r) Infatti l insieme dei divisori comuni di a e b coincide con l insieme dei divisori comuni di b ed r = a bq e quindi, ovviamente, il massimo elemento del primo insieme coincide con il massimo elemento del secondo insieme Applicando ricorsivamente questa proprietà alla successione di divisioni euclidee, abbiamo MCD(a, b) = MCD(b, r 1 ) = MCD(r 1, r 2 ) = = MCD(r n 1, r n ) = r n (b) Per induzione Base dell induzione: n = 0 : r 0 := b = a 0 + b 1 x 0 = 0, y 0 = 1 n = 1 : r 1 = a 1 bq 1 x 1 = 1, y 1 = q 1 Passo induttivo Supponiamo che, per ogni h, con 0 h k, con k 1, si abbia r h = ax h + by h Poiché: r k 1 = r k q k+1 + r k+1, cioè r k+1 = r k 1 r k q k+1, allora l espressione di r k+1, come combinazione lineare di a e b, può essere calcolata ricorsivamente: r k+1 = r k 1 r k q k+1 = ax k 1 + by k 1 (ax k + by k )q k+1 = = a(x k 1 q k+1 x k ) + b(y k 1 q k+1 y k ) ] 1
8 24 Siano a e b due interi non nulli di Z Utilizziamo le notazioni dell Esercizio 23 Per il calcolo del MCD(a, b), abbiamo già osservato che non è restrittivo supporre che a > b > 0 Definiamo lunghezza λ(a, b) dell algoritmo euclideo della coppia (a, b) il numero n + 1 di divisioni necessarie per ottenere un resto r n+1 = 0 Definiamo lunghezza euclidea di a, λ(a), il massimo valore raggiunto da λ(a, b), al variare di b, con a > b > 0, ie λ(a) := Max{λ(a, b) : b N, a > b > 0} (a) Mostrare che: λ(a) = 1 a = 2 (b) Calcolare λ(a) per tutti gli interi a, con 2 a 8 La successione di Fibonacci è la successione di numeri naturali definita induttivamente nella maniera seguente: u 0 := 1, u 1 := 1, u n := u n 1 + u n 2, per ogni n 2 Dunque, u 2 := 2, u 3 := 3, u 4 :=, u 6 := 8, u 7 := 13, (c) Mostrare che MCD(u n+1, u n ) = 1 e che λ(u n+1, u n ) = n, per ogni n 1 Date due coppie di interi positivi (a, b), (a, b ) con a > b e a > b, diremo che (a, b) precede (a, b ) se λ(a, b) λ(a, b ) (d) Fissato n 1, mostrare che (u n+1, u n ) precede tutte le coppie (a, b), con a > b, tali che λ(a, b) = n (e) (Teorema di Lamé, 184) Mostrare che: λ(u n+1 ) = n e, se λ(a) = n, allora a u n+1 (f) Mostrare che λ(a, b) 2 log 2 (b) + 1 Osservare che tale stima è collegata al numero delle cifre, cf 2 (b), del numero b nella sua scrittura in base 2 (ad esempio, se b = 8 = (1000) 2, cf 2 (8) = 4, log 2 (8) = 3) Infatti, per ogni b 1, log 2 (b) < cf 2 (b) (g) Mostrare che λ(a) < 2cf 2 (a) + 1 (h) Mostrare per induzione su n 1 che: ( ) n+1 7 u n 4 Per ottenere una migliore approssimazione del valore di u n, abbiamo bisogno di richiamare la nozione di numero aureo Ricordiamo che il rapporto aureo tra due lunghezze era quella proporzione giudicata la più armoniosa secondo i canoni estetici classici tra le lunghezze a e b dei lati di un rettangolo e si ha quando a > b e a b = a + b a ovvero a b = 1 + =: ω, 2 (si noti che il numero reale ω ( ), detto numero aureo, è una delle due radici reali dell equazione X 2 X 1 = 0, equazione determinata dalla relazione di rapporto aureo; l altra soluzione è ω := 1 2 ( )) (i) Mostrare per induzione su n 0 che: u n = ωn+1 ω n+1 (j) Dedurre dal punto precedente che, per ogni n 1, u n ωn+1 1 < 2, 16
9 dunque u n è l intero più prossimo al numero reale ωn+1 u n ωn+1 e quindi: (k) Sia a un intero positivo, denotiamo con cf 10 (a) il numero delle cifre di a nella sua scrittura decimale (ad esempio, se a = 970 allora cf 10 (a) = 4) Mostrare che: λ(a) log ω (a) log ω() 2 log ω (a) Log(a) < cf 10 (a) [ Suggerimento (a, ) Se a = 2, allora b = 1, quindi a = 2b + 0, cioè, in questo caso, r 1 = 0, dunque λ(a) = 1 (a, ) Se, per assurdo, a > 2, prendiamo b := a 1, allora: a = b 1 + 1, b = 1 b + 0, dunque λ(a) λ(a, a 1) = 2 (b) λ(3) = λ(4) = λ(6) = 2 ; λ() = λ(7) = 3 ; λ(8) = 4 (= λ(8, )) (c) Dalla definizione stessa dei numeri di Fibonacci abbiamo che: u n+1 = u n 1 + u n 1, u n = u n u n 2, 0 < u n 1 < u n 0 < u n 2 < u n 1 u 3 = u u 1, 0 < 1 = u 1 < u 2 u 2 = u (d) Per minimalizzare il valore di a, in un algoritmo euclideo che conta n divisioni con il resto, dobbiamo prendere gli interi q 1, q 2,, q n ed r n 1 il più piccoli possibile e, poi, ricavare attraverso le equazioni dell algoritmo i valori di r n 2, r n 1,, r 1, b, a Poiché q 1, q 2,, q n 1 1 e q n 2 (dal momento che q n r n 1 = r n 2 > r n 1 ) ed, inoltre, r n 1 1 (dal momento che r n 1 > r n = 0), allora prendendo esattamente q 1 = q 2 = = q n 1 = 1, q n = 2 e r n 1 = 1, otteniamo proprio che a deve coincidere con u n+1 (in tal caso, poi, b = u n ) (e) Se u n+1 a > b > 0 e se λ(a, b) = m allora, per il punto (d), a u m+1 e quindi u n+1 u m+1 Pertanto m n, dunque λ(a) n In particolare, per a = u n+1, ricaviamo λ(u n+1 ) n Quindi, utilizzando (c), concludiamo che λ(u n+1 ) = n (f) Supponiamo che λ(a, b) = n + 1 E subito visto che r 1 := a > 2r 1 e r 0 := b > 2r 2 In generale, r k 2 > 2r k, per ogni k, con 1 k n Pertanto, se n è pari, allora b > 2 n 2 ; se n è dispari, allora b > 2 n 1 2 In ogni caso, b > 2 n 1 2, dunque log 2 (b) > n 1 2 Pertanto, 2 log 2(b) + 1 > n, quindi 2 log 2 (b) + 1 n + 1 = λ(a, b) (g) è una conseguenza immediata di (f), dal momento che a > b e, quindi, log 2 (a) > log 2 (b) (h) Per n = 0, 1, 2 la disuguaglianza è banalmente verificata: u 0 = 1 = ( 7 4 )0 u 1 = 1 < ( 7 4 )1 = 17 u 2 = 2 < ( 7 4 )
10 Sia n 3, applicando l ipotesi induttiva ai casi n 1 ed n 2, allora possiamo concludere: ( ) n 1 ( ) n 2 ( ) n 2 ( ) ( ) n 2 ( ) u n = u n 1 + u n 2 < + = < 4 4 (i) Per n = 0 e per n = 1 l uguaglianza è banalmente verificata: u 0 = ω ω = = 1 u 1 = ω2 ω 2 = = ω+1 (ω+1) = 1 (si ricordi che ω 2 ω 1 = 0 = ω 2 ω 1) Supponiamo, per ipotesi induttiva che, per n 2, u n 1 = ωn ω n e u n 2 = ωn 1 ω n 1 Allora: u n = u n 1 + u n 2 = ωn ω n + ωn 1 ω n 1 = = ωn 1 (ω+1) ω n 1 (ω+1) = ωn+1 ω n+1 (j) Basta osservare che, per ogni n 1, ω n < ω < 1 2 (k) Se n = λ(a) allora a u n+1 ωn+2, dunque: log ω (a) n + 2 log ω ( ) n log ω (a) log ω() 2 La conclusione discende dal momento che log ω () 3344, 1 2 log ω() , log ω (a) = Log(a)/Log(ω) Log(a), Log(a) < cf 10 (a) ] 2 Siano a e b due interi non nulli di Z e sia d := MCD(a, b) (a) Mostrare che, nell espressione d = ax + by, nota come Identità di Bézout, la coppia di interi x, y Z non è univocamente determinata (mostrare con un esempio esplicito, ad esempio a = 4, b = 6, d = 2, che possono esistere due coppie distinte di interi in modo tale che d = ax + by = ax + by ) (b) Siano x 0, y 0 Z tali che ax 0 + by 0 = 1 Preso comunque n Z, poniamo x n := x 0 + nb e y n := y 0 na Verificare che, per ogni n Z, risulta ax n + by n = 1 (c) Mostrare che, se ax 0 + by 0 = 1 = ax + by, con x 0, y 0, x, y Z, allora esiste un intero n Z in modo tale che x = x 0 + nb e y = y 0 na (d) Mostrare che, se ax 0 + by 0 = d = ax + by con x 0, y 0, x, y Z, allora esiste un intero n Z in modo tale che x = x 0 + n mcm(a,b) a e y = y 0 n mcm(a,b) b [ Suggerimento (a) Basta prendere, ad esempio, (x, y) = ( 1, 1) e (x, y ) = (2, 1) (b) ax n + by n = a(x 0 + nb) + b(y 0 na) = ax 0 + by 0 = 1 18
11 (c) Se ax 0 + by 0 = 1, allora MCD(a, b) = 1 (Teorema 23) Da ax 0 + by 0 = 1 = ax + by, ricaviamo che a(x x 0 ) = b(y 0 y), cioè a b(y 0 y), quindi a y 0 y Se poniamo n := (y0 y) a allora abbiamo x = x 0 + nb e y = y 0 na (d) Poiché a x 0 d + by 0 d = 1 = ax d + by d, allora, per (c), x = x 0 + n b d e y = y 0 n a d Per concludere basta ricordare che: MCD(a, b) mcm(a, b) = mcm(a, b) = ab d d ] 26 Mostrare la validità della seguente variante dell algoritmo euclideo di divisione (Teorema 21): Siano a, b Z, b 0 Allora, esistono e sono univocamente determinati due interi q, r Z in modo tale che: a = bq + r, 1 2 b r < 1 2 b [ Suggerimento Sappiamo (Teorema 21) che esistono e sono univocamente determinati due interi q, r Z in modo tale che a = bq + r, con 0 r < b Se (0 ) r < 1 2 b, allora non c è null altro da dimostrare Supponiamo, dunque, che 1 2 b r (< b ) In tal caso, 0 < b r b 1 2 b = 1 2 b r < b Scriviamo r = ( b r) + r, con r := 2r b Dunque, per un opportuna scelta del segno (dipendente dal segno di b ), abbiamo a = qb + r = (q ± 1)b + (r r) Se poniamo q := q ± 1 e r := r r = r b, allora abbiamo a = q b + r, con q, r Z ed, inoltre, 1 2 b r < 0 Si vede facilmente che q e r sono univocamente determinati perché q ed r (da cui sono dedotti) sono univocamente determinati Si noti che, utilizzando tale versione dell algoritmo di divisione, si ottiene una versione modificata dell algoritmo euclideo delle divisioni successive (Esercizio 23; nel caso attuale r k 2 r k+1 < r k 2 ) che tende ad arrestarsi più rapidamente del tradizionale algoritmo euclideo, dal momento che i resti si avvicinano più rapidamente allo zero ] 27 Siano a, b Z \ {0, 1, 1} due interi dei quali sia nota la fattorizzazione in numeri primi: a = ±p e1 1 pe2 2 per r e b ± p f1 1 pf2 2 pfr r con e i 0 e f i 0, per ogni 1 i r (ammettendo, come abbiamo fatto ora, che alcuni esponenti possano essere uguali a 0, possiamo assumere che i fattori primi che appaiono nella decomposizione di a e di b siano gli stessi (!), senza per questo perdere di generalità) Mostrare che: (a) MCD(a, b) = p u1 1 pu2 2 pur r, dove u i := Min(e i, f i ), per ogni 1 i r (b) mcm(a, b) = p v1 1 pv2 2 pvr r, dove v i := Max(e i, f i ), per ogni 1 i r [ Suggerimento (a) Se p è un divisore primo di a e di b allora, necessariamente, p = p i, per un qualche i, con 1 i r Pertanto un divisore comune t di a e b ha una decomposizione in numeri primi del tipo t = p τ1 1 pτ2 2 pτr r, con τ i u i, per ogni i Pertanto il massimo di questi divisori comuni di a e b è dato da d = p u1 1 pu2 2 pur r (b) Se m è un multiplo comune di a e b, allora p vi i m, per ogni i, con 1 i r Quindi p v1 1 pv2 2 pvr r m Pertanto il minimo tra questi multipli comuni di a e b è proprio p v1 1 pv2 2 pvr r ] 19
12 28 (a) (Euclide, IV III Sec AC) Mostare che esistono infiniti interi primi (b) Dimostare che, preso comunque un intero N > 0 (grande come si vuole), è possibile trovare N interi consecutivi, nessuno dei quali è primo (c) Mostrare che, per ogni intero n > 0, esiste sempre un primo p in modo tale che n < p n! + 1 [ Suggerimento (a) Per assurdo sia {p 1, p 2,, p N } l insieme (finito) di tutti i numeri primi L intero positivo n := p 1 p 2 p N + 1 (> p i, per ogni 1 i N), come ogni intero non primo, deve possedere un fattore primo Dunque, deve esistere j, con 1 j N, in modo tale che p j n = p 1 p 2 p N + 1 Poiché, ovviamente, p j p 1 p 2 p N, allora p j 1 = n p 1 p 2 p N Si perviene così ad un assurdo (b) Basta considerare i seguenti N interi consecutivi: (N + 1)! + 2, (N + 1)! + 3, (N + 1)! + 4, (N + 1)! + N + 1, e notare che k (N + 1)! + k, per ogni 2 k N + 1 (c) Se p è un numero primo e se p n allora ovviamente p n! (dunque, p n! + 1) Pertanto, se q è un fattore primo di n! + 1, allora n < q n! + 1 ] 29 Utilizzare le proprietà dei numeri primi ed il Teorema Fondamentale della Aritmetica per dimostrare: (a) (Pitagora,VI Sec AC) 2 R \ Q (Con un argomento simile si dimostri che, più generalmente, p R \ Q, per ogni numero primo p) (b) Presi n, r N, con r n non intero, allora r n R \ Q (c) Log 10 (2) R \ Q [ Suggerimento (a) Per assurdo, se p Q, allora b 2 p = a 2 per una qualche coppia di interi a, b Z, con b 0 e MCD(a, b) = 1 Da cui ricaviamo che p a 2, dunque p a Pertanto pk = a, per un qualche k Z Quindi b 2 p = a 2 = p 2 k 2, cioè b 2 = pk 2, dunque p b Questo contraddice il fatto che MCD(a, b) = 1 La dimostrazione di (b) è del tutto simile a quella di (a) (c) Per assurdo, se Log 10 (2) Q, allora blog 10 (2) = a, per una qualche coppia di interi a, b N, con b 0 e MCD(a, b) = 1 Dunque, 2 b = 10 a = 2 a a Per il Teorema Fondamentale dell Aritmetica deve essere b = a ed a = 0, perveniamo così ad una contraddizione ] 20
Elementi di Algebra e di Matematica Discreta Numeri interi, divisibilità, numerazione in base n
Elementi di Algebra e di Matematica Discreta Numeri interi, divisibilità, numerazione in base n Cristina Turrini UNIMI - 2016/2017 Cristina Turrini (UNIMI - 2016/2017) Elementi di Algebra e di Matematica
nota 1. Aritmetica sui numeri interi.
nota 1. Aritmetica sui numeri interi. Numeri interi. Numeri primi. L algoritmo di Euclide per il calcolo del mcd. Equazioni diofantee di primo grado. Congruenze. Il Teorema Cinese del Resto. 1 0. Numeri
nota 1. Aritmetica sui numeri interi.
nota 1. Aritmetica sui numeri interi. Numeri interi. Numeri primi. L algoritmo di Euclide per il calcolo del mcd. Equazioni diofantee di primo grado. Congruenze. Il Teorema Cinese del Resto. 1 0. Numeri
1 Principio di Induzione
1 Principio di Induzione Per numeri naturali, nel linguaggio comune, si intendono i numeri interi non negativi 0, 1,, 3, Da un punto di vista insiemistico costruttivo, a partire dall esistenza dell insieme
A.A CORSO DI ALGEBRA 1. PROFF. P. PIAZZA, E. SPINELLI. SOLUZIONE ESERCIZI FOGLIO 5.
A.A. 2015-2016. CORSO DI ALGEBRA 1. PROFF. P. PIAZZA, E. SPINELLI. SOLUZIONE ESERCIZI FOGLIO 5. Esercizio 5.1. Determinare le ultime tre cifre di n = 13 1625. (Suggerimento. Sfruttare il Teorema di Eulero-Fermat)
Definizione. Siano a, b Z. Si dice che a divide b se esiste un intero c Z tale che. b = ac.
0. Numeri interi. Sia Z = {..., 3, 2, 1, 0, 1, 2, 3,...} l insieme dei numeri interi e sia N = {1, 2, 3,...} il sottoinsieme dei numeri interi positivi. Sappiamo bene come addizionare, sottrarre e moltiplicare
Laboratorio teorico-pratico per la preparazione alle gare di matematica
Laboratorio teorico-pratico per la preparazione alle gare di matematica Ercole Suppa Liceo Scientifico A. Einstein, Teramo e-mail: [email protected] Teramo, 10 dicembre 2014 USR Abruzzo - PLS 2014-2015,
PREPARAZIONE ALLE GARE DI MATEMATICA - CORSO BASE
Liceo Scientifico Gullace PREPARAZIONE ALLE GARE DI MATEMATICA - CORSO BASE Aritmetica 014-15 1 Lezione 1 DIVISIBILITÀ, PRIMI E FATTORIZZAZIONE Definizioni DIVISIBILITÀ': dati due interi a e b, diciamo
TEORIA DEI NUMERI. 1. Numeri naturali, interi relativi e principi d induzione
TEORIA DEI NUMERI. Numeri naturali, interi relativi e principi d induzione Le proprietà dell insieme N = {0,, 2, } dei numeri naturali possono essere dedotte dai seguenti assiomi di Peano:. C è un applicazione
Due numeri naturali non nulli a, b tali che MCD(a,b) = 1 si dicono coprimi o relativamente primi.
MASSIMO COMUNE DIVISORE E ALGORITMO DI EUCLIDE L algoritmo di Euclide permette di calcolare il massimo comun divisore tra due numeri, anche se questi sono molto grandi, senza aver bisogno di fattorizzarli
ALGEBRA I: SOLUZIONI QUINTA ESERCITAZIONE 9 maggio 2011
ALGEBRA I: SOLUZIONI QUINTA ESERCITAZIONE 9 maggio 2011 Esercizio 1. Usando l algoritmo euclideo delle divisioni successive, calcolare massimo comune divisore e identità di Bézout per le seguenti coppie
3/10/ Divisibilità e massimo comun divisore
MCD in N e Polinomi 3/10/2013 1 Divisibilità e massimo comun divisore 1.1 Divisibilità in N In questa sezione introdurremo il concetto di divisibilità e di massimo comun divisore di due numeri naturali
Introduciamo ora un altro campo, formato da un numero finito di elementi; il campo delle classi resto modulo n, con n numero primo.
Capitolo 3 Il campo Z n 31 Introduzione Introduciamo ora un altro campo, formato da un numero finito di elementi; il campo delle classi resto modulo n, con n numero primo 32 Le classi resto Definizione
AL210 - Appunti integrativi - 6
L210 - ppunti integrativi - 6 Prof. Stefania Gabelli - a.a. 2016-2017 Divisibilità in un dominio Per definire in un anello commutativo unitario una buona teoria della divisibilità, è conveniente assumere
A.A CORSO DI ALGEBRA 1. PROFF. P. PIAZZA, E. SPINELLI. SOLUZIONE ESERCIZI FOGLIO 4.
A.A. 2015-2016. CORSO DI ALGEBRA 1. PROFF. P. PIAZZA, E. SPINELLI. SOLUZIONE ESERCIZI FOGLIO 4. Esercizio 4. 1. Data una coppia a, b N, consideriamo la loro fattorizzazione in primi. Esprimere in termini
ALGEBRA I: ASSIOMI DI PEANO E PROPRIETÀ DEI NUMERI NATURALI
ALGEBRA I: ASSIOMI DI PEANO E PROPRIETÀ DEI NUMERI NATURALI 1. GLI ASSIOMI DI PEANO Come puro esercizio di stile voglio offrire una derivazione delle proprietà elementari dei numeri naturali e delle operazioni
Piccolo teorema di Fermat
Piccolo teorema di Fermat Proposizione Siano x, y Z, p N, p primo. Allora (x + y) p x p + y p (mod p). Piccolo teorema di Fermat Proposizione Siano x, y Z, p N, p primo. Allora (x + y) p x p + y p (mod
m = a k n k + + a 1 n + a 0 Tale scrittura si chiama rappresentazione del numero m in base n e si indica
G. Pareschi COMPLEMENTI ED ESEMPI SUI NUMERI INTERI. 1. Divisione con resto di numeri interi 1.1. Divisione con resto. Per evitare fraintendimenti nel caso in cui il numero a del Teorema 0.4 sia negativo,
Tutti i numeri qui considerati sono interi. Se si tratta in particolare di numeri Naturali (quindi non negativi) verrà specificato.
LICEO B. RUSSELL A.S. 2010/2011 DALLA TEORIA DEI NUMERI ALLE CONGRUENZE Tutti i numeri qui considerati sono interi. Se si tratta in particolare di numeri Naturali (quindi non negativi) verrà specificato.
Teoria dei numeri 2. Alberto Saracco. Università di Parma Udine, 18 ottobre 2015
Teoria dei numeri 2 Alberto Saracco Università di Parma [email protected] Udine, 18 ottobre 2015 Alberto Saracco Teoria dei numeri Udine, 18 ottobre 2015 1 / 16 Esercizio Es. 12 gara distrettuale
NUMERI PRIMI E CRITTOGRAFIA
NUMERI PRIMI E CRITTOGRAFIA Parte I. Crittografia a chiave simmetrica dall antichità all era del computer Parte II. Note della Teoria dei Numeri concetti ed algoritmi a supporto della Crittografia Parte
Riassumiamo le proprietà dei numeri reali da noi utilizzate nel corso di Geometria.
Capitolo 2 Campi 2.1 Introduzione Studiamo ora i campi. Essi sono una generalizzazione dell insieme R dei numeri reali con le operazioni di addizione e di moltiplicazione. Nel secondo paragrafo ricordiamo
Capitolo 5 Campi finiti
Capitolo 5 Campi finiti Definizione 5.1. Un campo finito K (cioè composto da un numero finito di elementi) si dice campo di Galois. Il numero dei suoi elementi si dice ordine e si denota con K. Un campo
Giovanna Carnovale. October 18, Divisibilità e massimo comun divisore
MCD in N e Polinomi Giovanna Carnovale October 18, 2011 1 Divisibilità e massimo comun divisore 1.1 Divisibilità in N In questa sezione introdurremo il concetto di divisibilità e di massimo comun divisore
Sviluppi e derivate delle funzioni elementari
Sviluppi e derivate delle funzioni elementari In queste pagine dimostriamo gli sviluppi del prim ordine e le formule di derivazioni delle principali funzioni elementari. Utilizzeremo le uguaglianze lim
IL TEOREMA FONDAMENTALE DELL ARITMETICA: DIMOSTRAZIONE VELOCE.
IL TEOREMA FONDAMENTALE DELL ARITMETICA: DIMOSTRAZIONE VELOCE. PH. ELLIA Indice Introduzione 1 1. Divisori di un numero. 1 2. Il Teorema Fondamentale dell Aritmetica. 2 3. L insieme dei numeri primi è
Temi di Aritmetica Modulare
Temi di Aritmetica Modulare Incontri Olimpici 013 SALVATORE DAMANTINO I.S.I.S. MALIGNANI 000 - CERVIGNANO DEL FRIULI (UD) 15 Ottobre 013 1 Relazione di congruenza modulo un intero Definizione 1.1. Sia
11. Misure con segno.
11. Misure con segno. 11.1. Misure con segno. Sia Ω un insieme non vuoto e sia A una σ-algebra in Ω. Definizione 11.1.1. (Misura con segno). Si chiama misura con segno su A ogni funzione ϕ : A R verificante
CONGRUENZE. proprietà delle congruenze: la congruenza è una relazione di equivalenza inoltre: Criteri di divisibilità
CONGRUENZE I) Definizione: due numeri naturali a e b si dicono congrui modulo un numero naturale p se hanno lo stesso resto nella divisione intera per p. Si scrive a b mod p oppure a b (p) proprietà delle
ALGEBRA I: SOLUZIONI TERZA ESERCITAZIONE 11 aprile 2011
ALGEBRA I: SOLUZIONI TERZA ESERCITAZIONE 11 aprile 2011 Esercizio 1. Siano m e n due numeri interi positivi tali che m + n è un numero primo. Mostrare che m e n sono coprimi. Soluzione. Sia d = (m, n)
3. Classi resto modulo un intero
3 Classi resto modulo un intero In questo paragrafo studieremo la struttura algebrica dell insieme quoziente Z /, dove n è n la relazione di congruenza modulo n, introdotta nella Def 4 del Cap 3 Ma prima
623 = , 413 = , 210 = , 203 =
Elementi di Algebra e Logica 2008. 3. Aritmetica dei numeri interi. 1. Determinare tutti i numeri primi 100 p 120. Sol. :) :) :) 2. (i) Dimostrare che se n 2 non è primo, allora esiste un primo p che divide
24 : 3 = 8 con resto 0 26 : 4 = 6 con resto 2
Dati due numeri naturali a e b, diremo che a è divisibile per b se la divisione a : b è esatta, cioè con resto 0. In questo caso diremo anche che b è un divisore di a. 24 : 3 = 8 con resto 0 26 : 4 = 6
APPUNTI DI TEORIA DEGLI INSIEMI. L assioma della scelta e il lemma di Zorn Sia {A i } i I
APPUNTI DI TEORIA DEGLI INSIEMI MAURIZIO CORNALBA L assioma della scelta e il lemma di Zorn Sia {A i } i I un insieme di insiemi. Il prodotto i I A i è l insieme di tutte le applicazioni α : I i I A i
NUMERI PRIMI E TEORMA FONDAMENTALE DELL ARITMETICA Definizione 1. Sia p Z, p ±1. Si dice che p è primo se
NUMERI PRIMI E TEORMA FONDAMENTALE DELL ARITMETICA Definizione 1. Sia p Z, p ±1. Si dice che p è primo se ( a, b Z) (p ab = (p a p b). Teorema 1. Sia p Z, p ±1. Allora p è primo se e solo se ( a, b Z)
Lezione 3 - Teoria dei Numeri
Lezione 3 - Teoria dei Numeri Problema 1 Trovare il più piccolo multiplo di 15 formato dalle sole cifre 0 e 8 (in base 10). Il numero cercato dev'essere divisibile per 3 e per 5 quindi l'ultima cifra deve
NOTE DI ALGEBRA LINEARE v = a 1 v a n v n, w = b 1 v b n v n
NOTE DI ALGEBRA LINEARE 2- MM 9 NOVEMBRE 2 Combinazioni lineari e generatori Sia K un campo e V uno spazio vettoriale su K Siano v,, v n vettori in V Definizione Un vettore v V si dice combinazione lineare
ALGEBRA C. MALVENUTO
ALGEBRA PRIMO ESONERO CANALE A-L 18 NOVEMBRE 011 C. MALVENUTO Esercizio 1. (8 punti Sia H la famiglia di tutti i sottogruppi del gruppo additivo Z 0 delle classi resto modulo 0. 1. Elencare tutti gli elementi
Elementi di Algebra e di Matematica Discreta Strutture algebriche: anelli
Elementi di Algebra e di Matematica Discreta Strutture algebriche: anelli Cristina Turrini UNIMI - 2016/2017 Cristina Turrini (UNIMI - 2016/2017) Elementi di Algebra e di Matematica Discreta 1 / 29 index
POLINOMI. (p+q)(x) = p(x)+q(x) (p q)(x) = p(x) q(x) x K
POLINOMI 1. Funzioni polinomiali e polinomi Sono noti campi infiniti (es. il campo dei complessi C, quello dei reali R, quello dei razionali Q) e campi finiti (es. Z p la classe dei resti modp con p numero
Prodotto scalare e ortogonalità
Prodotto scalare e ortogonalità 12 Novembre 1 Il prodotto scalare 1.1 Definizione Possiamo estendere la definizione di prodotto scalare, già data per i vettori del piano, ai vettori dello spazio. Siano
Massimo limite e minimo limite di una funzione
Massimo limite e minimo limite di una funzione Sia f : A R una funzione, e sia p DA). Per ogni r > 0, l insieme ) E f p r) = { fx) x A I r p) \ {p} } è non vuoto; inoltre E f p r ) E f p r ) se 0 < r r.
Spazi Vettoriali ed Applicazioni Lineari
Spazi Vettoriali ed Applicazioni Lineari 1. Sottospazi Definizione. Sia V uno spazio vettoriale sul corpo C. Un sottoinsieme non vuoto W di V è un sottospazio vettoriale di V se è chiuso rispetto alla
Operazioni tra matrici e n-uple
CAPITOLO Operazioni tra matrici e n-uple Esercizio.. Date le matrici 0 4 e dati λ = 5, µ =, si calcoli AB, BA, A+B, B A, λa+µb. Esercizio.. Per ognuna delle seguenti coppie di matrici A, B e scalari λ,
SVOLGIMENTO DEL COMPITO DI ALGEBRA 2 DEL 12/11/2013 (PRIMO COMPITINO).
SVOLGIMENTO DEL COMPITO DI ALGEBRA 2 DEL 12/11/2013 PRIMO COMPITINO. Nel seguito verrà svolto il Tema A e in ogni esercizio sarà specificata l eventuale differenza col Tema B. Tale differenza è in ogni
ALGEBRA 1 Primo esame scritto 4 Luglio 2011 soluzioni
ALGEBRA 1 Primo esame scritto 4 Luglio 2011 soluzioni (1) Si trovino tutte le soluzioni intere del sistema di congruenze lineari x 4 mod 5 2x 5 mod 7 3x 12345 2448 mod 9 Soluzione: L inverso di 2 modulo
1 Relazione di congruenza in Z
1 Relazione di congruenza in Z Diamo ora un esempio importante di relazione di equivalenza: la relazione di congruenza modn in Z. Definizione 1 Sia X = Z, a,b Z ed n un intero n > 1. Si dice a congruo
Gli insiemi N, Z e Q. I numeri naturali
Università Roma Tre L. Chierchia 1 Gli insiemi N, Z e Q Il sistema dei numeri reali (R, +,, ) può essere definito tramite sedici assiomi: quindici assiomi algebrici (si veda ad esempio 2.3 in [Giusti,
LEZIONE 2. ( ) a 1 x 1 + a 2 x a n x n = b, ove a j, b R sono fissati.
LEZIONE 2 2 Sistemi di equazioni lineari Definizione 2 Un equazione lineare nelle n incognite x, x 2,, x n a coefficienti reali, è un equazione della forma (2 a x + a 2 x 2 + + a n x n = b, ove a j, b
Primo modulo: Aritmetica
Primo modulo: Aritmetica Obiettivi 1. ordinamento e confronto di numeri;. riconoscere la rappresentazione di un numero in base diversa dalla base 10; 3. conoscere differenza tra numeri razionali e irrazionali;
Programma di Algebra 1
Programma di Algebra 1 A. A. 2015/2016 Docenti: Alberto Canonaco e Gian Pietro Pirola Richiami su relazioni di equivalenza: definizione, classe di equivalenza di un elemento, insieme quoziente e proiezione
II Esonero di Matematica Discreta - a.a. 06/07. Versione B
II Esonero di Matematica Discreta - a.a. 06/07 1. Nell anello dei numeri interi Z: Versione B a. Determinare la scrittura posizionale in base 9 del numero che in base 10 si scrive) 5293 e la scrittura
Introduzione alla TEORIA DEI NUMERI
Renato Migliorato Introduzione alla teoria dei numeri Introduzione alla TEORIA DEI NUMERI Avvertenza: questo è l inizio di un testo pensato come supporto al corso di Matematiche Complementari I ed ancora
Principio di induzione: esempi ed esercizi
Principio di induzione: esempi ed esercizi Principio di induzione: Se una proprietà P n dipendente da una variabile intera n vale per n e se, per ogni n N vale P n P n + allora P vale su tutto N Variante
Preparazione Olimpiadi della Matematica
Preparazione Olimpiadi della Matematica Marco Vita Liceo Scientifico G. Galilei Ancona 18 novembre 2015 ( Liceo Scientifico G. Galilei Ancona) Preparazione Olimpiadi della Matematica 18 novembre 2015 1
8. Completamento di uno spazio di misura.
8. Completamento di uno spazio di misura. 8.1. Spazi di misura. Spazi di misura completi. Definizione 8.1.1. (Spazio misurabile). Si chiama spazio misurabile ogni coppia ordinata (Ω, A), dove Ω è un insieme
Capitolo IV SPAZI VETTORIALI EUCLIDEI
Capitolo IV SPAZI VETTORIALI EUCLIDEI È ben noto che in VO 3 si possono considerare strutture più ricche di quella di spazio vettoriale; si pensi in particolare all operazioni di prodotto scalare di vettori.
2.1 Numeri naturali, interi relativi, razionali
2.1 Numeri naturali, interi relativi, razionali Definizione L insieme N = {0, 1, 2, 3,...} costituito dallo 0 e dai numeri interi positivi è l insieme dei numeri naturali. Se a, b 2 N, allora mentre non
