LINEE GUIDA PER I PIANI DI ZONA
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- Berta Rossa
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1 Milano Milano LINEE GUIDA PER I PIANI DI ZONA La legge 328/00 attribuisce agli enti locali, alle regioni ed allo Stato il compito di realizzare la programmazione degli interventi e delle risorse del sistema integrato di servizi. Si sono così poste le basi per una completa ridefinizione del sistema di welfare nazionale, regionale e locale. La legge assegna alle Regioni un ruolo di regia nella predisposizione degli strumenti attuativi: la Regione Lombardia ha disatteso questi impegni. Infatti, non ha riscritto la normativa e le procedure, non ha elaborato il Piano Sociale Regionale e, nel recentissimo PSSR, le parti relative alla dimensione sociale dell intervento sono quasi inesistenti. Con la DGR n VII/7069 del la Giunta regionale ha ripartito le risorse indistinte del FNPS, relative l anno 2001 (114 mld. Di vecchie lire = 59 milioni d Euro), senza fornire criteri per la formulazione dei Piani di Zona ( PdZ), se si esclude l indicazione di finalizzare i finanziamenti allo sviluppo d interventi volti al mantenimento a domicilio dei soggetti fragili (buoni), per una percentuale della quota assegnata che tenda, nell arco del triennio, al 70%, riservando il restante 30% alla razionalizzazione ed al potenziamento dei servizi. Con Circolare n 7 del , l Assessorato regionale alla famiglia e solidarietà sociale, ha elaborato delle linee guida che, sinteticamente, prevedono: - l approvazione dei PdZ Triennali ( ) entro il ; - l individuazione dell organo di rappresentanza politica ( Assemblea dei Sindaci di Distretto) e la costituzione di un organismo tecnico distrettuale di programmazione ( Ufficio del piano); - la procedura d elaborazione del PdZ; - l individuazione dei soggetti coinvolti; - i vincoli per i programmatori locali.
2 Le modifiche al titolo V della parte II della Costituzione, attuate con la Legge Costituzionale n 3 del 18 ottobre 2001, hanno ridefinito la titolarità e le competenze istituzionali in una logica federalistica. Questo comporta una profonda modifica agli assetti organizzativi e gestionali del sistema dei servizi sanitari, sociali ed assistenziali. Ci troviamo, in sostanza, di fronte ad una nuova distribuzione dei poteri, che ha un influenza molto ampia sulla vita quotidiana dei cittadini, in particolare sulle fasce più deboli della popolazione. Ciò richiede, da parte delle Organizzazioni Sindacali, la piena consapevolezza del cambiamento del loro ruolo. Le Segreterie SPI CGIL FNP CISL UILP UIL di Milano intendono, con il presente documento, fornire alle proprie strutture territoriali una griglia metodologica di richieste, al fine di affrontare con sistematicità ed omogeneità il confronto con le Assemblee distrettuali dei Sindaci. Il confronto negoziale sui PdZ, deve essere attivato con l Assemblea dei Sindaci del distretto e deve verificare in prima istanza se è stata effettuata un attenta analisi dei bisogni, delle risorse fino ad ora erogate dai singoli comuni e dei problemi della popolazione ivi residente. Anche in considerazione dei tempi limitati indicati per la presentazione dei PdZ (30 giugno 2002) si deve prevedere che, nell ambito degli indirizzi generali definiti, si abbiano momenti di verifica che consentano la possibilità di individuare nuovi interventi o modifiche di quanto inizialmente previsto. Il Piano di Zona deve definire quindi l articolazione della rete di servizi e presidi sociali, necessari a rendere uniformemente esigibili i diritti sociali, e deve istituire il segretariato sociale per la raccolta e l orientamento della domanda di assistenza domiciliare, residenziale, semiresidenziale, d accoglienza e pronto intervento sociale, in situazioni di emergenza. Il PdZ deve inoltre prevedere: - un progetto per il sostegno delle persone anziane non autosufficienti; - forme di sostegno e qualificazione del terzo settore, - l adozione di un ISEE omogeneo nell area distrettuale; - progetti coordinati di rete tra soggetti pubblici e privati accreditati; - forme di aiuto e sostegno alle famiglie ( economico, tariffario, fiscale, psicologico); - coinvolgimento e responsabilizzazione delle famiglie
3 nell organizzazione dei servizi; - adozione di una Carta dei Diritti e dei servizi integrati ( pubblici e privati accreditati); - apertura di servizi comunali di informazione-consulenza; - individuazione dell Unità di valutazione multi- dimensionale, per l accesso ai servizi; - definizione delle regole di comportamento delle singole Amministrazioni Comunali in relazione al bilancio, risorse umane, partecipazione alla spesa dei cittadini, obiettivi; - definizione delle modalità di collaborazione dei servizi territoriali pubblici con altri soggetti presenti sul territorio ( volontariato, privato sociale, privato accreditato, famiglie, associazioni, ect. ); - momenti di verifica congiunta sull attuazione del programma; - consultazione periodica di tutti i soggetti coinvolti per verificare l efficienza e l efficacia dei servizi offerti, in rapporto alla qualità percepita, e adeguare gli obiettivi programmatici, in rapporto alle nuove esigenze. IL PIANO DI ZONA DEVE CONTENERE: 1. Gli obiettivi strategici ed i progetti di sviluppo. 2. Le priorità di intervento. 3. Gli strumenti ed i mezzi. 4. Le modalità organizzative dei servizi. 5. Le risorse finanziarie, strutturali e professionali. 6. I requisiti di qualità. 7. Le forme di rilevazione dei dati per il sistema informativo. 8. Le modalità per garantire l integrazione tra servizi e prestazioni. 9. Le modalità di collaborazione dei servizi territoriali con la
4 solidarietà sociale. 10.Le forme di concertazione tra soggetti interessati. 11.I servizi e le prestazioni complementari. 12.L utilizzo delle risorse del terzo settore. 13.Le azioni verso la responsabilizzazione dei cittadini nella programmazione e nella verifica dei servizi. 14.La definizione dei criteri di ripartizione dei costi tra soggetti istituzionali. 15.I percorsi formativi e di aggiornamento del personale. 16.La Carta dei servizi, che definisca le modalità di accesso ed i diritti esigibili dai cittadini. Quindi per un ottimale programmazione di una rete di servizi volta agli anziani (anche non autosufficienti) è necessario che il PdZ preveda: - la quantità, la diffusione e la qualità dei servizi disponibili per la presa in cura a domicilio, per il sostegno alla rete familiare; - l integrazione socio-sanitaria degli interventi e dei servizi per gli anziani non-autosufficienti; - la quantità e qualità dell offerta residenziale e semiresidenziale, la diffusione dei servizi di riabilitazione; - la disciplina dell accesso alle agevolazioni e della compartecipazione alla spesa (ISEE). IL PIANO DI ZONA NON DEVE: 1. Essere la somma algebrica degli interventi socio-assistenziali dei Comuni del distretto. 2. Usare impropriamente le risorse destinati ai buoni/voucher, in una logica sostitutiva dei servizi. 3. Utilizzare le quote di finanziamento del FNPS a sostituzione dei fondi autonomi comunali.
5 4. Considerare i finanziamenti regionali sussidiari rispetto alle risorse che ogni Comune deve garantire per il funzionamento dei servizi. Le Segreterie Spi Cgil Fnp Cisl Uilp Uil di Milano
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