PROGRAMMAZIONE La strategia per le aree interne
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1 PROGRAMMAZIONE La strategia per le aree interne Direzione Affari della Presidenza Servizio Programmazione, Sviluppo e Attività Comunitarie L Aquila 10 aprile 2014 Castel del Monte 28 aprile 2014 Villa Santa Maria 9 maggio
2 Il progetto per le Aree interne ed il percorso nazionale Le premesse: le politiche place blesed dal Trattato di Lisbona al Rapporto Barca; Metodi ed obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari ; Il seminario di Roma (dicembre 2012); Forum aree interne (Rieti marzo 2013). 2
3 La strategia per le aree interne nell'accordo di Partenariato Le Aree Interne, costituiscono una delle tre opzioni strategiche d'intervento per la programmazione , insieme a "Mezzogiorno" e "Città " ed il rilancio delle aree interne viene visto come fondamentale e strategico per il rilancio dell'intera Italia. Infatti, una parte preponderante del territorio italiano è caratterizzata da un organizzazione spaziale fondata su centri minori, spesso di piccole dimensioni, che in molti casi sono in grado di garantire ai residenti soltanto una limitata accessibilità ai servizi essenziali. 3
4 La Mappatura delle Aree Interne A livello nazionale le aree interne sono state quindi individuate sulla base della loro distanza da Centri d offerta di servizi di base (Comuni o Aggregazioni di Comuni); L offerta dei servizi considerata comprende: Presenza di scuole secondarie superiori (tutti i tipi); Presenza di almeno 1 ospedale sede di DEA (Dipartimento d'emergenza e Accettazione); Presenza di una stazione ferroviaria di tipo almeno «Silver» (a questo stadio nessun riferimento alla qualità effettiva dei servizi). Si tratta quindi di aree: significativamente distanti dai centri di offerta di servizi essenziali (istruzione, salute e mobilità); dotate di importanti risorse ambientali (risorse idriche, sistemi agricoli, foreste, paesaggi naturali e umani) e culturali (beni archeologici, insediamenti storici, abbazie, piccoli musei, centri di mestiere); profondamente diversificate, per sistemi naturali e a seguito di secolari processi di antropizzazione. 4
5 La Mappatura delle Aree Interne Le analisi statistiche condotte, definiscono una mappa delle Aree interne che comprende: il 61% del territorio nazionale, il 23% della popolazione (di cui l 8% nelle aree periferiche e ultra-periferiche) e oltre quattromila Comuni con una media di abitanti ciascuno. Una parte rilevante delle aree interne ha subito gradualmente, dal secondo dopoguerra, un processo di marginalizzazione segnato da: calo della popolazione, talora sotto la soglia critica; riduzione dell occupazione e dell utilizzo del territorio; offerta locale calante di servizi pubblici e privati; costi sociali, quali il dissesto idro-geologico e il degrado del patrimonio culturale e paesaggistico. 5
6 Caratteristiche comuni Capitale Umano e Andamenti Demografici La maggior parte dei Comuni delle Aree Interne sono piccoli comuni con5000 o meno abitanti Spopolamento delle Aree Periferiche e Ultra Periferiche; ll 15% dei Comuni delle Aree Interne hanno raggiunto livelli di invecchiamento considerati «senza ritorno» salvo iniezioni di nuova popolazione ; Quote di presenza di popolazione straniera leggermente inferiori a quelle dei Centri, ma che aumentano con la stessa intensità. Aree ricche di foreste e boschi ; Risorse naturali e territoriali Con percentuali importanti di Siti di Interesse Comunitario e di Zone a Protezione Speciale ; Ma con importanti sacche di Rischio Frane e Rischio Sismico; Andamenti Complessi della Superficie Agricola Utilizzata ; Caratterizzate da Economie Diversificate ; 6
7 Caratteristiche comuni Reti e Servizi La diffusione della Banda larga è precondizione per lo sviluppo e per una migliore connettività Quale la tenuta delle scuole? Come si differenzia il fenomeno della dispersione scolastica? Rete ospedaliera e rete sanitaria territoriale: prime analisi 7
8 Classificazione delle diverse Aree secondo livelli di perifericità rispetto ai poli di attrazione Poli di attrazione Aree di cintura T<20 20 <T<40 Gli altri comuni sono definiti sulla base delle distanze dalle «Aree di attrazione» 40 <T<75 T>75 8
9 La classificazione del territorio italiano 9
10 Le aree interne nella Regione Abruzzo 10
11 Le aree interne in Abruzzo 100,0 90,0 80,0 44,7 70,0 68,5 65,2 70,82 60,0 50,0 40,0 87,5 aree interne centro 30,0 20,0 10,0 0,0 L'Aquila Chieti Pescara Teramo Abruzzo 11
12 Disarticolazione a livello provinciale 7,5 19,2 2,8 15,2 17,0 ultraperiferifici 22,2 periferiferici 24,9 Intermedi Teramo Pescara 35,6 50,0 27,7 Cintura polo intercomunale L'Aquila Chieti 43,5 Polo 38,4 0,0 20,0 40,0 60,0 42,6 32,7 ultraperiferifici periferiferici 25,6 28,7 32,6 Intermedi Cintura 11,5 8,5 1,3 2,3 1,0 2,8 2,2 4,3 Abruzzo Chieti L'Aquila Pescara Teramo polo intercomunale Polo 12
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17 La strategia Le aree interne sono questione nazionale e non solo locale per tre ragioni: 1. andamento demografico e mancato sviluppo dipendono anche dall insufficiente offerta di servizi/beni di base (scuola, sanità e mobilità); 2. la degenerazione del capitale naturale e culturale, l alterazione degli equilibri ecosistemici e l instabilità dei suoli in queste aree mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini e generano cambiamenti difficilmente reversibili; 3. il capitale territoriale non utilizzato è ingente. Per avviare l inversione di questa situazione e promuovere sviluppo viene lanciata la Strategia nazionale per le aree interne finanziata sia da fondi comunitari, sia da risorse del bilancio ordinario. L Accordo di Partenariato individua tre distinti ma interconnessi obiettivi generali del progetto per le aree interne del Paese: tutelare il territorio e la sicurezza degli abitanti affidandogliene la cura; promuovere la diversità naturale, culturale, del paesaggio e il policentrismo aprendo all'esterno; rilanciare lo sviluppo e il lavoro attraverso l uso di risorse potenziali male utilizzate. 17
18 Una politica per le aree interne nasce quindi dal bisogno di dare risposte a taluni territori fragili e periferici dai servizi e dalle politiche, e richiede pertanto alcune condizionalità: essere una politica di cooperazione istituzionale con le politiche ordinarie nazionali e regionali stesse sui temi dell istruzione, dei trasporti, della salute; operare in un quadro di unione di comuni, io comunque in una ottica di sistema e di cooperazione locale e non di singola municipalità; garantire prima le condizioni di residenzialità e pertanto di sicurezza sociale e territoriale dei luoghi, per consentire l attivazione di azioni di mercato (sarebbe contraddittorio popolare le aree interne di residenzialità turistica in assenza di servizi essenziali). I temi proposti dal DPS sono l agricoltura, le risorse ambientali e naturali, l energia, il turismo, (così anche altri settori produttivi) la rete delle telecomunicazioni; ma emerge forte l opportunità, prima di puntare ad una azione di mercato, procedere alla soluzione dei problemi di perifericità dai servizi che caratterizza e identifica le aree, e quindi partire da azioni di cittadinanza. In tal senso, nella legge di stabilità 2014 (legge 27 dicembre 2013, n.147), prevede uno stanziamento di bilancio, finalizzato a finanziare interventi nei settori dei trasporti, della sanità e dell istruzione che integrano costituendone l addizionalità - gli interventi regionali con i fondi strutturali (c.d. Fondo aree interne) 18
19 Legge di stabilità 2014 (legge 27 dicembre 2013, n.147), art.1, commi Al fine di assicurare l efficacia e la sostenibilità nel tempo della strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese, in coerenza con l AdP per l utilizzo dei fondi a finalità strutturale assegnati all Italia per il ciclo di programmazione , è autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per l anno 2014 e di 43,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016, a carico delle disponibilità del Fondo di rotazione di cui all art. 5 della l. 183/ Le risorse di cui al comma 13 sono destinate al finanziamento di interventi pilota per il riequilibrio dell offerta dei servizi di base delle aree interne del Paese, con riferimento prioritariamente ai servizi di trasporto pubblico locale ivi compreso l utilizzo dei veicoli a trazione elettrica, di istruzione e sociosanitari, secondo i criteri e le modalità attuative previste dall Accordo di partenariato. 15. L attuazione degli interventi, individuati ai sensi del co.14, è perseguita attraverso la cooperazione tra i diversi livelli istituzionali interessati, fra cui il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministero della salute, mediante la sottoscrizione di APQ di cui all art. 2, co. 203, lett. c), della l. 662/ 1996, in quanto applicabile, con il coordinamento del Ministero della coesione territoriale che si avvale dell Agenzia per la coesione territoriale. 16. I criteri generali per l individuazione delle aree interne ai sensi del comma 13, interessate ai progetti pilota di cui al co. 14, sono definiti con l AdP. 17. Entro il 30 settembre di ciascun anno, il Ministro per la coesione territoriale presenta al CIPE i risultati degli interventi pilota posti in essere nel periodo di riferimento, ai fini di una valutazione 19 in ordine a successivi rifinanziamenti dell autorizzazione di spesa di cui al co. 13.
20 Nei Programmi operativi regionali dovrà essere individuata o comunque indicata una quota di risorse da dedicare alle aree interne, o meglio, all area di progetto individuata. Tale previsione unitaria è condizione per accedere, per il territorio interessato all area progetto, alle risorse nazionali 20
21 Una strategia di sviluppo locale A. Costruzione delle precondizioni per lo sviluppo locale Cittadinanza Mercato Lavoro B. Promozione di progetti di sviluppo locale Dal documento: Strategia nazionale per le Aree interne: definizione, obiettivi, strumenti e governance 21
22 Obiettivi e azioni Obiettivo ultimo della strategia è il miglioramento delle tendenze demografiche in atto: riduzione dell emigrazione, attrazione di nuovi residenti, ripresa delle nascite, modifica della composizione per età a favore delle classi più giovani Questo obiettivo può essere conseguito attraverso cinque obiettivi-intermedi, interdipendenti: 1. aumento del benessere della popolazione locale; 2. aumento della domanda locale di lavoro (e dell occupazione); 3. aumento del grado di utilizzo del capitale territoriale; 4. riduzione dei costi sociali della de-antropizzazione; 5. rafforzamento dei fattori di sviluppo locale. Tali obiettivi vengono perseguiti attraverso due classi di azioni, complementari: I. Adeguamento della qualità e quantità dei servizi essenziali II. Progetti di sviluppo locale. 22
23 Inversione delle tendenze demografiche aumento del benessere della popolazione locale; aumento della domanda locale di lavoro (e dell occupazione); aumento del grado di utilizzo del capitale territoriale; riduzione dei costi sociali della de-antropizzazione; rafforzamento dei fattori di sviluppo locale. Adeguamento della qualità e quantità dei servizi essenziali Miglioramento della qualità e quantità dei servizi Monitoraggio della rete dei servizi delle aree interne Progetti di sviluppo locale Tutela del Territorio e Comunità Locali; Valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile; Sistemi Agro-Alimentari e Sviluppo Locale; Risparmio energetico e filiere locali di energia rinnovabile; Saper fare e artigianato 23
24 Classi di azione I classe di azioni: le precondizioni: adeguamento della qualità e quantità dei servizi essenziali Questa classe di azioni mira all inclusione sociale, riguarda i tre servizi essenziali - salute, istruzione e mobilità e prevede due assi: a) Miglioramento della qualità e quantità dei servizi per l istruzione (incentivi per ridurre la mobilità degli insegnanti, riorganizzazione e realizzazione di nuove sedi scolastiche, etc.), per la salute (telemedicina, servizi di emergenza, diagnostica mobile per i cittadini, etc.) e per la mobilità (servizi di trasporto polifunzionali, collegamenti con le stazioni ferroviarie, etc.). Tali interventi aggiuntivi vengono realizzati con le risorse messe a disposizione dalla Legge di stabilità per il 2014 e con altre risorse, anche comunitarie, da Ministeri centrali, Regioni e Province in relazione alle rispettive responsabilità. Alle azioni per migliorare tali servizi potranno affiancarsi azioni per migliorare la connettività e ridurre il digital divide. b) Monitoraggio della rete dei servizi delle aree interne, delle diverse soluzioni individuate per garantirne l offerta, delle modalità di accesso e della qualità dei servizi stessi, valutando lo specifico impatto delle nuove normative su tali aree. 24
25 II classe di azioni: Progetti di sviluppo locale Lo sviluppo delle Aree interne è legato alla possibilità di attivare nuova domanda. I bacini di questa domanda vanno cercati nelle diversità proprie delle Aree interne, diversità che rispondono ai processi di differenziazione in corso nelle preferenze dei consumatori. Ciascuna Area Interna offre una diversità di qualche tipo: di stile vita, di aria, di alimentazione, di relazioni umane, di natura. L intervento per innescare processi di sviluppo nelle Aree interne viene focalizzato dunque su tali specificità. Sono stati identificati cinque fattori latenti di sviluppo: a) Tutela del Territorio e Comunità Locali; b) Valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile; c) Sistemi Agro-Alimentari e Sviluppo Locale; d) Risparmio energetico e filiere locali di energia rinnovabile; e) Saper fare e artigianato. Gli interventi di sviluppo locale sono finanziati da tutti i fondi comunitari disponibili (FESR, FSE, FEASR, FEAMP) opportunamente integrati. 25
26 Il percorso regionale Linee guida ed obiettivi per la programmazione unitaria dei fondi comunitari Incontri con il livello centrale per la mappatura delle aree (dicembre 2013 e marzo 2014). Attivazione del partenariato istituzionale locale (febbraio e marzo con referenti province aprile 2014). 26
27 Il percorso da intraprendere 27
28 Selezione delle aree-progetto L attuazione Entrambe le classi di azioni (precondizioni-qualità dei servizi e Progetti di Sviluppo Locale) vengono realizzate in aree-progetto composte da gruppi di Comuni (anche a cavallo di più Province e Regioni) e identificate dalle Regioni d intesa con il Centro La selezione delle aree- progetto avrà luogo, a partire dalla mappa delle Aree Interne, (senza considerare questa come una zonizzazione vincolante) e sulla base di una ricognizione analitica e sul campo dai seguenti profili: trend demografici, utilizzo del suolo, patrimonio naturale e culturale, sistema produttivo e opportunità di suo sviluppo, stato dei tre servizi essenziali e del digital divide, portafoglio progettuale e capacità di svilupparlo, esperienze di cooperazione inter- comunale (specie in progetti comunitari), esistenza di leadership locale e vivacità del partenariato e dell associazionismo. NOI SIAMO QUI In una prima fase vengono selezionate le aree-progetto a un tempo più bisognose e più in grado di riuscire. In particolare, nel 2014 la strategia verrà avviata in non più di un area progetto per regione. Questo approccio selettivo, decisamente diverso dal passato, sarà nell interesse di tutte le aree interne perché l estensione della strategia sarà legata agli esiti di questa 28 prima fase, opportunamente valutati.
29 La governance La ripartizione di responsabilità fra i diversi livelli di governo che concorrono alla strategia è definita come segue. Le Regioni programmano e finanziano le azioni per lo sviluppo locale attraverso i Programmi operativi regionali e i Programmi di sviluppo rurale, avviano la selezione delle aree-progetto, propongono al Centro l area-progetto per il 2014, decidono l ammontare di risorse dei Fondi comunitari da destinare alla strategia stessa, specificano e quantificano gli obiettivi, e realizzano per la salute e i trasporti, di intesa con il Centro, gli interventi per i servizi essenziali della salute e della mobilità. I singoli Comuni costituiscono l unità di base della strategia e in forma di aggregazione di comuni contigui si candidano con le Regioni per la selezione delle aree-progetto. I Comuni, che partecipano, in forma associata, alla strategia operativa, devono realizzare la gestione associata di servizi essenziali di funzionalità per la strategia stessa (ovvero, se lo ritengono, processi di fusione). Il Centro concorda con le Regioni la scelta delle aree-progetto e del prototipo per il 2014, garantendo la coerenza della selezione con i criteri adottati, realizza di intesa con le Regioni gli interventi di adeguamento dei servizi per l istruzione, di propria competenza, assicura l intesa alle Regioni sugli interventi aggiuntivi che esse realizzano su salute e trasporto locale, assicura la verifica in itinere dell attuazione della strategia, realizza una specifica (e limitata) attività progettuale di carattere sperimentale e di metodo. 29
30 Gli strumenti Attuazione dei Progetti d'area: gli Accordi di Programma Quadro L insieme di tutti gli interventi programmati si concretizza in Progetti d Area attuati attraverso l Accordo di Programma Quadro (APQ), sottoscritto dalle Regioni, gli Enti Locali, l Amministrazione Centrale di Coordinamento e le altre Amministrazioni competenti per materia. Comuni e soggetti privati potranno trovare utile dare base istituzionale ad alcuni progetti ricorrendo allo Sviluppo locale di tipo partecipativo (Community-led Local Development). Le aree-progetto che divengono oggetto di Accordi di programma quadro si avvalgono dei servizi di una Federazione nazionale dei progetti aree interne, promossa dal Centro e volta al confronto e all apprendimento dell esperienze in atto. 30
31 Nuovi strumenti d'integrazione Per il raggiungimento degli obiettivi ed anche in un ottica di migliore integrazione tra i fondi, si guarda con interesse ai nuovi strumenti d'integrazione previsti dalle proposte legislative per la politica di coesione Sviluppo locale di tipo partecipativo Lo [sviluppo locale partecipativo (CLLD)] viene indicato come una concreta possibilità di aggregare istituzioni, competenze e risorse su obiettivi ben identificati di miglioramento di qualità della vita. In particolare l utilizzo di questo strumento dovrebbe intrecciarsi con il processo di riorganizzazione degli enti locali. Il [CLLD] viene visto inoltre come uno strumento in grado di ottimizzare l efficacia degli interventi attraverso l'implementazione di un metodo partenariale aperto che assicuri incentivi adeguati agli innovatori, spazi di pubblico confronto, promozione di reti di comuni, emersione di leadership, forte collaborazione fra pubblico e privato. Investimenti territoriali integrati Il richiamo agli strumenti d'integrazione previsti dalle proposte legislative per la politica di coesione ed alla necessità di migliorare l'integrazione tra i fondi chiama in causa anche l'altro strumento d'integrazione: l' [Investimento Territoriale Integrato (ITI)] è uno strumento per l implementazione di strategie territoriali di tipo integrato. Non si tratta di un intervento né di una sub-priorità di un programma operativo. Piuttosto, l ITI consente di implementare programmi operativi in modo trasversale e di attingere a fondi provenienti da diversi assi prioritari di uno o più programmi operativi per assicurare l implementazione di una 31 strategia integrata per un territorio specifico.
32 Strategia Aree interne e innovazioni di metodo La strategia consente di attuare con particolare efficacia le innovazioni metodologiche della programmazione Oltre alla precisa definizione delle azioni, dei tempi e dei risultati attesi negli APQ e al robusto presidio nazionale, la strategia assicurerà: un partenariato mobilitato, anche nelle modalità aperte di predisposizione dei bandi e nel coinvolgimento dell associazionismo; la realizzazione attraverso la Federazione di un elevata qualità e grado di apertura dei dati relativi ai progetti; la valutazione rigorosa degli esiti delle azioni adottate. In particolare, nell autunno 2014 verrà predisposto un rapporto di valutazione sul lavoro sino a quel momento svolto, sulla base del quale si assumeranno le necessarie decisioni in merito al proseguimento della strategia e alle modifiche da apportare. 32
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