Lana e tosatura delle pecore
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- Bernarda Vitale
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1 Attività didattiche nel Museo degli usi e costumi - Teodone Lana e tosatura delle pecore I NDICE La pecora La tosatura La cardatura La filatura La tintura La tessitura La produzione del loden La feltratura Il lavoro a maglia Questi documenti possono essere scaricati dal nostro sito internet Museo provinciale degli usi e costumi Lunedì di Pasqua 31 ottobre Via Duca Diet Teodone Brunico Da martedì a sabato: ore Tel. (+39) Fax (+39) Domenica e festivi: ore [email protected]
2 1) La pecora L allevamento degli ovini in ambiente alpino è testimoniato da oltre 6000 anni. Le pecore non fornivano solo latte e carne, ma sono state per secoli le principali fornitrici di fibra tessile. Insieme alle fibre di lino, la lana di pecora copriva quasi l intero fabbisogno di fibre tessili. Sia i filati di lana che di lino venivano trasformati nei masi in stoffe per le proprie necessità. La pecora alpina tirolese, insieme alla pecora di Funes, è fra le principali razze ovine dell Alto Adige. Le pecore passavano l estate per lo più all alpeggio, mentre d inverno venivano alloggiate in appositi ovili o in recinti ricavati all interno delle stalle. La Val Senales, la Val Passiria, la Val Venosta e la Valle Aurina sono state da sempre fortemente caratterizzate dall allevamento degli ovini. Il grasso di pecora, detto sego, veniva impiegato anche per la produzione di saponi e candele. 2) La tosatura Prima di essere tosate, le pecore venivano lavate. Allo scopo si riempiva d acqua calda una tinozza di legno e vi si aggiungeva un po di ranno che serviva da detergente e che un tempo sostituiva il sapone. Il ranno si otteneva cuocendo della cenere nell acqua e poi filtrandola. Ogni singola pecora veniva immersa nella tinozza e lavata. Le pecore non si lasciavano sempre lavare docilmente per cui dovevano essere tenute ferme da diverse mani forti. Col bel tempo una pecora lavata si asciugava anche rapidamente. Normalmente le pecore venivano tosate due volte all anno, in primavera e in autunno. Il dorso veniva tosato il più delle volte con l animale in posizione eretta. Per tosare la parte ventrale la pecora veniva sdraiata su un apposita panca detta Scherbock, talvolta però anche su un tavolo o su un telo, le zampe anteriori e posteriori venivano tenute ferme o Il Scherbock legate con apposite morse. Mentre oggi si impiegano soprattutto rasoi elettrici che assomigliano ad una macchinetta tagliacapelli o ad un rasoio da barba, le pecore sono state tosate per secoli con apposite forbici. Le fornici da tosatura erano costituite da due lame collegate da una staffa a molla. Se si schiacciavano le due lame, i tagli si incrociavano. Di regola si teneva la macchinetta per tosare con una mano, mentre con l altra si stendevano le pieghe della pelle. Sui fianchi e sulle spalle si trova la lana migliore. Tosa con le forbici 2
3 Dopo la tosatura, la lana veniva raccolta, suddivisa per colori e nuovamente lavata con il ranno. Durante il lavaggio la lana poteva però essere solo tirata, ma non sfregata. Una volta asciutta veniva conservata nel cesto della lana. In due tosature una pecora alpina tirolese forniva circa 2 kg di lana. In seguito al lavaggio la lana perdeva un po di peso. Il cesto della lana 3) La cardatura La lana appena tosata non era ancora adatta per essere filata, ma doveva ancora essere mondata. Residui di paglia e di piante venivano rimossi a mano dalla lana tosata. Dopo la lana doveva essere pettinata e cardata per rimuovere le ultime impurità, sciogliere i nodi e pettinare le fibre di lana in una direzione disponendole cioè parallelamente. Allo scopo si usavano scardassi a mano. Uno scardasso a mano era costituito da due tavolette di legno dotate di numerosi chiodi sottili e venivano utilizzate in coppia. Si pettinava la lana mettendola fra le due tavolette e strofinando queste ultime in direzione opposta. Un altra forma della cardatura a mano era lo scardasso a panca. Una tavoletta dotata di chiodi sottili era fissata ad una panca, mentre l altra era mobile. Lo scardasso a panca Foto: HMG La cardatrice meccanica Foto: HMG Col tempo si svilupparono anche delle cardatrici meccaniche. Le carde o scardassi vi venivano azionate dalla forza idraulica. La cardatura non avveniva dunque più a mano, ma meccanicamente. Una cardatrice meccanica non aveva più delle assicelle, ma era costituita da cilindri dotati di spazzole metalliche. Dopo la cardatura si otteneva un morbido vello di lana che si poteva facilmente arrotolare e quindi infilare sulle conocchie per la filatura. 3
4 4) La filatura L arcolaio a pedale è noto fin dal XVI secolo. Sulla conocchia, che è un asta cilindrica in legno, venivano avvolte le fibre lino o la lana cardata. La filatrice estraeva la giusta quantità di fibre e azionava il pedale per mettere in movimento l asse del rocchetto. Con questo movimento la fibra tessile veniva ritorta a formare il filato e contemporaneamente avvolta sul rocchetto. La lana a fibra lunga si adattava particolarmente bene per la filatura ed era per questo anche la più apprezzata. La lana della pecora alpina tirolese ha una lunghezza media. L arcolaio a pedale Erano necessarie circa 1 30 ore per filare la lana di un unica pecora! La filatura della lana era di gran lunga preferita a quella del lino poiché le ruvide fibre del lino danneggiavano le mani della filatrice, mentre il grasso delle lana, la lanolina, le proteggeva. Per questo motivo le contadine e le loro figlie preferivano filare la lana e lasciavano la filatura del lino alle donne di servizio. La filatura era un occasione per stare in compagnia poiché quest attività si svolgeva prevalentemente nei mesi invernali nel caldo della stube. Vi si riunivano tutte le donne della casa e a volte anche quelle del vicinato e svolgevano il lavoro insieme. Durante il lavoro ci si raccontavano delle storie o si cantava. Dopo la filatura il sottile filo di lana doveva essere ritorto. A questo scopo diverse spolette di filo venivano sistemate su un aspo e ritorte nello spessore desiderato. Così si creava un filato di spessore maggiore che poteva essere lavorato a maglia o al telaio. Il filato di lana veniva poi avvolto sull aspo, un attrezzo in legno con da quattro a sei bracci mobili disposti a stella. Alle estremità di ciascuno si trova una traversa di legno. Intorno a queste traverse si poteva tendere ed avvolgere il filato. In tal modo si ottenevano filati uniformi che si potevano ben lavare e tingere. L aspo 4
5 5) La tintura Quali coloranti si utilizzavano prodotti naturali come piante, cortecce di alberi, foglie, licheni, gusci, ma anche pietre. Il cartamo e la malvarosa coloravano di rosso, il guado veniva impiegato per colorare di blu finché non fu gradualmente sostituito dall indaco importato dall Asia. Il colore veniva prodotto in grandi calderoni in cui si immergevano poi le matasse o anche il tessuto finito. Affinché il colore potesse anche penetrare nel filato, il colore doveva essere dotato di un mordente. Come mordente venivano usati l aceto, ma anche l ammoniaca sotto forma di urina. Dopo la tintura le matasse venivano lavate e disposte ad asciugare su steccati, balconi o analoghi supporti in legno. 6) La tessitura La preparazione del telaio non richiedeva solo molto tempo e mani operose, ma anche molta pazienza ed abilità. Innanzitutto il tessitore doveva predisporre l ordito, vale a dire l insieme dei fili paralleli in senso verticale. Su una rocchettiera venivano disposti 20 rocchetti d ordino, che potevano ruotare liberamente. Il filo di ogni rocchetto veniva tirato attraverso una tavola con degli occhielli metallici in modo che ogni singolo filo potesse essere mantenuto separato dagli altri. Quindi il fascio di ordito della lunghezza e nel numero di fili desiderato veniva teso sull orditoio. Quando l ordito era terminato, veniva rimosso, si formava una treccia e questa veniva fissata sul telaio. Nella tessitura i fili verticali (ordito) venivano incrociati ad angolo retto con un filo che correva orizzontalmente. Il filo orizzontale, vale a dire la trama o filo di trama si trovava sulla spola e con l ausilio della navetta veniva fatto passare da destra a sinistra e viceversa. Il tessitore azionava un pedale in modo da alzare alternativamente ogni secondo filo di ordito ed abbassando l altro, creando in tal modo la cosiddetta boccatura, una sorta di tunnel attraverso il quale faceva passare la navetta. L orditoio Il telaio Quindi azionava il pettine che muoveva avanti e indietro battendo così il filo di trama e compattando il tessuto in modo da creare una stoffa omogenea. Il tessuto finito doveva poi essere avvolto gradualmente dal tessitore sul subbio del tessuto. La navetta 5
6 7) La produzione del loden Il materiale di partenza per la produzione del loden è il tessuto di lana. Le gualcherie o mulini da follatore svolgevano il lavoro di follatura della stoffa. I tessuti di lana venivano follati aggiungendo dell acqua saponata in modo da realizzare una superficie omogenea e resistente. Una gualcheria assomigliava ad un frantoio da miniera. Elementi fondamentali erano la ruota ad acqua e l albero a camme da cui sporgevano piccoli perni di legno. Quando l albero a camme girava, i perni sollevavano diversi pestelli che si trovavano in un telaio inclinato rispetto all albero. I pestelli ricadevano La gualcheria poi pestando la stoffa di lana che si trovava in una vasca di legno sottostante. In questa vasca di legno, oltre al tessuto di lana, venivano immesse anche acqua e liscivia saponata. Il follatore di loden doveva verificare costantemente il grado di follatura ed eventualmente aggiungere della liscivia. Il più delle volte preparava lui stesso la soluzione saponosa. Allo scopo produceva della liscivia con la cenere immersa nell acqua bollente e vi aggiungeva del grasso. Dopo la follatura il loden doveva essere ancora cardato e pressato. Il loden era molto apprezzato soprattutto per l abbigliamento invernale perché era impermeabile e caldo. Veniva utilizzato in primo luogo dalla gente semplice come i contadini ed i pastori. Con il loden si realizzavano ad esempio cappelli, giacche, pantaloni e calze. Oggi il loden viene ancora utilizzato soprattutto per realizzare i costumi tradizionali. 8) La feltratura La feltratura della lana era nota già ai greci e ai romani. Nel medioevo erano soprattutto i cappellai a produrre feltro per la loro attività. Diversamente dalla follatura del loden, per la feltratura non si utilizzava come materiale di partenza il tessuto di lana, ma la lana cardata. Diversi strati di lana pettinata venivano posti l uno sopra l altro incrociando le fibre. Le fibre di lana venivano poi bagnate con acqua saponata e quindi pressate, inizialmente con cautela, con movimenti circolari. Pressando, arrotolando o modellando le fibre aderivano sempre più l una all altra fino a formare un materiale resistente e indissolubile. 6
7 Per l effetto dell acqua, del sapone e della pressione, la lana perde un buon terzo del suo volume, vale a dire che la lana si ritira, sia nella feltratura che nella follatura. Fra le principali caratteristiche del feltro vi sono la sua resistenza all umidità, al freddo e al vento. Il feltro veniva usato un tempo soprattutto per la produzione di cappelli e pantofole. Oggi se ne ricavano accessori, oggetti decorativi, ma anche capi di vestiario come guanti, pantofole o cappelli. 9) Il lavoro a maglia Il lavoro a maglia è probabilmente più recente della tessitura. Fin dal tardo medioevo però soprattutto calze e calzettoni di lana sono assai apprezzati. Per gli altri capi di vestiario si preferivano stoffe di loden o di lino. La tipica giacca realizzata a maglia della Valle Sarentina, detta Sarner Jangger, è una delle poche eccezioni al riguardo. Tutti i capi di abbigliamento della gente comune erano realizzati in lino o lana: tessuta, lavorata a maglia o sotto forma di feltro o loden. Fino al XVII secolo vigeva la norma secondo cui la gente semplice poteva indossare solo ciò che era in grado di produrre essa stessa. Foto: Archivio Groth-Schmachtenberger Museo provinciale degli usi e costumi B IBLIOGRAFIA Grießmair, Hans, Il Museo degli usi e costumi di Teodone presso Brunico, Teodone Sulzenbacher, Gudrun, Contadini, fabbri, tessitori - Vita e mestieri di una volta (Materiali didattici sul Museo etnografico provinciale di Teodone. Vienna/Bolzano
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