Autismo e teoria della mente



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Spiegare l autismo Università degli Studi di Milano Autismo e teoria della mente Sandro Zucchi All inizio degli anni 80, Baron-Cohen, Leslie e Frith hanno condotto un esperimento per determinare il meccanismo cognitivo che è responsabile dei tratti che caratterizzano il comportamento degli individui autistici (Baron-Cohen, Leslie e Frith 1985). 2014-2015 S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 1 S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 2 I soggetti Età cronologica ed età mentale I soggetti scelti per l esperimento erano di tre tipi: 20 soggetti autistici tra i sei e i sedici anni e mezzo, 14 soggetti down tra i sei e i diciassette anni, 27 soggetti normali tra i tre anni e mezzo e i sei anni. I 20 soggetti autistici sono stati diagnosticati come tali in base ai criteri condivisi dalla comunità scientifica (Rutter 1978). I soggetti coinvolti nell esperimento, oltre a differire per la loro età cronologica, differivano per la loro età mentale. Come si fa a determinare l età mentale di un soggetto? Il termine di paragone sono i soggetti normali: si assume cioè che l età cronologica dei soggetti normali corrisponda alla loro età mentale. Dunque, dire di un individuo che ha un età mentale di 5 anni, rispetto alle sue capacità verbali o non verbali, equivale a dire che quell individuo ha le stesse capacità verbali o non verbali di un soggetto normale la cui età cronologica è di 5 anni. S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 3 S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 4

Capacità mentali dei soggetti Due domande L età mentale dei soggetti autistici coinvolti nell esperimento era mediamente più alta di quella dei soggetti down sottoposti allo stesso esperimento, sia per le capacità verbali che per le capacità non verbali. In particolare, per quanto riguarda le capacità non verbali, i soggetti autistici avevano un età mentale che variava dai 5 anni e mezzo ai 16 anni, e, per quanto riguarda le capacità verbali, un età mentale dai 3 ai 7 anni e mezzo; per quanto riguarda le capacità non verbali, i soggetti down avevano un età mentale che variava dai 5 agli 8 anni e mezzo, e, per quanto riguarda le capacità verbali, un età mentale dai 2 ai 4 anni. Perché, oltre ai soggetti normali, Baron-Cohen, Leslie e Frith hanno scelto dei down come gruppo di controllo? E perché hanno scelto dei soggetti autistici con capacità verbali e non verbali relativamente alte e, in particolare, mediamente più alte di quelle dei soggetti down di controllo? S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 5 S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 6 Le ragioni della scelta Scegliendo un gruppo di soggetti autistici mediamente piuttosto funzionali e confrontandoli con soggetti down con un IQ più basso, questi autori hanno cercato di verificare se la performance dei soggetti nei test a cui venivano sottoposti dipendeva o meno da un ritardo mentale generale. Se i soggetti severamente ritardati avessero passato i test, e i soggetti autistici con un IQ vicino alla media no, questo avrebbe indicato che l assenza delle abilità che venivano controllate nei test non dipendeva da un ritardo mentale generale. Il test Sally-Anne L esperimento di Baron-Cohen, Leslie e Frith si basava su un test introdotto da Wimmer e Perner (1983) per studiare i bambini normali. Il test è chiamato test di Sally-Anne o test della falsa credenza. Funziona così. Ci sono due bambole protagoniste, Sally e Anne. In primo luogo, ci si accerta che i bambini abbiano imparato i nomi delle bambole (la domanda dei nomi). Sally prima mette una biglia nel suo cestino. Poi esce di scena e la biglia viene spostata da Anne, che la nasconde nella sua scatola. Quindi, quando Sally torna, lo sperimentatore fa la domanda della credenza, che è la domanda cruciale: dove cercherà la sua biglia Sally? Dopo che il bambino ha risposto, vengono fatte due domande di controllo. Una è la domanda della realtà: dov è davvero la biglia?. L altra è la domanda della memoria: Dov era la biglia all inizio? S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 7 S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 8

La domanda della credenza Qual è lo scopo della domanda della credenza? Il soggetto ha visto Anne spostare la biglia dal cestino di Sally alla sua scatola, ma ha anche visto che Sally era fuori mentre questo avveniva. Se il soggetto risponde alla domanda dove cercherà la sua biglia Sally? dicendo nella scatola di Anne, questo suggerisce che il soggetto non è in grado di distinguere ciò che lui sa da ciò che sa Sally. Se il soggetto risponde invece alla domanda dove cercherà la sua biglia Sally? dicendo nel suo cestino, questo suggerisce che il soggetto è in grado di distinguere ciò che lui sa da ciò che sa Sally. Da Baron-Cohen, Leslie e Frith (1985). S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 9 S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 10 La domanda della realtà La domanda della memoria Perché, dopo che il soggetto ha risposto alla domanda della credenza, si fa la domanda della realtà ( dov è davvero la biglia? )? Il soggetto potrebbe non aver capito quello che è successo nella storia, potrebbe pensare che la biglia è ancora nel cesto di Sally. Se così fosse, il fatto che risponda correttamente alla domanda della credenza non indica che distingue tra ciò che lui sa e ciò che sa Sally. Perché, dopo che il soggetto ha risposto alla domanda della credenza, viene fatta la domanda della memoria ( Dov era la biglia all inizio? )? Per escludere la possibilità che il soggetto fallisca il test (cioè risponda che Sally cercherà la biglia nella scatola), non perché non distingue tra ciò che lui sa e ciò che sa Sally, ma perché si è dimenticato che la biglia, prima che Sally uscisse, era nel cestino di Sally. S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 11 S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 12

Le prove I risultati Ogni soggetto è stato sottoposto a due prove. Una era il test che abbiamo appena descritto. L altra era una variante di questo test in cui, mentre Sally era fuori, era il ricercatore a mettersi la biglia in tasca sotto gli occhi del soggetto. Tutti i soggetti hanno risposto correttamente alla domanda dei nomi, alla domanda della realtà e alla domanda della memoria in tutte e due le prove. I soggetti normali e i soggetti down hanno risposto in modo simile alla domanda della credenza: 23 soggetti normali su 27 (85%) e 12 soggetti down su 14 (86%) hanno risposto correttamente. Nel caso dei soggetti autistici, 16 su 20 (80%) hanno dato la risposta sbagliata alla domanda della credenza in entrambe le prove: hanno detto che la biglia era nella scatola di Anne o nella tasca del ricercatore. S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 13 S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 14 What s going on? Autismo e rappresentazione degli stati mentali Come mai i soggetti autistici, pur avendo un IQ superiore ai soggetti down, hanno in grande maggioranza risposto erroneamente alla domanda della credenza, mentre i down hanno risposto correttamente? L ipotesi proposta da Baron-Cohen, Leslie e Frith per spiegare il comportamento dei soggetti è questa: i soggetti autistici non sono in grado di rappresentare gli stati mentali. Di conseguenza, non sono in grado di attribuire stati mentali (credenze, conoscenze, intenzioni, ecc.) ad altri. Se questa ipotesi è corretta, il fatto che i soggetti autistici abbiano risposto erroneamente alla domanda della credenza si spiega così: se gli autistici non sono in grado di attribuire stati mentali ad altri, chiaramente non sono in grado di distinguere quello che loro sanno da quello che Sally sa. Per questa ragione, i soggetti autistici assumono che Sally farà quello che loro (che hanno visto spostare la biglia) farebbero. S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 15 S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 16

Autismo e teoria della mente Premack e Woodruff (1978) usano il termine teoria della mente per riferirsi alla capacità di attribuire stati mentali e prevedere e spiegare il comportamento sulla base di questi stati. La tesi di Baron-Cohen, Leslie e Frith è che i soggetti autistici, in quanto incapaci di rappresentare stati mentali, non hanno una teoria della mente. L assenza di una teoria della mente, secondo questi autori, è il deficit cognitivo sottostante ai tratti comportamentali che caratterizzano l autismo. Essendo incapaci di attribuire stati mentali ad altri, i soggetti autistici sono incapaci di stabilire un contatto reale con gli altri, hanno difficoltà di comunicazione verbale e sviluppano dei comportamenti ossessivi. Bambini autistici e bambini con meno di tre anni Si noti che i bambini sotto i tre anni, come i bambini autistici, hanno difficoltà a passare il Sally-Anne test (gli studi rilevanti sono citati nel libro di Hauser). Secondo Baron-Cohen e i suoi co-autori, questo significa che sotto i tre anni i bambini normali, così come quelli autistici, non hanno una teoria della mente. S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 17 S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 18 Tornando al nostro argomento La tesi che l autismo dipenda dalla incapacità di rappresentare stati mentali è stata assai influente negli studi sull autismo. Ma esistono anche altre direzioni di ricerca, altre ipotesi (vedi Frith 2008 per una breve presentazione di ipotesi alternative). È tempo però di tornare al tema principale di cui ci stiamo occupando, la mente degli animali. La discussione precedente mostra che certi soggetti umani sono incapaci di distinguere quello che loro sanno da quello che sanno gli altri. E gli animali hanno questa capacità oppure no? Sono in grado di attribuire stati mentali ad altri e di prevedere il loro comportamento sulla base di questi stati? Questo è il prossimo argomento. S. Zucchi: Autismo e teoria della mente 19