IL VIAGGIO DELL UOMO
IL GRANDE VIAGGIO DELL UOMO Il grande viaggio dell uomo cominciò in Africa grazie ad un gruppo di cacciatori e raccoglitori composto da non più di un centinaio di individui, e termina circa 200 mila anni dopo, con i loro 6 miliardi e mezzo di discendenti sparsi su tutta la Terra. Chi erano però quei primi uomini moderni che comparvero in Africa? Che cosa indusse un gruppo di loro a lasciare il continente d origine, forse non più di circa 50 mila anni fa, e a diffondersi in Eurasia? Cosa seguì da allora? In poche parole da dove veniamo noi? E come abbiamo fatto a diventare ciò che siamo diventati oggi? Le prime tracce sono state date dal resto di ossa, scheletri e manufatti lasciati dai nostri antenati nei loro vari spostamenti. In questi ultimi anni, grazie alle sempre più avanzate ricerche, gli scienziati hanno scoperto che il DNA umano può contenere tracce delle antiche migrazioni: Ogni goccia di sangue umano contiene un libro di storia scritto nella lingua dei nostri geni, riassume il genetista Spencer Wells, un esploratore della National Geographic Society. Il codice genetico, o genoma umano, è uguale per il 99,9 per tutti gli esseri umani, mentre l altro 0,1 dipende da differenze individuali. By analysing human DNA from around the world, geneticist Spencer Wells has concluded that all humans alive today are descended from a single tribe, Adam, that lived in Africa 60,000 years ago
A metà degli anni ottanta Allan Wilson si servì del mtdna, ovvero il DNA mitocondriale, per individuare la culla ancestrale della specie umana; infatti confrontando il DN4 mitocondriale di donne di tutto il mondo, gli scienziati hanno scoperto che quelle di discendenza africana mostravano doppia diversità rispetto a tutte le altre, e da ciò, attraverso i loro studi, hanno cercato di dimostrare che gli esseri umani moderni devono aver vissuto in Africa per un tempo doppio rispetto a quello trascorso altrove. Oggi gli studiosi calcolano che tutti gli individui viventi siano imparentati con una sola donna che visse in Africa 150 mila anni fa, una Eva mitocondriale. Quel che sembra sicuro è che in epoca molto recente, probabilmente tra 50 mila 70 mila anni fa, una piccola onda migratoria dall Africa raggiunse l Asia occidentale. Allan Wilson (1934-1991)
CHE COSA CI DICONO GENI E FOSSILI Da tempo, comunque, gli scienziati sono certi che l uomo abbia avuto origine in Africa perché qui sono stati scoperti i resti più antichi. Le prime migrazioni non andarono molto lontano ma lasciarono alcune testimonianze; altri che lasciarono l Africa più tardi invece potrebbero aver seguito una rotta diversa attraversando l estremità del Mar Rosso. Da queste migrazioni sarebbero nati i circa 5,5 miliardi di persone che oggi vivono al di fuori dell Africa. Molti paleontologi sono d accordo che l uomo moderno comparve in Africa circa 200.000 anni fa. I resti fossili più antichi furono trovati nelle regioni dell Etiopia. I dati genetici mostrano infatti che un piccolo gruppo di homo sapiens lasciò definitivamente l Africa circa 70.000-50.000 anni fa. Tutti i non africani di oggi discendono da quei gruppi che raggiunsero l Asia aggirando il Mar Rosso a nord o attraversandolo a sud. Il DNA degli attuali abitanti dell Eurasia occidentale è simile a quello di certe popolazioni indiane; è possibile quindi che il popolamento dell Europa sia avvenuto via terra fra 40.000 e 30.000 anni fa; il popolamento dell Asia invece risale a circa a 40.000 anni fa raggiungendo le steppe erbose a nord dell Himalaya. homo sapines arcaico homo neanderthalensis
Comunque sia, tra l Asia e l Africa esistevano due possibili percorsi. Il primo risaliva la valle del Nilo, attraversava la penisola del Sinai e proseguiva verso nord nel vicino oriente; l altro invece era il punto più stretto tra il corno d Africa e la penisola Arabica, non doveva misurare più di qualche chilometro. Usando delle imbarcazioni primitive, homo sapiens era probabilmente in grado di attraversarlo. I dati genetici ci mostrano che una volta in Asia la popolazione si divise: una parte rimase in medio oriente mentre l altra si andò diffondendo seguendo la costa, dalla Penisola Arabica all India e oltre. Ma i piccoli spostamenti, a piedi o in barca, si sono sommati nei corso dei millenni. In tutte queste ricerche non state trovate tracce fisiche di queste popolazioni lungo i quasi 13mila chilometri che separano l Africa dall Australia. Si è fatta l ipotesi che siano sparite quando il livello del mare tornò ad alzarsi, al termine di una glaciazione. Gli abitanti del resto dell Asia e dell Europa presentano, nel DNA mitocondriale e nei cromosoma Y, un componente di marcatori differenti ma ugualmente antichi, che li identifìcano come discendenti dei secondo ramo dell esodo africano.
Gli studi sul DNA hanno confermato più volte che tutti i popoli della terra, nonostante le loro differenze esteriori, discendono da cacciatori-raccoglitori africani vissuti 150.000 anni fa. Tutto ciò che abbiamo a disposizione attualmente è che homo sapiens, con i suoi utensili più sofisticati, si diffuse in tutta Europa, mentre i neandertaliani, un tempo presenti in tutto il continente, dovettero rifugiarsi in zone sempre più ristrette fino a scomparire del tutto. Schema di mtdna DNA
popolazioni asiatiche che passarono dalla Siberia all Alaska durante l ultima glaciazione, quando l abbassamento dei livello dei mare creò un ponte di terra emersa tra i due continenti. Ma sull epoca del loro arrivo e sul loro luogo d origine in Asia gli studiosi continuano a dibattere. Si è avanzata l ipotesi che i primi abitanti dell America fossero arrivati circa 13mila anni fa; alcuni invece sostengono di aver individuato prove di un popolamento precedente, come testimonierebbe il rifugio di Meadowcroft in Pennsylvania e il Monte Verde nel sud del Cile, che dovrebbe risalire a cieca 14mila anni fa. Il DNA di alcuni indiani d oggi potrebbe essere prezioso per risolvere alcuni dubbi. Finora gli studi non hanno dimostrato se l America del nord e quella del sud siano state popolate nel corso di una singola migrazione, oppure in due o tre ondate successive.
Ma da dove passarono i primi americani? Sono state fatte molte ipotesi ma quella più probabile è quella che dice che passarono lungo la costa. Spinti dall aumento della popolazione o attratti da nuove prede da cacciare, i nuovi arrivati raggiunsero l estremità dell America del sud in appena un migliaio di anni. Con il popolamento delle Americhe quindi gli esseri umani moderni avevano ormai conquistato gran parte del pianeta. Forse l aspetto più meraviglioso della storia nascosta dei nostri geni è che, una volta districato, il fitto intreccio della nostra diversità genetica, ci riporta tutti a un passato non troppo lontano. Quando tutti, insieme, abitavamo in Africa.
Leggere i segreti del sangue Nel 1675, nel New Engalnd, scoppiò un sanguinoso conflitto tra i coloni inglesi e gli indiani Wampanoag che, guidati dal loro capo Metacomet radunarono al loro fianco altre tribù, ma alla fine dovettero soccombere alle armi da fuoco dei nemici. Nei 300 anni successivi i discendenti dei Wampanoag sono vissuti ai margini della società. In una sera d estate dell anno scorso alcune decine di membri della nazione Wampanoag si sono riuniti a Seekonk, nel Massachusetts. Ma questa non era una riunione qualsiasi. Quei membri della tribù Seaconke-Wampanoag erano venuti per una donazione di sangue al Genographic Project, una ricerca globale sul passato dell umanità. Il progetto punta a utilizzare le informazioni genetiche relative a 1000 popolazioni indigene di tutto il mondo per approfondire le attuali conoscenze sulla diffusione dell uomo nella preistoria. La tribù dei Seaconke- Wampanoag è stata il primo gruppo statunitense che ha partecipato al progetto.
Theodore Shurr è il coordinatore del Genographic Project per l America del Nord e, nei prossimi cinque anni, si propone di sottoporre ad analisi genetica 100 gruppi indigeni. Altri ricercatori tenteranno di chiarire vari aspetti della diffusione dell uomo nel resto del mondo. All inizio degli anni Novanta Luca Cavalli-Sforza ideò il pionieristico Human Genome Diversity Project. Ma gruppi indigeni si ribellarono all idea che il loro DNA potesse essere usato per ricostruire una storia delle loro origini in contrasto con le credenze tradizionali. Il Genographic Project non produrrà linee cellulari, né tratterà informazioni rilevanti dal punto di vista medico. Offrirà anche qualcosa di tangibile ai gruppi indigeni, tentando nello stesso tempo di attrarre nuovi partecipanti al progetto e di ottenere dati scientifici aggiuntivi. E piuttosto improbabile che il DNA della tribù fornisca risultati facilmente interpretabili, almeno a breve termine. Tra gli antenati dei gruppi indiani come i Seaconke- Wampanoag ci sono anche europei e africani, oltre che nativi americani. I risultati iniziali non riveleranno la genealogia completa di una persona, un quadro più chiaro potrà delinearsi soltanto dopo che il corredo cromosomico completo di ciascun individuo sarà stato analizzato e messo a confronto con la mole crescente dì dati sul DNA di altri gruppi raccolti dal Genographic Project.
C era una volta in Italia Il professor G. Manzi, paleoantropologo dell Università La Sapienza di Roma, racconta di essersi trovato, insieme ad alcuni suoi colleghi, in una grotta del Circeo, dove sono stati ripresi gli scavi di un deposito preistorico: un sito frequentato dall uomo di Neandertal intorno a 35 mila anni là. Solo qualche millennio dopo, il Neandertal si estinguerà. Sarà travolto dall avanzare del freddo glaciale ma soprattutto verrà superato. L homo sapiens era presente già da millenni in alcuni siti. Così mentre homo sapiens si diffonde, l homo neanderthalensis vede ridursi i territori che per centinaia di migliaia di anni erano stati suoi e dei suoi antenati. Questa storia ce la raccontano altri fossili e altri siti preistorici. A partire da questa data le due traiettorie si separano e porteranno alla comparsa di homo neanderthalensis in Europa e di homo sapiens in Africa. La progressiva comparsa di caratteri dei Neandertal è il fenomeno principale che osserviamo in Europa. In Africa invece la traiettoria evolutiva principale che porterà a homo sapiens sembra avere caratteristiche in parte differenti. Intorno a 200 mila anni fa assistiamo poi a un passaggio evolutivo: il cranio si accorcia e si innalza, perdendo i principali elementi di arcaicità. Il cervello trova un nuovo assetto in una scatola cranica e fu una differenza decisiva. Fu così che a partire da 30 mila anni fa, o poco meno, in Europa ci furono solo uomini e donne geneticamente moderni Luca Cavalli-Sforza