LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE

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LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE Dr.ssa Paola Ferreli Psicoterapeuta paolaferreli@yahoo.it adolescentiog@gmail.it

SECONDA GIORNATA prima parte ALLENAMENTO EMOTIVO

Premessa Un po di storia Differenza fra umore, sentimento ed emozione L emozione come esperienza psicologica Figure significative Definizione di intelligenza emotiva Analfabetismo emotivo

PREMESSA 1 postulato Che ogni soggetto abbia la possibilità di esprimere la forza delle proprie risorse interiori nella dinamicità e complessità dello sviluppo e delle relazioni educative è una ricchezza per ogni contesto sociale che voglia progredire in una logica volta al miglioramento dell umanità intera..

Ogni soggetto, nell integrazione del suo divenire, dovrebbe essere messo in grado di crescere in modo sano ed equilibrato per poter esprimere il meglio di sé e realizzarsi come persona autonoma e competente, in grado di porsi in modo consapevole ed equilibrato di fronte alla realtà, di elaborare un proprio progetto di vita e di orientarsi

Quindi 2 postulato si intende per sviluppo delle risorse umane lo sviluppo della personalità in tutte le sue dimensioni, della capacità creativa, dell autostima e fiducia in se stessi, delle competenze dei vari linguaggi, della capacità di elaborare un progetto esistenziale.

Pensare ad un soggetto come persona significa coglierlo nelle unicità e integrazione di tutte le componenti della sua personalità, come sintesi dinamica e creativa tra mente, corpo ed emozioni, processi cognitivi, reazioni fisiologiche e dimensioni affettivo-relazionali.

Un po di storia In passato: emozione vista come qualcosa di negativo, segno di fragilità e turbamento dello stato di equilibrio dell individuo; vs Ipervalorizzazione della dimensione emozionale, separandola dagli altri processi umani e confinandola altrove rispetto ai luoghi di apprendimento.?? Emo??

E oggi? La nostra vita è un continuum di emozioni di intensità molto variabili!

La nostra vita è un continuum di emozioni di intensità molto variabili! Quindi prima impariamo a conoscerle, riconoscerle, controllarle e gestirle prima consentiamo a noi stessi di disporre di tutte quelle risorse che ci appartengono ma che spesso le emozioni mandano in black-out! È solo conoscendo ed accettando il nostro mondo emozionale che siamo in grado di comprendere e di accettare gli altri!

In psicologia l emozione è: o Un processo dinamico che ha un inizio e una fine; o Una reazione multidimensionale ad uno stimolo ambientale di breve durata che provoca cambiamenti a 3 diversi livelli: - Fisiologico (le reazioni all interno del corpo) - Comportamentale (azioni, espressioni facciali, postura) - Psicologico (esperienza personale) o un ponte fra mondo esterno e mondo interno

Emozioni primarie Indipendenti dalla cultura, con espressioni facciali trasversali a tutta l umanità Sono meccanismi comunicativi e di sopravvivenza, risposte biologicamente primitive evolute nel tempo per consentire alle specie di sopravvivere

e secondarie Le differenze culturali sono rilevanti. In Giappone, per esempio, la sorte viene considerata un emozione.

e quindi a cosa servono? Essendo un ponte fra mondo esterno e mondo interno: Segnalano all esterno il nostro stato e le nostre intenzioni con la funzione di comunicazione sociale (tra individui) Regolano l interazione durante gli scambi comunicativi attraverso l espressione delle emozioni Informano noi stessi del nostro stato in rapporto all ambiente e alle altre persone e di quali sono gli eventi a cui prestare attenzione e dedicare energie

In sintesi Le emozioni hanno la funzione di una bussola che ci indica se la strada che stiamo percorrendo è giusta o sbagliata rispetto alla direzione che abbiamo dato alla nostra vita!

Mettiamo in chiaro le cose!! Umore: tonalità di base dell affettività. Umore di fondo, con tratti di durevolezza e relativa indipendenza dagli stimoli esterni. Sentimento: risonanza affettiva più duratura dell emozione, con cui il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno. Emozione: reazione affettiva intensa con insorgenza acuta e di breve durata determinata da uno stimolo ambientale. La sua comparsa provoca una modificazione a livello somatico, vegetativo e psichico.

EMOZIONI PRINCIPALI Rabbia Gioia Tristezza Disgusto Paura Dolore Vergogna

Esercitiamoci! Divisi in sette gruppi, definite i 3 diversi livelli del cambiamento provocato in una persona dall emozione che prova: Fisiologico Comportamentale Psicologico

Come esperienza psicologica un emozione positiva può caratterizzarsi dal fatto che la persona avverte, in forma più o meno consapevole, una sintonia fra le sollecitazioni che gli provengono dalla situazione e le sue condizioni attuali (energie disponibili, abilità possedute, capacità di adattamento rapido, ecc.);

Un emozione negativa, invece, può essere caratterizzata dal fatto che il soggetto avverte, in forma più o meno consapevole, una discrepanza netta fra le richieste che gli provengono dalla situazione e le sue condizioni attuali (energie disponibili, abilità possedute, capacità di adattamento rapido); tale discrepanza può generare disagio fino a paralizzare le stesse possibilità di azione della realtà.

Riassumendo, l aspetto psicologico di un emozione negativa è il sentimento di inadeguatezza che si sviluppa fra: Nuova situazione Attuale situazione Proprie possibilità d azione

Risulta allora evidente la possibilità di influire positivamente sul comportamento emotivo di un soggetto per metterlo in condizione di: comprendere la situazione, riconoscere le proprie forze, individuare le strategie migliori per risolvere il problema.

Avere questa consapevolezza, essere in grado di riconoscere le proprie tonalità emozionali e il loro proporsi in tutti i tipi di relazione che stabiliamo con la realtà, riconoscerne la complessità ma anche la forza significa star bene con noi stessi e con gli altri.

Una buona educazione emotiva consiste nel permettere al bambino di diventare progressivamente sempre più consapevole delle proprie emozioni, ascoltandole e riuscendo a nominarle e ad esprimerle, comunicandole ad altri.

Le persone alle quali il bambino si sente legato affettivamente sono quelle che : hanno contribuito a sviluppare la sua personalità; gli hanno insegnato delle cose; gli hanno permesso di apprendere certe abilità; lo hanno aiutato a risolvere delle difficoltà; A cui egli ha potuto rivolgersi nelle situazioni in cui ha provato paura, smarrimento, gioia o piacere; hanno contenuto le proprie ansie; lo hanno sostenuto nella risoluzione di un problema;

Da ciò la necessità di formare educatori competenti, genitori, insegnanti, operatori sociali, ecc. perché assumano questa consapevolezza e, attraverso un personale percorso di crescita emotiva, avvertano questa esigenza come vera e propria pulsione e promuovano un ambiente accogliente e facilitante.

Fondamentale quindi specie nell infanzia: Una relazione affettiva positiva almeno con una persona nella vita; Un esperienza di contatto emozionale attraverso il quale il bambino può maturare un senso di protezione e di sicurezza; Quando ciò non accade lo sviluppo emotivo risulta compromesso, vi è la tendenza a vivere sentimenti di ansia e paura di fronte ad ogni situazione nuova, fino all assunzione di comportamenti di rinuncia e di fuga che possono diventare cronici. I.E.

COME CRESCERE UN BAMBINO OTTIMISTA La NOSTRA SPERANZA PIU GRANDE è che la loro qualità della vita sia migliore della nostra, e che abbiano tutti i nostri punti di forza, e il minor numero possibile delle nostre debolezze. Tutto questo possiamo ottenerlo. I genitori possono insegnare ai propri figli la fiducia in se stessi, l iniziativa, l entusiasmo, la cortesia, il giusto orgoglio.(m. Seligman)

Definizione di intelligenza emotiva motivare se stessi, E la capacità di: insistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, modulare i propri stati d animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, essere empatici, sperare. (Goleman, 1995)

Analfabetismo emotivo La mancanza di consapevolezza e quindi di controllo e di gestione delle proprie emozioni e dei comportamenti ad esse connessi; La mancanza di consapevolezza delle ragioni per le quali ci si sente in un certo modo; L incapacità a relazionarsi con le emozioni altrui-non riconosciute e non rispettate- e con i comportamenti che da esse scaturiscono.

Esso è diffuso nei bambini nei ragazzi nei giovani che studiano a prescindere dal loro quoziente di intelligenza, nei giovani che lavorano negli adulti, anche a prescindere dalla professione esercitata e dal livello culturale raggiunto. words vtoue

Formazione degli adulti Modellare: per la PNL significa imitare qualcuno (in questo caso l adulto) mentre fa qualcosa, per imparare a farla come lui. Gli adulti sono sempre modelli da imitare, loro malgrado, per il bambino perché sanno fare tante cose che lui ancora non sa fare! Se l adulto non sa riconoscere le proprie emozioni, se non sa accettarle e gestirle, se non ha sviluppato la propria intelligenza emotiva, non è in grado di allenare emotivamente né i propri figli, né i propri alunni, né alcun bambino, a qualunque titolo gli sia stato affidato.

L adulto spesso dimentica che il bambino : sta sperimentando per le prime volte quello che si muove emotivamente dentro di lui in quel momento; Non sa dare un nome a quello che prova e questo gli crea disagio; Non sa come si gestisce, come si controlla, come si supera tutto ciò che il suo corpo sta vivendo e che sta facendo vibrare il suo cuore; Si trova smarrito, ansioso, preoccupato di fronte a ciò che sente dentro di lui, anche quando sono emozioni piacevoli, se sono nuove o forti.

Nel bambino si trovano mescolati, con-fusi: L emozione che prova I suoi comportamenti Le sue intenzioni I suoi bisogni E quando l adulto lo rimprovera in toto, il bambino si sente rimproverato non solo per il comportamento scorretto ma anche per tutte le altre cose, nella sua globalità.

Esempio: Bambina in prima elementare, piange. La maestra le chiede come sta. La bambina dice di avere un forte mal di pancia. La camomilla non fa effetto. La maestra chiama i genitori che portano la bambina a casa. Già in macchina, il mal di pancia sparisce. I genitori rimproverano la bambina «hai detto una bugia solo perché non volevi stare a scuola, sei proprio pigra e piagnucolona». La bambina si sente confusa: lei non pensava di essere pigra, perché a scuola si impegna e a casa è obbediente, ma se mamma le ha detto così dev essere vero; il mal di pancia l aveva davvero, ed è altrettanto vero che poi è sparito mamma ha ragione: era una cosa da niente e io ne ho fatto un dramma, costringendola a uscire prima da lavoro e facendola arrabbiare.

Ecco la verità Comportamento: ha raccontato una bugia Emozione che prova: vergogna, tristezza, paura Bisogno: esprimere la tristezza per la morte della nonna avvenuta poco tempo prima, rassicurazione e coccole Intenzione: nascondere la vera ragione del pianto, perché non aveva il «permesso» di dire la verità per non procurare un dispiacere alla mamma.

L'uomo ha bisogno di difficoltà: sono necessarie alla sua salute. Conoscere le nostre paure è il miglior metodo per occuparsi delle paure degli altri. La scarpa che va bene a una persona sta stretta a un'altra. Non c'è una scelta di vita che vada bene a tutti. Se c'è un qualche cosa che vogliamo cambiare nel bambino, prima dovremmo esaminarlo bene e vedere se non è un qualche cosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi. Carl Gustav Jung