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Transcript:

Il Divulgatore n.6/2002 Vivaismo orticolo Sicurezza all'origine Mezzi tecnici necessari Contenitori, substrati di coltivazione, sementi: la diversa combinazione di queste materie prime consente di mettere a punto soluzioni svariate, in funzione della specie, delle richieste di mercato, delle risorse investibili Pier Paolo Pasotti CISA Mario Neri Luciano Trentini Regione Emilia-Romagna Assessorato Agricoltura, Servizio Produzioni Vegetali Valentino Landini Coop. Habitat, Conselice (RA) NECESSARY TECHNICAL RESOURCES Containers, substrates of cultivation, seeds: various combination of these raw materials permit solutions selected according to species, market needs and investment resources. Come già anticipato nel capitolo introduttivo, il settore vivaistico, sia orticolo che frutticolo, costituisce il primo anello di una catena che dovrebbe consentire alle imprese agricole e, più in generale, all intera filiera produttiva di qualificare maggiormente le produzioni, contenendo nel contempo spese e costi gestionali, di adottare itinerari di coltivazione più rispettosi dell ambiente e della salute di consumatori e operatori del settore e di programmare con precisione i tempi di produzione, con evidenti benefici per mercati, GDO e industrie di trasformazione. I contenitori in uso Le materie prime e i mezzi tecnici occorrenti in vivaio per la preparazione delle piantine sono rappresentati da contenitori, torbe o terricci in genere, sementi e materiali di copertura del seme. Fra i contenitori, i più diffusi sono gli alveoli di polistirolo, le cassette per i cubetti di torba e, soprattutto per l orticoltura hobbistica, i vasetti e i pack. Alveolati di polistirolo Appartengono a questa tipologia di contenitori le cassette di polistirolo espanso a bassa o ad alta densità, utilizzabili rispettivamente per uno o più cicli colturali, provviste di fori, o alveoli, in cui vengono posti la torba o il terriccio necessari per la semina e la coltivazione delle piante. Attualmente il mercato mette a disposizione di vivaisti e operatori del settore una vasta gamma di contenitori, differenziabili per dimensioni (lunghezza, larghezza, altezza) e numero, volume e forma degli alveoli. Le misure più frequenti per i contenitori sono le seguenti: - lunghezza 52-54 cm; - larghezza 32-34 cm; - altezza 5-7 cm. Il numero dei fori può variare invece da 15 a 700 con diametri oscillanti da 1 a 10 cm. La scelta dei contenitori viene solitamente effettuata in funzione delle esigenze dell acquirente, anche se oggi si è maggiormente orientati a utilizzare alveolati con un numero ridotto di fori; tali contenitori consentono infatti la produzione di piante robuste ed equilibrate senza ricorrere all impiego di prodotti chimici brachizzanti. Queste tipologie di contenitore, provviste di fori di drenaggio sul fondo degli alveoli, sono indicate per la semina di tutte le specie orticole a eccezione dell asparago, le cui robuste radici, penetrando nelle pareti dell alveolo, rischiano di provocare lesioni sulle piante al momento del trapianto a dimora; a questo problema si può ovviare impiegando cassette di polistirolo a densità più elevata e utilizzando per le semine sempre contenitori nuovi. Gli alveoli possono essere rotondi, quadrati, tronco-conici e troncopiramidali e presentare pareti curve, scanalate o fessurate, per facilitare lo sviluppo delle radici verso il fondo del contenitore e favorire l estrazione delle piante al

momento del trapianto. In commercio sono disponibili anche contenitori vuoti, senza fori, meglio conosciuti come seminiere olandesi, appositamente predisposti per semine a spaglio; queste cassette si usano preferibilmente quando si dispone di un limitato quantitativo di sementi o di semi di calibro minuto. Alveolati in plastica rigida Di introduzione più recente rispetto ai contenitori di polistirolo, sono particolarmente usati all estero (Francia, Olanda, ecc.) - dove molti vivai tendono a personalizzarli con marchi, su cui a volte viene indicato anche il numero e il tipo di foro - in quanto sono caratterizzati da elevata durata (oltre dieci anni), sono facili da lavare e sterilizzare e consentono una facile estrazione della pianta al momento del trapianto. Tra gli svantaggi che questi contenitori comportano si possono citare il costo d acquisto piuttosto oneroso (un vivaio di medie dimensioni dovrebbe investire infatti 200-260 mila euro per produrre circa 30 milioni di piantine) e il peso decisamente elevato (diminuiscono notevolmente le possibilità di movimentazione con piccoli furgoni, i mezzi di trasporto più utilizzati dai vivaisti italiani). Contenitori per cubetti La produzione di piantine in cubetti di torba pressata interessa in modo particolare la preparazione e la produzione di ortaggi da foglia (radicchio, lattuga, ecc.), per i benefici che si ottengono in fase di trapianto, raccolta e commercializzazione dei prodotti e comporta l impiego di cassette in plastica rigida, utili per il trasporto e la movimentazione del materiale vegetale; i contenitori utilizzati presentano dimensioni leggermente superiori a quelle degli alveolari, con lunghezza di circa 60 cm, larghezza di 40 cm e altezza di 12-14 cm, mentre ciascun cubetto si presenta come un dado il cui lato è compreso, in funzione delle esigenze dei produttori e del tipo di pianta da coltivare, tra i 2,5 e i 7-8 cm. Vasetti e pack I vasetti e pack possono essere di sezione circolare o quadrangolare (le forme quadrangolari consentono una migliore utilizzazione dello spazio), con diametro o lato di dimensioni comprese tra i 5 e i 10 cm, e vengono impiegati prevalentemente per la produzione di specie come solanacee o cucurbitacee, caratterizzate da elevato sviluppo radicale e vegetativo, per precocizzare la produzione e ridurre i rischi di stress da trapianto. I pack sono in pratica riconducibili ai fogli di plastica sistemati sul fondo delle casse e dei cartoni destinati alla commercializzazione dei prodotti frutticoli; sono costituiti da materiali più o meno rigidi, presentano forma e dimensioni diverse in funzione della specie coltivata e, per favorire le operazioni di meccanizzazione in fase di riempimento della torba, sono supportati da appositi telai. L impiego di vasetti e pack è diffuso anche nel settore hobbistico, dove le vendite riguardano soprattutto piccole partite di piante; in questo caso si ricorre all uso di pack anche per ortaggi da foglia, brassicacee (cavoli) e ombrellifere (sedano, ecc.). Substrati di coltivazione I substrati organici più utilizzati per la produzione vivaistica tradizionale sono senza dubbio le torbe e i terricci vegetali, materiali in grado di fornire alle piante elementi nutritivi subito dopo la semina e durante le prime fasi di sviluppo. I substrati organici possono variare in funzione della specie coltivata ma devono comunque soddisfare precisi requisiti di qualità: - elevata capacità di ritenzione idrica e riumettamento dopo un periodo di essiccazione prolungata; - buona porosità (almeno il 75% di spazi vuoti); - elevata capacità di scambio cationico, parametro essenziale per la nutrizione delle piantine; - valori di ph compresi tra 5,5 e 7.

Le torbe Le torbe, materiali costituiti da residui vegetali più o meno decomposti con un contenuto di ceneri inferiore al 10%, rappresentano senza alcun dubbio il materiale organico più utilizzato per la preparazione dei substrati nel settore dell ortoflorovivaismo e sono il risultato del processo di trasformazione di numerose specie vegetali (Sphagnum, Tricophorum, Phragmites, Eriophorum, ecc.) in condizioni di anaerobiosi; i maggiori produttori di torba sono i paesi del Nord Europa e le nazioni che si affacciano sul Mar Baltico. Commercialmente esistono due tipologie di torbe, diverse per colore e struttura ma entrambe caratterizzate comunque da buona stabilità strutturale, ritenzione idrica, potere tampone e da una elevata capacità di scambio cationico. La torba bionda è il prodotto che si ottiene negli strati più superficiali e meno decomposti delle torbiere. Presenta una struttura molto fibrosa, un ph di valore compreso tra 3,5 e 4 e normalmente viene impiegata in miscela con altri materiali, tra cui la torba nera, per la preparazione di terricci. Nei miscugli la torba bionda deve mantenere una struttura piuttosto grossolana, per evitare compattamenti che potrebbero limitarne la porosità e, conseguentemente, ridurre l aerazione degli apparati radicali. È un materiale che, se troppo secco, perde volume, tende a costipare eccessivamente e presenta problemi di reidratazione. È reperibile in commercio in confezioni compresse da 150 e 300 litri di volume. Le torbe brune e nere si ottengono dallo strato più profondo e decomposto delle torbiere, caratterizzato da colore più scuro. Sono caratterizzate da un elevato contenuto in sostanza organica, da ph compreso tra 6 e 7 e da una ritenzione idrica più vicina a quelle che sono le reali esigenze degli ortaggi. Come le torbe bionde tendono a compattare e a perdere volume se troppo asciutte; se non preparate adeguatamente possono favorire lo sviluppo di flora infestante. In commercio sono solitamente reperibili in sacchi di 70 litri di volume. Miscele o terricci I substrati attualmente disponibili sul mercato sono solitamente ottenuti dalla miscela delle due tipologie di torba sopra citate, con percentuali variabili in funzione delle specie da coltivare; l aggiunta di torba bionda è finalizzata a un abbassamento del ph e ad aumentare la capacità del substrato di drenare le acque di irrigazione in eccesso. Miscele ottimali non devono presentare frammenti grossolani (pezzetti di legno, residui vegetali, ecc.) che potrebbero ostacolare le operazioni di riempimento e semina dei contenitori, devono essere certificate dal punto di vista sanitario (esenti da malattie fungine e fitofagi) e non essere inquinate da semi di infestanti. Le miscele attualmente disponibili in commercio sono costituite dal 70-80% in volume di torba bruna e da un 20-30% di bionda, anche se vi è la possibilità di reperire composizioni personalizzate in funzione delle esigenze del vivaista. È comunque possibile intervenire sulla composizione della miscela, aggiungendo anche sabbie o altri substrati inerti, per raggiungere livelli di salinità, ph e porosità più idonei alle esigenze della specie che si intende coltivare; in presenza di un terriccio di salinità troppo elevata si può ad esempio intervenire aggiungendo torba bionda e correggendo poi l eccessiva acidità addizionando e omogeneizzando al substrato carbonato di calcio. Le miscele sono normalmente già concimate per consentire un corretto sviluppo vegetativo delle piante durante le prime fasi del ciclo vegetativo; per la produzione di piante da orto è opportuno ricorrere a terricci o a miscele che garantiscano un equilibrato rapporto tra i macroelementi, azoto, fosforo e potassio, con il primo leggermente carente per evitare una crescita troppo rapida delle piante e un eccessivo rigoglio vegetativo. Determinante è anche la concentrazione dei microelementi (ferro, zinco,manganese, ecc.), le cui carenze, specie nelle prime fasi di sviluppo della pianta, possono gravemente compromettere il risultato produttivo della coltura. Un buon substrato deve comunque presentare un contenuto di azoto oscillante tra 150 e 200 mg per litro di torba, fosforo tra i 180 e i 250 mg per litro di torba e potassio tra i 200 e i 270 mg per litro di torba. Terricci più poveri consentono comunque una buona gestione delle piante con l ausilio della concimazione fogliare; non va peraltro dimenticato che una elevata somministrazione di elementi nutritivi può portare a eccessiva salinità del substrato e, conseguentemente, a una crescita stentata

delle piante e alla diminuzione della loro capacità di assorbimento. Ultimamente è sempre più diffusa la tendenza ad approvvigionarsi di terricci in Bigbale, grandi sacchi delle dimensioni di un Euro palletts, corrispondenti, in volume, a circa 40 sacchi da 70 litri; in realtà, essendo pressate, queste confezioni corrispondono a un volume quasi doppio. Substrati inorganici Il Grodan o lama di roccia è senza alcun dubbio il substrato più impiegato per le coltivazioni fuori suolo; si ottiene dalla fusione a circa 1.500 C di silicati di alluminio, calcio, magnesio e del carbon coke e costituisce un materiale sterile e chimicamente inerte che, se aggiunto ad altri substrati è in grado di migliorarne la capacità di aerazione e drenaggio. Per le produzioni vivaistiche si utilizzano cubi, tappi seme (plug) e tappi talea di vario formato, mentre per la coltivazione vengono commercializzate lastre di lunghezza variabile da 1 a 2 m, larghezza compresa tra 10 e 20 cm e altezza di 7,5-10 cm. Tipologie di seme in commercio Seme nudo: seme commercializzato a peso e destinato prevalentemente alle semine di pieno campo. Seme calibrato: sottoposto cioè ad operazioni di separazione e calibratura in funzione del peso specifico; questo materiale viene solitamente commercializzato a numero. Seme confettato: la confettatura prevede il rivestimento dei semi con materiali inerti come bentonite, talco, argille, ecc. per migliorarne e smussarne la forma e facilitare così le operazioni di semina; il prodotto impiegato per la confettatura deve possedere una elevata capacità di assorbimento dell umidità in quanto deve frantumarsi prima della germinazione del seme. Durante la confettatura la germinabilità del seme diminuisce leggermente e quindi questa pratica è particolarmente consigliata per materiali che presentano una capacità germinativa di base piuttosto elevata (almeno 95-98%). Al seme confettato si ricorre di solito per la produzione di composite (lattuga, indivia, cicorie, ecc.), mentre per le altre specie non risulta indispensabile. Seme pellicolato: il processo di pellicolatura viene eseguito per rendere più regolare la superficie dei singoli semi e incorporare i prodotti concianti necessari per prevenire le infezioni fungine nella prima fase di sviluppo delle piante. Seme pregerminato: rientrano in questa tipologia le sementi in cui è già stata avviata la fase di germinazione prima della loro commercializzazione; la pregerminazione consente di superare i problemi di emergenza tipici di alcune specie, come, ad esempio, finocchio e sedano. Sementi e germinabilità L introduzione sui mercati di nuove cultivar ibride ha senza dubbio favorito l incremento delle attività vivaistiche in orticoltura; a fronte di un maggior costo, numerosi e importanti sono infatti i vantaggi garantiti dalle sementi ibride: - maggiore contemporaneità e uniformità delle produzioni; - aumento delle rese produttive; - resistenze e tolleranze ai più comuni patogeni delle colture; - raggiungimento di standard qualitativi superiori. Prima della commercializzazione le sementi destinate all orticoltura professionale sono normalmente sottoposte a specifici trattamenti, manipolazioni e controlli per garantirne l assoluta rispondenza varietale, la capacità germinativa e la condizione sanitaria. Sul mercato possono essere reperite sementi che, in funzione dei processi di lavorazione subiti, si differenziano per il loro livello di qualità, come indicato nel riquadro a fianco. A livello generale l efficienza germinativa delle sementi può essere migliorata osservando una corretta pratica di conservazione del seme, mantenendolo cioè in locali con temperature variabili tra i 10 e i 13 C ed una umidità relativa del 30-35%. Tra i trattamenti realizzabili in vivaio per superare i problemi di germinabilità di un lotto di seme possiamo ricordare: - la prerefrigerazione per qualche ora a temperature prossime a 0 C; - il prelavaggio del seme per qualche ora a temperatura ambiente e la successiva asciugatura; - la pelatura del seme a secco con sabbia o attrezzatura specifiche; - la bagnatura nelle fasi immediatamente successive alla semina con soluzione al 2 di nitrato di potassio; - l esposizione del seme a periodi alternati di buio e

luce artificiale, associando eventualmente anche sbalzi di temperatura. Per la copertura del seme Appartengono a questa categoria i materiali impiegati per ricoprire i semi allo scopo di mantenere costante il livello di umidità del letto di semina, limitare la formazione di alghe ed evitare la comparsa di croste superficiali che potrebbero ostacolare la regolare emergenza delle giovani piantine. Per questo scopo in passato si ricorreva prevalentemente all impiego della sabbia; attualmente il materiale più utilizzato è la vermiculite, un silicato idrato di magnesio, alluminio e ferro di colore beige più o meno intenso, inerte, isolante e caratterizzato da struttura granulare che permette un ottimale circolazione dell aria. L impiego della vermiculite non è consigliato per ricoprire semi di grosse dimensioni (come, ad esempio, l anguria), per i quali è opportuno ricorrere all uso di torbe o terricci. Nel settore vivaistico la vermiculite e soprattutto la perlite, un silicato di alluminio di origine vulcanica di struttura granulare e colore grigio biancastro, vengono impiegate anche nella preparazione di substrati, miscelate a torbe o a terricci, ai quali conferiscono sofficità migliorando l aerazione dei substrati.