CERAMICA A PARETI SOTTILI: con questo termine si indica un tipo di ceramica fine da mensa, con funzione prevalentemente potoria, caratterizzata dall'estrema sottigliezza delle pareti, che va da un minimo di mezzo millimetro ad un massimo di tre, raramente quattro o cinque. La produzione di questa classe può essere situata tra il II sec. a.c. e il II sec. d.c., con scarse attestazioni, limitate a pochissime forme (per esempio il boccalino Marabini LXVIII), fino alla metà del III sec. d.c.; alcune produzioni, sopratutto quelle nordiche, perdurano fino al IV sec. d.c.
STORIA DEGLI STUDI Lo studio della ceramica a pareti sottili è relativamente recente Il primo ad utilizzare la definizione "pareti sottili" fu Nino Lamboglia nel 1943 che, in una recensione a C. Simonett, corresse la terminologia che quest'ultimo aveva usato in riferimento a questa classe ceramica definendola erroneamente "terra nigra", e coniando questa definizione tutt'oggi utilizzata. La prima monografia dedicata alle pareti sottili fu quella di Maria Teresa Marabini Moevs del 1973, basata sullo studio del materiale proveniente da Cosa; questa tipologia non tiene conto dei luoghi di produzione ma unicamente della particolarità delle forme. Impostata su un criterio diverso è l'opera di François Mayet del 1975, in cui l'autrice non si riferisce ai materiali di scavo ma si basa sull'analisi degli esemplari in pareti sottili esistenti in Spagna, cercando di individuare, quando è possibile, i centri di produzione. Particolarmente utile per le produzioni provinciali centro-europee è la pubblicazione di Kevin Greene del 1979 Ma l'opera che riesamina e riformula una nuova tipologia, basandosi ovviamente sui lavori precedenti, è il lavoro di Andreina Ricci del 1985, confluito nell'atlante delle Forme Ceramiche. Qui l'autrice rifiuta il concetto di variante e riduce le forme a 2 fondamentali: il bicchiere (forma 1) e la coppa (forma 2), separate mediante una barra dal numero che indica il tipo morfologico. La pubblicazione più recente è quella di Minguez Morales del 1992, che fa una sorta di punto della situazione riassumendo le precedenti tipologie.
CARATTERISTICHE TECNICHE SPESSORE: E' l'elemento caratterizzante di questa classe ceramica: va da un minimo di mezzo millimetro ad un massimo di 3-5 millimetri (con una media di 2). Una parete particolarmente sottile è quella cd a "guscio d'uovo", limitata quasi esclusivamente alla coppe carenate tipo Mayet XXXIV di produzione spagnola ARGILLA E IMPASTO: Le pareti sottili di età repubblicana e augustea hanno in genere un'argilla color nocciola, arancio, rossastra, ben depurata, con frattura netta, suono metallico, prive di vernice, talvolta polite. Le produzioni di età imperiale si possono distinguere in tre tipi fondamentali: quelle con argilla color ocra o arancio, dura, ben depurata, ben cotta, generalmente lucida; quelle in argilla color crema o arancio, ben depurata, con superficie verniciata o decorata; quelle con argilla friabile, con inclusi, rossastra o nocciola, priva di vernice e di decorazione, che quasi si avvicinano alla produzione in ceramica comune. Fra le produzioni regionali, quella adriatica, ha un argilla grigia più o meno depurata, talvolta rivestita con vernice grigio-nerastra; i prodotti spagnoli sono caratterizzati da un'argilla biancastra o ocra, con vernice arancio, rossastra, giallastra o bruna; quelli gallici presentano in genere un'argilla camoscio (Lezoux), oppure crema, rossastra, nocciola (Lione), o camoscio e arancio (La Graufesenque). La vernice è rossastra, bruno-rossastra, marrone, lucida, ad imitazione dei contemporanei prodotti in terra sigillata sud e centro gallica. I vasi di fabbricazione renana sono spesso caratterizzati da un'argilla biancastra, rivestita con una vernice marrone o nerastra opaca; in altri invece l'argilla è marrone o arancio, con vernice rossastra o bruna lucida. La produzione britannica, che per certi versi si avvicina alla produzione renana, presenta argilla grigia, rossastra, camoscio, con vernice bruna o nerastra lucida.
-VERNICE Serviva per rendere più verosimile l'imitazione di esemplari metallici. E' assente nella pareti sottili repubblicane, tranne rare eccezioni; compare raramente in età augustea, insieme alla politura. Sarà molto usata dall'età tiberiana in poi, sopratutto sulle coppe. Generalmente è arancio o rossastra, ma può variare dal giallastro, al bruno, al grigio-nerastro; ha sempre o quasi riflessi metallici, che in alcuni casi danno un aspetto argenteo al vaso. -DECORAZIONE Si può dividere in cinque tipi fondamentali: sabbiata, incisa, a rotella, a "la barbotine", a depressioni. La prima si otteneva immergendo il vaso nella sabbia prima della cottura o della verniciatura; può essere associata ad altre decorazioni, come la barbotine o quella a depressioni. La decorazione a incisione si realizzava a mano libera e consiste in elementi geometrici o vegetali molto stilizzati. La decorazione a rotella, eseguita sul vaso ancora fresco e talvolta associata a quella a la barbotine, è la più diffusa nelle pareti sottili di età imperiale. La forma più antica di decorazione, che troviamo già in età repubblicana, è quella a la barbotine, costituita da puntini e spine che decorano le prime ollette dalle forme allungate; i disegni diventano più complessi e vari in età imperiale, con perle, mammillature, aghi, bastoncelli obliqui, semilune, foglie d'acqua, palmette, animali. Altra decorazione applicata è quella a festoni e pasticche che si ritrova in alcune coppe dei cd "vasi di Sovana" di età repubblicana e quella con il volto di umano stilizzato presente su boccalini e coppe di probabile produzione campana. Poiché molto spesso la decorazione è associata alla forma di vaso, il rinvenimento di un frammento anche esiguo di parete decorata può essere indicativo per l'attribuzione a un tipo piuttosto che ad un altro. Inoltre, in età imperiale, la decorazione diventa preponderante rispetto alla forma del vaso.
-FORME Si tratta di piccoli vasi potori, fra cui possiamo distinguere ollette (allungate in età repubblicana, globulari in età imperiale), boccalini, bicchieri (cilindrici o troncoconici), coppe (emisferiche, carenate, con carena arrotondata), skyphoi. Rare sono le forme non potorie: una brocca per infusioni (Mayet LII), una grossa coppa monoansata (Mayet L), un coperchio (Mayet XLIX) e un piattino. Si riscontra l'influenza ellenistica sia nella toreutica che nel vasellame. Possiamo distinguere un'influenza ellenistica e una tradizione "alpina", riferendoci con questo termine alle culture di Golasecca, di La Téne e d'este. L'influenza ellenistica è evidente negli skyphoi Marabini XXVIII e XXIX che imitano prototipi metallici. Le coppe, sia nelle forme che nelle decorazioni, riprendono un repertorio metallico, che viene imitato e reso tanto più realistico grazie all'uso della vernice con riflessi metallici. L'influenza «alpina» è più evidente nella produzione del II e della prima metà del I sec. a.c., mentre quella ellenistica prende il sopravvento nella seconda metà del I sec. a.c. e nel I d.c.
CENTRI DI PRODUZIONE produzione centro-italica produzione campana produzione siciliana produzione dell'italia settentrionale produzione della penisola Iberica produzione della Gallia produzione della Britannia produzione Renana