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ANSELMI, Stefano - PIETRANTONIO, Cristina Le tre anime del suono. La voce tra mente e corpo ; Roma : Armando, 2013 144 p. ; 20 cm. (Scaffale aperto - didattica) ISBN: 978-88-6677-340-5 1. Canto e fonazione 2. Sviluppo evolutivo 3. Stati emotivi e cantoterapia CDD 780 2013 Armando Armando s.r.l. Viale Trastevere, 236-00153 Roma Direzione - Ufficio Stampa 06/5894525 Direzione editoriale e Redazione 06/5817245 Amministrazione - Ufficio Abbonamenti 06/5806420 Fax 06/5818564 Internet: http://www.armando.it E-Mail: redazione@armando.it ; segreteria@armando.it 21-02-045 I diritti di traduzione, di riproduzione e di adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche), in lingua italiana, sono riservati per tutti i Paesi. Fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume/fascicolo di periodico dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall art. 68, comma 4, della legge 22 aprile 1941 n. 633 ovvero dall accordo stipulato tra SIAE, SNS e CNA, CONFARTIGIANATO, CASA, CLAAI, CONFCOMMERCIO, CONFESERCENTI il 18 dicembre 2000. Le riproduzioni a uso differente da quello personale potranno avvenire, per un numero di pagine non superiore al 15% del presente volume/fascicolo, solo a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da AIDRO, Via delle Erbe, n. 2, 20121 Milano, telefax 02 809506, e-mail aidro@iol.it

Sommario PARTE PRIMA: A SCUOLA DI CANTO 9 Tra il dire e il fare 11 Comprare la passione 11 Suonare, cantare 14 Imparare da piccoli 15 L inciampo della coscienza 17 A porte chiuse 20 Il mal d ascolto 21 Imparare a cantare 25 Voce e (tras)formazione 27 Metafore 27 Vagabondaggi 28 Parole, parole, parole 29 Dal buio al sole 30 La vetrina vuota 32 L indicatore timbrico 34 PARTE SECONDA: IL CORPO CHE CANTA 37 Una sacra unità 39 Ragazzi selvaggi 39 Canto e linguaggio 41 Cantare il gesto, danzare il suono 44

Dare voce al corpo 45 Pensare, sentire 45 Messaggi dal basso 46 Essere in-tonati 48 Voce e spazio 50 L azione integrata 52 L orecchio destro 54 Chi ben comincia 56 I predatori dell aria perduta 59 Dal cosa al come 59 Un fenomeno complesso 61 Il diaframma 63 Guerra e pace 66 Ansia da prestazione 69 Dalla teoria alla prassi 70 PARTE TERZA: UNA TERRA DI CONFINE 75 Radici 77 Due passi nella savana 77 Tutto è tre 79 Senno e sensibilità 80 La voce animale 83 Bau bau, cip cip, cra cra 83 Il grido dell esserci 84 Alti, tosti e canterini 86 Pugni e carezze 89 La tenda nel deserto 91 La voce emotiva 93 Vicini vicini 93 Dalle emozioni ai sentimenti 95 L arte che cura 96 Ridere, piangere 97

La voce culturale 99 Magici rituali 99 In principio era il Verbo 100 Il silenzio del simbolo 102 I mille volti della lamentazione 103 Il nuovo canto 105 L etica del lamento 107 Uno, nessuno e centomila 108 La scimmia in frac 111 L impianto fonico 111 Per concludere 115 PARTE QUARTA: LA VOCE MAGICA 117 Il campione scalzo 119 La fiamma della candela 119 L equivoco 121 La parola e il canto 122 L equilibrio tensivo 123 Il sipario e la gabbia 125 Animali da palcoscenico 125 A rischio di estinzione 128 Un arte anacronistica 129 Cercatori di porte 131 La caduta e il volo 131 Gli overtone 134 Voce ed energia 136 Navigare la tempesta 137 La gioia di cantare 139 Ascoltare, ascoltarsi 141

PARTE PRIMA A SCUOLA DI CANTO

Tra il dire e il fare (sul perché imparare a cantare è più difficile di quanto sembra) Idealmente, vorrei essere l eterno novizio, perché soltanto allora le sorprese sarebbero infi nite. (Keith Jarret) Comprare la passione Se inizi a studiare canto, la prima cosa che fai, come tutti quelli che oggi si accingono ad abbracciare una passione, è comprare tutto sull argomento: metodi, spartiti, trattati, autobiografie, riviste, CD, DVD. La cosa buona della società dei consumi è proprio quella di rendere a portata di mano e a prezzi abbordabili una incredibile quantità di materiali: al centro commerciale trovi dalla metafisica di Aristotele alla crema anticellulite, dai pattini a rotelle agli anticoncezionali, dalle uova di storione alle schede telefoniche. Allo stesso modo, se vuoi cominciare a suonare, puoi andare a scegliere uno strumento musicale superaccessoriato fra i molti oggi disponibili. È incredibile ciò che questi giocattoli riescono a fare! Lo strumento elettronico è un oggetto ricco di possibilità, anche immediate. Vorrebbe lasciarci intendere di poter essere abbordato senza tante difficoltà, cioè senza che si operi un confronto reale tra la sua natura tecnica e la nostra preparazione in merito. In realtà questi strumenti sono profondamente complicati da intendere e da usare. L approccio ad uno strumento classico, come un normale pianoforte, non promette nulla, se non tenace lavoro. A differenza dei suoi parenti digitali con le loro 200 pagine di istruzioni allegate, però, non c è che da spingere un tasto e quel che ne esce è tutto ciò con cui dobbiamo confrontarci. La possibilità di accedere ad ogni tipo di oggetto è il dono di un mercato che, per sopravvivere, non fa che espandersi senza limiti. In questo 11

modo esso permette a chiunque di avere accesso a un incredibile varietà e quantità di informazioni, di protendersi verso qualsiasi interesse. Ma una volta raggiunto l oggetto del desiderio, grazie al suo acquisto, capita che la passione si dissolva, come se insorgesse in noi uno sgretolamento dell impulso a fare, un estinzione della forza che ci aveva inizialmente guidati. Nella fiera dei sogni realizzabili con il passaggio di una carta plastificata nell apposita fessura, delusi dalla labilità del nostro volere, ci è sempre più difficile riconoscere l autenticità del nostro interesse: Siamo entrati in un industria dell esperienza [ ]. L epoca della pazienza, dell attendere, tramonta a vantaggio di una cultura dell impazienza e della soddisfazione immediata del desiderio 1. Nei reparti dei megastore si è osservato che l esposizione di un eccessivo numero di prodotti provoca una sovrastimolazione sensoriale, negativa tanto per il venditore, quanto per il consumatore. I guru del marketing mettono in guardia da una possibile crisi di individuazione che potrebbe cogliere il potenziale acquirente. Sembra infatti che egli smarrisca, davanti all eccesso, il senso del suo essere lì a cercare una pentola, un secchio dell immondizia, un nastro isolante, uscendo dal negozio con cose superflue. Nel contempo il venditore vede sfumare la possibilità di piazzare un prodotto più mirato e di maggior valore, dato che un cliente confuso difficilmente si lancia a fare acquisti importanti. Qualcosa di analogo può accadere a chi senta di voler espandere la propria creatività, imparando a danzare, a suonare uno strumento musicale, iscrivendosi ad un corso di pittura, di arti marziali o di canto. Ogni cosa, ogni tipo di interesse, anche insignificante, fa oggi mercato e può trasformarsi in merce da comprare. Siamo degli iperconsumatori e tendiamo a vedere ogni cosa sotto l ottica dell oggetto-merce. La visione del prodotto, la sua immagine, le promesse che fa, ci ammaliano e ci rendono maturi all acquisto. Le nostre passioni, la nostra creatività, si traducono così in un tutù per la danza, un sassofono, tele da pittura, una spada da samurai, un impianto voce, un libro sul canto, la discografia completa dei nostri idoli. Prodotti che incidono ben poco, da soli, sul nostro potenziale apprendimento, dal momento che spesso ci rivolgiamo a questa mole di oggetti senza comprenderne l autentico scopo. Ci saranno davvero utili? La loro funzionalità sarà in grado di soddisfare le nostre esigenze? Saremo in grado di maneggiarli? 1 Lipovetsky, Gilles (2006), Una felicità paradossale, Milano, Raffaello Cortina, 2007. 12

L abbondanza e le facilitazioni di pagamento ci portano a perdere il fuoco della nostra intenzione e spesso acquistiamo la cosa che al momento ci colpisce di più, il prodotto che meglio contiene in sé l effetto vetrina. Perdere il contatto con le intenzioni che muovono il nostro agire, è un male tipico di questa civiltà di fine millennio. Il mercato e il consumo hanno oramai reificato ogni cosa, ogni oggetto o concetto, depauperandoli dalla loro sostanza primaria 2. È fuori dubbio che per chi riesce a gestire il suo ruolo di attore all interno di questo caos, di questa fiera dell opulenza ove tecnologia e organizzazione capitalistica hanno permesso a chiunque l accesso a strumenti fino a ieri considerati ad uso di pochi privilegiati, le cose non sono poi messe tanto male: egli sceglie ciò che più gli piace e lo interessa, ciò che più si adatta ai suoi gusti, alle sue esigenze e alle sue tasche. Benché per certi versi ci si debba dunque ritenere fortunati davanti alle possibilità di un mercato così vasto e prodigo, tanta abbondanza cela svariate ambiguità. Il vertiginoso accesso ad un immaginario consumistico privo di sostanza, di carnalità, rende oggi sempre più arduo gestire il mare di dati che ogni giorno ci attanaglia e colpisce, valutare la valenza reale di ciò con cui veniamo a contatto, intendere l incidenza che le informazioni che registriamo hanno sul nostro mondo interiore. Come difendersi, allora, dai pericoli di una possibile dissociazione fra intenzione e azione? Quando suoniamo un pianoforte stiamo solo spingendo il tasto giusto o abbiamo anche un contatto sensibile con quel suono? Quando poniamo il pennello sulla tela, stiamo solo seguendo un progetto, oppure sprofondando nella materia che quel timbro di colore apre alla nostra percezione? Quando cantiamo, miriamo ad essere un prodotto credibile, come questa o quella star che tanto ci piacciono, o siamo immersi nella sensazione di essere un corpo sonoro e vibrante? Non disperdere le intenzioni e capire che l adesione a un percorso non può limitarsi al compra e sarai ciò che vuoi, è forse una delle sfide più ardue e complesse da affrontare, oggi, per chi intraprende un cammino nel mondo dell arte. 2 La reificazione è un processo mentale per cui si converte in concetto (o, nel nostro caso, oggetto-prodotto) il contenuto di un esperienza. 13

Suonare, cantare La musica viene prodotta per lo più da strumenti, in considerevole numero. Il loro utilizzo artistico viene insegnato in conservatori, scuole musicali, accademie, che fra i corsi di studio propongono anche il canto. Nella formulazione dei programmi didattici l insegnamento del canto viene concepito come uno tra i diversi corsi di studio: al pari di quello di altri strumenti, prevede il conseguimento di un diploma attraverso un preciso programma di studi, articolato in materie principali e complementari, dal livello base a quello superiore. Ma la voce umana può essere studiata come il pianoforte, il violino, la tromba, il contrabbasso, le percussioni, tanto per citarne alcuni? Può, in definitiva, essere considerata uno strumento? Nell approccio allo studio della musica, ci troviamo davanti a due mondi ben distinti: uno è quello che ci lega alla materia, variegata e inanimata, dell oggetto produttore di suono (legni, ottoni, archi, timpani e così via): lo strumento per antonomasia. L altro è quello, unico, costituito da materia organica, ovvero il corpo-voce. Che però, al pari di uno strumento, viene a farsi artefice della produzione musicale. Strumento e strumentista, per quanto riguarda la voce, sono la stessa cosa: il modo di intendere la sostanza materica dell oggetto musicale prende dunque una valenza diversa, poiché la voce che canta è tutt uno con l elemento agente. Nel canto il dualismo oggetto-soggetto viene a cadere: mentre per uno strumentista è possibile osservare il proprio strumento, verificarne la resa timbrica mediante un ascolto esterno, il cantante non potrà mai far bene il suo lavoro, se non sviluppa una sensibilità all ascolto interno, se non unisce cioè osservatore e cosa osservata, se non comprende che durante la produzione del suono egli è un unico agente: il cantore. Lo strumentista è inoltre nella facoltà di imparare da giovanissimo, mentre il cantante per iniziare gli studi deve attendere la tappa fisiologica della muta vocale. Naturalmente è possibile cantare anche prima che questa avvenga, ma la cosiddetta voce bianca è un fenomeno a sé: una voce androgina, in cui non si riconosce il timbro maschile da quello femminile e che all ascolto risulta piuttosto fissa e sempre simile a se stessa 3. Inoltre tra voce bianca e voce adulta non vi è una continuità, un graduale sviluppo: lo studio effettuato prima della muta, dopo questa va comunque 14 3 Ciò avviene anche quando a cantare sono bambini di diverse culture e nazionalità.

ripreso daccapo. Il cantante, dovendo aspettare la sua maturazione vocale per potersi dedicare allo studio, a differenza dello strumentista è costretto a confrontarsi con una sensibilità adulta, non più disponibile ai canali primigeni dell infanzia. Ecco perché malgrado si pensi che imparare a suonare uno strumento sia molto più difficile che imparare a cantare, nel mondo della musica ci sono molti più bravi strumentisti che bravi cantanti. Dietro l apparente facilità d apprendimento che il canto lascia intendere, si nasconde una complessità profonda. Una complessità che genera difficoltà ad approcciare quest arte in misura direttamente proporzionale alla presenza di strutture caratteriali tipiche dell adulto, edificatesi insieme alla maturazione dei processi cognitivi nell ambiente sociale. Imparare da piccoli L enorme capacità dei bambini di apprendere abilità e capacità, impensabile per un adulto, è nota e sfruttata sin dall antichità: in Egitto e in Mesopotamia alcuni piccoli venivano scelti e sottratti alle famiglie per essere istruiti a diventare degli scriba. Lo scriba, che valeva tanto oro quanto pesava, sapeva vergare segni complicatissimi, in grado di rappresentare le parole di un sacerdote, di un regnante o di un ricco commerciante e il durissimo insegnamento che gli veniva imposto non avrebbe avuto frutti, se iniziato in età più avanzata. Il momento magico per l apprendimento dei bambini coincide con i primi anni di vita: fra i tre e i nove, in rari casi fino agli undici anni. Imparare attività speciali e complesse in tenera età è dunque un imperativo quasi categorico. I cuccioli d uomo hanno un cervello e un corpo ancora in formazione, il che, per quanto riguarda l apprendimento di particolari abilità, diventa paradossalmente vantaggioso, dato che questo stato si protrae negli umani particolarmente a lungo 4. I vantaggi di cui gode un cervello immaturo sono quelli di poter effettuare strategie intuitive in grado di sintetizzare la complessità di un evento, 4 Gli esseri umani sono i più neotenici del mondo animale: essi devono essere accuditi molto a lungo, anche perché nascono, diciamo, prematuri (alcuni affermano addirittura di 12 mesi; il che sarebbe a dire che alla nascita uno scimpanzè ha uno sviluppo morfologico equivalente a quello di un bambino di un anno). 15

rendendolo contattabile. Mentre l adulto indaga il mondo quasi sempre attraverso decodificazioni di tipo razionale, il bambino parte da un incontro diretto con la realtà, principalmente attraverso azioni motorie: tocco l albero, vedo l albero, conosco l albero. L operatività cerebrale dei bambini è caratterizzata da una scarsa quantità di dati immagazzinati nella memoria a lungo termine, dall incapacità di tenere aperta a lungo la memoria di lavoro e da una difficoltà a cogliere i dettagli. I piccoli, per usare una metafora, non sono in grado di descrivere i singoli alberi, ma sanno sicuramente riconoscere la foresta 5. L esperienza, nei bambini, si forma dunque a partire da nulla: quando nell apprendimento incontrano qualcosa di nuovo, la loro memoria non è in grado di metterla in relazione con dati già posseduti. Il loro modo di apprendere, perciò, è del tutto diverso da quello dell adulto: il bambino impara a partire da uno stato di azione integrata in cui i portali di intendimento (sia corporei che cognitivi) sono ancora aperti e globalmente interagenti. Molti studiosi del linguaggio e dell educazione sono concordi nell affermare che i bambini, per tutte queste ragioni, abbiano accesso privilegiato alla capacità di procedere per intuito: ciò che i neuroscienziati chiamano insight. L insight è una sorta di illuminazione, di idea improvvisa, che arriva a risolvere un problema complesso rimasto insoluto dentro la persona: una forma di apprendimento spontaneo, in sostanza, in cui i dati vengono risistemati tutti insieme e le nuove informazioni subito consolidate, portando al formarsi di una nuova percezione generale. L apprendimento dei bambini, quindi, non avviene in modo lento e graduale, ma a grandi balzi. L adulto, invece, raggiunge con difficoltà stati di insight, poiché l educazione a cui siamo soggetti ci porta a confinare nell inconscio gli aspetti emo-istintuali e a privilegiare quelli ad elaborazione cosciente. L individuo adulto, per rispettare norme e convenzioni, deve operare un controllo continuo su di sé, dando vita ad una guida cosciente del comportamento. Ecco perché, quando lavorano con soggetti adulti, pratiche orientali come lo yoga, le arti marziali o la meditazione, insistono molto sull abbandono dell Io. 5 La capacità di cogliere i dettagli solitamente matura con l età e per stadi successivi. La memoria di lavoro è detta anche memoria a breve termine (MBT): elabora dati in diretta ed è in grado di gestire sofisticati meccanismi di controllo del comportamento. 16

L inciampo della coscienza Un rumore improvviso in casa, di notte. È il parquet del soggiorno che si assesta? Ci stanno rubando l argenteria? Fermi nel buio, ci affrettiamo a cercare una spiegazione. Potremmo andare a vedere. Invece la mente reagisce per inquadrare la situazione ed assumerne il controllo. Nel nostro lontano passato, a scattare era una risposta di ordine fisico: un azione ponderata, e quindi lenta, poteva esserci fatale. Oggi però non c è un predatore che ci attacca, ma la suocera che s intromette, il collega che ci calunnia, il vigile che ci multa: la semplice, naturale, immediata reazione fisica viene, dunque, quasi sempre inibita dai sistemi di controllo superiore. Il nostro istinto è ancora quello del neolitico, ma oggi, per ovvi motivi, deve essere tenuto a bada. Ciò che ieri era automatico per il corpo (una reazione motoria a contingenze naturali), oggi lo è per la mente (una reazione psicologica a problematiche sociali). Abbiamo dunque imparato a dare precedenza alla parte logica e razionale del nostro cervello, riponendo in essa assoluta fiducia. Purtroppo, però, poiché i lobi cerebrali funzionano in modo asimmetrico, la nostra razionalità procede attraverso itinerari alquanto astrusi, generando a volte letture della realtà viziate 6. Ciò venne messo in luce da un noto esperimento, praticato su alcuni soggetti che avevano subito la resezione chirurgica del corpo calloso per curare una forma molto grave di epilessia. L intervento, disconnettendo tra loro i due emisferi celebrali, rendeva possibile studiarne l effettiva modalità di funzionamento 7. L esperimento prevede di porre di fronte ai soggetti un pannello con due immagini, in modo che l immagine destra non rientri nel campo visivo dell occhio sinistro e viceversa: ogni occhio percepisce dunque soltanto ciò che è situato dalla sua parte. All occhio sinistro viene mostrato un paesaggio innevato, mentre al destro una zampa di gallina. I volontari hanno inoltre a portata di ciascuna mano altre immagini: il compito è sceglierne una, abbinandola a quella raffigurata sul pannello (fig. 1.1). La mano sinistra indica la pala da neve in relazione al paesaggio innevato, codificato dall occhio sinistro: entrambi sono controllati dall emisfe- 6 Sulla labilità dell azione razionale vedi Mèrò, Làszlò, I limiti della razionalità, Bari, Dedalo, 2005. 7 Esperimento condotto dall equipe del neurologo Michael S. Gazzaniga alla fine degli anni 70. 17

ro cerebrale destro. L emisfero sinistro, invece, controlla l occhio destro, che vede la zampa di gallina sul pannello e la mano destra, che sceglie, in relazione ad essa, la testa dell animale. Fig. 1.1. Esperimento sulle funzioni lateralizzate del cervello. Fin qui, tutto bene. Quando però viene richiesto di spiegare i motivi dell associazione, i risultati sono sorprendenti: i volontari non hanno difficoltà a spiegare perché hanno associato la zampa alla gallina, ma per quel che riguarda la pala, dopo qualche tentennamento, danno risposte del tipo per ripulire il pollaio. L emisfero destro, infatti, riconosce che la pala può essere utile per la neve, dimostrando di avere una visione reale, veloce ed immediata della situazione, ma non è in grado di fornire spiegazioni all evidenza. A rispondere è allora l emisfero sinistro, ove sono collocati i centri del linguaggio. 18

A causa della resezione che ne chiude i collegamenti con la parte destra, l emisfero sinistro non sa del paesaggio innevato, tuttavia si affanna, dato che questo è il suo compito, a costruire una risposta logica, dando così vita a ciò che i neurologi definiscono confabulazione: una costruzione di risposte su fatti o cose, coerenti ma non veritiere, in situazione di forte carenza di informazioni al riguardo. In definitiva la coscienza critica, che opera principalmente attraverso il linguaggio, tende a porre in secondo piano l elaborazione intuitiva ed olistica del lobo destro: un vizio che, in diversa misura, viene ad emergere anche nel cervello di un soggetto sano. Tra gli inciampi della nostra coscienza razionale c è inoltre da annoverare quello derivante da un uso massiccio della memoria prospettica, che la civiltà occidentale sfrutta in eccesso per affrontare con velocità ed efficienza quel gran numero di informazioni e dati che ogni giorno assediano la nostra vita. Questo tipo di memoria, fiore all occhiello dell operatività mentale, è gestita dalla neocorteccia e ha la funzione di suddividere e catalogare i dati tratti dall esperienza, per poterne disporre con velocità e prontezza 8. Essa ci è utile quando si presentano delle esperienze, nuove, ma analoghe a qualcosa di già visto. Quando però questa memoria si incontra con un esperienza che non ha analoghi nei suoi magazzini, può falsarne la lettura: funzionando per associazione, tenderà infatti a correlare il nuovo con qualcosa di già vissuto. La memoria prospettica, in definitiva, non ha gli strumenti per riconoscere il nuovo, ovvero l ospite più gradito nei contesti di apprendimento. Sembra dunque che diversi aspetti della nostra operatività mentale possano diventare un ostacolo, anziché un vantaggio, per tutta quella serie di attività umane dove ad essere vincenti sono prima di tutto l istinto e l intuito, ovvero una capacità inconscia e autonoma di rispondere all ambiente in modo veloce ed efficace senza il ricorso ad elaborazioni di tipo superiore 9. 8 Nel nostro cervello lavorano diversi tipi di memoria, con diverse funzioni: procedurale, autobiografica, semantica, episodica, emozionale, prospettica. Quest ultima, detta anche associativa, correla i nuovi dati a quelli già presenti nel bagaglio della memoria e in base a ciò costruisce proiezioni future. 9 Berti, Anna (2010), Neuropsicologia della coscienza, Torino, Bollati Boringhieri, 2010. A tale riguardo, si vedano inoltre Gladwell, Malcolm, In un batter di ciglia, Milano, Mondadori, 2005 e Gingerenzer, Gerd, Decisioni intuitive, Milano, Raffaello Cortina, 2009, dedicati alle scelte fatte senza pensarci troppo. 19

Ed ecco perché per i bambini, che non hanno ancora strutturato i sistemi di elaborazione superiore, è più facile imparare le lingue, suonare uno strumento musicale, dedicarsi alla danza o a certi sport. Chi si appresta allo studio del canto, però, dovendo necessariamente farlo solo dopo aver raggiunto l età adulta, tenderà a gestire il lavoro prevalentemente con la parte conscia e consapevole di sé, anche se il canto viene processato in modo assolutamente preponderante dall emisfero destro, dove non agiscono le compressioni cognitive operate dal linguaggio, dove c è visione senza mediazione. Il canto non può essere inteso, prodotto o sostenuto dal lavoro del pensiero critico, che elabora e pianifica la sua azione nella parte sinistra dell encefalo. Cantare, come scendere le scale, è un esperienza procedurale: un attività che si apprende selezionando e rendendo automatici un gran numero di processi. Il canto viene messo in difficoltà da una costante presenza critica: pensiamo a come sarebbe difficile allacciarci le scarpe se cominciassimo a porre mente ad ogni piccolo movimento necessario per farlo! L adulto che impara a cantare, dunque, inciampa costantemente nei processi della coscienza, ostacolando un apprendimento che predilige itinerari inconsci. A porte chiuse Un ambulanza che sfreccia per le vie, un gatto che cade dal balcone della vicina, un corteo di auto che festeggia una coppia di sposi, il frastuono di un cantiere, la festa nella casa di fronte : in ogni istante siamo sottoposti a un bombardamento di segnali in entrata che fondamentalmente non ci riguardano, se non per via di quei sottili e complessi processi di identificazione che tutti noi abbiamo con il corpus sociale. Una cascata di segnali di ogni tipo circonda la nostra esperienza percettiva, senza avere per noi un significato. Questo ci obbliga, ogni giorno, a limitare l azione dei nostri sensi, agenti all interno di un habitat produttore di stimoli di ogni genere, sia diretti, come rumori assordanti, immagini continue, olezzi artificiali, che indiretti, presentatici dai mezzi di informazione in generale, dalla cronaca rosa fino alle notizie più terribili. In un ambiente altamente complesso, come quello della nostra attuale società, il controllo che poniamo sulla percezione è direttamente proporzionale alla nostra capacità di contenere l azione degli agenti stressori. 20