Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico - ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. - 70% - DCB Bergamo - codice ISSN 1723-5758 Dicembre 2004 Anno VIII - n 23 COMPRENSORIO ALPINO VALLE BREMBANA
Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana Direttore Responsabile Piergiacomo Oberti Coordinatori Flavio Galizzi, Elena Traini Redazione Luigi Capitanio Flavio Galizzi Elena Traini Il Comitato di Gestione Grafica, impaginazione Ferrari Grafiche Hanno collaborato Tiziano Ambrosi, Claudio Betta, Felicino Camozzi, Luigi Capitanio, Sergio Facchini, Gigi Foti, Alessandra Gaffuri, Flavio Galizzi, P. Lanfranchi, Giovanni Locatelli, Gianfranco Milesi, Alberto Mora, Piergiacomo Oberti, Luca Pellicioli, Romano Pesenti, Luigi Poleni, Elena Traini, V. M. Tranquillo, Diego Vassalli, Massimo Vitali il Comitato di Gestione Direzione e Redazione Piazza Brembana (BG) Piazzetta Alpini Tel - Fax :034582565 www.comprensorioalpinovb.it e-mail:cacciavb@virgilio.it Fotocomposizione e Stampa Ferrari Grafiche - Clusone Editore Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana Registrazione presso il Tribunale di Bergamo, n 29 del 16/07/97 Rivista dei Soci del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana La rivista si avvale della collaborazione di tutti i Soci, con scritti e materiale grafico e foto - grafico, senza impegni da parte della Redazione, che si riserva di vagliare ed eventualmente modi - ficare quanto pervenuto, e tratterrà il materiale nel proprio archivio. La riproduzione anche parziale è vietata, salvo il consenso degli autori e del Comitato di Gestione. In copertina: Il riporto Foto di Elena Traini SOMMARIO Editoriale 3 Attualita Osservazioni al Piano Territoriale di Coordinamento del Parco Naturale Regionale delle Orobie Bergamasche 4 Lettere 8 Commissioni di lavoro Ungulati 9 Tipica 10 Capanno 11 Lepre 12 Stanziale ripopolabile 12 Gestione e cultura venatoria INTERVISTA ALL ASSESSORE PROVINCIALE LUIGI PISONI La Redazione 13 CAPITALISMO E CAPITALISTI Gigi Foti 15 INTERVISTA AL CONSIGLIERE REGIONALE PIETRO MACCONI La Redazione 17 QUEL TESORO DI UN GALLO FORCELLO La Redazione 19 SERATA SULLA BIOLOGIA E GLI ASPETTI SANITARI DEGLI UNGULATI SELVATICI DELLE OROBIE Luca Pellicioli 20 CORSI PER ASPIRANTI CACCIATORI Luigi Capitanio 21 IL BRUCH NON C È PIÙ Elena Traini 22 INSERTO SPECIALE: INTERAZIONI SANITARIE TRA OVINI E CAMOSCI NELLE ALPI ORIBIE Autori Vari 23 TROFEO SALADINI PILASTRI 2004 Alberto Mora 31 Rubriche Appunti di biologia animale Accorgimenti per insegnare a bambini e adulti a giocare con cani e gatti Tiziano Ambrosi 32 Per saperne di più La Rabbia Giovanni Locatelli 35 Armi e balistica Botta e risposta (Seconda parte) Sergio Facchini 36 Letti per voi Luigi Capitanio 43 Racconto Apertura... e le cotorne del Ger Romano Pesenti 44 Spigolature culinarie Camoscio in salmì 46 Informazioni e scadenze La Redazione 47 L angolo della poesia Preghiera del cacciatore di montagna Claudio Betta 50 IV di copertina: Fagiano di monte 2
La scadenza del Consiglio Provinciale della scorsa primavera è coincisa anche con la conclusione del secondo mandato dei Comitati di Gestione dei Comprensori Alpini, pertanto è imminente la nomina dei nuovi componenti che saranno chiamati a reggere le sorti del Comprensorio nei prossimi quattro anni. Dopo circa dieci anni di partecipazione alla gestione della caccia, per libera scelta, e nella convinzione di essermi sempre costantemente impegnato per il bene della caccia, non farò più parte del nuovo direttivo. Una decisione presa serenamente nonostante le manifestazioni di riconoscenza che provenivano dalla mia Associazione e dai tanti Amici cacciatori che mi invitavano a proseguire questa esperienza. È gratificante sentire la fiducia delle persone con cui ho lavorato con passione, per cercare in ogni circostanza di migliorare la soddisfazione venatoria di noi tutti cacciatori di montagna, anche se il più delle volte non è stato facile destreggiarsi in un contesto che mutava rapidamente, e di solito non a nostro favore. Ma con costanza e dove le norme lo consentivano, si è introdotto un modo di gestire molto diverso del passato, che indubbiamente ha portato a miglioramenti. Forse sarebbe limitativo fermarsi solo ad analizzare dati statistici comparativi, che per altro già vengono pubblicati sulla nostra rivista; ritengo che, senza trionfalismi, confermano il buon operato del Comitato nel gestire la Fauna Alpina. Ritengo altrettanto meritevoli di considerazione tutte le azioni e iniziative promosse dal Comprensorio per riqualificare e rivalutare la nostra categoria verso il mondo che ci circonda, per ottenere credibilità e uscire da una posizione marginale, molto insidiosa per il proseguimento dell attività venatoria. Il merito di tutto questo va riconosciuto a tutta la squadra del Comitato che negli anni ha saputo tenersi unita, e ha saputo coinvolgere un crescente numero di Soci a collaborare attivamente. Ai nuovi gestori lasciamo un Comprensorio sano e vitale, in cui si sono tracciate alcune linee-guida con l obbiettivo primario di conoscere e salvaguardare la selvaggina, evitando fin dove possibile di propendere per soluzioni politiche anziché tecniche, perché questo era l impegno preso con i cacciatori brembani fin dalla nascita del Comprensorio. Mi auguro pertanto che questo stile venga mantenuto anche in futuro. Attualmente si stanno materializzando alcune grosse incognite che potrebbero condizionare pesantemente il futuro della caccia in Zona Alpi: il Parco delle Orobie Bergamasche di istituzione Regionale e le Zone S.I.C. (Siti di Interesse Comunitario) di istituzione Europea. Queste, se attuate con le modalità di cui siamo a conoscenza, porterebbero certamente ad una drastica riduzione sia del territorio cacciabile che delle specie da prelevare, relegando il cacciatore a poco più di un semplice passeggiatore della montagna. Sono certo che il nuovo Comitato avrà la volontà e le capacità di affrontare questi scottanti problemi e trovare un giusto equilibrio per soddisfare le legittime aspirazioni del cacciatore. Alla Redazione e a tutti i Collaboratori della nostra magnifica rivista un grazie con stima. A tutti i Soci e simpatizzanti un cordiale augurio di Buone Feste. Piergiacomo Oberti S. Torriani 3
OSSERVAZIONI AL PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO DEL PARCO NATURALE REGIONALE DELLE OROBIE BERGAMASCHE Attualita La legislazione vigente (Nazionale, Regionale e Provinciale) detta precise norme per la salvaguardia della Fauna selvatica. In particolare il Piano Faunistico-Venatorio della Provincia di Bergamo (approvato dal Consiglio provinciale con deliberazione n 77 del 23.10.2000), ha individuato un territorio destinato alla conservazione faunistica (istituendo definitivamente le Oasi di Protezione e altri Istituti di conservazione) fino alla copertura del 20% del TASP nella Zona Alpi (L.N. n 157/1992, art. 10; L.R. n 26/1993, art. 24), nel quale è vietata l attività venatoria. Il Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) del Parco, propone l estensione del Parco di 6.750 ettari con l obiettivo primario (v. pag. 70) di applicare il divieto venatorio, in quanto...territorio (il Parco Naturale), i cui principali connotati risultano quelli di un area da sottoporre a un divieto di tipo venatorio e soprattutto mirato alle...specie oggetto di caccia... per un intervento stabile e duraturo di conservazione. Con questi presupposti vengono minati i principi dettati comunque dalla Legge sulla conservazione della Fauna selvatica tramite un oculata gestione venatoria (L.N. n 157/1992; L.R. n 26/1993; Piano Faunistico-Venatorio della Provincia di Bergamo, 2000). Non si capisce bene come sarà attuato il divieto di caccia in quanto: le Norme tecniche di attuazione Capo II I regimi di tutela, art. 22, B.1. (v. pag. 156), prevedono: E vietato l esercizio venatorio nella zona definita Parco Naturale dove sono consentiti esclusivamente abbattimenti sanitari e selettivi......viene demandato all Ente gestore del Parco (e ad un ipotetico Piano di Settore Faunistico, se adottato) che assume il coordinamento della gestione faunistica, impartisce direttive e prescrizioni vincolanti ed esprime parere preventivo sui piani faunistico-venatori (v. pag. 162). E risaputo che la salvaguardia della fauna selvatica non avviene attraverso la chiusura dell attività venatoria, ma attraverso una gestione integrata del territorio (attività agrosilvo-pastorali, turismo nelle più svariate forme, impianti sciistici, viabilità, infrastrutture, caccia,...) e soprattutto con la sensibilizzazione, l approvazione e la partecipazione attiva della popolazione e nel ri- 4
spetto delle tradizioni locali (anche venatorie) A questo proposito la componente venatoria non è mai stata sentita (le consultazioni sono state riservate esclusivamente ai Comuni v. pag. 15). Nel P.T.C. del Parco, per il Gallo cedrone, si legge quanto segue (v. pag. 78): Nonostante la caccia a questo tetraonide sia vietata da decenni e non si registrino da anni azioni di bracconaggio, la situazione...appare alquanto precaria.... A dimostrazione che il problema della sopravvivenza di questa specie non è legata al divieto venatorio. Bocca M. (1986 e 1987) in Val d Aosta ed Ellison L.N. et al. (1984 e 1985) in Francia, hanno rilevato che non vi sono differenze significative per le popolazioni di Fagiano di monte che vivono in aree cacciate e in aree protette se non sulla densità di maschi. Questi autori inoltre sostengono che un corretto prelievo venatorio può essere sopportato abbastanza bene da popolazioni che vivono in un habitat sufficiente a garantire le proprie esigenze biologiche. Questo aspetto è stato rilevato anche nell indagine scientifica sui Galliformi alpini della Val Brembana, condotta dal dott. Ivano Artuso (responsabile scientifico della ricerca) e dalla Università di Udine, Dipartimento di Scienze delle Produzioni Animali (referente dott. Stefano Filacorda). Alcuni dati preliminari vengono riportati in allegato. Si evidenzia che, pur avendo dati variabili da parametro a parametro, da anno a anno, da specie a specie (Forcello, Coturnice), non si riscontrano differenze statisticamente significative tra territorio cacciato e territorio protetto, se non alcuni parametri tendenzialmente più favorevoli nelle aree cacciate per entrambe le specie. L unica differenza statisticamente più favorevole per le aree protette è sul numero totale di maschi di Forcello censiti in primavera. I risultati confermano inoltre una tenuta dei riproduttori (censimenti primaverili) dal 1996 e un buon successo riproduttivo degli ultimi anni (censimenti estivi) e pertanto una generale tendenza della tenuta delle popolazioni di Forcello e di Coturnice. Anche i dati degli abbattimenti dal 1995, confermano questa tendenza. Per contro, in alcuni siti rilevati, le densità non sono a livelli ottimali, in quanto l habitat non è più, estensivamente, idoneo. A questo aspetto, meramente tecnico, si aggiunga anche quello della sensibilizzazione e della crescita tecnico-culturale che il Progetto Galliformi alpini della Val Brembana ha determinato nel cacciatore e nella gestione di queste specie. Si fa notare che la scelta, coraggiosa e lungimirante, di effettuare e di finanziare il Progetto di ricerca, è stata esclusivamente del Comitato Tecnico di Gestione del Comprensorio della Val Brembana. Le seguenti 3 specie, Pernice bianca, Lepre alpina e Stambecco, definite nel P.T.C. del Parco (v. pag. 70) di rilevante interesse faunistico-venatorio e, come tali, meritevoli di interventi mirati di una tutela a lungo termine, sono, in Val Brembana, protette da tempo. Lo Stambecco è protetto dalle normative nazionali e regionali; in Val Brembana gli ultimi abbattimenti di Lepre alpina sono avvenuti nel 1994 con 25 capi, mentre per la Pernice bianca sono avvenuti nel 1991 con 4 capi; nonostante il divieto dell attività venatoria, la situazione delle popolazioni di queste due ultime specie pare non sia migliorata. In altre province italiane (Bolzano e Trento), dove vi è una spiccata e riconosciuta sensibilità alla protezione dell ambiente e delle specie selvatiche, nei Parchi Naturali la caccia non è vietata, ma tenuta sotto controllo. Per esempio nel Parco Naturale Adamello Brenta (Trentino) è consentita la caccia al Fagiano di monte nella presente stagione venatoria 2004 (v. in allegato: Prescrizioni tecniche 2004/2005 per l esercizio della caccia in Provincia di Trento, art. 2, comma 2.2). In Alto Adige sono stati effettuati abbattimenti di Stambecco (ai sensi dell art 4, comma 4, della Legge Provinciale sulla Caccia del 17.07.1987 n.14, modificata con Legge Provinciale del 28 novembre 1996, n. 23 e con Legge provinciale dell 11 febbraio 2000, n. 4) nei Parchi naturali, ed inoltre, dal 1997, abbattimenti di Cervo all interno del Parco Nazionale dello Stelvio. In Svizzera, nelle aree protette, si attua il controllo venatorio del Cervo e dello Stambecco. In Austria la pratica venatoria nei Parchi Nazionali è consentita. I recuperi ambientali a fini faunistici dovrebbero rappresentare uno degli strumenti più coerenti di gestione faunistica, così come indicato dall Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (Genghini M., 1994) ed effettuato ormai in molte località italiane e straniere. Il Comprensorio Venatorio della Valle Brembana, tramite gli orientamenti tecnici predisposti dal Progetto Galliformi, dal 1997 ha effettuato, in alcune loca- 5
lità, interventi di miglioramento ambientale volti soprattutto al recupero dei pascoli, delle loro strutture e della loro viabilità d accesso (sfalcio e decespugliamento del pascolo, semina, canalizzazione acque sorgive, vasche di raccolta, ripristino pozze e sentieri, ristrutturazione casera e baite). Tutto questo è stato realizzato mediante l intervento finanziario del Comprensorio, ma soprattutto grazie all opera volontaria di molti cacciatori che hanno messo a disposizione tempo e lavoro. Se con il Parco venisse chiusa la caccia, inevitabilmente verrebbe perso questo prezioso contributo volontario per la salvaguardia dell ambiente e della fauna. Con ciò non si vuole sottrarre l attenzione alla situazione attuale delle specie più sensibili (come ad esempio i Galliformi alpini), che meritano sicuramente tutta l attenzione e un oculata gestione globale di tipo faunistico/venatorio, ambientale e antropica. La serena convivenza tra cacciatore e fauna selvatica è possibile; lo dimostra in modo inconfutabile la crescita di tutte le popolazioni di Ungulati presenti in Val Brembana, a partire dal dopo guerra ad oggi. Questa tendenza si sta verificando in tutta Italia (Alpi e Appennini) anche dove la pressione venatoria è molto elevata. Viene condiviso e rappresenta la sommatoria d intenti auspicabile per la salvaguardia delle specie, dell habitat e delle tradizioni delle popolazioni locali, quanto indicato di seguito:... In sintesi la caccia va intesa come gestione del patrimonio faunistico, non può quindi configurarsi se non come prelievo calcolato rispetto ad un patrimonio di entità nota. Ciò conduce a disporre sul territorio appropriati istituti, a realizzare accertamenti delle consistenze, ad attuare conseguenti piani di abbattimento, tendenti al raggiungimento delle massime capacità faunistiche ambientali, come previsto dalla Legge n 157. Un ottica questa, non staticamente protezionistica, ma positivamente conservazionistica,...in tale visione si inserisce anche l opportunità di una sempre più qualificata preparazione del cacciatore, oltre che per la gestione degli Ungulati, anche per la selvaggina tipica alpina...(piano Faunistico-Venatorio della Provincia di Bergamo 2000 - v. pag. c della premessa);... Un errore non marginale è costituito dagli eccessi farisaici contro i cacciatori, demonizzati a priori come forze sociali spregevoli, anche se molta protezione della natura può voler dire, in un paese equilibrato e corretto, anche molta caccia, senza che ciò significhi nè crudeltà, nè estinzione delle specie da proteggere...(da: Il malessere dei Parchi articolo di Eugenio Turri del 1996, citato dal PTC del Parco a pag. 8 e 9). Nel piano Territoriale di Coordinamento non viene menzionata la possibilità di cacciare i migratori (sasselli, bottacci, cesene, beccacce, ecc) specie appartenenti alla cultura e tradizione venatoria delle valli bergamasche, pertanto alla luce di quanto suddetto, non si ha nessuna certezza se e come si potrà esercitare l attività venatoria, ma tutto viene demandato alle future decisioni di chi gestirà il Parco. Nell ipotesi di istituzione del parco, l attività venatoria deve continuare ad essere gestita con le attuali modalità perciò non si ravvisa alcuna necessità di introdurre sul territorio brembano ulteriori limitazioni, vincoli e/o divieti in aggiunta a quelli già previsti dalle norme statali, regionali e provinciali in materia venatoria e protezione faunistica. Si auspica che questo documento rappresenti un valido strumento per le Amministrazioni, qualora vengano chiamate a formulare osservazioni o proposte in merito alla stesura del Piano Territoriale di Coordinamento. 6
BIBLIOGRAFIA CITATA - Bocca M., 1986 - Situazione delle popolazioni valdostane di Pernice bianca, Fagiano di monte e Coturnice e problemi di gestione venatoria. In: Dessi Fulgheri e T. Mingozzi (red.). Atti Seminario Biologia Galliformi. Arcavacata, Cosenza 1985: pp. 51-62. - Bocca M., 1987 Studio sulle popolazioni valdostane del Fagiano di monte Tetrao tetrix. Reg. Aut. Valle d Aosta Assessorato Agr. For. E Ambiente Com. Reg della Val d Aosta. Aosta: pp.78. - Ellison L.N. et al., 1984 Le Tetras lire (Lyrurus tetrix). Dynamique des populations, chasseet biotope de reproduction dans les Alpes francaises. Office National de la Chasse, Paris :pp. 80. - Ellison L. N., Magnani Y., 1985 Elements de dynamique de popolatione du Tetras lire (Lyrurus tetrix) dans les Alpes francaises. Gibier Faune Sauvage, 2 (4): pp. 63 84. -Genghini M., 1994 I miglioramenti ambientali a fini faunistici. Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Documenti Tecnici n. 16. Nota 811/2004 Università degli Studi di Udine. Stralcio Progetto Galliformi Alpini 1997-2003. Prescrizioni Tecniche 2004/2005 Provincia di Trento. 7
TROVANDOCI DI FRONTE AL PROBLEMA PAR- CO, E ALLE SUE POSSIBILI INTERFERENZE, AN- CHE PESANTI, SULLA CACCIA, E NELLA NECES- SITÀ DI OFFRIRE IL NOSTRO CONTRIBUTO ALLE AMMINISTRAZIONI COMUNALI DELLA VALLE, INTERPELLATE DAGLI ORGANISMI REGIONALI PER ESPRIMERE UN PARERE SUL PIANO TER- RITORIALE DI COORDINAMENTO DEL PARCO REGIONALE DELLE OROBIE BERGAMASCHE, ABBIAMO INVIATO AI SINDACI QUESTA LETTERA, CON ALLEGATE LE NOSTRE OSSERVAZIONI, CHE RIPORTIAMO INTEGRALMENTE ALLA PAGINA SE- GUENTE, DEDICATA ALL ATTUALITA Ai Sigg. Sindaci Comuni del C.A.V.B. loro sedi Al Presidente Piero Busi Comunità Montana Via Tondini n. 16 24014 PIAZZA BREMBANA Prot. n. 346/OP/ar Piazza Brembana, 07.10.2004. Il Comprensorio Alpino Valle Brembana, è una struttura associativa istituita con Legge Regionale che persegue scopi di programmazione dell esercizio venatorio e di gestione e protezione della fauna Selvatica. Le principali attività del Comprensorio sono improntate ad una corretta gestione della fauna selvatica, tutela delle produzioni agricole, valorizzazione e ricomposizione di habitat idonei al mantenimento della fauna selvatica, tutela dell ambiente e del territorio di propria competenza (di circa 50.000 ettari). Il Comprensorio Alpino è retto da un Comitato Tecnico che è composto da 12 rappresentanti di varie associazioni Venatorie e protezionistiche, ed Enti Pubblici Provincia e Comunità Montana. Nell anno in corso il Comprensorio Alpino Valle Brembana, registra 1.100 cacciatori iscritti che praticano le varie forme e specializzazioni di caccia. In questa ottica di ente Gestore della caccia programmata sul territorio, e con l esperienza acquisita in questi anni di gestione dell attività venatoria, il Comitato Tecnico del Comprensorio Alpino sottopone alla Vostra cortese attenzione alcune osservazioni e considerazioni relative alla attività venatoria qualora venisse istituito il Parco delle Orobie. Riteniamo anche importante informare che il Comprensorio Alpino per una corretta tutela e gestione della Tipica Fauna Alpina, in modo particolare quella autoctona, si avvale da anni della qualificata collaborazione di eminenti studiosi come il Dott. Stefano Filacorda biologo ricercatore dell Università di Udine e del Prof. Ivano Artuso studioso ricercatore e responsabile del Progetto Galliformi, che consiste in una approfondita ricerca scientifica condotta sul nostro territorio per valutare lo sviluppo, la consistenza e lo stato di salute della Coturnice, del Gallo Forcello e della Pernice Bianca. E con spirito costruttivo e di collaborazione che sottoponiamo quindi alla Vostra attenzione queste osservazioni con l auspicio che Vi facciate interpreti presso le opportune sedi, delle nostre istanze volte al mantenimento di una corretta attività venatoria all interno del Parco delle Orobie, nel rispetto di una tradizione secolare che si tramanda da generazioni. Rimaniamo a disposizione per fornire ogni eventuale ulteriore chiarimento e l occasione ci è gradita per inviare Distinti saluti. Il Presidente Piergiacomo Oberti 8
Commissioni La caccia sta per terminare, anche se ancora non è possibile esprimere valutazioni generali sulla stagione venatoria, almeno per quanto riguarda la caccia al capriolo le prime impressioni sono già ben definite. Ed è di questo che si scrive. Il piano di prelievo, come da alcuni anni a questa parte, viene concordato in sede di Commissione con gli Agenti di Polizia Provinciale dopo una valutazione dei censimenti, e più in generale sulla tendenza di crescita o di diminuzione della consistenza di caprioli. Purtroppo da ormai due anni la popolazione di caprioli presente nel comprensorio mostra segni di sofferenza, riscontrabile in una costante contrazione numerica; in modo ancor più preoccupante questi campanelli d allarme si sono accentuati attraverso il ritrovamento di numerosi caprioli deceduti durante il fine inverno e gli inizi della primavera. Nonostante queste difficoltà il piano di prelievo discusso in Commissione aveva trovato l approvazione di tutti i convenuti, Vigilanza compresa. La riunione per la stesura del piano di prelievo è stata anche l occasione per analizzare le cause dei numerosi ritrovamenti, decessi non sempre comprensibili visto che in alcuni casi le condizioni fisiche non erano tanto scadenti da giustificarne la morte. Come riferito nel precedente numero della rivista, le cause maggiori di queste perdite erano state attribuite alle anomali precipitazioni nevose di primavera, accentuate anche da un crescente randagismo soprattutto nelle vicinanze delle abitazioni. In quell occasione si era tracciato pertanto un profilo della situazione reale che, per quanto preoccupante, non si poteva certamente definire drammatica. Oggi ci apprestiamo a completare il quadro sulla valutazione qualitativa dei caprioli prelevati, un elemento conoscitivo in più, soprattutto in riferimento al peso dei capi portati alla verifica che, come ogni anno, è da noi considerato una specie di cartina di tornasole. Rispetto alle ultime quattro stagioni, dove il valore ponderale dei caprioli aveva registrato un leggero ma costante incremento, quest anno il peso medio segna invece un inversione di tendenza abbastanza significativa, soprattutto nei soggetti giovani, che denunciano anche un aumento di infestazioni parassitarie generalizzato. Ci auguriamo che questa tendenza negativa sia solo causata dal tardivo rinnovo vegetativo dovuto al prolungato inverno, e non una generale scadenza qualitativa della popolazione. È noto comunque che l alta capacità riproduttiva della specie solitamente rimpiazza in breve tempo le perdite subite, a patto però che la qualità dei riproduttori sia elevata. Dal canto nostro, come sempre, l impegno di analizzare a fondo la situazione per decidere al meglio nelle scelte di programma. La scadenza del mandato che coinvolge la Commissione Ungulati non consente, per ovvie ragioni, di programmare la stagione dei censimenti al capriolo in modo da pubblicare il calendario delle uscite già in questa edizione del giornalino. Siamo comunque fiduciosi che questa programmazione, vista la necessità di approfondire la conoscenza della materia, sia una delle priorità che i membri del prossimo direttivo andranno a soddisfare. Invitiamo pertanto tutti i cacciatori di ungulati a mantenere un frequente contatto con il responsabile del proprio settore per il calendario dei censimenti primaverili. A nome di tutta la Commissione Vi auguro Buone Feste. Luigi Capitanio 9
ABBATTIMENTI AVIFAUNA TIPICA ALPINA 2004 avifauna tipica alpina La stagione 2004 di caccia all Avifauna Tipica Alpina si è chiusa dopo 7 giornate, tre in più rispetto al 2003, dal 03 Ottobre al 24 Ottobre, per il completamento dei piani di prelievo che autorizzavano complessivamente 55 Forcelli e 30 Coturnici, quantità emersa dai censimenti che rispecchiano le indicazioni scientifiche laddove indicano che un Piano sostenibile per le specie di galliformi alpini non può eccedere il 15-20% delle consistenze tardo estive. Gli abbattimenti di Forcelli (55), distribuiti su 7 giornate, sono stati esattamente pari al piano autorizzato, mentre per la Coturnice il prelievo dopo tre giornate si è fermato a 29, cioè un capo in meno rispetto al numero massimo consentito. Da una prima analisi dei dati, emergono delle indicazioni positive relative al rapporto tra soggetti giovani e adulti: - per il forcello un abbattimento di giovani pari al 76% - per la coturnice dell 85%. Dati perfettamente in linea con le nostre aspettative. Da evidenziare che la partecipazione ai censimenti estivi è stata poco sentita, infatti si è riscontrato un notevole calo del numero di uscite per cacciatore, specialmente in alcuni settori. Più territorio si copre, più aumentano le probabilità di censire, e di conseguenza aumenta la possibilità di poter chiedere un piano di prelievo maggiore e allungare magari di qualche giornata la caccia al forcello e coturnice; cerchiamo in futuro di ricordarcelo. PIAZZA BREMBANA gallo forcello coturnice DATA specie Juv. Ad. Juv. Ad. 3-ott-04 gallo forcello 3 0 coturnice 1 1 6-ott-04 gallo forcello 3 0 coturnice 3 0 10-ott-04 gallo forcello 1 3 coturnice 1 0 13-ott-04 gallo forcello 3 1 17-ott-04 gallo forcello 0 1 20-ott-04 gallo forcello 0 0 24-ott-04 gallo forcello 3 0 gallo forcello coturnice DATA specie Juv. Ad. Juv. Ad. 3-ott-04 gallo forcello 5 0 coturnice 7 1 6-ott-04 gallo forcello 7 1 coturnice 4 2 10-ott-04 gallo forcello 4 1 coturnice 1 0 13-ott-04 gallo forcello 1 0 17-ott-04 gallo forcello 0 0 20-ott-04 gallo forcello 24-ott-04 gallo forcello 2 1 SERINA gallo forcello coturnice DATA specie Juv. Ad. Juv. Ad. 3-ott-04 gallo forcello 2 0 coturnice 1 0 6-ott-04 gallo forcello 4 1 coturnice 3 0 10-ott-04 gallo forcello 1 1 coturnice 1 0 13-ott-04 gallo forcello 0 1 17-ott-04 gallo forcello 0 0 20-ott-04 gallo forcello 1 2 24-ott-04 gallo forcello 0 0 TOTALI gallo forcello coturnice DATA specie Juv. Ad. TOT. Juv. Ad. TOT. 3-ott-04 gallo forcello 10 0 10 coturnice 9 2 11 6-ott-04 gallo forcello 14 2 16 coturnice 10 2 12 10-ott-04 gallo forcello 6 5 11 coturnice 3 0 3 13-ott-04 gallo forcello 4 2 6 17-ott-04 gallo forcello 0 1 1 20-ott-04 gallo forcello 3 2 5 24-ott-04 gallo forcello 5 1 6 42 13 55 22 4 26 Piergiacomo Oberti 10
capanno Ci stiamo avviando lentamente, ma inesorabilmente, a conclusione di una stagione venatoria che se per certi aspetti è da ricordare, per altri è meglio dimenticare in fretta, ma che in ogni caso dovrebbe portarci a riflettere in futuro sul reale impegno di taluni amici dei cacciatori e anche di noi stessi, capaci come siamo di mugugnare al bar o nelle piazze di paese, ma quando dobbiamo far sentire le nostre ragioni affondiamo la testa nelle spalle e ci vergogniamo di farci vedere in giro. Vediamo comunque di analizzare gradualmente questa annata venatoria, iniziata in sordina e all insegna del bel tempo, con ancora nella mente la scorsa stagione che ci aveva regalato un passo straordinario di Tordi Bottacci e, che invece ci ha lasciato con un po di amaro in bocca perché abbiamo assistito ad un transito sulle nostre vallate piuttosto scarso sia di questa specie che di merli. Nel frattempo la meteorologia ci ha messo lo zampino, perché la tanto agognata acqua alla fine è arrivata e praticamente ci ha dato un mese di ottobre all insegna del brutto tempo, anche se ci ha regalato un passo sostenuto di Fringuelli e Peppole. I Sasselli, che una volta ristabilitosi il tempo si sperava risollevassero le sorti di una stagione mediocre, per la maggior parte dei migratoristi hanno rappresentato solo una speranza, purtroppo rimasta tale a conferma del detto che chi vive sperando muore... Per fortuna siamo tuttora interessati da uno straordinario passo di Viscarde, tale da essere paragonato a quello dei Bottacci dello scorso anno, ma a differenza di quest ultimi, che avevano coinvolto e divertito tutti i cacciatori migratoristi, questo bellissimo turdide è appannaggio dei più fortunati che hanno i loro appostamenti situati a quote più elevate rispetto alla maggior parte dei capannisti, che però non mollano sperando che magari la neve dia loro una mano facendole abbassare a quote più basse. Esaurito questo argomento, che però rappresenta l essenza del nostro essere cacciatori, vediamo perché sarebbe opportuno dimenticare questa stagione venatoria, la cui dolente nota è rappresentata dalla sconcertante farsa riguardante l apertura e la chiusura dei roccoli, che già a suo tempo la Regione Lombardia aveva autorizzato riducendone dapprima il numero portandoli dai 24 dello scorso anno ai 19 di quest anno, senza contare, ed è ancora più grave, la diminuzione dei presicci catturabili nonostante la richiesta della Provincia di poterne avere un più elevato numero da conferire ai capannisti. Ora, se è scontato che da parte delle organizzazioni ambientaliste ci si aspettino i soliti attacchi e i classici bastoni tra le ruote, non è altrettanto scontato che, da parte degli organi competenti del governo regionale, vi sia una superficialità tale da consentire a chiunque di impugnare delle delibere regionali annullandone l efficacia. Se, come per le cacce in deroga si fosse adottata una legge apposita, ci saremmo sì aspettati i soliti attacchi e i classici bastoni tra le ruote, senza successo, ma nessuno si aspettava che, da parte degli organi competenti, ci fosse una superficialità tale da consentire a chiunque di impugnare delle delibere regionali annullandone l efficacia. Se si fosse adottata un legge apposita forse non avremmo assistito a questo balletto indecoroso e irritante, per il quale purtroppo ancora una volta chi ci ha rimesso siamo stati noi cacciatori capannisti. È evidente che di fronte a questi fatti, anche il ruolo della nostra Commissione, come del resto di altre componenti il mondo venatorio, rischia di essere del tutto svuotato di ogni suo significato, ma nonostante questo il nostro impegno non è mai venuto meno, continuando mensilmente a trovarci, quanto meno per scambiarci impressioni, e per quanto è nelle nostre possibilità per valutare eventuali prese di posizione da adottare affinché si possa migliorare il modo di realizzare con soddisfazione la nostra passione. Avviandoci al termine del mandato, colgo l occasione per ringraziare tutti i componenti della nostra Commissione per l impegno profuso nell espletamento del ruolo per cui siamo stati chiamati, sperando magari di poter continuare a collaborare anche in futuro. Credo a questo proposito di poter estendere a chiunque sia interessato l invito a dare la propria disponibilità per entrare a far parte in futuro della Commissione stessa, dando così modo di arricchirla con nuove esperienze e contributi. In occasione delle prossime Festività Natalizie, non mi rimane che augurare a tutti i cacciatori e alle loro famiglie i più sinceri auguri perché possano trascorrerle serenamente, rallegrate magari da un bel piatto di polenta e osèi. Felicino Camozzi E.Traini 4 11
lepre Nell approssimarsi della fine della stagione venatoria è doveroso stilare un primo bilancio di quello che è stata la stagione di ripopolamento e quella venatoria. Nell ultima commissione, vari commissari hanno fatto notare lamentele da parte di molti cacciatori a riguardo di una diminuzione di lepri sul territorio del C.A. Le valutazioni fatte dalla commissione hanno portato a individuare alcune cause che possono aver causato questo calo: 1- La stagione invernale che si è protratta fino alla 1 decade di maggio con abbondanti nevicate, così da determinare il ritardo delle nascite dei leprotti e la probabile perdita della prima fase di riproduzione; 2- l aumento constatato dai rilevamenti notturni in collaborazione con la Polizia provinciale dei nocivi presenti sul territorio; 3- il minor numero di lepri lanciate rispetto agli altri anni, considerato l alto costo di ogni capo acquistato per il ripopolamento per la stagione 2003. A fronte di questo, la Commissione, valutati i preventivi presentati dalle varie ditte ha proposto al C.T.G l acquisto di n 100 lepri dalla ditta Boggero Luigi fornitrice di lepri d allevamento, considerato che la stessa, negli anni precedenti ci ha sempre fornito lepri di buona qualità con un riscontro maggiore come presenza sul territorio. La commissione lepre è ormai giunta alla scadenza del proprio mandato, per cui mi sento in dovere di ringraziare tutti i commissari per la collaborazione data in questo periodo di lavoro, che spero abbia portato soddisfazione a tutti i segugisti. Un ringraziamento particolare ai componenti del C.T.G per la disponibilità e l attenzione dimostrata nei nostri confronti e di tutti i segugisti. Un augurio sincero di buon lavoro ai componenti del C.T.G che verranno nominati prossimamente. Siamo ormai vicini alle feste natalizie quindi colgo l occasione per augurare a tutti i cacciatori e alle loro famiglie Buone Feste Milesi Gianfranco stanziale ripopolabile Il 30 ottobre, con la distribuzione della selvaggina ripopolabile, si è concluso il piano di lanci di quest anno. Per la prima volta sono stai effettuati, speriamo con successo, due lanci pronta caccia, come deciso dall assemblea dei cacciatori che praticano questa forma di caccia. La commissione spera di aver interpretato nel migliore dei modi le attese dei cacciatori, anche se qualche disguido potrà essersi creato (cose che possono capitare), ma che sicuramente non è stato fatto in malafede; purtroppo è molto difficile accontentare le esigenze di tutti. Ad ogni modo siamo disponibili ad accogliere suggerimenti e proposte per il prossimo anno, per poter ulteriormente migliorare la gestione di questo tipo di caccia. Ringraziamo tutti quelli che a vario titolo hanno collaborato e ci auguriamo di aver il loro impegno anche per il futuro lavoro, che sicuramente non mancherà. Un augurio a tutti. Luigi Poleni 12
INTERVISTA ALL ASSESSORE PROVINCIALE ALL AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA LUIGI PISONI La Redazione AVVIANDOSI PER IL NOSTRO COMPRENSORIO, E PER L ASSESSORATO PROVINCIALE ALLA CACCIA, UN NUOVO MANDATO AMMINI- STRATIVO, LA REDAZIONE HA RITENUTO IMPORTANTE REALIZZARE UN INTERVISTA CON L ASSESSORE LUIGI PISONI, CHE NEI PROSSIMI CINQUE ANNI SVOLGERÀ, O MEGLIO CONTI- NUERÀ A SVOLGERE, LE FUNZIONI DI ASSESSORE ALLA CACCIA. VE LA PROPONIAMO PER INTERO, RINGRA- ZIANDO L ASSESSORE, A NOME DI TUTTI I SOCI, PER LA SUA DISPONIBILITÀ. D.: Le elezioni di primavera hanno riconfermato la squadra che governerà per i prossimi cinque anni la nostra Provincia, e Lei è stato scelto di nuovo come Assessore all Agricoltura Caccia e Pesca. Una riconferma che la onora e di cui ci compiacciamo. Non serve qui ribadire come i cacciatori si sono dimostrati amici di questa Amministrazione, confermando una loro sostanziale adesione ai progetti sviluppati in questi ultimi anni e fiducia negli indirizzi per il futuro. Pensa di poter formulare delle linee guida generali che caratterizzeranno il suo nuovo mandato? R.: Naturalmente il programma di ogni mandato amministrativo non può essere la fotocopia di quello precedente, anche perché il quadro normativo e la situazione faunistica sono in rapida evoluzione, pertanto è necessario un rapido e costante aggiornamento delle linee guida. Occorre innanzitutto proseguire nell opera di sdoganamento dell immagine del cacciatore affinché anche dal punto di vista sociologico si possa riscontrare una diversa percezione del mondo venatorio da parte dell opinione pubblica. In concreto occorre approfondire le sinergie dei CA e ATC con le istituzioni che si occupano di pianificazione del territorio, nonché con le istituzioni che si occupano della sanità del bestiame domestico e selvatico. Nel precedente mandato erano ancora in embrione istituti come i parchi naturali, le Zone di Protezione Speciale e i Siti di Interesse Comunitario che nei prossimi anni condizioneranno sempre più l uso del territorio a fini faunistico-venatori e richiederanno da parte dei dirigenti del mondo venatorio un approccio molto più approfondito. Invito questi ultimi a leggere la sfida della gestione faunistico-venatoria non solo sulla base delle disposizioni legislative in materia di caccia, ma anche, e soprattutto nei prossimi anni, sulla base della normativa riguardante le aree protette. Ad ogni buon conto, anticipo sin d ora che l avvio di questo mio secondo mandato sarà occupato anche dal rinnovo del Piano Faunistico Venatorio Provinciale. D.: Anche il nostro Comprensorio Alpino è in attesa delle nomine dei rappresentanti dei cacciatori all interno del Comitato di gestione, che la nuova legge affida, da quest anno, alle indicazioni delle Associazioni venatorie provinciali più rappresentative. Riteniamo che il ruolo della 13 Nick Edel
Provincia dovrà essere sempre più importante ed incisivo, e Lei si troverà ad essere il garante di nuovi equilibri, più complessi e delicati, anche nei confronti dei cacciatori, che di fatto sono stati esautorati del diritto di nominare direttamente i loro rappresentanti, in particolare di quelli non rappresentati. Come pensa di svolgere tale ruolo? R.: Faccio innanzitutto rilevare che le vigenti disposizioni regionali in materia riconoscono la Nick Edel rappresentatività nei comprensori alpini non solo delle associazioni riconosciute a livello nazionale, ma anche di quelli associazioni minoritarie presenti in maniera organizzata sul territorio del Comprensorio Alpino. Il ruolo della Provincia deve andare ben oltre quello di garante degli equilibri tra le diverse associazioni venatorie, ma deve garantire soprattutto un prelievo sostenibile della fauna selvatica che, non dimentichiamolo mai, è patrimonio dell intera collettività. Ad ogni buon conto un comitato di gestione affiatato e fortemente responsabile dei propri compiti è il miglior interlocutore anche per l ente che rappresento, invito però attraverso questo giornale il mondo venatorio a non dissipare le proprie energie in contrasti e contenziosi tra associazioni, che possono solo aprire spazi a quella parte della società che si professa radicalmente contraria alla caccia. D.: I Comprensori Alpini sono Enti di Gestione che, per la specificità del patrimonio faunistico loro affidato, rivestono un importanza straordinaria, sia per la unicità della fauna tipica che devono gestire, rara e preziosa, sia per l ambiente unico e dall equilibrio delicato in cui si svolge l attività venatoria. Il lungo percorso di crescita e le esperienze diverse maturate in questi anni di gestione sembrerebbero poter ipotizzare di permettere una maggior responsabilità diretta dei Comprensori stessi e dei Comitati di gestione, in particolare riguardo ai regolamenti e alla gestione diretta di molte competenze venatorie. Come pensa di conciliare l esigenza di un coordinamento provinciale forte e condiviso nelle sue linee essenziali, con l esigenza, altrettanto legittima, di lasciare un più ampio campo di sperimentazione e di libertà di azione ai Comitati di gestione? R.: I compiti dei comitati di gestione sono quelli declinati nella vigente normativa regionale, inoltre il loro status giuridico prevalentemente a carattere privato non sembra lasciare spazi a potestà regolamentare in materia di caccia, che rimangono interamente di competenza della Provincia. Tuttavia al fine di allargare la raccolta di tutti i pareri e tutte le proposte necessarie ad una condivisa formulazione dei regolamenti provinciali, ho voluto istituire la Conferenza faunistico-venatoria, tavolo di confronto diretto tra organi di gestione dei Comprensori Alpini, degli Ambiti Territoriali di Caccia dei dirigenti delle associazioni venatorie, cinofile, agricole e degli uffici provinciali. D.: La questione Parco pesa come un macigno sulla testa dei cacciatori dei Comprensori alpini. Alla disponibilità dimostrata a suo tempo dai cacciatori, dietro precise assicurazioni e garanzie, si vengono a sovrapporre oggi nuovi e pesanti vincoli conseguenti a disposizioni sovranazionali, a cui francamente nessuno aveva mai accennato. Quale è il grado di attenzione e il livello di intervento che la Provincia è in grado di svolgere in difesa dei cacciatori? D.: Richiamo quanto già risposto alla prima domanda. Trattandosi di un argomento al centro del mio nuovo programma ritengo che occorra favorire con ogni mezzo nuovi tavoli di confronto tra enti parco, organi gestori di aree protette e mondo venatorio. Che, ripeto, deve maggiormente approfondire attraverso i suoi rappresentanti le diverse normative che sottendono la pianificazione delle aree protette. D.: Quale augurio vuole rivolgere ai nostri millecento Soci e ai membri del nuovo Comitato di Gestione che presto inizierà il suo mandato? R.: Il principale augurio è quello di averli ancora come interlocutori diretti per la gestione di un patrimonio faunistico di primissimo livello nell arco alpino italiano, e contemporaneamente auguro loro di conservare la compattezza necessaria per raccogliere le nuove sfide che la cultura metropolitana, più di prima, lancia al mondo rurale e alpino nel suo complesso. Naturalmente non può mancare un caloroso in bocca al lupo a tutti gli amici lettori di Caccia in Valle Brembana. 14
CAPITALISMO E CAPITALISTI Gigi Foti Dove i due sostantivi non si riferiscono al capitale in quanto bene economico in generale ma al patrimonio dell avifauna pregiata del nostro Comprensorio e a quanti dei Soci sono coinvolti nella sua gestione. Quattro chiacchiere con il presidente della Commissione Avifauna, Atos Curti, e il presidente del Comprensorio, Piergiacomo Oberti. Capitalismo e capitalisti in funzione del patrimonio dell avifauna pregiata del Comprensorio. Guardiamone la storia. Che è anche la storia di 15 Soci della Commissione Avifauna che, da sette anni, in silenzio hanno lavorato per gestire e ricostruire il patrimonio dal poco che era restato fino al momento dell inizio dell avventura Comprensorio. Quando ci siamo insediati dice Atos Curti, presidente della Commissione stessa abbiamo ereditato una situazione a livello bassissimo, a rischio addirittura di non poter mai più aprire la caccia alla tipica. Il perché è presto detto. Non c erano dati sufficienti e sicuri e i pochi erano approssimativi. La prima scelta fatta dalla Commissione fu quella di nominare una sottocommissione di sette persone, rappresentanti ognuna il proprio settore, con l obiettivo di gestire quel poco vitale e quindi di iniziare a ricostruire il patrimonio. Di qui a individuare i mezzi con cui procedere, il passo fu breve. Si dovettero individuare nuove tipologie di censimenti da effettuare su grande parte del territorio e non come prima quando venivano svolti in limate zone campione e quasi tutte ad alta vocazione spiega ancora Curti. Contemporaneamente fu attuata anche la fortunata (diciamo così ) combinazione dell introduzione delle cacce di specializzazione che portò anche ad abbassare a circa 200 il numero degli abilitati alla tipica dai 500 che erano. Inoltre fu presa la scelta coraggiosa, ma tecnica, di sospendere la caccia appunto per mancanza di dati certi sullo stato di salute della nostra avifauna. Scelta che è stata capita dopo sottolinea il presidente Piergiacomo Oberti, cacciatore di tipica Ricordiamoci che, da quei dati dei censimenti che allora erano provinciali, ciascun cacciatore avrebbe avuto allora un quarto di capo Così ecco, con l anno successivo, la scelta di un nuovo modello di gestione. Abbiamo fatto come si dovrebbe fare con ogni patrimonio ben gestito, dal più piccolo al più grande, e cioè prelevando soltanto i frutti dell anno in corso prosegue il presidente Contemporaneamente abbiamo adottato censimenti allargati, fino a coprire il 65% del territorio vocato. In più, per rendere consapevoli gli appassionati di queste cacce, li abbiamo coinvolti tutti, costringendoli, nei censimenti. Una scelta tecnica obbligata per avvicinare culturalmente i cacciatori al selvatico e non soltanto alla sua caccia. Certamente una scelta scomoda e molto contestata riprende Oberti ma di fronte a un male balordo, ci vuole un medico forte Si poteva anche sbagliare, ma la cosa più semplice da capire era che bisognava accertare quanto c era in banca e di quanto questo capitale poteva crescere per prelevarne gli interessi. Nulla di nuovo, comunque. Il modo di distribuire i cacciatori per i censimenti, quanto la mentalità di prelievo degli interessi sul capitale fauna, l abbiamo preso dalla caccia di selezione agli ungulati che avviene, in tutte le sue manifestazioni, per settori e verifiche degli abbattimenti. E, di pari passo con gli interventi sul campo, è stato ingaggiato uno studioso del settore, Ivano Artuso, che ha avuto l incarico di elaborare tutti 15
i dati dei censimenti e da questo lavoro trarne utili indicazioni. Piano piano, negli anni i piani di abbattimento sono andati crescendo riprende Atos Curti e oggi i 170 cacciatori di avifauna possono vantare mezzo capo a testa da quel quarto di pochi anni prima. La proporzione potrebbe far sorridere ma, provate voi a far crescere galli, cotorne e bianche sul territorio libero Insomma si stava avviando di buon passo la ricostruzione di un pregiatissimo patrimonio naturale. Ovviamente lo studio intrapreso ci ha fatti arrivare alla ricerca genetica delle varie specie, alla conoscenza delle patologie parassitarie prosegue Curti per poi pervenire ai diversi rimedi e all istituzione del centro di verifica dei capi abbattuti. Prima di questa nostra rivoluzione l importante era mandare a caccia la gente: ma non importava niente se quelle cotorne abbattute avevano i vermi E siamo persino arrivati a chiudere un anno la caccia alle cotorne il primo giorno perché i primi capi abbattuti erano soltanto dei vecchi. Non c erano giovani e quindi niente interessi da prelevare! Insomma, con l attuazione del centro di verifica il cacciatore ha in mano il capo abbattuto e dice dove è stato abbattuto, sa che cos è, se presenta patologie e inoltre permette alla ricerca genetica di capire gli spostamenti delle popolazioni all interno del Comprensorio. Ma prima di tutto questo, il cacciatore cosa faceva? Compilava una semplice cartolina con indicazioni assai vaghe. Oggi siamo a un buon livello scientifico. Una Commissione che si impegna a tutto campo per la gestione di una fauna selvatica davvero preziosa per tutti e sempre a rischio. Una Commissione che non ha lavorato e non lavora per la gloria conclude Oberti Questa forse è la sua vera pecca poiché non ha fatto sapere a tutto campo la bontà e i risultati del proprio lavoro, confermati dai dati in crescendo dei censimenti e dalle inevitabili discussioni anche con il Comitato Tecnico di Gestione, di norma quando c è un unica unità d intenti. 16
INTERVISTA AL CONSIGLIERE REGIONALE PIETRO MACCONI La Redazione IN OCCASIONE DELLA BATTUTA DI CACCIA AL CAMOSCIO SUL MONTE VENTUROSA CON GLI AMICI GIANNI, ANGELO E FAUSTO, SI È TENU- TA UNA TAVOLA ROTONDA (NELLA BAITA DEL FAUSTO, DAVANTI AD UN PIATTO DI PASTA AL SUGO IMPROVVISATO DA ANGELO, CARNE E BUON VINO,) CON ALCUNE DOMANDE DA PARTE DEL CONSIGLIERE PROVINCIALE KIKO BONZI AL CONS. REGIONALE PIETRO MACCONI SUI SEGUENTI ARGOMENTI: SPECIE IN DEROGA, ROCCOLI, DIVIETI CAC- CIA ZONE PROTEZIONE SPECIALE, SITI D IM- PORTANZA COMUNITARIA, PARCO!! VE LA PROPONIAMO PER INTERO, RINGRA- ZIANDOLI PER L IMPEGNO. D.: Quest anno finalmente le cacce in deroga si sono potute effettuare senza intoppi giudiziari, non è stato così per i roccoli che sono stati chiusi per disposizioni del TAR per ben due volte nella stagione, con grave danno per le cacce tradizionali. Per quali ragioni? R.: Le associazioni anticaccia non potendosi sfogare, come al solito, sulle deroghe che, dopo la delega alle Regioni da parte dello Stato avvenuta nel 2003, ora si possono programmare con leggi non appellabili in giudizio, si sono fiondate sull unica possibilità rimasta: la Delibera di Giunta che stabilisce la quantità di richiami catturabili ed il numero di roccoli che si possono utilizzare a tal fine. Come al solito si sono trovati giudici disposti ad accettare le loro tesi. Le presunte ragioni addotte nel giudizio sono simili in tutti e due i casi; in particolare nel secondo si è motivata la chiusura con la tesi che per le Province di Bergamo e Brescia, non avendo eseguito un inventario reale dei richiami da sostituire, cioè cacciatore per cacciatore, casa per casa, ma avendone stimato le necessità su basi statistiche, quindi teoriche, le quantità di cattura richieste avrebbero potuto essere sovrastimate, per cui si dovevano sospendere le catture. Il commento lo lascio a voi, ma di fronte a simili ragionamenti vien voglia di..beh, è meglio lasciar perdere. Quello che emerge da simili situazioni è l incapacità del giudice a comprendere che tali sentenze sono un forte incentivo alla illegalità e alla ribellione che erode la credibilità di politica e giustizia. D.: Ma perché non avete fatto, anche per i roccoli, una legge come per le deroghe? R.: Ci sono diverse ragioni: la più importante delle quali deriva dal fatto che avendo l Unione Europea abolito, a suo tempo, la caccia con le reti, questo tipo di attività può essere autorizzata solo in deroga e non deve essere finalizzata direttamente all attività venatoria. Non essendo attività diretta di caccia, non è competenza primaria della Regione; ricade nelle competenze statali perché si tratta di materia che riguarda l ambiente e la conserva- Rudy Dolci
Pietro Macconi sul monte Venturosa con gli amici Gianni, Fausto e Kiko zione delle specie selvatiche, competenza che è rimasta in capo allo Stato anche dopo la modifica del Titolo V della Costituzione. Abbiamo comunque pensato alla possibilità di legiferare in tal senso, ed è già stato abbozzato, nei suoi contenuti essenziali, un progetto di legge, ma rimangono da definire i limiti delle competenze fra Stato e Regione. Stiamo lavorando con il Ministro all Ambiente, On. Matteoli, per trovare un accordo che ci permetta di approvare una legge specifica prima della fine della legislatura. D.: Ci auguriamo che ciò sia possibile. Cambiando argomento, sui giornali provinciali si è tornati in questi giorni a parlare di Parco: che cosa succede in Regione al riguardo? R.: Ad oggi la questione è in fase di stallo, quindi non vi sono particolari novità ma, come ho avuto modo di dire più volte, ribadisco, anche in questa occasione, la mia intenzione di non dare corso all attivazione del Parco almeno sino a quando non sia stata modificata la legge quadro sulle aree protette (l.r.86/83), che è 18 all attenzione della commissione, e non siano state introdotte variazioni che stabiliscano fondi certi per la loro gestione e vengano in essa coinvolte le associazioni venatorie, a garanzia della continuità di gestione del territorio da parte dei cacciatori che hanno dimostrato, in questo, grande capacità, competenza e senso di responsabilità. Per meglio verificare l andamento legislativo della questione dei Parchi, sono entrato, come rappresentante esclusivo del mio Gruppo, nella VI Commissione consiliare Ambiente e Protezione Civile. Allo stato delle cose credo difficile che, in questo scorcio di legislatura ormai prossima alle elezioni regionali di Aprile, si possa concludere questa partita ma, nel caso, sarò lì a verificare che tutto si volga secondo le nostre attese. Nel frattempo sto lavorando, di concerto con l Assessore Beccalossi, per far sì che cada anche l ipotetica possibilità predisposta dall allora Ministro Ronchi, di proibire la caccia all interno delle Zone di Protezione Speciale e dei Siti d Interesse Comunitario. Questa facoltà, che era stata riservata allo Stato, deve essere cancellata. Il Ministro Matteoli ha già preparato, anche su nostra sollecitazione, una bozza di Decreto Legislativo per abrogare le disposizione dell ex Ministro Ronchi e delegare tutta la regolamentazione della materia alle Regioni. Benché non vi siano pericoli imminenti, l abolizione del vecchio decreto e l approvazione del nuovo con delega alle Regioni, ci renderebbe tutti più tranquilli. D.: Molte le attese che, sulla base dell esperienza passata, troveranno sicuramente una soluzione positiva. RingraziandoLa per il suo impegno, Le auguriamo, da parte nostra e dei nostri lettori, Buon Natale e Buon Anno. R.: Il mio impegno in questa direzione sarà totale. Ricambio gli auguri con affetto riformulando i miei complimenti al Vostro periodico che leggo sempre con interesse; è un ottima occasione di approfondimento e di svago. Auguri a tutti!
QUEL TESORO DI UN GALLO FORCELLO Attenti a starnare questo straordinario uccello: oltre al piacere di una caccia particolare anche se faticosa, vi riserva infatti la sorpresa di un pugno di pietre quasi preziose che nasconde nello stomaco. E c è chi ne fa addirittura dei gioielli La Redazione DALLE INDICAZIONI DEL NOSTRO SOCIO FER- NANDO GERVASONI, GIGI FOTI HA PRESO SPUNTO PER SCRIVERE UN ARTICOLO PER LA RI- VISTA DIANA, GIÀ PUBBLICATO L ANNO SCOR- SO. PROPONIAMO QUESTA PARTE PER L INTE- RESSE E LA CURIOSITÀ DELL ARGOMENTO. (.) qualcuno, con le pietruzze che trova nello stomaco dei galli forcelli, ci adorna addirittura orecchini, anelli e spille per signore e sigorine. Queste pietruzze translucide, a ben guardarle, sembrano delle autentiche pietre dure dai più svariati colori tanto da apparire come granati, diaspri, corniole, ametiste, tormaline e via di dicendo. E alcune non sono neppure tanto piccole, tanto che bene incastonate nell oro o nell argento fanno la loro bella figura. E noto che moltissimi volatili, anche le comunissime galline, ingeriscano granelli di pietra per aiutarsi nella digestione ma non sapevamo che questi granelli, in alcuni casi come appunto nei forcelli, possano trasformarsi in così particolari pietre dure. Lo stesso Giuliano P. Salvini scriveva nel suo classico Tetraonidi e coturnici (tipi di Olimpia, Firenze 1967) che, nello stomaco di un gallo maschio dell annata aveva trovato pietruzze bianche per un totale di 14, 1 grammi. In quello di un gallo adulto, sempre maschio, un bel solitario, le pietre erano addiritturasettanta, di colore bianco e marrone mentre in un vecchio ucciso a novembre erano numerose selci bianche oltre a schegge di legno. Nel ventriglio di una pernice bianca invece c erano trenta grani di sabbia di granito grossi come miglio per 6,2 grammi di peso. Le pietruzze che invece vediamo in queste immagini sono state trovate nello stomaco di galli abbattuti sulle Alpi bergamasche e hanno la particolarità di essere multicolore e tutte di buona grandezza. Tanto che finiranno per ornare qualche piccolo gioiello venatorio Esperto di queste cose è Gotfried Hepsgartner, di Lutago, in Valle Aurina, pieno Alto Adige, imbalsamatore di professione. La sua specialità o meglio la sua passione sono proprio i galli. I tetraonidi in particolare possiedono uno stomaco trituratore, il ventriglio insomma, dalle pareti muscolose e molto spesse dice capaci di triturare una grande varietà di cibo grossolano grazie anche alla presenza delle pietruzze che ingeriscono di volta in volta. Insomma, come una sorta di betoniera, il ventriglio mescola e rimescola assieme al cibo queste pietruzze che vengono così pulite, molate fino a diventare lucide, preziose. Ovviamente la colorazione dipende dal tipo di minerale che viene inghiottito aggiunge Hepsgartner e, comunque, in ogni animale c è almeno una trentina di queste pietre del diametro di quattro, cinque millimetri fra le quali, alcune quasi sempre molto belle. Più grosse le trovo ovviamente nel gallo cedrone che caccio in Austria, Russia e da altre parti nel nord dell Europa. Le più belle quindi finiscono per abbellire orecchini e altri particolari gioielli. Allora, facciamo attenzione adesso quando abbiamo la buona sorte di mettere nel carniere un gallo forcello: mentre lo starnate, abbiate cura del ventriglio, apritelo con un coltello affilato e portate alla luce quello che potrebbe apparire come un piccolo tesoro coloratissimo. E comunque uno dei tanti tesori che la caccia offre a chi davvero sa godere di una giornata assieme al proprio cane, fra i rododendri e mirtilli, alla ricerca di un vecchio gallo solitario. 19 E. Traini
SERATA SULLA BIOLOGIA E GLI ASPETTI SANITARI DEGLI UNGULATI SELVATICI DELLE ALPI OROBIE Luca Pellicioli Le nostre montagne sono fatte di sentieri da percorrere, di pareti da scalare, di rifugi nei quali far riposare il nostro corpo e la nostra mente. Ma in montagna e sulle montagne vivono anche e soprattutto, animali selvatici da osservare, rispettare e riconoscere. Con queste premesse la Commissione Culturale del CAI di Bergamo, in collaborazione con l assessorato agricoltura caccia e pesca della Provincia di Bergamo, ha organizzato e ospitato nella serata del 18 Novembre un incontro tematico dal titolo Gli ungulati selvatici sulle Prealpi Orobie, situazione attuale e dinamica delle popolazioni. Adriano Nosari, neopresidente della Sezione Provinciale del CAI ha introdotto la serata, sottolineando l importanza di momenti di riflessione e coinvolgimento trasversale tra i vari Enti presenti sul territorio. Di seguito la serata è entrata nel vivo con la presentazione e la discussione delle relazioni da parte dei relatori invitati. Nell ordine sono intervenuti Giacomo Moroni (Responsabile servizio faunistico Provincia di Bergamo) che ha presentato gli aspetti legati alla consistenza, alla biologia e al riconoscimento delle diverse specie di ungulati selvatici presenti sul territorio Orobico. Di seguito è intervenuto il Dott. Luca Pellicioli (Veterinario, Dottorando Dipav, Università degli Studi di Milano) che dopo un introduzione sui cambiamenti della montagna degli ultimi decenni, ha illustrato le principali patologie degli ungulati selvatici e le modalità di impostazione e svolgimento di un corretto monitoraggio sanitario. A concluso la serie degli interventi previsti la Dott.ssa Alessandra Gaffuri (Veterinario Dirigente, Istituto Zooprofilattico Sperimentale, Sezione di Bergamo) che ha illustrato i più significativi risultati del lavoro di monitoraggio sanitario, svolto sul territorio della Provincia di Bergamo in questi ultimi anni. Un lavoro certamente affascinante ed interessante con importanti risvolti scientifici, dai quali nascono preziose indicazioni gestionali. Una bella e piacevole serata dove più realtà Istituzionali si sono unite sotto il comune denominatore montagna. Ed è proprio questo ciò di cui oggi ha bisogno la montagna, di trasversalità, di integrazione di competenze e professionalità diverse e di linee politiche comuni per istruire, far conoscere e garantire un futuro al popolo della montagna. 20
CORSI PER ASPIRANTI CACCIATORI Luigi Capitanio Durante una lezione nella sala faunistica della Provincia E dicono che le vocazioni venatorie sono finite! Pare proprio non sia così. È quanto si è portati a pensare sbirciando nella sala oratoriale di Olmo al Brembo nelle serate di mercoledì. Da non credere ai propri occhi; quanti allievi! Tutto quanto inizia con una chiacchierata sui problemi che affliggono la comunità dei cacciatori della valle, almeno per quanto riguarda l aspetto numerico. La risposta è sempre la stessa; sono in calo, anzi no, siamo in calo visto che tutto sommato la cosa riguarda proprio noi. Questa diminuzione interessa e preoccupa un po tutti quelli che in qualche modo si occupano di caccia, le associazioni venatorie ad esempio vedono nel fenomeno un grave pericolo, infatti una contrazione numerica continua può ridurre ulteriormente quel peso politico che ancora ci rimane. In meno conteremo ancora meno. Altri ancora avvertono una mancanza di ricambio nelle file dei cacciatori, pertanto, in modo disfattistico (o realistico) si sostiene che tra breve la caccia si estinguerà da sola. A sostegno di queste lugubri prospettive si sono trovate tante motivazioni, per giustificare questa mancanza di nuove domande; dall offerta di divertimento che le nuove generazioni hanno a disposizione, alla vigorosa campagna anticaccia messa in atto negli ultimi trent anni, e ancora, ai costi elevati che un permesso di caccia comporta e. da tante altre piccole ragioni che pare inutile ricordare. Tutto questo però non ha convinto Valter Egman, presidente della locale Sezione Cacciatori, il quale scuotendo la testa, in modo salomonico ha sentenziato: Segont me i va mìa a fa la licènsa perchè i è anche scòmocc, des o ündes lessiù a Bèrghem al völ dì òt o novsènto chilometri, e magàre pasà gnac, te pàrela? Morale; proviamo ad organizzare un corso per aspiranti cacciatori qui in Alta Valle, magari qualcuno che fino ad ora non trovava la voglia o il tempo per recarsi in città a seguire i corsi lo troviamo. È fatta, dopo un adrenalinica consultazione con il maestro per tastarne la disponibilità, un altrettanto rapida indagine per la possibilità di utilizzo della sala, ed ecco organizzato il corso; è bravo il nostro Valter, quando parte non lo fermano di certo queste piccole difficoltà! Una decina di lezioni dovrebbero bastare dice, ma se non fosse così sì replica! Questa sera, siamo alla terza lezione e arrivo puntualmente in ritardo, posso permettermi questi ritardi, io la licenza ce l ho. Prima di entrare, sbirciando dalla finestra ne ho contati più di trenta, tutti compostamente seduti ad ascoltare un maestro d eccezione, Paolo Locatelli, che ha aderito con entusiasmo a questa iniziativa. Il Paolo, cacciatore e accompagnatore nella caccia agli ungulati nel nostro comprensorio, non è nuovo nella veste di istruttore. Infatti da tanti anni (nonostante la giovane età e un intensa attività lavorativa) svolge mansioni di istruttore nei corsi di preparazione agli esami di abilitazione venatoria, compito che tiene regolarmente in città. E pensare, mi confida Paolo al riguardo, che nella sede di città gli iscritti al corso in questa occasione sono solo sette. Che abbia ragione il Valter? Forse, dico io; intanto se questi superano gli esami saranno trenta giovani in più, e se il buon giorno si vede dal mattino speriamo in bene. Dal canto nostro, memori del detto piötòst che negot, l è mèi piötòst, la nostra parte di cacciatori, noi, in queste occasioni, la vogliamo proprio fare fino in fondo. 21
IL BRUCH NON C È PIÙ Elena Traini Perché non usiamo più il bruch, quel ramoscello che il cacciatore per eccellenza mette come ultimo pasto in bocca all ungulato abbattuto? Siamo d accordo che si tratti di una tradizione importata nel pacchetto delle tante usanze mitteleuropee e che, forse, ben poco sentiamo D altra parte, quanti di noi hanno gridato Viva Maria all abbattimento di un cinghiale? Eppure questo è il grido nostrano una volta che la bestia nera stramazza al suolo. Tornando al bruch, sta di fatto che una volta ci si presentava al Centro di Verifica con l orgoglio, non tanto per un selvatico ucciso più o meno bello, quanto per l onore riservatogli con l ostentazione di un nobile rametto selvatico del posto, nemmeno tagliato ma strappato a mano. E quell altro bruch nel cappello, sulla destra? Non siamo in pochi ad aver notato che al nostro Centro di Verifica arrivino sempre meno gli ungulati con l ultimo pasto. Ci dispiace e speriamo che l esasperazione tecnica con cui le cacce di specializzazione si stanno evolvendo, non uccidano altre tradizioni non soltanto d importazione. Non soltanto agli ungulati l ultimo pasto. Il valore di una lepre per il lepraiolo, di un gallo per l appassionato della tipica, ma anche della marmotta, dovrebbe far rallentare il tempo della conquista dopo l abbattimento con la cerimonia dell imposizione del bruch
INSERTO SPECIALE DICEMBRE 2004 Interazioni sanitarie tra Ovini e Camosci nelle Alpi Orobie (BG) L. Pellicioli 1, A. Gaffuri 2, V.M. Tranquillo 3, P. Lanfranchi 4. E. Traini 5 1 Medico Veterinario, Dottorando Dipartimento Patologia Animale, Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria Università degli Studi di Milano. 2 Medico Veterinario, IZSLER Sezione di Bergamo, referente dell IZSLER per il Centro di Referenza Nazionale delle Malattie degli Animali Selvatici. 3 Medico Veterinario OEVR Brescia. 4 Medico Veterinario, Dipartimento Patologia Animale, Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria, Università di Milano Note L intero articolo è stato pubblicato sulla sulla rivista bimestrale d informazione scientifica l Osservatorio Anno 7 - N 2 Aprile 2004, pp.4-10. 23
INTRODUZIONE Le problematiche sanitarie delle popolazioni di animali selvatici a vita libera, negli ultimi decenni hanno assunto importanza prioritaria nell ambito dei processi di gestione e conservazione del patrimonio faunistico. In particolare la salute degli animali selvatici diviene aspetto fondamentale quando nella stessa area geografica si trovano a vivere specie diverse di animali recettivi per la stessa patologia e quindi con possibilità di interscambio di agenti patogeni. Nei contesti alpini questa situazione è piuttosto frequente con animali al pascolo in aree a elevata vocazione faunistica. Se da un lato la presenza di animali al pascolo può comportare concreti rischi di trasmissione di agenti patogeni ad animali selvatici, con possibili ripercussioni sulle dinamiche di popolazione, dall altro la monticazione con mandrie di bovini e greggi di ovini acquisisce un ruolo strategico nell ambito della difesa e della conservazione degli ecosistemi alpini, contribuendo al mantenimento dei pascoli con risvolti positivi in termini di stabilità del territorio, miglioramento della qualità del pascolo e della biodiversità ambientale, a favore della fauna autoctona alpina in particolare galliformi e ungulati. Si apre quindi il delicato e complesso capitolo delle interazioni sanitarie tra animali domestici e animali selvatici, problema spesso bidirezionale e sorgente di conflittualità tra le diverse parti sociali coinvolte. In passato si è badato poco a questo problema, sia per l esistenza di problemi sanitari molto pressanti, sia per il basso numero di ungulati selvatici presenti sulle nostre montagne. Oggi la situazione pare radicalmente cambiata: al notevole aumento della popolazione di ungulati selvatici (Pedrotti et al., 2001) si è contrapposta la crisi della zootecnia di montagna sempre più legata ai contributi elargiti dalla Comunità Europea. La necessità di avere animali sani in alpeggio è duplice: da un lato garantisce un livello di benessere alla stessa popolazione che chiaramente si ripercuote su un ottimizzazione delle produzioni, dall altro è una condizione fondamentale per evitare la circolazione e la diffusione di agenti patogeni nell ambiente alpino con i relativi rischi di intertrasmissione di patologie ad animali di specie differente e in alcuni casi, almeno potenzialmente anche all uomo. Gli isolamenti, di Brucella abortus nel camoscio, di Brucella melitensis da alcune colonie di stambecchi delle Alpi (Ferroglio et al., 1998), avvenuti negli ultimi anni dimostrano l attualità di queste tematiche. Sulla base di queste considerazioni e alla luce dei casi di positività sierologia per Brucella abortus/melitensis riscontrate sino al 1996 negli ovini dell area di studio, si è ritenuto opportuno continuare il monitoraggio sieroepidemiologico sui camosci iniziato nel 1997 e affiancare ad esso un monitoraggio sanitario sulle greggi di ovini monticanti relativi all area geografica del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana (BG). MATERIALI E METODI Area di Studio: Lo studio è stato condotto nell area geografica del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana. Il Comprensorio è suddiviso in cinque settori di interesse faunistico-venatorio, i quali fanno riferimento ad un area più ampia che s identifica nel versante meridionale delle Alpi Orobie (46 Latitudine Nord, 10 Longitudine Est da Greenwich). L area studiata si presenta ricca di specie di notevole interesse faunistico venatorio. Tra i ruminanti selvatici sono presenti Camosci (Rupicapra rupicapra) Caprioli (Capreolus capreolus), Cervi (Cervus elaphus) e Stambecchi (Capra ibex), quest ultimi reintrodotti nel 1987. Nel periodo estivo il territorio, dell area di studio, si arricchisce della presenza di mandrie di bovini (2870 capi) e greggi di ovini (9027 capi) al pascolo (Marengoni, 1997). Raccolta dei Sieri: Ovini: I sieri di ovino sono stati prelevati nel Settembre 2001, durante la demonticazione dei greggi, dai Veterinari del Servizio Nazionale come previsto dal piano straordinario della Regione Lombardia per il controllo della Brucellosi nei greggi vaganti. In seguito, per ogni singolo gregge è stato effettuato un prelievo random su un numero di animali adeguato a stimare la prevalenza con una precisione del 5% (I.C. 95%) ipotizzando una prevalenza attesa del 70% (ricavato da precedenti indagini, Gaffuri et al., 2002). Camoscio: I sieri di camoscio sono stati raccolti dai cacciatori subito dopo l abbattimento del capo, nell ambito di una collaborazione tra il Comprensorio Alpino e la Sezione di Bergamo dell IZSLER. Il periodo di raccolta dei sieri è relativo alla stagione venatoria 2001/2002. 24
Presso il Centro di raccolta è stata compilata una scheda segnaletica del capo abbattuto dove sono stati riportati il luogo di abbattimento, i dati biometrici e la classe d età di ogni capo. Per quest ultimo aspetto sono state individuate tre classi d età: classe 1 capi di un anno, classe 2 capi di due-tre anni e classe 3 capi dai quattro anni in avanti. Complessivamente sono pervenuti presso la Sezione 210 sieri di camoscio su un totale di 270 capi abbattuti. La qualità dei sieri ottenuti è stata valutata in base al grado di emolisi e globalmente sono stati classificati di qualità discreta (siero parzialmente emolitico). Sulla base delle precedenti indagini sanitarie (Gaffuri et al., 2002) sono stati testati i sieri di ovino e camoscio per le patologie riportate in Tabella N 1. Metodi Statistici: I dati relativi alle caratteristiche individuali (variabili indipendenti: settore geografico, classi di età e stato sanitario) e quelle relative alla positività sierologica alle diverse patologie indagate, sono stati inseriti in un foglio di calcolo di Excel (Microsoft), e l analisi statistica è stata effettuata con le procedure del software statistico STATA ver. 7 (Stata Corp. 2001) [STATA CORP. 2001. Stata Statistical Software: Release 7.0. College Station, TX: Stata Corporation. ]. Per ogni patologia indagata si è proceduto ad effettuare una stima puntuale e intervallare (intervalli di confidenza al 95%) della prevalenza grezza di soggetti sieropositivi, in accordo a Thrusfield (Veterinary Epidemiology, 1997). Sulla base delle informazioni disponibili si è proceduto quindi a stimare le sieroprevalenze specifiche per le seguenti variabili indipendenti: settore geografico, classi di età e sesso. L associazione tra sieropositività e le singole variabili indipendenti è stata misurata mediante il calcolo del Rapporto di Prevalenza (RP). La significatività statistica della stima di RP è stata valutata attraverso il test del c 2 mentre líincertezza della stima di RP Ë descritta dagli intervalli di confidenza stimati con una probabilit del 95%. Georeferenzazione dati: Le località di abbattimento dei camosci sieropositivi e l area di pascolo dei greggi di ovini monticanti sono state georeferenziate attraverso l utilizzo del software Arcview GIS 3.2. al fine di migliorare l inquadramento epidemiologico (Foto N 1, -2, - 3). 25
Metodiche utilizzate: Le metodiche utilizzate per lo svolgimento delle analisi sierologiche sono sintetizzate in Tabella N 1. Tabella N 1 Patologie testate in Ovini e Camoscio con relativa metodica. PATOLOGIE TESTATE in OVINI e CAMOSCI BRUCELLOSI. (Ovino e Camoscio) TOXOPLASMOSI. (Ovino e Camoscio) METODICA UTILIZZATA SAR (Siero agglutinazione rapida) FdC (Fissazione del Complemento). Siero-agglutinazione lenta al lattice STRUTTURA PRESSO LA QUALE E STATA ESEGUITA BERGAMO, Laboratorio di Sierologia. BERGAMO, Laboratorio di Diagnostica. VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE. (Ovino e Camoscio) Elisa competizione BRESCIA, Reparto di Virologia. CHERATOCONGIUNTIVITE INFETTIVA (Ovino e Camoscio) Elisa indiretta. BERGAMO, Laboratorio di Diagnostica. PARAINFLUENZA 3. (Camoscio) Inibizione emoagglutinazione. BRESCIA, Laboratorio di Virologia. ROGNA SARCOPTICA. (Camoscio) Elisa indiretta. UNIVERSITA TORINO, Dipartimento Produzioni Animali, Epidemiologia ed Ecologia. RISULTATI Relativamente ai greggi di Ovini monticanti esaminati all interno dell area di studio, non sono emerse sieropositività per Brucellosi mentre sono state riscontrate positività sierologiche rispetto a Toxoplasmosi, Virus Respiratorio Sinciziale e Cheratocongiuntivite infettiva come sintetizzato in Tabella N 2. Tabella N 2 Risultati analisi Greggi ovino. N Capi % p % p % p % p Gregge analizzati Brucellosi Toxoplasma VRS Cheratocongiuntivite 1 153 0 90 92 77 2 145 0 86 82 88 3 204 0 88 94 69 4 219 0 86 85 74 5 176 0 89 78 77 6 204 0 92.2 91 42.2 7 195 0 91.2 89 34.9 8 250 0 90 88 46.4 p: sieroprevalenza Relativamente al Camoscio, tutti i sieri sono risultati negativi per Brucellosi, Rogna Sarcoptica e Parainfluenza 3. Sono state riscontrate positività sierologiche nei confronti di Toxoplasmosi, 12 casi; Virus Respiratorio Sinciziale, 67 casi; Cheratocongiuntivite infettiva, 34 casi. Tabella N 3 Risultati analisi camoscio. Malattia Sieri Analizzati Sieri Positivi % p (IC 95%) Brucellosi 185 0 0 (0.00 2.54) Toxoplasmosi 200 12 6 (3.28 10.5) VRS 160 67 41.8 (34.2 49.9) Cheratocongiuntivite 200 34 17 (12.2 23.09) Parainfluenza 176 0 0 (0.00 2.66) Rogna Sarcoptica 138 0 0 (0.00 3.38) p: sieroprevalenza Le positività nel Camoscio, di cui tabella 3, sono riportate in tabella 4-5-6 in relazione alle singole variabili indipendenti: settore geografico di appartenenza del capo abbattuto, classe d età e sesso. 26
Tabella N 4 Toxoplasmosi Variabile indipendente N Camosci Sieropositivi N Esaminati Sieroprevalenza (%) (IC 95%) RP (IC 95%) *Infinito. Settore geografico 1 2 3 4 5 2 2 2 6 0 32 36 52 33 27 6.2 (1.09-22.2) 5.5 (0.9-20.0) 3.8 (0.6-14.3) 18.8 (7.6-36.08) 0.0 (0.0-13.0) Inf.* Inf.* Inf.* Inf.* 1 Classe Età 1 2 3 1 3 8 63 44 73 1.5 (0.08-9.6) 6.8 (1.7-19.7) 10.9 (5.1-20.9) 1 4.29 (0.4-39.9) 6.9 (0.8-53.7) Sesso Femmina Maschio 5 7 79 101 6.33 (2.3-14.7) 6.9 (3.07-14.2) 1 1.09 (0.3-3.33) Tabella N 5 Virus Respiratorio Sinciziale. *Infinito. ** P < 0.05 Variabile indipendente N Camosci sieropositivi N Esaminati Sieroprevalenza (%) (IC 95%) RP (IC 95%) Settore geografico 1 2 3 4 5 0 16 25 14 12 28 30 40 24 21 0.0 (0.0-12.3) 53.3 (34.6-71.2) 62.5 (45.8-76.8) 58.3 (36.9-77.2) 57.1 (34.4-77.4) 1 Inf * Inf * Inf * Inf * Classe Età 1 2 3 15 18 33 46 38 58 32.6 (19.9-48.1) 47.3 (31.3-63.9) 56.9 (43.2-69.9) 1 1.4 (0.8-2.4) 1.7 (1.08-2.7)** Sesso Femmina Maschio 23 43 58 84 39.6 (27.7-53.3) 51.1 (40.1-62.1) 1.29 (0.88-1.88) 1 Tabella N 6 Cheratocongiuntivite. *P < 0.05. Variabile indipendente N Camosci Sieropositivi N Esaminati Sieroprevalenza (%) (IC 95%) RP (IC 95%) Settore geografico 1 2 3 4 5 Classe Età 1 2 3 Sesso Femmina Maschio 5 8 13 2 6 5 13 16 17 17 32 36 52 33 27 64 44 73 79 101 15.6 (5.9-33.5) 22.2 (10.7-39.5) 25.0 (14.4-39.2) 6.06 (1.0-21.6) 22.2 (9.3-42.7) 7.9 (2.9-18.2) 29.5 (17.2-45.3) 21.9 (13.4-33.4) 21.5 (13.3-32.4) 16.8 (10.3-25.8) 2.6 (0.5-12.3) 3.6 (0.8-16.03) 4.1 (0.9-17.1) * 1 3.6 (0.8-16.7) 1 3.7 (1.4-9.6) * 2.7 (1.07-7.1) * 0.78 (0.42-1.43) 1 L analisi statistica per cheratocongiuntivite, ha evidenziato rapporti di prevalenza più elevati nel settore geografico 3 e nella classe d età 2. 27
DISCUSSIONE Brucellosi: La negatività sierologica emersa in ovino e camoscio, conferma quanto emerso in indagini precedenti condotte nella stessa area di studio (Gaffuri et al., 2002) e depone a favore di un esclusione della presenza di Brucella nella popolazione di camosci e ovini transumanti. In considerazione che in Provincia di Bergamo nell ovino non sono state segnalate reazioni sierologiche positive per Brucella abortus/melitensis dal 1996, il dato emerso conferma quanto avvenuto nelle scorse stagioni. Nel camoscio le negatività emerse inducono a ipotizzare che attualmente la patologia non circola nel camoscio in quanto la malattia è assente nel domestico. Nella specie selvatica, alla luce dello scarso campionamento rispetto al numero di animali presenti sul territorio, non possiamo escludere a priori la presenza sul territorio di potenziali animali sieropositivi o, come segnalato nella realtà Francese, casi clinici di Brucellosi nonostante la negatività dei test sierologici (Hars et al., 2003).. Toxoplasmosi: La sieroprevalenza emersa denuncia nell ovino una situazione di elevata circolazione del protozoo, che andrà ulteriormente approfondita anche in relazione alla possibilità dell insorgenza di fenomeni abortivi nei greggi di ovini e ai possibili rischi zoonosici derivanti dal consumo di carne cruda o di prodotti derivati che sarà auspicabile andare a indagare nelle prossime stagioni. Rispetto al camoscio i 12 capi sieropositivi individuano la presenza di Toxoplasma anche in questa popolazione che generalmente frequenta habitat di media quota dove la presenza del gatto (unico ospite definitivo presente nell area di studio) non sempre è accertata ma ipotizzabile, è quindi probabile che occasionali frequentazioni delle stesse aree possono essere alla base di questa circolazione patogena nella specie camoscio A favore di questa ipotesi depone il fatto che indagini parallele condotte nei caprioli della stessa area di studio hanno evidenziato sieroprevalenze in soggetti abbattuti in vicinanza di centri abitati (Gaffuri et al., 2000). La trasmissione orizzontale può quindi essere una via importante di trasmissione ma non è possibile escludere una trasmissione verticale come dimostrato in altra specie di ruminanti selvatici come la Renna (Rangifer tarandus), (Dubey et al., 2002). Se consideriamo che nel contesto Alpino sono state riscontrate positività sierologiche nello Stambecco (Tolari et al., Gennero et al., 1993), dove la trasmissione orizzontale pare improbabile alla luce dei differenti ambienti frequentati da gatto e stambecco, ciò depone ulteriormente a favore che la trasmissione verticale in ruminanti selvatici sia possibile e si possa mantenere nel corso delle stagioni. In relazione alla classe d età, la sieroprevalenza e ai rapporti di prevalenza più alti si sono riscontrati nei soggetti appartenenti alla classe 2 e 3, quindi in capi sub-adulti e adulti. Da questo punto di vista, alla luce delle ridotte sieropositività riscontrate il dato necessita di ulteriori approfondimenti. Virus Respiratorio Sinciziale: I casi di sieropositività per VRS nel camoscio indicano un potenziale coinvolgimento del virus nell ambito delle sindromi respiratorie polifattoriali e dei casi di polmonite, riscontrati all esame anatomopatologico, che hanno colpito i camosci dell area di studio nella stagione 2001. A conferma dell importanza di indagare questa patologia è da considerazione che nella adiacente realtà di studio della Provincia di Lecco il titolo anticorpale per VRS nel camoscio nel corso degli anni ha subito delle oscillazioni, ma il picco anticorpale si è verificato in corrispondenza delle epidemie di polmonite (Citterio et al., 2003) a dimostrazione della potenziale implicazione di questo agente patogeno nell ambito delle sindromi respiratorie. La diffusione del virus in funzione del settore venatorio evidenzia una sua assenza nel settore 1, mentre negli altri settori la sieroprevalenza a valori uniformi con un picco nel settore 3 che è l area con la sieroprevalenza più elevata. La classe d età risulta associata alla positività sierologica, all aumentare dell età aumenta il numero dei capi coinvolti indice di una maggior sieropositività degli individui sub-adulti e adulti. Tra le potenziali cause, l elevata presenza di parassiti polmonari riscontrati durante l esame necroscopico negli individui adulti, può aver contribuito a compromettere il quadro polmonare facilitando l irruzione di altri agenti patogeni. Nell ovino è stata riscontrata un elevata sieroprevalenza indice di una circolazione dell agente patogeno nel domestico. L isolamento del ceppo virale rappresenta un approfondimento indispensabile per chiarire meglio la dinamica di questa patologia nell ambito dell interazioni sanitarie. Cheratocongiuntivite infettiva: Nel camoscio è stata riscontrata una sieroprevalenza del 17% per Mycoplasma conjunctivae. Questo dato è probabilmente dovuto al fatto che il prelievo venatorio 2001 del camoscio è stato avviato 6 mesi dopo la fine dell epidemia di cheratocongiuntivite che ha interessato i camosci dell area di studio nel periodo Settembre 2000-Marzo 2001.
I capi di classe d età 2, sono gli animali maggiormente colpiti probabilmente perché al momento dell insorgenza dell epidemia, al contrario della classe 1, si sono trovati scoperti da un immunità materna, mentre i capi di classe tre essendo individui adulti possono avere sviluppato nel corso degli anni una propria immunità. Il settore faunistico 3 risulta quello maggiormente colpito, è ipotizzabile che una maggior densità di camosci unita ad una maggior presenza di animali domestici al pascolo possa aver contribuito a determinare in quest area dei fattori predisponenti. L alta sieropositivatà emersa nell ovino induce a confermare il ruolo sostenuto da questo ruminante domestico nel mantenimento di questa patologia (Giacometti et al., 2002) e la conseguente funzione che greggi vaganti possono svolgere nella potenziale trasmissione interspecifica del mycolpasma, in particolare nel camoscio. Parainfluenza: Sulla base delle negatività sierologiche emerse nel camoscio, è ipotizzabile che il virus Parainfluenza 3 non sia direttamente coinvolto nel quadro patologico delle sindromi respiratorie polifattoriali che hanno colpito i camosci dell area di studio. Rogna Sarcoptica: L indagine sierologica condotta nel camoscio non ha evidenziato sieropositività. Considerando che l esecuzione di questa metodica permette di rilevare il rialzo anticorpale prima della comparsa della sintomatologia clinica della patologia (Rambozzi, 2000), è auspicabile continuare l indagine nelle prossime stagioni, al fine di monitorare costantemente e individuare precocemente eventuali insorgenze di epidemie, come avvenuto nel settore Orientale delle Alpi. CONCLUSIONI La presente indagine conferma l importanza dell approccio sieroepidemiologico nell ambito dello studio delle popolazioni di ovini e ungulati selvatici a vita libera. Se il quadro emerso è rassicurante rispetto alla presenza di malattie soggette ai piani di Profilassi obbligatoria, vanno sottolineate le sieropositività per malattie che, almeno potenzialmente, possono avere un grave impatto sia in termini di dinamica delle popolazioni sia di interscambio tra animali domestici e selvatici. Relativamente alle metodiche di laboratorio utilizzate nel selvatico, va osservato come attualmente la sola metodica validata per la specie camoscio è quella relativa alla cheratocongiuntivite infettiva. Per le altre patologie testate l utilizzo di test che hanno una buona attendibilità in diverse specie, per quanto non validate in quella selvatica, rappresenta un limite dell indagine sierologica negli animali selvatici. I limiti del campionamento sul selvatico non permettono, in alcuni casi associazioni statisticamente significative, è comunque indicativo aver individuato nel settore faunistico-venatorio 3 l area con sieroprevalenze più alte. Nelle prossime stagioni sarà importante la ricerca di eventuali fattori di rischio che possono aver interferito sull insorgenza di patologie a carico dei camosci del settore 3. E auspicabile inoltre il proseguimento delle indagini sieroepidemiologiche anche nei prossimi anni dirigendo la ricerca verso l isolamento di agenti patogeni, la validazione di nuove metodiche e la valutazione dell impatto sulla dinamica di popolazione delle patologie testate, anche attraverso l utilizzo di sistemi informatici territoriali. Questi aspetti sono un chiaro obiettivo da perseguire al fine di contribuire allo sviluppo di linee di gestione dello spazio alpino in una logica di sviluppo sostenibile. Si Ringrazia: I Laboratori delle Sezioni e della Sede dell Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell Emilia Romagna che hanno contribuito allo svolgimento delle analisi sierologiche.
Quaderni di Cultura Venatoria Allegato al n 23 del dicembre 2004 del periodico CACCIA in Val Brembana Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana
TROFEO SALADINI PILASTRI 2004 La due giorni bergamasca 10 e 11 settembre La Redazione I numeri dicono tutto: 4 batterie, 11 classificati di cui 6 con punto su cotorni. Questo il rapido riassunto della prova finale del Trofeo Saladini Pilastri 2004 vinto dal setter inglese Paco del piemontese Bartolomeo Cavaglià. Le prove sulle Orobie hanno avuto il suo distinguo con un meeting sulla stato della cinofilia sportiva in quota, tenutosi al ristorante albergo K2 del nostro socio Fulvio Berera, di Foppolo. Acceso il dibattito CLASSIFICA DELLA PROVA SULLA PRESOLANA Batteria A Giuria: Testa, Bortot, Coti Zelati 1 ECC CAC- CACIT - Oleg della Chiave setter maschio Conduttore Pedraglio 2 MB - Peck setter maschio Conduttore Pollini Batteria B Giuria: Delfini, Moranti, Trivellato 1 ECC CAC RIS CACIT - Kevin setter maschio Conduttore Pellamati 2 ECC RIS CAC - Dubi setter maschio Conduttore Cossali 3 MB - Red setter maschio Conduttore Pironio CLASSIFICA DELLA PROVA A FOPPOLO Batteria A Giuria: Delfini, Malnati, Testa 1 ECC CAC RIS CACIT - Achim setter maschio Conduttore Pedraglio 2 ECC - Oleg della chiave setter maschio Conduttore Pedraglio 3 ECC - Martinsen setter maschio Conduttore Bonzi Batteria B Giuria: Bortot, Coti Zelati, Moranti 1 ECC CAC CACIT - Bill setter maschio Conduttore Usuelli 2 ECC - Varenne setter maschio Conduttore Salvi 3 ECC - Rinaldo del pizzo Stella setter maschio Conduttore Pensa durante il quale il giudice svizzero Roberto Pedrazzetti ha posto l accetto sulla necessità di cambiare il regolamento del Trofeo, tropo farraginoso e costoso. Fatto quest ultimo che impedisce l accesso alla manifestazione da parte dei pù giovani e i meno abbienti, senza per questo nulla togliere alla loro passione. Il Gruppo Cinofilo Bergamasco anche quest anno ha messo in campo un ottima organizzazione, grazie all apporto dell attivissimo consigliere Alberto Mora che, anche quest anno, ha messo in palio una medaglia d oro alla memoria del padre. Durante il meeting sono stati consegnati riconoscimenti ai promotori della prima prova che si svolse 35 anni fa: Marzio Panattoni, Franco Locatelli, Franco Meratti, Alberto Mora,, e per il costante impegno profuso al presidnete Gianni Simoni, Mario Beretta,, Orlando Invernizzi, renato Benzoni, piergiamo Oberti, e Geremia Cattaneo. Il Gruppo Cinofilo ha voluto manifestare anche i ringraziamenti ai Comprensori di Caccia nelle persone dei presidenti: Remo Morzenti Pellegrini, Piergiacomo Oberti, Martino Bianchi e i presidenti delle rispettive commissioni tipica alpina: Ernesto delasa, Atos Curti e Giovanni Lubrini. Il Trofeo del nostro Comprensorio, raffigurante un setter in ferma è stato vinto da Giovanni Usuelli con il suo setter Bill. Complimenti. La premiazione a Foppolo 31
APPUNTI DI BIOLOGIA ANIMALE Tiziano Ambrosi ACCORGIMENTI PER INSEGNARE A BAMBINI E ADULTI A GIOCARE CON CANI E GATTI Rubric Uno dei motivi per cui teniamo animali da compagnia è che possiamo giocare con loro. Queste azioni dovrebbero essere fonte di grande gioia ma spesso producono lesioni all animale o alla persona. Il gioco violento incide negativamente peggiorando un problema comportamentale che si sta sviluppando. Alcuni accorgimenti per un gioco appropriato possono ridurre al minimo questi problemi, e possono anche portare le persone ad apprezzare alcune sfumature della comunicazione canina e felina. I cuccioli e i gattini, come i bambini piccoli, sono pieni di energie e possono passare rapidamente alla perdita del controllo e allo sfinimento nelle fasi di gioco compiendo errori riguardo gli oggetti e l intensità del gioco. A differenza dei bambini i cuccioli e i gattini non hanno mani con pollici opponibili (caratteristica propria dei primati) ma hanno fauci e denti che consentono loro di trasportare e maneggiare oggetti; quindi gran parte del gioco prevede l uso della bocca. Inoltre il gioco viene spesso interpretato come una lotta, impennandosi e compiendo balzi uno sull altro, ed esteso alle persone. La lotta, la monta, le impennate e i balzi Tali comportamenti sono normali nel cucciolo e nel gattino, permettono il contatto e il gioco tra gli animali e modellano i comportamenti sociali dell adulto e la comunicazione tra gli individui. Entro il secondo mese di vita, sia i cuccioli che i gattini iniziano a prestare maggior attenzione alle persone, utilizzando con loro gli stessi comportamenti che utilizzano con altri animali. La tendenza degli animali è di giocare con gli umani proprio come se fossero altri cuccioli o gattini, e l atteggiamento delle persone è di imitare i comportamenti degli animali servendosi delle mani. Quando cani e gatti sono piccoli e leggeri i comportamenti di lotta sono privi di conseguenze, ma crescendo possono danneggiare un bambino o, se cane di grossa taglia, anche un adulto. Cuccioli e gattini restano giovani fino alla maturità sociale che avviene intorno al secondo anno di età quindi non ci si può aspettare che mostrino il giudizio e l autocontrollo di un animale più anziano, ed è anche impossibile accertare, da un punto di vista intellettivo, se un cane o un gatto comprende quanto possano essere delicati i neonati, i bimbi piccoli, gli anziani o i soggetti debilitati. Non ha alcun senso lasciar decidere unicamente agli animali quale direzione deve prendere il gioco ed è indispensabile una guida umana. Afferrare, colpire con la zampa ed episodi di monta esibiti da animali giovani sono accettabili soltanto se le persone coinvolte sono in grado di interrompere sempre il comportamento dicendo un no o allontanandosi, indirizzare il comportamento ad un altro oggetto (un giocattolo) e correggere delicatamen- 32
te il comportamento. La correzione appropriata per prese o balzi eccessivi consiste nel bloccare l animale cogliendolo di sorpresa e facendogli eseguire un seduto e resta per ricevere una ricompensa. Le persone non dovrebbero riprendere gli animali colpendoli sul muso o picchiandoli sul posteriore perché in questo modo si ottiene che l animale risponda attaccando ciò che l ha toccato e insegnerà che il gioco violento induce una risposta simile e questo non è certamente il messaggio che si desidera inviare. Un metodo efficace per interrompere un comportamento indesiderato consiste nell ignorare l animale cessando immediatamente l azione e allontanandosi. Presa con la bocca e morso La presa con il morso e la bocca sono lamentele comuni delle persone che hanno giocato inavvertitamente in modo troppo pesante con il proprio cane o gatto; nessun cucciolo o gattino dovrebbe essere incoraggiato a prendere con la bocca. E semplice interrompere questo comportamento sul nascere, ma può essere molto difficile intervenire quando persiste da tempo. La prima cosa che dovrebbero fare i clienti quando il loro cucciolo o gattino li afferra con la bocca sarebbe dire no e immobilizzarsi; se i proprietari sottraggono la mano all animale, anche se lo scopo è di non essere feriti, incoraggiano l animale a proseguire il gioco. Dite no, fermatevi, e delicatamente ritraete o spostate la parte del corpo colpita mentre trattenete il corpo dell animale. Quindi offrite prontamente all animale qualcosa che possa mordicchiare (un giocattolo imbottito o una pallina). Se l animale insiste producete un rumore fastidioso. Ricordate, l unico motivo per spaventare l animale è interrompe- 33 E. Traini
re il comportamento in modo da insegnargliene uno più appropriato. La maggior parte delle persone desidera che l animale interrompa il comportamento e ciò può essere ottenuto; comunque, è ugualmente importante premiare la cessazione del comportamento indesiderato. I cuccioli ed i gattini necessitano di attenzione e di energie. Se non riescono ad ottenere attenzione con metodi positivi, si serviranno di quelli ritenuti negativi dai proprietari, che sono responsabili del modellamento del comportamento dell animale; se l unica interazione che ricevono è negativa, impareranno a chiedere con insistenza e intensificheranno i comportamenti negativi per ottenere sempre maggiore risposta. I proprietari spesso ritengono che non devono correggere le pizzicate dei cuccioli perché non causano alcuna conseguenza né ferimento, ma ciò è scorretto perché il cane crescerà e il suo morso potrà diventare pericoloso. Il momento per imparare ad inibire tali comportamenti è quando il cane è giovane. E molto più difficile far disimparare un comportamento che insegnarne uno appropriato fin dall inizio. 34 TRATTARE E PREVENIRE IL COMPORTAMENTO DI RICHIESTA D ATTENZIONE Molti cani e gatti sono molto attaccati ai proprietari e spesso richiedono la loro attenzione. Il modo in cui si esprimono può influenzare il modo in cui le persone interagiscono con loro. Gli animali che ricevono scarsa attenzione dai proprietari, quelli che hanno una particolare esigenza di attenzione, o quelli che non hanno probabilmente mai ricevuto alcuna linea guida sul comportamento ritenuto accettabile possono ricorrere a soluzioni estreme per ottenere attenzione. I cani possono saltare sui proprietari, dare piccoli colpi con la testa o con il corpo, tirare loro i vestiti, mordicchiarli o abbaiare contro di loro. I gatti possono graffiare le persone, dare colpi di zampa, tirare loro i vestiti o passeggiare avanti e indietro sul corpo del proprietario mentre sta dormendo. Talvolta gli animali da compagnia diventano distruttivi o eliminano in luoghi inappropriati. Sia i gatti che i cani possono imparare a rubare gli oggetti o a buttarli giù da zone proibite se questo consente loro di ottenere attenzione; molti gatti graffiano i mobili perché sanno che qualcuno finirà per rincorrerli. E importante che gli animali non imparino che un comportamento inesatto è il modo migliore per soddisfare la loro necessità di attenzione. L ostacolo maggiore nel trattamento di questo lieve ma fastidioso comportamento non è l animale bensì la nostra tendenza ad allungare automaticamente la mano e a toccare ogni animale che ci sfiora. Siamo più inclini a farlo quando siamo più indifesi: leggiamo il giornale, schiacciamo un sonnellino o guardiamo la televisione. I cani ed i gatti lo sanno e ne approfittano. Se il problema è serio al punto da infastidire le persone devono essere attente se vogliono correggerlo. Innanzitutto si deve stabilire un programma regolare di interazione con l animale dedicandogli almeno 15 minuti due volte al giorno da impiegare in esercizi di obbedienza,abilità, attività fisica o gioco. Il gioco dà l opportunità di consolidare il legame animale-proprietario, che abbinato ad una migliore comprensione delle esigenze e dei comportamenti dell animale, renderà le persone più pazienti e più recettive nei suoi confronti. Tutto ciò dovrebbe ridurre la necessità dell animale a sollecitare l attenzione attraverso comportamenti inappropriati o indesiderabili. Ogni volta che la persona e l animale non interagiscono durante le fasi stabilite, si deve usare qualche meccanismo per rinforzare il comportamento positivo dell animale e scoraggiare quello sgradito. Se il gatto o il cane chiedono attenzione servendosi di uno dei comportamenti descritti precedentemente, la persona dovrebbe ignorare l animale. Se l animale indietreggia o si siede ed attende che la persona gli dia retta, dovrebbe essere lodato ed accarezzato. Se la persona desidera quindi interagire estensivamente con l animale, va bene; ma il punto è che dovrebbe essere in grado di dire no senza essere infastidita. Se la persona è coerente alla fine l animale imparerà. Tratto da La clinica comportamentale del cane e del gatto di Karen L. Overall
PER SAPERNE DI PIÙ Giovanni Locatelli LA RABBIA Il virus della rabbia è uno dei rhabdovirus che ha un ciclo enzootico in animali a sangue caldo e si trasmette da un animale all altro tramite il morso. La rabbia nell uomo di solito è causata dal morso di un animale infetto. Può essere contratta anche con la contaminazione di una ferita aperta, o l inalazione dle virus; sono stati riportati casi di persone infettate dopo aver soggiornato in caverne infestate da pipistrelli. La trasmissione da uomo a uomo è stata documentata solo nel trapianto di cornea da donatori morti per rabbia non diagnosticata. L incidenza della rabbia nell uomo è in calo in tutto il mondo e parecchi paesi sono indenni da rabbia. In Italia, la Sardegna e la Sicilia sono zone indenni per cui, a norma di legge, qualsiasi cane o gatto che sbarca su queste isole dovrebbe essere stato vaccinato almeno un mese prima dal veterinario e scortato da certificato sanitario. Negli Stati Uniti gli animali che risultano più infetti sono: moffette, procioni, pipistrelli e volpi, tra gli animali domestici, quelli più comunemente infettati sono i gatti, i cani e il bestiame. In Europa i principali vettori sono le volpi. I pipistrelli vampiri, le manguste, gli sciacalli e i lupi sono la fonte predominante di rabbia in tutto il mondo, al contrario non è presente nei roditori e nessun caso di rabbia nell uomo è stato causato dal morso di un roditore. La saliva degli animali infetti contiene il virus della rabbia che è attivo per parecchi giorni prima delle manifestazioni cliniche della malattia, cosicche i morsi da parte di animali che sembrano normali possono provocare la rabbia. Dopo il morso da parte di un animale rabbioso, il virus, penetrato nell organismo, si moltiplica nelle fibrocellule muscolari e si diffonde nei nervi periferici e al sistema nervoso centrale. Dopo un periodo di incubazione, che dura in media dai 20 ai 60 giorni, la rabbia nell uomo si manifesta in tre fasi. LA FASE PRODROMICA: dura da 1 a 10 giorni ed è caratterizzata da apatia, malessere, anoressia,affaticamento,cefalea,febbre. A livello della ferita possono riscontrarsi prurito, dolore. LA FASE ACUTA O FURIOSA: dura da 2 a 7 giorni ed è caratterizzata da agitazione,ipereccitabilita, attivita motoria marcata.tipica della rabbia è l idrofobia (paura dei liquidi) che deriva dal timore del dolore e dal soffocamento prodotto dagli spasmi muscolari faringei e laringei. La bava alla bocca è causata da un aumentata salivazione e dall incapacità di deglutire. L ipersensibilità cutanea può portare da evitare stimoli leggerissimi come il contatto dell aria sulla pelle (aerofobia). L iperattività corticale si manifesta con aggressività contrassegnata dal picchiare, allucinazioni e disorientamento che perdura da 1 a 5 minuti a cui fanno seguito periodi di perfetto orientamento e calma. LA FASE PARALITICA: dura da 1 a 4 giorni ed è caratterizzata dalla paralisi muscolare progressiva e dal coma. La morte sopravviene in media 12 giorni dopo l inizio dei sintomi. La prevenzione della rabbia si basa sulla vaccinazione degli animali domestici, ricordiamo che essa è obbligatoria per cani e gatti in alcune regioni d Italia a ridosso dei confini di stato, o per gli animali domestici che debbano attraversare la frontiera. Gli effetti collaterali dei vaccini attualmente in commercio sono minimi per cui, fermo restando che in alcune regioni d Italia non si registrano casi di rabbia da 50-60 anni, gli animali a rischio come ad esempio i cani da caccia dovrebbero essere regolarmente vaccinati. L immunoprofilassi contro la rabbia nell uomo può essere somministrata prima o dopo l esposizione al virus. La profilassi pre-esposizione è indicata per i soggetti ad alto rischio di esposizione alla rabbia, come i veterinari, ammaestratori, personale di laboratori di analisi,ecc. Senza profilassi post-esposizione, il rischio di sviluppare rabbia nell uomo dopo un morso di animale è stato stimato dal 15 al 40%; dopo la somministrazione del siero l incidenza è inferiore all 1%. I cani o gatti, responsabili del morso, dovrebbero essere tenuti in isolamento per 10 giorni; la profilassi antirabbica dovrebbe essere somministrata solo se l animale sviluppa rabbia durante tale periodo. La completa pulizia della ferita è una parte essenziale della profilassi post esposizione, la ferita dovrebbe essere lavata abbondantemente con acqua e sapone, in modo da eliminare il tessuto necrotico. Il sapone può inattivare il virus e un lavaggio aggressivo della ferita si è dimostrato capace di ridurre notevolmente l incidenza della rabbia negli animali da esperimento inoculati. Bibliografia. JAY H. STEIN. MEDICINA INTERNA 35
ARMI E BALISTICA Sergio Facchini BOTTA... e RISPOSTA... (seconda parte) 36 A proposito di cannocchiali lunghi, quali scegliere? I cannocchiali lunghi per l osservazione a grande distanza degli ungulati, noti come Spektive nei paesi di lingua tedesca, sono indispensabili per la determinazione del sesso degli animali a distanze elevate, mentre fino ai 300 metri permettono di analizzare i dettagli anatomici dei selvatici e l eventuale trofeo.la vera caccia di selezione risulta impossibile senza l ausilio indispensabile di questi strumenti ottici di elevata potenza. La produzione odierna propone Spektive sia ad ingrandimento fisso (di norma 30x75, 32x75 o 30x80) che variabile (15-45x60, 20-60x70 e molti altri). L unico criterio di scelta deve essere sempre la qualità che risulta costantemente alta nei prodotti offerti da quattro celeberrime Case e precisamente: Swarovski, Zeiss, Leica e Optolith. Più lunghi, più compatti, estensibili, fissi, con visione rettilinea o angolare, con obiettivi enormi o più tradizionali, rivestiti in gomma morbida o meno, con lenti trattate alla fluorite e non, di colore verde opaco o argentati, più o meno pesanti, ma a buon mercato mai! Per uno Spektiv di fascia media sarà necessario un esborso pari almeno all acquisto di un cannocchiale di puntamento ad ingrandimento fisso, ma ne varrà sempre la pena. Le quattro Case menzionate offrono una garanzia di 30 anni sui loro prodotti, almeno nella maggioranza dei casi. Altre Case concedono garanzie di pari durata? Cosa usare a caccia? Un 30x75 è sempre un valido compagno, ma oggi sarebbe forse meglio propendere per un variabile 20-60x70 con visione angolare e doppia regolazione della messa a fuoco, la prima di base e la seconda di ricerca del dettaglio massimo ottenibile. Altre soluzioni possono rivelarsi altrettanto valide, a patto di percorrere sempre e comunque la retta via o se vogliamo la strada della qualità, l unica da seguire in occasione di ogni nostro acquisto. E per quanto riguarda il binocolo? II binocolo è l inseparabile compagno del cacciatore di montagna. Oltre all innegabile piacere di poter osservare il paesaggio alpino, il binocolo ci permette di localizzare i selvatici e di esaminarli sommariamente al di là dei 250 metri. Trattandosi di uno strumento ottico di elevata tecnologia, servono ovviamente maestranze e materiali di prim ordine perché lo strumento prodotto corrisponda agli elevati standard di qualità, che solamente le famose Case costruttrici tedesche ed austriache sono in grado di offrire. Oggi i binocoli sono offerti in due tipologie diverse: con prismi di Porro e con prismi a tetto. I primi un tempo erano i più diffusi ed i migliori avevano il telaio in ottone; la loro particolare forma di doppia sedia con gli schienali affiancati consentiva una presa molto ferma, mentre quelli con prismi a tetto, a forma di due tubi paralleli, hanno misure più contenute e peso inferiore. Entrambi sono validi, anche se oggi le produzioni di qualità privilegiano i binocoli con prismi a tetto. Per condensare in poche parole tutti i vari indici e fattori di luminosità, possiamo tranquillamente affermare che, a parità di qualità delle lenti e di tec-
nica di assemblaggio, un binocolo è tanto più luminoso quanto maggiori sono il diametro delle lenti dell obiettivo e l ingrandimento dell immagine osservata. I diametri delle lenti degli obiettivi spaziano mediamente da 30 a 63 mm e gli ingrandimenti da 6 a 20, una gamma veramente immensa. L esperienza insegna che a caccia servono binocoli leggeri, robusti, luminosi e di medio ingrandimento, dotati di grande nitidezza. Ottime prestazioni forniscono i vari 7x42-7x50-8x50-8x56-10x50 nella incerta luce dell alba e del tramonto, soprattutto per la caccia al cervo, mentre per tutti gli altri ungulati che sono insidiati anche nella piena luce del giorno si dimostrano validi l 8x30, l 8x40, l 8x32, il 10x40 ed il 10x42. Nella caccia al camoscio il miglior compromesso è forse rappresentato dal 10x42, ma con un 8x30, un 8x32 od un 8x40 l immagine risulta più ferma e le osservazioni prolungate non affaticano la vista. Cercate massimo appagamento e prestazioni al top? Fate allora un pensierino per un 20x60S proposto dalla Zeiss, l unico con uno stabilizzatore meccanico dell immagine che pesa 1660 grammi senza custodia e costa poco più di 4000 Euro; un camoscio posto a 800 metri potrete osservarlo come se fosse a 40 metri, non male,..! Se sommiamo i pesi medi di un binocolo (800 grammi) e di uno Spektiv 30x75 (1200 grammi) otteniamo un totale di 2000 grammi, che aggiunto ai pesi delle due custodie porterà il tutto a circa 2300-2400 grammi, otto etti in più dello Zeiss 20x60S, il solo strumento ottico che racchiude in se la duplice funzione di binocolo e spektiv. La triade sacra dei binocoli è costituita da ZEISS, LEICA (ex Leitz) e SWAROVSKI; OPTOLYTH e KAHLES seguono il terzetto di testa, incalzati da un folto gruppo di produttori minori. E un ipotetico ordine di arrivo da tenere a mente per fare acquisti giudiziosi. In qualità di ostinato assertore del concetto di qualità sempre e comunque mi fa piacere ricordare un fatto occorso nei primi anni 90: nel braccio di mare antistante il porto di Kiel, in Germania, fu recuperato un sommergibile affondato nel Mar Baltico alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945. Tutto il materiale presente nell U-Boot fu esaminato accuratamente e, in una cassa, insieme ad altri strumenti, fu rinvenuto un grosso binocolo da marina che si supponeva fosse stato completamente corroso da oltre 45 anni di permanenza nell acqua di mare, a diverse decine di metri di profondità. Estrattolo dalla sua custodia e dopo averlo scosso alcune volte, colui che lo trovò portò il binocolo agli occhi e, con esterrefatta gioia, notò che nemmeno una goccia d acqua era penetrata e che l immagine era ancora perfetta! Quasi mezzo secolo di immersione in acqua di mare! Un miracolo? La risposta è lapidaria: quel binocolo era uno Zeiss. Quali cure bisogna riservare agli strumenti ottici? II cannocchiale di puntamento, lo spektiv ed il binocolo sono strumenti di precisione e come tali devono essere trattati, con la massima cura, cercando di evitare assolutamente graffi sulle lenti e ammaccature sul corpo. La polvere che aderisce sull obiettivo e sull oculare deve essere rimossa esclusivamente con l aiuto di un soffietto con peli e le eventuali ditate o macchie di grasso con pezzuole apposite intrise di una soluzione detergente. Se lo sporco persiste possiamo usare dell acqua tiepida leggermente miscelata con del sapone neutro:qualche scaglia basta; si procede in seguito con un asciugatura perfetta con pezzuole di cotone o di altro tessuto apposito, ma anche con piccoli quadrati di pelle di daino, agendo sulle lenti con la massima delicatezza. Anche se le lenti moderne sono molto resistenti ai graffi, grazie all applicazione di micro pellicole sintetiche, il fazzoletto non deve essere usato mai, in quanto vi si annidano sempre grani di polvere che possono rigare irrimediabilmente le lenti. Le ottiche vanno conservate in un luogo fresco ed asciutto e, in caso di forti sbalzi di temperatura, bisogna togliere la condensa asciugandole perfettamente, dopo qualche minuto di attesa. Infine, qualora si rendessero necessarie riparazioni o messe a punto di qualsiasi genere, è saggio spedire l ottica direttamente alla Casa madre o a personale specializzato 37
autorizzato da essa; i costi saranno superiori, ma il ripristino funzionale varrà di sicuro la spesa. II telemetro è utile e vale la spesa? II telemetro è utilissimo e ben ripaga il denaro sborsato. Per conoscere esattamente la distanza a cui si trova il bersaglio e, basandoci su questa misura, determinare la caduta del proiettile a quella determinata distanza è indispensabile. Dato che spesso la stima della distanza si rivela molto difficile per una serie infinita di cause (foschia, uniformità del colori del terreno, presenza di avvallamenti, luminosità o meno della giornata etc), il telemetro ci viene in aiuto trasformando dubbi e perplessità in certezza. Questo strumento, in auge da una decina d anni, che calcola la distanza da un oggetto basandosi sul tempo di rifrazione, di un raggio laser, convertito in misura lineare (metri o yarde), viene prodotto in tre tipologie differenti: telemetro classico, telemetro incorporato ad un binocolo e telemetro incorporato in un cannocchiale di puntamento. L unico del tre tipi, di grande successo nelle vendite, è il telemetro classico, il più semplice. Si avvale di un ottica monoculare di 6 o 7 ingrandimenti ed è facile da usare; di norma basta premere un tasto posto sul dorso per veder apparire, dopo pochi secondi, la distanza dell oggetto puntato. È in grado di effettuare misurazioni da 400 a 1200 metri, a seconda del modello utilizzato, sia singole che doppie,ossia su oggetti o animali poco distanti tra loro. Si tratta di strumenti affidabili, leggeri, di dimensioni contenute e sufficientemente robusti che funzionano grazie ad una pila di lunga durata: due tra le Case più rinomate sono la tedesca LEICA e l americana BUSHNELL. II binocolo-telemetro, rispetto al telemetro classico, è uno strumento molto più complesso, pesante e costoso: il modello Geovid 7x42 BDA, prodotto dalla Leica e dotato addirittura di una bussola azimutale, pesa 1490 grammi e costa più di 4000 Euro! Quest anno, 2004, la famosa casa americana LEUPOLD ha messo in commercio un binocolo-telemetro a 7 ingrandimenti, molto più compatto e leggero del modello della Leica, e dal costo ragionevole. Avrà successo? Gli anni futuri lo diranno. II terzo tipo di telemetro, quello incorporato nel cannocchiale di puntamento SWAROVSKI 3-12x50, oggi fuori produzione, non ebbe il successo sperato: era troppo pesante, voluminoso e costoso. Come sempre, la commistione di diverse funzioni in un unico strumento ottico finora non ha dato mai buoni risultati di vendita, indipendentemente dalla qualità del prodotto. A caccia, oltre quale distanza è saggio non sparare? Pur considerando l elevata micidialità di molti calibri unita ad ottiche variabili di puntamento di grande potenza, il muro dei 250 metri deve essere considerate il limite massimo oltre il quale non è ragionevole sparare con sicurezza. L abbattimento pulito, senza ferimenti o inutili sofferenze del selvatico, è il primo dovere di ogni cacciatore. Le recenti restrizioni approvate dalla Regione Lombardia circa l ingrandimento delle ottiche di puntamento (massimo 10x) e la lunghezza dei bossoli delle munizioni (massimo 68 millimetri), anche se molto discutibili, dovrebbero servire da deterrente per coloro che tentano sempre e comunque tiri a distanze eccessive (300 metri ed oltre) causando spesso assurdi ferimenti. Fatta la legge, trovato l inganno. I calibri short-magnum, usciti da poco, paiono nati appositamente per ovviare alla limitazione della lunghezza del bossolo. Dato che tutti i recenti calibri Ultra-Magnum della Remington (7mmUM Rem. e.300 UM Rem.), assieme al glorioso.300 H&H Mag, al.300 Weatherby Mag, al 7 STW ed altri ancora sono esclusi, forse, ma ne dubito fortemente, riguadagneranno terreno nelle vendite il 6,5x68 ed il 7mm Super Express Vom Hofe, due splendidi calibri un tempo molto amati dai cacciatori delle zone alpine lombarde, oggi purtroppo in declino irreversibile. Tornando al discorso distanza di tiro e alla sua valutazione, tutto risulterà più facile utilizzando un buon telemetro che un cacciatore giudizioso porterà sempre con sè. Riguardo al capitolo Sicurezza nel maneggio delle armi sul terreno di caccia, cosa è indispensabile sottolineare? L arma lunga rigata, come qualunque arma a canna liscia, non è un bastone da passeggio e deve essere maneggiata con estrema attenzione. La propria incolumità e quella altrui dipendono esclusivamente dal nostro comportamento. Un arma chiusa deve essere consi- 38
derata sempre carica. Anche se abbiamo inserito il meccanismo di sicurezza o safe, azionando il cursore posto sull impugnatura del calcio o laterale rispetto alla culatta, non dobbiamo considerarci in una botte di ferro. L arma con la munizione in canna, qualunque sia il sistema di sicurezza e sottolineo con convinzione assoluta qualunque sia, può sempre sparare; basta un urto violento; comportiamoci quindi di conseguenza. Camminando su terreno facile l arma dovrà sempre essere in sicura se usiamo un basculante; qualora usassimo una carabina è molto più saggio inserire le munizioni nel caricatore e armare poco prima di effettuare il tiro. Su terreno irto di ostacoli il basculante deve essere scaricato ed il caricatore della carabina inserito immediatamente prima dello sparo. Non si spara mai sui crinali, (dove andrà a finire la palla?) o in luoghi dove presumiamo possano trovarsi persone (agricoltori,gitanti,raccoglitori di funghi etc.) o animali domestici. Nel dubbio non si spara mai. Assicuriamoci sempre che la canna non sia ostruita da terra, rametti, foglie, fango o neve, pena gravi incidenti (esplosione della canna!). Importantissimo: se la munizione fa cilecca (percepiamo il clic del percussore, ma non avviene lo sparo), dirigiamo immediatamente la canna verso una posizione sicura,verso terra quindi, non in direzione di pietre o sassi. Attendiamo per almeno trenta secondi o più. Solamente dopo questo lasso di tempo scarichiamo molto delicatamente l arma: può trattarsi di una munizione difettosa, la cui capsula di accensione (innesco) non ha incendiato correttamente la polvere. Questo fenomeno, definito missfire dagli americani, capita quasi sempre nelle situazioni meno opportune, in occasione magari di un tiro su un camoscio kapital o un cervo coronato, mai al poligono. Non bisogna lasciarsi prendere dal nervosismo, ma agire con la massima accortezza e prudenza. Estratta la munizione difettosa, toglieremo l otturatore ed osserveremo attentamente l interno della canna: potrebbe capitare che la palla si incastri nel primo tratto della canna ostruendola, dato che l accensione irregolare della polvere ha fatto avanzare la palla solo di pochi centimetri; in questo caso non c è nulla da fare: portiamo subito l arma dal nostro armaiolo di fiducia che provvederà a togliere la palla incastrata nella canna. Ricordiamoci sempre che in questa sfavorevole evenienza la cosa più importante da fare è osservare sempre l interno della canna comportandoci di conseguenza. Inserendo malauguratamente una seconda munizione in canna, ostruita dalla palla precedente, il risultato al momento dello sparo potrebbe essere catastrofico: l esplosione della canna con violentissimo arretramento dell otturatore, le cui conseguenze possiamo facilmente immaginare!!! Pertanto è necessaria sempre grande prudenza, soprattutto su terreno gelato o fortemente innevato che ci preclude la vista di ostacoli presenti sotto il manto nevoso; in questi casi è meglio tenere scarica l arma, riponendo un paio di munizioni in tasca, lontane dall eventuale scalda- 39 E. Traini - 2
mani, pronte all uso. La bretella di trasporto del fucile va esaminata regolarmente assieme alle magliette e alle loro viti di ritegno, cosi come le sedi delle viti stesse. Un arma che cade dalla spalla può essere estremamente pericolosa, specialmente percorrendo una mulattiera od un sentiero tra le rocce; marciando in fila indiana il primo, come tutti gli altri che seguono, dovrà portare l arma scarica ed aperta; camminando da soli invece, si può procedere tenendo l arma a tracolla sulla spalla con la canna sempre rivolta in avanti, in posizione di sicura. L arma non è un giocattolo e si punta solamente sul selvatico al momento dello sparo, mai in qualsiasi altro frangente. Infine un ultima raccomandazione; l arma non si presta a nessuno, badiamo bene; rogne di svariata natura e magari grane a non finire sono i frutti della nostra superficialità! In conclusione buon senso sempre e tanta attenzione, ovunque e con chicchessia. Riguardo l energia residua dei proiettili alle varie distanze cosa possiamo notare? L energia di una palla, molto semplicemente, è la forza di impatto con la quale colpisce il bersaglio, via via decrescente con l aumentare della distanza e con la diminuzione progressiva della velocità del proiettile. Conoscendo il peso della palla e la sua velocità alle varie distanze è molto semplice calcolare l energia in Kilogrammetri, basta applicare la formula B=? MxV 2, dove E è l energia, M è il peso della palla in kg. e V è la velocità. Esempio: calcolare l Energia di una palla di 10 grammi che colpisce il bersaglio alla Velocità di 700 metri/secondo. E= E= E= 2450 (Energia in Joule) Distanze 1OO yarde 200 yarde 300 yarde 400 yarde Angolo di sito 91 metri 182 metri 274 metri 365 metri 25 +0.46 +1.87 +4.53 +8.76 30 0.67 2.70 6.54 12.63 35 0.92 3.68 8.89 17.18 40 1.20 4.81 11.63 22.47 45 1.52 6.09 14.73 28.44 50 1.88 7.52 18.17 35.10 55 2.27 9.10 21.99 42.47 60 2.70 10.83 26.17 50.55 65 3.17 12.71 30.73 59.34 70 3.68 14.74 35.63 68.81 75 4.23 16.92 40.91 79.00 Traiettoria con +6.35 +3.55-13.46-46.22 azzer: 220 yd. Variazioni in cm del punto di impatto con Angoli di Sito progressivi a distanze crescenti. Calibro.270 Winchester-palla 130 grani-v 932m/sec azzeramento s.l.m. distanza 220 Yarde (201 metri). Ottenuta l Energia in Joule (2450) basta dividerla per 9,8 (Accelerazione di gravità) e otterremo 250 (Energia in Kilogrammetri). Se conosciamo l Energia (E) espressa in Piedi/Libbre (Feet/Pound= FT/PD) indicata sulle confezioni di munizioni americane, possiamo trasformarla in Kilogrammetri moltiplicandola per 1,3567 e dividendo il risultato ottenuto per 9,8. Esempio; calcolare l Energia in kilogrammetri di una palla 11,66 grammi (l80 grani) che colpisce il bersaglio alla Velocità di 750 metri/secondo (2460,75 piedi/secondo). E= E= E= 3279 (Joule) E== 334 (E in Kgm) Ricordiamoci che orientativamente, con un colpo ben piazzato in un area vitale del selvatico posto a 200 metri, servono almeno 250 kgm per il cervo, 180-200 kgm per il camoscio e 150 kgm per il capriolo, potenze già ottenibili dai calibri medi per eccellenza (7x64-270Win-30-06). E sempre bene evidenziare che, anche con calibri di grande potenza, quali i Magnum compresi tra i 7-8mm, è indispensabile privilegiare sempre la precisione del colpo piazzato, senza illudersi che i calibri 6,5mm. o inferiori possano risolvere ogni situazione di caccia, specie con cervi e cinghiali. Inoltre, anzichè dare peso alle energie alla bocca dell arma delle varie munizioni, analizziamo con attenzione le rispettive energie alle distanze comprese tra i 150 e i 250 metri, alle quali si effettuano almeno il 95% dei tiri. Oggi, molti cacciatori si ritengono male equipaggiati se non hanno tra le mani almeno un 7mm Magnum che a 300 metri sprigioni un energia prossima ai 300 kilogrammetri! Cosa dire allora di un certo Dr. Marcel Couturier che, dal 1924 al 1947, riuscì ad abbattere 500 camosci con la seguente attrezzatura: Carabina stutzen Mannlicher-Schonauer calibro 8x56 Mann.Schon., ottica fissa Zeiss 4x, palla di 13 grammi roundnose softpoint con velocità alla bocca di 660 m/sec. e a 200 metri di 490 m/sec. e rispettive energie di 289 e 159 kilogrammetri, calo di traiettoria di 14 cm. a 200 metri e di 34 cm a 250 metri con arma azzerata a 150 metri che, a 300 metri, piazzava i colpi 75 cm al di sotto del punto mirato...!!! 159 kgm e 14 cm. di calo di traiettoria a 200 metri! I sostenitori dei calibri Super, Ultra ed Ultra Magnum dovrebbero meditare a lungo! Cos è l Angolo di sito e quanto influisce sul tiro? 40
L Angolo di sito, in termini molto semplici, è l angolazione che la canna dell arma deve assumere per colpire un bersaglio posto in posizione diversa dal piano orizzontale (0 ). Si misura in gradi, da 0 a 90 e determina la variazione del punto di impatto della palla sul bersaglio. Queste variazioni dipendono essenzialmente da: velocità, peso e coefficiente balistico (C.B.) del proiettile ovvero a velocità, peso e C.B. maggiori corrispondono variazioni minori. La traiettoria della palla, infatti, si appiattisce progressivamente con l aumentare dell angolo di sito, sparando sia verso l alto sia verso il basso. Questo fenomeno, dovuto alla forza di gravità, è più evidente usando calibri lenti che utilizzando calibri veloci ; la forza di gravità quindi agisce in misura più marcata sui proiettili lenti, dotati di scarso C.B, perché il loro tempo di tragitto dalla canna al bersaglio è nettamente superiore rispetto ai proiettili più veloci, con coefficienti di aerodinamicità elevati. Soprattutto in alta montagna, cacciando il camoscio, si tende di solito a sparare alto a causa delle distanze elevate (oltre i 200 metri), ignorando del tutto o quasi gli effetti sulla traiettoria della palla causati dall angolo di sito e il lieve, anche se non sottovalutabile, aumento di tensione del proiettile dovuto all altitudine. In pratica, tirando sia verso l alto che verso il basso, bisogna tenersi basso ossia mirare un punto via via inferiore rispetto ad un tiro in piano. Per diradare le nubi che avvolgono questo argomento ostico, può rivelarsi utile consultare la tabella che segue relativa alle:(vedi tabella a lato) Analizzando attentamente i dati indicati possiamo rilevare che fino alla distanza di 100 metri circa l angolo di sito influisce poco sulle traiettorie della nostra palla da 130 grani (innalza il punto colpito da un minimo di 0,46 ad un massimo di 4,23 cm (con angoli di tiro rispettivamente di 25 e 75 ) valori che sommati ai+6.35 cm dell alzo di traiet-
toria a 100 yarde per colpire nel segno a 220 yd. danno ben 10.58 cm. Quindi per un tiro a 1OO yd. con angolo di sito di 75, possibile sparando verso il basso, dovremmo mirare un punto interno alla sagoma del selvatico di circa 11 cm. Si tratta comunque di un tiro al limite, quasi perpendicolare, da sconsigliare sempre. Intorno ai 200 metri e con angolazioni di tiro comprese tra 35 e 60 le variazioni di impatto sono comprese tra 4-11 cm, mentre a 270 metri grossomodo, con angoli di sito sovrapponibili le variazioni saranno di 9-26 cm, molto accentuate quindi. Ovviamente questi valori di innalzamento della traiettoria causati dall angolo di sito devono essere aggiunti all innalzamento della traiettoria dovuta all altitudine (da 6 a 12 cm per tiri a 250 metri, ad un altezza di 2500 metri s.l.m.) da questa somma si detrae il calo di traiettoria alla medesima distanza (relativa all azzeramento). Facciamo un esempio molto semplice: tiro ad un camoscio posto a 275 metri (distanza limite), angolo di sito 40 (accentuato) verso l alto, altitudine 2000 metri, arma cal. 270 Win.-palla 130 grani V 932 m/sec. Dove puntare con l ottica? Altitudine m.2000-distanza m.270, la palla di 130 gr. sale di circa +8 cm e l angolo di sito causa un ulteriore innalzamento del proiettile di 11,63 cm; il totale ipotetico dell innalzamento della palla è quindi di 19,63 cm a cui va tolto il calo di traiettoria relativo all azzeramento a 200 metri che a 274 metri è di cm13,46. Avremo quindi +19,63-13,46 = +6,17 (innalzamento effettivo del punto colpito a 275 m. con angolo di sito di 40 ). Di conseguenza, nonostante la distanza rimarchevole (275 metri), ma a causa dell angolo di sito (40 ) dovremo mirare almeno 6 cm ad. di sotto del gomito della zampa anteriore del selvatico. Tutti i dati sono logicamente orientativi in quanto i fattori che li determinano sono, come abbiamo ricordato precedentemente, numerosi: peso, lunghezza e C.B. della palla, polveri, inneschi, bossoli con tutto ciò che ne deriva, oltre ad un numero di calibri impressionante. Le combinazioni sono infinite ed ognuna di esse fornisce prestazioni differenti. Provare e riprovare è il segreto per conoscere a fondo la propria arma e per trarne solamente vantaggi nell uso pratico. Per non perdersi nei dedali dei numeri, che a caccia si dimenticano spesso, basta rammentarsi che quando si spara con accentuate inclinazioni della carabina, oltre i 200 metri, è necessario tenersi bassi col tiro e avere come punto di riferimento l area immediatamente dietro il gomito dell ungulato, senza lasciarsi ingannare dalla distanza, magari elevata, che spesso induce a mirare alto nella sagoma del selvatico per compensare un ipotetica caduta della palla che non avverrà. Tutto qui. (Segue ultima parte)
LETTI PER VOI Luigi Capitanio In questo numero vogliamo segnalare un libro che sicuramente ha attirato l attenzione di numerosi cacciatori capannisti. Caccia e Tradizione - Come far cantare gli uccelli da richiamo, di Vanni Ligasacchi. L Autore, in questo suo lavoro, scrive della sua passione per la caccia alla selvaggina di passo. Attraverso una scrittura semplice e ben articolata svela i segreti per ottenere il massimo vigore canoro dagli uccelli utilizzati per la caccia al capanno nel periodo più appropriato. Ligasacchi, scrive e riesce a trasmettere ai lettori il valore delle proprie osservazioni sulla biologia degli uccelli di passo. Inserisce in questa sua opera tabelle dedicate al fotoperiodo artificiale, sperimentate con successo in anni di ricerca. Vanni Ligasacchi già noto ai cacciatori Bergamaschi per il suo impegno nelle battaglie contro l istituzione del Parco delle Orobie, è nato a Presceglie in provincia di Brescia nel 61, ottiene la sua prima licenza di caccia a sedici anni. Diplomato come Perito Metalmeccanico, nel 93 si laurea in Sociologia con una brillante tesi sugli Aspetti sociali e culturali della legislazione venatoria. Nel 1988 è tra i fondatori di un movimento politico con dedizione ai problemi di carattere ambientale e di conservazione delle attività venatorie. Già Consigliere Provinciale nel 90, si distingue per le numerose proposte di modifica alle leggi, soprattutto per la riapertura dei roccoli. Ricopre infine la carica di Consigliere Regionale della Lombardia. Membro della Commissione Agricoltura Caccia e Pesca, ha lavorato con grande impegno nella revisione delle Legge Regionale 26 del 93. Questo libro di carattere manualistico e di facile consultazione, è uno strumento particolarmente utile per conseguire eccellenti risultati con le batterie di uccelli da richiamo, sia provenienti dall allevamento che di cattura. Edito dalla: Promodis Italia di Brescia, è reperibile nelle librerie, nelle armerie che trattano materie didattiche, o richiedendolo all Editrice Promodis via Creta 56 BS. La seconda segnalazione riguarda uno Studio sul Camoscio alpino sviluppato dal Centro di Ecologia Alpina di Trento e diffuso attraverso un CD-rom. Le informazioni contenute in questo lavoro sono raggruppate in quattro capitoli; Biologia ed ecologia della specie, le patologie e le problematiche sanitarie che interessano il camoscio, la distribuzione le consistenze e gli abbattimenti in provincia di Trento e alcuni modelli sulla dinamica delle popolazioni di camoscio in presenza di diverse qualità di parassiti che normalmente la specie ospita. La prima e la seconda parte, sviluppate in modo didattico, offrono all utilizzatore un quadro di conoscenze ben articolato e di facile consultazione. Il terzo capitolo, riferito alle consistenze e ai prelievi venatori dal 1982 al 2000, è un esempio di successo nella gestione del camoscio, modello applicabile anche in altri comparti alpini con situazioni ambientali analoghe. Il quarto capitolo, il più complesso, illustra alcuni modelli teorici di previsione sulle dinamiche di sviluppo delle popolazioni di camoscio in presenza di parassiti. In questo ultimo capitolo, il CD-rom fornisce una base scientifico-conoscitiva sugli effetti potenziali svolti da alcune specie parassite nelle dinamiche di crescita delle popolazioni. Le simulazioni modellistiche forniscono previsioni sul lungo periodo degli effetti dei diversi sistemi di prelievo venatorio in considerazione della presenza di specie parassite. Un lavoro veramente importante per chiunque voglia approfondire le problematiche inerenti la gestione del camoscio. Da richiedere direttamente al Centro di Ecologia Alpina Viote del Monte Bondone, Sardagna (Trento)
RACCONTO Romano Pesenti Apertura e le cotorne del Ger Dir è fremente, rizza le orecchie, fiuta l aria con le nari dilatate, i muscoli sono tesi e la testa alta. -Buono Dir! - mormoro a bassa voce. Il cane pare acquietarsi, mi guarda un attimo, interrogativo, e poi in piedi scruta di nuovo verso il monte. Il suo profilo caratteristico di pointer si staglia a fatica nel buio sullo sfondo del cielo, ove brillano ancora le stelle. Amo il setter,ma adoro questo cane. Regalo di un cinofilo amico, scartato alle gare perché monorchide, si rivelò già da cucciolone un gran cane. Nato imparato e allenato per la caccia di monte, potente di naso e resistenza, collegato e intelligente, ha capito subito che per far carniere in montagna occorre essere in due e in perfetta sintonia. Non sono serviti fischietti, niente richiami a voce, solo cenni di mano e tanta consapevole amorosa intesa. Dio me lo conservi, per lungo tempo, dalle insidie dei monti. Un timido principio di luce si rileva ad oriente e pone un alone sul massiccio del Cancervo; sulla cima del Venturosa vi è un accenno di pallido rosa, ma nel fondo della valle domina ancora la notte. L impazienza di imbracciare la doppietta e l ansia di precedere pericolosi antagonisti, mi ha indotto, complice un caro amico, a balzare su dal giaciglio della baita ad un ora veramente antelucana. Ma tutto è comprensibile; siamo in ottobre all apertura della caccia in montagna. Son salito di tardo pomeriggio su ai 44 pascoli della Sella, nella baita del Prà del Tona, per anticipare l apertura, dormire in solitudine, lontano dalle cose del mondo e per essere fresco e riposato all indomani, quando quassù all alba mi raggiungerà l amico Angelo. Come di consuetudine, non ho dormito affatto. Mi sono girato e rigirato fra le pesanti coperte stese sul pagliericcio, vestito e rannicchiato come una talpa, maledicendo il sonno tardivo, il peso del tempo, la lunghezza delle ore e il ticchettio dell orologio. Le mie pupille, fisse nel buio, hanno visionato cotorne in gran numero: in brigata, isolate, e velocissime in picchiata, ma non ho sentito il rumore dei miei colpi, né visto piumine svolazzanti ; solo evanescenti sagome di cotorne inseguite dal mio desiderio e da vaneggianti pensieri del dormiveglia. La doppietta, pesante come un masso di monte, non voleva salire alla spalla; avevo le braccia di marmo A intervalli mi sono assopito e risvegliato di soprassalto da un rumore secco e metallico di voli che si perdevano nel nulla. Mi è parso di sentire vicino il respiro di qualcuno; ma era Dir che, appallottolato sulla cenere ancora calda del camino, ronfava tranquillo. Un energico bussare alla porta del baitello ha posto fine a queste tormentate visioni. Un sorso veloce di caffelatte dal thermos, un biscotto, una sommaria toeletta nell acqua del secchio, fucile e zaino in spalla, gambe in moto, e via verso il posto di attesa. Dopo una buona camminata su un sassoso sentiero, superata la baita Pianchella e fiancheggiati i ruderi della Colonia del Cornell del Cà, proseguo con l amico verso il monte Ger. Giunti nei pressi della risorgiva di S.Carlo, io qui mi fermo. Angelo, con la sua setter Timmy, prosegue verso il culmine del monte, per avere da lassù un nuovo punto di ascolto verso il roccioso monte di Maesimo. Ma il giorno ha avuto meno fretta di noi. Il cielo è ancora stellato e un aria fina e pungente suscita nelle mie ossa brividi di freddo, come altri brividi fan tremare, questa volta per l attesa, Dir seduto al mio fianco. Sul bordo del sentiero,seduto sulla secca e magra erba ottobrina, aspetto i tanto attesi rumori e le voci della natura in risveglio: il rugolare o il soffiar di un vecchio gallo sulla cima di un rinsecchito ramo di larice o il cerleccare stridente di un gruppo di coturnici fra i sassosi canaloni del Ger, che è davanti a me. Nell aria vibra un messaggio misterioso, che sfiorando cime e prati, trasporta il profumo dei pascoli d autunno giù per le vallate, e che fra poco porterà, col chiarore dell alba, un fremito di nuova vita nei campi e nei casolari dei monti brembani di Taleggio e della lontana pianura padana. Qualche lume si accenderà timidamente, quasi pavido di turbare l immobilità e i silenzi della notte; qualche altro cacciatore si metterà in moto sui sentieri, e altri ancora, come me, all erta, sono già in ansiosa aspettativa. È giorno di apertura. È passato un lungo anno di attesa. Corrono adesso i miei pensieri, leggeri, ma fissi, costanti e concentrati sotto quel cespuglio di ontani o in quell anfrattuosità dello scosceso rivone, dove una brigata di cotorne se ne sta raccolta immobile come un mucchietto di penne inermi. Forse la vecchia già rialza e ruota il capino, scrutando il cielo con le stelle che stanno sbiadendo e che perdono splendore. Ancora un po di attesa,
poi dopo un canto sfrenato alla luce che avanza, in volo lasceranno il rifugio notturno, per raggiungere le consuete e sicure zone di pastura. Dir si agita di nuovo, l accarezzo e sento che trema sempre di più. Passo la mano sulla sua testa liscia di seta, ma seppur avido di carezze, ora mi sfugge e guarda lontano, fisso davanti a lui, verso gli strapiombi del Ger. Ha già qualche anno sulle spalle ed è consapevole del momento che si avvicina; le mie stesse emozioni si agitano in lui. Non so se accendere una sigaretta per ingannare il lento passare dei minuti, ma alla fine non oso, per non turbare l ambiente saturo di profumi e di palpabili attese. Un pallido chiarore accende le rocce tendo l orecchio per meglio percepire.. Ecco il momento! Il mio cuore dà un balzo Giunge chiaro e sonante ci..ciack..ci ciack cek.. cek. Il richiamo echeggia nella valletta, a meno di un centinaio di passi sotto e di fronte a me. Trattengo Dir per il guinzaglio, per il timore di una strappata, ma s irrigidisce invece, allungando il collo e piegando la testa verso il canto. Tremante immobile, rialza le orecchie e guarda fisso verso il basso, poi si gira, mi osserva, per capire le mie intenzioni. Mentre lo accarezzo...ci.. ciak.. cek.. ci.. ci..ciak un richiamo risponde più in alto più forte e più prolungato Che siano due voli? o il gruppo ha dormito diviso, per evitare insidie di nocivi? Dovrebbero essere una ventina, un grosso volo; così mi aveva preannunciato il Carletto Gatelèt, che con le manze in alpeggio al pascolo, le aveva involate in settembre, più sopra, sui prati di Piazza Cavài. E l amico artavaggino.. el cacia mai bàl.. Questa volta Dir strattona, e al mio impugnare di doppietta con la mano sinistra, tira per cominciare l accostamento. Ma siamo ancora nel semibuio dell alba e devo saper aspettare, sia Angelo, che mi deve raggiungere, sia l involo delle cotorne verso il basso, dove noi ben conosciamo i luoghi di pastura. Il canto risuona verso la cima, ancora più acuto e stridente; forse si sono riunite in un solo gruppo. All improvviso un rumoroso e metallico brrrrr il frullo del volo mi segnala che le coturnici sono picchiate verso il basso come era da prevedersi. Natura non facit saltus, dicevano i saggi antichi Comincio a preparar mentalmente i piani di attacco. -Bisogna scendere più in basso, seguire il sentiero verso lo Zucco e poi, a luce fatta, risalire i fianchi del canale del Ger, tenendo i cani molto vicini dico a me stesso. Un fischio intervallato da brevi modulazioni mi giunge dall alto. Riconosco il segnale di Angelo e aspetto che mi raggiunga. Lo ragguaglio sui fatti e dopo avermi anch egli rassicurato della presenza di un altro branco di cotorne, che ha sentito cantare sotto i canaloni di Maesimo, ci incamminiamo in discesa, fiduciosi, verso le note rimesse alle pendici del Ger. Finalmente il cielo, inondato dal nuovo chiarore, assume tenuissime sfumature rosate. L ultima stella sta languendo a occidente verso il Resegone e, dal grigiore uniforme delle cose di poc anzi, emergono il verde cupo dei boschi e il giallo dell erba ormai rinsecchita degli alti pascoli. Sulle cime più alte il sole in rimonta profila i contorni, e laggiù già biancheggiano le case dei lontani paesi della valle. Dal versante opposto, verso i piani dell Alben, echeggia una fucilata, seguita da altre due, in serrata coppiola. Le detonazioni, nel silenzio solenne del giorno dell apertura, risvegliano gli echi, che si propagano nella dormiente vallata. Il sacro rito dei tempi si sta rinnovando Una giornata di caccia in montagna senza pioggia è già di per sé un meraviglioso spettacolo della natura,ma la limpidezza ottobrina di quel cielo, unita alle emozioni dell attesa, è un dono della vita che noi cacciatori sappiamo apprezzare e godere con pienezza. I cani, che ci seguono al guinzaglio, trattenuti a stento, guaiscono e sono pronti a incrociare il terreno, consapevoli che giunti i primi rombo di tuono.. è giunto il segnale dell inizio. Siamo pronti per il rito: carichiamo i fucili, liberiamo i cani e incominciamo lentamente a salire, uno per fianco. Nel mio cuore canta la gioia di vivere e, anche se spesso la realtà fa crollare le illusioni più certe... nel cuore del cacciatore vive rinnovata sempre la speranza. In bocca al lupo!! E il carniere? Ci fu, ma non è la cosa più importante. Val Taleggio, ottobre 1973.
SPIGOLATURE CULINARIE INFORMAZIONI E SCADENZE Spezzatino di Camoscio, una ricetta della Valle D Aosta Ingredienti 1kg e 200 grammi di polpa 1 scatola di pelati da mezzo chilo 2 cipolle 2 fette di pancetta 2 carote sedano 5 foglie di alloro 10 bacche di ginepro noce moscata burro vino rosso secco 1 cucchiaio di farina bianca sale burro Procedimento Tagliare la carne a piccoli pezzi e mettere in fusione almeno per una notte con sedano, carote e cipolla tutto tagliato a fettine sottili, il ginepro, l alloro, la noce moscata gratuggiata, coprire con il vino. Al mattino soffriggere nel burro la cipolla e la pancetta tagliata a striscioline, lasciar dorare, salare, aggiungere il camoscio sgocciolato, i pelati sminuzzati, lasciare insaporire per un quarto d ora e poi travasare nella pentola di cottura il vino con le spezie e le verdure. Far cuocere per circa due ore. In un altro recipiente da cottura far sciogliere un pezzetto di burro con un cucchiaio di farina bianca lavorata senza grumi in un po di acqua. Passare al setaccio il sugo di prima cottura, unire la farina a crema, aggiungere di nuovo la carne e cuocere il tutto ancora per un oretta adagio, adagio, adagio Buon lavoro, è un ottima ricetta, parola nostra!
INFORMAZIONI E SCADENZE GRUPPO ACCOMPAGNATORI PROGETTO PROTEZIONE CERVO Come già preannunciato sul numero 21 di questa rivista (aprile 2004), il gruppo accompagnatori si è attivato nell ambito del cosiddetto progetto protezione cervo al fine di attrezzare il rettilineo della provinciale Lenna-Foppolo in località Piani di Scalvino, di catarifrangenti antiselvaggina SWAREFLEX. I catarifrangenti SWA- RAFLEX producono una luce rossa tramite i fari delle autovetture di passaggio, che induce la selvaggina ad arrestarsi o a fuggire in direzione opposta alla strada. Il progetto ha trovato subito l appoggio della Provincia. Interessato il responsabile del servizio faunistico ambientale Giacomo Moroni circa le azioni burocratiche da intraprendere, si è avuta una rapida collaborazione e l ufficio provinciale strade si è subito attivato per il posizionamento su tutto il rettilineo di Scalvino di paracarri segnavia, peraltro mancanti. Martedì 16 novembre gli addetti provinciali hanno iniziato il posizionamento dei paracarri segnavia su entrambi i lati del rettilineo, ultimando i lavori giovedì 18. Sabato 20 alcuni accompagnatori si sono dati appuntamento sul posto ed hanno proceduto al lavoro di fissaggio dei catarifrangenti SWA- RAFLEX sui paracarri segnavia. Poichè tale iniziativa è sperimentale, si sono attrezzate per il momento solo due zone stradali, che in base alle informazioni in nostro possesso sono le più interessate dall attraversamento notturno dei cervi. Il catarifrangente antiselvaggina SWA- REFLEX Vista l efficacia del sistema SWA- RAFLEX, dimostrata in altre località dell arco alpino, il gruppo accompagnatori si attiverà prossimamente per organizzare un sistema di monitoraggio di zone stradali interessate da attraversamenti frequenti di selvaggina (cervi-caprioli-camosci). Verrà distribuita ai responsabili di settore una scheda di rilevamento da distribuire ai cacciatori su cui segnalare data, località e numero degli attraversamenti segnalati. Grazie a tale monitoraggio si proseguirà il lavoro di posizionamento dei catarifrangenti sul restante territorio interessato da tale problema. Tutto questo per una attenta protezione e salvaguardia del nostro patrimonio faunistico. Alcuni Accompagnatori alle prese con la posa dei catarifrangenti antiselvaggina Massimo Vitali 47
Gruppo Conduttori Cani da Traccia È quasi trascorsa un altra stagione di caccia, mancano infatti solo una quindicina di giorni alla chiusura della caccia agli ungulati, e per quanto ci riguarda comincia il tempo dei bilanci, delle analisi. La nostra Stazione di Servizio sembra reggere bene alle aspettative dei cacciatori di selezione. Puntualmente come ogni anno siamo a disposizione dei cacciatori che sfortunatamente colpiscono malamente il loro selvatico. Non solo, siamo anche a disposizione di quanti segnalano incidenti stradali dove sono coinvolti caprioli o cervi che si allontanano feriti. Il nostro impegno in campo venatorio non termina con il recupero della preda, cerchiamo con ogni mezzo di convincere il cacciatore ad effettuare accuratamente la taratura della propria arma ad ogni inizio di stagione, siamo presenti durante lo svolgimento dei corsi di preparazione agli esami per sensibilizzare i candidati verso il problema dei ferimenti e dei recuperi, con serate didattiche dedicate al riconoscimento e alla valutazione delle ferite sul terreno di caccia, alla formazione di nuovi conduttori con corsi specifici, alla promozione di prove per cani da traccia, e attraverso diverse iniziative di istruzione, non solo intese come dovere verso la società nel suo insieme, ma anche come dovere morale nei confronti delle inutili sofferenze verso la selvaggina. In questo fortunatamente troviamo sostenitori e consensi anche oltre la sfera del mondo venatorio. Va tutto bene dunque? Non sempre. Dobbiamo qualche volta segnalare la presenza di alcuni infiltrati abusivi che, in barba ad ogni regolamento e ad ogni criterio sensato, continua imperterrito ad utilizzare il proprio cane nella ricerca di capi feriti, sempre con la complicità di cacciatori senza scrupoli, spesso e volentieri senza risultati positivi. Risultato? Aumento del numero di camosci, caprioli, cinghiali e cervi che diventano pasto per volpi, diminuzione del numero delle chiamate, diminuzione del numero dei recuperi. Dobbiamo certamente fare di più verso l educazione dei cacciatori, già dalla loro formazione, nei corsi e negli esami, nell applicare i regolamenti esistenti ben strutturati nella forma e nella sostanza ma spesso ignorati. La nostra Provincia è ormai prossima al prelievo di 1200 ungulati, ci si aspetta (purtroppo) che una percentuale di questi non rimanga fulminata sullo sparo. Quanti di questi capi poi vengono denunciati come ferimento? Noi della Stazione di Recupero siamo fortemente impegnati in questo, ma certamente senza l aiuto di tutti, in particolare degli accompagnatori, i risultati non potranno mai essere ottimi. Pensiamoci. Diego Vassalli 48
UNA PIACEVOLE INIZIATIVA DEL COMITATO Il nostro Comprensorio Alpino ha pensato, anche per lasciare un piccolo ricordo del lavoro fatto in questi anni, di realizzare il logo del Comprensorio a ricamo, da poter cucire sulla giacca, sulla camicia o sul pile, e portare come segno di appartenenza alla nostra Associazione. Considerato che molti avevano desiderato avere questo piccolo segno di identità, orgogliosi del lavoro che svolgono nel corso dell anno in favore del nostro territorio e della fauna, è stata inviata una lettera a tutte le sezioni comunali del Comprensorio perché i Presidenti si facciano carico della consegna omaggio del distintivo a tutti i soci residenti. Per i soci non residenti, che è difficile raggiungere direttamente, il Comitato ha disposto che possano ritirarlo direttamente presso la Sede, a Piazza Brembana. Un gesto gradito, un piccolo distintivo che siamo certi tutti apprezzeranno. La Redazione IL NUOVO CENTRO DI VERIFICA UNGULATI A MOIO DE CALVI Dal giorno 22 agosto scorso è operante il nuovo Centro di verifica ungulati a Moio de Calvi, in locali che ci sono stati messi a disposizione dalla locale Amministrazione Comunale, che si vuole ringraziare ancora una volta per la disponibilità dimostrata nei confronti dei cacciatori di selezione. Le raccomandazioni a suo tempo impartite circa il comportamento da tenere nelle fasi di verifica dei capi abbattuti sta avendo i suoi frutti. Tutti i capi vengono marcati con apposito punzone, la quantità di reperti biologici consegnati ha raggiunto buoni livelli, anche se ancora qualcuno dimentica il prelievo di sangue in provetta. Il Centro è stato inoltre attrezzato di cartina topografica dove viene registrata la località di abbattimento del capo di cui è stato consegnato un reperto biologico; tale impegno richiesto è di notevole importanza per i ricercatori che ci assistono nel monitoraggio di eventuali malattie infettive dei ruminanti selvatici. Al Centro è costantemente presente un medico veterinario dell IZLER o dell Università di Milano, per le operazioni di monitoraggio e controllo sanitario oggetto di studio. Massimo Vitali Responsabile del Centro Verifica Ungulati Buone Feste dalla INVITO ALLA MOSTRA DI NICK EDEL Nick Edel continua la tradizione di fine anno presentando disegni e acquarelli del 2004, acqueforti e litografie dall anno 1989 ai recenti lavori del 2004. Periodo: dall 11 novembre al 24 dicembre 2004 Via Botero, 23 - Torino Orario: tutti i giorni feriali dalle 10 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19 Informazioni. tel. 011/535093 info@nickedel.it www.nickedel.it
L ANGOLO DELLA POESIA PREGHIERA DEL CACCIATORE DI MONTAGNA O Signore che hai creato queste mie amate montagne, questo mondo di foreste e di vette, di torrenti e rivi argentati, di laghi che specchiano il cielo, poche cose voglio chiedere alla Tua bontà infinita. Toglimi se vuoi gli agi della vita, l amicizia degli uomini, ma lasciami quella del mio cane, e fa che possa ancora per i giorni che mi concederai correre nei boschi battuti dai venti alla ricerca del cervo e del capriolo, ed arrampicarmi sulle cime ad incontrare il camoscio, e farmi sentire ancora il canto d amore del forcello. E bearmi delle albe e dei tramonti che indorano le vette. Concedi a Sant Uberto di starmi vicino custode e protettore per evitarmi le insidie che incontro sulla montagna e per accompagnarmi quel giorno che Tu vorrai alla Tua presenza col mio fardello di colpe ma col cuore gonfio di gioia e di riconoscenza per avermi lasciato vivere la mia vita da cacciatore. Claudio Betta (Il Forcello) 50
COMPRENSORIO VENATOTRIO ALPINO VALLE BREMBANA Piergiacomo Oberti - Presidente Gianbattista Gozzi - Vicepresidente Lino Ceruti - Rappresentante Provincia Valentino Paleni - Rappresentante Comunità Montana Angelo Bonzi - Rappresentante CPA/ANLC Giovanni Berera - Rappresentante FIdC Teofano Boffelli - Rappresentante ANUU Pierfranco Milesi - Rappresentante Ass. Cinofila - SIPS Roberto Regazzoni - Rappresentante C.A.I. Gianfranco Scanzi - Rappresentante C.A.I. Antonio Locatelli - Rappresentante Coldiretti Sperandio Colombo - Rappresentante Coldiretti COMMISSIONI Avifauna tipica alpina - Ungulati Lepre - Capanno Stanziale ripopolabile - Territorio Ambiente SEDE Piazza Brembana (BG) - Piazzetta Alpini - tel./fax 034582565 e-mail comprensorio: info@comprensorioalpinovb.it e-mail redazione: cacciavb@virgilio.it Segretaria: Alba Rossi Orari di apertura: Merc. Giov. Ven.: 9/12.30-14/17.30 - Sabato: 9/12.30 E. Traini 9 *************************************************************** Assessorato Provincia Via San Giorgio - tel. 035387700 Assessore Sett. Caccia e Pesca - Dott. Luigi Pisoni Ufficio Tecnico Caccia e Pesca Dirigente - Franco Casari Collaboratori - Giacomo Moroni - Alberto Testa Servizio di Vigilanza Provinciale Responsabile - Gian Battista Albani Rocchetti Collaboratori - Bruno Boffelli, Cristiano Baroni, Gerardo Cattaneo. SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ Pronto Soccorso Sanitario- Ospedale Civile S. Giovanni B.: Tel. 034527111 Centro antiveleni - Ospedali Riuniti di Bergamo: Tel. 035 269469 (Tel. 118) Soccorso Alpino CAI - Elisoccorso: Clusone, Tel. 034623123 Pronto Soccorso Veterinario - BG - Via Corridoni 91: Tel. 035362919 Corpo Polizia Provinciale: numero verde 800350035 Emergenza Sanitaria: Tel. 118 Vigili del fuoco: Tel. 115 51