Mauro Minetti. Maggio 2007

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L ESPOSIZIONE NELLA FOTOGRAFIA DIGITALE Mauro Minetti Maggio 2007

INDICE PREMESSA LETTURA ESPOSIMETRICA PULSANTI DEDICATI AL CONTROLLO DELL ESPOSIZIONE LA COPPIA TEMPO/DIAFRAMMA PROFONDITA' DI CAMPO - DIAFRAMMA ISO AUTO NELLA PRATICA LA CORREZIONE DELL ESPOSIZIONE IN POST PRODUZIONE (PP) CONCLUSIONI Pagina 2

PREMESSA Iniziare a fotografare con una reflex digitale non è facile per chi parte da zero, o ha poca esperienza con la fotografia in genere. Sarebbe stato lo stesso con la pellicola, solo che la differenza stava che al ritiro delle stampe (o diapositive) la maggior parte finivano nel cestino..., e finiva li. Le variabili in gioco sono molte, ad iniziare dalle impostazioni di contrasto, nitidezza, saturazione, della macchina utilizzata, ma non dobbiamo di certo trascurare quanto una corretta LETTURA ESPOSIMETRICA sia la più importante operazione da eseguire ai fini del risultato, insieme alle corrette impostazioni del bilanciamento del bianco (WB). Se vogliamo ottenere la padronanza della luce, dovremo comprendere l uso dell esposimetro incorporato nella nostra DSLR, e ciò che ne deriva dalla scelta della coppia tempo/diaframma manuale o automatica che sia. Allo stesso modo dobbiamo essere consapevoli delle differenze cromatiche (tonalità) derivanti dall impostazione WB assegnata in fase di ripresa per garantire l esatta riproduzione dei colori in base al tipo di luce presente al momento dello scatto. L ESPOSIZIONE ed il BILANCIAMENTO DEL BIANCO sono di fondamentale importanza soprattutto quando, per necessità o scelta, scattiamo nel formato JPG anziché in RAW (.NEF) che ci permetterebbe invece di rivedere tali impostazioni anche dopo lo scatto tramite il software Capture NX studiato appositamente per i file NIKON. Pagina 3

LETTURA ESPOSIMETRICA I diversi sistemi di misurazione Gli esposimetri incorporati nelle fotocamere NIKON misurano la luce secondo precisi criteri. La lettura può avvenire su tutta la superficie del campo inquadrato (Matrix), mentre in altri solo nella zona centrale di ripresa. Sistema Matrix: in questo caso il campo inquadrato viene suddiviso in tanti settori, o zone di lettura, e l'esposimetro rileva l'intensità della luce in ognuno di essi. Le diverse letture sono poi confrontate con una serie di situazioni memorizzate dal produttore nei circuiti della fotocamera. In base all'analisi risultante viene selezionata la corretta coppia tempo/diaframma. Ponderata Centrale: L'esposimetro legge la luce sulla superficie d inquadratura compresa dentro ad un cerchio visibile nel mirino. Essendo un area molto delimitata è sufficiente che nella scena sia presente una luce molto intensa, ad esempio il sole alle spalle del soggetto, per alterare la giusta media di misurazione e indurre ad una sottoesposizione dell'elemento meno illuminato. In questo caso dovremo saper correggere l'esposizione applicando una compensazione. Spot: in questo tipo di misurazione, l esposimetro esegue la lettura in uno spazio ancora più ristretto rispetto al precedente spiegato (Spot, in inglese, significa "punto"). È un sistema molto preciso anche se deve essere usato con una certa pratica e consapevolezza in special modo quando nel campo ripreso dall'obiettivo sono compresi due o più soggetti illuminati con intensità differenti. Tale sistema, consentendo di misurare con maggiore precisione la luce riflessa in un determinato punto dell inquadratura, consente di effettuare specifici ragionamenti nell impostazione manuale di tempo e diaframma. Molto utile nel controluce dove ti permette di ottenere l'esposizione necessaria al soggetto in controluce (ritratto, oggetto) mandando in sovraesposizione tutto il resto. Pagina 4

LETTURA ESPOSIMETRICA blocco dell esposizione Le macchine reflex, hanno un comodo bottone (AE/AF) che permette di bloccare la lettura esposimetrica AE o la messa a fuoco (o se si preferisce entrambe, a seconda delle impostazioni assegnate al pulsante). Per utilizzare correttamente questo bottone, si deve eseguire la messa a fuoco con il pulsante di scatto, premere il bottone AE/AF e, mantenendolo premuto ricomporre l inquadratura per poi focheggiare nuovamente e scattare la foto. In pratica, serve a mantenere l'esposizione calcolata in uno specifico punto, ovvero per fare in modo che quello specifico punto venga esposto correttamente dopo aver ricomposto l inquadratura. Un esempio di applicazione lo possiamo riscontrare quando vogliamo esporre correttamente un soggetto da far risultare decentrato rispetto l inquadratura finale. Foto sottoesposta di - 1 diaframma, facilmente recuperabile in post produzione Foto correttamente esposta compensazione Questo pulsante (rappresentato da un simbolo +/-) permette di regolare ad hoc la sovra o sotto esposizione. Mantenendolo premuto, e ruotando la ghiera posta sul retro del corpo, applicheremo intenzionalmente la sovra o sotto esposizione desiderata in passi di +/-0.3 EV Molto utile nelle situazioni di lettura esposimetrica in cui è indispensabile applicare una compensazione per ottenere l esposizione corretta sull intero fotogramma o sul soggetto principale. Foto sovraesposta di + 1 diaframma, con conseguente perdita irrimediabile delle zone chiare (alte luci) Pagina 5

LA COPPIA TEMPO/DIAFRAMMA Per fare in modo di impressionare (per usare il termine con cui la pellicola veniva esposta) correttamente il sensore della nostra DSLR (ovvero scattare correttamente una foto), la macchina utilizza un TEMPO D ESPOSIZIONE ed un DIAFRAMMA in relazione alla luce del soggetto ed alla sensibilità ISO impostata (manualmente o in modo automatico ISO AUTO). Per comprendere cosa succede dopo la lettura esposimetrica dobbiamo prima capire come funziona un obiettivo. L obiettivo è composto da un certo numero di lenti, da una ghiera per la messa fuoco manuale che fa in modo di spostare queste lenti sino a vedere un immagine nitida sul soggetto, e da un diaframma regolabile tramite una ghiera numerata (nelle ottiche Nikon tipo D). Oggi, tutti gli obiettivi sono motorizzati per la messa a fuoco (AUTOFOCUS), ed hanno al loro interno un motore che permette di eseguire la focheggiatura (spostamento delle lenti) in modo automatico alla sola pressione a metà corsa del pulsante di scatto. Esistono ottiche Nikon tipo G che non hanno la ghiera dei diaframmi per l impostazione manuale, ma funzionano allo stesso modo tramite istruzioni impartite direttamente dal corpo camera. Cos è questo diaframma? Per capirlo dobbiamo pensare come si comportano i nostri occhi al variare della luce. In un certo senso, il diaframma di un obiettivo ha la stessa funzione della nostra pupilla: dosa la quantità di luce necessaria ai nostri occhi per visualizzare la scena. In caso di poca luce la nostra pupilla si dilata (analogamente quanto faremo utilizzando un diaframma tutto aperto f.2.8-3.5) ed in caso di molta luce diventa sempre più piccola (come utilizzando un diaframma chiuso f.11-16-22). Pagina 6

LA COPPIA TEMPO/DIAFRAMMA Diaframmi normalmente impiegati nell uso normale Schema diaframmi disponibili negli obiettivi 1.4 1.8 2 2.8 3.5 4 5.6 8 11 16 22 32 Diaframmi tutta apertura impiegati in condizione di poca luce, o per ottenere tempi veloci, ma anche per ridurre al massimo la profondità di campo Diaframmi disponibili nelle ottiche economiche Diaframmi intermedi con i quali si ha la maggior resa dell obiettivo, da utilizzarsi in condizioni normali di luce Diaframmi chiusi per ottenere la maggior profondità di campo, o da utilizzarsi in condizioni di molta luce Diaframma tutto aperto: svantaggi = poca profondità di campo vantaggi = si ottengono tempi brevi (veloci) Diaframma tutto chiuso svantaggi = si ottengono tempi lenti (pericolo fotografie "mosse") vantaggi = molta profondità di campo Profondità di campo: E' lo spazio in cui l'immagine é a fuoco, cioè nitida, rispetto alla distanza impostata sull'obiettivo. ghiera diaframmi ghiera messa a fuoco manuale ghiera spostamento focale Sopra, illustrata una classica ottica zoom tipo D, munita di apposita ghiera per la regolazione dei diaframmi. Nella figura a destra, un ottica moderna (tipo G) senza ghiera per l impostazione del diaframma (si imposta direttamente dal corpo camera tramite una comodissima ghiera). ghiera messa a fuoco manuale ghiera spostamento focale Pagina 7

PROFONDITA DI CAMPO - DIAFRAMMA Con il termine PROFONDITA DI CAMPO si definisce lo spazio precedente e successivo al punto in cui è regolata la messa a fuoco entro il quale tutti i soggetti risultano comunque nitidi. La profondità di campo varia in ampiezza in base a diversi fattori quali l'apertura del diaframma impostato, la distanza del soggetto e la focale dell'obiettivo impiegato Il corretto utilizzo del diaframma determina l'effetto della profondità di campo desiderata, ma relativamente alla focale utilizzata. Utilizzando il diaframma in modalità tutta apertura (f.2.8-3.5 a seconda delle ottiche) otterremo poca profondità di campo (zona nitida) oltre il punto di messa a fuoco. In questo modo possiamo isolare il soggetto rispetto lo sfondo. Mentre con le focali grandangolari non potremo apportare grandi variazioni di sfocato oltre il soggetto principale, altrettanto non si può dire per le focali tele dove tale passaggio è più evidente a seconda del diaframma utilizzato. In altre parole, se utilizziamo il diaframma "tutto aperto" su una focale grandangolare, riusciremo ancora a leggere lo sfondo molto bene oltre il soggetto principale. Pertanto, l'uso di un diaframma tutto aperto per isolare lo sfondo è più utile con le focali tele, o nel caso di riprese (anche grandangolari) in cui il soggetto principale (es. ritratto, persona, oggetto, fiore, ecc...) è molto vicino al fotografo (breve distanza focale). Ma si dimostra altrettanto utile quando la luce della scena e poca (scarsa illuminazione). Pagina 8

PROFONDITA DI CAMPO - DIAFRAMMA Un diaframma molto aperto (f. 2.8-3.5) ci permette di ottenere il minor tempo d'esposizione possibile, ma con una profondità di campo (zona a fuoco) molto ridotta, soprattutto utilizzando delle focali tele. A parità di diaframma impostato e distanza del soggetto, al crescere del valore di focale diminuisce l'estensione della profondità di campo. E' il motivo per cui i teleobiettivi presentano una profondità di campo più ristretta rispetto alle ottiche normali e grandangolari Fotografando su una distanza tipo "infinito" (paesaggi), non noteremo nessun effetto di sfocatura sullo sfondo del soggetto, indipendentemente dal diaframma o dalla focale utilizzata, ma registreremo solo un diverso tempo d esposizione. Utilizzando una focale tele ed un diaframma molto aperto potremo isolare il soggetto in primo piano grazie alla ridotta profondità di campo ottenuta (foto sopra) Una ridotta profondità di campo viene sfruttata, ad esempio, nella fotografia di ritratto e moda quando si vuole "isolare" una figura dallo sfondo. Gli obiettivi grandangolari, presentano una profondità di campo più estesa rispetto ai tele, utile ad ottenere contemporaneamente nitidi più elementi posti su piani diversi, come ad esempio un soggetto in primo piano, incorniciato da uno sfondo ben nitido e dai dettagli leggibili. Utilizzando una focale grandangolare potremo disporre della maggiore profondità di campo, anche con diaframmi molto aperti Pagina 9

PROFONDITA DI CAMPO - DIAFRAMMA In relazione a quanto detto, dobbiamo però sempre "fare i conti" con la luce disponibile. Un diaframma molto chiuso (f. 11-16) richiede una luce (EV) molto alta per permetterci di scattare con dei tempi adatti alla focale utilizzata: ricordiamoci sempre il reciproco della focale utilizzata come base logica per evitare foto mosse o micromosse. Per reciproco della focale si intende quanto segue: - utilizzando una focale di 18 mm., è bene non scendere al di sotto di 1/20 sec. - utilizzando una focale di 50 mm., è bene non scendere al di sotto di 1/50 sec. - utilizzando una focale di 200 mm., è bene non scendere al di sotto di 1/200 sec. Tutto questo considerando una "mano piuttosto ferma. La luce non è mai abbastanza. Nonostante la bella giornata, per realizzare questa immagine alla sensibilità di 100 ISO, l esposimetro ha calcolato un tempo di 1/250 sec. impostando il diaframma 8, con lettura MATRIX In questo caso, il sistema esposimetrico MATRIX non è stato ingannato da nessuna componente pericolosa di luce riflessa, in quanto l inquadratura comprendeva zone chiare e scure ben equilibrate, e soprattutto con nessuna zona in controluce. Pagina 10

ISO AUTO Per fare in modo di fotografare agevolmente anche in condizioni precarie di luce è molto comodo attivare l impostazione ISO AUTO con la quale la sensibilità si adeguerà AUTOMATICAMENTE ai dati inviati dalla lettura esposimetrica. In questo modo, faremo in modo che la sensibilità ISO si adegui alla coppia tempo/diaframma scelta dal programma di ripresa utilizzato, nel caso in cui la luce non sia sufficiente per la sensibilità ISO minima. In questa immagine, acquisita a PRIORITA DI TEMPI (S) con un tempo d esposizione di 1/160 sec. impostato, l ottica tele utilizzata piuttosto buia f. 5.6 (a tutta apertura) a fatto elevare a 450 ISO la sensibilità impostata su ISO AUTO, permettendo di scattare con un tempo relativamente breve, ma adatto al soggetto abbastanza statico. Teniamo però presente che più la sensibilità aumenta e maggiore sarà l'effetto morbidezza dell'immagine (minore contrasto, minore stacco tra luci ed ombre, minore nitidezza generale dell immagine) con l'inevitabile innalzamento della soglia di rumore NR (effetto grana, puntinatura) soprattutto nelle zone in ombra o con poca luce. Anche in condizioni di buona luce, ISO AUTO può essere utile quando vogliamo impostare manualmente una specifica coppia TEMPO/DIAFRAMMA (M), oppure quando siamo costretti ad utilizzare tempi veloci (S) che richiederebbero sensibilità superiori alla minima anche con diaframma tutto aperto. Pagina 11

NELLA PRATICA L'esposimetro incorporato (di qualsiasi macchina) è in grado di leggere esclusivamente la luce riflessa (per questo viene ingannato in certe situazioni). Gli esposimetri esterni (quelli che usano i professionisti in studio, ad esempio) leggono anche la luce incidente (quella che illumina il soggetto) permettendo quindi dei calcoli più precisi al fotografo. Con una DSLR si deve trovare sempre il giusto compromesso, aiutandosi anche con la sensibilità ISO impostata. Minore è la sensibilità, e maggiormente sarà contrastata l'immagine (maggiore sbalzo tra luci ed ombre). Più alzeremo la sensibilità ISO e maggiormente avremo uniformità di esposizione ma a discapito di nitidezza e contrasto. In questa immagine (scattata con lo zoom grandangolare 12-24DX), per poter compensare le zone in ombra (fiori) con lo sfondo illuminato, e mantenere allo stesso tempo un cielo azzurro, ho elevato la sensibilità ISO a 400, in modo da avere un tempo d esposizione veloce (1/320 sec.) per evitare il micromosso, con un diaframma intermedio (f.8) per la miglior resa ottica, e mantenere un buon equilibrio tra luci ed ombre. Evitiamo, per quanto possibile, di fotografare in controluce, salvo avere la consapevolezza ed esperienza necessaria per realizzare uno scatto creativo. Se osserviamo con i nostri occhi, ci renderemo conto che nemmeno noi potremo vedere un cielo blu in controluce. Il cielo blu resta tale solo quando non è ripreso in controluce e l esposizione è leggermente sottoesposta. Pagina 12

NELLA PRATICA ll "verde" è interpretato dall'esposimetro come soggetto poco luminoso (poca luce riflessa), quindi come se fosse una zona in ombra, o scura. Di conseguenza adatta il tempo d'esposizione per fare in modo che si veda bene. In questi casi, e casi analoghi con tanta vegetazione, meglio sottoesporre di -0.7, ed il gioco è fatto! (compensazione). Basta solo ricordarsi, allo scatto successivo, di avere in macchina tale compensazione e di conseguenza regolarla nuovamente per l'occasione. Utilizzando la lettura esposimetrica SPOT, possiamo far misurare all esposimetro la luce in uno specifico punto dell inquadratura. In questo caso sul fiore, sufficientemente isolato dallo sfondo, che ha permesso di oscurarlo grazie alla buona illuminazione del soggetto principale. Se fotografiamo una persona vestita di bianco, succede l'effetto opposto: l'esposimetro "vede" tanta luce e quindi cerca di sottoesporre per non bruciare nessuna parte chiara. In questi casi, si compensa l'esposizione con un aumento anche fino a + 1.00, ma anche a +1.5 se necessario (dipende sempre dalla luce e da quanto spazio occupa il soggetto inquadrato). Al contrario, se fotografiamo un soggetto scuro (esempio persona vestita di nero), saremo costretti ad applicare una sottoesposizione intenzionale (compensazione) per compensare l errore involontario dell esposimetro che ha letto poca luce riflessa. Dobbiamo sempre prestare la massima attenzione ai tempi di ripresa, per evitare il mosso o micromosso (causano lo stesso effetto della mancanza di nitidezza). Pagina 13

NELLA PRATICA Se fotografiamo soggetti in movimento, meglio utilizzare la modalità di ripresa S (priorità di tempi) ed impostare ad 1/500 sec. il tempo d'esposizione. Tale programma adeguerà di conseguenza il diaframma possibile in base alle impostazioni ISO (o ISO AUTO). Nella foto generica, se non vogliamo pensare troppo a quale tempo e diaframma utilizzare, possiamo sempre utilizzare il programma P (program) che calcola automaticamente la coppia ideale (tempo/diaframma), sia con ISO AUTO quanto con ISO impostato manualmente. Tenendo presente che qualsiasi ottica, ha la sua miglior resa dal diaframma appena oltre il minimo (3.5) fino a 8 max 11, lavorando in A (priorità di diaframmi) dovremo fare attenzione che il tempo d'esposizione indicato sulla scena non sia troppo basso (lento) per incappare nel micromosso. Ricordiamoci che ISO AUTO consente anche di impostare il tempo d'esposizione minimo oltre il quale deve intervenire la compensazione ISO. Utilizzando ISO AUTO, possiamo permetterci di scegliere la coppia tempo/diaframma ideale anche con il programma M (manuale) in cui imposteremo i due valori necessari all esposimetro per calcolare la sensibilità ISO da impostare. Infine, a seconda del tipo di bilanciamento WB adottato, otterremo delle foto più calde o più fredde in base alla temperatura colore assegnata in fase di ripresa. Un tulipano al tramonto. Il bilanciamento del bianco impostato su luce diurna permette di conservare le dominanti tipiche della luce al momento della ripresa. L esposimetro di una DSLR tiene in considerazione anche questo parametro, oltre al contrasto impostato, nel calcolo dell esposizione. Pagina 14

LA CORREZIONE DELL ESPOSIZIONE IN POST PRODUZIONE (PP) Nella fotografia, tutti sappiamo quanto sia importante esporre correttamente il fotogramma per ottenere un immagine priva da zone troppo sottoesposte o sovraesposte. Tuttavia, azzeccare la coppia ideale tempo e diaframma, non sempre è così facile quando ci troviamo a scattare in condizioni precarie di luce, o in quelle situazioni in cui il colore dei soggetti potrebbe ingannare l esposimetro senza usare una necessaria compensazione. Altre difficoltà di ripresa possono essere causate da uno scatto in controluce eseguito senza lampo (flash) di schiarita, in cui il soggetto in ombra potrebbe risultare correttamente esposto solo nel caso in cui il fotografo avesse misurato la luce su di esso (misurazione spot), anziché su tutta l inquadratura (misurazione matrix). Ma molte volte è anche la nostra fretta, o disattenzione, a farci commettere l errore nell esposizione che, insieme al micromosso, è quello più frequente all inizo della nostra esperienza fotografica. Mentre con la pellicola avevamo ben poche possibilità, se non nulle in molti casi, di recuperare i nostri errori, oggi con la fotografia digitale possiamo quasi dire di non avere più limiti. Un file sottoesposto, oggi può essere recuperato egregiamente (e facilmente) in post produzione, anche se non fosse stato acquisito originariamente in NEF (RAW) grazie ad esempio al software Nikon Capture NX utilizzato per questa prova. Per far comprendere le differenze qualitative ottenibili, ho utilizzato un file volutamente sottoesposto, ed acquisito intenzionalmente ad alta sensibilità (ISO 1250) per poter dimostrare gli effetti diversi ottenibili dalle correzioni apportate. Pagina 15

LA CORREZIONE DELL ESPOSIZIONE IN POST PRODUZIONE (PP) Il file originale, volutamente sottoesposto si presentava così: Ed ho provato quattro metodi di correzione, distinguibili in: A) sul controllo esposizione - regolazione esposizione B) sul controllo della luminosità - regolazione luminosità LST C) sul controllo dei livelli - regolazione curve di livello D) sul controllo d-lighting - regolazione ombre ed alte luci Pagina 16

LA CORREZIONE DELL ESPOSIZIONE IN POST PRODUZIONE (PP) METODO A Aperto il file con Capture NX andiamo a regolare per prima cosa l esposizione, per questa immagine necessaria a +1.5, ottenendo questo risultato: Pagina 17

LA CORREZIONE DELL ESPOSIZIONE IN POST PRODUZIONE (PP) METODO B Lo stesso file corretto tramite l editor LST sulla luminosità master, anziché sull esposizione, con +2,2 sui toni medi. Come possiamo notare, tale correzione provoca una leggera desaturazione: Possiamo controllare la desaturazione apportata mediante incremento della stessa con l apposito controllo, sempre nell editor LST Pagina 18

LA CORREZIONE DELL ESPOSIZIONE IN POST PRODUZIONE (PP) METODO C Lo stesso file corretto sulle curve di livello, con +2 sui toni medi: Pagina 19

LA CORREZIONE DELL ESPOSIZIONE IN POST PRODUZIONE (PP) METODO D Lo stesso file corretto con il d-lighting: Pagina 20

LA CORREZIONE DELL ESPOSIZIONE IN POST PRODUZIONE (PP) Come possiamo osservare nei successivi particolari ingranditi al 100%, le 4 immagini ottenute presentano caratteristiche qualitative ben differenti, soprattutto sull aspetto della rumorosità e delle aberrazioni: immagine corretta con il controllo dell esposizione (metodo A): immagine corretta con il controllo della luminosità LST (metodo B): immagine corretta con il controllo delle curve di livello (metodo C): immagine corretta con il d-lighting (metodo D): La differenze sarebbero percepibili, così come viste, nel caso le immagini venissero stampate in grande formato. In questo specifico caso, su stampe delle dimensioni di cm. 90x136 cm. circa Pagina 21

LA CORREZIONE DELL ESPOSIZIONE IN POST PRODUZIONE (PP) Tale confronto ci porta alle seguenti conclusioni: -METODO A: la correzione ha amplificato anche il rumore ed il contrasto, creando un immagine analoga ad un acquisizione realizzata ad una sensibilità ISO più elevata; -METODO B: agendo sulla luminosità master abbiamo provocato una leggera desaturazione generale, ma facilmente recuperabile intervenendo sullo specifico controllo, senza arrecare un incremento del rumore, ma putroppo amplificando le aberrazioni cromatiche; -METODO C: è indubbiamente quello che provoca meno artefatti rispetto agli altri metodi sperimentati; -METODO D: otteniamo un immagine molto simile a quella regolata sull esposizione, con il vantaggio di aver preservato le alte luci. Resta ovvio che per correzioni di sottoesposizioni su file RAW (NEF) a bassa sensibilità ISO, il solo controllo specifico dell esposizione sia più che sufficiente a riportare in luce quanto sottoesposto in fase di ripresa. Con lo stesso controllo potremo quindi agire anche nel caso di sovraesposizioni, purchè contenute entro certi limiti sulle alte luci (sempre difficilmente recuperabili). Per i file JPG invece, non ci resta che utilizzare un metodo alternativo al controllo dell esposizione, scegliendo tra B C o D quello più indicato in base all immagine da correggere. Pagina 22

CONCLUSIONI Se quando usavamo la pellicola la nostra maggiore attenzione era rivolta all esposizione, oggi possiamo anche distrarci (grazie alla tecnologia digitale) per porre rimedio in post produzione alle nostre malefatte, ovvero grazie agli efficaci software di elaborazione che ci consentono di porre rimedio ai nostri errori causati dall inesperienza, o per la fretta di scattare. L esposizione, come l inquadratura, nonché il bilanciamento del bianco, non sempre possono essere azzeccate in fase di ripresa, ma ognuna di esse può essere rielaborata senza conseguenze (nei limiti del possibile) purchè abbiamo la possibilità di salvare le nostre immagini nel formato RAW (.NEF). Nel caso fossimo impossibilitati a scattare in NEF, anche su dei file JPG possiamo apportare le correzioni necessarie all esposizione, purchè non abbiamo sovraesposto le alte luci (mai recuperabili su un file JPG). Sebbene la raccomandazione sia sempre quella di scattare nel rispetto di tutte le regole basilari della fotografia, oggi possiamo vantare ancor più precisione grazie a questi sofware che nel tempo stanno dimostrando di essere indispensabili ai fini della perfezione dell immagine. Basti pensare ai benefici effetti prodotti da una correzione d-lighting che permette di riequilibrare e dosare luci ed ombre (cosa alquanto difficile da calcolare alla perfezione in fase di ripresa). Pertanto, non ci resta che concentrarci sull inquadratura, sul soggetto, sul nostro sentimento ed ispirazione, per ottenere uno scatto a perfetta regola d arte. La fotografia, è prima di tutto fatta di queste cose. Mauro Minetti www.mdjphoto.it Pagina 23