Indice Indice... 1 1. PREMESSA... 2 2. MONITORAGGIO... 3 2.1. EMISSIONI ODORIGENE... 3 2.2. IMMISIONI SONORE NELL AMBIENTE ESTERNO... 5 2.3. MONITORAGGIO DELLE ACQUE DI FALDA... 7 Allegato 1: Punti di campionamento per il Monitoraggio Ambientale della emissioni odorigene e rumore... 8 Allegato 2: Punti di campionamento per il Monitoraggio Ambientale della falda... 8 1
1. PREMESSA Di seguito si riportano le operazioni proposte al fine del monitoraggio ambientale dell impianto di depurazione di Bitonto, una volta realizzati gli interventi previsti nel progetto di adeguamento. In particolare, il monitoraggio proposto è relativo alle emissioni in atmosfera, ai livelli di rumorosità ed alla qualità delle acque di falda. Le indicazioni delle metodiche da adottare per il campionamento e le analisi di laboratorio sono da ritenersi valide alla data di redazione del presente documento. Pertanto, poiché nuovi metodi di campionamento e analisi potrebbero essere introdotti e adottati dalla Normativa Italiana di riferimento, le suddette indicazioni potrebbero variare. I diversi punti di campionamento sono riportati negli Allegati 1e 2 della presente relazione. 2
2. MONITORAGGIO 2.1. EMISSIONI ODORIGENE I materiali trattati e prodotti in un impianto di depurazione rappresentano una fonte potenziale di cattivi odori, anche se generalmente un depuratore ben dimensionato e correttamente gestito non produce emissioni particolari. In generale, le sostanze che sono all origine della diffusione degli odori nelle aree circostanti ad un sito produttivo possono essere costituite da prodotti gassosi di natura inorganica o da composti organici particolarmente volatili. In particolare, per un depuratore, le possibili sostanze maleodoranti emesse sono: Idrogeno Solforato, Ammoniaca, Metilpercaptano, Metano ecc Le principali sorgenti di odori di un impianto sono costituite dalle fasi di trasferimento e trattamento dei fanghi (stazione di sollevamento dei fanghi primari, preispessimento e disidratazione meccanica, stoccaggio finale) e, anche se in misura meno rilevante, dalle unità di processo in cui sono operati i trattamenti meccanici preliminari dei liquami (fasi di grigliatura e dissabbiatura, stoccaggio dei grigliati). Al fine di contenere le emissioni odorigene provenienti dai comparti di disidratazione dei fanghi di depurazione, il punto 11.2 delle Linee CRIAP recita: a) Gli impianti di disidratazione/essiccazione fanghi di depurazione dai quali e' presumibile la produzione di emissioni odorigene devono essere sistemati in ambienti chiusi. Prima dello scarico in atmosfera, gli effluenti gassosi rivenienti dal trattamento e stoccaggio fanghi devono essere convogliati ad un adeguato impianto di abbattimento per le sostanze odorigene; Al fine di incrementare il livello di protezione, nel presente progetto sono previste due nuove unità di trattamento delle emissioni odorigene (biofiltri). Una a servizio del comparto pretrattamenti e vasca di accumulo interrata (vasca di accumulo 2) e l altra a servizio del locale disidratazione del fango, dello stoccaggio dei cassoni fanghi e della vasca di accumulo sostitutiva del sedimentatore primario (vasca di accumulo 1). Di conseguenza dal punto di vista impiantistico il progetto in questione rispetta quanto indicato dalle linee guida CRIAP. 3
Per il monitoraggio delle sostanze effluenti dai biofiltri di progetto si fa riferimento a limiti, metodiche di rilevamento, frequenze e condizioni di funzionamento previste dal punto 11.2.b) delle linee CRIAP di seguito riportate (Tab. 1). Inquinante concentrazione metodo di misura frequenza -3 mg Nm Polveri 20 UNICHIM 494 analisi UNI 10263 ossidi di azoto 100 UNICHIM 544 UNI 9970 ossidi di zolfo 100 UNICHIM 507/540 UNI 10393 ammoniaca 2 UNICHIM 632 silice libera cristallina 5 UNICHIM 633 piombo + cromo e i suoi composti 5 UNICHIM 723 HCl 5 UNICHIM 607/621 HF 5 idrogeno solforato 5* UNICHIM 634 sostanze odorigene in linea con il criterio della migliore tecnologia disponibile concordare con AUSL e PMP sostanze organiche sotto forma di gas o vapore espresse come carbonio organico totale 50 definire tenore di ossigeno nell effluente gassoso 6% Tab. 1: Limiti massimi indicati dalle Linee CRIAP 4
2.2. IMMISIONI SONORE NELL AMBIENTE ESTERNO La norma fondamentale di riferimento relativa al rumore è costituita dalla Legge n. 447 del 26/10/1995, Legge quadro sull inquinamento acustico, che basandosi e riprendendo alcuno aspetti di primaria importanza contenuti nel DPCM 01/03/1992, Limiti di emissione di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell ambiente esterno, li inserisce in un quadro organico che ha nelle Regioni, nelle Provincie e, soprattutto nei Comuni, i soggetti fondamentali per la messa in atto di politiche contro l inquinamento acustico. La normativa prevede che gli strumenti urbanistici contengano disposizioni atte a disciplinare la compatibilità ambientale dei vari insediamenti in rapporto al grado di emissioni sonore prodotte. Pertanto al fine di poter definire la presenza di situazioni di inquinamento da rumore i Comuni dovrebbero provvedere ad adottare una classificazione dei rispettivi territori ai sensi del DPCM 14/11/1997, in base a determinazioni d uso delle singole aree, suddividendoli in sei tipi di aree, ognuna delle quali dovrebbero essere rispettati certi valori massimi, espressi in db(a). Ulteriore riferimento per la classificazione acustica del territorio è la L.R. n. 3 del 12/02/2002 pubblicata con Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 25 del 20/02/2002, il quale all art. 3 indica i valori limite del livello equivalente di pressione sonora suddivisi per classi di destinazione d uso e riferiti al periodo diurno (dalle ore 6.00 alle 2.00) e al periodo notturno (dalle ore 22.00 alle ore 6.00). Nel seguente prospetto è riportata la classificazione del territorio: Classi di destinazione d uso del Limite diurno Leq (A) Limite notturno Leq (A) territorio [db] [db] Aree particolarmente protette 50 40 Aree prevalentemente 55 45 residenziali Aree di tipo misto 60 50 Aree di intensa attività umana 65 55 Aree prevalentemente industriali 70 60 Aree esclusivamente industriali 70 70 Il comune di Bitonto non ha ancora classificato il proprio territorio non avendo redatto il piano di zonizzazione acustica. 5
L area del depuratore ricade all interno di un area classificata dal PRG vigente come F9, area per le attrezzature e servizi di interesse generale. Inoltre, come risulta dalla specifica tavola del PRG del Comune di Bitonto, l area di impianto risulta essere molto vicina a zone produttive D5. Pertanto l area su cui sorge l impianto di depurazione può essere classificata come una zona prevalentemente industriale. Pertanto l area dell impianto in parola appartiene, dal punto di vista della zonizzazione acustica, alla classe V del suddetto decreto: Aree prevalentemente industriali ovvero, a norma della L.R. 3/02, aree miste interessate prevalentemente da attività industriali, con presenza anche di insediamenti abitativi e attività di servizi. Di conseguenza, durante l attività dell impianto di depurazione in oggetto dovranno essere rispettati i valori limiti di accettabilità [70 db(a) periodo diurno 60 db(a) periodo notturno] imposti dalle suddetta Legge Regionale. In base a quanto sopra esposto, per il monitoraggio delle emissione sonore si farà riferimento ai limiti e frequenze espresse nel seguente prospetto (Tab. 2). PERIODO LIMITI ASSOLUTI DB(A) FREQUANZA Diurno (06.00-22.00) 70 annuale Notturno (22.00-06.00) 60 Annuale Tab. 2: Monitoraggio delle emissioni sonore 6
2.3. MONITORAGGIO DELLE ACQUE DI FALDA Come precisato nella specifica relazione geologica, nell area in cui sorge l impianto di depurazione è da escludere la presenza di una falda freatica superficiale a causa delle particolari caratteristiche del litotipo affiorante; pertanto il monitoraggio delle acque sotterranee riguarderà la falda profonda. In particolare si preleveranno con frequenza annuale due campioni di acqua estratta da due pozzi, ubicati, con riferimento alla direzione generale di deflusso della falda idrica, uno a monte e una a valle dello stabilimento medesimo. Entrambi i campioni dovranno rispettare i limiti riportati alla Tab. 2 dell Allegato 5 al Titolo V della parte IV del D. Lgs 152/2006. 7
Allegato 1: Punti di campionamento per il Monitoraggio Ambientale della emissioni odorigene e rumore Allegato 2: Punti di campionamento per il Monitoraggio Ambientale della falda 8