Francesco Petrarca (1304 1374)
Il Canzoniere Opera scritta dal Petrarca in lingua volgare. Il titolo iniziale dato dall autore era Francisci Petrarche laureati poete Rerum vulgarium fragmenta (Frammenti di cose in volgare di Francesco Petrarca, poeta laureato).
Il Canzoniere In esso confluisce tutto il repertorio tematico e formale della tradizione poetica cortesestilnovista, ma presenta anche caratteri nuovi, che testimoniano i tormenti del poeta e una nuova percezione della realtà. Comprende 366 liriche scritte dagli anni della giovinezza fino alla fine della sua vita. Racconta la storia dell amore per Laura.
Petrarca e il volgare Petrarca sceglie di scrivere in volgare e non in latino perché riteneva che la lingua latina avesse già raggiunto il massimo splendore e che tutto era già stato scritto in modo unico e irripetibile. Quindi sceglie la lingua volgare cercando di darle dignità e perché essa costituisce un campo «nuovo» per chi volesse raggiungere la gloria poetica: Petrarca vuole dare al volgare la stessa dignità del latino.
L amore per Laura Il tema centrale del Canzoniere è l amore del poeta per Laura, vista per la prima volta il 6 aprile 1327 ad Avignone. Con la sua irragiungibilità, Laura domina la mente del poeta. Si tratta di un amore infelice, dove né il poeta riesce a dichiararlo all amata, né questa si mostra disposta ad accoglierlo e ricambiarlo. La presenza e la bellezza fisica dell amata turbano il poeta tanto che teme di cadere nel peccato e di allontanarsi da Dio.
A pie' de' colli ove la bella vesta E l ottavo sonetto presente ne Il Canzoniere, ossia un componimento poetico formato da due quartine e due terzine in versi endecasillabi (11 sillabe metriche). A pie' de' colli ove la bella vesta prese de le terrene membra pria la donna che colui ch'a te ne 'nvia spesso dal somno lagrimando desta, libere in pace passavam per questa vita mortal, ch'ogni animal desia, senza sospetto di trovar fra via cosa ch'al nostr'andar fosse molesta. Ma del misero stato ove noi semo condotte da la vita altra serena un sol conforto, et de la morte, avemo: che vendetta e di lui ch'a cio ne mena, lo qual in forza altrui presso a l'extremo riman legato con maggior catena.
A pie' de' colli ove la bella vesta (parafrasi) Noi passavamo libere in pace per questa vita caduca che ogni animale desidera, senza timore d insidie né di sciagure, alle pendici dei colli, dove nacque colei che spesso dal sonno fa destare in lacrime quello che ci manda a te in dono. Abbiamo un solo conforto, ora che siamo qui in questo misero stato, provenendo da quell altra vita libera e serena, ora che la nostra morte è vicina. Questo conforto è la vendetta verso colui che è cagione della nostra calamità: il quale è costretto a rimanere schiavo della volontà altrui, ridotto allo stremo, condannato ad una prigionia più dura della nostra.
A pie' de' colli ove la bella vesta (analisi) In questo sonetto sono a parlare degli animali che sono stati regalati dal poeta al suo amico. Essi, prima di essere stati regalati, vivevano una vita felice, liberi come ogni animale desiderava. Gli animali si trovavano alle pendici di un monte, luogo di nascita di Laura, donna che veniva sognata tutte le notti dal poeta e che lo faceva svegliare piangendo in quanto non corrispondeva il suo amore. La raffigurazione di questi animali «richiama» Dante. Quest ultimo nel primo canto dell Inferno posiziona, appunto, delle fiere alle pendici del monte. Le fiere rappresentano i peccati più gravi corrispondenti all avidità, alla superbia e alla lussuria. Il Petrarca si rivede nelle fiere di Dante perché sostiene che il suo animo è peccatore e che ha compiuto i peccati più gravi che una persona potesse commettere. Questi animali, consapevoli della loro fine, e del fatto che morendo si sarebbero «liberati» dalla sofferenza della prigionia, si vendicano del poeta, colpevole di averli imprigionati, provando piacere della sua sofferenza per l amore non corrisposto, che continua in quanto Lui continuerà a vivere.