GLI SCAVI di ERCOLANO

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Transcript:

1 GLI SCAVI di ERCOLANO Intervista al Prof Giuseppe Maggi Aprile 2009

2 Ercolano anno 79 dopo Cristo Vesuvioweb intervista il Professor Giuseppe Maggi. Aprile 2009. Buongiorno professore. Le vorrei fare alcune domande. Sono quelle di coloro che, forse per la prima volta, si avvicinano al grande mondo dell archeologia vesuviana. Penso che questo spazio, questo territorio non abbia bisogno di presentazioni, ma Lei più di altri ha avuto modo di confrontarsi con quelli che sono stati gli aspetti puramente scientifici legati alla ricerca archeologica e quelli più strettamente antropologici. L uomo e il territorio di 2000 anni fa.

3 Quanti abitanti aveva Ercolano il giorno prima dell eruzione del Vesuvio? Sono stimate circa quattromila, ma forse erano meno. Di cosa si occupavano queste persone. Quali le occupazioni prevalenti? Le occupazioni prevalenti erano il commercio e l'affitto di botteghe e quartierini, sorti stravolgendo le antiche case nobiliari. La gente semplice quella della strada poteva accedere a svaghi, a momenti ricreativi? Quelli della Palestra, accedendo non dal decumano superiore, riservato alle autorità, ma dal decumano inferiore. Quale secondo Lei il rapporto con questa montagna apparentemente tranquilla? Il rapporto con una fertile montagna, quale appariva da una nota pittura pompeiana. Si era completamente perduto il ricordo del vulcano. É vero, professore, che gli ercolanesi erano dediti all ozio? Non è vero! La popolazione prevalente non era quella dei nobili, ormai fuori delle città. Ma il ceto mercantile e il popolino, che cercava di sopravvivere praticando i mestieri più umili. Il giorno dell eruzione, quel giorno definito apocalittico. Ce lo può descrivere? Fu peggio a Pompei con la lenta pioggia di cenere e lapilli. A Ercolano la popolazione fu spazzata via in un attimo dall'alluvione fangosa. Dove pensarono gli ercolanesi di scappare e dove scapparono poi nella realtà dei fati e dei riscontri archeologici? Si raccolsero presso la spiaggia o sulla stessa spiaggia. Non scampò proprio nessuno.

4 Si salvò qualcuno? No, anche se per 250 anni si è raccontata la favoletta dell'esodo della popolazione verso Napoli. Come si possono definire i fuggiaschi? Ci spieghi meglio il senso della fuga. Lei che è un archeologo in quali termini legge il rientro di alcuni fuggiaschi dopo l eruzione? Perché ritornarono sui luoghi del disastro? E dopo quanto tempo dall evento eruttivo? Ripeto: i fuggiaschi morirono tutti. Anche quelli che cercarono invano la fuga via mare. Nel III secolo dopo Cristo già si era perduta la memoria della città sepolta dal Vesuvio, come documentato dal ritrovamento di un villaggio di III-IV secolo dopo Cristo a Via Doglie. Per lei questo racconto ha delle valenze importanti legate al territorio moderno e alle odierne condizioni di vita delle popolazioni vesuviane? Ercolano moderna ha un legame direi "viscerale" con la città antica. Ma la cancellazione del toponimo Resìna ha cancellato anche una scuola di pittura e il riferimento al sito di villeggiatura di epoca borbonica delle ville del Settecento. Mi domando se sia stata un'operazione legittima. Giuseppe Maggi

5 Maggi con i giornalisti sul luogo della scoperta dei corpi sepolti dalla colata fangosa che distrusse Ercolano. Sono sull arenile. Nei pressi del complesso delle Terme Suburbane. Si trovano accalcati nei pressi dei fornici della spiaggia nera, dove gli abitanti della cittadina si rifugiarono credendo di sfuggire così alla immane catastrofe.

6 La barca rovesciata sulla spiaggia. Il legno pesante che le onde avevano rovesciato e scaraventato sull arenile. La fotografia concessa dal Prof. Maggi, ritrae il momento del disseppellimento del prezioso reperto. Una barca romana, piccola, ma ricca di dettagli e di spunti di ricerca.

7 Nella foto i resti scheletrici di un ercolanese, rinvenuto in uno dei fornici della spiaggia. Maggi asserisce in maniera forte e senza lasciar spazio ad opinioni e\o congetture che degli ercolanesi di 2000 anni fa non restò nessuno in vita e così alla domanda,... Si salvò qualcuno? No, anche se per 250 anni si è raccontata la favoletta dell'esodo della popolazione verso Napoli. Le mani raccolte sul viso, sulla bocca e le narici. Quell uomo racconta ancora oggi l epilogo drammatico della sua triste sorte. Grazie.

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