Uno, nessuno e centomila

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INDICAZIONI GENERALI Autore: Luigi Pirandello Uno, nessuno e centomila Titolo: Uno, nessuno e centomila Epoca di pubblicazione: Benché l'autore inizi a lavorare a "Uno, nessuno e centomila" già da tempo riesce a completare la sua opera solo nel 1926, quando essa viene pubblicata, prima a puntate sulle pagine della rivista "Fiera letteraria" e, successivamente, in volume. CONTESTO Contesto storico e letterario: Pirandello è fra gli interpreti più acuti di un processo caratterizzante il periodo a cavallo fra Otto e Novecento, lo sfaldarsi dell'io, il frantumarsi dell'identità individuale; ed è interprete della crisi di un'idea di realtà, quella affermata da una lunga tradizione e rinsaldata ancora dal Positivismo: nella sua opera viene disgregata l'immagine di un mondo ordinato, organico, interpretabile con certezza mediante gli strumenti della ragione, e viene affermata al contrario l'immagine di una realtà multiforme, polivalente, che non può essere osservata da un'unica prospettiva. Vive il termine della bèlle époque, lo svolgersi della prima guerra mondiale e il periodo che precede la seconda, sembra aderire esplicitamente al fascismo ma la sua opera rimane sempre lontana da ogni forma di compromesso con le scelte politiche di quegli anni e irriducibile ai miti della propaganda del regime. L'ideologia che esprime in "Uno, nessuno e centomila" è definita da lui

stesso "umoristica". L'umorismo è l'atteggiamento che coglie il carattere ribelle della realtà, è un'arte disarmonica, piena di dissonanza, che tende a scomporre, a fare emergere incoerenze e contrasti, un'arte in cui tragico e comico si fondono, diventano come reciproche ombre. CARATTERISTICHE DELL'OPERA Genere: Romanzo di carattere filosofico - umoristico Struttura dell'opera: Il romanzo segue uno dei temi centrali della visione pirandelliana, la crisi di identità individuale. Il protagonista, Vitangelo Moscarda, è un uomo all'apparenza semplice ma comunque molto riflessivo. Egli è un signore ricco, poiché ha ereditato l'attività di usuraio e l'intera banca alla morte del padre, sposato e senza figli. Non si preoccupa molto dei suoi problemi ed ha un'esistenza tranquilla, abituale. Un giorno, mentre egli si trova di fronte allo specchio, sua moglie Dida gli fa presente un piccolo difetto, del quale lui non si era mai accorto: ha il naso pendente verso destra. La normalità della vita del protagonista finisce in quell'attimo, con quelle parole ed inizia una lunga meditazione che porterà l'uomo alla follia. Egli scopre così,casualmente che ciò che vede di se stesso non è quello che gli altri notano. Era convinto di apparire agli occhi della gente come sentiva di essere dentro, nel profondo dell'animo, ma la realtà è diversa. Gengè vive ma non può osservarsi vivere, nonostante i grandi sforzi che metta in atto per potersi staccare emotivamente dal suo "sosia" riflesso nell'anta dell'armadio e potersi guardare con gli occhi di un estraneo. Egli, quindi, non è "uno", bensì

"centomila, nelle varie prospettive di chi gli sta attorno e diventa di conseguenza "nessuno". Questa presa di coscienza fa saltare tutto il suo sistema di certezze e determina una crisi sconvolgente. Vitangelo inizia ad avere orrore delle "forme" in cui lo chiudono gli altri e non vi si riconosce, ma ha anche ribrezzo della solitudine in cui piomba a causa della seconda scoperta. Decide di distruggere tutte le immagini che si hanno di lui e sconvolgere la mentalità delle persone del paese in cui abita. Vuole eliminare, attraverso una serie di gesti folli e sconcertanti, la sua figura di usuraio e cercare di divenire "uno per la totalità". A causa della perdita di ricchezza la moglie abbandona la casa, lasciando il signor Moscarda completamente spiazzato. Anche i suoi due colleghi, nonché amici, dopo la vendita della banca gli si rivoltano contro e vogliono rovinarlo. A lui rimane Anna Rosa, un'amica di Dida, con la quale si sfoga e parla apertamente. La povera donna, però, non regge il peso dei pensieri del compagno e gli spara, ferendolo gravemente. Arrivato al punto del non ritorno, Gengè, per evitare l'ennesimo scandalo, cede tutti i suoi averi al fine di fondare un ospizio per poveri. Egli stesso vi si fa ricoverare, estraniandosi totalmente dalla vita sociale. Proprio qui trova una sorta di guarigione dalle sue ossessioni, rinunciando definitivamente ad ogni identità e abbandonandosi pienamente al puro scorrere dei giorni. Rinasce in ogni istante, non si intrappola in alcuno schema, vive di ciò che sta fuori da sé e si identifica di volta in volta nelle cose che lo circondano, alberi, vento, nuvole. La disperazione del protagonista viene resa al lettore con grande accuratezza, egli, spesso, si

rivolge a noi con un tono colloquiale, per spiegarci cosa lo fa diventare pazzo e farci diventare partecipi della sua lotta contro il mondo. Stile di scrittura: Pirandello ha utilizzato un linguaggio originale, diretto, in grado di comunicare al lettore l'angoscia più o meno esplicita del personaggio. L'autore idea un lessico raffinato e letterato, ricco, comunque, di elementi dialettali e gergali, termini specialistici, espressioni tristi e banali, il discorso indiretto libero e primo fra tutti il dialogo, usato con frequenza e segnalatore di qualità scenica, tipico della scrittura teatrale pirandelliana. PASSAGGI CHIAVE Qualche citazione significativa: " La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha né traccia né voce, e dove dunque l'estraneo siete voi." "Non avete parlato turco,no. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell'accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto di intenderci; non ci siamo intesi affatto." Io non l'ho più questo bisogno, perché muojo ogni attimo io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori. "La facoltà d'illuderci che la realtà d'oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall'altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d'oggi è destinata a

scoprire l'illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita." Cristina Sisi