Il cufico in Puglia. Un particolare tipo di calligrafia arabica 1 prende il nome dalla città irachena di al-kufah, sede di califfato prima che fosse trasferito a Baghdad. Al contrario del corsivo, detto naskhi, con andamento arrotondato e flessuoso, le lettere cufiche sono angolose e rigide e risalgono sin dagli inizi della civiltà islamica, mutuate da forme preesistenti forse siriane. Per la caratteristica ieratica e un grande valore estetico, il cufico fu utilizzato non solo per i manoscritti del corano ma anche per le monete, per le iscrizioni lapidarie, per iscrizioni su ceramica e bronzi e per i mosaici. Esistono differenti tipi di scrittura cufica: - il cufico ummaydico deve il suo valore estetico a un gioco di linee geometriche assai semplici. - Il cufico spezzato, di ispirazione persiana, risale alla fine del X secolo. - Il cufico fiorito si caratterizza per lo sbocciare delle linee verticali in forme vegetali. - Il cufico su sfondo decorato a viticci e fogliami. - Il cufico intrecciato, proveniente dalle province orientali, ma diffusosi in tutto il mondo musulmano, segnano un ulteriore arricchimento dei motivi decorativi: trecce e nodi in forma di cuore o di trifoglio allacciati alle aste verticali dei caratteri. - Il cufico quadrato è di un genere del tutto diverso dai precedenti. La presenza di elementi arabeggianti è stata notata da alcuni studiosi negli affreschi delle chiese rupestri dell Italia meridionale 2. Alba Medea 3, a proposito dell affresco dei SS. Cosma e Damiano, in Affreschi delle cripte eremitiche della Puglia (pp. 129-130) ripreso poi dal Venditti, ricordano a proposito di S. Vito Vecchio di Gravina: singolare è la presenza di elementi arabeggianti nelle cornici degli affreschi, ove sono impiegati caratteri cufici stilizzati in forma corsiva e fiorita 4. (Venditti). R. Caprara 5 in La chiesa rupestre di San Marco a Massafra riporta la presenza dei caratteri cufici stilizzati, ad andamento angolare, quali si ritrovano in codici miniati del XII secolo 6. Questi autori si riferiscono agli archi di nicchie affrescati che contengono la rappresentazione di Santi. A Gravina vi è rappresentato l effige di S. Caterina; a Matera Giacomo il minore nella chiesa rupestre di S. Maria de Idris e la decorazione è composta da un insieme di lettere ripetute. 1 G.M. KHÂN, L Alfabeto arabo- stili, varianti, adattamenti calligrafici, Milano 2000. 2 G. GABRIELI, Inventario topografico e bibliografico delle cripte eremitiche basiliane di Puglia, Roma 1936. 3 A. MEDEA, Affreschi delle cripte eremitiche della Puglia, Roma 1939, pp. 129-130. 4 A. VENDITTI, Architettura bizantina nell Italia meridionale, Napoli 1967, p. 326. 5 R. CAPRARA, La chiesa rupestre di S. Marco a Massafra, Firenze 1979, p. 69. 6 In seguito altri autori come V. Pace, M. Franchi Castelfranchi, hanno segnalato la presenza di elementi cufici negli affreschi pugliesi.
Matera, S. Maria de Idris, S. Giacomo e S. Pietro. Gravina, S. Vito Vecchio, S. Caterina. Tra la fine dell XI e il XIII secolo si notano su affreschi di chiese costruite e in chiese rupestri, ma anche a mosaico, motivi ispirati a lettere arabe in alfabeto kufico fiorito, elementi che ben si adattano a raccordare le superfici riempiendo vuoti e contornando a mo di cornice figure di santi.. ك e ل,ا kaf: Le lettere più comuni utilizzate nella decorazione sono alif, lam e In cufico: il motivo è composto da due lettere: lam e kaf parola che in arabo indica lacchè, servo, termine adoperato in senso religioso per devozione, significa: l ho fatto per Te. Nel mondo cristiano prende un altro significato in quanto essendo la prima e l ultima lettera dell alfabeto arabo corrispondono all alfa-omega, cioè l inizio e la fine. Per le chiese rupestri la loro presenza è stata notata in S. Vito Vecchio a Gravina e in San Marco a Massafra ove delle lettere in kufico ripetute più volte in maniera speculare fra loro fanno da cornice a figure di Santi: la Santa vicino alla Madonna a San Vito Vecchio e i SS. Cosma e Damiano in S. Marco. Lo stesso motivo lo si riscontra anche nell affresco di San Giacomo il minore in S. Maria de Idris a Matera. La stessa decorazione è completata a Massafra da un motivo floreale classico orientale usato anche per il cristianesimo: il tralcio della vite.
Massafra, S. Marco, S. Cosma. Gravina, S. Vito Vecchio, particolare s. Caterina. A Gravina, sull affresco di S. Caterina in S. Vito Vecchio si nota una variante: una S è messa di traverso sopra le due lettere cufiche affrontate. Le stesse lettere evocative sono anche rappresentate nelle Centopietre di Patù. A San Vito dei Normanni, nella chiesa di S. Biagio, la testa di s. Andrea è contornata da questa decorazione. Patù, Centopietre, decorazione parete ovest. S. Vito dei Normanni, S. Biagio, S. Andrea. Simili sono le lettere, ma più fiorite e intrecciate fra loro, poste nel bordo a mosaico dell abside principale di S. Nicola a Bari7. 7 F. BABUDRI, Il monogramma di Allah nel pavimento absidale superiore in S. Nicola a Bari, in Japigia, XII (1941), III, pp. 149-178.
Discorso diverso viene dalla osservazione delle lettere cufiche poste ad esempio in s. Marco a Massafra sull affresco dei ss. Medici Cosma e Damiano. Dall inizio del XIV secolo i gusti dei pittori e del pubblico cambiano, il pseudo cufico viene abbandonato. Massafra Matera Gravina Queste lettere differiscono da quelle poste sugli affreschi di s. Giacomo sia a Gravina che a Matera. Ma tra i due segni cufici si ha una differenza in quanto a Matera la grafica è rappresentata con due colori: in rosso e nero in sequenza, per cui si ha la seguente rappresentazione grafica. Nell abside di S. Pietro a Otranto è leggibile solo una parte della decorazione Ove si nota la seguente parziale scritta in pseudo cufico ormai senza un senso letterale divenuti puro segno da decoro. Sull arco dell abside della chiesa di Cerrate è presente una composizione grafica composta da una serie di lettere in cufico.
In questo caso è da segnalare che dopo aver dipinto in bianco le lettere si è proceduto alla stesura del tralcio di vite in rosso scuro che si intreccia con le lettere e spesso le copre. La pseudo scritta con memoria del cufico. Ginosa, S. Domenico, decorazione in pseudo cufico intrecciato con rami senza foglie.
La decorazione. Partendo dalla lettera =l dell alfabeto cufico si possono ottenere una serie di figure. Unendole in modo speculare si ha il semplice segno con una serie di varianti: Questo segno, simile alla nostra lettera U, viene utilizzato per impreziosire archi e per decorare vuoti su vestiti e oggetti. L uso di queste forme grafiche si notano in alcuni affreschi a Gravina, Matera e Massafra ove si nota una successione delle lettere I, U ed S per Mottola e S con U a Matera. Matera, S. Maria de Idris, S. Pietro.
Mottola, chiesa rupestre di S. Gregorio, affresco rappresentante la Madonna con Bambino e S. Bartolomeo. Utilizzando la sola lettera =a con la trasformazione in forma grafica si ottiene: usata per riempire gli spazi al di sopra degli archi contenenti figure affrescate come per s. Margherita a Mottola.
Viene utilizzata anche ad arricchire la stola di S. Nicola come si vede nella chiesa rupestre del Cristo alle Grotte a Mottola. Medesima posizione e medesimo santo è presente a Brindisi in S. Lucia Franco dell Aquila