Noitiziario n. 8 maggio 2015



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Federazione Associazioni Apicoltori del Trentino Associazione Apicoltori Fiemme e Fassa Associazione Apicoltori val di Sole Peio e Rabbi Associazione Apicoltori Valsugana Lagorai Apicoltori in Vallagarina Associazione Noitiziario n. 8 maggio 2015 Sede legale presso ACLI Trentine a Trento in via Roma, 57 Nomadismo: le prime tappe La fioritura della robinia in pianura. In pianura la robinia è fiorita con un tempo sostanzialmente buono e con temperature alte. Le famiglie si sono sviluppate bene e la produzione è stata decisamente soddisfacente. Vi è stata una minore produzione solo per chi non è riuscito a tenere bene sotto controllo la sciamatura o nei casi in cui le colonie non erano ancora ben sviluppate. Apiario alla fine della fioritura della robinia in pianura: solo poche famiglie di api (quelle che hanno sciamato o i nuovi nuclei) sono senza melario. Le colonie più belle sono arrivate a riempire tre melari, con una media di due e con le più deboli rimaste a un solo melario anche se ben pieno. Un buon presupposto di partenza per le tappe successive Il primo trasporto verso zone a quote intermedie è avvenuto con poche famiglie di api (quelle che hanno sciamato o i nuovi nuclei) ancora senza melario. Le colonie più belle sono arrivate a riempire tre melari, con una media di due e con le più deboli rimaste a un solo melario anche se ben pieno. In queste situazioni è più facile arrivare a ottime produzioni nella tappa di nomadismo successiva perché le famiglie contengono già un numero molto elevato di api bottinatrici pronte a fare il loro lavoro. Le famiglie che 1

provengono dal basso hanno sempre produzioni più alte rispetto a quelle stanziali che hanno svernato sul posto. Le problematiche legate al nomadismo Il nomadismo è la pratica per cui le famiglie di api vengono spostate dalla pianura verso la montagna per sfruttare il susseguirsi delle fioriture. Questa pratica, che porta con sé il vantaggio di poter realizzare produzioni molto più abbondanti, ha anche qualche svantaggio di cui è necessario tenere conto nella gestione dell apiario. Vi sono alcune problematiche tipiche legate al nomadismo: 1. scelta del momento più opportuno per effettuare il trasporto; 2. preparazione delle arnie; 3. trasporto; 4. scelta del luogo più adatto per la nuova tappa; 5. gestione dei melari; 6. attenzioni particolari legate a questa pratica. Scelta del momento più opportuno per effettuare il trasporto Questa scelta in alcuni casi non è banale come potrebbe sembrare perché talvolta le fioriture si sovrappongono e si tratta di valutare se il flusso nettarifero sia o meno ancora migliore nella zona di partenza rispetto a quella di destinazione. Il momento più opportuno per passare dalla robinia (foto a sinistra) al prato di montagna (1200 metri circa) è scontato: al termine della fioritura dell acacia in collina (500 metri s.l.m.) la fioritura nel prato di alta montagna è appena iniziata con il botton d oro (foto al centro) e successivamente evolverà in una fioritura ricca di specie fra loro diverse che permettono la produzione di un miele multiflora di alta qualità scuro, saporito e molto denso (foto di destra). Del resto l acacia ha una produzione di nettare così elevata che qualsiasi altra fioritura nelle nostre zone è meno produttiva e quindi si spostano le famiglie di api solo quando questa fioritura è completamente terminata. In alcuni casi si tratta della fioritura della medesima specie come avviene in questo momento in cui ci si trova a valutare il momento giusto per spostare le arnie dalla pianura per la fioritura della robinia in collina per la stessa fioritura. In questo caso non c è il problema di valutare quale delle due specie sia più nettarifera trattandosi della stessa pianta, è sufficiente capire in quale dei due luoghi la fioritura sia migliore in quel preciso momento. Bisogna tener presente che se in pianura siamo in piena fioritura e in collina solo all inizio è ancora troppo presto. Si tratta di fare una valutazione sul grado di avanzamento della fioritura confrontando due zone con la medesima esposizione per evitare errori grossolani. In altre situazioni la valutazione è molto più complessa e difficile perché si tratta di fioriture diverse con differenti apporti nettariferi. Riporto alcuni casi tipici per le nostre zone. Verso la fine della fioritura della robinia in collina (es Valsugana) valutare se sia o meno migliore la fioritura di prato in una 2

certa zona di montagna fra i 900 e i 1200 metri di quota. In questo caso bisogna tenere presente che la robinia ha un apporto nettarifero molto alto che potrebbe essere maggiore di altri anche in fase finale della fioritura. Altro caso è quello di fioriture che si sovrappongono in parte: un esempio tipico è dato da tiglio-castagno in collina e rododendro in alta montagna. Entrambe le fioriture hanno un buon apporto nettarifero, dopo una settimana di fioritura del tiglio, quando il castagno sta appena iniziando, comincia anche la fioritura del rododendro. In questo caso specifico bisogna prendere in seria considerazione anche l elemento previsioni meteo a lungo termine (15 giorni). In alta montagna dove fiorisce il rododendro le api volano se e solo se il tempo è bellissimo perché con tempo variabile non si raggiungono nemmeno i classici 10 gradi necessari per il volo. Altro elemento da considerare è ovviamente la presenza di castagni nella zona in cui ci si trova, perché in alcuni casi prevale il tiglio è la parte buona della fioritura è la prima, in altri prevale invece il castagno con produzione di miele molto scuro ed amaro e in questo caso la parte più importante è la seconda che si sovrappone però in modo completo con la prima parte della fioritura del rododendro. Il tiglio (foto a sinistra) è una pianta arborea che, come il castagno, può raggiungere grandi dimensioni. L infiorescenza è inconfondibile: una ombrellina di piccoli fiori bianchi pende verso il basso e il picciolo dell ombrella parte dalla nervatura centrale di foglie trasformate che invece di avere la caratteristica forma a cuore come le altre sono allungate e di colore verde più chiaro. Il tiglio nei nostri climi a 500 metri di quota fiorisce dopo la metà di giugno e una settimana più tardi inizia il castagno (foto al centro). Le due fioriture poi si sovrappongono e dove le due essenze sono presenti entrambe non è possibile fare un miele mono-floreale. Il castagno ha delle caratteristiche infiorescenze bianche, e il nettare che le api raccolgono è ricchissimo anche di polline. Nelle zone dove il tiglio prevale sul castagno si produce un miele misto dal sapore delicato con un leggero retrogusto amarognolo (dato dal castagno) ed un caratteristico profumo (dato dal tiglio). Dove invece il castagno prevale sul tiglio si produce un miele molto scuro e molto amaro, decisamente caratteristico ed apprezzato da molti intenditori. La fioritura del castagno si sovrappone in parte con quella del rododendro che inizia a fine giugno. In questo caso la scelta del momento più adatto per spostare le arnie sul rododendro è molto più complessa: se nella zona prevale il tiglio si possono sfruttare i primi 7-10 giorni di quella fioritura per poi passare al rododendro, se invece prevale il castagno bisogna fare una scelta perché la sovrapposizione con il rododendro è più netta. Prima di decidere in via definitiva vale sempre la pena di consultare il meteo a lungo termine (15 giorni) perché in alta montagna le api bottinano solo se il tempo è bellissimo perché per il volo servono temperature sopra i 10 gradi. Proprio per questo motivo non sempre si produce miele di rododendro in alta quota. Vi è poi anche l incertezza delle grandinate che possono distruggere i fiori che, a quelle quote, non sono protetti dalle chiome degli alberi. Preparazione delle arnie e trasporto Le arnie vanno preparate con cura, i melari vanno fissati al nido e fra di loro con angolari o con nastro molto robusto. E sempre opportuno togliere il fondo in lamiera perché durante il trasporto il nido si surriscalda e la circolazione abbondante di aria è un elemento importante. In generale si preparano le arnie nel tardo pomeriggio per poi chiuderle la sera quando tutte le api sono rientrate facendo rientrare le api che formano barbe all esterno con un po di fumo. 3

Il rimorchio è appena stato scaricato in Valsugana dopo il primo trasporto dalla pianura veneta. Ovviamente i melari non possono essere tolti perché il miele di acacia che contengono non è ancora maturo e quindi è necessario movimentare arnie molto pesanti con due o tre melari completamente pieni. Il trasporto è stato fatto durante la notte, i melari sono stati bloccati con nastro da pacchi robusto e il carico legato molto bene in modo da evitare scossoni o movimenti. Per fissare i melari in alternativa si possono usare gli angolari con le viti, metodo più sicuro, ma meno veloce. I fondi di lamiera durante il trasporto sono strati tolti (visibili accatastati sopra un coperchio) e verranno rimessi solo in seguito per monitorare la caduta della varroa E sempre opportuno effettuare il viaggio la notte quando le temperature sono meno alte sempre per le problematiche di surriscaldamento del nido di cui si parlava sopra. Se si effettua il trasporto con un rimorchio è utile ed opportuno caricare in ciascun trasporto le arnie che hanno il medesimo numero di melari, questo per poter legare in modo più sicuro ed efficace il carico. Gli scossoni durante il viaggio, oltre ad innervosire le api e a causare qualche moria da schiacciamento, provocano una reazione di movimento e di surriscaldamento, è quindi opportuno viaggiare a velocità moderata evitando se possibile le strade troppo sconnesse. Una pressione non troppo alta delle ruote del rimorchio può aiutare in questo senso. E opportuno scaricare la notte stessa ed aprire le arnie appena sistemate sulle postazioni in modo che le api possano uscire sul predellino e sulla parte anteriore dell arnia. Le famiglie si ri orientano al mattino con le prime uscite e con appositi voli. Alcuni vecchi apicoltori mettevano dell erba recisa sui predellini in modo che al mattino le api uscissero piano con la percezione precisa che qualche cosa sia cambiato ai fini di un migliore orientamento. 4

Inizio della fioritura della robinia in Valsugana: le famiglie sono già forti per aver bottinato in pianura, il volo di api è intenso e sono stati aggiunti altri melari. Vi sono tutti i presupposti per una buona produzione. L arnia verde senza melari è uno sciame di regina vergine. Sono ben visibili alcuni pali di supporto piegati dal peso (le arnie pesanti sono state tenute il più possibile vicino ai supporti di appoggio, ma del resto altri melari potranno essere aggiunti...) Successivamente i pali sono stati aiutati con ulteriori supporti in cemento dimezzando così la lunghezza di carico (da 250 cm a 125 cm). Il peso su una coppia di pali (4 arnie) alla fine della fioritura della robinia può superare i 300 Kg. Non so se questa pratica abbia riscontri scientifici, ma la trovo interessante, forse inutile, ma certamente non dannosa. Scelta del luogo più adatto per la nuova postazione Quando si sceglie il posto più adatto si possono considerare alcuni importanti fattori: 1. Accesso facile con il mezzo di trasporto fino al luogo di carico e scarico senza criticità, pendenze eccessive o percorsi da fare a piedi. 2. Lontananza da case o da luoghi di passaggio di persone. 3. Esposizione a Sud e riparata dai venti. 4. Possibilità di contatto con persone del luogo per eventuali emergenze o criticità. Gestione dei melari Il nomadismo come pratica genera qualche problema nella gestione dei melari. Se il miele presente è maturo si può smielare e preparare le arnie con melari vuoti. Spesso però il miele non è ancora pronto e allora vi sono solo due soluzioni possibili: 1. Si trasportano le arnie con i melari (problematico in alcuni casi per la presenza di tanti melari e di un peso considerevole). 2. Si spostano i melari pieni su altre famiglie con le quali non si fa nomadismo e si lasciano solo quelli da completare. In generale la pratica del nomadismo spinta richiede all apicoltore di avere un maggior numero di melari in proporzione alle famiglie di api. Per chi è partito dalla 5

pianura e arriva in Valsugana al termine della fioritura nelle nostre zone possiamo avere fino a 5-7 melari sulle famiglie più forti. Solo al termine della fioritura in Valsugana i primi melari prodotti in pianura contengono miele veramente maturo che può essere tolto. Melario riempito durante la fioritura dell acacia in Veneto fotografato a metà della fioritura della robinia in Valsugana. Si noti la caratteristica cera moto bianca prodotta in questo periodo. Il miele è in buona parte opercolato, ma la misurazione con il rifrattometro sugli angoli dei favi più esterni (zone più critiche), dice che una permanenza di ancora una settimana è opportuna. Del resto la necessità di melari vuoti da utilizzare si porrà solo per la prossima tappa per la fioritura di prato in alta montagna e quindi c è ancora un po di tempo Quando le famiglie hanno 3 o 4 melari pieni è il momento ideale per far costruire un melario di fogli cerei che va inserito subito sopra al nido. Sabato mattina ho inserito i melari da costruire in 20 arnie con tre melari pieni, domenica sera i melari erano ormai quasi completamente costruiti (mancava solo un po di spessore) e già parzialmente riempiti di nettare. E sempre meglio far costruire alle famiglie forti per poi se mai spostare e far completare su colonie meno ben sviluppate. Attenzioni particolari legate alla pratica del nomadismo. Vi sono alcune attenzioni particolari da mettere in atto qualora si pratichi il nomadismo in maniera piuttosto spinta: 1. Le regine vengono sfruttate molto intensamente (più del normale) ed è quindi opportuno cambiarle nell arco di uno o due anni al massimo. 2. La varroa ha un tempo di sviluppo molto lungo per la presenza di molta covata dalla primavera presto fino in luglio. In questa situazione i trattamenti tampone autunnali da attuare in settembre- ottobre con ossalico sublimato diventano una necessità. 3. I favi da nido invecchiano e diventano neri più rapidamente per la lunga permanenza della covata e vanno cambiati più spesso. 4. Le famiglie diventano molto forti a fronte di un nido per la deposizione da parte della regina che nell arnia Dadant da 10 telaini diventa decisamente piccolo data la presenza dell escludi-regina che impedisce lo sviluppo verso l alto. Si tenga presente che l arnia Dadant fu concepita con 12 telaini e poi ridotta a 10 per facilitare il trasporto e il nomadismo. In questo senso l arnia Langstroth con i suoi due corpi di nido si presterebbe meglio anche se più scomoda da caricare e scaricare a mano. Questo tipo di arnia (la più diffusa nel mondo) avrebbe anche il vantaggio della modularità perché nido e melario sono perfettamente uguali, per spaccare in due la famiglia di api nel momento di massimo sviluppo è sufficiente separare i due corpi di nido: uno resterà orfano e si alleverà una nuova regina, l altro andrà avanti, la verifica di quale parte è rimasta orfana si può fare anche dopo 10 giorni cercando le celle reali. Lo svantaggio è ovviamente dato dall essere nella nostra zona fuori standard con tutto ciò che questo comporta per il reperimento dei materiali e per il commercio (acquisti e vendite di famiglie o nuclei) perché il nido ha una altezza minore (dimensioni interne cm 462x372x240) e quindi anche il telaio è diverso. Come si può notare l altezza è 24 cm contro i 31 della Dadant. Chi utilizza quest arnia in zone di montagna di solito inverna le colonie su un solo corpo di nido, per poi aggiungere il secondo in primavera durante lo sviluppo 6

adottando una tecnica definita come innalzamento della covata attuato per invogliare la regina a prendere possesso del corpo superiore. Buon lavoro a tutti, per una stagione apistica che si prospetta favolosa almeno in questa prima importante fase. Romano Nesler 7