CATASTROFI IDROGEOLOGICHE



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CATASTROFI IDROGEOLOGICHE

Le catastrofi naturali I movimenti continentali, i terremoti, le eruzioni dei vulcani, le frane, le erosioni, le inondazioni e gli straripamenti sono la conferma che la terra si sta evolvendo. Le catastrofi naturali non sono altro che il manifestarsi di questa sua dinamicità e della vitalità del nostro pianeta. FONTE DI ENERGIA Fenomeni di origine endogena Fenomeni di origine esogena

fattori endogeni: legati ai processi geodinamici primari (tettonica, orogenesi) fattori esogeni: legati ai processi di dinamica dell atmosfera e dell idrosfera che determinano cicli di erosione, trasporto e sedimentazione (modellazione fluviale, glaciale, gravitativa, ecc.) L aspetto attuale del paesaggio è il risultato della sovrapposizione di queste due tipologie di processi

Fenomeni endogeni: Sono fenomeni interni alla Terra e responsabili dei sollevamenti, abbassamenti e traslazioni, e determinano eruzioni vulcaniche, terremoti, ecc.

Fenomeni esogeni I processi esogeni sono esterni e sono dovuti agli agenti atmosferici, vento, gelo e acqua. L acqua è responsabile dello smantellamento chimico e fisico delle rocce e del loro trasporto unitamente alla gravità.

PRINCIPALI TIPI DI DISSESTO IDROGEOLOGICO: Crolli Ribaltamenti Scorrimenti Espansioni laterali Eolica Idrica

Catastrofi idrogeologiche italiane: 1951 Polesine 1951-1953 Calabria 1963 Vajont 1966 Firenze 1970 Genova 1972 Calabria 1982 Ancona 1985 Stava 1986 Senise 1987 Valtellina 1994 Piemonte 1998 Sarno 2002 Lombardia e Piemonte. 2011 Liguria

1951 Polesine 1951-1953 Calabria 1963 Vajont 1966 Firenze 1970 Genova 1972 Calabria 1982 Ancona 1985 Stava 1986 Senise 1987 Valtellina 1994 Piemonte 1998 Sarno 2002 Lombardia e Piemonte. 2011 Liguria Catastrofi idrogeologiche italiane:

VAJONT: 9 OTTOBRE 1963 Un sasso è caduto in un bicchiere, l acqua è uscita sulla tovaglia. Tutto qua. Solo che il sasso era grande come una montagna, il bicchiere alto centinaia di metri, e giù sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi. Dino Buzzati

Vajont 9 Ottobre 1963 Il 9 ottobre 1963, migliaia di persone persero la vita a causa di una poderosa ondata sollevata da una gigantesca frana di materiali rocciosi caduta nel bacino artificiale della diga del Vajont.

Cosa è una frana? Una frana è un movimento di una massa di roccia, o di terreno lungo un versante. La velocità può essere elevata (100 km/h) o ridotta (mm/anno)

La casa prima della frana La casa viene colpita dalla frana La casa è ridotta in polvere

Cosa è una diga? Barriera costruita per ostruire o deviare il corso di un fiume e raccoglierne le acque in un bacino artificiale. Generalmente le dighe vengono costruite per aumentare il salto d'acqua naturale di un fiume, in modo da sfruttarlo per generare elettricità.

DIGA LAGO ARTIFICIALE

STORIA DEL VAJONT Alla fine degli anni 50 viene costruita nella Valle del Vajont (Friuli Venezia Giulia) una diga di 265 metri di altezza (come un edificio alto 100 piani, quasi come la Tour Eiffel) Viene terminata nel 1960: siamo nel primo dopoguerra e si sta costruendo la più grande centrale idroelettrica del paese. E ancora oggi la diga la più alta del mondo.

LA STRETTA GOLA DEL VAJONT IN FONDO LONGARONE

Cosa si forma dietro la diga? Un grande lago di 150 milioni di metri cubi (un lago con acque profonde oltre 240 metri) che inizia a sommergere le case preventivamente fatte evacuare.

IL LAGO SALE..

Durante il riempimento del lago (invaso) il 4 novembre 1960 una prima frana si stacca dalla parete del monte Toc (in friulano Toc = marcio!!!!!). Si tratta di 700.000 metri cubi di roccia e terreno che cadono nel lago. Il movimento è lento e provoca un onda nel lago alta qualche metro ( 3 piani di una casa!!!!) la quale infrangendosi contro la diga raggiunge un altezza di una quindicina di metri, senza però causare danni.

Contemporaneamente compare sul monte Toc una fessura lunga 2500 m con una forma a M.

Cosa fanno i tecnici? Si preoccupano? Svuotano la diga? Nonostante studi condotti da scienziati mettessero in evidenza la presenza di una probabile frana di dimensioni grandissime, i tecnici che gestivano la diga sottovalutano il problema e iniziano a riempire e successivamente a svuotare il lago. Ciò provoca ulteriori movimenti e soprattutto il 9 ottobre alla mattina la montagna inizia a muoversi in modo evidente.

Dove sbagliano? Nonostante ci si rendesse conto del problema, non si pensa assolutamente che una frana potesse provocare un onda tale da scavalcare la diga!!! ERRORE GRAVISSIMO!!!

La frana cade!!! Alle ore 22.39 cade un immensa frana di 260 milioni di metri cubi (!!!!!!) nel lago artificiale formato dalla diga con una velocità di oltre 60 km/h rimanendo praticamente integra.. Raggiunto il lago.. La tremenda pressione della massa sposta un volume di 50 milioni di metri cubi d'acqua che si innalza di 200 m. L onda si divide in due: una parte alta circa 80 m va verso monte, l altra parte va verso la diga. Nonostante l urto la diga resiste e l onda la scavalca di oltre 140 metri! Dove va a finire l onda enorme che scavalca la diga?

L onda si incanala nella stretta gola del Vajont, e crea uno spostamento d'aria due volte più potente della bomba atomica di Hiroshima. La massa d acqua è alta 70 metri e si muove con una velocità di 96 km/h. In meno di 4 minuti percorre 1600 m raggiunge il fondovalle. Impatta e rade al suolo in un tempo brevissimo il paese di Longarone e un buon tratto di fondovalle. Non rimane più niente in 5 minuti tutto si compie.

Vajont 9 Ottobre 1963

PRIMA DELLA FRANA.

..DOPO LA FRANA

. PER CAPIRE QUANTO E GRANDE LA FRANA La massa franata se venisse asportata da 100 camion calerebbe di 1 mm al giorno: a tali ritmi per rimuoverla tutta sarebbero necessari 7 secoli!!!!!! Dove c era una valle la frana crea un grande colle

Al di sotto della diga cosa rimane? 2000 morti

RILETTURA CRITICA DI QUANTO ACCADUTO Le cause che hanno determinato l immenso franamento sono: piogge intense nei due mesi prima della frana. Le piogge non si possono controllare perché sono eventi naturali. invaso e svaso veloce effettuato durante il collaudo della diga. Questo si poteva evitare perché dipendono dall azione dell uomo. Con maggiore umiltà intellettuale sarebbe stato forse possibile prevedere il tragico evento. Le conoscenze scientifiche erano sufficienti a capire cosa stava accadendo.

Riflessione La frana del Vajont è una delle più grandi frane che siano mai cadute sul pianeta peccato che non è caduta, è stata provocata gli uomini l hanno provocata

Cosa abbiamo imparato da questa tragedia? Le frane sono fenomeni naturali con i quali dobbiamo convivere.. Conoscere le zone a rischio vuol dire poter ridurre il danno che tali fenomeni provocano.. L ultima parola per evitare che i fenomeni naturali si trasformino in tragedie spetta sempre all uomo e i fatti del Vajont devono costituire un insegnamento da non dimenticare. Mai!!!

Valtellina 1987 17 luglio 1987, 305 i millimetri di pioggia in un solo giorno: un quarto di tutta l'acqua che solitamente cade nella valle in un anno intero. 28 luglio 1987, frana in Val Pola (saranno colpiti i paesi: Morignone, S. Antonio, Aquilone, Foliano, Castellaccio, S. Martino, Plegne, ecc.). Attorno alle 7.30 una massa di quaranta milioni di metri cubi si stacca da 200 metri d'altezza precipitando sui sottostanti e ricoprendo, sotto tonnellate di roccia e fango, tre chilometri e mezzo di valle. La forza della frana è tale da risalire come una gigantesca onda, sul versante opposto della vallata, distruggendo gran parte del paese che si trova in quel punto. La frana crea una "diga naturale", sbarrando il corso del fiume Adda. Si teme che un nuovo rilascio di materiale del monte crei una catastrofica onda di piena simile a quella verificatasi nel Vajont. Grazie alla tempestività della Protezione Civile, il lago artificiale che si era creato, viene svuotato, convogliando le acque di scarico in un canale derivatore; mentre la società delle Condotte d'acqua ha l'incarico di progettare un impianto capace di pompare tutta l'acqua.

Dettagli Frana: Ore 7.23 28 Luglio 1987 Quaranta milioni di metri cubi di roccia, fango e alberi di grandi dimensioni scivolano a valle in ventitré secondi, quasi in silenzio, con un salto di milleduecento metri dalla parete di Cima Coppetto. Prima la base, poi la mezzacosta e infine la cima della montagna. Si innalza una nuvola di polvere che oscura il cielo. Poi giunge il tuono, un boato impressionante. Quando scende la nuvola di polvere, l'immagine è apocalittica. Sant'Antonio Morignone e San Martino Serravalle sono scomparsi. Metà delle case di Aquilone, più a monte, sono esplose per lo spostamento d'aria. Al Centro Sismologico dell'università di Pisa è registrata un'onda sismica del quarto grado della scala Mercalli.

LO SQUARCIO NELLA MONTAGNA La frana ha creato un profondo squarcio nella montagna. La gran massa di materiale, occupato il fondovalle, è risalita in parte sul versante opposto dove si trova Aquilone a 1.100 metri nel comune di Valdisotto. Il forte spostamento d'aria ha causato una vittima, aggiornando così la tragica contabilità di morti e dispersi; dei 16 abitanti della contrada non si sono più avute notizie. Nell'elenco dei dispersi vanno inseriti pure sette operai di tre delle ditte impegnate nei lavori di fondovalle.

Sbarramento del fiume Il corso dei fiume è sbarrato da un argine colossale, fatto di rocce, ghiaia, terriccio e alberi d'alto fusto, che attraversa la valle per circa due chilometri. Sul mare di melma già comincia a gonfiarsi il corso dell'adda, che cresce nell'immenso bacino naturale di oltre diciotto milioni di metri cubi alla velocità di venti centimetri all'ora. Sta nascendo il lago della Val Pola che con acque limacciose inghiotte progressivamente quanto è rimasto di Aquilone.

Responsabilità del disastro Dopo le incessanti piogge (il fiume Adda era straripato, causando molti feriti, dispersi e ingenti danni), i geologi avevano valutato il pericolo di una frana sul monte Zandila dell'ordine di qualche milione di metri cubi di materiale. Se la minaccia era stata correttamente individuata, non altrettanto si poteva dire della sua reale entità, superiore a qualunque previsione. Tempestivo fu l intervento della Protezione Civile, che riuscì a scongiurare il pericolo di ulteriori danni.

Una tragedia che ha origini antiche. Una "fragilità intrinseca" di zone "con equilibri limite", "elevate probabilità di situazioni di crisi". Così viene descritto il territorio campano in una relazione del "Comitato tecnico scientifico per l'emergenza Campania" che elenca una lunga serie di catastrofi, a partire dal 1899, con "centinaia di vittime". Una relazione datata 1997 in cui il rischio frane e alluvioni viene segnalato con evidenza: "Le colate detritiche sono tipiche della coltre vulcanica dei versanti della penisola amalfitana, che costituiscono le aree a maggior rischio, come testimoniano gli eventi catastrofici del 1899, 1910, 1924 e 1954". Sarno 1998

Sarno 1998 Nei giorni 4, 5 e 6 maggio del 1998, una massa di fango e detriti si è staccata dalla montagna e dalla collina sovrastanti i paesi di Quindici (in Irpinia), Sarno, Siano e Braciliano (Salerno). In alcuni casi, come nella frazione di Episcopio (Sarno), la furia del fiume di fango ha distrutto tutto quello che c era. La frana ha causato 159 morti.