PASSAGGIO PER L INFERNO

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1 DOMENICO SANTORO PASSAGGIO PER L INFERNO 1

2 Santoro Domenico Narrativa e Racconti Questo romanzo è opera della fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto dell immaginazione dell autore o, se reali, sono u- tilizzati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti o persone viventi o scomparse è del tutto casuale. Copyright Agosto 2010 di Santoro Domenico. 2

3 Non ho una casa, la mia casa è il mondo; Non ho un credo, il mio credo è la spada. Non ho amici, il mio amico è il tempo. Non ho paura: la mia forza è nella mia volontà. (Dominic) 3

4 Romanzo 4

5 PROLOGO La verità non esiste. Non è mai esistita. O meglio non esiste una verità assoluta, incontrovertibile, inconfutabile. In un mondo popolato da una stirpe di pusillanimi mentecatti non esiste una verità vera, unica e indiscutibile. Esistono tante versioni della verità: quella che ci viene offerta sui giornali o dai mezzibusti tramite la televisione; quella che ci viene propinata quotidianamente dai politici e quella che ci predicano i preti dall alto di un pulpito. Esiste la verità che ci raccontano i nostri amici e persino i nostri parenti. Quella dei nostri mariti, mogli e amanti. C è la verità che si cerca nelle aule dei tribunali, o nei templi del culto. Ci sono verità che non si riescono a raccontare neanche a se stessi e vengono relegate e nascoste, celate nella parte più intima e buia della nostra anima. A volte verità imbarazzanti vengono alla luce, scovate da mastini travestiti da giornalisti e vengono date in pasto ad un pubblico affamato di sciagure altrui che trova nella distruzione di un altro essere umano un momento di distrazione alla noia quotidiana o un momento di estasi per alimentare la propria follia. Un mondo invaso da puritani pronti a gridare allo scandalo e a puntare il dito accusatore sul colpevole di turno. Un dito puntato con tanta forza e brutalità quanto maggiormente esiste la necessità o la volontà di allontanarlo da se stessi. C è chi stanco della realtà che lo circonda o incapace di interagire con essa, la cerca in un mondo fatto di paradisi artificiali che alla fine conducono solo e sempre alla morte. La verità è come il nero tunnel del destino: una linea indefinita che ciascun essere umano è chiamato a personalizzare con le sue azioni le sue scelte e i suoi errori ma che conduce inevitabilmente ad un unico invariabile epilogo. 5

6 Era la verità, che aveva cercato Claudio. L aveva rincorsa, aveva pensato di scorgerla nel posto più antico del mondo, ma non l aveva trovata. 6

7 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Corte distaccata, Sezione di Assise Penale. 1 grado. 14 Febbraio L attesa nell aula del tribunale era insopportabile. C era un aria soffocante nonostante il freddo che faceva là fuori e la pioggia che cadeva battente in quella grigia mattina di febbraio. Era un aria pesante viziata dai termosifoni e dalla cappa di tensione che aleggiava nell ambiente, date le circostanze. Era la fase conclusiva di un lungo processo per fatti che erano accaduti otto anni prima. Processo che lo vedeva coinvolto in uno sporco caso di appropriazione indebita e di cui lui era l unico imputato. Claudio non vedeva l ora di uscire da quel cazzo di tribunale. Sentiva nelle narici il pizzicore causato dalla polvere vecchia di anni emanata da tutte quelle cartacce ammuffite e dalla presenza di quelle persone che puzzavano di stantio. Quei parassiti rincoglioniti che passavano la vita dietro una scrivania sommersi dalle scartoffie e che avevano impresso il loro orribile odore nell ambiente che li circondava. Quella cappa opprimente era resa ancora più insopportabile dalla presenza degli habituè, una striminzita accozzaglia di sfigati pervertiti che non avendo niente da fare si trastullavano ad assistere alle sciagure altrui in veste di spettatori nelle aule dei tribunali. Li odiava. Odiava quella mescolanza di buoni a nulla che se ne stavano seduti, impalati a guardare e sperare che il giudice emettesse una sentenza di condanna: Erano come squali affamati, per loro era più eccitante sentire condannare piuttosto che udire la proclamazione di un assoluzione. Claudio si girò per guardarsi alle spalle. 7

8 Oltre ai suoi genitori non c era anima viva delle persone della sua famiglia, né dei suoi presunti amici. Nessuno era accorso a sostenerlo nel momento in cui avrebbe avuto maggior bisogno di una parola di incoraggiamento. Neanche Anna. A quel pensiero non poté impedire a un sorriso beffardo di manifestarsi sul suo viso. Era anche per colpa di Anna se adesso si trovava in quella posizione, se era costretto a subire quel momento di fastidioso disagio. Finalmente il cancelliere annunciò che il presidente di quell Assise di primo grado stava facendo il suo ingresso in aula. Claudio guardò nella direzione della porta che comunicava con la camera di consiglio e la vide. Sapeva che sarebbe stata lei a giudicare la sua causa, e di questo non era affatto contento. I due si sfiorarono con lo sguardo per un attimo, come due belve pronte al combattimento. La dottoressa Guardamagno fece il suo ingresso in aula ottenendo l immediato silenzio della platea. Era una donna maledettamente in gamba, temibile e temuta nel suo ambiente. Anche se di aspetto minuto, aveva una figura gradevole ed armoniosa. Insomma come donna non era niente male. Su di lei giravano voci che erano diventate delle leggende. Sposata, quarantatré anni portati alla grande, i party che dava nella sua villa sul mare erano considerati mitici, soprattutto per quello che avveniva tra i pochi intimi che erano ammessi a restare dopo una certa ora. Nell ambiente si sussurrava che fosse una ninfomane e che riuscisse a scoparsi anche quattro uomini contemporaneamente. Qualcuno sosteneva che durante un udienza preliminare per confondere un importante teste particolarmente recalcitrante gli aveva offerto ripetutamente la visione delle sue parti intime attraverso una serie di abili ed opportune aperture ed accavallamenti delle cosce. In quell occasione aveva indossato una attillata gonna sotto la quale non portava le mutandine. Il teste, sotto choc, e con gli occhi vitrei come se fosse stato sotto l effetto della scopolamina, aveva ammesso tutto quello che lei aveva voluto che ammettesse rovinando irrimediabilmente l imputato che in quel caso si era beccato tre anni di carcere. 8

9 Al suo fianco Il viceprocuratore onorario una donna magra e insignificante se ne stava sugli attenti come un soldatino davanti a un generale di corpo d armata. Era terrorizzata da Guardamagno e pendeva letteralmente dalle sua labbra. Il presidente del tribunale si fermò un attimo a guardare la platea, soffermò impercettibilmente lo sguardo su Claudio e siccome quest ultimo sostenne la vista dei suoi freddi occhi azzurri, chiarissimi, quasi grigi diede immediatamente inizio alla lettura del verdetto. In nome del Popolo Italiano, visti gli articoli 640, 640 bis e 61 del codice penale, tenuto conto delle aggravanti Alla lettura di quei codici Claudio non riusciva a credere alle sue orecchie. Lo stavano condannando per truffa aggravata. Avevano sovvertito l intero processo cambiando all ultimo momento le carte in tavola. e al pagamento di un ammenda di duemila euro di provvisionale immediatamente esecutiva, in attesa di un completo ristoro in separata sede civile Guardamagno continuava a leggere il verdetto e mentre le parole cominciavano a diventare solo dei suoni indistinti nella sua testa rivolse un occhiata interrogativa verso il suo avvocato come per dire Ma cosa cazzo sta succedendo? lei gli restituì lo sguardo perplessa. Neanche lei si sarebbe aspettato un simile sconvolgimento della situazione anche se sapevano che da quel giudice potevano aspettarsi di tutto. Claudio Cottafava serrò la mascella e fissò intensamente nella direzione del giudice che lo stava condannando. Avevano giocato sporco nei suoi confronti, e per questo gliela a- vrebbe fatta pagare. A lei e a tutti quei fottuti bastardi che l avevano tradito. 9

10 2 Aveva conosciuto Anna nell estate del 1999, undici anni prima, durante un soggiorno a Scopello vicino Castellammare del Golfo, in cui era solito prendere in affitto un rustico residence nei pressi della Riserva dello Zingaro. Soggiorno che lui era solito trascorrere verso la metà di Giugno. Mare, sole e divertimento erano l imperativo che si era imposto per ristorarsi dopo un anno dedicato al duro lavoro. Aveva preso in affitto una casetta a pochi minuti dalla spiaggia dei delfini, molto carina, col tetto di mattoni rossi e tanto verde intorno. L assoluta tranquillità dell ambiente e la vista incantevole sul mare erano proprio quello che ci voleva per trasformare la sua vacanza in una vacanza da sogno. La mattina si svegliava al sorgere del sole e si preparava la colazione. Apparecchiava il tavolo sul terrazzino e si godeva lo spettacolo del mare e il profumo delle ginestre e delle rose che adornavano il balcone in pietra grezza. Amava starsene per lungo tempo a contemplare quello spettacolo che suscitava nel suo animo allegria e voglia di vivere. Verso le undici scendeva in spiaggia dopo aver indossato il suo migliore costume da bagno e portandosi appresso un asciugamano di spugna. La spiaggia privata apparteneva al residence e lui aveva libero accesso avendo affittato un ombrellone con sedia e lettino che erano perennemente a sua disposizione. Si portò con fare disinvolto presso la riva e sistemò l asciugamano sulla sabbia bianca e sottile. Da dietro i vetri affumicati dei suoi occhiali da sole poteva os- 10

11 servare con tranquillità e circospezione l ambiente circostante. A quell ora la spiaggia pullulava di quelle che lui aveva definito le nonne sexy. Signore ancora relativamente giovani con una media di età sui cinquanta cinquantacinque anni che scendevano in spiaggia portandosi appresso il loro nipotino in fasce. Osservò la tipa che gli passò vicino stringendo al seno il minuscolo fagottino. La donna era proprietaria di un corpicino niente male. Frutto evidentemente di diete, sedute in palestra e massaggi. Una serie di accessori completavano l opera: Bikini griffati e ridotti, calzature da mare con suola rialzata da zeppe che provvedevano a slanciare ulteriormente il sedere rendendolo ancora più invitante. Unghie laccate e rossetto a sottolineare la bocca piena e invitante, capelli freschi di parrucchiere. Erano donne che avevano sposato ricchi professionisti decisamente più vecchi di loro che provvedevano alla loro vacanza e al loro mantenimento. D estate spedivano le mogli in villeggiatura per restarsene in città nei loro uffici muniti di aria condizionata e dotati di segretaria venticinquenne pronta a succhiare il loro uccello da sotto la scrivania mentre il datore di lavoro era intento a concludere affari per telefono o via internet. Claudio si concesse un sorriso di soddisfazione. L anno precedente era andato in quei luoghi con l intento di puntare questo genere di signore e fare qualche conquista col risultato di riuscire a scoparsene ben cinque. Aveva provveduto lui a rendere giustizia a quelle mogli tradite e trascurate, bisognose di avere a disposizione un cazzo giovane e duro in sostituzione del pene floscio e grinzoso dei loro mariti. Era la dura legge della natura, e lui era li pronto per rendere giustizia laddove se ne avvertiva la necessità. Stavolta però i suoi obbiettivi erano diversi. Voleva abbassare la fascia di età delle sue prede perché nel suo globale intento c era l obbiettivo di esplorare l intero universo femminile per coglierne tutte le sfumature e le caratteristiche nascoste. Era affascinato dall idea della conquista. Donne a disposizione, pagando, poteva averne quante ne voleva e se desiderava una scopata senza impegni e senza sforzo era quella la strada che perseguiva ma potendo avere tempo e materiale 11

12 a disposizione su cui lavorare preferiva mettersi alla prova. Ne aveva quasi un bisogno morboso. L incontro con Anna avvenne quasi per caso e al di fuori dagli schemi che di solito si prefiggeva di seguire. l aveva conosciuta una sera al ristorante Calanova, un posticino molto raffinato ed elegante che lui frequentava quasi tutte le sere. Lei era in compagnia di una coppia di amici che avevano occhi solo per se stessi e si vedeva lontano un miglio che si stava annoiando a reggere loro il moccolo. Claudio mentre gustava un piatto di aragosta al vino bianco aveva sentito il lontano disagio di uno sguardo posato addosso e voltandosi nella sua direzione l aveva sorpresa che repentinamente distoglieva gli occhi dalla sua parte. L aveva guardata attentamente e aveva notato quella bella ragazza bionda strizzata in un abitino scollato che metteva in risalto un bel seno generoso. Le rivolse un occhiata e un sorriso affabile mentre gli era sembrato di scorgere un ombra di rossore che le si allargava sul viso. Improvvisamente gli venne un idea: fece un cenno al cameriere che subito accorse ai suoi comandi e gli ordinò di portare una coppa di champagne ghiacciato alla bella signora bionda del tavolo di fronte. Il cameriere eseguì prontamente e lui si pose in attesa. Anna Berselli era seduta afflitta e delusa al tavolo dei suoi amici Salvo e Monica. Quei due sembravano ignorarla, anzi sembravano ignorare tutto il mondo intorno a loro. Pareva che stessero vivendo una seconda fottutissima luna di miele e lei si rendeva conto che aveva fatto uno sbaglio ad accettare di andare in vacanza con loro. Si era persino sorpresa a posare lo sguardo sul tipo che stava mangiando da solo al tavolo di fronte. L aveva osservato. Sembrava danaroso e sicuro di se. Si stupì a fare delle considerazioni di quel genere. Cosa cavolo le stava accadendo? Adesso si metteva a fare osservazioni e apprezzamenti anche su dei perfetti sconosciuti. Era colpa di questi due che cinguettavano come due cinciallegre in amore. O forse del fatto che non si faceva una scopata da più di tre anni. Arrossì all idea di quello che aveva appena 12

13 pensato. In effetti era vero. Non aveva più visto un cazzo da quando quel bastardo di Ciro l aveva mollata per Samyrha, una puttanella musulmana, e se l era filata con lei all estero. Adesso Anna aveva ottenuto il divorzio ma da allora non era stata più con nessuno. Aveva conosciuto Ciro che era poco più di una ragazzina ed in breve aveva sfornato due figli. Si era calata subito nel ruolo di moglie e di madre vedendo sfiorire la sua bellezza e la sua giovinezza giorno dopo giorno. Aveva dedicato tutta se stessa alla famiglia e in compenso Ciro l aveva ricambiata frequentando tutte quelle puttanelle finché una di esse non glielo aveva portato via. Adesso aveva deciso di dire basta e di cominciare a pensare un po anche a se stessa. Aveva cominciato a truccarsi di nuovo e a vestirsi in modo da valorizzare la sua figura. Aveva persino cambiato il colore dei capelli passando dal suo anonimo castano ad un biondo striato di colpi di sole che le donava moltissimo. Al ricordo fece una smorfia di disgusto. Quel bastardo ciccione di Ciro l aveva abbandonata da sola con due figli piccoli. Se non fosse stato per l aiuto di suo padre, per tirare avanti sarebbe dovuta andare a fare la puttana. Anna Berselli era la secondogenita di una famiglia di benestanti decaduti. Il padre, Antonino, detto Ninotto, si era fatto da se. Si era arricchito vendendo mozzarelle e bocconcini trasportandoli dai paesi dell interland Casertano nelle grandi città. Successivamente, nel corso dei suoi numerosi viaggi, aveva conosciuto un paio di personaggi importanti, tra cui un direttore di banca di pochi scrupoli un tal Astolfo che aveva visto in lui la gallina dalle uova d oro. Infatti Astolfo grazie allo sfruttamento dell amico si era creato una posizione economica invidiabile. Ninotto a seguito dei suggerimenti dell amico direttore aveva ripreso in mano il suo titolo di studio di geometra e si era messo a costruire strade e palazzi. Tutto sembrava andare bene e così sarebbe stato se negli ultimi dieci anni Ninotto non fosse stato afflitto da una forma di rincoglionimento precoce e a seguito di una serie di investimenti sbagliati, delle vere e proprie cazzate, aveva perso tutto. Ad Anna era rimasta solo una piccola casa al mare nei 13

14 pressi di Gaeta che il padre non aveva potuto scialacquare poiché era già intestata a lei. La sua situazione economica era al momento disastrosa per cui aveva bisogno di un po di ossigeno, o forse più esattamente di qualcuno che la mantenesse. Mentre era immersa nei suoi pensieri non si era accorta del cameriere che si era materializzato al loro tavolo e la stava osservando reggendo in mano un vassoio con una coppa di champagne. Quando si rese conto della sua presenza lo scrutò con aria interrogativa come per dire Che accidenti vuoi?. Il cameriere depositò il vassoio sul tavolo e indicò verso il tipo del tavolo di fronte, poi disse: Il signor Cottafava sarebbe onorato di offrirle una coppa di champagne. Anna guardò verso il tipo del tavolo di fronte e lui alzò il suo calice sorridendo e accennando un muto brindisi. Osservò i suoi compagni di tavolo. Erano talmente assorti a flirtare che nemmeno si erano accorti di quello che stava succedendo. Andassero a farsi fottere tutti e due. Prese una decisione su due piedi e accettò la coppa. In fondo che gliene fregava? Era sempre meglio che starsene li a guardarsi le unghie delle mani. Afferrò la coppa per lo stelo e la sollevò in direzione del suo corteggiatore, muovendo impercettibilmente la testa in segno di gradimento. Lei non poteva saperlo ma stava per commettere uno dei più grossi errori della sua vita. Claudio era molto soddisfatto. La ragazza aveva abboccato. Lei aveva un aria così annoiata e triste e lui aveva sfoggiato il suo infallibile fascino da gentiluomo. Quella sera era molto affascinante con la sua abbronzatura che risaltava da sotto la camicia bianca, perfettamente stirata, e coi suoi migliori pantaloni neri dal taglio francese. Il suo istinto gli suggeriva che lei aveva un gran bisogno di una sontuosa scopata e lui aveva giusto la cura che faceva al suo caso. Per quella sera non si spinse oltre. Aveva lasciato il suo segno e ora lei doveva rosolarsi in una terapeutica attesa. 14

15 Anna vide il tipo dello champagne che si era alzato ed era andato alla cassa. Era leggermente basso per i suoi gusti ma molto elegante e fascinoso strizzato in quei pantaloni neri e quella camicia bianca, dal taglio sportivo, che gli calzava a pennello. Probabilmente se le faceva confezionare su misura. Stava chiacchierando col proprietario del ristorante e si scambiavano sorrisini e battute, dovevano essere molto amici. Ma la cosa più interessante era l American Express Gold che aveva fatto scivolare con noncuranza nelle mani del cassiere per pagare il conto. Questo particolare aveva azzerato ogni considerazione negativa sulla statura. Qualora ci fosse stata. Ritornata in albergo Anna aveva fatto una doccia rinfrescante e si era adagiata sul letto. Prima di infilarsi la camicia da notte si era trattenuta a guardare la sua immagine riflessa nello specchio. Osservò la sua figura snella ma armoniosamente piena nei punti giusti. Soppesò i seni prosperosi che da ragazza erano stato il suo vanto e che adesso tendevano leggermente a cedere alla forza di gravità. Si era rasata la parte sottostante della vulva per poter indossare bikini ridotti e quella soluzione le sembrò maliziosamente invitante ed eccitante. Alla fine si concesse un sorriso: decise che per una donna di trentaquattro anni poteva considerarsi ancora bella e desiderabile. Occupava una camera singola confinante con quella dei suoi amici Salvo e Monica. Il silenzio in cui era immersa era disturbato dai mugolii di Monica e dai colpi che il letto trasmetteva contro la parete della sua stanza. Quei due stavano scopando. Cristo, non saltavano una sera. Si abbandonò al pensiero dello sconosciuto che aveva incontrato al ristorante, per distrarsi dal sentire Monica che godeva sguaiatamente e invitava Salvo a riempirla sempre di più col suo cazzo. Cristo, da quanto tempo non faceva l amore! Erano passati più di tre anni, un tempo esageratamente lungo. E si rendeva conto che desiderava farlo, si rendeva conto che si era tenuta in serbo per troppo tempo. Se non fosse stato per il fatto che aveva scodellato due figli a quest ora sarebbe potuta ritornare quasi vergine. 15

16 Claudio Cottafava aveva deciso che doveva scoparsela. Era per questo che aveva chiesto tutte quelle notizie al suo amico ristoratore. Era venuto a sapere nome, cognome e dove alloggiava insieme ai suoi due amici. La sua seconda mossa fu quella di inviare un mazzo di rose all indirizzo dell albergo dove alloggiava Anna. Aveva scelto un misto di rose rosse e arancio. Per farle intendere che c era un accenno di passione ma anche interesse al fascino che lei possedeva. Seguì un invito a cena che lei accettò. Lui naturalmente continuò a stupirla con le sua spensieratezza e sicurezza economica soprattutto quando noleggiò un lussuoso motoscafo con marinaio a bordo e si fecero scorazzare al largo di Scopello. Fu una giornata indimenticabile. Ebbe solo qualche problema dopo pranzo per andare di corpo. In effetti Claudio era afflitto da un incontenibile cacarella che lo tormentava subito dopo aver mangiato. E siccome erano in barca non c erano cessi a disposizione. Ma lui era abituato a queste situazioni di emergenza e, fingendo di voler fare un bagno rinfrescante, si era allontanato di una cinquantina di bracciate, al riparo da occhi indiscreti. Finalmente aveva potuto liberarsi mentre il mare provvedeva contemporaneamente a lavargli il sedere e ad allontanare la risulta. Fortuna che nessuno aveva avuto voglia di seguirlo, ma di questo non a- veva dubbi: Salvo sonnecchiava al sole mentre Monica gli reggeva la mano. Quanto ad Anna sembrava fosse in estasi mentre si godeva il sole a poppa del grosso Riva. A sera accompagnò i suoi ospiti in albergo. Da quel momento, era sicuro, Anna gli avrebbe definitivamente aperto le gambe. Purtroppo accadde l imprevisto e Anna dovette fare improvvisamente ritorno a casa, interrompendo la vacanza. Suo padre era stato ricoverato in ospedale e la notizia l aveva sconvolta al punto che si dimenticò completamente di Claudio, sostituito da questa nuova impellente necessità. 16

17 3 L estate era passata e Claudio era rincasato nel monolocale dove aveva la sua residenza. Prima di rientrare in servizio dalle ferie stava passando al vaglio alcune pratiche in sospeso e stava archiviando i ricordi piacevoli della vacanza trascorsa a Scopello. Ripensò ad Anna che era passata fuggevolmente attraverso il suo destino senza nemmeno che lui avesse avuto la possibilità di approfondirne la conoscenza. Stava giusto sorridendo quando squillò il telefono. Il suo sorriso si allargò mentre apriva il telefonino e leggeva il nome di Anna sul display. E mentre rispondeva con un Pronto! a trentadue denti lei gli stava chiedendo se avesse voglia di rivederla. In fondo si erano lasciati repentinamente senza neanche la possibilità di salutarsi. Claudio Cottafava era euforico. Mentre chiudeva lo sportellino del suo cellulare aveva il presentimento che quella che gli era sembrata un occasione mancata e destinata ad essere relegata tra quelle che lui aveva battezzato le storie orfane, cioè quelle avventure che avevano avuto un accenno di partenza e poi si erano dissolte in un nulla di fatto, correva il rischio di essere recuperata e condotta in porto. Fu così che ad ottobre, dopo un lungo ed estenuante corteggiamento durato tre mesi, ma che lui stesso aveva deciso 17

18 di prolungare tanto perché voleva che il polpo si cuocesse a puntino nel suo brodo, finalmente si decise a fare il grande passo. Si sentiva come il gatto che avendo ormai catturato il topo si sollazzava a giocarci senza tuttavia affondare il colpo fatale. Non subito. Lei ormai presa e disposta a lasciarsi scappare sovente un Ti amo lui sempre rigido e razionale, mai disonesto nei sentimenti, non promettendo mai niente di più di quello che si era proposto. Galeotta fu la spiaggia di Gaeta, dove lei possedeva un casetta vicino al mare, fu lì in una calda sera di fine ottobre che affondò lo stocco per la prima volta dentro il tenero corpo di Anna. Dovette confessare a se stesso che con lei riuscì a provare quello che con molte donne, più razionali e fredde, soprattutto se a pagamento, non era riuscito a saggiare. Anna era calda e passionale e, a suo dire, desiderosa di recuperare tre anni di astinenza durante la quale era stata a digiuno di proteine del fosforo. Da ottobre 99 a marzo 2000 fu un continuo ralliamiento senza sosta che raggiunse la sua apoteosi nuovamente in quel di Gaeta a Villa Irlanda dove Claudio dando il meglio di se stesso, durante un fresco pomeriggio primaverile di Marzo riuscì a scoparsela per ben cinque volte. Anna era estasiata sembrava aver trovato pane per i suoi denti. Soprattutto aveva scoperto un lato di se stessa che non conosceva. Aveva scoperto che il cazzo le piaceva. Cosa che con Ciro, il suo ex marito, non era mai accaduto. Ma si sa, ogni uomo è diverso. E diverso è il modo di entrare nell intimo di una donna. Ciro era sbrigativo e risoluto, si limitava a infilarglielo dentro senza troppi preamboli, senza darle il tempo di accorgersi che anche lei era una femmina e in quanto tale una potenziale puttana. Claudio era riuscito dove Ciro aveva fallito: aveva snidato la puttana che si nascondeva in lei. Nei tre mesi che seguirono Claudio Cottafava dovette allontanarsi per impegni di lavoro e per un viaggio che lo condusse a Praga. Il contatto che doveva avere sul posto non si fece vivo per cui si ritrovò con un sacco di tempo a disposi- 18

19 zione che cercò di utilizzare nel migliore dei modi e cioè fottendo a ripetizione. Quella che doveva essere una trasferta fatta di noiose conferenze e estenuanti riunioni con colleghi con la puzza sotto il naso e per giunta infagottati in abiti grigi che emanavano un fastidioso fetore di naftalina si trasformò in una fase di terapia intensiva in cui mise a dura prova la sua prostata e i suoi testicoli che furono spremuti fino a tirar fuori litri di sborra. Aveva percorso quello che si sarebbe potuto chiamare il giro sessuale del mondo in venticinque giorni. Era quella che lui aveva definito la terapia del cazzo. Claudio si concesse un sorriso di soddisfazione. Lui amava coniare nuove definizioni e questa, con un briciolo di umano narcisismo, gli sembrava particolarmente azzeccata. E in effetti in venticinque giorni trascorsi a Praga aveva attaccato alla sua cintura quasi tutte le più importanti bandierine del globo: le migliori fighe provenienti dall Africa, dall Asia, dall Australia, persino dalla cara vecchia Europa erano passate sotto la rassegna della sua fava. Poteva dirsi sicuro di non aver fatto mancare nulla al suo uccello. In quel periodo si dimenticò completamente di Anna. Al rientro a casa ci fu una riunione col suo dirigente di filiale, un uomo infido, pronto a passare sul cadavere della madre pur di realizzare profitti. Il dirigente aveva riunito tutti i promotori finanziari che facevano capo a quella banca poiché aveva deciso di promuovere un nuovo pacchetto di investimenti: i cosiddetti P.F.P. e G.P.P. due oscuri acronimi che stanno per Personal Financial Planning e Gestioni Patrimoniali Personalizzate. Due porcate che avevano la presunzione di stabilire con larghissimo anticipo rispetto alle scadenze convenute, la somma di denaro che presumibilmente sarebbe maturata a fine gestione. Una vera cagata. E dire che fino ad allora Claudio era riuscito a realizzare rendimenti superiori ai tassi medi di mercato. Forse anche un po di più rispetto alle aspettative dei clienti. Tanto che, con alcuni di essi (circa una decina), fra i più evoluti finanziariamente, convenne di ricevere una gratifica -calcolata ad personam- allorquando si realizzasse un extra rendimento. Questo accordo, nato all inizio 19

20 del 1998 e sancito fino a tutto il 1999 prevedeva una liquidazione trimestrale delle spettanze. Sempre pagata cash ovvero tramite assegni circolari intestati al traente e girati a terzi perlopiù sconosciuti. Tutto scivolò pacifico e senza forzature benché questa pratica non rientrasse fra quelle contemplate nell esercizio della professione di Promotore, pena la radiazione dall albo. Poi giunse il 2000, con tutto il suo carico di paure e incertezze sia nel bene che nel male. Claudio riuscì a realizzare grazie ad argomenti di discussione come il famoso Y2K meglio conosciuto come il baco del millennio, nuovi clienti, raccolta di cash nuovo a pioggia e nuovi conti e budget raggiunti con largo anticipo. Però di contro arrivò anche una inattesa novità: la New Economy e con essa tutta una sequenza di piccole ed insignificanti aziende neo-quotate (che di li ad un anno sarebbero sparite) il cui valore in borsa raddoppiava di trimestre in trimestre. Era il delirio alla sua massima apoteosi. A causa di questa Bolla Speculativa tantissimi clienti cominciarono ad essere affetti dalla sindrome di G. Gekko. Erano diventati tutti maghi della finanza. I tassi di extra rendimento galoppavano al ritmo di due cifre al mese e tutti quelli che avevano un accordo con Claudio cominciarono piano piano a defilarsi. Sostenevano di essere stati loro gli artefici del risultato e pertanto non intendevano più pagare l extra pattuito. Questa che per Claudio fu una piccola mazzata, più morale che economica, gli fece riflettere su come erano ingrati certi individui. Ma le cose tutto sommato andavano ancora bene per cui decise di tenere botta e evitare di sollevare inutili polveroni. Intanto cominciò a preparare una lista di dieci nomi. Con meticolosa precisione completò un archivio di dieci cartelle in cui raccolse tutto il materiale riguardante i dieci clienti selezionati: numero di conto, numero di carte di credito, fotocopia di documenti e firme. E tutto quello che sarebbe potuto servire per poter clonare un identità. Questo archivio segreto fu depositato presso una cassetta di sicurezza di una banca concorrente alla sua. Era convinto che l archivio un giorno sarebbe potuto tornare utile. 20

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