Sommario. Oltre il mare Racconti al vento. Un'ondata di recensioni. Il vecchio e il Mare Nel cuore del mare. Amiche in alto mare

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1 Sommario Oltre il mare p. 2 Racconti al vento Per mare Chiara Capurro p. 3 Sfda tra le onde Giulia Fioravanti p. 8 Un tuffo in mare Clarissa Bucelli p. 12 Io, voi e il mare Chiara Santilli p. 16 Lo sguardo ritrovato nel mare Erika Monardo p. 21 A bordo del Veliero dell'alba Maria Vittoria Laneve p. 26 Vojage sur la mer Aurora Pagliai p. 33 Il viaggio Benvenuti a bordo Calypso Un viaggio inaspettato in barca a vela Un sogno realizzato Un'estate speciale Un'ondata di recensioni Francesca Gaiff Sara Hila Nicoletta Forni Samuele Vivarelli Jessica Perlini Asia Colzi p. 4 p. 10 p. 14 p. 19 p. 23 p. 30 Il vecchio e il Mare p. 35 Nel cuore del mare p. 37 Novecento p. 38 Vela bianca Amiche in alto mare 1 p. 38 p. 40

2 Oltre il mare Oltre il mare è l insieme di recensioni e racconti scritti proprio da noi ragazzi e accomunati dallo stesso tema: il mare. Tutto ha avuto inizio guardando a scuola il flm del regista britannico Ridley Scott L'Albatross oltre la tempesta, ambientato all inizio degli anni 60 in mare, su un brigantino. Basandosi sui temi del flm, quali l amicizia, la solidarietà, la vela e più in generale il Mare, alcuni di noi hanno deciso di inventare racconti da cui, come dal mare, potrete aspettarvi di tutto, da una storia d amore a un brano storico. Altri, invece, hanno scelto di realizzare una recensione su un libro letto, in cui comunque fosse presente il tema della vela e del mare. Noi, svolgendo questo lavoro, ci siamo esercitati, ma soprattutto divertiti, per questo speriamo che la rivista vi appassioni. Erika Monardo, Giulia Fioravanti e la I Bl del Liceo Scientifco «Niccolò Copernico» di Prato 2

3 Racconti al vento Per mare A volte vorrei andare per mare. Vorrei lasciare tutto quello che ho, qui sulla terra ferma, tutte le sicurezze, i muri che mi sono costruita intorno per proteggermi da chissà quali terribili incertezze, per affrontare un bellissimo viaggio in mare. Salpare con un timido e tiepido sole che ha timore a scoprirsi. Quando le nuvole non minacciano di distruggere il mio sogno, quando anche il vento cerca solo di invitarmi a mollare tutto e vivere. Solo così avrei forse davvero il coraggio di partire. M immagino lì, a osservare gli stormi di gabbiani, con quel loro stridulo ma rassicurante verso, che permette di capire di essere vicino a qualcosa d immenso, che la natura ha voluto regalarci, non si sa in quale particolare giorno e momento di ebbrezza, ma che nessuno riesce ad apprezzare fno in fondo. Forse gli esperti di barche a vela, che ogni giorno si avventurano verso nuove scoperte, conoscono fno in fondo il mare? Ma come fare a dire di conoscerlo se egli s increspa, mescola più correnti e cambia aspetto continuamente? Ogni istante è diverso; più bello o più brutto, non fa differenza. È diverso. A volte ruota su se stesso con tanta potenza che sembra possa esplodere da un momento all altro; altre volte s infrange contro scogli violentemente, provocando un rumore sordo. Comunque, qualsiasi emozione ci faccia provare: paura, entusiasmo, tristezza per ricordi che ci afforano alla mente, gioia, è pur sempre il nostro mare. Nostro, di tutti e di nessun altro. Saper guidare una barca a vela deve essere una delle emozioni più forti che si possano provare. Una concentrazione di carica e di energia che nient altro ci può far sentire. Ricordo ancora di quando mio nonno Gianni mi raccontava dei viaggi sorprendenti fatti con nonna. Lui aveva lavorato come marinaio, e un giorno portò nonna per la prima volta in mare. Lei si aspettava solo di andare a trovare parenti 3

4 lontani, ma nonno deviò strada, procedendo verso la costa. Qualche settimana prima, Gianni era andato ad osservare le barche in vendita a Raspalda, piccola città di mare vicino a Solidodo. Possedeva già una barca, ma la usava solo per scopi lavorativi; ora ne voleva una che fosse il piccolo tesoro, suo e di nonna. Trovò Robert, onesto venditore. Egli aveva a disposizione una grande quantità di barche, ma nessuna di queste sembrava adatta. Poi, prima di andarsene defnitivamente, gli occhi di mio nonno furono catturati da una piccola barchetta, malconcia, in fondo alla lunga fla. Sembrava fosse stata sistemata lì, in quel posto così nascosto, quasi sapendo che non sarebbe stata mai venduta. Ma ci fu qualcosa, che neanche nonno riuscì mai a descrivermi, d istintivo forse, di curiosità, non so, ma qualcosa che lo colpì, per cui avrebbe dato tutto pur di averla. Chiese a Robert se poteva riuscire ad aggiustarla nel giro di una settimana, e lui, dopo un attimo di perplessità, forse proprio perché non si aspettava di riuscire a vendere quella barchetta, annuì con enfasi e con un grosso sorriso stampato sulle labbra. Dopo qualche giorno, nonno fu chiamato dal venditore, che gli annunciò che il lavoro era stato portato a termine. Fu così che i due coniugi si trovarono, sotto un cielo stellato strofnato di polvere d oro, coccolati dal moto oscillatorio delle onde, in mezzo all oceano. Nei giorni successivi, Gianni insegnò tutto quello che sapeva sulla vela a sua moglie, come ottimizzare i tempi, la direzione del vento e altre tecniche velistiche. Tutto il viaggio fu un unica emozione, forse la più bella della loro vita, e durante quel percorso scoprirono luoghi magnifci mai visitati, spiagge illimitate, ma soprattutto scoprirono loro stessi, le loro vere passioni ed emozioni, per la prima volta non influenzate dalla vita quotidiana e dalla routine di tutti i giorni. Il viaggio Chiara Capurro Per volere del caso un giorno tre ragazzi si scontrano passeggiando per le spiagge dell'isola d'elba. Trascorrono un po' di tempo insieme e scoprono di avere una passione in comune: i viaggi in barca a vela. Argo, il più grande, è un ragazzo alto, muscoloso, biondo con occhi molto grandi color nocciola, è il più ricco tra i due ragazzi ed è anche il più esperto con le barche a vela perché ha già affrontato molti viaggi in mare aperto 4

5 concludendoli con successo. Possiede una barca a vela che porta il nome di sua madre deceduta ormai da quattro anni: Simona. Da quando sua madre è morta lui e il padre si vedono sempre meno e quando si vedono litigano. La vela per lui è una liberazione. Leo è l'opposto di Argo sia fsicamente che dal punto di vista familiare: è bassino, non ha un fsico perfettamente scolpito da muscoli ma ha comunque il suo fascino, è moro con occhi scuri e piccoli. Non è molto bene stante ma i suoi genitori hanno sempre cercato di non fargli mancare niente. Con loro ha un bellissimo rapporto. Elio è un ragazzo alto, di bell'aspetto, biondo con occhi verdi e piccoli, porta li occhiali e non è molto muscoloso anche se sta cercando di rimediare facendo allenamento tutti i giorni e i risultati si cominciano a vedere. Ha una famiglia molto legata e numerosa, che ha dovuto affrontare molti problemi. Passano i giorni e i tre ragazzi si conoscono sempre meglio e decidono di intraprendere un viaggio molto lungo: dall'isola d'elba fno in Inghilterra. Hanno intenzione di affrontare il viaggio con la barca a vela di Argo: Simona Arriva fnalmente il giorno tanto atteso e i ragazzi partono a di primavera: il 5 marzo; il tempo è a loro favore: c'è un bel sole ma anche un po' di vento, necessario per la navigazione. Inizialmente tutto è perfetto e i tre giovani si divertono molto e piano piano diventano sempre più uniti, poi però una notte si abbattono su una tempesta. Non causa loro né danni fsici ne danni alla barca a vela, però perdono la rotta e non sanno più dove sono; non riescono a vedere terra. 5

6 Dopo ormai tanto tempo dalla loro dispersione, i tre ragazzi hanno molta fame e molta sete, allora uno di loro, Argo, si china giù dalla barca per prendere un po' d'acqua e dissetarsi. Mentre allunga la mano qualcosa lo afferra talmente forte da farlo cadere in acqua. Argo dentro di sé sa cos'è, o almeno lo immagina, lo invade la paura, una paura così grande l'aveva provata soltanto quando la madre se ne andò. Elio e Leo sentono urlare Argo e corrono subito a vedere quello che sta succedendo, si affacciano verso il mare ma di Argo non c'è traccia, vedono soltanto l'acqua blu del mare diventata rossa, rossa fuoco, rossa sangue.. I due iniziano ad urlare a squarcia gola il nome del loro amico ma nessuno risponde; dopo qualche istante vedono qualcosa galleggiare. Si sporgono a raccogliere il corpo e lo riportano sulla barca. Argo è ancora vivo ma con una gamba non più al suo posto, dalla gamba destra esce tanto sangue. Quello che ha aggredito e staccato la gamba a morsi ad Argo, era uno squalo, molto affamato ma per fortuna non molto grande. Il ragazzo, ormai senza più una gamba, continua ad urlare di dolore mentre i suoi amici si affrettano a prendere il kit medico e cercano di curarlo il meglio possibile, dimostrando molta capacità e impegno nonostante stessero assistendo ad una scena pietrifcante. Elio, a questo punto, decide che deve essere lui ad assumere il comando e che deve assolutamente ritrovare la rotta e giungere a terra per poter portare Argo in ospedale perché altrimenti la ferita si sarebbe infettata. Si impegna con tutte le sue forze, mentre Leo cerca di curare al meglio Argo, anche se quest'ultimo soffre ancora tantissimo. Dopo qualche giorno la ferita inizia ad infettarsi, ma ad un certo punto Elio vede in lontananza un puntino, una piccola barca; a quella vista lanciano in aria i fuochi d'artifcio per le barche che si son perse. La barca in lontananza li vede perché dopo un'ora è lì ad aiutarli, li guida verso terra. La prima cosa che fanno i tre ragazzi è andare in ospedale per aiutare Argo; li raggiunge immediatamente il padre di Argo, e proprio in quel momento capisce che da quando è morta sua moglie non ha più parlato con lui, allontanandolo da sé e perdendo il loro vecchio rapporto; decide, allora, di recuperare il loro rapporto, non appena Argo si rimetterà. 6

7 I medici, dopo aver visitato il ragazzo, riferiscono ai quattro che ha una bruttissima ferita, si sta infettando ma è stata presa in tempo e che se fosse passata anche solo un ora in più, l'infezione si sarebbe espansa nella parte superiore del corpo creando problemi molto più seri di quelli. Argo viene operato urgentemente alla gamba per togliere l'infezione e amputare correttamente la gamba. L'operazione riesce come doveva e Argo è salvo anche se ormai ha perso una gamba, è molto giù di morale e i suoi due amici cercano di aiutarlo, di confortarlo, di fargli capire che l'importante è che si sia salvato e che lui è ancora vivo, ma il sostegno che lo fa andare avanti con il sorriso, anche se ha una gamba mutilata, è perché fnalmente ha ritrovato suo padre, il padre che aveva perso insieme a sua madre tanto tempo fa, ma che ora fnalmente è tornato. Argo esce dall'ospedale dopo varie settimane di controlli su controlli, ma esce felice, felice di aver ritrovato ciò che gli mancava da tanto tempo. Francesca Gaif 7

8 Sfida tra le onde Era ormai ovvio che la Grecia non aveva più autonomia economica o politica: tutto apparteneva ai Romani dal 197 a.c. quando Filippo V, re di Macedonia, venne sconftto a Cinoscefale. Ma c era una cosa che niente e nessuno poteva toglierci: la cultura. Infatti, essa non solo rimase la principale della Grecia, ma si espanse anche in Italia! A questo punto vi starete chiedendo come mai stia parlando al passato, ebbene la risposta è molto semplice: la Grecia sta pian piano scomparendo sotto la potenza di Roma. Ma non per questo dovremo dimenticare il passato, anzi proprio ora vorrei raccontarvi di un fatto che mi colpì particolarmente durante gli anni di dominio Romano. Mi trovavo ad Ermioni nel corso di un resoconto sugli avvenimenti che caratterizzarono la Grecia negli ultimi anni. Improvvisamente sentii due cittadini discutere animatamente riguardo una certa gara. Incuriosito mi avvicinai e chiesi qual era l argomento della loro conversazione. I due uomini, uno più loquace dell altro, mi spiegarono che le due famiglie più importanti della città, da sempre in contrasto fra loro, avevano deciso di disputare chi era la più forte in una gara nautica. Ebbene decisi di fermarmi in quella cittadina così impegnata nei preparativi per il grande avvenimento e di fare alcune ricerche. Scoprii ben presto che le due famiglie in questione erano i Gellius, di origine romana, e gli Arastanopulos, di origine greca; scoprii inoltre che il motivo della loro rivalità era il fatto che i Greci non volevano sottomettersi ai Romani, ovvero i conquistatori della città. Tutti i preparativi furono ultimati in fretta e si diede così inizio alla gara. Rimasi incredulo ascoltando il regolamento della suddetta disputa, era una vera e propria novità! Un uomo spiegò infatti che per ogni squadra dovevano esserci almeno due componenti della famiglia, che le imbarcazioni dovevano essere di eguale grandezza e che non era concesso l utilizzo di remi. Dopo aver riferito tutto ciò, l uomo se ne andò e fnalmente cominciò la gara. Sembrava che tutto procedesse tranquillo, il vento gonfava le vele e le barche andavano di bolina; la squadra romana era leggermente in vantaggio. Improvvisamente essa cominciò a rallentare sempre di più a causa di una falla sulla chiglia dell imbarcazione. Il 8

9 panico si diffuse tra i componenti della famiglia romana ed anche io mi scoprii inquieto, sebbene non fossi in alcun modo coinvolto in quella faccenda. Ci furono attimi di vera e propria disperazione nella barca dei Gellius, a quanto potei vedere, ma ci fu un fatto che spiazzò tutti noi ed è per questo che oggi vi racconto questa storia. La barca dei Greci tornò indietro e si accostò a quella romana, subito dopo due componenti degli Arastanopulos scesero e aiutarono i loro avversari a salire sulla loro barca. Essi, dopo alcune esitazioni, accettarono quella che si rivelò una vera e propria salvezza. Un istante dopo, la barca romana affondò velocemente. Riuscii quindi a vedere l imbarcazione greca tornare a riva verso di noi e i vari partecipanti scendere tutti insieme. Restava solo un dilemma: a chi andava la vittoria dato che nessuno aveva completato il percorso prestabilito? Ebbene tutti, nessuno escluso, decisero che gli Arastanopulos meritavo di aggiudicarsi la vittoria. E tra i festeggiamenti della città, le due famiglie suggellarono un patto di pace tra loro. Beh, che dire, non ho più niente da raccontarvi, ma spero che se leggerete questa storia capirete che non c è epoca o mondo in cui l odio possa durare per sempre, difatti anche un solo gesto di fratellanza può cambiare tutto. Soltanto una cosa mi chiedo: chissà se in futuro ci saranno altre sfde come questa che avranno come protagoniste il mare! Giulia Fioravanti 9

10 Benvenuto a bordo Era l'estate del 2013 quando giù in cantina trovai un diario. Sopra c'erano incisi i nomi di mio padre e di mia madre, non sapevo se aprirlo oppure no, ma da gran curioso che ero lo aprii, cominciai a sfogliarlo, era un diario di bordo della barca sulla quale avevano viaggiato molti anni fa, quando io ancora non c'ero ed ero solo un pensiero o una fantasia. Sapevo del viaggio che i miei avevano fatto ma non avevo mai visto in vita mia quel diario e se era cosi ben nascosto infondo a uno scatolone forse c'era qualcosa li dentro che non doveva essere visto o letto, questo portava la mia curiosità alle stelle. Dopo aver sfogliato velocemente tutte le pagine decisi di leggerlo, prima pagina: Caro Diario, questo è il primo giorno di navigazione, siamo così emozionati e spaventati, ce la faremo? Prendiamo questa avventura come una sfda, ma soprattutto come un viaggio dentro noi stessi più che un viaggio in mare e sono certa che alla fne di tutto questo non saremo più quelli che siamo ora. 3 marzo 1987, Grecia. Era stata mia madre a scrivere queste parole? Si, era stata proprio lei, era sempre cosi positiva e solare, era diffcile credere che non fosse stata lei a scriverle. Sentii mia sorella entrare in casa e non volendo che lei leggesse quel diario lo nascosi bene, meglio di quanto i miei avessero fatto prima, lo incastrai tra uno scatolone e l'altro sulla mensola più alta di uno scaffale, dove solo io potevo arrivare senza scala dato che ero il più alto della famiglia, proprio come mio zio, che era solo qualche centimetro più di me. Scesi di corsa giù cercando di sembrare annoiato come al solito e sempre come al solito mia sorella non mi disse nemmeno ciao e si chiuse in camera sua., era una bella ragazza di 17 anni, bruna con occhi chiari come me. 10

11 Dato che mia sorella era fuori gioco tornai in cantina, presi il diario e lo portai in camera mia, lessi dalle cinque del pomeriggio fno alle otto, quando i miei genitori rientrarono a me mancavano poche pagine. Fino ad allora avevo letto che i miei giovani genitori avevano passato dei bellissimi mesi su quella barca, scorrendo le pagine si percepiva che stavano crescendo e maturando anche dal loro modo di scrivere che cambiava giorno dopo giorno. Mamma scriveva in modo molto emotivo mentre papà andava al succo delle cose, senza girarci tanto intorno. Invidiavo la loro avventura, avrei pagato qualsiasi somma per poter vivere un giorno solo su quella barca. Arrivai all'ultima pagina: Caro Diario, Oggi è l'ultimo giorno di navigazione, e come avevamo già supposto non siamo più quelli che eravamo quando siamo partiti, ci sentiamo diversi e più grandi, quest'avventura rimarrà sempre scolpita su di noi. 6 Febbraio 1988, Grecia. 11

12 Al contrario di quello che pensavo, lì non c'era niente da tenere nascosto, mi sentii uno stupido ad aver pensato che i miei tenessero al sicuro il diario perchè conteneva qualcosa che nessuno a parte loro doveva sapere. Da quando lessi quel diario guardai i miei genitori con occhi diversi, avevo letto di come erano cresciuti e di come avessero trovato se stessi, non li vidi più come due adulti severi e rigidi come molto spesso erano, ma li presi come esempio. Dopo aver letto quelle pagine decisi che quando sarebbe giunto il tempo, anch'io avrei fatto un viaggio del genere, anch'io avrei trovato me stesso e sarei maturato. Non dissi mai ai miei genitori che io, in qualche strano modo, ero stato spettatore di un anno della loro vita. Un tuffo in mare Sara Hila Un giorno io ed il mio migliore amico passeggiavamo per il molo di Southampton sulla Manica. Nel passare in rassegna le varie barche attraccate, ne notammo una in particolare. Si trattava di una vecchia barca a vela scolorita e malmessa. La curiosità ci portò ad osservarla più da vicino e nello sporgerci in avanti, venimmo risucchiati in una specie di vortice che ci trascinò all interno della barca. Storditi ed increduli ci accorgemmo di essere in pieno mare aperto, come era potuto accadere? A quel punto eravamo nel panico più totale e non sapevamo cosa fare. Ci guardammo intorno e riuscimmo a vedere solo un cielo oscuro ed un mare cupo e infnito. Cercavamo di capire dove fossimo fniti, ma tutti i nostri sforzi non ebbero successo. Visto che non sapevamo cosa fare, cominciammo ad esplorare dettagliatamente la strana barchetta che ci aveva portato in quel mondo sconosciuto. Scendemmo lentamente sottocoperta per vedere se c era qualcuno, ma non trovammo nessuno. Era tutto buio là sotto, c erano moltissime ragnatele e montagne di polvere. Avevamo paura, molta paura. 12

13 Volevamo tornare a casa, alla solita vita di campagna. Ad un tratto sentimmo un rumore provenire da sopra. Salimmo a prua e ci ritrovammo davanti ad un pirata. Non si trattava di un pirata in carne ed ossa, ma di un pirata fantasma. L essere indossava una divisa blu malconcia ed era pienamente ricoperto di melma verdastra. Ci fssava con i suoi occhi color del fuoco. Subito ci accolse con un enorme risata maligna. Iniziò a darci dei comandi minacciando di buttarci in mare se non avessimo ubbidito. Mark mi guardava impaurito ed io gli dissi di non preoccuparsi e di stare alle regole del capitano. Navigammo per ore e se provavamo solamente a chiedere al losco individuo dove eravamo diretti, egli andava su tutte le furie. Improvvisamente il tempo ci fu avverso, da est stava arrivando un uragano di dimensioni notevoli ed era diretto proprio davanti a noi. Dal mare si stavano formando onde grandi come grattacieli, mentre dal cielo enormi gocce si stavano riversando su di noi. Il capitano noncurante di ciò che stava avvenendo continuava a darci ordini. Improvvisamente un onda anomala ci travolse e ci fece fnire in mare. Annaspammo nell acqua per diversi minuti e quando credevamo di essere ormai spacciati un onda ci travolse portandoci sott acqua. Dopo qualche istante ci ritrovammo distesi sul molo di attracco del porto da cui la nostra avventura era iniziata. Tutt oggi io e Mark non riusciamo a dare una spiegazione a quando ci è 13

14 accaduto, limitandoci a considerare il fatto un incubo comune. Voi cosa ne pensate? Calypso Clarissa Bucelli Savannah credeva che non esistesse cosa più bella del mare, con la sua immensità, le sue sfumature blu ed azzurre, l'inconfondibile odore di salsedine e lo sciabordio delle onde che le ricordava una dolce melodia. Lo aveva sempre amato, anche perché, dalla morte dei suoi genitori, era il suo unico rifugio dal mondo reale e la sola cosa che le permetteva di condurre una vita abbastanza serena; quando aveva bisogno di pensare e di schiarirsi le idee si sedeva sulla spiaggia e osservava, a volte anche per ore intere, la bellezza dell'oceano. La ragazza si considerava una persona fortunata, perché aveva il privilegio di abitare sull'acqua, infatti viveva con suo zio John a bordo di un catamarano di nome Calypso. I due avevano deciso da pochi mesi di partecipare ad una regata di due settimane e stavano riparando la barca, dotandola di tutte le attrezzature possibili e allenandosi per affrontare il mare aperto. La gara avrebbe avuto inizio dal porto di Auckland, mentre il traguardo era stabilito a Perth, in Australia. Dal momento che Savannah aveva solo diciassette anni, per lei era stato un problema rientrare tra i concorrenti, ma vi era riuscita dimostrando la sua incredibile abilità nel timonare Calypso. Qualche settimana prima della partenza l'imbarcazione fu completamente sistemata, così da sembrare nuova: aveva le vele bianche che risaltavano sull'azzurro dell'oceano,;lo scafo invece era color crema e sulla parte destra di quest'ultimo erano dipinte due strisce, una blu e l'altra verde, mentre sul lato sinistro era inciso il nome della barca. Finalmente arrivò il giorno della partenza e i catamarani si schierarono tutti appena fuori dal porto di Auckland; i concorrenti erano molto euforici, ma anche ansiosi in quanto stavano per lasciare la terra ferma per ben due settimane. Dopo aver controllato un ultima volta le condizioni meteo gli arbitri diedero il via alla regata e le imbarcazioni salparono ad uno squillo di tromba, il 2 aprile

15 I primi giorni trascorsero tranquilli ed i partecipanti alla gara ebbero modo di godersi il viaggio. Zio e nipote passavano il giorno ammirando la sconfnata bellezza dell'oceano raccontandosi storie di mare, di pirati e tendendo un diario di bordo su cui scrivevano tutto ciò che succedeva; inoltre, per non affaticarsi troppo, facevano dei turni al timone. La sera invece si distendevano a prua della nave osservando in silenzio i milioni di stelle che c'erano in cielo e cercando di individuare le costellazioni principali, cosa che in città non era possibile fare a causa delle troppe luci. A Savannah piaceva pensare che il mare potesse provare emozioni, che mostrasse il suo turbamento attraverso le onde e che i suoi genitori si fossero trasformati in gocce d'acqua per farle compagnia ovunque andasse. Zio e nipote presero la regata più come una vacanza che come una gara e cercarono di divertirsi il più possibile. Mancavano solamente due giorni al traguardo e il bollettino meteorologico annunciava bel tempo. Calypso procedeva tranquillamente, quando John vide che il cielo si stava coprendo di nubi plumbee e si accorse che stava iniziando a piovere. L'uomo corse immediatamente a chiamare sua nipote, la quale si trovava sottocoperta visto che il suo turno al timone era terminato. I due si trovarono improvvisamente in mezzo ad una terribile tempesta, tuttavia cercarono di mantenere la calma ed attivarono il radar che avrebbe trasmesso la loro posizione in caso di naufragio. Il vento stava diventando sempre più potente, tanto che arrivò a squarciare una la randa. Mentre John ammainava le vele Savannah corse di sotto per chiudere tutti i boccaporti e appena ebbe 15

16 fnito ritornò al suo posto di manovra. Ad un certo punto i due videro in mare un imbarcazione distrutta e notarono che aggrappati ad una tavola di legno vi erano Chris ed Amber, due concorrenti della regata. Zio e nipote sapevano bene che in questo modo sarebbero stati eliminati dalla gara ed avrebbero rischiato persino di morire, ma decisero ugualmente di soccorrere i due naufraghi. La giovane donna si calò in mare usando il verricello e li issò a bordo. Intanto il vento si era calmato e tutti credevano di essere fuori pericolo, ma dopo pochi minuti videro un onda anomala dirigersi verso il loro catamarano. Gli istanti che seguirono furono terribili, confusi, eterni e segnarono irrimediabilmente il destino di Calypso.Il catamarano, travolto e ferito a morte, aveva retto abbastanza da permettere all'equipaggio di rifugiarsi sulla scialuppa, dalla quale, tremanti dal freddo e non solo, i quattro videro le vele inabissarsi quasi dolcemente dolcemente in un lungo Addio. Circa un'ora dopo la tempesta si calmò e ritornò a splendere il sole. Zio e nipote, insieme agli altri due superstiti, vennero soccorsi dalla guardia costiera e condotti in ospedale. Pochi giorni dopo, quando si ripresero, John e Savannah furono convocati dalla commissione della regata che li informò sulla decisione, presa insieme agli altri concorrenti della gara, di assegnare loro il premio destinato ai vincitori, in quanto avevano rischiato la morte pur di aiutare due persone in mare ed avevano dimostrato di avere fair play e soprattutto un forte senso di solidarietà e generosità, cose che spesso mancano nello sport. Io, voi e il mare Nicoletta Forni Vivo a Cavo, una cittadina balneare dell isola d Elba. Durante l estate le spiagge si riempiono di bagnanti, mentre d inverno le strade sono vuote e il mare è l unico suono gradevole che si sente nell aria. In una giornata in cui il clima è più mite, mi sdraio vicino alla riva, sopra i piccoli sassi bianchi e chiudo gli 16

17 occhi; tutti i miei problemi svaniscono e in mente ho solo il pensiero del viaggio che devo affrontare domani. Si tratta di trascorrere una settimana in un vascello con a bordo un equipaggio composto da ragazzi e ragazze all incirca della mia stessa età. Questo viaggio un po mi spaventa perché non conosco nessuno dei miei compagni d avventura, ma so che tutti abbiamo in comune qualcosa: la passione per il mare. Tornata a casa dalla battigia, corro in camera e inizio a preparare la valigia con all interno poche cose essenziali. Sono le cinque del mattino e suona la sveglia: il grande giorno è arrivato. Il ritrovo con tutti i giovani è a Rio Marina, un piccolo paese vicino Cavo. Mi preparo e intanto penso all avventura che sto per affrontare, sono felice, ma anche agitata. La mia famiglia mi accompagna fno al porto, mia madre con gli occhi lucidi e mio padre felice del viaggio che ha sempre sognato di intraprendere quando era un ragazzo. Dalla macchina intravedo un gruppo di persone e riesco a distinguere i genitori in lacrime che abbracciano i loro fgli. Esco dall automobile e mi avvio verso i ragazzi meravigliati dal vascello che per sette giorni diventerà la nostra nuova casa. Passati circa dieci minuti, arriva una barca da pesca con all interno un uomo sulla trentina d anni, alto, moro e con occhi dello stesso colore del cielo azzurro di stamattina. La barca si avvicina al porto e tutti hanno già capito che quel signore dal viso simpatico è il nostro capitano che si chiama Edoardo, ma tutti i cittadini del paese lo chiamano l abitante del mare. Noi tutti ci avviciniamo a Edoardo, il quale velocemente si presenta e impone delle regole su come comportarsi in modo adeguato. La ciurma è costituita da sei marinai, oltre Edoardo ci sono tre ragazzi e una sola femmina con cui fare amicizia. Si chiama Margherita, ma ho sentito che tutti si rivolgono a lei con il nome di Marghe; sembra una ragazza molto disponibile e molto sicura di se stessa, alta, capelli neri e occhi verdi. Uno dei tre ragazzi, Nicolas, ho avuto modo di conoscerlo al porto perché aveva notato che me ne stavo in disparte e cosi si è presentato dicendomi che anche lui non conosceva nessuno. Con gli altri due giovani non ho ancora dialogato, anche se uno di loro mi è sembrato molto snob. Sono le otto del mattino e siamo pronti a partire. Io e Margherita ci mettiamo a prua e diamo l ultimo saluto ai nostri cari, mentre Nicolas, William e 17

18 Filippo eseguono gli ordini del capitano Edoardo. Ormai il porto è un puntino lontano Sono passati sette giorni e ormai sono a casa a disfare la valigia, ma intanto penso a tutti i bei momenti che ho passato. Tutte le mattine i gabbiani mi svegliavano, come il gallo sveglia il contadino. Senza far rumore, uscivo fuori dalle cabine e ammiravo il meraviglioso mare che mi circondava, una distesa d acqua limpida che si colorava con sfumature di rosso e giallo all alba e al tramonto. Le giornate trascorrevano molto tranquillamente. In tarda mattinata, Edoardo ci faceva pescare, ma non riuscivo mai a prendere un pesce. Durante queste ore io e Nicolas avevamo legato molto perché lui aveva il padre pescatore e quindi mi dava qualche dritta. A pranzo, insieme a Margherita cucinavo per i marinai, mentre loro mettevano a posto le canne da pesca. Noi due ci divertivamo tantissimo a preparare i pasti e spesso cominciavano delle guerre con il cibo. Di pomeriggio ci riposavamo, ma quando il capitano chiamava, noi dovevamo sederci intorno a lui mentre ci insegnava a fare i nodi. Edoardo non 18

19 spiegava solo quello, ma ci faceva capire come bisogna comportarci per essere persone più mature e responsabili. Ho un po di nostalgia del vascello che mi ha accolto e del suo equipaggio, ma quando ci siamo tristemente salutati con le lacrime agli occhi, non era un addio. Chiara Santilli Un viaggio inaspettato in barca a vela Era il primo agosto del 2005, Christian, diciottenne genovese, si era appena lasciato con la sua ragazza ed era in cerca di nuove avventure; aveva voglia di cambiamento e di conoscere nuove persone. Era caldissimo e il ragazzo, angosciato dal dispiacere, non riusciva a trovar pace. Mentre lo sventurato sorseggiava una bibita fresca, seduto al tavolino di un bar, cominciò a sfogliare distrattamente un comune giornale e ad un tratto la sua attenzione fu catturata da un annuncio accattivante : una comitiva di ragazzi cercava un giovane per unirsi a loro in una vacanza in barca a vela. La partenza era fssata per il giorno seguente dal porto di Genova con l imbarcazione New Love. Sembrava che questa proposta fosse perfetta per Christian che tornò subito a casa a chiedere il permesso ai genitori e si mise in contatto con il numero segnalato sull avviso per defnire i dettagli. La mattina del 2 agosto andò presto al luogo dell appuntamento e incontrò i suoi cinque compagni di avventura: Josh, ventenne surfsta americano; Ciro, venticinquenne ragazzo napoletano con patente nautica e organizzatore del viaggio; Lara, diciassettenne bolognese aspirante cuoca; Martina, ventiquattrenne fdanzata del comandante e Benedetta, bionda ed affascinante musicista forentina. Era una giornata perfetta per partire: sole splendente, mare calmo e un gradevole venticello fresco. Espletate le formalità necessarie, i ragazzi partirono con grande entusiasmo ed iniziarono a conoscersi ed a stabilire i compiti all interno della barca: Ciro e Martina si sarebbero dovuti occupare della guida e delle vele, Lara e Josh della cucina e Christian e Benedetta di mantenere pulito il veliero. Il giorno successivo il tempo era cambiato; il cielo era 19

20 coperto da nubi minacciose e soffava un vento tremendo. Una tempesta trovò l equipaggio impreparato, ma per fortuna si trovavano vicino al porto di Bastia, dove furono costretti a sostare per tutto il giorno. Passata la paura, Lara e Josh colsero l occasione per andare a comprare delle provviste, mentre gli altri si occuparono di sistemare e pulire il ponte e l interno della nave. La serata fu indimenticabile, i due sempre più complici cuochi avevano preparata una deliziosa cenetta a base di pesce e mentre Benedetta suonava e cantava con una voce sensuale, gli altri la ascoltavano con piacere e Christian sembrava adorare sempre più la cantante. Il terzo giorno i giochi erano ormai fatti: la magia della musica, il cibo delizioso e l atmosfera creata dentro l imbarcazione avevano contribuito alla nascita di due nuove coppie: Lara con Josh e Benedetta con Christian. Il nome della barca era stato di buon auspicio. Insieme i ragazzi trascorsero un esperienza senza precedenti. Christian non poteva credere che, in un così breve lasso di tempo, la sua vita avesse preso una piega così inaspettata e positiva: una nuova dolce e bellissima ragazza e degli amici fantastici condividevano con lui la vacanza più divertente della sua vita. Era troppo bello per essere vero e per essere capitato proprio a lui. La vacanza era oramai giunta al termine e il porto di Genova era sempre più vicino, troppo, e sul molo c era un ragazzo che salutava da lontano, Benedetta lo riconobbe subito e cambiò espressione: era Franco, il suo ragazzo di Siena. Christian capì subito che c era qualcosa che non andava e, in un solo istante,gli crollò il mondo addosso. Appena sbarcati il ragazzo genovese se ne andò immediatamente, non poteva sopportare un ulteriore delusione e si rifugiò nella sua camera. Nel frattempo Benedetta spiegò a Franco che quella esperienza l aveva cambiata e corse subito dall amato. All inizio Christian era arrabbiato e deluso, ma la sguardo di lei sembrava sincero e decise di ascoltare il suo cuore. L emozionante esperienza sulla New Love aveva fatto da cornice a nuovi amori e sincere amicizie, tanto che la comitiva decise all unanimità che ogni anno tutti si sarebbero ritagliati almeno una settimana di tempo da trascorrere insieme per una nuova avventura, naturalmente sempre in barca a vela. 20 Samuele Vivarelli

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