Progetto Lucus SYLVA. Foto di Marco Scataglini SCT

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1 Progetto Lucus SYLVA Foto di Marco Scataglini SCT

2 SYLVA fa parte del progetto fotografico LUCUS dedicato al fascino e alla magia dei boschi della Tuscia Marco Scataglini 2013 Tutti i diritti riservati. E vietata la duplicazione senza l autorizzazione scritta dell autore. I testi e le citazioni sono tratte dal volume (disponibile anche in versione elettronica su Amazon.it) Abbracciare un albero di Marco Scataglini Edizioni SCT Per contattare l autore:

3 INTRODUZIONE Chi non ricorda quando, da bambini e poi da adolescenti, venivamo sgridati dai genitori per il disordine che regnava sovrano nella nostra cameretta? Mettevamo gli oggetti, i vestiti, i fumetti alla rinfusa tutt'intorno e per quanto provassimo, non c'era modo di dare all'insieme una coerenza. Era sempre, per dirlo come mia madre, un gran casino. Noi umani siamo fatti così: se non ci diamo un piano ben preciso, tendiamo al disordine. Nonostante le forze contrapposte che pure si esercitano nella società, senza un po' di impegno creiamo semplicemente il caos più totale. Strano, perché invece la Natura riesce benissimo a fare ordine. Se entriamo in un bosco, e dovremmo farlo più spesso, non possiamo non rimanere colpiti dal fatto che, pure nel casuale dispiegarsi dei singoli elementi -che, se l'uomo non ci ha messo lo zampino, è totalmente affidato al caso, per l'appunto- ciononostante l'insieme è decisamente armonico. Ogni singolo albero, ogni arbusto, ogni piantina del sottobosco occupa uno spazio ben preciso, in mutuo rapporto con gli altri organismi, cosicché l'impressione è di un caos perfettamente organizzato e funzionale. Ecco, questa è l'armonia in azione! Come ha scritto James Gleick nel commento al libro Nature s Chaos di Eliot Porter (uno dei più grandi fotografi naturalisti della storia), la Natura dipinge i suoi scenari senza riguardo all ordine convenzionale, fatto di linee diritte e forme euclidee. Per fortuna è così la mente umana non sembra provare molto piacere nell osservare linee diritte come nella pura mancanza di forma ordinata. L essenza della bellezza della terra risiede nel disordine, in una forma peculiare di disordine, dal fiero tumulto delle acque scroscianti alla filigrana della vegetazione In Natura, tutto funziona in base alla reciproca armonia di ogni singolo elemento: un'armonia che nasce dalla lotta e dalla competizione, ovviamente, ma che pure porta a straordinari risultati. Nella foresta tropicale si ammassano centinaia, a volte migliaia, di specie vegetali diverse in un piccolo fazzoletto di terra, eppure nessun giardiniere al mondo riuscirebbe a disporre il tutto in un modo così perfettamente funzionale e, soprattutto, bello a vedersi. E' questo equilibrio di forze che fa della Natura da un lato una maestra di vita, dall'altro una fonte inesauribile di suggestioni. Gli uomini dei secoli passati -noi oggi abbiamo purtroppo perso la nostra familiarità con l'ambiente naturale- vedevano nella bellezza del mondo e della natura l'ordine creato da Dio, o dagli dei, e dunque il riflesso del potere divino, in qualche modo inscritto nel caos primordiale. Interpretando con accortezza i segni lasciati dal creatore impressi nelle piante, nelle pietre e anche negli animali, era possibile approfondire la propria conoscenza dei misteri più inestricabili, e conquistare il potere. Il potere ha sempre attirato l'uomo, ed era alla base della magia. Dell esistenza della magia, io mi sono accorto, con una certa sorpresa, durante gli studi di Scienze Naturali all'università (studi poi, ahimé, interrotti) quando, per l'esame di Botanica I, ho avuto modo di fare la conoscenza dei meccanismi complessi della fotosintesi. Anche la più umile delle piantine, anche il filo d'erba che calpestiamo indifferenti passeggiando su un prato, possiede capacità assolutamente miracolose: può catturare i fotoni della luce emessa dal sole (come a dire: qualcosa di inconsistente e inafferrabile per noi umani) e trasformarli in sostanze energetiche, come gli zuccheri, che hanno concretezza fisica e che possiamo toccare, odorare, maneggiare, mangiare! Grazie a questa magia che farebbe impallidire Harry Potter, possiamo gustarci una ricca insalata, o farci una frittata con gli asparagi o i carciofi: altro che trasmutare il piombo in oro! E noi stessi non esisteremmo, e di certo non potremmo sopravvivere, senza la fotosintesi; in verità nessun essere vivente, nessun animale, dal più piccolo al più grande, esisterebbe senza questo processo incredibile, e la Terra sarebbe una sorta di grande sasso vuoto vagante nell'universo. Ci pensiamo mai? Perché volare su una scopa o evocare gli spiriti dovrebbe essere più sorprendente di prendere un grumo di fotoni (la luce!) e trasformarli in vita? Il Golem nasce continuamente su questo pianeta, giorno dopo giorno, e noi non ci facciamo nemmeno caso. Siamo o non siamo esseri distratti? Perciò, credetemi, la magia esiste, ed è potente, ed è ovunque. Certo controllarla e sfruttarla a proprio personale vantaggio è tutto un altro discorso. E' quello che in effetti per secoli hanno cercato di fare maghi e streghe, fattucchiere e megere, sacerdoti e scienziati, con risultati più o meno eclatanti. Ma se solo un secolo fa vi avessero detto che un giorno avreste avuto in tasca un oggetto in grado di mettervi istantaneamente in contatto con qualunque persona del mondo, e addirittura di vederla, di fare fotografie e filmati, scrivere e inviare, o ricevere, lettere e messaggi e addirittura trovare strade e sentieri, cosa avreste risposto al vostro interlocutore? Che era un pazzo visionario! E invece

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6 Se ci si affaccia nella selva folta di piante, annosa e d insolita altezza, che pel denso intreccio dei rami impedisca alla luce del cielo di penetrarvi, quel luogo cupo e segreto, e l ammirazione di quell ombre protese, vi fanno fede dell esistenza delle divinità Lucio Anneo Seneca (4 a.c 65 d.c.)

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9 Recuperare l equilibrio Da aperta che era un tempo, l umanità si è sempre più rinchiusa in sé stessa. Tale antropocentrismo non riesce più a vedere, al di fuori dell uomo, altro che oggetti. La natura nel suo complesso ne risulta sminuita. Un tempo, in lei tutto era un segno, la natura stessa aveva un significato che ognuno, nel suo intimo, percepiva. Avendolo perso, l uomo oggi la distrugge, e con ciò si condanna Claude Levì-Strauss portato a un disequilibrio ambientale, che è un riflesso della mancanza di equilibrio che troviamo nella nostra società e dentro noi stessi. Come esseri umani, infatti, e come ogni altro essere vivente su questo pianeta, siamo inseriti in una rete di energie che ci lega l un l altro in modi che a volte ci sfuggono. Davvero il battito di un ala di farfalla qui in Europa, può provocare una tempesta dall altra parte del mondo! Col passare del tempo, e il peggiorare della situazione ambientale del pianeta, soprattutto per quanto riguarda la produzione di anidride carbonica (con i conseguenti mutamenti climatici), la necessità di salvaguardare le aree boscate sopravvissute, e magari di estenderle, è divenuta impellente. Fino ad una settantina di anni fa, la successione vegetazionale era chiaramente delineata: dalle rive del mare si passava alle dune con la macchia e, subito dietro, iniziavano i primi arbusti di una certa dimensione (mirto, lentisco, fillirea, erica, ecc.), che fornivano la necessaria protezione dalla salsedine e dai venti al bosco di leccio, a cui si accompagnava a volte anche la sughera. Dove le condizioni microclimatiche erano più fresche ed umide, si entrava nel regno delle cerrete: qui, oltre al cerro, comparivano anche la farnia, il farnetto e il rovere. Risalendo le colline e le pendici delle montagne, si incontravano le roverelle, poi di nuovo i cerri ed il bosco misto con aceri, ornielli e frassini. Sopra gli 800 metri di quota, faceva la sua comparsa il faggio, che si accompagnava a volte al tasso e all'abete bianco, oggi praticamente scomparso da gran parte dei boschi appenninici, mentre si incontra abbastanza frequentemente sulle Alpi. Pini e Abeti, le cosiddette resinose, formano estesi boschi solo sulla catena alpina (con specie come il Pino nero, o il Larice) o lungo le coste, dove però sono stati piantati in buona parte dall uomo (con le pinete a Pino domestico e Pino marittimo o Pino d Aleppo). Belle pinete montane spontanee si incontrano anche in Calabria e in Abruzzo. La successione che ho appena delineato, ovviamente solo teorica e potenziale, non si incontra più nella sua completezza: i vari orizzonti vegetazionali sono stati alterati dall'intervento umano, mentre i boschi di pianura sono stati praticamente spazzati via dall'urbanizzazione, o sostituiti da piante estranee alla nostra flora, dagli eucalipti alle tsughe, sino alle resinose esotiche. Tutto ciò ha

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13 Quando tutto è silenzio le cose cominciano a parlare; pietre, animali e piante diventano fratelli e sorelle e comunicano ciò che è nascosto. [ ] Un arcobaleno invisibile circonda quello visibile Ernst Jünger.

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16 Ogni luogo, nell antichità, si trattasse di una fonte, di un fiume o appunto di un bosco, aveva una divinità (secondaria rispetto alle divinità dell Olimpo) che lo proteggeva e tutelava, come ad esempio le Ninfe. Queste divinità minori venivano suddivise in Oceanine o Nereidi (ninfe del mare), in Naiadi (fiumi e fonti), in Oreadi (ninfe delle montagne), in Napee (che popolavano le valli) e in Aldeidi (ninfe dei boschi) e Driadi o Amadriadi (ninfe degli alberi). Da notare che dunque le aree boscate avevano ben due categorie di ninfe incaricate di tutelarle. Le Amadriadi erano vincolate all albero in cui risiedevano: se questo veniva abbattuto, esse morivano con lui. Nacquero così le leggende di lamenti e pianti sommessi uditi dai boscaioli mentre abbattevano le piante. Per questo, il taglio di un bosco prevedeva una ritualità complessa, tesa a chiedere perdono per la violazione che si stava per compiere, necessaria ma dolorosa. I culti dei boschi sacri, comune a tutti i popoli dell antichità, fu in grande onore anche presso i Romani e se ne trovano importanti ricordi fino agli ultimi tempi del Paganesimo. [ ] I Luci erano in origine quella parte delle selve destinate al culto, e dove gli abitanti primitivi si radunavano per attendere ai riti religiosi. Essi devono quindi considerarsi come i primi templi: dal Lucus si passò alla Aedicula, o piccola cappella, costruita dinanzi a un albero sacro; dalla Aedicula al Sacellum, costituito, come dicono Pesto e Trabazio, da un piccolo tratto di terreno cinto da un muro, e con un ara nel mezzo; dal Sacellum, finalmente, alla Aedes Sacra, o tempio scrive Giorgio Stara-Dette in I Boschi Sacri dell Antica Roma. Il Cristianesimo riprese molti di questi elementi. Dopo una iniziale furia devastatrice, che portò all abbattimento di numerosi alberi solitari o boschetti ritenuti sacri al Paganesimo, cominciarono infatti ad apparire immagini sacre di santi, ma soprattutto mariane, su innumerevoli alberi, nei cui pressi sorsero appunto delle cappelle, trasformate poi in santuari nel corso dei secoli. Ciò spiega la presenza di santuari dai nomi chiarificatori come Madonna della Quercia, o Santuario del Cerro

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20 Nella sua bellissima favola Il segreto del Bosco Vecchio, Dino Buzzati fa riflettere il personaggio principale del suo racconto, smarritosi nel bosco, su quante cose ignoriamo del mondo che ci circonda (specialmente di notte!), principalmente perché non vi prestiamo la dovuta attenzione: Il colonnello restò seduto ad aspettare il nuovo giorno, e per la prima volta nella sua vita conobbe i rumori della foresta. Quella notte ce n erano quindici. Il Procolo li contò ad uno ad uno. 1) Di tanto in tanto, vaghi boati fondi, che parevano uscire da sottoterra, quasi si preparasse un terremoto; 2) stormir di foglie; tre) cigolio di rami piegati dal vento; quattro) fruscio di foglie secche sul suolo; 5) rumore di rami secchi, foglie e pigne che cadevano a terra; 6) una voce remotissima di acque correnti; 7) rumore di un uccello grande levantesi ogni tanto a volo con alto frastuono d ali (forse un gallo cedrone); 8) rumori di mammiferi (scoiattoli o faine o volpi o lepri) che attraversavano la foresta; 9) ticchettio di insetti che urtavano e camminavano sui tronchi; 10) a lunghi intervalli il ronzio di una grossa zanzara; 11) il fruscio presumibilmente di una biscia notturna; 12) il grido di una civetta; 13) il dolce canto dei grilli; 14) urla e lamenti lontani di un animale sconosciuto forse assalito da gufi o lupi; 15) squittii del tutto misteriosi. Ma due o tre volte, quella notte, ci fu anche il vero silenzio, il solenne silenzio degli antichi boschi, non comparabile con nessun altro al mondo e che pochissimi uomini hanno udito.

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