IL FUTURO DEL MONDO Passa attraverso la dignità femminile. di Tamara Di Davide

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2 IL FUTURO DEL MONDO Passa attraverso la dignità femminile di Tamara Di Davide Il libro è frutto di ricerca e riflessione, nel profondo storico, simbolico, economico della nostra società, e che agiscono nel campo dell impercettibile. Il suo fine ambito è quello di proporre un etica, un pensiero alternativo a quello (maschile) che ci ha guidato per milioni di anni, dal mondo animale fino alle nostre guerre nucleari. Ho preso come imput e guida, oltre all esperienza diretta personale, la Storia mai scritta, delle donne, in alcuni casi immaginata ma non senza un aggancio con il reale, secondo la massima: Nella Storia ciò che non si ricorda si ripete. Ho cercato di riallacciare il filo storico frammentato delle lotte delle donne contro la barbarie di ogni tempo e luogo, fino ai nostri giorni in cui il mondo sembra incunearsi in un vicolo senza ritorno, con sovrappopolazione, inquinamento, e consumo folle di risorse. Nella seconda parte del libro, mi rivolgo a quella larga frangia della nostra società protagonista della rivoluzione culturale dagli anni sessanta, (la cosiddetta sinistra) che proprio rivoluzione culturale non è stata, e a cui faccio presente tutti gli errori grossolani, le opportunità perse, il perché dei sogni infranti e del ritorno indietro; indicando uno spiraglio per uscire dal male del mondo e dal male di viverci, un etica universale per la salvezza del mondo. Tamara Di Davide

3 PRIMA PARTE

4 A proposito di guerre La foga e passionalità con cui si proclama la pace è ammirevole e preziosa, in questo periodo di individualismo, indifferenza e menefreghismo. Tuttavia io farei una riflessione più approfondita per capire cosa c è a monte della guerra di ogni tempo e luogo. Tutti siamo e siamo stati contro la guerra, per le devastazioni e gli orrori di cui è portatrice, eppur periodicamente scoppia per un motivo o per l altro, è - come la prostituzione - la nefandezza (mestiere) più vecchia(o) del mondo, e drammaticamente attuale. La Storia non ci parla d altro che di guerre ma non ci da il perché, dobbiamo scrutare con il lumicino fra le righe della storiografia per trovare qualche indizio, in particolare ho notato che dopo una guerra (o epidemia con milioni di morti) si ha un notevole sviluppo economico: i salari aumentano, il tenore di vita cresce. La guerra quindi non serve solo a stabilire chi comanda, chi è più forte, a ristabilire l ordine anche simbolico, e si sa che con l ordine si può lavorare in pace ; ma anche a sfoltire la popolazione di troppo, quando non c è pane per tutti, in una sorta di macabro polmone. Inutile dire che con l attuale crescita della popolazione mondiale, se non ci arrestiamo, andremo di fronte ad un baratro, spiegherò più avanti perché una pianificazione delle nascite non è avvenuta in passato e stenta ad avvenire nel presente. Non sono molto informata su come e quanto i paesi ricchi sfruttano i paesi poveri, certo è che l ingiustizia sociale è anche e soprattutto all interno dei paesi poveri, che in realtà sarebbero ricchi se sapessero sfruttare e distribuire equamente le loro risorse, e certo è che i paesi ricchi sfruttano innanzitutto le loro risorse, compresa la più importante: la manodopera femminile, che nei paesi poveri è poco impiegata per una cultura che tiene la donna reclusa nell ambito del privato, distrutta dalle numerose gravidanze. E da molto tempo che ascoltando le compagne di sinistra, mi salta agli occhi la contraddizione, di femministe(?) occidentali che si schierano contro l America (culla del femminismo) a favore dei paesi dell est e del sud del mondo compresi quelli che mantengono ancora le donne in condizioni di schiavitù, lapidazione mutilazione genitali ecc.; con il concreto pericolo che questa cultura islamica, e della violenza si espanda a macchia d olio nel mondo. Non si tratta di imporre la nostra visione occidentale ma di imporre una visione del femminile, visione che ancora non esiste. Dobbiamo avere il coraggio di dire a questa gente: Signori miei, prima liberate le vostre donne poi cominceremo a parlare, se non liberate le vostre donne siete indegni perfino di far parte del consorzio umano. Per finire concludo illustrando perché una pianificazione delle nascite è così difficile, perché si deve tenere la donna sotto giogo e il modo migliore per farlo e quello di farla rimanere incinta, l uomo esercita violenza sulla donna tramite il suo sesso,

5 questa violenza scatena tutte le altre violenze e miserie. E sull uomo che dobbiamo lavorare, l uomo dev essere il nostro obbiettivo di miglioramento, perché è lui la fonte di tutti i mali. Prendere anticoncezionali può essere una soluzione tampone, non è La soluzione, una donna non deve prendere anticoncezionali per soddisfare gli appetiti sessuali (facile a dirsi) dei maschi, non deve ridursi ad un vaso da notte. Il mondo occidentale non sovraccarica la donna di figli, ma la umilia come persona e la fa lavorare come una bestia, impiega a piacimento dei maschi le risorse ( capitale ) che essa produce. Neanche questa è la soluzione. Il futuro del mondo passa attraverso la libertà è stato detto- e la dignità aggiungo io- femminile. Ma quanti/e ne sono coscienti? Da tanto tempo tante grida contro la guerra, mai un riferimento al nesso fra sessualità maschile e la medesima: Qualcuno/a ha mai avuto questo lampo di genio? In effetti la guerra nessuno la vuole e puntualmente arriva, a cosa serve? La guerra si fa tra l altro per stabilire chi è il più forte, e una volta stabilito chi è il più forte, questo compra/stupra le donna dei vinti. Esiste una legge, un codice genetico e culturale, che non fa distinzione di razza, di religione, di classe sociale (in compenso fa distinzione di sesso) per cui chi vince acquista potere di ogni tipo, che si traduce immediatamente in potere economico con il quale si compra di tutto: altro potere culturale, politico, religioso, e in primis le donne. Basta pensare al re Salomone: un palazzo tutto d oro, la benevolenza del Signore, la sapienza, settecento mogli e trecento concubine, quasi tutte dei popoli vinti. Potrei portare uno sterminato numero di altri esempi: dall America alla Cina, dalla vicina Bosnia alla lontana India, in ogni tempo, dal Nord al Sud del mondo, con la differenza che i poveri contadini del Sud del mondo(vinto) possono disporre della loro sola moglie, distrutta dalla fatica e dalle gravidanze; il borghese del mondo occidentale (dei vincitori) può disporre di una squillo da un milione a sera; gli operai e i contadini del mondo occidentale possono disporre di una negra a buon mercato (donne dei vinti), un principe arabo del paese dei vinti può disporre di un harem, in cui sono predilette le bionde, donne dei vincitori. Questo vuol dire che sono già sul piede di guerra e se questa guerra la vincessero: le nostre chiacchiere di femministe donne dei vincitori varrebbero meno di un soldo bucato. Ciò nondimeno noi donne dei vincitori abbiamo un ruolo importante e per questo cercano di tenerci buone con dei privilegi: possiamo far salotto, far carriera, non siamo costrette a prostituirci o a sposarci, ma al prezzo pagato dalle donne dei vinti. Le donne patrizie romane, per le loro scelte o non scelte, hanno fatto crollare l Impero romano ma non il patriarcato! Vogliamo imparare qualcosa da loro? Oltre che gridare contro la guerra potremo fare un altra cosa: guardare dritto negli occhi i nostri mariti, padri, figli, fratelli e costringerli a guardarci negli occhi (nessuno ci autorizza a pensare che sono i mariti, figli, padri, fratelli delle altre ad alimentare l infame commercio del corpo e dell immagine femminile) e cercare di operare una svolta di pensiero, ostacolare l infame circuito. Anche se richiede

6 coraggio, anche se questo si porterà via qualche famiglia, sperando che insieme a qualche famiglia, si porti via una buona parte di ipocrisia sulla famiglia.

7 Bambini che muoiono di fame Ogni anno 5 milioni di bambini muoiono di fame: dati Eurispes (Prima del maremoto del SUD EST asiatico). Una tragedia immane in cui sembra che la natura non c entri, ma di fronte alla quale non di meno il resto dell umanità sembra impotente. Si da la colpa, forse un po troppo frettolosamente, ai paesi ricchi, alla ineguale distribuzione delle risorse della terra. Questo potrebbe essere vero, ma troppo spesso si dimentica che le risorse della terra non sono inesauribili, e non c è posto per un aumento indiscriminato della popolazione mondiale. Si propone e ripropone lo spinoso scoglio della limitazione delle nascite, che sono in molti a voler ipocritamente aggirare. Spinoso perché investe il campo della sessualità. I bambini sono il futuro del mondo, la loro sofferenza di oggi sarà la sofferenza di domani, essi porteranno nel mondo ciò che dal mondo avranno ricevuto; la loro morte è la nostra morte: del cuore, dell intelletto confuso dall ingiusta brusca interruzione del corso della vita. La morte di un figlio è una lacerazione profonda nel cuore dei genitori, soprattutto della madre che più ha patito per portarlo avanti fino a quel momento, quando si è instaurato un rapporto affettivo ed esso è ormai parte di noi. Ma cosa passa nella mente e nel cuore di quei genitori che sono già in difficoltà con dei figli e si apprestano a metterne al mondo altri? (intendo prima del concepimento) ecco questo è il punto in cui bisognerebbe fermare il film della vita, al contrario è il punto in cui la cinepresa scorre più in fretta (per pudore? per vigliaccheria? per omertà?) per non far capire quello che succede. Succede che la donna martoriata nel corpo e nell anima è costretta, se è moglie, a subire le voglie del maschio/bestia in un istinto apparentemente inalienabile e incontrollabile. Si vuole far credere che piace anche a lei o soprattutto a lei. Questa menzogna/omertà è la rovina del mondo! E come se alla regia ci fosse la suddetta bestia che per mascherare i suoi istinti maschera la donna come emancipata e libera sessualmente. Certo non vuol dire che al mondo non ci sono donne a cui piace fare sesso, ma per non confondere le carte occorre dire che questo avviene, se avviene, in una ristretta elité culturale di indipendenza psicologica ed economica, lontana anni luce dalla massa delle donne, e non è la stessa cosa dell uomo. Per sapere la verità: amici miei, udite! Udite! Dovremo dar ascolto niente meno che ai Testimoni di Geova. A proposito della pandemia dell AIDS su SVEGLIATEVI del 22 novembre 2004 si legge: Esistono dei fattori culturali che rendono la situazione particolarmente pericolosa per le donne. In molti paesi le donne non possono parlare di argomenti che hanno relazione con il sesso, e se

8 rifiutano di avere rapporti sessuali rischiano di essere maltrattate (il corsivo è mio). Spesso gli uomini hanno molte partner sessuali e senza saperlo trasmettono loro l HIV. Certi uomini africani hanno rapporti con donne più giovani per non contrarre l HIV o nella falsa convinzione che facendo sesso con ragazze vergini si possa guarire dell AIDS. Non è strano che l OMS abbia dichiarato: Se vogliamo proteggere le donne dobbiamo lavorare sugli uomini (oltre che sulle donne). E molto poco, ma io non l ho letto da nessun altra parte, l unico seppur timido approccio alla triste realtà. Con questo non voglio assolutamente spezzare una lancia a favore dei testimoni di Geova. Non che abbia dei pregiudizi nei loro confronti: l unico loro difetto è che l ossessiva fede in Dio presuppone una non speranza e fede nell uomo. Il contenuto dell articolo è dovuto al fatto che non hanno una presunta emancipazione femminile da accampare, per loro la donna deve essere sottomessa all uomo, punto e basta. Solo che a Geova dispiace che il marito maltratti la moglie, ma non è ancora emancipazione: il fondamento della clausola è che la donna è la costola, è un appendice, è la carne stessa dell uomo, la sua proprietà privata, per cui maltrattando la moglie si maltratta ovviamente se stessi. Infatti non viene neppure sfiorata l idea il grosso e sommerso del problema che la moglie possa essere indotta a cedere a rapporti sessuali proprio in virtù della sottomissione e condizionamento psicologico derivante dalla suddetta teoria, che è, lo ripeto, il grosso del problema. Ma sul fronte laico come stiamo? Male! Anzi malissimo! A giudicare dalle dichiarazioni di Giornano Bruno Gherri, famoso ateo agnostico razionalista, su rai 2 del 31 dicembre, direttore di Libero. Fra gli auguri di circostanza c è anche quello:??? Che i mussulmani si godano le donne nude. Decisivo passo indietro nel cammino dell umanità, della dignità e personalità femminile, dell affrancamento dell uomo dai propri viziosi istinti. E che questo avvenga nell ambito della conquista sociale della laicità è desolante! Si riafferma afferma ancora il ruolo delle religioni che è quello di arginare gli istinti bestiali dell uomo all interno del santo matrimonio, senza mai debellarli, perché questo sarebbe il termine della loro funzione e del loro potere sull uomo. Gherri prosegue, riferendosi, anche, al fenomeno del SUD EST asiatico: Siamo noi ad essere soggetti alla natura e non la natura a noi!. Oh questa è buona! Abbiamo tanto lottato per non essere soggetti, se non a Dio, (che è in noi) ai suoi ministri (che sono fuori di noi) per essere poi soggetti alla natura che sappiamo più spietata e crudele di qualsiasi ministro? La natura è creatura di Dio Ciò vuol dire che essa è soggetta a Dio, il quale può essere buono e misericordioso, oppure giustiziere e vendicativo ( che si vendica dei padri, fino a sette generazioni, sui figli ) ma pur sempre soggetta a qualcuno o qualcosa dentro di noi. Ma se la scolleghiamo da Dio o da qualcosa dentro di noi, rimane la natura nuda e cruda, comprensiva della bestia che è in ogni uomo inteso come maschio. La liberazione da Dio è dunque la liberazione della bestia che è in noi? Siamo ancora fermi da millenni in questo bivio? Se così fosse questo è il sempiterno trionfo delle

9 religioni. Poiché una cosa è certa: non potrà mai esistere una libertà sessuale delle donne così come la intendono gli uomini, e che vada a soddisfare quella sessualità violenta tipicamente maschile (uomini come Giornano Bruno Gherri possono solo far paura alla massa delle donne) questo si può chiamare solo costrizione e prostituzione, questo tipo di sessualità è solo malattia da curare, è la bestia che fa soffrire l uomo, fa soffrire la donna e tutta l umanità, per la quale nei casi estremi giova, non un corpo di donna, ma un VIAGRA AL CONTRARIO, solo però nei casi estremi, perché una pillola non fa cultura, ed è solo una cultura che può smussare gli speroni più devastanti della natura. Una cultura che è tuttora al di là da venire, che dobbiamo ancora pensarla e sognarla, altrimenti non verrà. Come tutte le conquiste umane e sociali di cui ora godiamo, un tempo sono state utopie. E utopia oggi come ieri, il controllo della natura nella fattispecie della sessualità maschile? L unica utopia che è tale e quale? Da alcuni paragonata ad un fiume in piena, da che se si cerca di arrestane il corso travolge tutto e tutti. Veramente da alcuni solo di straforo, dalla fitta rete di omertà, poiché sarebbe molto interessante se si potesse dire che il signore dell universo è la causa e la colpa(e chi altri?) della grande tragedia dell umanità, o ciò che è alla radice di essa. L evoluzione culturale fino a questo momento è arrivata al punto x di non parlare di queste radici, relegarle nel sommerso, peraltro senza impedire che queste lavorino. Nell antica Roma e dintorni non c era questo pudore, ed era dato per scontato che gli uomini soprattutto se giovani dovevano dare sfogo agli istinti sessuali, pena il pericolo per la stabilità sociale. E ovvio che la stabilità sociale sono le mogli e le figlie dei ricchi, e che questo sfogo doveva avvenire sugli schiavi/e, e prostitute figli/e di nessuno (cosa è cambiato nei giorni nostri?). A quando una successiva evoluzione culturale che metta a nudo il re, le sue debolezze i suoi bisogni?. A quando un interrogativo: se l uomo non è in grado di controllare i suoi impulsi sessuali: Questo è l uomo? Questo è l uomo? Lo diciamo anche e soprattutto alla chiesa cattolica che ha ritenuto opportuno convogliare questi istinti (per chi non può farne a meno ) all interno del matrimonio, e come controllo, creature inermi che i genitori non sono in gradi di portare avanti, e lo fanno con grossi stenti, che patiscono le stesse creature. La donna che concepisce la chiesa, è quella che richiederebbe prestazioni sessuali al marito? è la donna che prova piacere sessuale: con il rischio di rimanere incinta, di morire di parto, di lasciare orfani gli altri figli, di vederli morire di fame, di guerra e di malattie? Questa non è la donna!

10 BILANCIO DI GENERE Dovendomi cimentare nella difficile stesura di un bilancio di genere devo per prima cosa essere libera da tutti i misticismi e luoghi comuni, compreso quello sulla natura. La natura, con la gravidanza e l allattamento ha fortemente penalizzato la femmina di ogni specie. D accordo: allattare e allevare un piccolo può anche essere piacevole oltre che importante per la sopravvivenza della specie, ma comunque ci taglia fuori da orizzonti mentali e dal governo del mondo, governo che comunque decide della nostra pelle, del destino del nostro mondo. Tutte le civiltà e i miti hanno da sempre esaltato la donna come madre. Lo ha fatto per tenerla legata al suo ruolo come ad una catena? La risposta potrebbe essere affermativa se si pensa alle guerre, fame e altissima mortalità infantile e non, che hanno decimato le popolazioni, anche se questo culto della madre dobbiamo considerarlo una continuità rispetto ad un passato primordiale in cui la madre, identificata con la madre terra, non solo dava la vita ma anche una probabile sussistenza, come succede ancor oggi per quasi tutte le specie viventi, i cui piccoli si raccolgono attorno alla madre non certo al padre, nell ambito di un culto della madre terra che da vita e nutrimento; emblema ne è il serpente, simbolo del caos, e delle tenebre. L avvento del patriarcato ha ritenuto di occupare altri spazi, senza intaccare sostanzialmente la situazione preesistente, che anzi gli poteva fare da supporto. Il padre è identificato con il sole, il cielo, la luce, l ordine e la razionalità (ma ciò non ha impedito a Urano di divorare i figli e la madre di Giove lo ha salvato per il rotto della cuffia dalla stessa sorte) emblema ne l aquila: pur sempre un rapace. Ma il fondamento del patriarcato: è la patria un territorio molto più vasto di quello necessario per la sussistenza di un gruppo o tribù, conquistato con la forza; e il patrimonio accumulo di ricchezza che serve ad accumulare altra ricchezza e consolidare, dare un senso al potere del padre. Nell antichità il termine patrizi lascia supporre che solo i ricchi abbiano un padre, per esclusione quindi i poveri solo una madre, al limite il padre dei poveri poteva essere un ubriacone, instabile o addirittura inaffidabile. Di conseguenza le figlie dei ricchi (o di papà) erano rigorosamente controllate perché responsabili di figli legittimi per la trasmissione dei beni; e le figlie dei poveri (o di madre) finiscono per essere la valvola di sfogo dei figli legittimi dei ricchi, ma dicono che questo è il meno peggio (che tocca alle più belle) che essere la valvola di sfogo dei poveri, che tocca alle bruttine.. E stato il femminismo, fenomeno relativamente recente, a mettere in crisi il patriarcato e a dare relativa libertà alla donna? Secondo alcuni autorevoli pareri è stata la lavatrice a liberare la donna, nonché gli asili nido e la macchina per raggiungerli, e non il femminismo, considerato addirittura un sottoprodotto della tecnologia e del benessere ( morto e sepolto ) proprio da quelle donne erudite che da esso, in teoria, avrebbero tratto la propria indipendenza e carriera.

11 Ma vediamo più dettagliatamente quale ne sono stati i pregi e quali i difetti. Verso la metà dell Ottocento, nell Europa settentrionale esce l opera di Bachofen: Il matriarcato. E il frutto di una straordinaria ricerca storica secondo la quale sarebbe esistito un potere della madre prima del potere del padre, ma lo stesso Bachofen considera il matriarcato uno stadio primitivo dell umanità, superato da quello più evoluto del patriarcato. Dell inizio del Novecento le opere del parlamentare inglese Russell, fra l altro, sulla condizione e liberazione femminile, ma hanno il limite di essere ispirate dalla bellissima e amatissima moglie. Il femminismo ottocentesco e dei primi anni del Novecento, si è appoggiato e a trovato spunto da queste opere e dai loro limiti, immerso in un ordine simbolico tutto al maschile, apparentemente immutabile: era, è necessaria una base ideologica di supporto, anche se questa è solo una canna incrinata (che spezzandosi ferisce la mano). Questo la dice lunga sull ardimento e la forza di disperazione delle proto-femministe, queste martiri del femminismo, che in altro contesto sarebbero chiamate sante Russell, sarà pur stato un grand uomo, di grande ispirazione e sensibilità, ma il suo operato (soprattutto gli effetti amplificatori del suo operato) non schioda dalla millenaria realtà per cui una o più donne quando si sollevano dal loro giogo, lo fanno in virtù della gratificazione sessuale che arrecano agli uomini, e questo le reinserisce nel circuito della loro condizione. Nell Ottocento sembrava che tutto fosse finito per sempre, i ruoli ribaltati, l oppressione debellata, non fu così perché non è stata individuata la chiave della chiusura del cerchio, ne poteva esserlo dati i presupposti ideologici che hanno ispirato il femminismo, oppure qualcuna l ha individuata ma è stata messa a tacere, o non è stata ascoltata. Nel Novecento le guerre e le dittature riconfermano i ruoli, e le donne continuano a morire di parto e gli uomini di guerra. Nel frattempo la chiesa cattolica, per contrastare il femminismo laico, incoraggia e stimola un associazionismo femminile religioso. Ci riesce benissimo perché esiste da sempre un filing donne e religione (le cui cause ed effetti illustrerò in altra sede). Ma se da un lato la religione le da una dimensione spirituale che altrimenti non avrebbe, dall altro il potere clericale le usa. Nel secondo dopoguerra il voto alle donne è stata una strategia elettorale. Si sapeva che le donne avrebbero votato Democrazia Cristiana su consiglio della parrocchia. Negli anni sessanta questo filling si rompe, e si ricostituisce con il movimento studentesco e operaio, che si ispirano alle teorie di Max e Lenin. E un ideologia che infiamma le donne, perché l uguaglianza fra tutti i cittadini presuppone, o così si credeva, l uguaglianza fra uomini e donne. Ma si trattava perlopiù di rivendicazioni economiche, ed è stata una trappola, perché la liberazione della donna passa anche e soprattutto attraverso una consapevolezza di genere, che non c è mai stata. Non è stato individuato il fulcro della oppressione femminile, talmente tabù che anche le femministe ne prendono le distanze.

12 Ricordo una pagina della rivista femminista effe degli anni settanta. Ritraeva una donna in avanzato stato di gravidanza, completamente nuda e inchiodata ad una croce di legno. Il messaggio implicito era che la donna è crocifissa dalla gravidanza, ma l immagine non esprimeva sofferenza neanche fisica, tantomeno spirituale e/o psicologica, esprimeva la carnalità secondo il modello della donna corpo senz anima, nel complesso un immagine oscena, oltre che blasfema, di quelle immagini che fanno piacere al peggio del peggio degli uomini, per i quali la donna incinta e in croce è un trascurabile accidenti di dettaglio. L immagine fu censurata come blasfema, perché la croce è e deve essere portatrice di un corpo maschile senza attributi sessuali e che quindi mette in risalto la sofferenza e la spiritualità che dev essere solo maschile, la sola che crea simbolico di fronte a cui piegare il ginocchio. Tutti ricordano lo slogan: L utero è mio e me lo gestisco io. All epoca il significato dello slogan era di contrastare il tradizionale matrimonio combinato e portare a termine tutte le gravidanze che il Signore vorrà mandarci. Ma sarebbe bastata poca lungimiranza per capire che ci si sarebbe ritorto contro e diventato una pezza di appoggio per il diffondersi della prostituzione e pornografia, ed è andata che l utero lo gestiscono sempre gli uomini, magari cambiati di segno, e i loro soldi, in altre parole il dio quattrino. Lo slogan giusto sarebbe stato: l utero è fisicamente mio ma culturalmente di tutte le donne del mondo, come ogni donna rappresenta simbolicamente tutte le donne, e la prostituzione fa scempio di questa simbologia. Le donne al mondo possiedono meno dell 1% dei beni. Ovunque lavorano il 70% delle ore lavorate globalmente ma ricevono solamente il 10%del reddito globale. Rappresentano il 40% della manodopera agricola ma possiedono soltanto l 1% della terra. Quasi dieci milioni di ragazze dai 4 ai 14 anni sono occupate in un lavoro, a parte quello domestico. I salari delle donne non superano il 75% delle paghe dei maschi. Quattro milioni di donne e bambine sono vendute ogni anno per fini di prostituzione, schiavitù domestica e nozze forzate. La repubblica 8 luglio 2003 (dati OLM) Inutile dire che a questi dati già sconcertanti bisogna aggiungere il lavoro domestico e il lavoro nero. Non è chiaro dai dati OML se è compreso pure il lavoro a tempo pieno delle donne nella miriade di piccole aziende a conduzione famigliare, agricole o non; poiché per manodopera intende il lavoro per conto terzi, a giornata di un determinato numero di ore. In ogni caso i numeri parlano chiaro: le donne anche quando percepiscono un reddito comunque inferiore a quello degli uomini, questo non si traduce in ricchezza. Perché? Presumibilmente non lo spende per sé, ognuna di noi che ha figli lo sa, è più facile adoperare il proprio denaro che farselo dare dai loro padri, considerando che normalmente i figli restano attaccati alle gonne delle madri.

13 Una domanda è d obbligo: perché le donne subiscono tutto questo? Per sopperire alla brutalità e indifferenza dei padri, ma non solo, esiste una debolezza simbolica della donna alla base di tutto questo, oltre che fisica, ed è sui simboli che dovremo lavorare, sui simboli in negativo (non serve aiutare la povera ragazza e/o madre in difficoltà, dal punto di vista umano è doveroso, ma non risolve nulla) quali sono? Sono la donna oggetto, la donne merce, che si vende, che fa commercio del suo corpo nelle sue varie forme e modalità. Un simbolico in negativo (che ci è dato dalla prostituzione nelle sue varie forme) e non è controbilanciato da un altro simbolico in positivo: quello dell essere madre, anzi questo è un trabocchetto, poiché per poter essere madre la donna deve far riferimento ad un padre, per i suoi (le ragazze madri sono considerate elementi di destabilizzazione sociale, ma non le prostitute, non è difficile spiegare perché) figli legittimi, e ogni donna che si sposa deve farsi due conti, perché se non se li fa va incontro ad una vita veramente disgraziata Un uomo che paga una donna non è considerato un simbolo in negativo per l uomo, perché è lui nella stanza dei bottoni dei simboli, che crea i simboli, di conseguenza è considerato normale e naturale che si occupi di donne così come le donne che si occupano dei figli. Se ne avremo la forza: caricare di simbolico in negativo l uomo che paga una donna e che esige il cosiddetto debito coniugale, e di simbolico in positivo l uomo che si occupa affettuosamente dei propri figli, potrebbe essere la soluzione dei drammi che affliggono l umanità; il vero riscatto dell uomo dall animale, animale maschio perennemente in lotta con altro animale maschio per il possesso delle femmine, femmine che rimangono incinte per/con un atto di violenza, perpetuando la violenza e la sofferenza come una maledizione che incombe sull umanità Se ne avremo la forza è doveroso opporsi alla cultura dello stupro dove la forza, il potere, l importanza di un uomo è il parallelo della sua capacità di possedere e stuprare le donne; dove il VIAGRA sta lì a testimoniare chiaramente che il problema non è tanto la natura maschile, ma la cultura maschile. Il simbolico si riflette pesantemente sull economico. Il bilancio di genere è pesantemente in rosso per il genere maschile, che ci deve il 49% dei beni della terra che possiedono abusivamente; ci deve restituire il nostro simbolico, sottratto in virtù delle loro mani libere da bambini che piangono. Ma soprattutto il genere maschile deve essere padre, non nel senso spirituale o patrimoniale ma nel senso di alleggerire la madre del peso della maternità, ed occuparsi dei figli, perché se la natura ha penalizzato il genere femminile in questo senso, è anche vero che il genere maschile ne fa parte integrante, condivide il destino nefasto dell imbarbarimento dell umanità. Tamara Di Davide

14 Cani e cristiani Da sempre abito in campagna, vi sono nata, non mi era mai capitata una cosa del genere: una invasione di cani. La casa con terreno agricolo intorno, che coltivo con le mie mani, non è recintato, non ne abbiamo mai sentito la necessità, di una recinzione, ne io ne mio padre prima di me, i prodotti agricoli non sono di grande valore, ne in casa ci sono oggetti di valore che giustificano il costo di una recinzione, inoltre non c è stato un atteggiamento di chiusura verso i mali del mondo che non si possono chiudere fuori un recinto perché sono anche dentro di noi, unitamente alla consapevolezza che non possiamo farcene carico neanche per un po per non restarne schiacciati. Ne per gli stessi motivi, non abbiamo sentito la necessità di tenere uno o più cani, e poi io, confesso, non amo i cani, o meno di altri animali, perché quando ero piccola, trovandomi sola in un altro appezzamento di terreno più distante da casa, fui attaccata dal grosso cane del vicino di quel terreno, con conseguente e recidiva ripulsa per questi animali, che tutt altro sono che amici dell uomo, sono amici di chi gli da un tosso di pane o un osso spolpato e abbaiano a chiunque si avvicini alla del loro padrone proprietà non conoscendone i confini- sia esso una innocua bambina o un delinquente fra i peggiori. Ci sono stati ovviamente episodi di rapporti con cani, mio figlio che porta in casa un trovatello, fortunatamente maschio e di media taglia, che non ha dato fastidio, molto carino e discreto, quando il ragazzo si è allontanato per la scuola, se ne è andato a vivere o morire da un altra parte; sempre a mio figlio una volta furono regalate tre cucciole da certi signori, coniugi senza figli patiti di cani, dicendo di averle trovate nel secchione delle immondizie e che loro di cani già ne avevano. Mia madre le mando a dire tassativamente di venirsele a riprendere, presi atto che in effetti tre erano troppe, e vennero a riprendersele con tanto di musi lunghi. Ora, alla luce dei fatti, mi appare chiaro che chi aveva gettato le cucciole nel secchione, aveva fatto una selezione da una cucciolata che normalmente è di cinque cuccioli, sacrificando le femmine e salvando i maschi. Ma ciò che mi disturbò moltissimo nel momento della mia presa di coscienza femminista, una ventina di anni fa, è stata l affermazione di una mia zia, che avevo estrapolato dal contesto, con la quale essa dichiarava di non voler assolutamente un cane femmina per casa, in campagna anche lei. L avevo presa come un ignobile preconcetto contro il genere femminile non riuscendo a farmi una ragione di come una donna possa essere tanto fredda e ostile nei confronti di un seppur animale, del proprio genere. Ma veniamo alla morale della favola, in questo terreno confinante con il mio, quello dove ho la casa, c è stata da sempre una baracchetta abbandonata, di quelle che usavano una volta i vignaioli per ripararsi dalla eventuale pioggia e dal caldo eccessivo, e rimasta là dopo che la vigna non c era più. Un paio di anni fa vi si sono insediati clandestinamente degli extracomunitari. Il proprietario del terreno era stato avvertito da altri vicini, io neanche me n ero accorta. Ma forse per un po di compassione o/e un po di convenienza, in cambio di qualche lavoretto, non lo so, il padrone li ha lasciati lì. Essi non sono sempre le stesse

15 persone, se trovano una sistemazione migliore se ne vanno e vengono altri. Ad un certo punto da questo terreno spuntano due cani, non so se portati da qualcuno degli occupanti, non ho rapporti con loro, o se si sono semplicemente accampati. Qui cominciano i guai, i due cani sono due femmine: si radunano altri cani mai visti prima oppure visti addirittura in altri paesi, formano un branco, e specialmente di notte è tutto un abbaiare di cani, fra di loro e fra loro e quelli dell intero vicinato all interno dei recinti. Naturalmente la notte non si dorme, e naturalmente non conoscendo i cani, i confini delle particelle catastali, vengono a devastarmi le colture. Il proprietario del terreno è indifferente, lui non c è mai, ha solo piante di alto fusto per le quali non ci sono problemi (gli extracomunitari non capiscono o fanno finta di non capire, e poi credo che a questo punto la situazione sia sfuggita di mano anche a loro) delle piantine piccole ne fanno un tappeto di mucillagine. Ma non è tutto: le femmine iniziano a rimanere incinte e a partorire. Il mio inquilino del piano di sopra mi dice che la prima cucciolata è stata soppressa (so che questo normalmente succede quando una femmina elude la sorveglianza e rimane incinta) per le seguenti, evidentemente chi è subentrato non ha avuto il coraggio, e ben presto una decina di cuccioli iniziano a scorrazzare anche di giorno, e presto crescono; le femmine sono di nuovo incinte, e a questo punto ci rivolgiamo alle Autorità, le quali ci dicono che non possono far nulla perché i canili sono pieni; si potrebbe parlare con il proprietario per vedere se vuole, se deve recintare il terreno; non capendo bene se vuole, se deve, se può rinchiudere dentro madri incinte con tutti i cuccioli maschi e femmine, oppure buttarli tutti fuori. Il terreno confina da un lato con la strada comunale, i passanti e i loro bambini sono incuriositi e inteneriti da tutti questi cuccioli e, ignari del problema, portano da mangiare, ci giocano per qualche minuto, ma si guardano bene dal portarsene via qualcuno. Se non si interviene il problema non può che aggravarsi, perché presto saranno una trentina, già saccheggiano i secchioni della immondizia, litigano fra di loro per il cibo e le femmine, si feriscono e c è rischio di infezioni e di maggiore aggressività, fra di loro, e fra di loro e altre specie compresa quella umana. Io, fin dall inizio, sentivo alla schiena che al caso sarebbe sta applicata la nostra cultura e che il caso avrebbe rafforzato la nostra cultura, secondo la quale sono le femmine la causa di tutti i mali, nella fattispecie le femmine in calore, e avevo deciso di darvi battaglia. Non mi sento affatto superiore ad una cagna perché appartengo alla specie umana, penso che tutte le femmine di tutte le specie abbiano qualcosa di molto importante in comune: subire le voglie e la preponderanza dei maschi che poi, chi più chi meno, a seconda della specie si disinteressano della prole quando non la disprezzano- che rimane sulle spalle delle femmine come un macigno. Il mio inquilino mi espone la soluzione teorica del problema: allontanare le due femmine, e tutti i maschi si sarebbero dispersi, soluzione solo teorica perché in pratica non dice da chi, come, dove portar via le femmine. La tesi mi disarma perché

16 devo riconoscere che lui non dimostra di avere pregiudizi contro le femmine, ma semplicemente cerca una soluzione al problema, indipendentemente che le femmine siano in calore o no. Quello dell estro femminile è un po come il peccato di Eva nella nostra cultura. Si vorrebbe dire: Ben ti sta! l amaro, visto che hai assaporato il dolce. Ma l estro lungi dall essere il dolce è un escamotage della natura, forse l unico buono, per far nascere i piccoli nella stagione giusta, quando cibo e calore sono ottimali, ma quando c è possibilità di un riparo e il cibo non dipende dalle stagioni, anche l estro non ha più ragione di esistere, il ciclo della natura viene stravolto. Infatti vedo le femmine fuggire inseguite dai maschi se fossero in estro perché fuggirebbero?- le vedo: scheletrite vagare come fantasmi dallo sguardo implorante nel periodo dell allattamento, e i piccoli nell atto dell accoppiamento ben prima dell età riproduttiva, i grandi nell atto dell accoppiamento con i piccoli. Che sia istinto innato o apprendimento non saprei. Con ciò non voglio dire che alcune femmine in alcuni casi non siano disponibili, certamente ignare delle conseguenze, (sarebbe interessante sapere fino a che punto gioca a questa disponibilità la paura per la propria vita e/o quella dei cuccioli visto che il maschio è sempre più grosso e aggressivo), ma che colpisce l analogia con le giovinette sprovvedute e sbandate che ci cascano ; similmente all analogia delle giovinette di buona famiglia, sorvegliate speciali, e le cagnoline dei salotti delle signore bene, pure sorvegliate speciali. Sorprendente è la constatazione che il mondo non solo non è diviso tra ricchi e poveri ma tra maschi e femmine, ma neanche tra uomini e animali, bensì tra maschi e femmine di tutte le specie. La differenza fra uomini e animali è che gli uomini hanno diviso le donne in due categorie: quelle per la produzione e la riproduzione, e quelle per il piacere sessuale? E lavorano per pagarsi le seconde? Le quali sanno come evitare le gravidanze? Che ordine! Che tristezza! Certo che le prostitute sono più evolute dei maschi umani: le prime sanno come evitare le gravidanze, i secondi non sanno come controllare i loro istinti bestiali. In natura non c è innocenza, ci sarà nelle case, nelle gabbie, nei conventi, non in natura: Si potrebbe dire, con un po di pelo nello stomaco che essa è innocente perché non ha cognizione, che la colpa presuppone la cognizione, ma allora qual è il suo rapporto con le religioni? Per gli uomini le donne belle sono sempre in calore, negli annunci pornografici vengono usati termini come: Le cucciolotte, Le cagnoline, per donne che non sono in calore questo solo nella fantasia dei maschi- ma solo avide di denaro. A dimostrazione che le spinte ai primordi sono sempre in agguato. Si sarà capito a questo punto che non sto scrivendo per le mie notti insonne e le mia piante maciullate (dovrò decidermi ad assumermi l onere di un una recinzione, che non mi metterà la coscienza a posto) è che pensavo e non sono la sola- di essere all avanguardia e mi accorgo di essere ai primordi, ma di quelli profondi, di decine, centinaia di milioni di anni fa, quando le femmine erano libere, da preconcetti, da mura, da veli, proprio come quelle cagne, e dovremo ricominciare da lì, e da lì ci si

17 aprirà forse uno spiraglio, ciò che ci possono insegnare quelle cagne non è in grado di insegnarcelo i più grandi docenti universitari, perché essi sono uomini e non hanno interesse a svelarci la verità. Anzi, possiamo fare un bel mucchio di tutte le teorie femministe sul maxsismo, leninismo, capitalismo, comunismo, patriarcato e matriarcato, inibizioni e repressioni sessuali. Possiamo capire perché i cinesi sopprimono le bambine, perché i mussulmani le tengono chiuse in casa, perché i cristiani e gli ebrei le inibiscono e le terrorizzano, le religioni precedenti di cui sono rimaste le usanze- le infibulano, ecc.. Possiamo capire che non c è libertà e dignità per le femmine se non c è autocontrollo sessuale dei maschi. Tanto difficile da capire perché tanto condizionate da una cultura maschile che non vuole saperne di autocontrollo da parte del maschio. Alle bestie gli manca la parola. Così dicevano alcuni vecchi di una volta. La parola è in effetti una delle cose che ci distingue dagli animali, questo sofisticatissimo mezzo di comunicazione è per gli umani però un arma a doppio taglio, serve a trasmettere: idee, sentimenti, concetti altrimenti inesprimibili, ma serve anche a distorcere ed occultare la realtà. Gli animali, almeno quelli allo stato brado, non avendo la parola, sono la realtà nuda e cruda, e loro dovremo osservare per conoscerci, per conoscere meglio le nostre RADICI. Questo non significa che dobbiamo tornare indietro, ma conoscendo meglio la realtà sappiamo dove appoggiare i piedi per andare avanti. Due parole sul contrasto stridente fra i cani di città e quelli di campagna. Alle cure e agli affetti che ai primi viene dedicato o a quelli di questi più fortunati, anche in città ci sono cani che vagano senza meta, e le cucciole sono nel secchione, oppure ben chiuse nelle case per uscire solo al guinzaglio, un po come le donne mussulmane; quei più fortunati che devono la loro fortuna alle carenze affettive, paure, angosce dei/le padroni/e. Chiamare: Amore! i cagnolini comporta una disaffezione dai propri simili, in particolare dall altro sesso? Certo è che per una donna l amore per un cane è meno rischioso che l amore per un uomo, oppure, se alcune donne sogliono farsi due conti con gli uomini: allora l amore per un cane sopperisce all amore per gli uomini, Ma questo, manco a dirlo: è molto triste! I cani sono meglio dei cristiani!, è l esclamazione che si sente spesso (se avessero visto quello che io ho visto non si sentirebbe mai). In effetti un cane non potrà mai far soffrire un cristiano come può farlo un suo simile, perché è una specie superiore, le specie inferiori sono capaci di farle soffrire e come quelle a loro volta inferiori a loro. Ho assistito ad una scena a cui normalmente i benpensanti non assistono; ero un giorno di ritorno a casa e sento un furioso abbaiare dal lato coperto della strada, immaginando che fossero all interno del terreno, mi precipito, mi incuriosisce e preoccupa l abbaiare furioso su un punto fisso(normalmente lo fanno in una zona più vasta) avvicinandomi mi si presenta una scena agghiacciante: quattro cani, poco più che cucciolotti abbaiano a distanza ravvicinata sul gattino della gatta di casa mia ormai morto, che era un amore, e ogni tanto a turno gli davano un morso; ero ancora tramortita dalla scena quando arriva la madre dei cuccioli e subito, come se ci

18 fosse fra loro una sorta di linguaggio, smettono si abbaiare, si prendono il gattino fra i denti e vanno via; il fratello gemello del gattino ucciso, scomparso qualche giorno prima, molto probabilmente ha fatto la stessa fine; i gatti più grandi quando sono attaccati dai cani, si salvano arrampicandosi sugli alberi. Al mio inquilino hanno fatto strage di tutti i polli penetrando nel pollaio attraverso una buca scavata nel terreno sotto la rete metallica. Tuttavia è doveroso cercare le cause della disaffezione fra cristiani piuttosto che ricorrere ad un cane, perché altrimenti, come dicono i mussulmani: Siamo una società in decomposizione! Da quando ho conosciuto le donne amo i cani! mi disse un signore che aveva un esercizio commerciale poco distante dal mio locale. La storia del suo amore per i cani e disamore per le donne è presto detta, almeno quella che posso raccontare io. Vedevo la moglie passare davanti al mio negozio, di corsa, sempre di corsa, con la merce su di una spalla, dal laboratorio al negozio del marito e viceversa. Lui, lemme lemme che faceva il cascamorto con alcune ragazze leggere che sostavano davanti al bar. Finché un bel giorno la moglie molla tutto, si prende il figlio e se ne va. Lui ha provato a mandare avanti l attività con le ragazze leggere, ma è durata ben poco e ha chiuso. Mi viene in mente il detto popolare, che una donna ti mette su casa e una donna te la manda per aria (con casa si intende una piccola impresa, un luogo di produzione anziché solo di consumo. Dopodiché il signore l ho visto in giro con un grosso cane, poi l ho visto senza cane, poi non più ne lui ne il cane. Altre due parole sul maltrattamento e sull abbandono- di animali per il quale sono state approvate fior di leggi, grazie all impegno degli animalisti. Nulla da eccepire, ma nell ambito del maltrattamento di animali dovremo includere il mangiar carne, e gli animalisti dovrebbero avere il coraggio di mettersi contro la potente lobby della carne, o altrimenti parlare a vanvera, degli allevatori/macellai/mangiatori di carne, non solo contro il povero diavolo a cui è capitato un cane per casa, magari portato da un/a figlio/a che poi se ne dimentica. Quello di mangiar o no carne è un tasto complesso, a prescindere dal problema della necessità di nutrirsi o meno di carne; esso investe la sacralità della violenza, del violentatore e quindi della vittima. Gli antichi sacrifici di animali sull altare della divinità e conseguente pasto (comunione) sacrale sono il sigillo del gruppo e fra il gruppo e il dio in un patto di alleanza che ha come presupposto la violenza, anche sulle donne, anch esse carne adibita a diversi servigi. Il discorso potrebbe portarci lontano, in fondo di qualcosa dovremo pur nutrirci. E capitato in casa mia, in occasione di una festività, un amico di mio figlio portando con sé un abbacchietto macellato per cuocerlo sul fuoco e far festa insieme ad altri amici. Io disgustata un po per confidenza, un po per scherzo, un po per verità - gli grido: Assassino! e li lasciai soli. Il ragazzo sul momento resta confuso, disorientato e non risponde, ma al successivo incontro (ovviamente si era informato su cosa mangiassi, visto che era logico che non mangiassi carne) con non poco sarcasmo, quasi fra se e se dice: Ma quel pesciolino

19 stava tanto bene a nuotare per fatti suoi! E quella pianta di insalata stava tanto bene a crescere per conto suo! E sì la natura ci ha regalato un bel dilemma: dobbiamo ringraziarla per averci messo al mondo? Sicuramente sì! Ma il necessario distacco da essa senza farle e farci troppo male, è difficile e problematico.

20 CRISTIANI E MUSSULMANI Il terrorismo: frutto velenoso della globalizzazione e annesso fenomeno dei kamikaze, non è tipico dell Islam, ne ha fatto triste esperienza l Italia degli anni settanta, per opera di frange estremiste di destra e sinistra, della loro logica del tutto e subito per arrivare al potere (dittatoriale) tramite la scorciatoia delle armi. La strategia dei terroristi è quella di suscitare paura affinché si venga a patti con loro. La più o meno riuscita di questa strategia dipende da se e quanto la popolazione civile si lascia intimidire, nonostante le vittime innocenti; per loro le vittime non sono innocenti, sono colpevoli di far parte del corpo più o meno democratico di una Stato. Per quanto di impatto immediato, a mio parere, il terrorismo resta un fattore marginale nello scontro fra culture di Oriente ed Occidente. In questo inizio del terzo millennio si parla molto di globalizzazione, ma di cosa? Di tutto! Non solo di merce, anche della donna quando la donna è merce. Alcuni prodotti sono facilmente digeribili da tutti come il riso; altri rimangono come rospi in gola, duri da ingoiare. L occidente vorrebbe imporre i suoi valori di democrazia e libertà, ma è una questione di forza, di rigore, anche morale. Dove finisce la libertà e comincia il rigore morale e viceversa? Quando finisce la libertà e comincia il lassismo? Come e quando questi valori si intersecano, si incontrano o quantomeno non sono in conflitto fra loro? Ai mussulmani non va giù l occidentalizzzazione, ai cristiani non va giù l islamizzazione. Ma in cosa consiste questi due sistemi? Qui non si tratta di conflitti fra capitalismo e socialismo - che non c è più come qualcuno moooolto superficialmente vorrebbe far credere, si tratta di qualcosa di più importante e profondo, si tratta dell altro genere della specie: la donna. Nessuno lo dice perché il tasto scotta, ma non si affronta l argomento, in verità poco chiaro ai più; neppure si tratta di vedere la donna sotto un profilo diverso, e proprio questo il punto, è di vederla sotto lo stesso profilo: il sistema che opprime e umilia la donna è unico e universale. Il problema di tutti gli uomini di tutti i tempi e luoghi è sempre stato quello di lottare, scannarsi, confliggere, per un solo scopo: quello di tenere ben strette per se nel proprio privato le sue donne: mogli, figlie, madri, sorelle, e prendere per se quelle altrui dei vinti come concubine, prostitute, mogli di secondo o terzo grado; alle prime sono concessi dei privilegi ed uno Status per assicurarsi la loro collaborazione; naturalmente i vinti devono cedere volenti o dolenti le proprie ai vincitori. Vinti anche in senso lato, per coloro che hanno fallito nella vita economicamente e socialmente le cui donne devono, volenti o dolenti, rivolgersi ad altri uomini più facoltosi. L Occidente è vincitore in questo senso (fino a quando?) perché compra sesso dagli altri paesi non occidentali. Chi compra sesso è il vincitore, in senso lato, come chi lo vende è il vinto, anche se lo compra nel proprio paese da propri proprie, nel caso di donne che si prostituiscono per libera scelta - connazionali; essi possono essere i

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