Vivere più lenti, essenziali, consapevoli 4. Il quotidiano nell'essenziale 12. L'ultimo posto di fratello Charles. Al cuore del Natale Pubblicazioni

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1 Tariffa Assoc. Senza Fini di Lucro: Poste Italiane S.P.A - In A.P -D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/ 2004 n 46) art. 1, comma 2, DCB/43/ Arezzo - Anno IX n 4/2005 1

2 3 Primapagina Vivere più lenti, essenziali, consapevoli 4 6 Dacci oggi il nostro pane... L'incontro con un nuovo giorno Lo sguardo lontano Il quotidiano nell'essenziale 12 Fedeli alla vita di ogni giorno La partita della vita 18 SOMMARIO L'ultimo posto di fratello Charles Le nostre Veglie Al cuore del Natale Pubblicazioni Avvisi Graffiti trimestrale - Anno IX - Numero 4 - Dicembre 2005 REDAZIONE località Romena, Pratovecchio (AR) tel./fax 0575/ DIRETTORE RE SPON SA BI LE: Massimo Orlandi REDAZIONE e GRAFICA: Simone Pieri - Alessandro Bartolini - Massimo Schiavo FOTO: Massimo Schiavo, Riccardo Bartalucci, Enzo Simonetti COPERTINA: Michel Rauscher HANNO COLLABORATO: Luigi Verdi, Pierluigi Ricci, Stefania Ermini, Maria Teresa Abignente. Filiale E.P.I Arezzo Aut. N. 14 del 8/10/1996

3 Ivano Fossati racconta di un viaggio con Fabrizio de Andrè nelle campagne del sud d Italia. Girovagarono per mesi cercando qualcosa che non sapevano. Al ritorno scrissero di getto una canzone, Ho visto Nina volare. La componemmo in poche ore - ricorda - perché quella canzone esisteva già. Noi l avevamo soltanto trovata. A volte mi stupisco di come il circo della vita, ogni mattina, ricominci. Mentre vado in bicicletta al lavoro guardo incantato la gente mentre cerca il suo posto nella città. Guardo gli autobus affollati e chi ci sale, guardo il viavai nelle strade, guardo le signore con i cappotti, guardo gli impiegati in cravatta, guardo chi chiede un soldo, guardo chi offre un giornale. E mi chiedo che canzone stiamo componendo e se mai, qualcuno, saprà trovarla. La vita ha scritto Fernando Pessoa è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. Ogni mattina, involontariamente, stacchiamo il biglietto e viaggiamo, e la nostra vita è lì, immersa in quel meraviglioso puzzle che cambia in ogni istante. Non è un miracolo? Ogni tanto bisognerebbe alzare gli occhi, come con una telecamera, non più piano frontale, ma grandangolo, non più scorcio, ma panoramica. Alzare gli occhi, e godersi lo spettacolo. Perchè in quell immenso mare di gente ci siamo tutti. C è chi ne ha voglia, e chi non ne ha. Chi è felice, e chi soffre. E nessuno spicca più degli altri, perché nell enorme affresco c è bisogno dell azzurro come del grigio, dei toni accesi come di quelli sfumati. La stessa telecamera, ogni tanto, bisognerebbe poi puntarla sulla nostra vita, su un nostro risveglio: Sono le 7 del mattino, eccomi, sono io, mi vedo oggi che magari non sto bene, che nulla va bene, e fuori è pure freddo eppure, incredibile, mi sto alzando, metto le ciabatte, apro la fi nestra anche oggi, nonostante tutto, indosso la vita. Non ne ho motivo e lo faccio. Ho sfi dato la forza di gravità, e solo per questo dovrei essere contento di me. Bisognerebbe imparare a guardarsi anche così, da fuori, come in un personale Truman show. Guardarsi e farsi il tifo, sì il tifo, come per la nostra squadra del cuore, come per un corridore che pedala in salita: Vai, su, non mollare. Ti voglio bene. Mi voglio bene. Ogni mattina un soffio di nuovo ci accarezza, una misteriosa adrenalina apre i pori della nostra pelle, ci chiama a raccolta, perché il meraviglioso puzzle si deve comporre e noi ne siamo parte. Quel vento di vita ci chiede di assecondarlo, di seguirlo. Ogni giorno la mia preghiera del mattino è accogliere, semplicemente accogliere ciò che Dio mi vuol offrire. Così dice Arturo Paoli, 93 anni, missionario. Accogliere. Cioè dire grazie prima dell inizio. Essere contenti a prescindere. Non è una cosa da poco. Di solito la nostra mattina si carica di progetti e di impegni, il soffi o di nuovo si appesantisce di aspettative. Invece, no: grazie, grazie comunque. Grazie per lo spettacolo, grazie per il biglietto, grazie per il viaggio involontario. Mi piace stare al mondo ho sentito dire più volte da Arturo. Mi piace stare al mondo. Vorrei cominciare così, domattina. Massimo Orlandi PRIMAPAGINA

4 VIVERE PIÙ LENTI, ESSENZIALI, CONSAPEVOLI di Luigi Verdi Queste prime mattine d inverno, pungenti ma pulite e trasparenti mi fanno capire meglio l attrazione che Gesù aveva per i peccatori, le prostitute e i pagani; anch essi sono pungenti ma hanno un vantaggio: sono sinceri e trasparenti. Sono i primi ad ammettere di essere nel fango, ma anche i più desiderosi di luce, vivono di corsa nella complessità e inconsapevoli ma attratti dalla lentezza, dall essenzialità e dalla consapevolezza. Credo che tutti dovremmo tornare a vivere più lenti, essenziali e consapevoli. Vivere più lenti, innanzitutto. C è in noi la tendenza ad evadere il presente, ad anticipare il futuro come se fosse troppo lento o a ricordare il passato per fermarlo, come se fosse passato troppo in fretta. Non siamo attrezzati a vivere come si dovrebbe il presente, la tendenza è a fuggirlo, con un eccesso di materialismo o di spiritualismo. Vivere il presente è più faticoso perché è stratificato e complesso ma, se non vogliamo fuggirlo, l unico modo è attraversarlo confrontandosi con la durezza della realtà che è non solo impedimento ma anche occasione. Il presente è il tempo opportuno per decidere cosa è da fare, da non fare, da scegliere, da potare. Il non vivere il presente facilita la vita come routine, stimola la dispersione mentale, ci rende superficiali, quasi assenti alla vita. Si realizzano così le parole del Qohelet: "Tutti i giorni gli affari dell uomo sono fatti di preoccupazione e di rabbia anche questo è fumo". Rischiamo un quotidiano pieno di pre-occupazione (che vive in noi prima di vivere) e rabbia (che vive in noi dopo aver vissuto). Vivere più essenziali vuol dire vivere davvero ciò che è presente, accogliendoci ed amandoci così come siamo oggi, vuol dire amare gli altri così come essi sono oggi. Accogliere il presente richiede un cammino costante di purificazione, un alleggerire il cuore appesantito da dissipazioni che non ci fanno cogliere il nocciolo delle cose da ubriachezze che gonfiano le nostre gioie e dolori da affanni della vita - un attivismo che ci fa sfuggire dal guardarci dentro. Tornare a vivere più essenziali vuol dire ritrovare una nuova qualità di vita, reinventando uno spazio umano di libertà e creatività, un nuovo sapore del quotidiano, rifacendo fiorire ospitalità, amicizia, silenzio, e una vita semplice. Vivere più consapevoli, infine, significa esserci in ogni condizione e difficoltà. Gesù arrivò senza essere aspettato: l anno in cui sua madre lo partorì non era un anno santo, non nacque in un momento di allegria, ma durante un viaggio; nacque sotto la coda della cometa, non un segno di buona fortuna secondo le credenze. Queste condizioni e difficoltà, invece di portarlo a fuggire, lo spingono ad esserci, ad abitare il proprio tempo attraversandolo, percorrendo le sue molte vie, a dare valore all assolutezza del momento. Dice ancora il Qohelet: Quale vantaggio ha l uomo da tutto il suo avere per il quale si affatica sotto il sole?. Viviamo una vita di fatica senza vantaggi: è ormai urgente, se vogliamo stare bene al mondo, recuperare il riconoscimento dell altro e il dominio di sè, un vivere più consapevoli. Torniamo a far bene le cose e conservare disponibile il cuore, ad essere noi stessi in ogni momento e in ogni situazione, affinché ciò che facciamo sia semplice e bello, vivendo con attenzione amorosa e confidente. Và, mangia con gioia il tuo pane, bevi il tuo vino con cuore lieto... In ogni tempo le tue vesti siano bianche e il profumo non manchi sul tuo capo. Qohelet 9,7 4

5 Ogni giorno posso stare anche su un solo rigo di quelle scritture, riesco a non mollare la sorpresa di essere vivo. Erri De Luca

6 DACCI OGGI IL NOSTRO PANE Conversazione con Gianni Marmorini Ogni giorno. Qual è la prima cosa che ti viene in mente pensando a questo tema? Mi viene in mente il Padre nostro, la frase dacci oggi il nostro pane quotidiano, cioè non darci di più, ma semplicemente quello che ci basta per oggi. Proprio in questi giorni leggevo, in un libro su San Francesco, che nella sua comunità era vietato conservare il cibo: se a sera i frati avevano ancora qualcosa dovevano trovare a chi darla. Allo stesso modo si racconta di un rabbino che se restava con una moneta in tasca non andava a dormire, l avrebbe fatto solo dopo averla donata. Questa libertà, in fondo così pazza di accettare di vivere giorno per giorno è allo stesso tempo una proposta e una provocazione. Certo che non è facile, perché nella vita siamo portati a comportarci in un altro modo, a mettere da parte, a fare provviste. Ma questa voglia di sicurezza è saggezza o è piuttosto una nostra paura? E tu come ti collochi rispetto a questa scelta di fondo? Posso dirti che mi manca la forza di compiere questa scelta radicale di vivere del pane quotidiano, ma le figure, come Francesco, che hanno fatto una scelta di vita così mi trasmettono un sapore di bello. La scelta della sicurezza, dell approvvigionare, del mettere da parte non trasmette la stessa bellezza. È una bellezza che viene dall affidarsi completamente Certo. In realtà io credo davvero che tutto sia nelle mani di Dio. Ma Dio non si comporta seguendo la nostra logica. Ci può stare che essere nelle mani di Dio voglia anche dire soffrire la fame, o dover accettare delle situazioni difficili: perché i suoi progetti non sono i nostri, non rispondono sempre alle nostre aspirazioni, vanno oltre la nostra razionalità. E allora viene spontaneo proteggersi, cercare sicurezze. Nel percorso della tua vita, come è cambiato il tuo rapporto con il quotidiano Ho sempre più constatato che il quotidiano ci insegna a guardare le cose nel presente, senza analizzare troppo, senza voler scrutare troppo l orizzonte. Ti 6 faccio un esempio: quando pensai di rimetter su la casa di Papiano, se avessi pensato ai costi e alla fatica del progetto, ci avrei sicuramente rinunciato. È stato importante tirar su un muro e concentrarsi su quello, poi un altro. E così alla fine è stato possibile farcela. Questa attenzione al presente, questa fedeltà al presente che ci permette di cogliere anche risultati del tutto impensati, mi dice anche che, in fondo, nella vita non si sceglie quasi mai; è la vita che sceglie, e nell accogliere quel cammino e starci dentro credo che consista il cammino verso la libertà. Di cosa ha bisogno il tuo quotidiano? Di preghiera e lavoro fisico. Di studiare la Bibbia e di stare magari quattro ore al giorno a fare il manovale. Di parole e di manualità. La mia vita ha bisogno di questi contrasti, il suo equilibrio sta nella presenza di questi due aspetti. Credo proprio che la qualità del mio ogni giorno dipenda dalla serietà con cui lavoro e con cui prego. Ultimamente a queste due componenti, a queste due gambe del mio quotidiano ne ho aggiunta una terza: è lo stare tutte le sere a Papiano, il vivere l esperienza comunitaria della casa. E non perché lì organizzo, decido, sono di riferimento; al contrario, la casa di Papiano è un posto in cui prendo, prendo moltissimo. C è una attività che scandisce l inizio di ogni tua giornata? Ogni mattina la prima cosa che faccio è comprare il pane. Mi piace l idea di cominciare così: dal pane, dal forno. Verso quale direzione vorresti far camminare il tuo quotidiano Essere come una violetta del bosco dice Sorella Maria. Questo è il grande obiettivo di vita. Cosa fa una violetta nel bosco? Semplicemente sparge la sua fragranza. E la sparge oggi. Ecco quello che vorrei essere. Come una violetta, che non vuol cambiare chissà cosa, che non vuol rovesciare il mondo, ma essere attenta, ogni giorno, a spargere il suo profumo.

7 Niente potrebbe prepararci meglio a profittare delle grazie future ed a riceverle, che il saper accogliere le presenti. Charles De Foucauld

8 L'INCONTRO CON UN NUOVO GIORNO di Pierluigi Ricci All inizio del giorno la prima parola non sei mai tu a dirla. C è sempre un avvenimento incontrollabile ed imprevisto che ha subito potere su di te: l umore con cui ti svegli. È quasi impossibile decidere se alzarti allegro e sorridente o se muovere i primi passi della giornata in modo nervoso o depresso. Dipende da come hai dormito, da quello che hai sognato o da chissà quale altra causa. L unica cosa certa è che se a quell umore tu dai tanto spazio, lui decide di te, del tuo sguardo, del modo con cui toccherai e ti lascerai toccare dalle cose che incontrerai in quel giorno. Alcune persone cercano un po di sicurezza nelle previsioni di un oroscopo, mentre altre si attaccano a quell onda volubile, cercando di trarne vigore come se, lasciando libero il pensiero di scorrazzare tra le rabbie e le insoddisfazioni della vita potessero affrontare il giorno con più energia e nel modo più vero. Ma tu non sei l umore con cui ti svegli. Certo, anche lui è parte di te, ma come puoi pensare che quell onda che stai cavalcando sia la migliore forza, la migliore espressione a cui affidare il giorno che sta cominciando? Anche inconsapevolmente a qualcuno o a qualcosa noi sempre affidiamo il giorno che viene. È una scelta sottile, ma decisiva. È l orientamento che assumiamo e che forse ci guiderà fino a sera. Se non ti affidi, sarà l umore che deciderà per te, ma non sarà una scelta. Sembra un controsenso, ma affidarsi è la vera libertà. Ho sempre amato l insegnamento della chiesa e credo di tutte le religioni quando indicano di orientare il giorno, affidandolo a Dio. Ho fatto questa cosa fin da giovane, pensando però che riaffidarlo a Dio volesse dire riconsegnarlo a se stessi. Non credo che una preghiera del mattino faccia piacere a Dio che così potrebbe essere più motivato a proteggerci. Credo che sia un gesto di ricongiunzione con quella parte di noi più profonda, più vera, che è quel pezzetto di divinità che ci abita dentro. Una preghiera del mattino è una scelta di vita, perché in quel momento tu decidi che tipo di giornata vuoi vivere, ne moduli il ritmo e ne decidi i colori. È l istante in cui ti prendi cura di te e del tuo stato 8 LA PREGHIERA DEL MATTINO È UNA SCELTA DI VITA, PERCHÉ IN QUEL MOMENTO TU DECIDI CHE TIPO DI GIORNATA VUOI VIVERE d animo, sapendo che è questo che condizionerà la tua giornata. Come non esiste lo spirito senza la materia, così non puoi toccare il tuo stato d animo senza una regola. Vorrei suggerirtene alcune. Prima di cominciare la giornata scegli di dedicarti un po di tempo, in solitudine, in silenzio. Alcuni ne prendono molto. Li ho sempre ammirati, ma imitandoli non sono riuscito, per tanti motivi, ad essere costante. Preferisco quindi dedicare alla preghiera e a me stesso poco tempo, ma in modo continuativo. Penso che ognuno debba regolarsi secondo il proprio bisogno. Evita forme o formule stereotipate che non ti dicono niente e che permettono alla tua mente e al tuo cuore di distrarsi o di annoiarsi. Non c è obbligo di dire certe preghiere. Il senso del dovere appaga, ma non genera niente. Bisogna soffermarsi su ciò che ci emoziona e che ci tocca il cuore, adorare Dio in spirito e verità. Sofferma la mente in ciò che ti piace e che desideri veramente. Puoi farlo con grande libertà. Un pensiero positivo, un immagine appassionante, un obiettivo che ti prende da dentro non è cosa laica che ti stacca da Dio, anzi ti avvicina di più. Prima di chiedergli perdono, anzi, invece che chiederlo a Lui, prova a dirti che tu ti perdoni e ti accetti, anche nel momento più critico. Ai ragazzi è uno dei miei giochi preferiti insegno come preghiera del mattino di provare per cinque minuti a parlare bene di se stessi. Quando ti esce un dubbio ricominci da capo. È questa una delle preghiere più difficili, ma anche una delle più salutari. Concentrati su ciò che desideri e prova a dirti che già ce l hai. Accadrà infatti secondo la tua fede, quindi goditi in anticipo quel risultato e ringrazia chi pensi che te lo stia per concedere. Credo che ringraziare sia la formula più grande dell equilibrio. Quando lo fai in realtà riconosci di aver avuto un dono: hai qualcosa, sei ricco e nello stesso tempo, dicendoti che l hai ricevuta, riconosci di essere amato. Esiste una sensazione più bella per cominciare un nuovo giorno?

9 Voglio prendermela con calma e nel contempo marciare. Voglio arrivare a sera devastato dalla fatica. Voglio essere quello di ieri e dell'altro ieri. Voglio essere. Essere semplicemente quello che sono sempre stato. Un pellegrino. Nicola Artuso

10 LO SGUARDO LONTANO di Maria Teresa Marra Abignente Vorremmo ogni giorno senza rischi e senza sorprese, vorremmo che tutto scivolasse liscio, senza intralci e difficoltà. Ci svegliamo al mattino e torniamo di sera nelle nostre case per ritrovare quello che già conosciamo e un brivido di perplessità ci corre lungo la schiena quando qualcosa o qualcuno ci fa temporaneamente deviare dalle nostre abitudini. Vorremmo insomma una vita tranquilla, arroccata sulle nostre regole e consuetudini, salvo a volte sentire tutto questo come soffocante, ingombrante, posticcio, come un qualcosa da doverci improvvisamente scrollare di dosso, da cui liberarci. E così 10 "... NEL DESERTO OGNI MOMENTO AVEVA IN SÈ UN SENSO DI PIENEZZA E DI ETERNO A CUI NOI QUI NON SIAMO ABITUATI, PRESI COME SIAMO DALLA TRAVOLGENTE VELOCITÀ DELLA VITA". ci lamentiamo della monotonia e della ripetitività della nostra vita, del nostro lavoro, dei nostri rapporti Sono stata nel deserto qualche tempo fa e lì mi ha emozionato sentire quanto, insieme allo spazio, sembrava essersi dilatato anche il tempo, come se il vivere in una dimensione più ampia e quasi senza confini regolasse anche lo scorrere del tempo. Tutto si era esteso in un espansione che comprendeva non solo lo sguardo ma anche il ritmo: ogni momento sembrava centellinato, aveva in sé un senso di pienezza e d eterno a cui noi qui non siamo più abituati, presi come siamo dalla travolgente velocità della vita. In fondo è una questione di ottica: nel deserto non c è niente vicino che ti possa aiutare e così si impara a guardare lontano, ad allungare lo sguardo; si impara a saper scrutare e interpretare i segni imprecisi, quelli che a volte non sembrano segni. Gli uomini del deserto sanno vedere le cose nascoste perché sono abituati allo smisurato e ad avere solo le stelle vicino. I loro bisogni sono quelli essenziali: fame, sete, sonno e infinito. E allora penso che dovremmo imparare ad avere uno sguardo un po più lungimirante, che sappia andare oltre il "qui ed ora" a cui la nostra cultura ci ha educato; uno sguardo attento, che si contrapponga alla logica della distrazione di cui veniamo infarciti dalla televisione. Uno sguardo che non si posi stancamente sulle cose, sugli avvenimenti, sulle persone, ma che sappia cogliere le mille piccole tracce di bellezza, di novità, di infinito che ogni cosa, avvenimento o persona porta con sé, perché niente è mai scontato o profano. In realtà siamo tutti sedotti dalla grandiosità e dalla sensazionalità, crediamo cioè che solo le cose straordinarie ci possano trasformare o possano incidere significativamente sulla nostra vita. Ogni giorno ci appare, così, trascurabile e insignificante perché niente di eccezionale ci è successo: non sappiamo più cercare segni o forse non abbiamo più l umiltà di accettare che sono le cose piccole che ci cambiano dentro, come i minuscoli gesti d amore o le impercettibili cure che riceviamo o siamo in grado di dare. Dovremmo imparare a vivere la nostra quotidianità con un respiro più ampio e più lungo, che sappia comprendere il passato ed il futuro nei quali siamo immersi: l oggi non è un contenitore vuoto che dobbiamo a tutti i costi riempire e non è neanche un nemico contro cui combattere. Può essere un abbraccio tra la ricchezza del passato e le speranze del futuro, tra la bellezza di quel che abbiamo appreso e vissuto e la freschezza di quel che ancora è intatto e da vivere. La sera nel deserto attorno al fuoco i nostri amici tuareg cantavano e danzavano seguendo ritmi antichi che sembravano sgorgare dal cuore; durante le soste Alì, il nostro capo, ripeteva sospirando "La vie est belle": è bella la vita, ogni giorno, in ogni suo momento. Anche nell arsura e nella sete, anche nella durezza della difficoltà, della lotta, della sofferenza. Grazie Alì di averci fatto intuire che bisogna saper cadere per capire la gioia del camminare e saper chiudere gli occhi per riconoscere la luce.

11 La semplicità è una complessità risolta. Marco Lodoli

12 IL QUOTIDIANO NELL'ESSENZIALE di Stefania Ermini Un piccolo eremo, lontano da tutto, "dove vivere, lavorare e contemplare". La scelta di Chiara. Una vita da sola, con la natura, con le sue capre. In silenzio, per ascoltare la voce del creato. Quello che raggiungi qui, in Val Tiberina, passando per un sentiero tra i monti coccolati da casette disperse, costeggiate da stagni e boschi, è un eremo dove respirare il tempo del focolare. Qui, dove le emozioni sono genuine, c è un altro sapore del quotidiano, della vita, del sentire giorno per giorno. Semplice ed essenziale a tal punto che non bisogna aggiungere nulla a quanto già si vede. Grotte naturali che diventano nicchie, capre che brucano, il camino dentro la casa da alimentare con ciocchi di legna stagionata. Il resto è silenzio: quello di un eremo che da oltre dieci secoli è arroccato su questi monti nell Appennino toscano, che fu rifugio di santi e monaci. E qui che vive Chiara, oggi ottantenne, religiosa laica, unica custode che, attraverso la sua scelta di "solitudine", preserva con cura questo luogo dell essenziale. Al nostro arrivo ci accolgono le capre di Chiara e la sua voce che ricorda loro la strada da prendere nel bosco. Chiara è in cima al sentiero, davanti all entrata della "sua" casa, avvolta in un sorriso, una felpa grigia e uno sguardo osservatore. Scuote la testa, allunga la sua mano per cercare la mia, mi fa strada verso due sedie, si passa la mano destra tra i capelli argento, abbassa lo sguardo e mi chiede: "Ma cosa si deve fare di preciso? Cosa vuoi che ti racconti?". Ho accompagnato le sue parole con un sorriso. Ho riposto nella borsa foglio e penna e le ho risposto 12 "Viviamo insieme questa giornata!". Chiara non va cercata nelle parole, ma nei gesti lenti e gentili, nei suoi sguardi di amore alla sua natura. Le mani che lavorano di Chiara, così come i suoi occhi incantati sulla valle che circonda l eremo, la sua voce faro per le sue capre. Ogni gesto, ripetuto, giorno per giorno, istante dopo istante. Ecco il suo quotidiano. I suoi gesti nudi stordiscono. Disarmano. Inforca di nuovo la voce e mi racconta. "Ho curato il desiderio di vivere ritirata in un eremo a contemplare e meditare tra cielo e terra per lungo tempo. Questo era il mio sogno: una vecchia casa lontano da tutto. Ma mentre cercavo di realizzarlo, confrontandomi con i miei padri confessori, trovavo solo riposte negative. Pensa che un padre di Loreto una volta mi disse -il mondo ha bisogno di voi. Non dovete ritirarvi - Ero turbata. Sono rimasta nella preghiera mantenendo l equilibrio, mangiando ghiande. E quel loro sapore amaro mi ricordava di continuare a lottare per ciò in cui credevo". Nel raccontare la storia che la porta quassù, Chiara ricorda come nel tempo sia stata fedele al suo desiderio di bambina, quando la voce del profondo s intrecciava con quella delle creature semplici della campagna che la circondava. "Volevo bene al Signore e volevo stare con lui il più possibile riprende Volevo coltivare e mantenere una grande libertà interiore".

13 La spiritualità di Chiara è vissuta nei gesti di libertà che compie ogni giorno, riservando il suo tempo a ogni cosa: alle capre, al lavoro, al riposo, alla contemplazione della natura, alla preghiera. "Quando arrivai qua era tutto a terra- ricorda con meraviglia - Pioveva. Più mi avvicinavo nella pioggia, più mi si presentavano con chiarezza queste mura. Mi gasai. Arrivai su di corsa e mi venne davanti agli occhi un biglietto che scrissi quando avevo 15 anni e mi trovavo davanti al mio confessore, che mi chiedeva cosa volevo fare. A quel tempo volevo tutto, ero novizia nella fede. Desideravo vivere in un luogo solitario, ma non chiuso, dove avrei potuto amare il Signore in tutte le cose. Così come quel giorno che vidi le mura di questo luogo, anche oggi, ogni giorno si presenta davanti a me quel biglietto che mi ricorda con quanta forza ho desiderato tutto questo. "Capisci, ho litigato con Dio conclude ironica - perché mi affidasse un luogo così". Il tempo del lavoro è per lei anche il tempo della preghiera: "Quando si hanno così tante capre da accudire notte e giorno il ritmo è tutt uno con quello naturale". I suoi occhi e la sua voce inseguono di nuovo le sue 150 capre che "sono un esempio di semplicità che rivela l essenza del vivere". Le guardiamo insieme le sue capre. Mi racconta ciò che mangia la capra nera, quanti problemi le dà Venanzio, un piccolo capretto che si comporta più da cane che da capra. È così che trascorre questa giornata. "Vedi?- riprende Chiara - mi muovo con le stagioni. Il mio fisico, il mio corpo si adegua al ritmo delle capre, degli animali che vivono qua e di ciò che Dio mi richiede ogni giorno". Il volto di Chiara trema di vita e di pace. Una pace conquistata con questo silenzio che lei ha scelto e che coltiva ogni giorno. Ogni giorno quassù è stupore. Chiara ci accompagna dentro la sua casa. Entriamo. Passiamo per un chiosco fino ad arrivare alla piccola chiesa. Chiara ci invita ad entrare dalla piccola porta laterale sulla quale ha voluto scrivere "prima di essere parola o silenzio, grido o mormorio, salmo millenario o ispirazione spontanea, la preghiera è l ingresso in un faccia a faccia con Dio". Di nuovo i suoi gesti lenti, essenziali ci invitano a scaldarci nel camino della cucina. Raccoglie un ceppo di legna dalla catasta, lo getta nel fuoco. Tenta di riordinare il tavolo di marmo disteso in cucina, forse impreparato a ricevere visitatori inattesi. E ancora gesti lenti, essenziali. Chiara ci chiede di dividere il suo pasto con lei. "Ho solo gli avanzi di ieri" sorride, mentre narra ancora delle sue capre. E poi ancora i suoi gesti lenti, essenziali: scalda la pasta, sistema i gatti fuori dalla cucina, inforca la carne per il taglio, controlla che l olio e l aceto, il sale, il pepe, il pane, ogni cosa sia al suo posto. Tra quei gesti e qualche parola, inserisce lunghi istanti di silenzio rendendo grazie a questa giornata. È quasi il tempo di andare. Di lasciare che Chiara ritorni al suo assoluto silenzio. Si accomoda fuori dalla casa, su una sedia sgangherata. Il vento si sta alzando. Con un gesto lento, prende il suo scialle e lo avvolge intorno al collo. "Grazie Chiara" le tendo di nuovo la mano. Questa volta mi abbraccia, un bacio veloce e la promessa di non ritornare. Si perché in questo luogo si sentono urla di silenzio, grida di gioia. Qui Chiara gioca con la sua capra Venanzio, col suo cane Desi. Con loro, ogni giorno, attende nuove albe, accende nuovi fuochi e aspetta la sera che cala richiamando al riposo lei con ogni sua creatura. Così Chiara alla fine di ogni giornata, dopo il lavoro scandito dalle sue capre, i silenzi della sua preghiera, il riposo della sera, ricorda che in quel giorno ha costruito qualcosa. È qui che Dio fiorisce in ogni cosa: nei prati, nella roccia, nei colori d autunno che sono voce del riposo del vigore estivo. È qui che Chiara ha scelto di ritornare alle origini di se stessa, alla tenuità delle piccole cose. È qui che lascio Chiara: in silenzio, di nascosto, sconosciuta sulla terra con i suoi gesti nudi ed essenziali. 13

14 FEDELI ALLA VITA DI OGNI GIORNO Uno spirito rivoluzionario si trova sempre ad affrontare, in un modo o nell altro, la tensione fra utopia e realtà. L utopia è sempre così u-topica, così «senza luogo qui», così «in altro luogo», da rifiutarsi persino di prender luogo nelle nostre vite. Paradossalmente è più facile dare la propria vita in un gesto eroico che offrirla nella fedeltà quotidiana, nell oscurità dell anonimato e delle piccole cose d ogni giorno. È più facile amare le grandi «cause» a distanza che incarnarle nell impegno di tutti i giorni. Sono più facili i grandi gesti solenni in faccia a una platea che la fedeltà ai piccoli dettagli quotidiani vissuti nell oscurità e nell anonimato, giorno dopo giorno. La fedeltà reale nella vita d ogni giorno implica il superamento dell autoillusione in cui vivono quelli che provano una grande indignazione etica di fronte alle ingiustizie nazionali o mondiali, quelli che sentono una profonda «compassione» nei riguardi degli oppressi lontani, impegnandosi anche generosamente in un determinato campo di lavoro dove si fanno notare, ma non provano simultaneamente nessuna compassione verso i più vicini, non hanno coscienza dei propri doveri verso chi sta loro attorno nel proprio ambito familiare, comunitario, o di immediata realtà quotidiana. È nella vita di ogni giorno che è più difficile superare le incoerenze personali, la contraddizione tra utopia, ideali, generosità, gesti nobili ed eroici da una parte, e dall altra egoismi nella vita matrimoniale, familiare, comunitaria o di gruppo di lavoro. È nella nostra condotta quotidiana che diventano palesi a coloro che ci stanno intorno quei medesimi atteggiamenti viziosi di fondo che passano spesso inosservati a noi stessi (ansia di primeggiare, personalismo, orgoglio, strumentalizzazione degli altri, irresponsabilità ). L armonia personale richiede interiore coerenza strutturale della persona: si tratta di una profonda armonia e coesione tra l opzione fondamentale della persona, i suoi atteggiamenti di fondo, e i suoi atti concreti. Solo quando c è coerenza tra questi 14 " É PIÙ FACILE CONQUISTARE LA LIBERTÀ CHE AMMINISTRARLA OGNI GIORNO" di Pedro Casaldaliga e Josè M. Vigil* tre piani esiste armonia, autenticità, veracità nella persona. E questo a tutti i livelli: individuale, intimo, privato, comunitario-locale, di vicinato, militante, economico, pubblico. L utopista, il rivoluzionario, il santo caratterizzato dallo spirito liberatore è una persona coerente; la sua fedeltà muove dalla radice della sua persona per arrivare fino ai minimi dettagli che gli altri trascurano: l attenzione ai piccoli, il rispetto totale ai subordinati, l estirpamento dell egoismo e dell orgoglio, la preoccupazione delle cose comuni, il generoso impegno nei lavori non rimunerati, l onestà nei confronti delle leggi pubbliche, la puntualità, il riguardo per gli altri nella corrispondenza epistolare, il non fare distinzione di persone, il non lasciarsi Bolivar comprare dal denaro La delicata fedeltà quotidiana è la migliore garanzia della credibilità delle nostre utopie. Più coltiveremo l utopia, più vivremo la quotidianità! Dice un proverbio che «ogni uomo ha il suo prezzo»: di fronte a una certa offerta (per una quota più o meno grande di denaro, potere, protagonismo, comodità, sesso, fama, adulazione ) ogni persona finisce qualche giorno per cedere, per vendere la sua coscienza, la sua dignità, la sua onestà. L uomo e la donna nuovi, ripieni di spirito, sono davvero incorruttibili anche nel piccolo, anche nei giorni grigi. Il giorno-per-giorno è il test più affidabile per mostrare la qualità della nostra vita e lo spirito da cui è animata. È qui che occorre dimostrare la verità di parole d ordine come: «Essere ciò che si è. Dire ciò che si crede. Credere ciò che si predica. Vivere ciò che si proclama. Fino alle ultime conseguenze e nelle piccolezze della vita quotidiana». La fedeltà vissuta giorno per giorno viene a essere uno dei principali criteri di autenticità. Perché «quelli che possiedono il messaggio di liberazione non sono gli stessi che liberano realmente». Dimmi come vivi una giornata comune, una giornata qualsiasi, e ti dirò se è valido il tuo sogno di un domani diverso. * Pedro Casaldaliga, vescovo brasiliano, e Josè Maria Vigil, teologo, sono due esponenti della teologia della liberazione; Mons. Casaldaliga è uno dei padri riconosciuti di questo movimento. L intervento che pubblichiamo è estratto da uno scritto più vasto che, insieme ad altri scritti di Casaldaliga, può essere trovato sul sito

15 Non basta essere credenti. Bisogna essere credibili. P. Casaldaliga

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17 Mi alzo presto senza fatica e sono subito in attesa delle novità che vorrano arrivare in questo giorno Giosuè Boesh 17

18 INTERVISTA L a par t i t a d e l l a v i t a di Massimo Orlandi Ma quello è davvero Giovanni Galli, il portiere della Fiorentina, del Milan, della nazionale? Che ci fa alla pieve di Romena? A queste domande risponde una storia. La storia di un uomo e della sua donna, di un figlio e del suo destino. La storia di una partita speciale in cui, il pallone, per una volta, è solo una comparsa. No, quel tiro non si poteva parare. Era impossibile, anche per le sue mani grandi, per il suo balzo da campione, per il suo cuore di babbo. Era una sera di febbraio gelida di freddo, imbalsamata di dolore. No, non era un tiro come un altro, non sarebbe bastato raccogliere la palla in fondo alla rete. Era il mistero più grande, era la prova più difficile: pensare a Niccolò vivo. Ma in un altro posto. In un modo diverso. Il gruppo Nain, uno spazio di libertà Guardo Giovanni e Anna Galli in fondo alla pieve, durante la messa. Hanno lo sguardo attento, gli occhi puliti, profondi. Si assomigliano anche in questo. È solo una delle domeniche che hanno deciso di passare qui. Fuori nessuno chiede autografi, Galli non deve rispondere a domande sulla Fiorentina o raccontare com erano Maradona o Van Basten. A meno che non lo voglia lui. "A Romena racconta sono libero, è un posto che mi fa dona serenità. In chiesa sento che a ogni parola corrisponde un signifi cato profondo, che mi entra dentro, e questo mi fa bene". Hanno cominciato a venire poco dopo la morte 18 di Niccolò. Anche grazie a loro è nato il gruppo Naìn, nel quale si incontrano le famiglie che hanno vissuto il dolore più grande, quello che dice Giovanni non ha un nome, nessun vocabolario sa dargli un nome, perché non c è una parola che lo possa contenere. Il gruppo è stata una risorsa, anche per loro: Quando ci incontriamo mi dice Anna è come se dietro ciascuno di noi ci fosse il nostro angelo, come se i ragazzi volessero che si fosse lì, tutti insieme. Giovanni ricorda Romena anche per i polpacci duri di una lunga e, per lui, poco consueta, scalata in bicicletta da Firenze "Così festeggiai il ritorno in serie A della Fiorentina", Anna non dimentica le rondini che volteggiavano nella pieve durante la prima riunione del gruppo Nain "mi sembrava di essere da San Francesco". Per tutti e due la fraternità è un luogo di pace e di semplicità. "Verrei tutte le domeniche a messa confida Anna mi piacciono le parole di Gigi, sempre toccanti e azzeccate, mi piace questo stile essenziale". "Qui aggiunge Giovanni non si portano maschere, non si giudica, si può piangere o ridere, insieme, con spontaneità".

19 Babbo, ma tu sei famoso? A Romena Giovanni e Anna vengono quasi sempre insieme. "Esperienze come questa devono essere condivise" osserva Anna. Insieme. Come sempre nella loro vita. Si sono conosciuti trenta anni fa. Lui, calzoncini e guanti, difendeva la porta della Fiorentina. Lei, in sella al motorino, lo guardava in silenzio da dietro la porta. Un amico favorì il primo incontro. Non servì altro. Si sono sposati al rientro dai mondiali vinti in Spagna, nel Poi sono arrivati Niccolò, Camilla e Carolina. La famiglia. Una famiglia unita. Unita nel muoversi in giro per l Italia, da Firenze a Milano, da Napoli a Torino. Unita nel saper creare ovunque un terreno inviolabile, dove Giovanni Galli era e sarebbe stato sempre il babbo, e non il portiere della Nazionale: "Ricordo che da piccola Carolina una volta mi chiese: babbo, ma tu sei famoso? Le sembrava buffo, perché con la vita che conducevamo non si era accorta di nulla". Una vita normale. Non la immaginano così i tifosi, pensando ai loro campioni. E Giovanni e Anna, in fondo hanno sempre giocato a stare dall altra parte: "A Napoli noi ce ne andavamo al mercato insieme tutti i giorni. All inizio la stretta dei tifosi era soffocante, ma poi hanno capito, e potevamo muoverci in piena libertà. Così non accadeva a altri calciatori che invece vivevano come reclusi e quando uscivano erano braccati dai tifosi". "Vedi aggiunge Giovanni io ho fatto il calciatore, perché mi veniva naturale, ma avrei potuto esser un giardiniere, un idraulico, un operaio. Ogni mestiere ha la stessa dignità. Posso dire solo di esser stato fortunato". Niccolò, il primogenito, assomigliava al babbo. E non solo perché a 17 anni già giocava in serie A, con il Bologna, ma per la stessa semplicità: "Quando siamo andati a salutarlo dopo la partita di esordio con la Roma, all Olimpico, lui s è messo a parlare di scuola, che doveva tornare a Bologna per studiare". Anche la sera del 9 febbraio 2001 Niccolò vuol tornare presto a casa, dopo l allenamento, perché ha un interrogazione importante. Il motorino, l asfalto, l incidente. Giovanni è a una riunione parrocchiale. Suona il telefono. Certi momenti non si possono neanche immaginare. Ricordare Niccolò aiutando gli altri Da quel giorno del 2001 tutto cambia, perché una famiglia senza un figlio deve inventarsi di nuovo. Ma in fondo nulla cambia, perché quella famiglia ha radici profonde, e anche nel dolore, la vita insegna che bisogna continuare a coltivarle. "Perché non facciamo una fondazione per ricordare Niccolò?" L abbraccio degli amici è così forte e pieno di calore che, se chiudi gli occhi, ci vedi Niccolò. E su quest onda d amore nascono non solo la fondazione, ma tanti gesti di generosità verso persone malate, disabili, verso realtà del disagio. "Credo che in fondo sia un meccanismo automatico spiega Anna quando ti viene a mancare un figlio senti dentro di te un amore che non puoi più esternare a lui e allora ti nasce la voglia di darlo a qualcuno. Così si mantiene vivo il suo ricordo, tutti i giorni". La vita della famiglia Galli si apre ancora di più all esterno: il dolore ha tracciato un solco indelebile, ai margini di quella ferita però non scava il rimpianto, ma la voglia di andare avanti, di crescere ancora: "Dal punto di vista caratteriale dice Giovanni credo di essere migliorato dopo la morte di Niccolò. Ero più irascibile, mi arrabbiavo di più; ora cerco molto di più di capire le persone piuttosto che affrontarle". L incontro con Romena si colloca in questo cammino. Un cammino di ricerca, di fede. Perché si può ripartire anche dopo un lutto così grande. Ma ogni passo di questo percorso ha bisogno di essere alimentato sia con uno sguardo rivolto dentro se stessi, sia sviluppando la capacità di sentire gli altri, ogni altro, un po più figlio. Giovanni mi mostra la foto di un ragazzo, Marco: "Dopo un incidente era ridotto quasi a uno stato vegetativo. Con la fondazione Niccolò Galli Onlus (www.niccoclub.it) lo abbiamo aiutato a andare in una clinica specializzata in Austria. Poco tempo fa l ho sentito al telefono: ora parla, comincia a nutrirsi autonomamente". Sorride Giovanni. Il tiro del destino era imparabile. Ma la partita della vita continua. Nulla fa pensare che sia stata persa. Sopra: Niccolò Galli Nell'altra pagina: La famiglia Galli qualche anno fa. 19

20 L'ultimo posto di fratello Charles I piccoli fratelli e le piccole sorelle non convertono, condividono. Vivono tra i poveri del mondo, vivono nelle favelas e nelle bidonville, stanno tra gli emarginati. Nessun privilegio, il loro segno distintivo è la semplicità. Il loro padre si chiama Charles De Foucauld. Un mese fa la Chiesa lo ha beatificato. Un occasione per parlare di lui, per conoscerlo meglio. Noi proviamo a coglierla insieme a Arturo Paoli, missionario toscano che 50 anni fa accolse la sua semplice, rivoluzionaria proposta di fede: la scelta di stare all ultimo posto. "Ogni giorno sono sempre più contento di essere un suo discepolo". Prato, novembre Alla vigilia della beatificazione di Charles De Foucauld, Arturo Paoli, uno dei grandi profeti semplici di questo tempo, ricorda volentieri il suo maestro. Fu proprio l incontro con uno dei piccoli fratelli di frère Charles nel 1954 a imprimere una svolta alla sua vita di religioso: a scegliere di stare con i poveri condividendo i loro problemi, la loro ansia di giustizia, ma anche la loro gioia semplice. E così è stato contadino tra i contadini e boscaiolo tra i boscaioli dell Argentina, del Venezuela, del Brasile. "Non mi sono mai pentito di quella scelta" dice oggi, mentre porta con leggerezza i suoi 93 anni. "In casa mia non ho sofferto la povertà però ho capito che la scelta di Gesù è una scelta dei poveri e che bisogna essere poveri per stare dietro a Lui". Quella scelta, in frère Charles, all epoca giovane militare in carriera, era maturata con la forza di una frase. Quella pronunciata dall uomo che sarebbe diventato suo padre spirituale, l abbè Huvelin durante una predica: "Gesù ha scelto l ultimo posto e nessuno glielo può levare, perché nessuno desidera l ultimo posto nella vita". È una frase che accende la sua vita interiore, e lo libera dal senso di vuoto che lo perseguita. "Frère Charles racconta Arturo sente che essere cristiano è la cosa più semplice del mondo: basta servire 20 Gesù. E per seguire Gesù bisogna trovarlo dov è cioé all ultimo posto". Frere Charles vive la sua vocazione fuori dalle strutture ecclesiastiche, la vive da eremita in Siria, in Palestina, infine in Algeria, nel deserto. Ed è lì, stando vicino ai tuareg, che culmina la seconda tappa del suo cammino spirituale: "Da un amore concentrato sul simbolo di Gesù nell eucarestia, si sente chiamato verso gli altri. E sente che non può convertirli, ma essere testimone di questo infi nito, tenace, ostinato, fortissimo amore di Dio verso tutte le creature. Non deve cercare di trasmettere la sua religione ma piuttosto di far sentire loro che sono fratelli suoi, carne della sua carne. Per questo frère Charles studia a fondo gli usi e i costumi di quella gente, impara la loro lingua. La sua missione non è convertire, ma condividere: Sente che la sua ricerca deve essere indirizzata verso il senso che ha avuto la vita di Gesù: quello di incarnare l amore di Dio nell umanità. E allora con la sua vita testimonia che Dio è in mezzo a noi e ci ama profondamente". Nato a Strasburgo nel 1858, fratel Carlo morirà il primo dicembre del anni dopo il suo messaggio è vivo come non mai. Come ci dice con grande chiarezza fratel Arturo nella parte conclusiva del suo intervento, che riportiamo per intero.

21 Che cosa trasmette a noi dell anno 2005 Charles De Foucauld? Prima di tutto ci trasmette l universalità della fede. Ci dice che l universalità della fede non sta nella dottrina. Sappiamo che la religione quando è concentrata unicamente sulla dottrina è causa di discordie, è causa di separazioni, di guerre. Guardate cosa succede in parlamento, o all Onu: quando gli uomini pensano di intendersi su una dottrina, su una teologia, su una ideologia è scontro, necessariamente, inevitabilmente scontro. E questo non accade perché siamo cattivi, ma perché l intesa su opinioni, su idee, su convinzioni personali è praticamente impossibile. Il Papa Giovanni Paolo II all inizio del suo pontificato ha chiamato ad Assisi rappresentanti di varie religioni del mondo: se gli avesse detto vi ho chiamato qui per vedere se ci troviamo d accordo, guai. Invece ha detto, vi ho chiamati qui perché preghiamo insieme per un valore comune: la pace. Ecco l universalità della fede: se noi viviamo l essenza del cristianesimo, quella che frére Charles ha preso dall Eucaristia, cioè dare la nostra vita per gli altri, amare gli altri, allora è possibile un mondo di pace. Il cattolicesimo, anche se ben predicato, anche se ben annunziato, non sarà mai universale, è impossibile. Quando Gesù dice ci sarà un solo gregge, un solo pastore, parla del pastore che darà la vita per le sue pecorelle, non parla del pastore teologo, che pronuncia encicliche, che deve farlo, certo, ma in ciò non ci sarà mai un principio di unione. Il credo non unirà mai le persone, mai, è l amore che unisce le persone, solo l amore. Questa è la grande forza umana, non esiste altro amici, solamente l amore. Solamente sentirsi fratelli, ma non sentirsi e basta, vivere come fratelli, sentirsi responsabili dei propri fratelli, accettarli perché sono fratelli, perché sono figli dello stesso padre, quello può portare la pace nel mondo. Nessuna teoria, nessun progetto politico potrà portare la pace: la pace è frutto dell amore. Tutti noi abbiamo la capacità di amare. Ma attenzione: l amore non è una forza che va da me verso gli altri: quello non è amore, quella è beneficenza, è elemosina. L amore è accettazione dell altro. Carlo De Foucauld accoglie per anni il Gesù dell Eucarestia e gli dice continuamente che lo ama ma l amore lo trova quando esce fuori, quando va incontro ai tuareg. Allora comincia ad amare. Prima era un amore che partiva da lui e andava verso Gesù: e pensava che Gesù gli corrispondesse. E Gesù gli corrisponde, ma dicendogli vai, esci, vai fuori, vai incontro ai tuoi fratelli perché l amore è lì. L amore solitario è egoismo camuffato. Quando si dice io amo gli uomini, è come quando una moglie dice sono la migliore moglie del mondo. Va be, vien da dire, forse dovrebbe dirlo il marito. Non si può amare in una direzione unica, l amore è dialogo, l amore è accettazione dell altro, l amore è alterità. Un grande psicologo ha detto io sono gli altri. Sono gli altri che formano il mio io, gli altri che mi fanno generoso, attento, altruista, capace di donarmi, sono gli altri, sono i poveri. Ecco cosa ci dice Carlo De Foucauld: "Sono loro, gli altri, i poveri che mi hanno formato. Sono loro". E quando oggi i vostri ragazzi, i vostri figli vi dicono che non vanno più in chiesa, hanno ragione. E voi non spingeteli nel tempio: mandateli a fare un esperienza dei poveri. Che comincino di lì. Allora si può trovare Dio, si può trovare la Chiesa. Perché in un mondo così egoista, così egocentrico, così individualista, dov è Dio? Se Dio è là dov è la carità e l amore, dov è Dio? Allora pensiamoci, decidiamo qualcosa di nuovo, qualcosa di più audace. Quest uomo ha dato tutta la sua vita per amare perché ha scoperto che Dio è amore, unicamente amore, non può essere altro che amore. E questo deve aiutarci in questo nostro Occidente che sta morendo ma che, lo spero, possa resuscitare al calore dell amore. Arturo Paoli 21

22 LE NOSTRE VEGLIE O gni giorno Continua il viaggio. Di porto in porto, di città in città, la Fraternità verrà a trovarvi per trascorrere una serata di incontri, di riflessioni, di silenzio, di preghiera. Ogni giorno è il titolo della veglia di quest anno. Ogni giorno per dare valore e senso al nostro quotidiano, per cercare insieme quelle piccole cose che danno luce alle nostre giornate. 22 Vi aspettiamo!

23 LE NOSTRE VEGLIE AREZZO GROSSETO LIVORNO ROMA IMOLA PESARO SIENA BARI TARANTO LAMEZIA TERME 1 Febbraio - ore 21 Parrocchia di Saione 21 Febbraio - ore 21 Parr. di S. Maria Goretti - Loc. Rispescia 22 Febbraio - ore 21 Chiesa di S. Caterina - p.zza dei Domenicani 7 Marzo - ore 21 Piccole Sorelle - via Acqua Salvie - Tre Fontane - EUR 14 Marzo - ore 21 Convento dei Cappuccini 15 Marzo - ore 21 Pieve S. Stefano - Candelara 29 Marzo - ore 21 Parr. di Sovicille - p.zza Marconi - Sovicille 3 Aprile - ore 20,30 Chiesa di San Marcello 4 Aprile - ore 20,30 Chiesa S. Antonio ai Cappuccini - Martina Franca 5 Aprile - ore 20,30 Chiesa del Carmine - Sambiase 23

24 AL CUORE DEL NATALE di Giovanni Vannucci Qual è il significato più profondo della notte di Betlemme? In questi piccoli estratti dal libro IL PASSO DI DIO (Edizioni Paoline 2005), padre Giovanni ci accompagna a cogliere alcuni dei segni più importanti della Natività. Nel silenzio della notte La nascita del Verbo di Dio non poteva avvenire se non nel profondo silenzio della notte, mentre tutto tace, tutto è avvolto dall oscurità. Anche in noi il Verbo divino discende quando riusciamo a fare un silenzio totale in noi, a spengere tutte le luci che vengono dalla terra. Dobbiamo spengere tutto: le luci che sono nella nostra mente, le voci che nascono nella nostra zona emotiva e le voci che tengono svegli e all erta i nostri sensi esterni. Se vogliamo che il Verbo di Dio nasca in noi dobbiamo saper scendere in questo silenzio profondo, in questa oscurità totale [ ]. Misurando la notte del Natale con i nostri criteri ordinari, rimaniamo stupefatti di fronte alle misure diverse divine nei confronti dei nostri comportamenti umani. Se noi sapessimo che domani, in una località qualunque del mondo, nascerà il futuro Messia o un grande personaggio, subito cominceremmo a sussurrare, andremmo alla televisione, faremmo réclames: una madonna muove gli occhi e subito si fanno santini, si organizzano pellegrinaggi. Come è differente la nostra superficialità dalla profondità di Dio! Il Verbo di Dio nasce nella più assoluta dimenticanza; chi lo sapeva fuori di Maria e di Giuseppe? e forse, dei Magi che dal lontano oriente si erano mossi? Nessun altro lo sapeva. Eppure quello era il momento centrale di tutta la storia della terra e del cosmo: il divino che assume la materia, la carne umana, per trasformare tutta la realtà pesante della terra nella realtà divina. E questo avviene nel più assoluto silenzio. In una grotta Dove nasce il Figlio di Dio? Cristo nasce in una grotta, neppure in una casa, in una capanna, in una baracca costruita da mano d uomo: nasce in una grotta, in un rifugio naturale, dove vanno gli animali per ripararsi dalle intemperie. Perché questo? Perché le opere di Dio non hanno niente a che fare con le opere dell uomo. Fosse nato in una casa povera, Cristo sarebbe stato accolto con diffidenza dai ricchi. Fosse nato in una casa di ricchi, sarebbe stato accolto con diffidenza dai poveri. Cristo è di tutti. Per lui non ci sono le categorie costruite da noi uomini, ricchi e poveri, proletari e non proletari. E poi il figlio di Dio nasce nel profondo della terra, in una grotta. Anche questo è molto significativo. Cos è la grotta? È la profondità della terra, è la profondità della coscienza dell uomo, dove il Verbo di Dio discende. Dobbiamo sentire la grotta non soltanto come spazio geografico, ma come spazio psicologico: in noi nasce il Figlio di Dio. Angelo Silesius, nel suo libro Il viandante cherubico, dice: «Inutilmente Cristo nasce in Betlemme se non nasce in te». Siamo noi che dobbiamo diventare coscienti che nella nostra grotta c è il bambino divino che vuole crescere, illuminarci, trasformarci, e deve nascere in noi. E in noi nasce quando riusciamo a fare silenzio, ad avvolgerci di tenebra. Come un bambino Un altro punto di riflessione sul mistero del Natale è questo: come si rivela il Figlio di Dio nel momento della sua nascita? Se pensate ad altre manifestazioni del divino, contenute nell Antico testamento, notate subito la differenza. Sul Monte Sinai Dio si rivela come il potente, tra folgori e tuoni e lo sgomento del popolo. A Betlemme rivela la sua onnipotenza nell impotenza totale di un bambino che è bisognoso di tutto: di una culla, di braccia che lo accolgano, di mammelle che gli diano il latte, del calore, della protezione, della vigilanza più assoluta. Dio è l inerme. Così si rivela a noi: è il fanciullo che nasce. Dobbiamo riuscire a togliere dalla nostra mente tutte le visioni e le figure con le quali spesso raffiguriamo 24

25 il mistero divino: il re di tremenda maestà, il re onnipotente, padrone della vita e della morte. Quando si è rivelato, si è rivelato come impotente, perché la potenza di Dio è il rovescio di tutte le potenze degli uomini. È la potenza dell amore, è la potenza del pane, è la potenza del fanciullo. Il Figlio di Dio, assumendo la carne in un fanciullo e nascendo nello squallore di una grotta e nella dimenticanza di tutti gli uomini, ci ha voluto indicare che, quando Dio si rivela in tutta la sua maestà e in tutta la sua onnipotenza, si manifesta sempre nell estrema debolezza e nell essere che è più dimenticato, più abbandonato, più colpito, più respinto, più reietto. Fuori dalla città degli uomini Il Figlio di Dio nasce fuori, come anche muore fuori, dalle città costruite dagli uomini. Nasce fuori da Betlemme, muore fuori da Gerusalemme. Pensando a questo dovremmo concludere con dei pensieri molto gravi e molto importanti. Ogni nascita religiosa, ogni rinascita del Figlio di Dio nel cuore di un uomo, nel cuore di un gruppo di uomini, si deve compiere sempre al di fuori di tutte le opere strutturate dagli uomini. Quando vogliamo costruire, dobbiamo metterci al di fuori di tutte le opere dei figli dell uomo, al di fuori di tutte le costruzioni che sono nate nella città, al di fuori di tutto ciò che abbiamo potuto escogitare come permanente e duraturo anche attorno al sogno religioso, per incamminarci verso il tempio di Dio, che non è costruito da mano d uomo, verso la città santa di Dio, che non sarà costruita né dalle politiche né dalle economie né dalle visioni utopistiche dei figli dell uomo, ma nascerà intatta dai cuori liberi che si uniscono per realizzare, in un determinato momento e in un determinato tempo, il grande sogno della città di Dio. Preghiera di Natale Preghiamo insieme perché il Figlio di Dio nasca non soltanto a Betlemme e non soltanto nel ricordo liturgico, ma nasca veramente nella nostra coscienza, per rendere anche noi portatori del mistero della Parola di Dio che si è incarnata, portatori della sua grazia, della sua luce, della sua pace e di quella buona volontà che dobbiamo avere e che ci rende capaci di ricevere l annuncio degli angeli. Io spero che Cristo, il Verbo di Dio, nasca veramente nella mia coscienza come nella vostra coscienza, in questo Natale. Dobbiamo vivere con grande semplicità, come Cristo, sempre aderenti alla vita, perché la nostra è la religione dell'incarnazione. Giovanni Vannucci 25 25

26 Le pubblicazioni della Fraternità di Romena 26

27 11 e 18 Dicembre 11 e 18 Dicembre Mercatino di Natale AVVISI Un mercatino vero in cui si possono trovare solo piccoli doni, oggetti artigianali, pensieri. Un modo per liberare il regalo dalla catena del consumismo e restituirlo a un dimensione più semplice e più spontanea. 24 Dicembre - ore 22,30 Veglia di Natale Gennaio Il rischio di amare con Maria Teresa Abignente e Chiara Barlucchi Sostituisce il corso "Famiglia" in programma il gennaio dal 18 al 27 Marzo L'essenziale è invisibile agli occhi (A. de Saint-Exupéry) Viaggio-esperienza nel deserto per informazioni Massimo i gruppi In alcune città sono nati i gruppi di incontro. Se Romena è la casa che ci ha fatto incontrare, ora è la nostra casa che diventa luogo d'incontro, del "fare casa". Rovereto 1 Venerdì del mese - Resp. Paolo Lott Valdarno Resp. Lucia Giannetti Arezzo Ultimo Giovedì del mese - Resp. Marco Andrea

28 GRAFFITI ino a poco tempo fa, non facevo che correre. F Madre di quattro figlie, libera professionista, con una splendida casa in periferia, ho trascorso anni e anni preziosi della mia vita a cercare di organizzare ogni minimo dettaglio delle nostre giornate, in modo che tutto fosse perfettamente sotto controllo in un organizzazione ineccepibile. Così il tempo passava in una corsa sfrenata contro l orologio, una fuga da me stessa e dal vuoto che percepivo di una vita che si perdeva nei dettagli più materiali, dove ogni spazio vuoto veniva subito tappato dall organizzazione di qualcos altro, per avvantaggiarsi, per essere più efficiente, per non sprecare tempo. Oggi la mia vita è tutt altro. Accolgo ogni giorno con un ringraziamento e un apertura totale a ciò che mi porterà. Non programmo più niente.vivo ogni istante cercando di coglierne la pienezza, senza preconcetti. Mi dò pienamente a ciò che la Provvidenza organizza per me e comincio ad intuire con immenso stupore che la vita è uno splendido capolavoro e che se le si lascia la possibilità di dispiegarsi in tutte le sue infinite sfaccettature, organizza la nostra vita mille volte, anzi, centomila volte meglio di quanto non potremmo mai farlo noi, nei minimi particolari. È come se esistesse un filo d argento che collega ogni dettaglio della nostra vita, passato, presente e futuro, e lo percepissimo soltanto quando ci abbandoniamo totalmente alla volontà di Dio, mettendo nelle Sue mani ogni attimo della nostra giornata. Così, mentre prima mi buttavo giù dal letto già stanca all idea delle mille cose che dovevo fare, ora metto la sveglia prima e inizio la mia giornata con un tempo di silenzio e di preghiera che mi infondono serenità e fiducia e che mi permettono di chiedere al Signore di darmi un cuore abbastanza aperto e un intuizione abba- 28 stanza chiara per poter capire quale sia la Sua volontà e cosa si aspetti da me in quella giornata. Così mi lascio guidare da questo filo d argento che mi fa incontrare la persona giusta al momento giusto, dire la frase giusta alla persona giusta al momento giusto perché le porte giuste si aprano. Non ho più la presunzione di farle aprire io ad ogni costo. Forse queste mie parole vi sembreranno astratte e teoriche, in realtà sono sempre la stessa mamma della stessa famiglia numerosa. Desidero però includere in ogni mio gesto una dose di silenzio interiore e di apertura del cuore davanti ad ogni imprevisto, ogni cambiamento, ogni novità, ogni incontro. Così, incomincio ogni giorno dicendomi: Chissà cosa mi porterà di bello? Susanna gni giorno per tornare a sperare. O La speranza è un piccolo seme che non costa niente, che può generare un giovane germoglio per una vita migliore. La speranza non ha fede religiosa, è del cristiano, del mussulmano, del buddista, la può regalare sia il ricco sia il povero, sia il bambino sia il vecchio, sia l uomo sia la donna, non ha il colore della pelle. Alcune volte si trasforma in un sorriso, in una stretta di mano, in un abbraccio, è un vento leggero che non ha forma ma ti può scaldare il cuore nelle giornate più fredde, ti può rinfrescare nel deserto. La speranza ti può cullare quando i tuoi pensieri non ti lasciano dormire, la speranza ti può svegliare la mattina presto per accompagnarti nel giorno nuovo. Ogni giorno, per tornare a sperare che Gesù non è morto invano sulla croce. Marco

29 uando da bambini un pantalone si accorciava Q o diventava stretto, mamma lo portava da Tarcisio. Lui aveva una casa piccola così, ma c era una stanza grande per le cene con gli amici e per il suo lavoro. Trovavi sempre un enorme panno morbido sopra il tavolo, un cappotto che teneva caldo il legno fino al prossimo piatto di spaghetti. Gli aghi sul cuscinetto e tanti fili dappertutto che si impigliavano nel maglione color ruggine col collo alto ripiegato che Tarcisio portava per lavorare. Le forbici pesanti di ferro coi due grandi occhi neri non erano mai nello stesso posto. Prendeva le misure, le segnava su un quadernino e ti diceva: «Tra due giorni sono pronti». Se da piccola mi chiedevi cosa volevo fare da grande, ti rispondevo la sarta o la mamma. Così, facevo i vestiti ai miei bambolotti e a quelli di mia sorella ma le misure non andavano mai bene. Se mamma doveva andare da Tarcisio, le andavo dietro perché forse la volta prima mi era sfuggito qualcosa. Lui usava pure una carta bianca sottile, uguale a quella che avvolgeva le scarpe nuove nella scatola, non capivo per quale ragione. Forse quello era un segreto difficile e per rubarlo ce ne voleva ancora di strada. Ma il momento magico del lavoro di Tarcisio era quello del tagliare. Dei colpi delicati e fermi, senza scalette dicevo io, mentre gli occhi andavano a controllare tutto e la stoffa ubbidiva. Mi ammutolivo nel vederlo tagliare. Ora che ho trentanove anni e non sono sarta né mamma per distrazione o per aver pensato di poter fare entrambe le cose domani, mi trovo a gustare il tempo quotidiano del cucire come uno spazio per me, ritagliato dove i minuti si riposano. Un tempo al femminile in cui non importa se faccio prima a ricomprarla quella sdraia da mare, perché mi piace farla. E mi piace il tempo della scelta delle stoffe e del filo, il campanello della porta della merceria, avere un capo da coltivare nel tempo, rovistare nei mercatini dell usato. Però il momento magico resta quello del tagliare. C è la paura di sbagliare, sai che ci sono gesti dai quali non si torna indietro, che comunque sono vitali. Se non taglio, la paura cresce. Dopo il taglio invece, qualcosa comincia ad esserci. Lo senti sotto le dita, nelle trame che si congiungono, nelle pieghe dove il movimento si apre. È ora di tenere solo quello che è importante e togliere il troppo. Monica a Arezzo a Romena e poi da Romena verso il D Chianti, verso l Eremo delle Stinche, la casa di Giovanni Vannucci. Non un pellegrinaggio preconfezionato, col percorso stabilito, tracciato, le tappe concordate, ma un nostro pellegrinaggio, di Franco e Aline. Avremmo avuto il coraggio di chiedere riparo per la notte? Qualcuno ce lo avrebbe concesso? Il primo giorno di strada eravamo carichi di energia oltre che di peso. Ci ha soccorso il primo "si", quello di Don Alfio di Pieve a Socana, che ci ha accolto la prima notte: un regalo atteso, ma niente affatto dato per sicuro. Rincuoràti da questo primo "si" e dall accoglienza degli abitanti del paese, abbiamo cominciato a fidarci di più di questa Provvidenza tanto citata, ma così poco esercitata. Il nostro cammino si è fatto più lieve, le preoccupazioni per la sera meno pesanti. Arrivare a Romena è stato un balsamo per i nostri corpi, anime e menti. Ricaricati abbiamo affrontato il passo della Consuma, quindi Vallombrosa e da qui a Vaggio dove l accoglienza di Mario e Giuliana è in grado di ristorare ben altre fatiche. Poi, finalmente, Le Stinche. L eremo è in cima ad una collina, ma lo stile di Vannucci ci spiazza ancora una volta. Il suo eremo è nascosto nella piega di una piccola valle. Ci accoglie fra Lorenzo dagli occhi luminosi, vestito da lavoro. Ci fa sedere e ci offre acqua. Entriamo nella penombra della saletta e riconosciamo l atmosfera essenziale e accogliente. Ci viene da piangere a leggere ciò che è scritto appeso al muro: È giunto un pellegrino alla mia porta./ho preparato la mensa/ col pane e il vino e l angolo nascosto/ per ascoltare musica./ Egli mi ha benedetto nel nome della Trinità,/ con la casa, l ovile e i miei cari./ L allodola ripete nel suo canto/ sovente, sovente/passa il Cristo in veste di pellegrino. Abbiamo condiviso il lavoro, la preghiera, il pane. Vannucci si respirava dappertutto. Le lodi di mezzogiorno col libro della preghiera universale recitate nel cortile tra profumi di cibo, fronde verdi e suoni della natura avevano davvero il sapore della comunione con tutti i credenti e col creato. Franco Verso S. Pietro alle Stinche Ardente desiderio di incontrarti ogni giorno nella fatica del cammino nell acqua ristoratrice di una fontana nella cortesia di uno sconosciuto nella carezza del vento negli occhi di chi ci accoglie per la notte. Cresce di ora in ora la certezza che Tu se qui in mezzo a noi e la buona sorte diventa Provvidenza. E così non abbiamo più paura che ci manchi il necessario. I piedi e la mente sono finalmente liberi di lodarti. La meta si avvicina e Tu riempi ogni sguardo di gioiose lacrime. Venuti qui per conoscerti scopriamo di aver peregrinato fianco a fianco. Trabocca la voglia di cantare le Tue umili gesta sulla nostra via, ma il corpo eccitato perché ha imparato a pregare ci invita a proseguire oltre. Aline 29

30 o sprecato tanto tempo della mia esistenza H preoccupandomi per un domani che non arrivava mai secondo i miei paurosi e/o illusi pensieri. Molto diverse dai progetti e dalle speranze, le paure e le illusioni mi hanno sempre impedito di vivere i miei oggi, proiettandomi in un tempo inesistente oppure, al contrario, tenendomi strettamente abbarbicata ai miei ieri, agli errori commessi, ai dolori patiti, alle sofferrenze provocate, alle occasioni mancate Me ne stavo lì, come a vedere e rivedere sempre lo stesso vecchio film. Queste due pesanti palle ai piedi ieri e domani riempivano talmente la mia mente da impedirmi di vivere il mio presente. Oggi non c era mai. So di non avere ricordi di persone, di situazioni, di colori e di profumi perché la mente era sempre piena d altro: ben poco riusciva per me ad essere vivo, vitale. In un certo qual modo i giorni passavano, tutto qui; non erano vissuti, passavano soltanto. Ricordo con orrore questa non vita. Perciò ogni giorno, tutti i giorni, al mio risveglio, prego affinché mi venga concessa anche oggi una giornata da vivere e non solo un giorno da sopravvivere. Io so che mi è stata regalata una seconda opportunità per amare la vita, e la condizione per farlo è che io impari a vivere bene i miei oggi, per ben-essere. È un po come tuffarsi nel mare: o impari a nuotare ora, adesso, o anneghi. Sono molto felice e grata di com-prendere questo. Da qualche parte ho letto: Dio mi regala la vita, è il suo dono per me, come la vivo è il dono che io faccio a Lui. Giorgia gni giorno! Che fatica ogni giorno! Come O scalare una montagna piano piano, passo dopo passo. E ogni giorno aver voglia di continuare a salire, trovare il modo di aver cura dei miei figli, di mio marito, di me nel migliore dei modi; ogni giorno trovando buoni motivi; ma che fatica. Cercando di non perdersi dietro alle stupidaggini, alle cose che non sono essenziali, che ti sviano dalla strada da percorrere. Spesso la voglia è di fermarsi, di lasciarsi andare giù. Un po di riposo! Da sola non ce la faccio, non ce la farei. Ci sono delle cose che mi aiutano a non fermarmi, ad andare avanti anche con voglia ritrovata, anche col sorriso, pur con fatica soprattutto in certi momenti. E queste cose, a parte la soddisfazione personale nello stare con la mia famiglia, ve le volevo comunicare: una è cercare di leggere il Vangelo, un pezzettino, giorno dopo giorno (devo proprio impararla questa costanza!), mi serve come educazione alla fede e per trovare il coraggio di camminare. L altra è quando riesco a farlo, ma già l idea mi aiuta fare la madre del pane, poi il lievito, e poi il pane. Mi aiuta a coltivare l Amore e poi che profumo! Buon cammino Gioia 30 gni giorno è O conquistato alla vita per il piccolo cuore che batte forte forte dentro di me Man mano che passano i giorni e poi le settimane si allontana il rischio di perdere quell esserino che ormai vive in me. All inizio, dopo le prime perdite, Alberto ed io volevamo aspettare a comunicare ad amici e parenti la sua presenza, ma poi io non ce l ho fatta più e ho detto ad Alberto - Comunque vada lui o lei c è e non possiamo far finta che non ci sia. È vero, è rischioso affidarsi a un desiderio tanto grande e poi il nostro dolore, in caso di perdita del bambino, si sarebbe moltiplicato nel cuore di tanti amici Ma poi ha prevalso la speranza: e se invece la condivisione della gioia diventasse una forza che sostiene insieme a noi questa piccola vita, e quella comunione misteriosa, ma reale, tra chi si vuol bene agisse come forza di vita per aiutare il piccolino a vivere e a crescere? Così è proseguita l avventura splendida di questa gravidanza, tra i giorni in cui si sarebbe voluta bruciare l attesa, i giorni sospesi tra il timore e la fiducia e i giorni in cui ci siamo abbandonati a vivere il presente. Non è facile talvolta vivere l oggi, vivere ogni giorno, ci sono ore che non passano mai o in cui i pensieri attanagliano la mente e il cuore, quasi a voler coprire la luce del sole all orizzonte. Ci sono notti in cui certi sogni ci lasciano inquieti Ma poi ancora una volta compaiono gli amici, come angeli custodi mandati ad allietare i lunghi pomeriggi estivi e autunnali. Adesso siamo qui a vivere ogni giorno questo presente, tra il senso del limite che ci è dato e la consapevolezza che quella vita che porto in grembo contiene in sé tutto l universo fin dalla sua origine ed io piccola e debole contengo in essa un frammento della sua Luce e della sua eternità. Chiara

31 gni giorno è vita O vissuta o sognata, è umiltà o ipocrisia di promesse e compromessi, di pazienza e impazienza, di fatiche e di soste verso semplici mete di sincerità. Ma ogni giorno il sole e la luna splendono lo stesso sulle nostre ferite e, forse, guardando cielo e terra con una sola lacrima si prega senza saperlo più che con la parola. Jenni gni giorno scenderò giù nella valle O e grovigli di rovi porterò sulle spalle fin sulla vetta del mondo nella piena luce del sole. Spine, ogni giorno, regaleranno dolore da trasformare in rinnovato amore. Ma nel silenzio vestirò l'abito più bello e di rovi e di spine farò il mio gioiello. Fabrizia V i scrivo dall Africa Ogni giorno l ingiustizia mi tocca e mi ferisce, mi guarda con gli occhi grandi dei bambini, con il continuo chiedere dei passanti. Ogni giorno mi chiedo cosa mangerò? Mentre, chi mi abita accanto si chiede se mangerà. Ogni giorno sento la precarietà passarmi vicino e attentare alle mie sicurezza, alle mie certezze. Ogni giorno mi sento ricca e fortunata ma, anche piccola ed impotente. Ogni giorno la vita m interroga e cerca di convertirmi. Ogni giorno Dio è vicino a me e sanguina della mia stessa ferita. Laura PROSSIMO NUMERO: il giornale in uscita a MARZO approfondirà il tema: LA LEGGEREZZA. Inviateci lettere, idee, articoli, foto (termine ultimo: 15 Febbraio 2006), preferibilmente alla nostra UN CONTRIBUTO: se volete darci una mano a realizzare il giornalino e a sostenere le spese potete inoltrare il vostro contributo sul c.c.p allegato. CASSA COMUNE: è composta dai vostri c.c.p. più offerte libere. La cassa sarà utilizzata per continuare a realizzare il giornale e ampliarne la diffusione (in carceri, istituti, associazioni, gruppi, ecc.) PASSAPAROLA: se sai di qualcuno a cui non è arrivato il giornale o ha cambiato indirizzo, o se desideri farlo avere a qualche altra persona, informaci. SEGRETERIA: l orario per le iscrizioni ai corsi è preferibilmente dal mercoledì al venerdì dalle 18 alle 20, sabato e domenica quando vuoi. FRATERNITA DI ROMENA - ONLUS - Per darci una mano La nostra associazione è giuridicamente riconosciuta come ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa d Utilità Sociale), per questo chi vuole dare un contributo può beneficiare delle agevolazioni fiscali previste contenute nel decreto legislativo 460 /1997. Il versamento può essere effettuato tramite: - C/C Postale n. conto intestato a: Fraternità di Romena Via Romena Pratovecchio - Arezzo - Bonifico bancario su C/C n c/o Banca Popolare dell Etruria e del Lazio (BPEL) Filiale di Pratovecchio codice ABI 5390 CAB intestato a Fraternità di Romena Via Romena Pratovecchio - Arezzo, specificando nella causale Offerta Progetto Romena 31

32 Fare in modo che ogni giorno il cielo e la terra si tocchino. C. M. Martini 32

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