UNA GRANDE CONSEGNA. Buona lettura! Piccole Sorelle Jesus Caritas Anno 2009 N. 2. In questo Numero:

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1 Piccole Sorelle Jesus Caritas Anno 2009 N. 2 UNA GRANDE CONSEGNA Africa, il continente cuore del mondo, così variegato geograficamente e così carico di contraddizioni, contrasti e paradossi. La culla della vita, dove ogni giorno bambini muoiono ancora per fame e malattie che dovrebbero essere già debellate. C è il grande deserto, il Sahara, ma ci sono anche le grandi foreste equatoriali con la loro esplosione di vegetazione. Un continente che qualcuno definisce malato, ma a farlo ammalare siamo stati noi occidentali con il nostro sfruttamento indiscriminato delle risorse e con le nostre politiche sbagliate. Un continente che stenta a decollare perché quelli che contano stanno altrove e chi vuole un futuro lo va a cercare al di là del mare, invece che avere la possibilità di migliorare la sua nazione. Una situazione culturale molto diversa dalla nostra, ma che ogni giorno bombardiamo con messaggi contraddittori e falsi. Africa, con la sua povertà e le immense ricchezze sfruttate da altri; Africa, un continente antico, ma con la popolazione giovanissima; Africa! Cento anni fa questo continente, nella sua parte più inospitale, il deserto del Sahara, ha visto scorrere la vicenda di un uomo che, più di ogni altra cosa, cercava Dio e cercava l uomo. Quest uomo era Charles de Foucauld con la sua esperienza unica, si è fatto povero come Gesù per avvicinarsi agli uomini poveri perché non conoscevano Dio! Quest uomo è stato un pioniere delle strade di Dio attraverso il cammino sulla sabbia e nell incontro con chi era il più lontano. La sua forza l attingeva da una sorgente inesauribile, dall Eucaristia, che sempre l accompagnava come la roccia che accompagnò il vagare d Israele nel deserto! Un uomo senza tante pretese e morto solo, che però ha segnato profondamente la vita della Chiesa. Un uomo che con le sue intuizioni e il suo coraggio è diventato il buon seme che caduto in terra marcisce, per produrre molto frutto. A chi segue le sue orme, Egli indica un unico Maestro e Modello, Gesù! Charles de Foucauld scegliendo il deserto del Sahara per la sua vita, ha consegnato, in modo speciale, come eredità a tutti quelli che l avrebbero seguito, il continente africano. Ha consegnato il suo modello di evangelizzazione che è quello della prossimità e della vicinanza, dell amicizia e del dialogo franco e aperto nonostante le differenze, comprese quelle religiose. Ha consegnato il suo metodo particolare: l evangelizzazione attraverso una vita semplice e una preghiera di intercessione costante. In questo Numero: Fratel Oswaldo C. ci parla de: La conversione di Charles de Foucauld a pag. 2. Sorella Paola ci racconta il suo viaggio in Burundi: Kase Bakenzi Benvenuti Amici! nelle pag Sorella Diomira e Ivana del Medico ci raccontano le vicende della casa d accoglienza: Da Casa Betesda a pag. 7. Infine, appuntamenti e varie a pag. 8. Buona lettura! LE PICCOLE SORELLE JESUS CARITAS 1

2 LA CONVERSIONE DI CHARLES DE FOUCAULD Il visconte Charles de Foucauld ( ), dopo la perdita prematura dei genitori (1864), assieme alla sorellina Marie, viene allevato dal nonno materno, il colonnello Charles de Morlet, ed educato secondo la tipica morale cattolica della borghesia francese dell epoca. Appena adolescente Charles perde la fede e ben presto si da ad una vita sfrenata, che dovette smettere, almeno in parte, perché chiamato a combattere a Orano, in Algeria, con il suo reggimento. Volgarmente, per conversione s intende un ritorno a Dio o, per dirla in termini evangelici, secondo la parabola del figliol prodigo, un ritorno al Padre. In realtà, però, la conversione spirituale è segno di adesione continua dell uomo a Dio, in seguito a una scelta precisa, da realizzare nella quotidianità della vita cristiana. Potremmo anche parlare di un continuo convergere verso Gesù. Nel rapporto esistenziale tra l uomo e Dio c è sempre una continua chiamata divina ad una risposta umana. Chiamata e risposta formano, per così dire, il tessuto vitale dell essere cristiano. Dopo un lungo itinerario di vita interiore favorito da avvenimenti vari e da alcuni incontri provvidenziali, a 28 anni Charles de Foucauld si converte. Nella sua conversione, come in ogni conversione, si può riscontrare un incontro tra la grazia divina e l opera umana. Dio prende l iniziativa, come sempre, e si offre gratuitamente all uomo inquieto. Questi, assetato di assoluto, risponde gradualmente sino a prendere coscienza del disegno divino su di lui. Immediatamente dopo aderisce incondizionatamente alla persona di Cristo, attraverso cui gli è rivelato il Padre, e si pone alla sua sequela. Le parole scritte da Charles ad un grande amico, Henry de Castries, ci rivelano i suoi sentimenti più profondi: Con quale miracolo l infinita misericordia di Dio mi ha riportato da così lontano? Non posso attribuirlo che a una sola cosa: alla Sua bontà infinita Appena credetti che c era un Dio, compresi che non potevo fare altrimenti che vivere solo per Lui Agli inizi la fede ebbe molti ostacoli da vincere, ma la grazia divina e i consigli del mio confessore dissiparono quelle nubi. Oltre il contatto con la religione islamica avvenuta in Marocco, così benefico per il giovane alla ricerca dell assoluto di Dio, vi furono due persone di cui Dio si servì per la sua conversione: la cugina Marie de Bondy e don Huvelin, parroco della Chiesa di S. Agostino a Parigi. In casa di sua zia, madame Moitessier in un clima di estrema calma angoscia, dubbi, ripensamenti, ricordi d infanzia e di gioventù sfrenata prendevano sempre più possesso del suo spirito e ne mettevano in crisi convinzioni e punti di vista fino a quel momento ritenuti giusti e intoccabili. In questo clima psicologico Charles rimaneva incantato dinanzi alla presenza silenziosa, ma tanto convincente e incisiva, di sua cugina Marie. Il modo di fare di questa donna profondamente convinta gli creava intorno un ambiente invitante alla riflessione, e un aria di pace e serenità che contrastava con il suo subbuglio interiore. Accanto a questa figura di donna così autenticamente credente, ve n era un altra, quella di don Huvelin, anche questi strumento di cui Dio si servì per portare a compimento la conversione di Charles. Amico e confessore di casa Moitessier, don Huvelin era un uomo di squisita intelligenza, di acuta sensibilità, ma soprattutto un santo sacerdote. Al momento della sua conversione, Charles nel ricevere la sua seconda comunione, s era innamorato follemente della condizione di servo e dello stato di abbassamento umilmente assunto dal Verbo divino nell incarnarsi, al punto tale da decidersi a seguirlo su questa strada che Egli aveva abbracciata e percorsa. Gli anni che gli resteranno da vivere gli impiegherà per comprendere dove e come poter imitare meglio la vita del suo beneamato Fratello e Signore Gesù. Charles de Foucauld è diventato davvero Charles di Gesù. FR. OSWALDO J. C. 2

3 KASE BAGENZI! BENVENUTI AMICI! Racconto del viaggio in Burundi Dal 26 dicembre 2008 al 6 gennaio 2009, un gruppo di 7 persone, ha affrontato la grande avventura di un viaggio pellegrinaggio in Burundi. Il gruppo è alquanto strano: c è il Rettore del Seminario di Fermo Don Sandro Salvucci, il diacono permanente Don Reginaldo Tassotti, un infermiere in pensione Sandro Luca, poi le donne: in primis Antonietta Costantini, due insegnanti Angela Maria Pistolesi e Meri Ruggeri ed in fine la scrivente sorella Paola. Un gruppo ben assortito che tra i preparativi di Natale, quest anno ha preparato anche questa sortita in terra straniera, in terra africana. Ora mi sembra doveroso spendere due righe per ricordare ai più una piccola nazione, martoriata da 12 anni di guerra civile, come il Burundi. La Repubblica del Burundi si trova nella regione dei grandi laghi, confina a nord con il Ruanda, ad ovest con la repubblica democratica del Congo e il lago Tanganyka e a sud e ad est con la Tanzania. La sua superficie è di km , di poco più grande della superficie del nostro Piemonte! Capitale è Bujumbura. Gli abitanti sono più di 8 milioni di abitanti, una popolazione molto giovane, con una densità per km 2 di circa 300 persone. Le lingue parlate sono il kirundi, il francese e, verso la Tanzania, anche il swahili. La moneta è il franco burundese. È un ex colonia tedesca poi un ex possedimento Belga indipendente dal 1 luglio Solo il 60% della popolazione è alfabetizzata ed ha un economia prevalente di agricoltura di sussistenza. Il territorio è montuoso con un clima tropicale, mitigato dall altezza e dalla presenza del lago Tanganyka. L arrivo il 26 dicembre. Siamo partiti da Roma, con scalo ad Adis Ababa e arrivo nella capitale Bujumbura alle ore 12,30 circa ora locale. Al nostro arrivo ci ha raccolti Don Salvatore e con un pulmino, guidato da Eri, abbiamo raggiunto Bururi intorno alle ore 18,00. Bururi è collocata a 1800 m. di altitudine. In totale abbiamo viaggiato per circa 24 ore e siamo stati fortunati: non ci sono stati ritardi! Mentre salivamo dalla capitale per raggiungere Bururi, lo spettacolo della natura, monti e vegetazione, che ci si presentava dinanzi è davvero mozzafiato. Vediamo piantagioni da Thé, banane, granturco, manioca, ecc. e pian piano iniziamo a prendere confidenza con queste piante mai viste prima! Al nostro arrivo ci accorgiamo che siamo attesi per l inizio della Santa Messa nella cappella del vescovato. Durante questa messa i due canditati al sacerdozio, Don Ildephonse e Don Pasteur hanno pronunciato il giuramento al loro vescovo. Quasi una festa nazionale: 27 dicembre 2008 l ordinazione presbiterale di Don Pasteur e Don Ildephonse. Dopo la colazione, partiamo per Routovu, nella chiesa parrocchiale si è svolta la celebrazione dell ordinazione dei nostri due amici. La cerimonia è stata allietata da balli e canti com è consuetudine a queste latitudini, abbiamo così iniziato ad assaporare le cerimonie africane, molto partecipate e frequenti in questo periodo (le festività natalizie!). Tra la celebrazione, i saluti e i ringraziamenti abbiamo trascorso circa 5 ore in Chiesa. Dopo abbiamo partecipato ad un intrattenimento e ad un pasto, nei pressi della vicina scuola di Routovu. Il miracolo della strada: 28 dicembre raggiungiamo il villaggio di Don Ildephonse Kidobori. Sì! Un miracolo: per permettere lo svolgimento della festa nel villaggio di Don Ildephonse, si sono mobilitati tutti i fedeli di questa chiesa succursale della grande parrocchia di Routovu. Infatti, c è un altra strada per raggiungere questo villaggio, che sale dalla valle, ma per scongiurare il pericolo che gli invitati provenienti da lontano rimanessero imprigionati dal fango, visto che i mesi di dicembre e gennaio sono mesi di piogge, si è pensato di fare un altra strada, quella che vedere nella foto accanto. Al posto di questa strada, prima c era solo un piccolo sentiero di montagna 3

4 percorribile solo a piedi. Tutti hanno dato una mano e hanno permesso questo miracolo. La nuova strada che si inerpica sulla montagna è lunga più di 2 km. Così, grazie alla generosità di tutti, abbiamo potuto assistere alla celebrazione della prima Messa di Don Ildephonse nel suo villaggio chiamato Kidobori nella collina di Munyinya a 1936 m di altezza. All evento celebrazione sono accorsi da tutti i villaggi vicini, anche da km di distanza. Era presente, per la prima volta in questa zona, anche il Vescovo Baccinoni. Molte persone di questo villaggio hanno visto per la prima volta un musungu, cioè un bianco! Una bellissima celebrazione e, alla fine, un pranzo per tutti gli invitati che ha richiesto molti preparativi. Durante questa S. Messa sono stati battezzati 22 bambini, tra cui il nipotino di Don Ildephonse. In ricordo di un martire per la pace: 29 dicembre commemorazione a Minago. Alla mattina siamo partiti alla volta di Minago: siamo scesi verso il lago Tanganuka per una visita al monumento in ricordo del Nunzio Apostolico, Mons. Michael Aidan Courtney, di origine irlandese, che fu ucciso il 29 dicembre del 2003 in un attentato dai ribelli. Il Nunzio predicava la riconciliazione e il dialogo tra le etnie, per questo sul monumento è scritto: Ha donato la sua vita per la pace. Al momento dell attentato, al suo fianco nell automobile c era l attuale Vescovo di Bururi, Mons. Baccinoni, che ogni anno ricorda questo tragico avvenimento con una celebrazione commemorativa nel luogo dell imboscata e con la successiva S. Messa nella vicina parrocchia di Rumonge. Durante la guerra, lungo questa strada che collega Bururi e Rumonge, le abitazioni sono state distrutte e transitavano solo ribelli e militari. La zona, quindi, era pericolosissima per i civili. Ora le case sono state ricostruite e riabitate. Abbiamo visitato la parrocchia sulla riva del lago e, nonostante il caldo umido, abbiamo assistito alla S. Messa in ricordo del Nunzio ucciso. I Martiri della Fraternità: 30 dicembre a Buta. Da Bururi verso Buta si attraversa il villaggio protestante pentecostale di Kiremba. Buta fino a 15 anni fa era solamente la sede del seminario minore della diocesi di Bururi, ma il è stata teatro dell uccisione di 40 seminaristi giovani (tra i 14 e i 16 anni), uccisi dai ribelli. Per ricordarne la memoria, è sorto qui il Santuario dei Martiri della Fraternità Abapfiriye Umuvukano. Quel giorno è rimasto perennemente impresso nella memoria dei nostri due amici sacerdoti che furono protagonisti di questo episodio; Don Pasteur ha perso suo fratello ucciso dai ribelli, mentre Don Ildephonse rimase ferito più volte alla gamba, solo dopo un operazione in Italia ricupererà la sua funzionalità. A Buta partecipiamo alla S. Messa che si celebra ogni 30 del mese a ricordo dei 40 giovani seminaristi uccisi. Qui incontriamo molti giovani e gente venuta per la celebrazione tra cui alcuni genitori dei ragazzi uccisi; incontriamo anche Don Zakkaria che nel 97 era rettore del seminario. Oggi è il fondatore del monastero maschile di Buta poco distante dal Santuario. In serata, rientrando a Bururi abbiamo fatto una sosta alla clinica privata e alla farmacia di Don Leopold che pratica la medicina tradizionale. Verso il lago: 31 dicembre a Nyanza-Lac. Da Bururi attraversando Rumonge e costeggiando il lago Tanganyka si arriva a Nyanza-Lac, cioè alla parte più a sud e a confine con la Tanzania. Abbiamo fatto una sosta nella parrocchia di Kigwena dove, non lontano, è stato fondato 4

5 il Liceo intitolato a Don Mauro Bartolini, sacerdote della diocesi di Fermo. Visitando la scuola, la cui costruzione è curata da Don Salvatore, abbiamo incontrato i 350 ragazzi che la frequentano nonostante che siano giorni di festa, i ragazzi sono venuti solo per incontrare noi. Qui frequentano le scuole medie e le superiori, gli insegnanti sono stipendiati dallo Stato, ma il direttore della scuola è cattolico visto che la parrocchia e la diocesi provvedono alla costruzione. Questa scuola inoltre, ospita sia protestanti che musulmani. Verso Nyanz-Lac visitiamo una nuova Chiesa Isengero in costruzione; qui notiamo anche la presenza di profughi burundesi di rientro dalla Tanzania. Abbiamo pranzato nella parrocchia e, data la vicinanza del lago, gustiamo il pesce tipico Inguhe. Al nostro rientro a Bururi abbiamo festeggiato la fine dell anno tra canti e danze locali. A mezzanotte abbiamo cantato il Te Deum di ringraziamento in kirundi! Quasi un safari: 1 gennaio Messa nella succursale di Don Ildephonse. Siamo partiti da Bururi alla volta di Mwungeremwe parrocchia di Don Ildephonse per la celebrazione della S. Messa con i suoi parenti tra cui sua nonna. Per raggiungere questo luogo abbiamo attraversato un ponte fatto di tronchi con il pulmino. Nel pomeriggio visita a le sorgenti del Nilo riconosciute come la fonte più a sud. Visita a Gitega: il 2 gennaio. Da Ruotovu partiamo per Gitega. Facciamo tappa al Seminario maggiore e incontriamo il rettore. Poi ci spostiamo per visitare l impianto di trasformazione dell olio di Avocado di proprietà di un italiano. Ma prima assistiamo ad uno spettacolo dei ragazzi della scuola media di Murrayi con tamburi e danze. A Gitega visitiamo l orfanotrofio delle suore Bene Bernadetta e la Maison Mere dove abbiamo incontrato la Superiora Generale. Suor Consolata ci accompagna in questa giornata e ci illustra i vari luoghi, visto che parla in italiano avendo studiato a Roma. Da Gitega siamo andati a Gihofi (a 1200 m) dove abbiamo visitato le piantagioni di canna da zucchero lavorate in loco dalla Sosumo. Da qui all orizzonte si vede la vicina Tanzania. La festa di Don Pasteur: 3 gennaio a Jenda. Da Bururi abbiamo raggiunto Muyange (Jenda) dove vive la famiglia di Don Pasteur e dove è stata organizzata la festa proprio nel suo villaggio. Qui abbiamo celebrato la S. Messa presieduta dal Vescovo Baccinoni e abbiamo festeggiato. La famiglia di Don Pasteur ha regalato a ciascuno di noi un dono particolare: oltre all abito tradizionale, Bubu, per le donne agli uomini delle camice oltre che oggetti tipici tra cui il cesto in corda chiamato Agaseke, alla suora il contenitore per il latte. Anche Don Pasteur ha ricevuto dei doni tra cui una mucca e mezza e una pecora con il suo agnellino. Saluto a Bururi: 4 gennaio. Dopo esserci congedati con il Vescovo Baccinoni che ci ha ospitato nella vicina casa adibita agli ospiti, posiamo per la classica foto di gruppo: gli Abasungu lasciamo Bururi portando una parola, Amahoro cioè pace che ci ha accompagnato per tutto il tempo. Raggiungiamo così la Chiesa succursale di Kivunu, dove Don Pasteur celebra la S. Messa; abbiamo pranzato nei locali della parrocchia e poi partenza per Bujumbura. Durante il viaggio facciamo una sosta a Matana presso la casa del fratello di Don Giuseppe che ora è in Italia e precisamente a Civitanova Marche. 5

6 Turisti nella capitale: 5 gennaio. Dopo aver pernottato nella capitale Bujumbura, abbiamo avuto l occasione per visitare prima l orfanotrofio e la scuola Fondati da Don Vittorio Blasi, sacerdote della nostra diocesi, poi il mercato di Bujumbura. Abbiamo anche visitato la riserva naturale di Rusizi alle foci del fiume omonimo che si immette nel lago Tanganyka. Qui abbiamo visto degli animali tra cui un coccodrillo Ingona, gli ippopotami Invubu e diverse specie di uccelli. Abbiamo raggiunto Gatumba al confine con il Congo e al ritorno ci siamo fermati sulla spiaggia del lago. Inoltre abbiamo fatto visita al Centro Giovanile Kamenge fondato e gestito dai padri saveriani alla periferia della capitale: è un luogo di incontro e di aggregazione per tutti i giovani, vista anche la vicinanza con l università. A cena siamo stati invitati a casa di un altro fratello di Don Giuseppe che vive e lavora a Bujumbura. Il rientro: 6 gennaio. Nella mattinata ancora qualche giro per la città al mercato e al museo, poi alle 13,00 all aereoporto per il rientro! Che cosa rimane? Nonostante il tempo trascorso in questi luoghi davvero suggestivi, sia stato molto poco, senz altro rimane una profonda nostalgia per una vita semplice e senza tanti crucci, al contrario dei nostri ritmi affannosi, una vita che è più a misura d uomo, nonostante la mancanza di mezzi. Rimane l esperienza dell accoglienza, profonda e calda, che abbiamo potuto sperimentare in ogni luogo, in ogni parrocchia o casa che abbiamo visitato. L aver incontrato un altra cultura, diversa dalla nostra, che va amata e rispettata e non criticata. Rimane ancora impresso il ricordo delle celebrazioni liturgiche, così vive e partecipate con i canti, le danze e il ritmo. Esperienza che ci ha interrogato profondamente perché abbiamo incontrato una Chiesa giovane che può dire molto al nostro mondo vecchio e stanco. L incontro è stato il segno distintivo di questi giorni, nonostante la lingua diversa, abbiamo sperimentato un linguaggio universale, quello dell Amicizia. Voglio ora ringraziare i nostri due sacerdoti amici che ci hanno permesso di vivere questa esperienza: Don Pasteur e Don Ildephonse. A loro due, che in questo momento sono in Italia per continuare i loro studi, va il nostro augurio di ogni bene nel Signore e che il loro ministero possa essere sempre fecondo, in Italia come in Burundi. Il loro impegno nella formazione personale è anche in vista del loro servizio una volta rientrati in patria. Occorrono persone formate e coraggiose che vivano in una mentalità nuova, come loro ci hanno testimoniato, la mentalità del perdono evangelico, che può sanare le enormi ferite di questo popolo. Inoltre, il nostro augurio è anche per tutto il popolo burundese, per la nazione intera, perché ritrovi e viva sempre più nella Pace Amahoro. Parafrasando le parole del beato Giovanni XXIII, ogni bene non è bene senza la pace! Chissà, se i nostri piedi torneranno ancora a percorrere le strade del Burundi? Restiamo aperti a ciò che il Signore vorrà e certo non mancherà di sollecitare noi a cercare un coinvolgimento di tanti verso le problematiche vissute da questo popolo e troppo spesso dimenticate. Allora Amahoro mesa Pace a tutti! p. s. Paola j.c. 6

7 Da Casa Betesda sorella Diomira e Ivana Del Medico Venite... e riposatevi un poco (cfr. Mc 6, 31) Ogni uomo conserva in fondo al proprio cuore l anelito verso il futuro e ciò è una cosa bellissima perché vuol dire mettere le ali alla speranza. Forse ciò che offusca e danneggia questo anelito è vivere questa speranza (di un lavoro, di una casa, della famiglia, ecc.) con ansia, angustia e... forse con rabbia. Sembra che, un giorno dietro l altro, questo sole che tanto si spera di vedere, continui a giocare a nascondino dietro le nubi: è tempo di crisi, sei straniero, non mi piacciono i neri, non avete voglia di lavorare, sono stato tradito, ecc. Tutte queste frasi purtroppo sono spesso pronunciate da color che non hanno mai conosciuto la povertà e non sanno com è umiliante trovarsi in queste condizioni e, peggio ancora, elemosinare ciò che è un diritto per ogni essere umano. Dice San Giovanni nella sua prima lettera: «Figlioli, non amiamo a parole ne con la lingua, ma coi fatti e nella verità». E ancora: «... se uno ha ricchezze di onesto mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l amore di Dio?» (cfr. 1 Gv 3, 17-18). Queste parole ci devono interrogare, specialmente se ci definiamo cristiani! Ad ogni fratello che incontriamo diciamo la Parola di Gesù: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11, 28). Tutti: affaticati, stanchi, delusi, voi tutti sperate in Dio perché un Dio grande ed eccelso sono, ma abito accanto agli ultimi! Dio non tarderà, Egli non è sordo, Egli vede e ha udito il pianto del tuo cuore... coraggio, presto verrà! Diceva un contadino brasiliano: Se dentro di te e attorno a te è buio, alza gli occhi in alto e vedrai, una stella ti illuminerà!. Questa stella è la fiducia in un Dio che ci ama e non ci abbandona. Guardiamo Gesù, Lui così grande si è rivestito di carne mortale, vivendo a Nazareth, povero tra i poveri, sconosciuto, rifiutato non solo dal suo popolo, ma anche da noi, tutte le volte che i nostri pensieri sono diversi dai suoi e le nostre vie si allontanano dalle sue vie! Questo nostro mondo non ci aiuta certo a cercare ciò che è vero, giusto, elevato, anzi ci spinge verso il possesso di persone e cose che solo apparentemente ci riempie il cuore e la mente, ma che alla fine risulta effimero e vuoto! Da questo deriva che la vera povertà è il non avere Gesù nel cuore; è voler fare a meno di Lui, è voler dirigere la propria esistenza senza di Lui, è cedere alla tentazione della propria autosufficienza. Però solo dove c è Gesù scompare la paura, dove c è Gesù si dissolve l inquietudine; dove c è Lui non ha più spazio l angoscia. Allora, riposare in Gesù è avere il coraggio di scavalcare le nostre vedute e... fidarci, ascoltare. Così alla fine troveremo quello che tanto ansiosamente cerchiamo! p. s. DIOMIRA J. C. Casa Betesda, la casa d accoglienza della Caritas, dove le Piccole Sorelle Jesus Caritas svolgono il loro servizio sulle orme del Beato Charles de Foucauld. Io sono entrata in questa realtà! Molte volte mi sono posta questa domanda: Mi hanno invitata, oppure Gesù mi ha indicato questa strada?. Sono diversi mesi, infatti, che svolgo un volontariato qui, presso Casa Betesda, dove persone meno fortunate di noi trovano accoglienza ed aiuto. Col passare dei giorni, trovo risposta alla mia domanda e mi vado convincendo sempre più che è Gesù che mi ha indicato questa strada, un luogo dove lo posso trovare tutte le volte che lo cerco. Gesù è qui, in mezzo ai nostri fratelli che hanno bisogno di aiuto, di un sorriso, di un gesto d Amore. È qui che mi ricordo le parole del Vangelo: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l avete fatto a me» (Mt 25, 40). Volontariato è una grande parola, ma spesso ci confrontiamo con la realtà e pensiamo: che cosa si può fare? Si può fare molto e in diversi modi, dall aiuto alle persone per ricercare un lavoro, una casa, un pasto a quello che è più importante: aiutare le persone nel ritrovare la speranza nel futuro, la fiducia nella vita e ad andare avanti perché la vita un dono grande e vale la pena di viverla fino in fondo. Questo è quello che si fa a Casa Betesda, dove le Piccole Sorelle tutti i giorni si prendono cura degli altri senza nessuna barriera di colore, lingua religione. La mia esperienza di volontariato? Beh! Posso affermare con sicurezza che è più ciò riceve di ciò che in realtà riesco a dare! IVANA DEL MEDICO 7

8 INCONTRIAMO LA PAROLA Le Beatitudini Ultimi due incontri sulla parola: Il 07 maggio 2009 Beati gli operatori di pace Il 04 giugno 2009 Beati i perseguitati per la giustizia. Pregare con le Piccole Sorelle a Casa Betesda: ore 06,30 ore 15,00 ore 18,00 ore 21,30 Lodi e Adorazione Ora media Ufficio letture e Vespri Compieta Il Giornalino La Fraternità lo puoi trovare anche on line sul sito SONO PASSATI A CASA BETESDA: Il 14 dicembre 2008 un gruppo di seminaristi del Seminario Redemptoris Mater di Macerata per una giornata di ritiro. Il 16 dicembre 2008 gruppo della Parrocchia Santa Caterina di Fermo. Il 22 dicembre 2008 serata con un gruppo della parrocchia San Marco alle Paludi Fermo. 29 dicembre 2008 Gruppo ragazzi della Parrocchia di S. Alessandro Fermo. Il 24 gennaio 2009 gruppo di giovani dell oratorio Parrocchia di Sant Antonio, Fermo. Il 13 marzo 2009 serata con i giovani partecipanti alla Settimana della Vita Comune. La Fraternità delle Piccole Sorelle augura a tutti gli amici, i simpatizzanti, una Via G. P. da Palestrina, FERMO FM Tel. Fax Sito: Scriveteci! 8

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