Anonimo Piceno a cura di Bruno Camaioni

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1 Anonimo Piceno a cura di Bruno Camaioni

2 Copertina di Alessandro La Rosa 2

3 ANAGOGICA Opere di Bruno Camaioni Notizie sull'autore Bruno Camaioni è nato a Grottammare (AP) nel 1917, si è laureato in Lettere all'università di Roma nel 1940, ha insegnato in varie città italiane, ed era preside di un liceo classico quando è andato in pensione. Ha scritto diverse opere (poesie, romanzi, studi sul Manzoni, opuscoli su argomenti religiosi ecc.) che non ha mai pubblicato, facendole circolare solo tra parenti, amici e conoscenti. Uno di costoro, ritenendo che esse siano interessanti e anche formative per i valori a cui si ispirano, ha preso l'iniziativa di metterle man mano in rete, affinché chiunque le possa leggere liberamente e senza spese. Note sul diritto d'autore Delle opere pubblicate di Bruno Camaioni ne è consentita la copia e la distribuzione, su qualsiasi supporto, preservandone l'integrità (inclusa la presente dicitura) e citandone l'autore. Altre opere attualmente disponibili in rete (anche attraverso emule): Il Problema del Male - Riflessioni; Eremita a Orgosolo - Romanzo; L'Aiuola Contesa - Romanzo; Riassunto de "I Promessi Sposi" - con commento estetico e morale; I Personaggi de' "I Promessi Sposi" - Saggio; I Doveri del Cristiano - Saggio; L'Antico Testamento - Tutta Parola di Dio? - Saggio; La Chiesa di Cristo e la Mondanizzazione -Saggio; Il Messaggio di Dante - Saggio; Una vita interessante - Luigi Mercantini Il Tirteo Marchigiano - Biografia; Historia Magistra - Saggio; Le meditazioni di Dante nel Purgatorio - Saggio; Idee non politicamente corrette - Saggio; Colle Vaticano A.D Romanzo; La verità... in pillole - Saggio; Paralipomeni - Saggio; La Nuova Atlantide - Cronaca A.D Romanzo; Poesie Varie. Le opere sono depositate. 3

4 INDICE ANAGOGICA... 3 Prefazione L organizzazione e le opere Gli esercizi spirituali Progressi materiali Baia Balenottera Altre novità Il dio Quattrino Patria cara Tordesillas Bel tricolore Il miracolo Il grande affare La politica L abbandono La prevaricazione Sinistre avvisaglie Il cataclisma

5 Prefazione Mi sento un po imbarazzato a pubblicare questa Cronaca del 2110, perché ai lettori sembrerà uno scritto incredibile e fantastico, e tale è sembrato anche a me, quando l ho letto; ma qualunque sia il suo valore, e qualunque sia il giudizio degli eventuali lettori, io ho dovuto pubblicarlo, e devo dire anche come mi è pervenuto, a una distanza di ben cento anni, non dal passato, ma dal futuro. La notte del 15 agosto, giorno nel quale io particolarmente ricordo mia moglie, che si chiamava Maria Rosa Assunta, e mi ero coricato pensando a lei, essa mi è apparsa, non so dire se in sogno o visione, cosa che non era mai avvenuta dalla sua morte (2000). Sembrava circonfusa di luce, con volto sereno e sorridente; io la contemplavo trasognato e non sapevo cosa dire. Parlò lei: «Bruno caro, finalmente ti rivedo, dopo nove anni; ma come sei cambiato, povero marito mio.» «Dopo la tua morte sono deperito giorno dopo giorno, e da quattro anni non esco più di casa perché ho le gambe inservibili. Ma anche tu sei cambiata, così bella e radiosa. Ma perché in tutti questi anni non mi sei mai apparsa? Sapevi che ti attendevo, e bramavo soprattutto conoscere la tua sorte nell aldilà Ma recentemente Loredana mi ha detto che sei in Paradiso con lei e Luisa, e mi sono consolato.» «Sì, sono salva, sono beata in Cielo, ma il Signore non mi ha consentito di visitarti; non per punirmi, ma per ricordarmi che in terra sono stata più Marta, preoccupata dalle cose terrene, che Maria, che era occupata da quelle spirituali, cioè dalla sequela di Cristo.» «E stato per troppo amore alla famiglia. Mi ricordo che qualche domenica a Oria non sei riuscita ad andare a messa, perché l arrivo da Roma dei figli e dei nipoti ti ha occupato tutta la giornata nella cucina e nelle esigenze dell ospitalità. Ti ricordi? Io ti dicevo: Dio al primo posto, vai prima alla messa, poi pensa al resto. Tu rispondevi: Devo preparare per 15 persone, alla messa andrò nel pomeriggio. Ma anche al pomeriggio la messa saltava, perché bisognava preparare la cena e le camere. Allora io ti ricordavo le parole di Gesù: Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me. 1» «Sì, pur amando Dio, in quelle occasioni io Lo trascuravo, tutta presa dagli affetti familiari. Il Signore me l ha voluto ricordare, facendomi attendere nove anni questa desideratissima visita a te Ma innanzi tutto devo dirti una cosa: la Madonna, della quale tu sei tanto devoto e che dal cielo ti segue come una madre, mi ha dato un incarico per te.» «Un incarico? Lo farò volentieri. Dimmelo.» «Non è una cosa difficile, anzi credo che ti farà piacere compierla, perché ti permetterà di collaborare ad un opera che piace in Cielo Devi 1 Mt 10, 37 5

6 pubblicare sul tuo sito Internet un testo anonimo, che è certamente benefico, dato che la Madre celeste desidera farlo conoscere. E contenuto in due quaderni che si trovano nel primo cassetto a sinistra della scrivania, dove conservi la corrispondenza Non devi ricopiarli, non potresti, con le dita anchilosate Consegnali così come li trovi alla segretaria, perché li digiti sul web.» «Senti, Rosa; come tu sai, qualche mese fa ho compiuto lo stesso servizio per un altro testo, come richiestomi da Loredana, che in quella occasione mi apparve per darmi l incarico di pubblicarlo. Si tratta forse dello stesso argomento? Insomma della Nuova Atlantide?» «Hai intuito bene, Bruno E la continuazione di quella Cronaca, narra l esito di quella esperienza religiosa, realizzata in una terra nuova.» «E qual è l esito, Rosa? Se lo sai, dimmelo.» «Leggi il testo e lo saprai, non essere curioso.» «Lo farò. Ora che torni in Cielo, Rosa, ti chiedo una sola cosa. Prega la Madonna che mi ottenga da Dio una pronta chiamata. Ormai sulla terra sono un essere inutile e un peso per la società.» «Non dire questo, Bruno; vedi che hai ricevuto un servizio da compiere e sei stato scelto proprio tu.» «Sì, ma che servizio? A editare un testo ognuno è buono. Che merito c è? Che fatica? Consegno i quaderni alla segretaria, e lì finisce il mio impegno.» «Senti, Bruno; io pregherò il Signore e la Madonna secondo il tuo desiderio ma se Dio ti tiene ancora sulla trincea del mondo, di un mondo corrotto e prevaricatore, vuol dire che a qualcosa servi, se non altro a insegnare con l esempio a figli e nipoti come si affronta la decadenza senile e si sopporta il dolore delle malattie come si deve ogni giorno abbracciare la croce.» «Certamente, Rosa, sia fatta sempre la santa volontà di Dio, ma il desiderio permane Ma più che il male mio è il male che sembra trionfare sulla terra che mi spaventa, in questa mia travagliata vecchiaia.» «Abbi fede, marito mio, il male non trionferà nel mondo Dio non può lasciar perdere le creature create a sua immagine e somiglianza. La Provvidenza divina interverrà, come e quando lo riterrà, secondo il suo imperscrutabile giudizio Non ho altro da dirti Addio. Ci riabbracceremo in Cielo.» Scomparsa la visione o svanito il sogno, se sogno era, mi svegliai come trasognato. Le parole udite me le ripetevo in mente, le immagini viste ritornavano nitide nella mia immaginazione. Non riuscii a riaddormentarmi. Dalle tapparelle filtrava già il chiarore dell alba, e non vedevo l ora di alzarmi per andare nello studio: se i quaderni c erano, la visione o il sogno erano veritieri, ed era stato il Cielo che me li aveva mandati; e ciò non poteva essere senza un motivo, che io non conoscevo ma al quale dovevo inchinarmi. 6

7 Alzatomi, per prima cosa andai nello studio: i quaderni c erano! Allora tutto era vero! Rimasi così colpito da questa realtà, che per qualche minuto non fui capace di aprirli. Poi aprii il primo e lessi: Anonimo Piceno La Nuova Atlantide A.D Cronaca Roma, Pentecoste Riprendo oggi la stesura della relazione che avevo interrotto nel 2101 dopo la morte del nostro eremita, che ci aveva guidato alla realizzazione della missione a noi affidata. L avevo interrotta per i motivi che appariranno chiari per chi vorrà leggermi. Quindi riprendo il racconto da quel giorno in cui si dovette ricorrere al voto per decidere la destinazione di un fabbricato! La mia narrazione è affidata tutta alla memoria, perché da quel giorno non ho voluto più prendere appunti... sarò perciò non esaustivo e analitico, ma sintetico, e ricorderò a futura memoria solo quei fatti che, a mio giudizio, rivestono qualche importanza per capire l evoluzione della nostra comunità di vita cristiana. La storia di essa potrà forse essere di avvertimento e di monito per altre comunità o per i singoli che vogliano dedicarsi alla sequela di Cristo. 7

8 1 L organizzazione e le opere L ingegnere edile che aveva portato i prefabbricati ci aveva recato molto altro materiale, che risultò prezioso per sistemare meglio il nostro alloggiamento, come legname vario, tondini di ferro, rotoli di lamierino di ferro, di alluminio e di plastica, secchi di collante, bidoni di vernice. Era evidente che aveva già un suo progetto per trasformare in breve tempo il nostro attendamento in un solido baraccamento, capace di resistere alle piogge violente e insistenti dei tropici. Aveva inoltre portato molti attrezzi per l attività agricola e di carpenteria, come zappe, vanghe, bidenti, rastrelli, roncole, mazze, scalpelli, seghe da legno e da ferro, pacchi di chiodi e viti, con martelli e cacciaviti. E col materiale anche cinque carriole, arnesi a cui noi non avevamo pensato, e che risultarono tanto utili per la nostra operatività. Non c era che da ringraziare la Provvidenza, ma capivamo che il costo di tutto questo materiale era notevole, e sommato a quello dei viveri e dell acqua minerale superava certamente i euro. Chi aveva pagato? E come avremmo potuto rimborsarlo? Noi dirigenti dell associazione, voglio dire il presidente, io, l economo e il farmacista, avevamo già prosciugato i nostri conti correnti per pagare all armatore il costo totale dei viaggi effettuati dal Fiore di maggio e dal Condor; come avremmo potuto pagare ora tutto il materiale portato dall ingegnere, che riconoscevamo essere non solo utile ma necessario? Dovevamo ipotecare i nostri beni di Roma? Ma era giusto? Era prudente? E poi, come provvedere alle spese avvenire, che non potevano mancare, e forse sarebbero state anche maggiori? Dopo aver parlato dello spinoso problema tra noi quattro, decidemmo di parlarne con fra Matteo e i nuovi arrivati, per vedere insieme cosa si potesse o si dovesse fare. Ci riunimmo un pomeriggio, e fu il presidente a introdurre l argomento: «Cari nuovi fratelli, voi col Condor ci avete portato, di vostra iniziativa, tanto bel materiale di cui avevamo effettivamente bisogno; ma questo materiale ha un costo notevole; vorremmo conoscerlo e sapere se lo avete già pagato o preso a credito.» «L elenco del materiale» disse il frate «è stato compilato dall ingegnere, uomo non solo di profonda religiosità, ma anche di grande onestà ed esperienza, che gode di stima e credito nel mondo economico romano Io lessi a suo tempo l elenco da lui preparato. che mi sembrò intelligente e accurato per le esigenze di Adelfia, che gli avevo esposto. Ora lui stesso vi dirà i dettagli dell operazione commerciale da lui curata con grande senso di responsabilità, di cui intendo lodarlo e ringraziarlo qui davanti a tutti.» «Non merito lodi e ringraziamenti per quello che ho fatto» disse l ingegnere «l ho fatto come membro di Adelfia, della quale io e costoro 8

9 condividiamo le aspirazioni e gli intenti di elevazione spirituale, che avevamo già abbracciato a Roma sotto la guida di fra Matteo. Orbene, volendo venire a far parte di questa comunità, di cui Matteo ci aveva parlato, abbiamo pensato di portarvi come nostro dono quei pannelli prefabbricati. Non ci costano molto, anche se valgono molto: la ditta nella quale lavoravamo ce li ha venduti a prezzo di favore, anche per farsi della pubblicità. E evidente infatti che Adelfia non può rimanere sotto le tende in questo clima tropicale, così caldo, ma anche così umido e piovoso. Questi prefabbricati sono costruiti con accuratezza: legname duro, sterilizzato e impermeabilizzato, pareti con intercapedine per l isolamento termico, connessioni perfette. Il prezzo di listino è molto competitivo, lo posso affermare io che sono della materia. Ora parliamo del materiale vario che abbiamo acquistato di nostra iniziativa, pensando alle necessità dell associazione Lo abbiamo preso a credito, all interesse dello 0,5% annuo. Due imprenditori, miei amici, si sono fatti garanti dei contratti da me firmati. Come pagherò? Ve lo dico Adelfia non può vivere di rendita parassitaria, deve produrre beni vendibili. Innanzi tutto nell agricoltura. Con le piogge il terreno si è dissalato, possiamo dissodarlo e seminarlo, innanzi tutto con mais e soia, prodotti che crescono presto e sono molto richiesti dal mercato Io ho portato soprattutto attrezzi agricoli, sapendo che le sementi sono già state portate dagli agricoltori. Se ci mettiamo subito al lavoro, tra un anno forse potremmo mandare in Italia tonnellate di mais e di soia, e così cominciare a pagare i nostri debiti. Col tempo poi allargheremo le nostre coltivazioni, per esempio al cotone, se troveremo acqua sufficiente per l irrigazione scavando dei pozzi. Successivamente pianteremo alberi tropicali come il banano, che ha bisogno di poche cure ed è molto produttivo. Insomma vedremo quali sono le specie più adatte al clima e al terreno. Atlantide è molto grande; secondo i miei calcoli, dai dati che mi sono stati comunicati, si dovrebbe avvicinare ai Km quadrati, cioè due volte Tenerife, la più grande delle Canarie E non dimentichiamo la pesca. Queste acque sono ricche di sardine, merluzzi, tonni e altri pesci pregiati potranno servire, oltre che al consumo interno, anche all esportazione. Insomma le possibilità produttive sono molte, e io penso che in pochi anni potremo pagare i debiti fatti e quelli che certamente dovremo fare. Penso che col tempo avremo bisogno di case vere e proprie, e dovremo importare cemento, ferro e forse anche mattoni, se le pietre che qui ci sono non saranno sufficienti. Muratori mi sembra che non ce ne siano nella comunità, ma certamente ne verranno. L ideale di Adelfia, che ha trascinato voi e noi, attirerà molti altri. Credo di aver detto tutto Se non sono stato chiaro ed esauriente, presentatemi le vostre domande. Grazie.» «Lei è stato molto chiaro, caro ingegnere» disse il nostro presidente «e ha indicato con molto realismo quali potrebbero essere le nostre attività economiche, al fine di essere non solo consumatori, ma anche produttori di beni nel campo dell agricoltura e della pesca, attività per le quali abbiamo anche lavoratori addetti. Dobbiamo necessariamente 9

10 intraprendere una attività produttiva, e lei in questo campo ha notevole esperienza e idee molto chiare e, a quanto pare, conosce anche in Roma imprenditori e commercianti che possono assorbire o commercializzare la nostra produzione agricola e ittica. Perciò io fin da oggi la incarico di prendere la direzione dell attività economico-produttiva, mentre il nostro economo si occuperà dell approvvigionamento, la conservazione e il controllo del materiale e specialmente dei viveri. Pregherei poi il ragioniere che è venuto con lei di affiancarla per registrare in attivo e in passivo tutte le spese fatte in campo economico. Però, caro ingegnere, non si adonti se io aggiungo un monito, che è piuttosto una preghiera. L attività produttiva è necessaria, non possiamo continuare a vivere consumando i nostri risparmi e ricorrendo al credito fiduciario; dobbiamo perciò produrre anche noi dei beni per pareggiare il conto del dare e del ricevere. L uomo è formato di anima e di corpo, e anche questo va curato, ha le sue esigenze che vanno soddisfatte, ma il primato è dell anima, la salute e il progresso spirituale vengono prima di quelli materiali. Lei, ingegnere, mi ha capito: una sana attività economica va organizzata; ma guai se l attivismo economico e la ricerca di un bilancio finanziario attivo ci portano a trascurare il miglioramento interiore, l afflato mistico verso Dio, per soddisfare il quale siamo venuti a cercare la nuova terra E un monito che fo a lei, ma anche a me stesso e a tutti, perché la tentazione di avere più del semplice necessario è sempre in agguato, ed è facile caderci quando ci si presenta l occasione favorevole.» «Hai fatto bene, dottore» disse fra Matteo «a dare questo ammonimento, ma non ce n era bisogno. Gli uomini che io ho portato qui sono tutti molto avanti nella sequela di Cristo e sono venuti per perfezionare la loro testimonianza evangelica in un ambiente favorevole e fraterno. Del resto ci sono io che li ho guidati spiritualmente a Roma e continuerò a guidarli ancora meglio, assieme a tutti gli altri, in quest isola consacrata al servizio di Dio. Io mi propongo di essere la solerte guida spirituale di tutti voi qui di Adelfia, come lo è stato il santo eremita.» «Certamente sarai la nostra guida» riprese il presidente «e fra Pietro ti ha fatto venire a questo scopo, perché continuassi tra noi il suo ministero.» «E questo ministero io lo espleterò anche con nuove iniziative, per esempio con esercizi spirituali innovativi e molto efficaci, di cui vi parlerò nei prossimi giorni, e sono sicuro che li apprezzerete e ne sentirete il beneficio per l anima; è un metodo (cioè una via attraverso) di sicura efficacia e da me lungamente sperimentato.» «Per essere sincero, caro Matteo, io di queste vie, attraverso le quali si raggiungerebbe l ascesi mistica quasi meccanicamente, mi fido poco, anzi diffido molto Tuttavia aspettiamo di conoscerlo questo nuovo metodo, e speriamo che faccia per noi. Per oggi ci possiamo sciogliere, per riprendere le consuete attività. Vi saluto tutti. Ciao.» Il giorno dopo e poi nei giorni feriali seguenti, dopo la Messa e la colazione, andammo tutti al lavoro di dissodamento del terreno, ad 10

11 eccezione dei due marinai che con le loro reti andarono a catturare i pesci negli stagni vicini. Ne catturarono molti, piuttosto grandi, e l economo, che badava alla cucina, coadiuvato ora dal fabbro, rivelatosi esperto in culinaria, per arrostirli volle usare il metodo che aveva imparato dagli indigeni, del quale una volta ci aveva parlato. Perciò disse a quelli che stavano spietrando il terreno di trovargli una pietra grande, che fosse però piatta e liscia almeno da una parte. Poco dopo gliene portarono una che sembrava fatta apposta. Lui ci fece ardere sopra un bel fuoco fino a renderla rovente, poi la spolverò accuratamente e ci arrostì ben bene i pesci che, conditi con sale e olio, gustammo quel giorno a pranzo. Il metodo indigeno di cottura funzionava, eccome! Visto il successo di quell arrosto, che meritò un applauso, l economo ci volle fare un altra bella improvvisata. Nel pomeriggio, aiutato dal cuciniere, si mise a intridere farina e a lavorare la pasta come un pizzaiolo. Fece arroventare di nuovo la pietra e dopo averla spazzolata bene ci stese le sue pizze, che ci presentò a cena, condite con sale, olio, passata di pomodoro e pezzetti di sottiletta di formaggio. Fu un successo anche maggiore dei pesci arrosto: nessuno di noi avrebbe immaginato di poter mangiare una sapida pizza a baia Adelfia dopo pochi mesi dallo sbarco. Chiedemmo in coro ai due artefici di quella sfiziosità di ripetere la bella prestazione. E loro, benevoli, lo fecero più volte, tanto che la pizza a cena divenne il piatto più gettonato. Ma forse pretendevamo troppo e dai volenterosi cucinieri e dalla bella selce. Fu questa a venir meno per prima, spaccandosi in più pezzi; e siccome non fu trovata un altra pietra cosiffatta, dovemmo dire addio al pesce arrosto e alla pizza margherita. Per consolarci, l ingegnere disse che presto avremmo avuto un bel forno da campo, alimentato a legna. Nel dissodamento del terreno si procedette innanzi tutto al suo spietramento. Le pietre, nel terreno adiacente la baia, dove cominciammo a lavorare, erano molte e quasi tutte infossate, e per estrarle occorrevano picconi e leve. Poi con le carriole le trasportavamo in un punto di raccolta; potevano servire in seguito come materiale da costruzione. Ma per sagomarle occorrevano scalpellini, muratori per metterle in opera. Non ne avevamo, e neppure gli arnesi occorrenti. L ingegnere mi disse che sarebbero venuti coi prossimi arrivi del Condor: lui ci aveva già pensato. Mi meravigliai per questa sua assicurazione: avremmo dunque avuto altri ospiti, iniziato nuove attività, ma con quali garanzie morali? Ne parlai col presidente, e insieme andammo a parlarne al frate. Secondo noi l ingegnere correva troppo: che garanzie religiose, morali, si potevano avere su questi operai che lui voleva far venire? Erano anch essi neofiti? E chi li aveva preparati per unirsi alla nostra comunità? Ne avevamo proprio bisogno, almeno per ora? Non era un mettere il carro davanti ai buoi? Il frate ci disse: «Vedo che avete dei timori, e voglio rassicurarvi. Sì, l ingegnere è iperattivo e anche decisionista, ma non fa niente senza essersi consigliato con me. Gli dirò che per ora non deve pensare a edificare, solo perché nelle 11

12 pietre ha trovato un buon materiale murario Innanzi tutto dobbiamo eliminare le tende, e dare a ogni famiglia una casa prefabbricata. Solo in un secondo tempo si potrà pensare a edificare con pietre penso innanzitutto alla chiesa, la casa di Dio, col suo bel campanile è il mio sogno, e l ingegnere, bravo com è, lo farà diventare realtà. Detto questo, aggiungo che per le persone che eventualmente faremo venire, perché lo desiderano e vogliono unirsi alla nostra esperienza, io posso darvi una garanzia per mezzo del mio confratello fra Ginepro, che ha preso il mio posto nello speco del monte Soratte, santificato dall Eremita. Forse non lo sapete, ma quella grotta da lui abitata, e l altra vicina dove lui celebrava, sono visitate da molti pellegrini, non solo attirati dalla sua fama taumaturgica ma anche desiderosi di conoscere la missione da lui guidata in una nuova terra promessa. I cinque uomini che io ho portato con me, li ho conosciuti perché sono venuti a trovarmi allo speco, più volte, e ho constatato la loro vocazione sincera e me ne fo garante. Lo stesso farà fra Ginepro per quelli che vorranno unirsi a noi, condividendo il nostro intento spirituale. Del resto, io non autorizzerò nessuna venuta senza essermi messo d accordo con voi. Soddisfatti?» «Ma per quei cinque» dissi io «non ti sei messo d accordo con noi; li hai portati e basta.» «Per loro» rispose il frate «avevo avuto una preventiva autorizzazione dal santo eremita.» La cosa mi sembrò poco credibile, in quanto Pietro non ce ne aveva mai parlato, ma non replicai. A mano a mano che procedeva il lavoro di spietramento e dissodamento, gli agricoltori interravano i loro semi. In circa un mese seminammo cinquanta are di mais, cinquanta di soia, e cinque di ceci, per il nostro consumo. Dei legumi era stata portata solo questa varietà, perché ritenuta più facile da coltivare, da sgranare e da conservare. Ma dicevano, gli agricoltori, che in seguito avrebbero coltivato anche i fagioli, specialmente alcune varietà molto apprezzate, come i cannellini e i borlotti. Insomma promettevano di impiantare un bell orto. Ma per questo occorreva disponibilità d acqua. Quella della roccia era lontana, e la si andava a prendere con taniche e bottiglie, per bere e per gli usi sanitari e di cucina. Con le carriole il trasporto dell acqua divenne meno faticoso. Esse nella mattinata servivano a trasportare pietre, nel pomeriggio venivano usate dai volenterosi e anche buoni camminatori, che con esse carreggiavano ogni volta tre taniche da venti litri. Comunque, l acqua per l irrigazione non era un problema urgente: le piantine dovevano ancora spuntare, poi avrebbero avuto bisogno di essere annaffiate. Per favorire la germinazione dei semi di mais, soia e ceci, i solerti agricoltori avevano irrorato ogni fossetta con un po d acqua per inumidire la terra, senza dover attendere la pioggia dal cielo. Questa infatti si fece attendere per alcune settimane, ma poi venne giù una vera 12

13 provvidenza, perché le piantine erano già spuntate e avevano bisogno di essere irrigate. I bravi agricoltori avevano pensato anche ai pomodori, peperoni, melanzane, così richiesti dalla nostra cucina, e per questi avevano fatto dei semenzai che andavano innaffiati ogni giorno, perché il sole cocente prosciugava presto il terreno. Per fortuna, dopo quel primo acquazzone, la pioggia cominciò a cadere regolarmente quasi ogni settimana, e mais, soia e ceci crescevano che era una meraviglia. Ma, come si dice, ciò che giova all uno, nuoce all altro, che è una versione edulcorata del detto più truculento Mors tua, vita mea. Ciò è dimostrato anche dalla favoletta di Esopo, di quel padre che aveva due figlie, sposate l una a un ortolano, l altra a un vasaio. Un giorno andò a trovare la prima che gli disse: «Gli ortaggi deperiscono, prega Dio che ci mandi la pioggia». Poi andò a trovare l altra che gli disse: «Prega Dio che non piova, se no i vasi di argilla non si asciugano». Per chi doveva pregare il padre? Le piogge abbondanti, se facevano crescere a vista d occhio le pianticelle, facevano ammuffire le tende e anche ciò che c era dentro: occorrevano subito i prefabbricati per tutte le famiglie. Il Condor, che arrivava ogni mese, non aveva la capacità di trasportare le venti casette necessarie per dare un tetto a ogni famiglia, dovendo trasportare l altro materiale occorrente alla comunità. Perciò l ingegnere, col nostro consenso, incaricò il suo corrispondente romano di mandarci subito le venti casette con una piccola e veloce motonave, che doveva anche portarci 5 Km di tubo rigido di plastica da due pollici in sezioni da 50 metri. Con questi tubi si doveva portare alla baia l acqua della roccia. Ciò che poi fu fatto con grande soddisfazione di tutti. Così in pochi mesi il bravo ingegnere ci aveva dato la casa e l acquedotto. Era veramente l uomo della Provvidenza, e ce l aveva portato fra Matteo. Quando chiedemmo all ingegnere a quanto ammontava tutta la spesa, rispose che non dovevamo preoccuparcene: si era impegnato lui personalmente, e avrebbe pagato, naturalmente con la vendita dei prodotti dell isola, in cui proponeva di coltivare anche una varietà di tabacco da sigaretta molto richiesto dal mercato. Gli dicemmo che il tabacco, perché serviva al vizio, non lo volevamo; rispose che, se non lo coltivavamo noi, lo coltivavano gli altri, e il profitto sarebbe stato loro. Noi di Adelfia non fumavamo, ma gli altri fumavano, eccome; col nostro rifiuto di coltivarlo, non avremmo certo tolto il vizio ai fumatori. In fondo l ingegnere aveva ragione: col nostro divieto ci toglievamo un profitto senza moralizzare alcunché. Perciò gli dicemmo di fare come a lui sembrava meglio, per pagare al più presto i nostri debiti. 13

14 2 Gli esercizi spirituali Per il pomeriggio, dalle 16 alle 19, avevamo organizzato tre corsi scolastici (elementari, medie, superiori) destinandovi insegnanti non tutti addottorati, ma volenterosi, con programmi ridotti all essenziale, cioè sfrondati delle particolarità che ne appesantiscono lo svolgimento. Miravamo più che altro a insegnare il buon metodo di studio e di ricerca, cioè quello scientifico, basato sull osservazione e non sugli assiomi, sulla lettura dei testi e non sulle pagine critiche, sull esperimento e non sul pregiudizio. Insegnavamo a partire dai fenomeni per arrivare alle leggi, e non dalle leggi (stabilite da altri) per spiegare i fenomeni. Cercavamo cioè di attuare nell insegnamento il metodo induttivo, che è certamente più laborioso ma anche più sicuro di quello deduttivo, basato soltanto sul principio di autorità (ipse dixit). Con questi corsi scolastici noi intendevamo dare ai nostri ragazzi una istruzione non fine a se stessa, ma utile per l acquisizione di una coscienza civica e morale. Se poi questi ragazzi o i loro genitori volevano ottenere un riconoscimento ufficiale della loro preparazione scolastica, vale a dire un documento, un diploma, essi, col Condor, potevano tornare a Roma per completare la preparazione e sostenere gli esami relativi. Col tempo i ragazzi erano cresciuti di numero; in molte famiglie era avvenuto come nella mia, con dei figli lasciati a Roma per gli esami e venuti in seguito a raggiungere i genitori. Poi vennero i neofiti; questi via via si accrebbero: erano amici, parenti o conoscenti che si sentivano attirati da questa esperienza spirituale e volevano se non altro provarla. In parte erano persone di spiritualità non profonda, che dopo poche settimane rinunciavano e tornavano a Roma. Insomma a Baia Adelfia gli arrivi e le partenze erano frequenti, e si desiderava un servizio più celere per queste comunicazioni con Roma. Il Condor col motore ausiliario impiegava, tra andata e ritorno, circa 20 giorni, e il costo era, se ricordo bene, di euro. Il materiale che il veliero poteva trasportare, oltre le persone, era ben poco. L armatore Miceli comprese che quella linea marittima era promettente, e ci propose di farla servire allo stesso costo da una piccola motonave che intendeva comprare, con la quale la durata del viaggio sarebbe stata ridotta a 10 giorni, e la capacità di carico merci quadruplicata. Se poi gli davamo il permesso di imbarcare eventuali viaggiatori estranei, vale a dire turisti, il canone di affitto sarebbe stato via via diminuito in base al numero di costoro. Questa richiesta dell armatore fu contrastata dal presidente, da me e da altri, che temevamo i contatti troppo stretti e frequenti col mondo esterno, che avevamo fuggito; ma fu sostenuta dal frate e dall ingegnere con argomenti persuasivi, fu messa ai voti e approvata. Ciò avvenne, credo, dopo due anni dall arrivo all isola; ma torno ad avvertire che questa cronaca, scritta ad anni di distanza, è basata solo sulla mia memoria, e non 14

15 ha un rigoroso ordine cronologico né riporta date certe. Intende narrare i fatti più importanti e i passaggi più significativi di un percorso, che ho vissuto giorno per giorno, ma che ora guardo globalmente per rendermi conto del mutamento verificatosi, e accennarne le cause e gli effetti. Riprendendo il filo del racconto, che verteva sulla scuola che avevamo grosso modo organizzato, un giorno il frate dopo la messa riunì tutti noi che eravamo impegnati in essa e ci disse: «Nella vostra scuola avete pensato a quasi tutte le materie, ma vi siete dimenticati della Religione, che per noi dovrebbe essere la materia principale.» A queste parole rimanemmo meravigliati e un po sconcertati, e siccome il presidente non replicava, lo feci io: «Fratello Matteo, per noi la Religione non è una materia scolastica, è l essenza della nostra vita, che è vissuta alla presenza di Dio e con la mente sempre rivolta a Lui. E a Dio noi dedichiamo anche momenti significativi in sede comunitaria, a parte le preghiere e le devozioni in ambito familiare. Al mattino assistiamo alla Messa, ascoltiamo la sua omelia e riceviamo la santa Comunione; alla sera recitiamo il Rosario, durante il quale spesso interveniamo per esprimere le nostre riflessioni sui vari misteri, adoriamo il Sacramento col quale poi tu ci benedici. Tutto ciò per te non è Religione? E, per i nostri figli, non è istruzione e iniziazione religiosa, fatta con l esempio e con gli esercizi di pietà?» «No, caro amico, questo non basta, voglio dire non basta per noi, che vogliamo giungere all ascesi, alla conoscenza approfondita di Dio, all elevazione a Lui. Per arrivare a questo occorre seguire un percorso, adottare un metodo, scegliere una guida. Voi parlate di Messa, Comunione, Rosario; sono riti devozionali, sufficienti per il cristiano comune, tradizionale, ma non per noi che vogliamo giungere ad una conoscenza più profonda di Dio. Per giungere a questo si è sviluppata la mistica e la teologia, cioè lo studio di Dio, al quale si sono dedicati e si dedicano tanti pensatori, profondi studiosi, esperti nella scienza di Dio. Non si ama ciò che non si conosce. Per amare veramente Dio bisogna conoscerlo, e per conoscerlo a fondo e amarlo quanto merita, la mistica ci presenta gli esercizi spirituali. Non ne avete mai sentito parlare?» Risposi: «Che stai scherzando, fra Matteo? Ce ne hai parlato tu stesso giorni fa, e il presidente ti ha subito detto, se ti ricordi, che non abbiamo grande stima per essi. La stessa idea di cammino programmato, di metodo, quasi di tecnica, di percorso obbligato, ci sembra aberrante, come se nello spirituale dovessimo operare come per la preparazione atletica, con esercizi continuati e progressivi. In tal modo si riduce l ascesi a una specie di yoga. Ci si mette in una determinata posizione, si fanno certi movimenti, ci si concentra in qualche idea, si respira in un certo modo, e l effetto benefico è bello e assicurato. Alla sequela di Cristo non ci si esercita, non ci si allena, non ci sono percorsi obbligati, vie preferenziali o scorciatoie; alla sequela di Cristo ci si mette e si cammina rinnegando se stessi e prendendo ogni giorno la propria croce ; ma non una croce artefatta, 15

16 imposta, ma la croce naturale che la vita comporta. L ascesi cristiana non è nelle elucubrazioni mentali, negli allenamenti concettuali, ma nel comportamento evangelico nella vita quotidiana. E per comportarci bene in ogni occasione non servono le esercitazioni teoretiche, le meditazioni prolungate, le metodiche astratte, ma il chiedersi sempre sic et nunc : che cosa farebbe Cristo in questa circostanza? E per saperlo bisogna camminare sempre dietro a Lui.» «Bravo, avvocato» disse sorridendo il frate «hai fatto tante affermazioni in modo apodittico e assiomatico; non temi di peccare di presunzione dottrinaria?... Io vi avevo chiesto se conoscevate gli esercizi spirituali, non come termine lessicale, ma come esperienza personale, fatta seguendo un determinato metodo. Ce ne sono parecchi, studiati da mistici, da santi, comunque da persone che conoscevano molto bene l itinerarium ad Deum e non ne parlavano a vanvera, senza cognizione di causa.» «Invece io ne parlo a vanvera, è vero, fra Matteo? Può darsi. Certo non sono addottorato in nessuna delle tante specializzazioni della teologia (sistematica, fondamentale, dogmatica, biblica, spirituale, morale, pastorale, ecc.), ma una certa cultura religiosa ce l ho, e conosco anche qualche manuale di esercizi spirituali, per esempio quello di Ignazio di Loyola. Egli era stato un militare, e pensava che, come per diventare un bravo soldato occorre un addestramento progressivo coi relativi esercizi e controlli da parte degli ufficiali istruttori, così per diventare un vero cristiano occorre un corso di addestramento guidato e controllato dal confessore. Il gesuita che mi regalò il testo mi assicurò che seguendo il metodo ignaziano, in quattro settimane avrei percorso tutto l itinerarium ad Deum, e raggiunta l ascesi mistica, cioè il congiungimento spirituale con Dio. Già leggendo il capitolo propedeutico Principio e fondamento all inizio del libro, mi resi conto che quegli esercizi, che in definitiva erano meditazioni, non santificavano nessuno, perché erano parole, mentre la sequela di Cristo richiede le opere compiute nell umiltà (rinnegare se stesso) e anche con sacrificio (portare la propria croce).» Il frate replicò: «Io non ho detto che seguirò il metodo ignaziano, che è del secolo XVI, ed è ormai obsoleto, ma uno più moderno, più adatto ai cristiani di oggi, una tecnica spirituale per arrivare all unione mistica, direi alla fusione con l Essere Supremo, tecnica che necessita di una direzione, con un rapporto personalizzato tra allievo e guida, tra tirocinante e maestro. Qui, in Adelfia, non posso essere che io la guida e il maestro, ossia il padre spirituale e il confessore. La confessione frequente, il colloquio giornaliero o quasi col padre spirituale è indispensabile per progredire nell ascesi, e per controllarne e consolidarne il progresso, e anche per correggere eventuali deviazioni, sempre possibili Voi, cari amici, avete imboccato l iter del perfezionamento interiore, e vi debbo dare atto della vostra buona volontà. Mi fa piacere che facciate la Comunione, tutti, ogni giorno, ma mi meraviglio che nessuno di voi, in questi mesi, si sia accostato al sacramento della Confessione, sicché io, che dovrei essere la guida, ignoro 16

17 lo stato delle vostre anime Sono come il medico curante che non ha mai visitato i suoi malati Mi sembra assurdo. Una volta si riteneva che la Comunione dovesse essere sempre preceduta dalla Confessione, non essendo ammissibile ricevere Cristo con l anima non purificata dal sacramento. Era un rigorismo esagerato; ma una confessione frequente, per esempio settimanale, mi sembra utile se non necessaria Al tempo dell eremita non vi confessavate?» «No, frate Matteo, non ce n era bisogno: lui viveva con noi, e ci conosceva tutti spiritualmente, ci istruiva nelle omelie e in ogni occasione, colloquiava incessantemente con noi, e soprattutto ci catechizzava con l esempio. Non ci ha mai parlato della necessità della confessione. Sappiamo dal catechismo che la penitenza o riconciliazione, cioè la confessione, è il quarto dei sette sacramenti, dopo il battesimo, la cresima e l eucarestia, ma l eremita non ci ha mai invitati alla confessione. Egli praticamente ci confessava vivendo in mezzo a noi, sottoponendosi a tutte le nostre fatiche. Era il buon pastore che conosce le sue pecorelle una per una e le chiama per nome.» «Non voglio giudicare il confratello defunto, non sarebbe giusto, non potendo egli rispondermi. Ma la confessione è un sacramento istituito da Cristo, per la nostra salvezza Come potremmo obliterarlo cancellarlo?» «Non è stato istituito da Cristo, caro Matteo, ma dalla Chiesa, come la cresima e l unzione degli infermi.» «Ti sbagli, caro avvocato, è stato istituito da Cristo, quando disse a Pietro: Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli; e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. 2 Tu potresti obiettare che lo disse al solo Pietro, designato suo vicario, e potrebbe valere oggi solo per il papa, discendente di Pietro. Ma Gesù dà la stessa autorità ai Dodici 3, e, prima di salire al Cielo, a tutti i discepoli, cioè a noi sacerdoti 4.» «Le espressioni riportate dall evangelista non vanno prese alla lettera: sono espressioni iperboliche per ribadire un concetto, dei veri e propri ossimori, per colpire e far riflettere. In questo caso il concetto è che gli apostoli e i discepoli devono continuare la sua opera non solo predicando il Vangelo, ma anche consigliando i dubbiosi, insegnando a chi non sa, ammonendo i peccatori 5 e testimoniando Cristo con l esempio, cioè facendosi guida. Questo è l insegnamento; se invece prendessimo alla lettera quelle parole, vorrebbe dire che Dio rinuncia alla sua sovranità, la delega ad altri, si sottomette al giudizio umano, si spossessa del Regno dei cieli e ne consegna le chiavi a degli uomini, che possono aprirlo e chiuderlo a loro piacimento Invece non è l uomo che assolve o non assolve il peccatore, ma solo Dio, il quale vede il vero pentimento o la superba presunzione di chi si ritiene giusto. E una verità che ci è insegnata 2 Mt 16, 19 3 Mt 18, 18 4 Gv 20, 23 5 Sono appunto le prime tre delle sette opere di misericordia spirituale. 17

18 chiaramente dalla parabola del fariseo e del pubblicano. 6 Questi, battendosi il petto, chiese perdono a Dio dei suoi peccati, e tornò a casa sua giustificato, a differenza dell altro.» «Ciò non toglie» ammise il presidente «che la confessione personale a un ministro di Dio possa giovare al miglioramento interiore, ma non è necessaria. Infatti noi all inizio della Messa, recitando il confiteor, ci confessiamo pubblicamente dei nostri peccati davanti a Dio e alla presenza del celebrante, dal quale poi riceviamo l assoluzione in nome di Dio. Chi di noi, in seguito, si vorrà confessare anche privatamente, lo farà sua sponte, se e quando ne sentirà il bisogno. Del resto il precetto della Chiesa è abbastanza largo: Confessarsi almeno una volta all anno e comunicarsi almeno a Pasqua. Noi di Adelfia ci comunichiamo ogni giorno, perché lo desideriamo e ne abbiamo qui in Atlantide la possibilità. E per noi l unione reale, e non solo mistica, con Cristo. Ottenuta col dono di Dio a noi, e non con tecniche propedeutiche e relativi esercizi.» «Questi esercizi» replicò il frate «voi non li conoscete, non li avete mai praticati, e dovreste farlo, per giudicarli. Perciò io torno a proporre di dedicare ad essi ogni giorno un ora, da sottrarre a quelle scolastiche.» «Che si ridurrebbero da tre a due io mi oppongo decisamente alla proposta» intervenne a questo punto il professore, che aveva la direzione della scuola «fra Matteo ha nella giornata tanti spazi per esercitare il suo ministero spirituale, e non ne deve togliere alla scuola.» «Dato che siamo in democrazia» replicò Matteo «perché non facciamo decidere al popolo?» «D accordo, fratel Matteo.» disse il presidente «Domani, dopo la messa, presenterai la tua proposta all assemblea, e potrai anche parlare in suo favore, per spiegarla e sostenerla. Poi si voterà, e obbediremo alla volontà della maggioranza.» Questa bocciò la proposta del frate, il quale questa volta non mostrò disappunto, ma ci scherzò sopra dicendo: «Ho capito: voi volete vincere la maratona senza allenarvi, perché non ne avete bisogno, siete degli atleti nati complimenti!» Il suo ironico sorriso ci fece capire che le nostre concezioni religiose non collimavano con le sue. Era a noi evidente che il frate, con la confessione e gli esercizi spirituali, voleva prendere possesso delle nostre anime, e realizzare un potere completo, con mire mondane, e non spirituali. Era il metodo dei gesuiti, che aveva loro ottenuto, nella storia, il ben noto potere. Questo non poteva non preoccuparci per gli sviluppi futuri; ma non precorriamo i tempi, e parliamo d altro. 6 Lc 18,

19 3 Progressi materiali Già al secondo anno la Nuova Atlantide era produttiva. Il granoturco crebbe in fretta e rigoglioso, e in tre mesi le pannocchie erano già mature, e ne mangiammo parecchie sia lessate sia arrostite: erano un prodotto del nostro lavoro e per questo ci sembravano più saporite. Quando le piante si furono seccate, ne staccammo le pannocchie, le scartocciammo, e le lasciammo al sole per qualche giorno; poi cominciammo a sgranarle. A questo lavoro, che era sedentario, si dedicavano le donne e i ragazzi, ai quali il falegname aveva fornito dei punteruoli di legno per staccare i chicchi dal tutolo senza rovinarsi le unghie. La sgranatura a mano richiese più di un mese; ma alla fine avevamo riempito venti sacchi di belle cariossidi ambrate. Anche la produzione di soia fu abbondante, e ne riempimmo un altra ventina di sacchi che spedimmo a Roma col mais, per la vendita. Di questa si occupava l ingegnere, che aveva nella capitale un corrispondente, a quanto pare efficiente e onesto. Furono i primi soldi che guadagnavamo, e così cominciammo a pagare i nostri debiti. Di anno in anno la superficie coltivata divenne più estesa, perché dissodammo l isola quasi fino alla montagna. Ai piedi di questa si estendeva un terreno rossiccio che l ingegnere ritenne adatto alla coltivazione del tabacco Xantia, e ne fece venire i semi. Fu un successo: le piante crebbero fino ad altezza d uomo e si cominciò a raccogliere le foglie, staccandole dal fusto a cominciare dal basso, foglia dopo foglia. Era un lavoro giornaliero, anche di pazienza, ma noi lo facevamo in allegria. Dopo la Messa e la colazione andavamo come in processione alla piantagione cantando canzoni e inni religiosi, come Tu sei la mia vita, T adoriamo, ostia divina e Andrò a vederla un dì. Per tre-quattro anni Adelfia rimase abbastanza omogenea, anche se c erano stati nuovi arrivi, ma limitati. Tutto era comune, e tutto si faceva in comune. Tutti lavoravano secondo un programma concordato e secondo le varie competenze. La cucina era comunitaria, e gli acquisti a Roma venivano fatti dalla comunità per tutte le famiglie secondo le esigenze di ciascuna. Il denaro non esisteva, e regnava la concordia e la pace. Anche il dissenso con fra Matteo sembrava essersi sopito. Nel terzo anno, se ben ricordo, con un gruppo di neofiti, venne un agronomo, che si rivelò iperattivo come l ingegnere. Disse che in una parte dell isola si poteva coltivare il cotone a fibra lunga, e siccome esso va irrigato per un certo periodo, si mise a cercare l acqua. Scavò alcuni pozzi i quali, a 3-4 metri davano abbondante acqua, ma era acqua salata. Non si perse d animo. Fece venire dall Italia delle motopompe con opportune tubazioni, e con esse si mise a prosciugare quei pozzi, riversando in mare l acqua salata. Ci volevano giorni, ma ci riusciva. Allora egli faceva scavare ancora, e a 6-7 metri ricompariva l acqua, ed era acqua dolce! 19

20 La coltivazione del cotone, come quella del tabacco, incrementò notevolmente l esportazione di Adelfia, e i debiti venivano pagati; credo che furono saldati tutti entro il quinto anno, ma non con la sola vendita dei prodotti agricoli. Erano intanto diminuite le spese dei trasporti marittimi. Il signor Miceli si dimostrò molto onesto, e dopo due anni non ci fece più pagare il nolo per i trasporti di persone e merci effettuati per conto nostro. Erano infatti numerosi i turisti che venivano a vedere la nuova terra sorta del mare; la notizia dell isola del miracolo si era diffusa e aveva destato vivo interesse. La motonave dell armatore, che si chiamava Freccia Azzurra, si attraccava due volte al mese alla nostra baia, vi sbarcava un grosso fuoristrada col quale i turisti venivano portati alla montagna dell acqua miracolosa, della quale potevano riempire qualche bottiglia. La permanenza della motonave nella nostra baia durava non più di mezza giornata, e il contatto tra noi e i turisti era limitato ai saluti e, talora, allo scambio di qualche dono. Il falegname faceva dei piccoli crocifissi con un legno ambrato, lavorabile con la sgorbia, anche se con molta pazienza. Quando ne aveva scolpito uno, subito lo regalava a qualche turista; se questi voleva dare un offerta in denaro, il bravo artigiano rifiutava, dicendo che nell isola il denaro non esisteva, e quel crocifisso era un ricordo dato con l intento di far venerare la Passione di Cristo. Dopo la breve sosta alla baia la motonave ripartiva, effettuava il periplo dell isola a velocità ridotta per farne ammirare la costa e poi riprendeva la via del ritorno. Col tempo questi viaggi divennero più frequenti, perché aumentava il numero delle persone desiderose di vedere la nostra isola. Ciò non ci dava nessun disturbo, perché il signor Miceli imponeva ai turisti la massima discrezione. Noi con l armatore avevamo saldato il conto, e i nostri rapporti continuavano in modo leale e amichevole, con reciproco interesse: noi avevamo gratis il trasporto delle merci, della posta e del nostro personale; lui guadagnava con i turisti che volevano visitare l isola. Lo scalo alla nostra baia stava diventando un affare, la Freccia Azzurra andava e veniva incessantemente, e per favorire la visita turistica l ingegnere fece costruire una strada carrozzabile, anche se sterrata, tra l approdo e la montagna. Quando essa fu terminata, la motonave sbarcava non più un fuoristrada ma un bel pullman da 50 posti, che erano generalmente tutti coperti. La popolazione di Adelfia era raddoppiata con arrivi di nuovi neofiti, ma lo spirito di povertà dei fondatori permaneva, e il denaro non circolava. Quello derivante dalle nostre produzioni serviva per gli acquisti, sempre comunitari, di biancheria, vestiario, libri e cartoleria. L ingegnere e l agronomo fecero venire macchinari anche costosi, come una ruspa, un forno da campo, un più potente gruppo elettrogeno, una idrovora e un impianto igienico-sanitario completo, con annesso trattamento delle acque reflue, che venivano poi utilizzate per l irrigazione. Fu proposto anche l acquisto di un impianto per la dissalazione dell acqua marina, poiché quella della roccia era ormai scarsa per 20

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