Jobs act, legge di Stabilità, Italicum, illazioni

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1 GIOVEDÌ 20 NOVEMBRE In Italia EURO 1,40 ANNO N > Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel Una democrazia da rifondare TANTE SPERANZE (QUASI) TRADITE di Ernesto Galli della Loggia Jobs act, legge di Stabilità, Italicum, illazioni sul Quirinale, e poi tutto il resto che ogni giorno ammannisce la politica italiana, fatta di progetti di legge discussi per anni, di sentenze del Tar, di pronunce del Csm, di dibattiti tra i partiti più o meno sempre eguali. Ma non è solo la politica italiana. È questa in genere la politica democratica: fatta di riti un po stucchevoli, di discussioni pompose che preludono di regola a compromessi al ribasso realizzati da figure perlopiù mediocri. E infatti finora è stata più o meno quasi sempre questa la politica anche negli altri Paesi d Europa: in quell Europa dove, non a caso, siede oggi alla testa dell Unione un grigio politicante lussemburghese come Jean-Claude Juncker, abile a restare per decenni al potere tra servizi segreti ed evasori fiscali. Ma almeno nel nostro continente, e qui da noi in modo particolare, tutto l universo storico in cui questa politica delle democrazie grigia e costosa, ma per molto tempo efficace è stata iscritta, scricchiola. Il mito della continua crescita economica non è più che un mito; il lavoro sta cessando di avere un valore coesivo tra individui e strati sociali: aumenta sempre più il divario tra chi ha e chi non ha, così come la differenza tra i destini dei singoli o tra ciò che significa vivere in un luogo o in un altro, mentre la secolarizzazione aggredisce alla radice l intero mondo valoriale e simbolico dei tradizionali rapporti tra gli individui (dalla parentela alla genitorialità). In tutta Europa, insomma, si profila una crisi profonda dai contorni ancora imprecisi ma di sicuro inquietanti. Improvvisamente la democrazia si è trovata davanti un ospite inatteso: la povertà in crescita. Mentre masse sempre più ampie appaiono ideologicamente allo sbando, mentre si afferma dovunque e ad ogni occasione un rabbioso sentimento di rivolta contro le élites. L Italia vede tutti questi fenomeni aggravati dalla congenita inconsistenza, non solo organizzativa, del nostro Stato mangiato dal partitismo, dalle corporazioni, dall ordinamento regionale e dalla malavita, spesso uniti in un unico intreccio corroso dalla sostanziale latitanza della legge. La disintegrazione ormai fisica della Penisola a cui assistiamo in queste ore appare quasi il segno di una metafora e insieme di un presagio. Naturalmente di fronte a tutto ciò c è chi pensa che ogni cosa finirà comunque per aggiustarsi (anche se non si sa come). Ma forse è più ragionevole chiedersi se l Europa che abbiamo conosciuto non sia ormai entrata nella prospettiva di una vera e propria nuova fase storica, segnata tra l altro dai terremoti che dal Medio Oriente all Europa sud orientale, all Africa subsahariana, stanno sconvolgendo tutti gli scenari nelle nostre vicinanze. continua a pagina 32 FONDATO NEL 1876 L antologia La buona letteratura che nasce sui treni di Gian Antonio Stella a pagina 41 I duecento anarchici che agitano Milano Chi sono gli antagonisti degli scontri anti sgomberi. Attentato alla sede dell Aler di Gianni Santucci hi sono gli antagonisti delle C proteste contro gli sgomberi. Ieri attentato nella sede dell Aler, l istituto che gestisce le case popolari. Sempre ieri la fiaccolata per i due residenti arrestati in via Vespri Siciliani, nella guerriglia scattata a difesa degli abusivi. L emergenza raccontata dall inchiesta del Corriere sposa malessere nei quartieri e strategie degli anarchici. alle pagine 22 e 23 con un articolo di Andrea Galli, Cesare Giuzzi IDEE& INCHIESTE IL CONTO INESIGIBILE BOLOGNA, STRAGE DA DUE MILIARDI di Giovanni Bianconi ultimo paradosso della L strage di Bologna è una cifra: due miliardi. È il risarcimento chiesto agli ex terroristi neri Giusva Fioravanti e Francesca Mambro: che però risultano «incapienti». a pagina 24 POSSIBILE RINVIO A GENNAIO I SOLDI ALL ESTERO FRENO SULLA LEGGE di Mario Sensini ischia di slittare all anno R nuovo il provvedimento per il rientro volontario dei capitali detenuti illecitamente all estero: un ritardo che rischia di trasformare la misura in un clamoroso flop. a pagina 11 L incontro Mengoni in cattedra «Io cantautore al tempo della crisi» di Andrea Laffranchi a pagina 45 RETROSCENA IL RISCHIO DI AZIONI DI «LUPI SOLITARI» CHE SI ISPIRANO ALL ISIS Minacce e droni, i timori per il Papa GIANNELLI Servizio Clienti - Tel mail: di Massimo Franco ell agosto del 2014, di ritorno dal suo viaggio in Corea N del Sud, papa Francesco voleva fare tappa in Kurdistan, un area incorniciata tra Siria, Turchia, Iraq e Iran. Aveva intenzione di lanciare anche da lì il suo appello a favore dei cristiani del Medio Oriente massacrati dai fondamentalisti islamici. Ma i servizi segreti lo hanno fermato, elencandogli i pericoli che il cambio di programma avrebbe rappresentato. L episodio riaffiora in questo autunno inoltrato, mentre i timori sulla sua sicurezza si sono impercettibilmente impennati. Forse è solo un riflesso del disorientamento psicologico, oltre che geopolitico, dell Occidente. Sono i filmati degli ostaggi decapitati dai macellai dell Isis, lo Stato islamico che ormai sta superando in crudeltà Al Qaeda; e che, oltre a fare proseliti in Europa, alimenta i timori di un attacco contro il Pontefice che ha unito in preghiera cattolici, ebrei, musulmani e ortodossi. continua alle pagine 2 e 3 con gli articoli di Gian Guido Vecchi e Maria Antonietta Calabrò Cassazione Migliaia i morti per le polveri d amianto. L unico imputato era il miliardario svizzero Schmidheiny Nessuno pagherà per Eternit Prescritta la condanna a 18 anni. Il grido dei familiari contro i giudici: «Vergogna» Stati Uniti Un decreto presidenziale per 5 milioni di stranieri Doppio duello Obama-Congresso su Datagate e immigrazione di Massimo Gaggi rima è giunto lo schiaffo della maggioranza repubblicana al P Senato, che ha bocciato il progetto del presidente per la limitazione della sorveglianza della Nsa (l agenzia di intelligence federale) su traffico telefonico e Internet. Poi è arrivato l annuncio di un «ordine esecutivo» della Casa Bianca: un decreto che oggi realizzerà la legalizzazione, a lungo attesa, di cinque milioni di clandestini. Tra Barack Obama e il Congresso si apre una nuova stagione di sfide e tensioni. a pagina 17 con un commento a pagina 33 AFP / MANDEL NGAN Processo Eternit, la Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d appello di Torino del 3 giugno Prescritta la condanna a 18 anni. L unico imputato era il miliardario svizzero Schmidheiny. L ira dei familiari: «Vergogna». alle pagine 5 e 6 Fasano, Imarisio, Piccolillo I FRONTI SCONTRO ANCHE SUI TAGLI ALLA RAI Sciopero generale il 12 dicembre e fischi a Poletti Sciopero generale il 12 dicembre contro Jobs act e legge di Stabilità. La Cgil sposta la data per arrivare alla protesta con la Uil. Non parteciperà la Cisl. Il sindacato di Annamaria Furlan farà lo sciopero del pubblico impiego e altre manifestazioni territoriali. Fischi per il ministro Poletti al congresso Uil. Scontro anche sui tagli alla Rai. a pagina 8 Marro, L. Salvia a pagina 12 Conti MICHAEL CONNELLY

2 2 Giovedì 20 Novembre 2014 Corriere della Sera Primo piano La Santa Sede LE MINACCE DELL ISIS CONTRO IL VATICANO Il timore dei «lupi solitari» Innalzata la protezione per il Papa I gendarmi Sono i gendarmi vaticani ad avere il compito di occuparsi della sicurezza sia in piazza San Pietro che fuori, nelle visite di papa Francesco Al vertice della Gendarmeria c è Domenico Giani, un poliziotto italiano, che ricopre il ruolo di ispettore generale SEGUE DALLA PRIMA Così, ai fantasmi dell attentato del turco Ali Agca contro Giovanni Paolo II nel maggio del 1981 proprio in piazza San Pietro, tra la folla, si somma lo spettro di un azione eversiva del fondamentalismo islamico. Il dubbio che possa accadere qualcosa aleggia da quando è diventato Papa. La scelta di vivere a Casa Santa Marta, altamente simbolica, rappresenta un incognita. È un albergo, per quanto unico, e dunque riceve dall esterno forniture di pasta, pane, carne, si fa notare. È un piccolo porto di mare, per quanto super-controllato, separato dall Italia solo dalle mura che danno su via di Porta Cavalleggeri. E dunque, in teoria il pericolo aumenta. Si aggiungano le udienze nelle quali il Papa cerca di incontrare e di intrattenersi con più gente possibile. Auto blindata e agenti in borghese Insomma, qualche motivo di apprensione è giustificato, perché oltre tutto Francesco vive con una punta di insofferenza le misure di sicurezza. Ne sanno qualcosa alla Gendarmeria vaticana, che all inizio ha faticato per convincere il primo pontefice argentino ad accettare un minimo di prevenzione. «Sull auto blindata ci salite voi!». Raccontano che abbia accolto così Le caratteristiche Le potenzialità di un drone acquistabile su Internet Il peso dell oggetto 1-2 kg Altezza massima metri Il telaio La struttura è in fibra di carbonio Il peso che può sostenere 1-1,5 kg Velocità massima km/h Le eliche Molti modelli ne hanno quattro o otto Distanza massima dal pilota metri Corriere della Sera la prima offerta di protezione, peraltro di routine. Durante la visita alla parrocchia di Tor Sapienza, nella periferia romana, a dicembre del 2013, disse dal pulpito: «Se qualcosa vi ha disturbato di questa visita, forse un eccesso di sicurezza, sappiate che io non sono d accordo con quello, sono d accordo con voi». E quando alcuni mesi dopo decise di andare a far visita a un amico protestante a Caserta, in Campania, non fu facile fargli capire che usare l auto invece dell elicottero avrebbe comportato problemi maggiori: Autostrada del Sole congestionata, scorta della polizia, posti di blocco. Alla fine si adattò ad un piccolo elicottero. Non è un papa molto «gestibile», sebbene si sia abituato a convivere con gli imperativi della prevenzione, e ad accettarli. Sembra perfino che i suoi collaboratori a volte scherzino con lui sulle minacce di morte. «Santo Padre, ancora non l hanno ammazzata oggi?», lo apostrofano superando il timore reverenziale che pure incute. «Jorge, ti proteggono abbastanza?», gli gridano i connazionali alle udienze, sotto gli occhi inquieti degli agenti in borghese con l auricolare, disposti strategicamente a distanza intorno a lui anche sul sagrato di piazza San Pietro. Il pontefice ha imposto un modello di religiosità che significa distruzione di qualunque diaframma tra il papa-re ed i suoi sudditi: uno stile che lo ha reso un mito delle folle, e un obiettivo terroristico potenzialmente «facile». La bandiera nera sull obelisco D altronde, Dabiq, la rivista online dell Isis, diffusa da luglio anche in Europa in lingue diverse, a ottobre del 2014 ha messo sulla sua copertina digitale un fotomontaggio. Campeggia un immagine di piazza San Pietro con l obelisco sovrastato dalla sua bandiera nera e il titolo: «La Crociata fallita». L Isis promette di non fermare la Jihad, la Guerra santa dell Islam, «finché non ci troveremo sotto gli alberi di ulivo di Roma ed avremo distrutto quell edificio osceno che si chiama Casa Bianca». Il nome della testata è altamente simbolico. Dabiq è il villaggio siriano dove nel 1516 gli Ottomani sconfissero i Mammalucchi, consolidando l ultimo califfato della storia. E le sue minacce vengono prese sul serio. Nelle ambasciate occidentali a Roma si avverte una certa inquietudine. Tra i diplomatici ci si scambia impressioni che danno corpo agli scenari più foschi. Ma i servizi di sicurezza italiani e vaticani appaiono più cauti. Analizzando la rivista Dabiq, la sensazione dell intelligence è che con i suoi proclami l Isis (acronimo di Islamic State of Iraq and Syria) stia parlando innanzi tutto all interno del mondo musulmano, per Gli allarmi Tra agosto e settembre in diverse occasioni i miliziani dell Isis (il gruppo che si batte per la creazione di un califfato in Medio Oriente) hanno minacciato i cristiani e il Papa. Nella loro rivista online compariva il fotomontaggio di una bandiera nera in piazza San Pietro Il 21 settembre, in occasione della visita in Albania di Francesco, la sicurezza è stata rafforzata con tiratori scelti sui tetti di Tirana per il timore che jihadisti albanesi o kosovari potessero compiere un attentato contro il Pontefice Dal 28 al 30 novembre il Papa andrà in Turchia: un Paese musulmano che potrebbe rappresentare un altra tappa delicata La nomina Per la prima volta un laico guida l AIF Lo svizzero Brülhart nuovo presidente Per la prima volta un laico guiderà l Aif, l Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede, cioè l organismo antiriciclaggio vaticano. Papa Francesco, infatti, ha nominato presidente l avvocato svizzero René Brülhart. La promozione di Brülhart, che è direttore dell Aif dal 7 novembre 2012, è il riconoscimento per il lavoro da lui svolto per la costruzione del nuovo sistema di controlli su tutte le attività finanziarie di Oltretevere. Ciò che ha permesso al Vaticano di superare il secondo «esame» del Comitato Moneyval del Consiglio d Europa (dicembre 2013), e la riapertura dei canali di operatività dello Ior con il sistema bancario italiano, il cui primo passo è stato il rientro in Vaticano di 23 milioni di euro sequestrati quattro anni fa dalla Procura di Roma. Brülhart, 42 anni, è uno dei massimi esperti mondiali della lotta all antiriciclaggio e al finanziamento del terrorismo. È stato vicepresidente del Gruppo Egmont, la rete mondiale delle Unità di intelligence finanziaria (Fiu) dal 2010 al 2012 e ha guidato la Fiu del Liechtenstein dal 2004 al La sua nomina a presidente è per un quinquennio. M.Antonietta Calabrò

3 Corriere della Sera Giovedì 20 Novembre 2014 PRIMO PIANO 3 Lo spettro dell attentato di un affiliato europeo Ipotesi di droni usati su San Pietro durante un udienza Cautela dei servizi di sicurezza italiani e d Oltretevere imporre il primato sunnita contro gli odiati sciiti e accreditarsi come unico vero nemico dell Occidente. Ma non esistono indizi di attentati clamorosi in preparazione da parte del gruppo terroristico. L unico timore è che qualche affiliato europeo, per imitazione prepari un azione dimostrativa fai-da-te: magari utilizzando un drone da pilotare su piazza San Pietro durante un udienza. «Per ora», viene spiegato, «il pericolo non è quello di grandi attentati ma dell atomizzazione dell eversione». Il nodo di Santa Marta Sono informazioni simili a quelle che circolano nei centri studi sull antiterrorismo, da Washington a Londra. Sono stati esaminati documenti e rapporti che parlano di minacce al Papa. Ma non sono ancora ritenuti tali da convalidare la tesi di un piano sofisticato in incubazione, o di una minaccia concreta. La sensazione degli analisti è che per ora l Isis concentri i suoi assassinii in Mesopotamia, senza uscire da quei confini religiosi e geografici: sebbene esorti i suoi seguaci europei a colpire, e il numero di terroristi inglesi e francesi «arruolati» Nessuna preoccupazione Il Pontefice non appare per niente turbato dai rischi E non sembra intenzionato a cambiare residenza e abitudini dall organizzazione metta i brividi. Ma il Pontefice continua a fare la vita di sempre. Uno degli aspetti che quanti lavorano con lui sottolineano, è che vuole essere padrone del suo tempo e della sua agenda, geloso della propria libertà. Una volta il cardinale statunitense Timothy Dolan ha spiegato in un intervista che Francesco si dovrà abituare alle restrizioni necessarie per garantire la sua incolumità personale: anche lui ci si era rassegnato quando era capo dei vescovi Usa. Ma non è chiaro quanto il Pontefice si sia adattato davvero a tutto questo. Un cardinale italiano che conosce bene Casa Santa Marta sostiene da tempo che prima o poi potrebbe accadere qualcosa tale da suggerire il trasferimento del Papa nell Appartamento papale nel palazzo apostolico: quello occupato dai predecessori, oggi vuoto anche perché identificato con gli intrighi e gli scandali di Vatileaks: il furto di documenti riservati di Benedetto XVI, compiuto dal suo maggiordomo. Ma Francesco non appare né turbato né spaventato da quanto sta avvenendo. È assillato dalle persecuzioni e le stragi dei cristiani in Medio Oriente, e non smette di ricordare le vittime del terrorismo. Ha appena condannato l ultimo attentato alla sinagoga di Gerusalemme. Ma non si preoccupa per i rischi che corre personalmente; né è intenzionato a cambiare residenza e abitudini. Il quotidiano La Nación di Buenos Aires ha riferito che Juàn Carlos Molina, un prete argentino di un organizzazione che combatte il traffico di droga, la Sedronar, il 12 novembre è stato a colloquio con Francesco per quaranta minuti. Hanno sorseggiato insieme con la cannuccia il mate caldo, l infuso tipico del loro Paese. E Molina ha raccontato di avere detto al Papa, dandogli del tu come fanno molti sacerdoti che lo conoscono dai tempi in cui era arcivescovo di Buenos Aires: «Attento, ti possono ammazzare. Francesco mi ha risposto: È la cosa migliore che mi potrebbe capitare. E anche a te...». Non erano parole rassegnate. Sembrava dire, più semplicemente, che bisogna essere pronti anche al martirio. Massimo Franco In piazza Papa Francesco arriva a bordo della papamobile e circondato dalla sicurezza vaticana in piazza San Pietro poco prima dell udienza generale. Il pontefice non ha mai nascosto la sua insofferenza per le eccessive misure di sicurezza attorno a sé (foto di Donatella Giagnori/Eidon) Il punto Bergoglio al lavoro per preparare il prossimo Sinodo di Gian Guido Vecchi A un mese dalla conclusione del Sinodo sulla famiglia, Francesco è già al lavoro per il grande Sinodo che si riunirà dal 4 al 25 ottobre Il Papa ha presieduto martedì il Consiglio ordinario del Sinodo, composto da quindici cardinali e vescovi, che si è riunito due giorni e ha definito ieri il testo da spedire nelle prossime settimane a tutte le conferenze episcopali del mondo. Alla «Relazione finale» votata dai padri sinodali il 18 ottobre si aggiunge una sorta di questionario, domande e «richieste di approfondimento» rivolte alle diocesi del pianeta. Non c è tempo da perdere. La Relatio accompagnata dalle domande rappresenta i cosiddetti Lineamenta cui le chiese del mondo risponderanno «entro Pasqua», in modo che si possa preparare l Instrumentum laboris, cioè il testo che sarà la base di lavoro al Sinodo La prima «tappa» era già stata preceduta da un questionario rivolto a tutti i fedeli. Il secondo questionario è più contenuto e concentrato sulle discussioni del mese scorso: ciascuna conferenza episcopale deciderà poi come coinvolgere la «base» dei cattolici. Nel voto del 18 ottobre tre paragrafi due sui divorziati e risposati e uno sugli omosessuali avevano ottenuto la maggioranza assoluta ma non quella di due terzi che sarebbe richiesta per l approvazione. Ma il Papa aveva disposto che fossero pubblicati lo stesso nella Relatio finale: la discussione prosegue. Altrettanto significativo è che Francesco abbia confermato per il 2015 sia il relatore generale sia il segretario speciale del Sinodo: il cardinale Péter Erdo e l arcivescovo teologo Bruno Forte. 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4 4 Giovedì 20 Novembre 2014 Corriere della Sera

5 # Corriere della Sera Giovedì 20 Novembre Primo piano La sentenza Eternit, prescrizione e condanna annullata La decisione della Cassazione. Sfumano anche i risarcimenti. Guariniello: ora si apre il capitolo omicidi I giudizi Il maxi processo Eternit comincia nel 2009 per trovare i responsabili dei quasi morti e 700 malati a causa del contatto con l amianto tra i dipendenti degli stabilimenti della multinazionale a Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli Nel 2012 arriva la sentenza di primo grado che condanna a 16 anni Stephan Schmidheiny, ex presidente del consiglio di amministrazio ne, e Louis de Cartier de Marchienne, direttore dell azienda negli Anni 60 Nel 2013 la pena aumenta di due anni. Nel frattempo, però, de Cartier è morto, lasciando sul banco degli imputati soltanto il miliardario svizzero Schmidheiny ROMA Prescritta. La strage dell Eternit resterà impunita. Si è chiuso così il «processo del secolo» contro il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, a capo dell azienda accusato di disastro ambientale per aver esposto i lavoratori all amianto e alla conseguente morte per mesotelioma pleurico. Assolto, tra i fischi e le grida dei familiari di alcune delle oltre 3 mila vittime registrate nei 4 stabilimenti italiani della multinazionale elvetico-belga e tra i cittadini di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). «Vergogna», «buffoni», «assassini», hanno L intervista di Giusi Fasano «Dopo le prime parole non sentivo nemmeno più... Sono disgustata, abbattuta». Come prendere un pugno sul ring. Assunta Prato ha ascoltato soltanto metà di quello che ha detto il giudice. Tutto prescritto, tutto annullato. E si è sentita barcollare. A quel punto non c era parola che avesse più senso. «Un colpo nello stomaco, sì. Anzi, in faccia alle nostre lotte di tutti questi anni. Domani troveremo la forza di reagire, ci rimetteremo in piedi e ricominceremo la guerra daccapo. Ma certo adesso...». «Adesso» sono le nove e venti di ieri sera, l ora del verdetto. Mentre i giudici della Cassazione sentono urlare «vergogna» dal fondo dell aula, Assunta pensa a suo marito Paolo Ferraris, morto diciotto anni fa di mesotelioma pleurico. «Aveva 49 anni e non aveva mai messo piede all Eternit...». Sospiro. Il pensiero torna al presente. «Sono incazzata, e scusi se per una volta dico una parolaccia. Ma come si fa ad abbattere anni di battaglie così? E per fortuna che non hanno detto che il fatto non sussiste... A Casale Monferrato c è stata gente che ha costruito fortune sulla pelle di persone che poi sono morte. La città si è svenata per urlato in tanti. Invano. Crolla così il castello costruito dal pm di Torino Guariniello che però assicura: «Il reato c è. Non demordiamo. Ora apriremo il capitolo omicidi». Mentre il magnate assolto dichiara: «L Italia è l unico Paese che vuole risolvere la catastrofe dell amianto attraverso processi. Sarebbe meglio abbandonarlo». È la conferma che nei precedenti gradi di giudizio sono stati violati i principi del giusto processo. Ora basta processi ingiustificati». Sfumano i risarcimenti previsti dalla sentenza di appello per le 983 parti civili: familiari e comunità locali. I 2 18 Anni La pena inflitta a Stephan Schmidheiny in secondo grado 983 Le parti civili (parenti ed enti locali) costituite in processo La protesta I familiari delle vittime dell Eternit ieri davanti alla sede della Cassazione in attesa della sentenza (Eidon) «Mio marito morto a 49 anni Disgustata, ma non mi arrendo» La vedova: ho speso la vita a insegnare il rispetto dell ambiente Ex insegnante Assunta Prato, 63 anni, nel 1996 ha perso il marito bonifiche che non bastano mai. Qualcuno dovrà pur pagare, alla fine». La rabbia di oggi si mescola con i ricordi di ieri: «Rivedo il giorno in cui abbiamo saputo di cosa sarebbe morto Paolo... Lui era assessore regionale al Bilancio e prima di morire si diede da fare per trovare i primi fondi per la bonifica di Casale. Nel tempo, la stessa malattia di Paolo ha portato via tanti amici, conoscenti, vicini di casa... duemila persone soltanto a Casale. Sono davvero tante duemila persone... Quando ho sentito pronunciare quelle parole annullamento, prescrizione sono rimasta annichilita». La signora Prato, madre di tre figli ormai grandi, ha 63 anni e da tre è in pensione dopo una vita passata a insegnare Lettere ai ragazzini delle scuole medie. Da quando suo marito mila parenti che hanno raggiunto un accordo extragiudiziale potranno tenere i compensi. È di 280 milioni di euro la perdita dell Inail, condannata con l Inps a pagare le spese e priva di risarcimento per le prestazioni erogate ai malati. Una strage che continua e dovrebbe avere il suo picco nel Ma che si sarebbe potuta evitare: secondo i processi, le conseguenze dell esposizione all amianto erano note ai vertici Eternit, che però le ignorarono. Resta il monito del sostituto pg della Cassazione, Francesco Iacoviello: «Per reati come le morti per amianto che ha una latenza di decenni, serve un intervento legislativo». Perché a volte «diritto e giustizia vanno da parti opposte». Parole che avevano suscitato l applauso delle parti civili convinte di ascoltare la conferma di condanna a 18 anni per Schmidheiny dal pg definito: «Responsabile di tutte le condotte a lui ascritte». Alla richiesta di assoluzione il sorriso si è trasformato in maschera di dolore indignato: «Reato prescritto». Troppo vecchi i fatti cui faceva riferimento l imputazione di disastro. «Un reato non agganciato alle lesioni e alle morti», aveva evidenziato il difensore del magnate, Franco Coppi. E, secondo il pg, prescritto già dal 1998, 12 anni dopo il fallimento dell azienda. Una tesi che ha convinto anche i giudici della prima sezione penale. Ma non i parenti. «Ma come prescritto se c è gente che sta morendo?», protestavano madri, figli, mogli, mostrando le foto di chi non c è più. Chi piangeva. Chi, con le mani tra i capelli, muto, guardava fisso nel vuoto. Chi, al telefono, gridava per far capire, a un anziana madre in attesa, che giustizia per il figlio perduto non ci sarà mai più: «Non c è un altro giudice, mamma. È finita. È finita per sempre». Virginia Piccolillo morì giurò a se stessa e al mondo che avrebbe lottato per il resto dei suoi giorni contro un nemico invisibile, l amianto. Oggi è un punto di riferimento dell Afeva, (l Associazione familiari vittime amianto) e anche se giura che è «talmente demoralizzata da non aver voglia di far grandi discorsi» una cosa si sente di promettere a nome di tutti: «Non ci arrenderemo mai, in qualche modo andremo avanti, sapremo trasformare il nostro dolore in voglia di reagire». Ci vuole tutta la forza che ha per non piangere: «È durissima. Fa male sentir parlare di prescrizione perché per noi i morti non si prescrivono mai. Abbiamo vissuto e viviamo sotto scacco ogni santo giorno, le conseguenze dei reati di cui stiamo parlando sono ancora lì sotto i nostri occhi, esistono eccome». A scuola, quando insegnava, Assunta aveva fatto in modo che nei suoi alunni crescesse la coscienza del rispetto ambientale, quello che sa convivere con il diritto al lavoro e con lo sviluppo sostenibile. «Io e tanti miei colleghi ci siamo adoperati per sensibilizzare i ragazzi su questi temi. Ricerche, storie, prospettive, interviste, statistiche, idee: abbiamo fatto un lavoro che non ha eguali da nessun altra parte. E io ho anche scritto un fumetto e una fiaba». Il fumetto si intitola «Eternit dissolvenza in bianco», la fiaba «Attenti al polverino». L argomento è sempre quello, le polveri d amianto che contengono le fibre, le stesse che suo marito e tanti altri respirarono, ammalandosi. Alle dieci di sera Assunta torna a casa. È gia tempo di pensare alle prossime lotte: «Faremo una battaglia ad altri livelli, chiederemo che questi reati non si prescrivano mai». Fare, fare e ancora fare. Il nemico è ancora lì in PERCHÉ ACCONTENTARSI DI ESSERE PRECISI QUANDO SI PUÒ ESSERE I PIÙ PRECISI? MASTER TOURBILLON DUALTIME. Calibro Jaeger-LeCoultre 978B con data a scatto brevettata. 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6 6 Giovedì 20 Novembre 2014 Corriere della Sera Primo piano L analisi di Marco Imarisio La sentenza L ultima vittima seppellita sabato La sofferenza rimasta senza giustizia A Casale 50 morti solo quest anno. La fabbrica era un sogno, è diventata una maledizione L ultimo è stato seppellito sabato scorso. A salutare Luigino Bozzo nella chiesa di Roncaglia c era la sua famiglia e qualche abitante della frazione più piccola di Casale Monferrato. Faceva il geometra, aveva 58 anni. Il mesotelioma ci ha messo appena tre mesi a farlo annegare nell acqua dei suoi polmoni. Fuori pioveva forte. La bara è stata caricata in fretta sull auto dell impresa funebre. Dieci minuti dopo sul piazzale non c era più nessuno. Quest anno è peggio dell ultimo. Appena metà novembre e siamo già a cinquanta. Al procuratore generale e ai giudici della Cassazione forse non può e non deve interessare. Ma in queste terre belle e sfortunate si continua a morire, come se essere nati da queste parti, aver respirato quest aria sia una condanna destinata prima o poi a diventare esecutiva. La sentenza di ieri fissa invece un punto fermo in una storia che è un continuo e atroce divenire. Ci saranno tutti i crismi di legalità, che dubbio c è, ma le facce della gente che ieri piangeva disperata sulle scale del Palazzaccio romano dovrebbero dire anch esse qualcosa. Molte di quelle persone La «mala polvere» L amianto ricopriva gli operai, veniva spalmato sui vialetti ed era un gioco per i bimbi sono venute a Roma per la prima volta in vita loro, così come in questi anni si sono messe in coda all alba sul corso Valentino per salire sul pullman che le avrebbe portate alle udienze del processo di Torino. Lo hanno fatto perché credevano nella possibilità di quel risarcimento morale che ci ostiniamo a chiamare giustizia dopo aver assistito impotenti alle sofferenze indicibili dei loro figli, delle loro madri e padri. C era Valeria, la figlia di «Pica» Busto, che lavorava in banca e correva sugli argini del Po, come poteva sapere che tutto quel bianco dell acqua e della terra conteneva un veleno che lui inalava. Valeria aveva due anni quando papà se ne andò per sempre, alla vigilia del Natale 88. Sua moglie fece affiggere dei cartelli funebri che dicevano «l inquinamento da amianto lo ha tolto all affetto di chi lo amava», e quel necrologio fu uno schiaffo in faccia a una città che stentava a comprendere il motivo di quelle morti repentine, tutte uguali, tosse secca, dolore appena sotto le scapole, e poi l inutile macelleria chirurgica, persone che tornavano a casa e sembravano spettri, e nessuna speranza, mai. A Casale Monferrato sono morte di amianto tremila persone, senza contare quelle non dichiarate, in ogni paese se ne contano almeno una decina. Più delle vittime del conflitto in Nord Irlanda. La «fabbrica» era arrivata in città nel 1906 portandosi dietro un brevetto innovativo che mischiava fibre di cemento a quelle di amianto, La vicenda L «Eternit» è un marchio di fibrocemento a base amianto che non è più in vendita dal È anche il nome della ditta che lo produceva Venne brevettato dall austriaco Ludwig Hatschek nel 1901 ed è stato ribattezzato con il nome «Eternit» (dal latino aeternitas, eternità) per la sua altissima resistenza. Nel 1902 il commerciante Alois Steinmann acquista la licenza e apre nel 1903, a Niederurnen (Svizzera), la Schweizerische Eternitwerke AG Nel 1907 viene aperto lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato (Alessandria): all interno di quello che ai tempi rappresenta il più grande stabilimento del genere in Europa lavorano circa persone I pericoli dell amianto diventano noti negli anni 60, ma si continua a produrlo fino all 86: tra il 92 e il 94 è vietata in Italia l estrazione, l importazione, l esportazione, la vendita e la produzione capace di resistere al tempo e al fuoco. Lo chiamarono Eternit perché era destinato a durare per sempre. Gli abitanti consideravano quello stabilimento di 94 mila metri quadrati come la Fiat di Casale Monferrato, entrarci significava dire addio alla malora, alla vita nei campi. Gli operai morivano, ma erano separati dal resto della città T&CO da quel recinto di cemento in fondo al quartiere del Ronzone. Era meglio non sapere, altrimenti magari la fabbrica chiude, allora erano in tanti a pensarla così. Nel 1969 accadde però che il vento fece un giro strano per molti mesi. In via Roma, il cuore di Casale, morirono sette «civili» in poco tempo. Morì il maestro che aveva insegnato le tabelline a intere generazioni e ieri in aula c erano i suoi figli, uno di loro con la bombola d ossigeno, perché non c è scampo, ti viene a prendere, anche dopo tutto questo tempo. E insomma, si cominciò a capire che stava succedendo qualcosa di mostruoso. La prescrizione decorrerà MILANO VIA DELLA SPIGA, 19/A MILANO EXCELSIOR, GALLERIA DEL CORSO, 4 BOLOGNA GALLERIA CAVOUR, 9/A VERONA VIA MAZZINI, 6 PRESSO EXCELSIOR FIRENZE VIA DE TORNABUONI, 37/R ROMA VIA DEL BABUINO, 118 ROMA VIA COLA DI RIENZO, 173 PRESSO COIN TIFFANY.COM Vittime Sono i morti per tumore causato dall amianto negli stabilimenti Eternit: hanno accettato l indennizzo 700 Malati Sono le persone che si sono ammalate a vario titolo lavorando negli anni Sessanta negli stabilimenti italiani di Eternit 280 Milioni Tanto sono costate all Inail le prestazioni ai lavoratori colpiti da patologie provocate dall amianto. In Italia ci sono ancora 34 mila siti da bonificare: 380 ad alto rischio Protesta Una donna mostra un manifesto con scritto: «Stephan Schmidheiny il vostro posto è in prigione». Un gesto di protesta fatto nel febbraio 2012 mentre era ancora in corso a Torino il processo contro il magnate svizzero dell amianto senza dubbio dal momento in cui Eternit chiuse, nel lontano Ma quelli che conoscono Casale Monferrato e le altre città colpite da questa morte bianca che non conosce prescrizione, sanno che l effetto sarà devastante e allontanerà intere comunità fatte di gente perbene e senza fortuna dalla giustizia. Nel 2000 la fabbrica del Ronzone fu tumulata nel cemento con un operazione uguale a quella fatta con il reattore di Chernobyl. Gli operai si estinsero, o quasi. Ma i «civili», ormai la maggioranza nel pallottoliere dei caduti, hanno continuato a morire nell indifferenza. Poi arrivò Raffaele Guariniello che raccolse le denunce fatte dagli ostinati familiari delle vittime, e per un attimo durato il tempo di due sentenze sembrò davvero che lo Stato facesse la sua parte. Adesso anche questa pare illusione. Il magistrato torinese giura che non si fermerà. In fondo, dice, «è solo prevalsa a sorpresa una diversa interpretazione del concetto di disastro. Ora si ricomincia con l accusa di omicidio doloso». Parole che sembrano frutto della sua preoccupazione per la differenza tra le cose della legge e l enormità di questa vicenda. Le sentenze vanno rispettate. Ma la sensazione che chiude questa giornata è terribile. Sappiamo che il procuratore generale non è tenuto a leggere le parole di un giornalista, ma ci piacerebbe che l avesse fatto. Marco Giorcelli aveva 51 anni. Era il direttore del giornale locale. Aveva una moglie, una figlia, amava girare in bici per le nostre colline. Quando scoprì di essere condannato scrisse il suo ultimo editoriale, tenuto nel cassetto fino a dopo la morte. Non conosciamo modo migliore per chiudere questo articolo. «Provo pena per gli imputati, più che rabbia. Per come hanno negato il senso dell umanità nel nome del profitto, del potere. Certo, noi di Casale Monferrato chiediamo giustizia. Per i nostri morti, per le nostre famiglie sconquassate come se sul nostro cielo si fosse combattuta, nel XX secolo, un altra guerra. Lunghissima, estenuante. E senza possibilità di difenderci. Un crimine contro l umanità».

7 Corriere della Sera Giovedì 20 Novembre

8 8 Giovedì 20 Novembre 2014 Corriere della Sera Primo piano Il lavoro Sciopero generale il 12 dicembre Poletti non parla sul palco Uil: è scontro Via libera al Jobs act in commissione. Tra un mese forse il primo decreto attuativo Congresso Il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan, 56 anni, e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ieri ha compiuto 63 anni, al XVI congresso della Uil a Roma (foto Lanni) ROMA Dopo l accusa arrivata dagli ultrà renziani sul «ponte è servito», la Cgil sposta la data dello sciopero generale contro il Jobs act e la legge di Stabilità, per farlo insieme con la Uil. Non più il 5 dicembre, il venerdì prima dell Immacolata, ma una settimana dopo, il 12. Data concordata ieri mattina tra i due segretari generali. C era anche quello della Cisl, che però ha confermato che non parteciperà. Il sindacato di Annamaria Furlan farà solo lo sciopero del pubblico impiego, il primo dicembre, più una serie di manifestazioni territoriali nei tre giorni successivi. Messe a posto tutte le date sul calendario, l adesione allo sciopero costa al segretario in pectore della Uil, Carmelo Barbagallo che venerdì prenderà il posto di Luigi Angeletti, il primo scontro con il governo. Proprio al congresso della Uil, cominciato ieri, doveva parlare anche Giuliano Poletti. Ma visto il «mutato contesto» il ministro del Lavoro decide di non salire sul palco. In sala viene letto un suo messaggio fischiato dalla platea, innescando uno scambio di convenevoli che prosegue fino a sera. «Ho l impressione che in questo governo non ci sia nessun ministro che abbia libertà di parlare», attacca il prossimo segretario della Uil Barbagallo. «Dopo il rispetto mostrato ad un importante organizzazione dei lavoratori, mi aspetterei analogo rispetto e garbo dai suoi massimi dirigenti», risponde Poletti provando a chiudere lo strappo senza riuscirci. «Forse voleva festeggiare il suo compleanno», ironizza Paolo Pirani ancora per la Uil. Il clima resta teso anche tra governo e Cgil: «Ci rassegniamo e aspettiamo?», si chiede il segretario Susanna Camusso, «non è la scelta che può fare un sindacato perché significherebbe essere parte del problema». Mentre la Cisl si difende: «Non ci siamo sfilati perché non abbiamo mai valutato di aderire», dice Furlan. In attesa dello sciopero, ieri la commissione Lavoro della Camera ha concluso l esame del Jobs act. Oggi l ultimo atto, con il mandato al relatore Cesare Damiano (Pd), prima del dibattito in Aula che comincerà domani e si dovrebbe chiudere anche prima della scadenza fissata al 26 novembre. Sarà poi necessario tornare al Senato dove però il presidente della commissione Lavoro Maurizio «Sui licenziamenti si segue la nostra linea Fu Bersani a frenarci» Fornero: ma per i disciplinari la scelta è sbagliata ROMA Professoressa Elsa Fornero, a inizio ottobre, dopo il via libera al Jobs Act al Senato, aveva dato 18 a Matteo Renzi. Adesso che voto gli dà? «Dal 18 siamo passati al 20. In particolare per il coraggio e la determinazione che ha dimostrato, anche in Europa, per abbassare le tasse sul lavoro». E sull articolo 18, invece? «Sui licenziamenti economici mi pare il proseguimento del percorso che avevamo tracciato noi. Nella sua formulazione originaria anche la nostra riforma cancellava il reintegro. Fu poi per insistenza di Bersani, e con l esplicito accordo di Casini e Alfano, che inserimmo quella formula che permette il reintegro solo quando il motivo economico è manifestamente insussistente. Ma già adesso chi vince una causa ottiene quasi sempre un indennità. Non cambia molto». Chi è Elsa Fornero, 66 anni, economista dell università di Torino, è stata il ministro al Lavoro del governo Monti e ha firmato una riforma del mercato del lavoro oggi in via di superamento La vera battaglia è stata sui licenziamenti disciplinari. «Sì, e la soluzione trovata mi sembra rischi di essere in parte sbagliata e in parte illusoria». Perché sbagliata? «Il governo vorrebbe sostanzialmente abolire la discrezionalità del giudice. Ma, così come ci sono lavoratori che si comportano male, ci possono essere anche datori di lavoro che si comportano male. E se c è una controversia a decidere deve essere un terzo. Non vedo chi se non un magistrato». L idea del governo, però, è che il reintegro scatti solo se l azienda accusa il lavoratore di un reato falso. «In questo temo che la soluzione trovata possa essere illusoria. Il margine di discrezionalità che si mette fuori dalla porta potrebbe rientrare dalla finestra. La questione non è così semplice come sembra». I punti Via l articolo 18 con due eccezioni 1Il Jobs act cancella l articolo 18, il diritto al reintegro sul posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa. Restano due eccezioni, che riguardano i licenziamenti discriminatori e quelli disciplinari. Il reintegro resta se l allontanamento dal posto di lavoro è dovuto a motivi basati sul credo politico o sulla fede religiosa I licenziamenti disciplinari 2Il diritto a essere reintegrati sul posto di lavoro resta anche per i licenziamenti disciplinari immotivati, quando cioè l infrazione contestata non sussiste, ma solo per «specifiche fattispecie». Questi casi specifici saranno definiti nei decreti attuativi che riempiranno di contenuti la legge delega sul lavoro L indennizzo negli altri casi 3A parte questi due limiti, non è previsto il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa, ma un indennizzo economico: sarà «certo e crescente con l anzianità di servizio» del lavoratore. Sarà l indennizzo la tutela, quindi, in caso di licenziamenti economici, legati cioè all andamento delle aziende Tempi certi per i ricorsi 4Nella legge delega si specifica che le norme attuative devono «prevedere tempi certi per l impugnazione del licenziamento». Oggi il limite è di 60 giorni. Potrebbe essere ridotto a 30, ma allo studio c è una procedura espressa per agevolare le conciliazioni con l azienda Sacconi (Ncd) assicura un esame rapidissimo. Già a metà dicembre il governo potrebbe portare in Consiglio dei ministri il primo decreto attuativo della riforma, quello che definirà le «specifiche fattispecie» di licenziamento disciplinare ingiustificato che potranno portare al reintegro nel posto di lavoro. L ipotesi è sempre quella di limitarsi al caso del lavoratore che viene licenziato sulla base di un reato che poi si rivela falso. Ma se il meccanismo dovesse dimostrarsi troppo complicato, resta in piedi l ipotesi B: consentire all azienda di scegliere l indennizzo anche quando il giudice dispone il reintegro, pagando però una somma più alta. L. Sal. Dicono tutti di aver vinto. «Non mi sorprende. Il merito interessa molto meno del riflesso politico. Non credo che ci sia un solo imprenditore, italiano o straniero, che non assuma perché ha il problema dell articolo 18, così come cambiato da noi. È solo un simbolo sul quale mettere la bandiera». Il governo ripete che le nuove regole valgono solo per i nuovi assunti. Per chi ha un contratto non cambia nulla. Sarà davvero così? «Credo che nel medio termine le nuove regole saranno applicate a tutti. So bene che l impostazione è dire si comincia e poi si estende. Ma, se si ritengono migliori queste norme, bisognerebbe avere il coraggio di dire che le modifiche riguarderanno tutti i lavoratori privati, anche quelli già assunti. E, perché no, anche i dipendenti pubblici. Altrimenti si perpetuano le diseguaglianze». Lo sciopero dei sindacati? «Una risposta politica ad un impostazione politica del problema. Anche loro giocano sul piano del vinco io lasciando perdere il merito». E il ministro Poletti che non parla dal palco della Uil? «Non voglio dare giudizi sulle scelte altrui. Posso solo dire di non aver mai rifiutato il dialogo, nemmeno quando sapevo di avere interlocutori ostili». Lorenzo Salvia lorenzosalvia Divisi Sciopero Cgil e Uil hanno proclamato lo sciopero generale, contro le politiche del governo, il 12 dicembre (nelle foto in alto i segretari della Cgil, Susanna Camusso, e della Uil, Carmelo Barbagallo, che prenderà la guida del sindacato dopo le dimissioni di Luigi Angeletti). Il fronte sindacale è diviso: si è smarcata la Cisl, che ha indetto uno sciopero solo del pubblico impiego per il 1 dicembre Pagelle Il mio voto al premier? Dal 18 siamo passati al 20 per il coraggio dimostrato anche in Europa Assunzioni Non c è un solo imprenditore che non assuma per l articolo 18 così come cambiato da noi Il caso Quelle parole di Squinzi sullo stop sindacale di Enrico Marro «Con i bassi livelli di attività che abbiamo nell industria, forse è un vantaggio». Così ieri mattina il presidente di Confindustria rispondendo ai giornalisti sugli effetti dello sciopero generale del 12 dicembre. Una gaffe, una battuta, una provocazione? Forse c è anche questo nella risposta istintiva di Giorgio Squinzi, ma probabilmente anche un fondo di verità, da parte di uno che le imprese le conosce bene. È il paradosso dello sciopero in tempi di recessione. Anziché danneggiare le imprese può finire per aiutarle. Se a ciò si aggiunge che sullo sciopero il sindacato è diviso, con la Cisl che non parteciperà al fermo indetto da Cgil e Uil, l arma appare davvero spuntata. Giampaolo Galli, che da capo economista e direttore generale di Confindustria di scioperi generali ne ha visti tanti, e che dal 2013 è deputato del Pd, conferma: «Lo sciopero crea molto danno quando la domanda tira e l impresa rischia di perdere clienti. Ora, invece, in certe aziende e in alcuni settori potrebbe esserci un vantaggio. In ogni caso non creerà grandi problemi al sistema produttivo, anche perché credo che la partecipazione dei lavoratori sarà molto bassa perché le motivazioni dello sciopero sono debolissime». Più possibilista è invece Paolo Agnelli, imprenditore bergamasco a capo di un gruppo leader nella lavorazione dell alluminio con circa 300 dipendenti e presidente di Confimi, associazione di piccole e medie imprese manifatturiere: «Credo che per i sindacati sia uno sciopero obbligato. Un rito necessario per non dare l idea ai loro tesserati che si possa subire passivamente la modifica dell articolo 18 sui licenziamenti. Ma per le aziende, in un momento come questo, un giorno in meno di lavoro non è certo un problema». I più danneggiati, saranno invece i lavoratori, che perderanno un giorno di paga. Non ha dubbi Alberto Bombassei, ex vicepresidente di Confindustria e ora deputato di Scelta Civica: «Uno sciopero non è mai un vantaggio, è sempre una sconfitta, e per tutti. In questo caso però, più che in passato, danneggia in modo particolare i lavoratori. Il sindacato deve capire che le trattative, e magari anche gli scioperi, si fanno nelle aziende. E si fanno su aspetti concreti, su ciò che riguarda la produttività e la qualità del lavoro e non su principi, importanti in passato, ma superati dalla storia. In molte aziende succede già ma forse i leader nazionali non se ne sono accorti».

9 Corriere della Sera Giovedì 20 Novembre Primo piano Il retroscena Renzi e la scelta di affrontare le contestazioni di Maria Teresa Meli ROMA «Questo giochetto mi ha rotto le scatole»: Matteo Renzi è un tipo che va per le spicce, e quando affida ai collaboratori i suoi pensieri, è ancora più esplicito. Al ritorno dall Australia, il premier ha trovato una situazione immutata, sotto un certo punto di vista. Il sindacato, secondo lui, «continua ad avere un atteggiamento pregiudiziale: dice solo dei no». E nel frattempo vengono organizzate o minacciate manifestazioni di protesta contro di lui un po in tutta Italia. Anche oggi in Emilia, dove il premier si appresta a chiudere la campagna elettorale. Centri sociali o sindacati che siano, la pressione su Renzi è forte. E al premier si imputa anche il fatto di non essere accorso nelle zone d Italia travolte dal maltempo. Tutto questo a una manciata di giorni da una tornata elettorale in Emilia e in Calabria. Renzi è convinto che non sia un caso. E testardo com è è pronto a prendersi fischi e insulti, ma oggi visiterà lo stesso le imprese dell Emilia e gli amministratori dei comuni alluvionati di quella ragione. Accetta la sfida e rilancia: «Non ho paura delle contestazioni. Se qualcuno spera di tenermi rinchiuso a Palazzo Chigi si sbaglia di grosso. Io non rinuncio a girare per l Italia». E poi Renzi non rinuncerebbe per nulla al mondo a questo giro elettorale, anche perché la prima tappa del suo tour sarà Parma, dove sarà ospite del sindaco Pizzarotti, cinque stelle in odore di scomunica. È un occasione più che ghiotta, per chi intende impostare la campagna elettorale esattamente come quella delle europee: «Noi siamo la speranza contro la rabbia». Allora quella fu la carta vincente: di fronte al Grillo urlante, gli italiani preferirono il Renzi che prefigurava un Paese diverso. Ora i focolai della rabbia si sono estesi. C è la Lega, che cresce, c è la Cgil, che si è schierata contro il premier e alla quale il premier continua a non concedere niente. Riuscirà Renzi a fare il bis delle europee? Sulle percentuali del Pd è più che tranquillo. Il problema è un altro: si allargherà o no il fenomeno dell astensionismo? Lo stesso problema si presenterà nelle regionali 2015, con la differenza che lì bisognerà anche sedare i litigi nel Pd. Tant è vero che si pensa di offrire la candidatura alla leadership della Campania a un esponente Ncd e di presentare in quella regione una coalizione identica a quella che attualmente regge il governo nazionale. Le riforme La vicenda Berlusconi, che incontra Renzi il 12 novembre, conferma l impegno di FI su riforme e Italicum, ma critica le richieste di modifica del premier Nel partito cresce il malumore contro la linea morbida verso Renzi. Il leader di FI ricuce con l ala Fitto e annuncia un opposizione più decisa alle politiche del governo Berlusconi si smarca con il «No tax day»: in campo alla grande Il leader di FI: opposizione sul fronte economico 130 parlamentari formano i gruppi di Forza Italia, di cui 70 alla Camera e 60 a Palazzo Madama ROMA Che il clima sia «cambiato» dopo la «forzatura di Renzi» che ha costretto Berlusconi a scendere a patti con chi lo sfidava nel partito, a presentarsi battendo i tacchi all incontro a Palazzo Chigi e a dargli un via libera generico sulle riforme riconfermando il Nazareno, in Forza Italia lo dicono in tanti. E così, la lettera inviata ieri ai suoi parlamentari e ai suoi elettori, con la quale invita alla mobilitazione per il «No tax day» del weekend del 29 e 30 novembre (la prima di una serie di manifestazioni) e all opposizione contro le politiche economiche del governo, non arriva a sorpresa. Era annunciata la missiva del Cavaliere, che è ancora ricoverato a Milano per l uveite ma che domani tornerà a Cesano Boscone. E in parte era anche scontata: si contestano le politiche che hanno portato a più tasse sulla casa e non solo, come si criticano le decisioni di Renzi che si è mosso «a favore del proprio elettorato di riferimento», «tartassando» tutte le Il dibattito nel Movimento M5S, caso scontrini: 19 nel mirino (e.bu.) Dovevano affrontare il caso dei «ritardatari», ieri, i parlamentari 5 Stelle: in 19 nel Movimento di Beppe Grillo (foto) non sono in regola con il rendiconto dello stipendio (e delle quote restituite). E si parla anche di espulsioni. altre categorie. Ma c è un di più che non è passato inosservato: è quando Berlusconi specifica che la mobilitazione del No tax day «servirà a dare un segnale chiaro della nostra opposizione alle politiche economiche e fiscali del governo». E quando, alla fine, fa capire che sta davvero per rientrare sulla scena con tutto il suo peso: «Tra poco torno in campo, innocente e alla grande». Non significa che stiano per saltare gli accordi di collaborazione siglati con Renzi. Non ora, comunque. Ma significa certamente che il clima idilliaco degli scorsi mesi, complici anche i prossimi appuntamenti elettorali, è venuto meno. All ex premier non è piaciuto come Renzi abbia cercato di metterlo in riga sulle riforme, come abbia forzato la mano anche imponendo modifiche alla legge elettorale non gradite. E Berlusconi ha cominciato a notare crepe nello «stellone» del premier, che «perde consensi», non «doma» l opposizione interna e sembra dice «in affanno e nervoso». Per questo diventa una sorta di prova del nove il cammino Legge elettorale Mani libere sul punto indigesto dell Italicum: premio alla lista e non alla coalizione della legge elettorale, solo apparentemente scontato. Ieri FI ha votato con la maggioranza l ok al testo base in commissione, ma ha drizzato le antenne (come tutti gli altri che non vogliono rischiare il voto anticipato) quando la presidente della commissione e relatrice Anna Finocchiaro ha dato ragione all ex presidente della Consulta, Silvestri, che avvertiva come sarebbe impossibile varare una legge elettorale valida solo per la Camera e non per il Senato, almeno finché questo resterà in carica. Un ovvietà in teoria, ma non in pratica: perché se si prevedesse una soluzione anche per il Senato, una volta varato l Italicum si potrebbe andare a votare in qualsiasi momento, al di là di qualsiasi rassicurazione sul prosieguo della legislatura che Renzi si è già affannato a dare ai suoi alleati come a FI. E quindi si annuncia complicato il cammino della legge, sulla quale gli azzurri si tengono le mani libere almeno sul punto che meno condividono, quello del premio alla lista e non alla coalizione. Un cammino che risentirà anche dei risultati del voto delle Regionali di domenica: un tracollo eventuale di FI ai danni della Lega in Emilia e degli avversari in Calabria indebolirebbe ulteriormente il patto del Nazareno. Paola Di Caro

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