Progetto provinciale per la garanzia dei diritti dell infanzia e per la diffusione dell adozione/sostegno a distanza - 1 -

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1 Progetto provinciale per la garanzia dei diritti dell infanzia e per la diffusione dell adozione/sostegno a distanza - 1 -

2 Si ringraziano le organizzazioni del Coordinamento provinciale per l adozione/sostegno a distanza che hanno fornito le loro storie e testimonianze reali da inserire nella presente pubblicazione e di cui ne costituiscono il cuore. Si ringraziano i rappresentanti delle associazioni del Coordinamento provinciale che hanno partecipato ai lavori per l ideazione e redazione della pubblicazione. Si ringraziano altresì il Preside, il Prof. Roberto Peroncini e gli studenti delle classi IVB e VB Grafica dell'a.s. 2006/07 del Liceo d'arte Toschi di Parma per aver partecipato al concorso d'idee per l'ideazione del nuovo logo del Coordinamento delle organizzazioni per l'adozione/sostegno a distanza in provincia di Parma. Vincitrice: Laura Cherubini classe IV B Grafica a.s. 2006/07 (v. logo in copertina) Gli altri loghi presenti in varie pagine della pubblicazione appartengono al 2 e 3 classificato e ad alunne le cui creazioni sono state "segnalate" quali lavori di meritato rilievo: Giorgia Varoli classe VB Grafica a.s. 2006/07 Federica Piccolo classe IVB Grafica a.s. 2006/07 Linda Bonini classe V B Grafica a.s. 2006/07 Elisa Lodi Rizzini (2 lavori) classe IV B Grafica a.s. 2006/07-2 -

3 Indice Presentazione Pag. 5 Introduzione 7 Storie di adozione/sostegno a distanza Quando giocare è solo un sogno 9 La sfida: educare le nuove generazioni 13 Quando la povertà ti toglie la vita 15 Un nome, un legame 17 Sto imparando molto anche professionalmente 21 L arte del prendersi cura degli altri 23 Dove il diritto all istruzione non è scontato 27 Cuore, testa, mani e gambe delle adozioni 29 Cultura di morte e di vita 31 Gratitudine per l opera di don Arnaldo Baga 33 Così ha preso forma il sogno di una scuola 35 Quando la lebbra non fa più paura 37 Lottare senza l uso delle gambe

4 Il contagio della solidarietà 43 Bambini che sfidano le tradizioni 47 Quando anche la nascita è un dramma 49 Sorriso negato e restituito 53 Così possiamo costruire la pace 55 Come garantire il diritto alla sanità 57 Insieme si può cambiare la realtà 59 Parliamone 63 Elenco e recapiti delle organizzazioni per l adozione/sostegno a distanza in provincia di Parma

5 Presentazione L Assessorato alle Politiche Sociali e Sanitarie della Provincia di Parma, insieme alle organizzazioni del Coordinamento provinciale per l adozione/sostegno a distanza, presenta uno strumento nuovo per la promozione di quest importante forma di solidarietà, che vede l impegno di tante realtà locali per il sostegno all infanzia nei Paesi poveri del Mondo. L idea è nata sul Tavolo provinciale delle organizzazioni coordinato dalla Provincia di Parma, che da 6 anni mette a disposizione le proprie risorse umane ed economiche per la realizzazione del progetto Adozione e sostegno a distanza per la garanzia dei diritti, volto proprio alla diffusione e sensibilizzazione dei diritti dell infanzia nel Mondo, promuovendo in particolare questa tipologia di sostegno, che rende possibile ai bambini dei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo di rimanere nel proprio Paese di origine, vedendosi garantiti i propri diritti fondamentali (dal cibo, all acqua, alla salute, all istruzione, ecc...). Diritti sanciti anche dalla Convenzione ONU sui diritti dell infanzia, firmata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata praticamente da tutti i Paesi del Mondo, Italia compresa con la Legge n. 176 del Si è così pensato di chiedere la collaborazione alla Redazio

6 ne del Settimanale della Diocesi di Parma Vita Nuova per realizzare nel concreto quest idea. Per proporre uno strumento nuovo rispetto a quelli finora realizzati, come ad esempio le tre edizioni della Guida delle organizzazioni per l adozione/sostegno a distanza nella provincia di Parma: Sotto le stesse Stelle, le mostre pittoriche e fotografiche o le svariate iniziative di sensibilizzazione. Una pubblicazione che raccogliesse storie vere fornite dalle nostre organizzazioni locali impegnate in tutto il Mondo perché i diritti dell infanzia possano essere veramente garantiti. Una pubblicazione, quindi, che permettesse di avvicinarsi a questa realtà, partendo dalle testimonianze concrete e reali di coloro che la vivono in prima persona, come operatori, come sostenitori o come beneficiati. E che, proprio per questo, potesse far emergere davvero il significato ed il valore profondo dell adozione/sostegno a distanza, fornendo nel contempo i recapiti per contattare le realtà che nel nostro territorio la realizzano, in modo tale che ogni persona interessata sappia a chi potersi rivolgere anche solo per chiedere informazioni e un domani, magari, per attivare un sostegno a distanza...portando così il proprio piccolo grande contributo per garantire il rispetto e la tutela dei diritti fondamentali dell infanzia nel Mondo. Tiziana Mozzoni Assessore alle Politiche Sociali e Sanitarie Provincia di Parma - 6 -

7 Introduzione Instaurare legami, restituire dignità, creare rapporti più giusti ed equi, colmando il divario tra il nord e il sud del mondo. E questo uno degli obiettivi dei tanti progetti delle Adozioni/ Sostegno a distanza, attivati anche nella nostra provincia da associazioni, gruppi, scolaresche. Diverse le modalità di realizzazione: c è chi privilegia il sostegno ad un nucleo familiare, chi la finalizza alla promozione di progetti, sanitari o scolastici, chi prevede il contatto diretto, chi invece lo esclude. C è comunque un filo che accomuna, intreccia e dà spessore e colore: il rapporto con le realtà locali e le persone del posto, spesso missionari, persone sconosciute diventate poi amiche. Nella consapevolezza che, attraverso un piccolo, ma costante contributo, si può rendere il presente più degno di essere vissuto e gettare le basi di un futuro diverso. Dove i bambini non paghino le conseguenze di guerre decise da altri; di un mercato che divora e consuma, privando i Paesi delle proprie risorse naturali; di uno stile di vita, quello occidentale, che sembra ignorare concetti quali interdipendenza. Così hanno preso forma diverse iniziative cui abbiamo dato voce: storie di vita, dove il dare e il ricevere rappresentano due facce dell unico mestiere di vivere

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9 Sierra Leone I bambini e la guerra Quando giocare è solo un sogno La Sierra Leone ha conosciuto 10 anni di tremenda guerra civile, dalla quale è uscita prostrata nell economia e ferita nei corpi e nelle anime dei suoi figli. Padre Maurizio Boa, missionario dei padri Giuseppini del Murialdo, vive a Kissy, un sobborgo di Freetown, capitale della Sierra Leone. In un contesto di miseria, strade dissestate e fogne a cielo aperto, di tuguri privi di acqua corrente, di elettricità e di servizi igienici, svolge la propria opera di educatore e di operatore sociale, oltre che di sacerdote missionario. Padre Maurizio ha lavorato nei campi di raccolta dei profughi della guerra civile; tra le altre cose, ha realizzato villaggi nei quali hanno trovato accoglienza e lavoro mutilati e invalidi di guerra e le loro famiglie. Ha creato case-famiglia nelle quali ospita ed educa bambini vittime delle inenarrabili violenze di quella guerra. Qui di seguito una piccola antologia delle storie di bambini e ragazzi che hanno già visto quanto di peggio si possa immaginare, e che hanno trovato una speranza. Non tutte le storie sono così terribili; per la gran parte, sono storie di ordinaria miseria, ordinaria denutrizione, ordinaria speranza e fiducia in un futuro migliore. Saffinatu è nata nell ottobre 1989, parla inglese; la madre è scomparsa

10 Assieme al padre fu catturata dai ribelli i quali, di fronte a lei, lo uccisero perché si rifiutò di fare un lavoro per lui troppo pesante; alla ragazza fu tolto l occhio destro con un coltello perché piangeva ed il sinistro le venne coperto con un impasto di plastica bollente. Fu soccorsa, dopo che i ribelli se ne furono andati, da gente nascosta nel bosco assieme alla madre, ma perse la vista. La madre la portò a Freetown per farla curare e poi la lasciò. La ragazza fu portata alla Milton, scuola per ciechi, a Freetown dove intende continuare a studiare. Il mio nome è Sidimba e sono nata l 11 agosto In famiglia siamo in otto: padre, madre, quattro fratelli e due sorelle. I ribelli mi hanno amputata la mano destra nel 99 e quando accadde i miei genitori fuggirono perché mi credevano morta: li richiamai e mi aiutarono. Incontrammo di nuovo i ribelli ed il loro capo voleva sapere da mia madre quale era il ribelle che mi aveva colpito. Mia madre non poté parlare perché l autore l avrebbe uccisa. Fui in seguito assistita dalla Croce Rossa ma vivemmo per due anni nella foresta. Fui condotta a Freetown con altri ragazzi in una struttura per ragazzi mutilati. La famiglia di Mariama viveva a Kono quando i ribelli nel 92 attaccarono e costrinsero la famiglia a fuggire verso la Guinea. La mamma era incinta. La famiglia tornò a Kono quando la situazione lo permise. La madre di Mariama si ammalò di lebbra e fu ricoverata all ospedale di Masanga mentre il marito restò a Kono. Anche Masanga fu attaccata e scapparono a Makeni e da lì a Freetown dove vivevano dei parenti. Il marito è scomparso. A Freetown Mariama, nel 99, fu ferita a un piede dai ribelli: non fu curata subito e le fu amputato il piede. Per 5 mesi restò in ospedale a Goderich. Con la madre tornò a Makeni, ma la casa era stata bruciata. Per vivere la madre vende legna tagliata nel bosco. Sinnah è nata il Suo padre era carpentiere e sua madre commerciante. Sinnah ha quattro fratelli e cinque sorelle,

11 tutti più grandi di lei. L intera famiglia scomparve durante l incursione dei ribelli. Sinnah divenne cieca all età di sei anni a causa del morbillo. È stata promossa in terza e sta procedendo bene. Il mio nome è Abdullai e frequento la scuola secondaria, Sono nata nel 98 e mi è stato amputato il piede destro dopo che in Tongo avevo calpestato una mina mentre mio padre era ucciso dai ribelli. Ora sto con mia madre che fa il possibile per la mia educazione. Viviamo con difficoltà a Kenema - Keptena Section. I genitori di Isatu vivevano a Port Loko quando i ribelli attaccarono la città nel Quella notte i ribelli presero Isatu e quando il padre cercò di trattenerla i ribelli lo uccisero. Amputarono quindi la mano sinistra di Isatu e l abbandonarono. Più tardi la madre la portò a Freetown per le cure: fu dimessa dopo un mese. La madre che ora la custodisce vende sapone di soda per sopravvivere. Abdul e sua madre erano a Freetown nel 1997; Abdul aveva 4 anni, quando i ribelli del RUF attaccarono la città. Sfortunatamente il ragazzo raccolse una granata non ancora esplosa pensando fosse un giocattolo: la granata gli esplose tra le mani. All ospedale di Connaught gli amputarono il braccio. Ritornò a Kenema dopo 3 anni. Dice la mamma di Abdul: Dopo la guerra la vita è stata molto dura per me e i bambini, senza il marito scomparso da due anni. Sono in difficoltà, non guadagno abbastanza per allevare i figli. Mi aiutano parenti ed amici ma non basta

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13 Dalla parte dei bambini, il diritto alla scuola La sfida: educare le nuove generazioni Qui Bangladesh In quel periodo il missionario padre Marino Rigon ci aveva proposto di aiutare negli studi alcune ragazze: Rosy, Mary, Monica, Angela e Maloti... Le giovani studentesse riuscirono a portare a termine gli studi fino alla laurea. In particolare Rosy e Mary iniziarono un attività di aiuto allo studio con alcuni bambini che vivevano negli slums, alla periferia della città di Khulna in Bangladesh. Era l anno 1978 quando abbiamo visitato la scuola aperta dalle due giovani. Gli alunni erano circa un centinaio e tutti aiutati con il sostegno a distanza. Di anno in anno il lavoro cominciò ad ampliarsi fino a raggiungere circa cinquecento alunni dalle elementari all Università. Rosy e Mary diedero a tale servizio educativo uno slancio inimmaginabile. Rosy purtroppo si ammalò di un male incurabile lasciandoci con la sua morte nel timore che il lavoro iniziato non fosse portato a termine. Mary riuscì a superare la difficoltà del momento divenendo la direttrice della scuola stessa e proseguendo con ammirevole impegno. Oggi la scuola funziona a pieno ritmo. Mary ha come collaboratrici un gruppetto di ragazze che sono

14 iscritte all Università di Khulna e nello stesso tempo sono impegnate a sostenere l attività educativa del Centro. Qui Sudan Una famiglia di Vicenza ha adottato a distanza una bimba sudanese perché studi alla Comboni Girls School. La piccola, di nome Tik, é felice, sa che in Italia ha un altra famiglia. Tik vive in una abitazione di mattoni di fango crudo, costruita a Omdurmann, alla periferia della capitale Khartoum. È fortunata la bimba, ma un brutto giorno la polizia traccia con la calce sulle fredde pareti della casa di fango una croce di Sant Andrea. La croce significa che tra qualche giorno i militari passeranno con le ruspe e ridurranno in briciole tutto il villaggio di fango. La bimba, la sua famiglia, altri bimbi e bimbe e altre famiglie vengono caricati su un camion e portati lontano chilometri; saranno scaricati nel deserto. La piccola non si presenta più a scuola e dobbiamo provvedere alla sostituzione per il sostegno a distanza con un altra bambina. Gli amici di Vicenza accettano, pur addolorati, tale sostituzione. Qualche tempo dopo si viene a sapere che Tik é ancora viva. Abita con la mamma in una tenda di stracci e cartoni. La mamma va a lavorare a piedi ogni giorno facendo cinque chilometri all andata e cinque al ritorno. Il papà é in guerra. Un po al giorno, risparmio su risparmio, questa madre é riuscita a costruire una casa con le pareti di mattone crudo. Sarebbe necessario fare il tetto, ma non é possibile per il pesante costo di una copertura. La notizia arriva ai genitori adottivi a distanza di Tik; essi sono lieti di aver ritrovato la bimba e decidono di continuare l aiuto

15 Calcutta: luogo delle contraddizioni Quando la povertà ti toglie la vita Kishore (Rohit Das) è nato a Nahiti nel West Bengala. I genitori erano persone oneste e laboriose. Sposatisi giovani, perchè in India la vita adulta con impegni e responsabilità famigliari comincia presto, avevano avuto due bambini meravigliosi, vere benedizioni del cielo. E per questi bambini che amavano più della loro stessa vita, avrebbero fatto qualunque sacrificio e desiderato tutto il meglio che la vita può dare. Eppure ci sono ostacoli che a volte infieriscono sullo stato d animo anche di persone fiere e forti come le rocce, il cui amore può immolarsi per urlare al mondo quello che tanti sanno, ma pochi capiscono. La povertà più umiliante è quella che ti toglie le forze per ribellarti, per credere che in qualche angolo del mondo ci sia qualcosa, qualcuno che possa aiutare anche te. Così in una società come quella indiana, sempre più all avanguardia in settori economici strategici, depositaria della nascita della civilizzazione umana, culla di civiltà antichissime e rifugio per milioni di ricercatori spirituali, nel grembo di questa grande madre dell umanità, è successo che questa famiglia non riuscisse ad avere il minimo indispensabile per sopravvivere. La fame è una sventura subdola, pervasiva, che toglie le forze al corpo e alla mente e che fa compiere gesti che potrebbero essere giudicati, da chi non l ha mai provata, irrazionali ed egoisti. Ma la mamma e il papà di Kishore erano talmente poveri che non riu

16 scivano a provvedere nemmeno un pasto al giorno per i loro 2 figli e colti dalla disperazione per questa intollerabile miseria hanno fatto un tentativo di suicidio mescolando del veleno al cibo che ha ingerito tutta la famiglia. I genitori non sono sopravvissuti all avvelenamento ma i bambini, avendo vomitato il cibo ingerito, sono riusciti a salvarsi. Così Calcutta, la città della gioia, dei fior di loto immacolati immersi nel fango più putrido, ha accolto tra le sue braccia Kishore, il figlio più piccolo, che adesso vive in un orfanotrofio da noi sponsorizzato a Calcutta insieme ad altri 6 bambini dove Ananda Rekha, la sua tutrice, gestisce anche una scuola elementare e una scuola di musica con oltre 50 bambini. Kishore è un bambino molto intelligente e portato per lo studio nonostante sia così piccolo e nonostante, a causa di questo avvelenamento, abbia subito un grave danno sia al fegato che ai reni che lo costringe a ripetuti ricoveri. Il suo sorriso, il suo entusiasmo per la vita, la sua dolcezza e intelligenza, lo rendono un vero gioiello che la sorte ha voluto salvare per la gioia di chi gli sta accanto

17 Cameroun: lo stupore della nascita Un nome, un legame Sono stato a Kumba, in Camerun, per circa un mese, per risolvere (o meglio, cercare di risolvere) problemi tecnici emersi prima della inaugurazione della struttura ospedaliera alla fine del Mi sono trovato scaraventato in un mondo tutto nuovo, diverso dal mio mondo, dove non ci sono lussi e comodità, dove il negozio non dispone di quello che cerchi, dove le strade sono rese improvvisamente impraticabili dalle acque tropicali, dove la giungla ti circonda con la sua bellezza e le sue incognite. Un mondo dove la polvere si deposita sulla pelle, e non la togli per quanto ti sfreghi, dove la frase più frequente è Non ci sono problemi anche quando non sai dove sbattere la testa, dove le ore ed i minuti non hanno significato, dove la gente sorride, e ride, anche quando ti racconta i suoi guai. Eravamo là, con l ospedale ancora in allestimento, e già arrivavano a decine i pazienti, con i problemi più disparati, con la convinzione che Geremia, il medico ginecologo appena tornato in Camerun, potesse risolvere ogni problema. Certo non era così, ma per tutti un momento di attenzione, qualche consiglio immediato, magari una medicazione, o l appuntamento per analisi più accurate. Perché tutto il materiale necessario era ancora imballato nelle casse, da aprire, catalogare, da collocare al posto giusto

18 Io ero all entrata, coperto di polvere e di sudore, a stendere dei cavi elettrici e fare i collegamenti necessari. Vedo arrivare a piedi, arrancante faticosamente nel sentiero sterrato, una donna in evidente stato di gravidanza avanzata, praticamente pronta al parto. Anche se l ospedale non era ancora attivo, se non avevamo ancora nulla di pronto, lei voleva partorire con l assistenza del medico: si sentiva molto più sicura. Donna fiera e decisa, volitiva e tenace, indebolita e vulnerabile, ma vigorosa nella sua determinazione. Jerry (il Dr. Geremia) era contento di poter finalmente svolgere nel suo Paese il suo lavoro, quel lavoro per cui aveva tanto studiato, e dedicato tanto impegno. C era solo un problema: tutto il materiale necessario era ancora imballato! Mentre lui assisteva Annette (la mammina) io ricevevo da lui indicazioni sulle casse dove cercare le attrezzature occorrenti, senza sapere nemmeno cosa cercare, ansioso e trafelato in un andirivieni talvolta inutile, portando oggetti che spesso non servivano, qualche volte erano quelli richiesti. Io, esperto di cacciaviti, pinze e tenaglie, mi sentivo stordito, ma partecipe di questo grande momento, nel rovistare per cercare garze, pinze, sfigmomanometro, flebo e medicinali, per consentire il sorgere di questa nuova vita. Alla fine, finalmente, e non certo per merito mio, ma per fortuna, e per la competenza professionale di Jerry, tutto è andato per il meglio, il travaglio si è concluso, ed è nata una splendida bimba, che ha fatto subito sentire la potenza dei suoi polmoni. Era la prima bimba nata in questo ospedale ancora da aprire, ma che dava già frutti di gioia. Ero al settimo cielo, emozionato come un padre alla nascita del primo figlio; un emozione che ha stupito Annette, che certo non si attendeva da me, un estraneo, un simile coinvolgimento. Quando Jerry le ha chiesto: il nome, la madre ha chiesto il mio. Allora mia figlia si chiamerà Giorgia, in tuo onore. Mi sono sentito ancor più coinvolto, partecipe, onorato di tale attenzione, mi sono sentito all improvviso parte vitale di questa

19 terra non mia, estranea al mio modo di vivere e di pensare, ma ricca di valori e di gioia, coinvolgente e trascinatrice. Oggi Giorgia ha quasi due anni. È una bimba vivace ed intelligente, attiva e capricciosa, come tutti i bimbi del mondo. Nel corso dei mesi, come tanti altri bambini del posto, si è ammalata di malaria (la zanzara Anopheles non guarda in faccia nessuno), di tifo (la Salmonella typhi è di casa nei Paesi tropicali). Io ho lasciato a Kumba una fetta del mio cuore, e quando penso a Giorgia mi commuovo sempre profondamente. In fondo, ci lega solo il nome in comune, ma quella bimba mi ha trasmesso una gioia interiore, una motivazione, un legame intimo che non si può, e non voglio, cancellare

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21 Cameroun: un medico racconta Sto imparando molto anche professionalmente Come procede la mia esperienza in Cameroun?...direi molto bene, anche se il viaggio è stato molto lungo perché le strade sono pessime, piene di buche... a tratti sono piste sterrate di terra rossa, a tratti sono strade asfaltate con buche così grandi da far pensare all esplosione di una bomba! Dopo circa 5 ore per percorrere 80 km, eccoci arrivati a Kumba! È una città... africana! Non so come descriverla in altro modo! Le strade sono rosse, polverose, ai lati della strada innumerevoli banchetti in cui la gente vende la propria mercanzia: ananas, papaie, noccioline, frittelle, bibite; il traffico è abbastanza intenso: c è da girare con gli occhi ben aperti, perché nessuno conosce il codice stradale e trovi spesso qualcuno che ti taglia la strada o non ti dà la precedenza! Molte case sono in muratura, ad un piano, con il tetto di lamiera, ma nei quartieri periferici se ne vedono prevalentemente fatte di legno e terra; tutte senza cancello e senza cortile, così si vive tutti un po insieme, tra galline che scorrazzano, e la vita si svolge per la maggior parte della giornata in strada! Nel quartiere di Kossala si trova il nostro ospedale. In questa zona così sperduta e lontana dai grossi centri del Paese questa clinica fornisce delle buone cure; pur essendo nata da poco, è stata avviata bene, con una discreta organizzazione. Mensilmente si riunisce il Consiglio Amministrativo per condividere gli intenti e le motivazioni dell Ospedale, valutare le

22 problematiche organizzative e amministrative, decidere i dettagli pratici e quotidiani dell attività. Sono riuscita ad inserirmi bene nelle attività dell Ospedale, con un atteggiamento rispettoso di collaboratrice, visito i pazienti, scambio le mie idee con i medici, cerco però di non essere troppo invadente e di non intralciare le attività di chi sa spesso meglio di me cosa deve fare! Ormai mi ricordo di essere bianca solo quando sento gridare white man o quando per la strada colgo nello sguardo stupito di qualche passante l espressione di chi sembra aver appena visto un extra-terrestre! Professionalmente, sto imparando molte cose soprattutto di tipo pratico: non solo vedo casi veramente gravi a cui non sono abituata, ma ho occasione anche di preparare molti farmaci esercitandomi in dosaggi, diluizioni, modalità di somministrazione. Vedo gli anestesisti e gli infermieri cercare le vene di bambini completamente disidratati o estremamente abbattuti per la malaria: le cercano ovunque, dalla testa ai piedi, con una pazienza infinita. Un po di questa pazienza non farebbe male nella nostra Accettazione a Parma! Durante la giornata seguo principalmente Juliette nelle sue attività: nuove visite (soprattutto bambini, ma anche adulti), giro in reparto (tutti e 4 i reparti...non finisce più!), nuovi ricoveri pediatrici.. Purtroppo i bambini vengono portati spesso in condizioni terribili, disidratati oppure dopo molti giorni che hanno la febbre e la malaria, con valori di emoglobina che in Italia non ho mai visto. Questa settimana abbiamo avuto 2 decessi nella stessa giornata...non avevo mai visto morire un bambino ed è stato un momento terribile, mi veniva da piangere! Io e Juliette ci siamo molto demoralizzate, perché abbiamo fatto tutto il possibile, ma senza alcun risultato.. ci si sente come paralizzati. Ma non sempre va così... La settimana scorsa, ad esempio, abbiamo trattato con successo un caso di meningite in una bambina di 4 mesi e abbiamo letteralmente risuscitato un bimbo di 5 anni affetto da malaria arrivato in condizioni terribili. Domani lo dimettiamo! Sembra un altra persona! Abbiamo anche inaugurato una campagna vaccinale che ha avuto grande successo: più di cinquecento bambini hanno ricevuto la vaccinazione anti-morbillo, una dose di vitamina A e una zanzariera

23 Colombia: tutti benefattori tutti beneficati L arte del prendersi cura degli altri È successo circa cinque anni fa. Ho accettato l invito di un austero monaco che ha promosso in Colombia le adozioni a distanza. Voleva che mi rendessi conto da vicino del lavoro suo e dell associazione che dà aiuto laggiù a circa cinquecento bambini e alle loro famiglie. Avrei conosciuto anche la bimba di cui ero padrino a distanza, la piccola Laura, di 8 anni. Non avrei immaginato, partendo, quali sarebbero state le conseguenze di quell incontro. Forse oscuramente sentivo il bisogno di introdurre nella mia vita, dedita ad attività molto astratte, una dimensione di cura fino ad allora quasi assente. Fui subito conquistato dalla generosità con cui gli operatori, spesso persone modeste e poco più benestanti dei loro beneficati, si dedicavano alla loro missione. Quando finalmente mi condussero nella sua casa e la vidi, fui colpito da quanto era minuta. Si sarebbero mai potute compensare le carenze alimentari dei suoi primi anni di vita? Soffriva poi di disturbi intestinali non ben diagnosticati. L abitazione era povera anche se non appariva squallida per l ordine che vi regnava. Nel corso degli anni di abitazioni ne avrebbe cambiate parecchie, perché la madre, quasi senza lavoro, non riusciva mai a dare sufficienti garanzie ai padroni di casa. A dispetto dei problemi la bambina aveva un aria allegra. Mi sentii im

24 mediatamente responsabile e decisi dentro di me di fare tutto quello di cui ero capace per alleviare le difficoltà di un esistenza che si annunciava difficile. Insieme al senso di responsabilità per i compiti che la sorte mi affidava, senza che neppure me ne rendessi conto, provai per quella creatura, che mai aveva conosciuto suo padre, un affetto paterno. Quel primo soggiorno, nel complesso, lo ricordo come un soggiorno allegro. Ero persuaso che tutto potesse risolversi per il meglio. Sarebbe stato sufficiente impegnarsi un po di più di quel che il protocollo degli aiuti prevedeva. I miei nuovi amici colombiani mi avrebbero aiutato ad individuare le necessità più urgenti di Laura e della sua piccola famiglia (la madre e un fratellino) e io avrei provveduto da lontano, magari tornando ogni tanto. Sempre più però con il tempo venivano a galla i problemi. La mancata crescita, ad esempio, che neppure un endocrinologo seppe spiegare. Poi la madre e le stesse suore, con qualche ritardo, registrarono strane cadute, attribuite a carenza di calcio, ma che poi furono riportate ad una forma lieve di epilessia. La cura, che cominciò negli ultimi mesi di vita, sembrava efficace, ma certo i momenti di assenza compromettevano l attenzione e l apprendimento. Quando tornai in Italia dopo l ultima visita, appena venti giorni prima che morisse, ero molto cosciente che la vita di Laura non sarebbe stata facile. La sua fine non è stata determinata da nessuno dei mali che erano stati diagnosticati, bensì da una crisi cardiaca di cui c era stata appena qualche avvisaglia. Da un certo punto di vista, una giovane vita spezzata è un male irrimediabile. Tutto sembra essere stato vano. Eppure non vivo quell esperienza come un fallimento. Mi voglio augurare che la bambina, finché la cosa è durata, sia riuscita a vivere un po meglio, malgrado le prove che le toccava sostenere, per fortuna senza troppa consapevolezza. Quanto a me ho imparato che cosa vuol dire aver cura di una persona nell affetto. Ho letto da qualche parte che ogni dono è offensivo

25 per chi lo riceve se il donatore non impegna se stesso. Alla prima comunione della bambina, un prete dal pulpito mi ha ringraziato come un «benefattore». Dallo stesso pulpito, un mese più tardi, al funerale della piccola, è stata letta per mio conto una letterina rivolta a Laura in cui le dicevo che proprio per il bene che le volevo avevo cessato di sentirmi verso di lei un benefattore. L adozione raggiunge meglio i suoi fini quanto più la distanza viene superata. Le necessità viste da vicino sono assai più grandi di quelle attestate dalle statistiche. E per recare un aiuto mirato è necessario che qualcuno si faccia carico di osservare da vicino ogni singolo caso. I grandi numeri ci gettano nello sconcerto, ma è questa, credo, la direzione che bisogna seguire

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27 Costa d Avorio: 40 chilometri ogni giorno Dove il diritto all istruzione non è scontato Buon giorno, mi chiamo Jamba. Ho 7 anni e vivo in un villaggio a est della Costa d Avorio,Tanokro. Quest anno ho iniziato la scuola e quando sarò grande vorrei diventare muratore per costruire una bella casa per la mia famiglia. Attualmente la nostra casa ha il tetto di paglia e quando piove filtra acqua. Mio papà lavora nei campi e ogni tanto la mia mamma lo aiuta. Ella si occupa di me e dei miei sei fratelli e sorelle. Tutte le mattine, con i compagni del nostro villaggio ci alziamo presto per andare a scuola a piedi a Yobouakro, un paese a una ventina di chilometri dal mio. Perché nel nostro villaggio non c è una scuola. Sono molto contento di andare a scuola, anche se faccio, tra l andare e tornare, al giorno, 40 chilometri. Alla sera sono molto stanco e dormo presto perché mi alzo alle 5 del mattino per iniziare il nostro cammino verso la scuola per imparare a scrivere e a leggere. A volte sono molto stanco e vorrei dormire ancora un pò ma mio papà fa di tutto per farmi alzare. Mi dice sempre che se sarò bravo a scuola, il domani sarà migliore. Penso però che per studiare bene avrei bisogno di libri, di quaderni, di matite e di penne per andare a scuola. Mio papà non può comperare tutto. Un gruppo d italiani è venuto nel villaggio dove vado a scuola e ha visitato la nostra scuola. È stata una grande festa. Ci han

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