Introduzione. L autore

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1 Introduzione L autore La lettera agli Ebrei fu scritta probabilmente, dopo l anno 70, da un cristiano che si colloca sotto l influsso della scuola paolina. Conosceva il modo di leggere la Scrittura in uso nella diaspora giudaica ed era in contatto con un ambiente italiano. L attuale orientamento esegetico non colloca la Lettera agli Ebrei nel genere letterario epistolare, ma la considera piuttosto una predica, che ha come tema centrale la figura di Gesù, riletta sullo sfondo dell Antico Testamento, in un confronto con le istituzioni giudaiche. In un tempo successivo a quello della sua redazione, l omelia sarebbe stata inviata con un biglietto di presentazione ad altri cristiani che si trovavano in una situazione di crisi o di difficoltà analoga a quella dei suoi destinatari originari. I destinatari sono dunque cristiani in crisi, che vivono una particolare situazione di difficoltà; sono bisognosi dunque di sostegno e di incoraggiamento a perseverare nella fede. Da qui il rilievo di alcune esortazioni che la lettera contiene sullo sfondo della riflessione dottrinale, che ne costituisce la trama fondamentale. Come leggiamo nella stessa lettera agli Ebrei, il testo è innanzi tutto un discorso esortativo-pratico, che ha lo scopo di sostenere la fede matura, la carità attiva e la speranza perseverante di cristiani in crisi, che hanno difficoltà a continuare a credere e che si trovano in una situazione conflittuale con l ambiente circostante. Il linguaggio utilizzato, con molti riferimenti a riti e immagini dell Antico Testamento e alle istituzioni giudaiche, va contestualizzato per poter cogliere la peculiarità del messaggio che veicola. Così per esempio, 1

2 l affermazione che Gesù è sommo sacerdote va compresa precisamente nel contesto della situazione vitale che i destinatari della lettera vivevano, altrimenti il lettore contemporaneo non capirà se il sacerdozio di Cristo era uguale, simile o diverso da quello giudaico o da quello pagano. I continui richiami alle tradizioni giudaiche e il fatto che fin dal II secolo quella omelia fu conosciuta come Lettera agli Ebrei fa pensare che i destinatari originari fossero ebrei convertiti. Si sarebbe trattato dunque di una comunità di giudeo-cristiani, al cui interno però si dovevano trovare anche pagani convertiti. Anche costoro conoscevano le tradizioni giudaiche, tanto che nella lettera ai Romani Paolo può fare un lungo excursus sulla storia di Israele. Le difficoltà che questi cristiani incontravano non erano dovute solo all ambiente circostante ostile, ma erano originate anche dall interno della comunità. Alcuni vedendo che in essa non succede nulla di nuovo e stanchi di una vita comunitaria che scorre senza grandi avvenimenti sono tentati di abbandonarla. Vi è il pericolo concreto che la comunità non perseveri nella fede a cada nell apostasia. Riguardo le difficoltà esterne l autore fa riferimento all ostilità sperimentata dalla comunità cristiana come minoranza. Non è, però, un fatto isolato, ma piuttosto un esperienza comune a molti cristiani, se non alla gran parte. Erano considerati, infatti, diversi sia dal giudaismo, sia dal mondo ellenistico. Erano guardati con grande sospetto perché non praticavano il culto ufficiale come tutti gli altri. Si legge nel testo: Richiamate alla memoria quei primi giorni nei quali, dopo essere stati illuminati, avete dovuto sopportare una grande e penosa lotta, ora esposti pubblicamente a insulti e tribolazioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo. Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di esser spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e più 2

3 duraturi. Non abbandonate dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa (10, 32-35). In 12, 4 i cristiani sono invitati ad affrontare la situazione con coraggio guardando alla figura di Gesù. In ogni caso l autore nota che non si tratta di una persecuzione cruenta, fino al sangue, ma della discriminazione da parte di un ambiente ostile, accompagnata da episodi di boicottaggio e di repressione poliziesca. È in questo contesto che viene presentato il nucleo della fede: Gesù di Nazareth, crocifisso e risuscitato, è il Cristo, il Figlio di Dio. Caratteristico di questa rilettura è l uso di un linguaggio e di un vocabolario rituale o liturgico. 3

4 Capitolo 1 1 Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, 2 in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. 3 Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e tutto sostiene con la sua parola potente, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell'alto dei cieli, 4 divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. 5 Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed 6 egli sarà per me figlio? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. 7 Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli simili al vento,e i suoi ministri come fiamma di fuoco, 8 al Figlio invece dice: Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli; e: lo Scettro del tuo regno è scettro di equità; 9 hai amato la giustizia e odiato l'iniquità, perciò Dio, il tuo Dio ti ha consacrato, con olio di esultanza a preferenza dei tuoi compagni. 10 E ancora: in principio Tu, Signore, hai fondato la terra e i cieli sono opera delle tue mani. 11 Essi periranno, ma tu rimani; tutti si 12 logoreranno come un vestito. Come un mantello li avvolgerai, come un vestito anch essi, saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso, e i tuoi anni non avranno fine. 13 E a quale degli angeli poi ha mai detto: Siedi alla mia destra, finché io non abbia messo i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi? 14 Non sono forse tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati a servire coloro che erediteranno la salvezza? Prologo (1, 1-4) I vv. 1-4 costituiscono l esordio del testo e annunciano il contenuto della lettera. L autore vuole presentare la figura e il ruolo di Gesù, che introduce gli uomini alla gioia dell incontro salvifico con Dio. Si tratta dunque del problema della mediazione e della salvezza. vv. 2-3: le prime parole della lettera collocano la figura di Gesù sullo sfondo della storia di Israele, che giunge a compimento proprio con Gesù, erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. È facile notare una somiglianza con il Prologo del IV Vangelo e con la prima lettera di Giovanni. Per mezzo del Figlio, Dio parla: vi è qui la concezione di un Dio dialogante e di una rivelazione come colloquio tra Dio e gli uomini. Nel Figlio troviamo tutto ciò che bisogna conoscere per vivere un esperienza salvifica; non vi sono altri luoghi per incontrare Dio. Il cristianesimo non è esoterico, non vi sono 4

5 rivelazioni nascoste, ma in Gesù tutto viene alla luce e tutti vi possono attingere. In lui abbiamo l alfa e l omega, l inizio (... ha fatto tutte le cose ) e la fine ( erede di tutte le cose ). In questo primi vv. appare evidente la polemica contro i tentativi di sostituire il fondamento della fede, Gesù, con altre realtà marginali. D altra parte è comprensibile la difficoltà a formulare la novità cristiana di un Dio che si rivela nella storia, nel volto, nella passione e morte di un uomo. Gesù Cristo è presentato come questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza. Con l immagine della luce che viene dal sole si dice che Cristo ci dà qualcosa di Dio; da Lui diverso, tuttavia riproduce la sua realtà e, perciò, attraverso Gesù sappiamo chi è Dio e che cosa vuole da noi. I vv. 3-4 presentano tutta l esistenza di Gesù, anzi si potrebbe dire la pro-esistenza, dato che Gesù dà la sua vita per i nostri peccati. La lettera introduce il linguaggio rituale, liturgico e sacrificale riferito a Gesù, per dire che gli uomini non si liberano dai loro peccati mediante gli antichi riti e pratiche, ma possono farlo grazie alla morte salvifica di Gesù. Detto questo però si indica la meta finale della parabola discendente di colui che si è immerso nella storia degli uomini per eliminare il peccato: Si è assiso alla destra della maestà di Dio nei cieli. v. 4 annuncia il tema che verrà sviluppato nel primo capitolo e in parte nel secondo: il confronto tra Gesù Cristo e le altre potenze mediatrici. Il Cristo è diventato tanto superiore quanto più eccellente è il nome, cioè il ruolo, che ha ereditato come diritto originario di Figlio: il ruolo di messia glorioso, intronizzato alla destra di Dio, dopo essere passato per l umiliazione della croce, attraverso cui ha eliminato il peccato. v. 5-14: comincia una sezione con sette citazioni bibliche, secondo un metodo tipico della lettera: attraverso immagini e testi dell A.T. ridice il kerygma cristiano, vale a dire l annuncio della fede in Gesù, il Figlio di Dio, il crocifisso redentore, il messia glorioso intronizzato nei cieli. Da qui il confronto iniziale con gli angeli, secondo le concezioni presenti nel giudaismo ellenistico. Gesù non era visto da alcuni come un uomo di Dio o un profeta, ma come un essere del mondo intermedio degli angeli. Per questo il testo chiarisce che a nessun angelo può essere attribuito lo statuto che Gesù possiede di Figlio unico alla pari con Dio: Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato?. L intero brano va riferito al Gesù storico, morto nella croce in modo ignominioso. Questa è la difficoltà dei cristiani: incontrare Dio attraverso una figura così diversa da quella degli esseri celesti, che non si erano mai contaminati con la storia degli uomini, segnata da contraddizioni e da violenze. Questo, però, è il punto di partenza della fede: l uomo Gesù è il Figlio di Dio, senza perdere nulla della sua umanità. Non ha nulla 5

6 a che fare, quindi, con altri mediatori spirituali. 6

7 Capitolo 2 1 Per questo bisogna che ci dedichiamo con maggiore impegno alle cose che abbiamo ascoltato, per non andare fuori rotta. 2 Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, 3 come potremo noi scampare se avremo trascurato una salvezza così grande? Essa cominciò a essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l avevano ascoltata, 4 mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà. 5 Non certo a degli angeli Dio ha sottomesso il mondo futuro, del quale parliamo. 6 Anzi, in un passo della Scrittura qualcuno ha dichiarato: Che cos è l uomo perché di lui ti ricordi o il figlio dell uomo perché tu te ne curi? 7 Di poco l hai fatto inferiore agli angeli, di gloria e di onore l hai coronato 8 e hai messo ogni cosa sotto i suoi piedi. Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Al momento presente però non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. 9 Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. 10 Conveniva infatti che Dio, per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, Lui che conduce molti figli alla gloria, rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. 11 Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, 12 dicendo: Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all assemblea canterò le tue lodi; 13 e ancora: Io metterò la mia fiducia in lui; e inoltre: Eccomi, io e i figli che Dio mi ha dato. 14 Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, 15 e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. 16 Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. 17 Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. 18 Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova. 7

8 vv. 5-18: La redenzione è realizzata dal Cristo. La figliolanza caratterizza la relazione di Gesù con Dio; la lettera mostra pure la relazione di fraternità con gli uomini. vv. 5-8: si cita il Sal 8 applicandolo a Gesù. Egli sembra inferiore agli angeli: il falegname, maestro e profeta, soffre e muore in croce, non è paragonabile alle impassibili creature angeliche. Proprio in questo coinvolgimento radicale nella vicenda umana, però il destino di Gesù si rende manifesto: portare tutta l umanità al nuovo rapporto con Dio, mediante la sua signoria sull universo e sul mondo futuro, scoprendo chi è Gesù si scopre chi è l uomo. v. 8: si spiega il Sal 8. Anche se sussistono ancora contraddizioni, violenze, peccati, ingiustizie, tutto è sottoposto alla signoria di Gesù, che getta luce sul rapporto dell uomo col mondo, con la morte, col peccato: nella vittoria di Gesù l uomo acquista un nuovo rapporto con Dio. Questo significa che la «figura di Gesù rappresenta [ ] la chiave per capire non solo lo statuto dei cristiani, ma anche il senso del mondo e della storia» [R. Fabris]. vv. 9-10: Ancora una volta si usa un immagine, per dire che Gesù sta alla testa di un cammino storico. È il primo tra i fratelli, il salvatore e perfezionatore della comunità umana. Poiché ha percorso la via dell umiliazione fino alla morte, egli può indicare a tutti la meta finale: la gloria. Rendere perfetto mediante la sofferenza : consacrato, costituito sacerdote, «realizzato nel giusto rapporto con Dio e con gli altri uomini per mezzo della sofferenza» [R. Fabris]. Con queste espressioni si può esplicitare il senso del sacerdozio di Cristo. Si badi però al fatto che non vi è un automatismo tra morte e perfezione. Non è la morte in se stessa che genera una nuova relazione tra Dio e la realtà. Determinante è la fedeltà che si esprime nella morte di Gesù e che la trasforma da mezzo di tortura a mezzo di salvezza, facendone lo spazio dove l uomo può incontrare Dio. vv : è la conclusione che prepara il tema del sacerdozio. 8

9 Capitolo 3 1 Perciò, fratelli santi, voi che siete partecipi di una vocazione celeste, prestate attenzione a Gesù, l apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo, 2 il quale è degno di fede per colui che l ha costituito tale, come lo fu anche Mosè in tutta la sua casa. 3 Ma in confronto a Mosè, egli è stato giudicato degno di una gloria tanta maggiore, quanto l onore del costruttore della casa supera quello della casa stessa. 4 Ogni casa infatti viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto è Dio. 5 In verità Mosè fu degno di fede in tutta la sua casa come servitore, per dare testimonianza di ciò che doveva essere annunciato più tardi; 6 Cristo, invece, lo fu come figlio posto sopra la sua propria casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo. 7Per questo, come dice lo Spirito Santo: prova, Oggi, se udite la sua voce, 8 non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, il giorno della tentazione nel deserto, 9 dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla pur avendo visto per quarant anni le mie opere. 10 Perciò mi disgustai di quella generazione e dissi: hanno sempre il cuore sviato. Non hanno conosciuto le mie vie. 11 Così ho giurato nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo. 12 Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. 13 Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura quest oggi, perché nessuno di voi si ostini sedotto dal peccato. 14 Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda fino alla fine la fiducia che abbiamo avuta fin dall inizio. 15 Quando si dice: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, 16 chi furono quelli che, dopo aver udita la sua voce, si ribellarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall Egitto sotto la guida di Mosè? 17 E chi furono coloro di cui si è disgustato per quarant anni? Non furono quelli che avevano peccato e poi caddero cadaveri nel deserto? 18 E a 9

10 chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che non avevano creduto? 19 E noi vediamo che non poterono entrarvi a causa della loro mancanza di fede. I cc. 3-4 sviluppano il tema della perseveranza nella fede nei momenti di crisi. Con 3,1 si stabilisce un confronto con Mosè, altro grande mediatore della storia ebraica. vv. 3-4: Gesù è chiamato sommo sacerdote e apostolo, l inviato di Dio che ci riporta a Lui. Mosè è chiamato da Filone di Alessandria sommo sacerdote, profeta, legislatore: egli ha un alto grado di credibilità perché è un servitore nella casa di Dio. Gesù però gli è superiore come l architetto che ha costruito la casa è superiore alla casa stessa; Gesù è come l architetto di Dio che ha costruito il mondo e lo sostiene per mezzo della sua parola. vv. 5-6: Mosè fu un servitore fedele, Gesù è il Figlio costituito sopra la sua casa ; non la casa di un estraneo, la casa di Gesù è il popolo di Dio, da dove la sua presenza e la sua missione si allargano al mondo intero. Noi siamo la casa di Gesù, nella misura in cui perseveriamo nella fede. vv. 7-11: al paragone tra Gesù e Mosè segue quello tra Israele e la Chiesa, mediante la citazione del Sal 95. Il salmo richiama l esperienza di liberazione e di salvezza dell esodo (azione gratuita e libera di Dio); l esperienza di formazione e di tentazione del cammino nel deserto (periodo della crisi che segna il lungo pellegrinaggio dalla schiavitù alla libertà); la terra promessa, che è terra di libertà e di riposo (cioè di salvezza, di realizzazione piena, senza più le tensioni del cammino). Per l autore della lettera agli Ebrei, anche i cristiani fanno un esperienza di esodo (il battesimo). Si esce da una situazione di schiavitù e si comincia un cammino nel deserto. Qui deserto è il tempo della crisi, in cui si corre il rischio di perdersi di coraggio e di fermarsi senza superare i confini della terra promessa. Così facendo, però, si rende stabile la condizione di deserto, andando incontro alla morte, cioè al fallimento e alla non realizzazione della libertà. «La tentazione è la verifica che Dio ha imposto al suo popolo, ma è anche la provocazione che il popolo ha fatto a Dio, non fidandosi di colui che l aveva fatto uscire dall Egitto. Il riposo è la meta ultima. Il tempo del deserto è il tempo della crisi tra la libertà iniziata e la libertà finale, che è la risurrezione. Qui cominciano le difficoltà. Dopo il battesimo e l accettazione della fede, il problema è di essere cristiani dal lunedì in poi : al di là dell emergenza o della vigilia della festa, bisogna saper vivere un cristianesimo feriale, un cristianesimo del deserto» [R. Fabris]. vv : presentano una applicazione del Sal 95. L oggi è il tempo della salvezza inaugurato dal battesimo, il nuovo esodo che conduce alla terra di libertà, la risurrezione. Il peccato non è 10

11 inteso qui solo in senso morale, ma è fondamentalmente la mancanza di fiducia, la rottura della relazione vivente con Gesù, il rinnegamento della fede in Lui, con il conseguente abbandono della comunità. vv : Spiegando il salmo, l autore della lettera dice che la situazione degli ebrei usciti dall Egitto è per molti aspetti parallela a quella dei cristiani. Il battesimo, i sacramenti, le esperienze carismatiche non valgono molto se i credenti non mantengono un legame vitale con Gesù. 11

12 Capitolo 4 1 Dovremmo dunque avere il timore che, mentre rimane ancora in vigore la promessa di entrare nel suo riposo, qualcuno di voi ne sia giudicato escluso. 2 Poiché anche a noi, come quelli, abbiamo ricevuto il vangelo: ma a loro la parola udita non giovò affatto, perché non sono rimasti uniti a quelli che avevano ascoltato con fede. 3 Infatti noi che abbiamo creduto, entriamo in quel riposo, come egli ha detto: così ho giurato nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo! Questo, benché le sue opere fossero compiute fin dalla fondazione del mondo. 4 Si dice infatti in un passo della Scrittura a proposito del settimo giorno: E nel settimo giorno Dio si riposò da tutte le opere sue. 5 E ancora in questo passo: Non entreranno nel mio riposo! 6 Poiché dunque risulta che alcuni entrano in quel riposo e quelli che per primi ricevettero il vangelo non vi entrarono a causa della loro disobbedienza, 7 Dio fissa di nuovo un giorno, oggi, dicendo mediante Davide, dopo tanto tempo: Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori! 8 Se Giosuè infatti li avesse introdotti in quel riposo, Dio non avrebbe parlato, in seguito, di un altro giorno. 9 Dunque per il popolo di Dio è riservato un riposo sabbatico. 10 Chi infatti è entrato nel riposo di Lui, riposa anch egli dalle sue opere, come Dio dalle proprie. 11 Affrettiamoci dunque ad entrare in quel riposo, perché nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza. 12 Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. 13 Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di Colui al quale noi dobbiamo rendere conto. 14 Dunque poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. 15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa, come noi, escluso il peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare 12

13 grazia così da essere aiutati al momento opportuno. Col v. 14 comincia la sezione dove si affronta uno dei temi fondamentali della lettera agli Ebrei: il senso del sacerdozio di Gesù. In 7, 14 la lettera nota che Gesù non appartiene ad una famiglia sacerdotale, non pone nessun atto ufficiale di culto, al di fuori della lettura sinagogale, aperta a tutti gli adulti, o della presidenza della cena pasquale che poteva essere assunta dal capo famiglia o dal capo di un gruppo di amici. Altri elementi come per esempio la morte in croce, morte infamante non degna del sacerdozio - mettono in questione la legittimità del sacerdozio di Gesù. Si tratta perciò di vedere perché si possa parlare di Gesù sommo sacerdote. vv : l espressione sommo sacerdote riferita a Gesù, non indica la sua posizione rispetto agli altri sacerdoti di Israele, significa invece che egli realizza pienamente il ruolo sacerdotale. In lui i cristiani sono invitati a ravvivare la propria fede. Il termine debolezze sta ad indicare tutta l esperienza umana, che si riassume nella situazione tragica della morte. Questo significa che Gesù sommo sacerdote condivide tuta la condizione umana, anche nella su tragicità, escluso il peccato. Vediamo come dopo aver ricordato il movimento ascendente del sacerdozio di Cristo, si indica qui la dimensione discendente. La piena condivisione della condizione umana significa che Gesù non peccò per la sua piena fedeltà al Padre e ai fratelli, non quindi per una impossibilità ontologica. Per questo, afferma la lettera, possiamo accostarci a Dio ( il trono della grazia ) con piena fiducia, potendo contare sulla perfetta mediazione di Cristo, il crocifisso, che è stato risuscitato e rimane per sempre con noi. 13

14 Capitolo 5 1 Ogni sommo sacerdote infatti, scelto fra gli uomini, e per degli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. 2 Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell ignoranza e nell errore, essendo anche Lui rivestito di debolezza. 3 A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati, anche per se stesso come fa per il popolo. 4 Nessuno attribuiscee a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. 5 Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato, gliela conferì 6 come è detto in un altro passo: Tu sei sacerdote per sempre, secondo l ordine di Melchìsedek. 7 Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a Lui, venne esaudito. 8 Pur essendo Figlio, imparò l obbedienza dalle cose che patì 9 e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, 10 essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l ordine di Mechisedek. 11 Su questo argomento abbiamo molte cose da dire, difficili da spiegare perché siete diventati lenti a capire. 12 Infatti voi, che a motivo del tempo trascorso dovreste essere maestri, avete ancora bisogno che qualcuno v insegni i primi elementi delle parole di Dio e siete diventati bisognosi di latte e non di cibo solido. 13 Ora, chi si nutre ancora di latte non ha l esperienza della dottrina della giustizia, perché è ancora un bambino. 14 Il nutrimento solido è invece per gli adulti, per quelli che, mediante l esperienza, hanno le facoltà esercitate a distinguere il bene dal male. vv. 1-4: Per meglio comprendere il sacerdozio di Gesù, i primi versi del cap. 5 presentano il sacerdozio ebraico, così come originariamente voluto da Dio, prescindendo dunque dalle manovre umane per strumentalizzarlo usandolo per i propri interessi. I vv. 1-4 sottolineano le due condizioni caratterizzanti il 14

15 sacerdozio: la solidarietà con gli uomini e l investitura di Dio. Queste due caratteristiche si ritrovano in Gesù, che però le attua in modo profondamente diverso degli altri uomini. Egli è innocente e non ha conosciuto il limite dell infermità umana. Inoltre è stato costituito Figlio mediante la risurrezione. vv. 5-6: La lettera agli Ebrei usando queste categorie sacerdotali ridice la fede cristiana in Gesù Figlio di Dio. Mediante la citazione del salmo 110 si sottolinea la realtà della figliolanza di Gesù ( è intronizzato alla destra di Dio ). Mediante il riferimento alla figura anticotestamentaria di Melchisedek si definisce il ruolo di Gesù, che è sacerdote in quanto messia glorioso, costituito Signore attraverso la risurrezione. vv. 7-10: questi versi suppongono l idea di sacerdozio come mediazione. Ora tutta la vicenda umana di Gesù è stata una realizzazione del suo ruolo di mediatore. La croce ha rappresentato il vertice di questa mediazione. L offerta della propria vita sostituisce i riti e i sacrifici. Tutta la mediazione di Gesù, il culto che egli offre a Dio, consiste in questo rapporto di amore e di fedeltà totale che si esprime proprio nel dono di sé. L offerta di sé per Gesù significa l attuazione del suo essere figlio nella condizione più tragica che un uomo possa affrontare: l esperienza della morte vissuta come rischio di separazione da Dio. Il termine eusébeia, tradotto a volte con pietà, indica il legame vitale con Dio. La religione è vista qui come legame vitale con Dio, il pieno abbandono a lui (come traduce la nuova versione Cei, cambiando la precedente che traduceva eusébeia con pietà ). Gesù fu esaudito, dunque, perché imparò mediante l obbedienza ad essere figlio, non perciò per un particolare privilegio dell essere figlio. La duplice caratteristica del sacerdozio fu vissuta da Gesù, in definitiva, con il suo supremo atto di amore e di fedeltà a Dio e contemporaneamente con la piena partecipazione alla condizione umana. «Questo è il sacerdozio di Gesù, il suo atto di culto, che verrà coronato dalla risurrezione, conseguenza e non causa della sua fedeltà» [R. Fabris]. L espressione reso perfetto, cioè consacrato dice quale sia il risultato del modo come Gesù visse la morte in piena fedeltà al Padre. La consacrazione di Gesù è però diversa da quella dei sacerdoti ebrei o pagani. Non consiste in un rito che lo separa dagli uomini, ma nella risurrezione, che porta a compimento la fedeltà vissuta nella morte. Il termine ebraico che noi rendiamo con rendere perfetto, e usato per indicare la consacrazione sacerdotale, significava letteralmente riempire le mani, forse in riferimento alle offerte. L autore riprende questa espressione per sottolineare che Gesù non è stato consacrato mediante unzioni delle mani o altri riti di imposizione, ma mediante la risurrezione che l ha costituito in quel pieno statuto di Figlio che aveva vissuto nella morte. È questo un capitolo di estrema importanza perché «l autore non si è limitato a una 15

16 speculazione astratta su Gesù sacerdote, ma ha voluto anche indicare ai cristiani qual è il giusto rapporto con Dio e in che cosa consiste il senso profondo della religione» [R. Fabris]. L importanza del richiamo alla figura di Melchisedek emerge nel cap. 7 che in qualche modo è una ripresa ed un approfondimento del cap. 5. Come a suo tempo si vedrà. vv : alla fine del cap. 5, l autore richiama l attenzione dei suoi uditori. La vita di fede prevede delle tappe progressive: anche nella fede vi è una infanzia e una età adulta. Ogni cristiano è chiamato a diventare adulto nella fede. L infanzia della fede, la sua prima tappa, consiste nel nutrirsi delle parole di Dio, della Bibbia. Potremmo dire che si tratta dell apprendere gli strumenti per poter leggere la Bibbia. Si deve passare poi a saper distinguere il bene dal male ( il cibo solido ), in altri termini a saper riflettere in maniera adulta sulla propria fede. Questa riflessione sull esperienza è la teologia. Ogni battezzato, perciò, deve diventare teologo, non nel senso della teologia professionale, ma in quanto chiamati a interpretare la propria fede nelle diverse circostanze della vita (famiglia, lavoro, impegno civico, ). Il passaggio da una fede bambina ad una fede adulta è necessario perché la fede si conservi, perché si possa perseverare in essa. Nel capitolo successivo l autore indica i capisaldi di un itinerario verso una fede adulta (potremmo dire le tappe di un catecumenato per la vita cristiana) 16

17 Capitolo 6 1 Perciò, lasciando da parte il discorso iniziale su Cristo, passiamo a ciò che è completo, senza gettare di nuovo le fondamenta: la rinunzia alle opere morte e la fede in Dio, 2 la dottrina dei battesimi, l imposizione delle mani, la risurrezione dei morti e il giudizio eterno. 3 Questo noi lo faremo, se Dio lo permette. 4 Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, e hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo 5 e hanno gustato la buona parola di Dio e i prodigi del mondo futuro. 6 Tuttavia, se sono caduti, è impossibile rinnovarli un altra volta portandoli alla conversione, dal momento che, per quanto sta in loro, essi crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all infamia. 7 Infatti, una terra imbevuta della pioggia che spesso cade su di essa, se produce erbe utili a quanti la coltivano, riceve benedizione da Dio; 8 ma se produce spine e rovi, non vale nulla ed è vicina alla maledizione: finirà bruciata! 9 Anche se a vostro riguardo, carissimi, parliamo così, abbiamo fiducia che vi siano in voi cose migliori, che portano alla salvezza. 10 Dio infatti non è ingiusto tanto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il suo nome, con i servizi che avete reso e che tuttora rendete ai santi. 11 Desideriamo soltanto che ciascuno di voi dimostri il medesimo zelo perché la sua speranza abbia compimento sino alla fine, 12 perché non diventiate pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che, con la fede e la costanza, divengono eredi delle promesse. 13 Quando infatti Dio fece la promessa ad Abramo, non potendo giurare per uno superiore a sé, giurò per se stesso, 14 dicendo: Ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza. 15 Così Abramo, con la sua costanza, ottenne ciò che gli era stato promesso. 16 Gli uomini infatti giurano per qualcuno maggiore di loro e per loro il giuramento è una garanzia che pone fine ad ogni controversia. 17 Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento, 18 affinché, grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad 17

18 afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. 19 In essa infatti abbiamo come un ancora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario, 20 dove Gesù è entrato come precursore per noi, divenuto sommo sacerdote per sempre secondo l ordine di Melchìsedek. vv. 1-3: si inizia con un invito perentorio a portare fino in fondo il cammino di fede, pena una forma di regressione che potrebbe giungere fino all apostasia. Le questioni che l autore, con l aiuto di Dio, si propone di trattare sono dunque cinque (vv. 1c-2). vv. 4-6: i destinatari del discorso di Ebrei sono cristiani che hanno già ricevuto il battesimo ( sono stati una volta già illuminati ), hanno ricevuto il dono dello Spirito ( il dono celeste ), hanno fatto quindi esperienza dello Spirito: un esperienza irripetibile, come un segno indelebile di appartenenza totale a Dio. La serietà dell amore di Dio, manifestatosi sulla croce, rende irripetibile il battesimo. Pensare di ripetere l esperienza battesimale significa pensare di poter crocifiggere di nuovo Gesù a proprio vantaggio. Il concetto di irripetibilità sarà ripreso e sottolineato a partire dal cap. 7, con l affermazione che Gesù ci ha redenti una volta per tutte. Si evidenzia così il carattere peculiare e unico del sacerdozio di Gesù (nel senso detto di rapporto di amore col Padre e i fratelli). Il battesimo dei cristiani non è perciò paragonabile ai riti di abluzione ebraici che dovevano essere ripetuti. Esso infatti si fonda su un evento salvifico definitivo: la croce di Gesù, manifestazione dell amore del Padre. La caduta a cui l autore si riferisce è l apostasia. Non si presenta perciò una esortazione morale, la maturità di fede di cui si parla non è un atto volontaristico, ma l adesione matura e cosciente a Cristo. Questa idea sarà ripresa in modo esplicito in 10, vv. 7-8: mediante una parabola agricola, l autore conclude questa argomentazione con un invito alla perseveranza della fede, traducendo attivamente l impegno battesimale, evitando così di esporsi al rischio della condanna. Questa però non né l ultima parola, perché in realtà subito dopo segue una esortazione alla fiducia. vv. 9-12: l invito alla fiducia contiene il suo motivo: la fede vissuta nella carità attiva, con le sue espressioni concrete (per esempio l accoglienza, l ospitalità, l aiuto al povero). La fede adulta che attua gli impegni battesimali, in definitiva, si manifesta nella carità, che assieme alla capacità di interpretare la storia alla luce della fede, costituisce il cardine della vita cristiana. vv : dinanzi alle difficoltà della vita che mettono alla prova la nostra fede, la lettera presenta la figura di Abramo. Su due atti 18

19 di Dio, una promessa confermata e un giuramento, Abramo ha fondato la propria perseveranza. (La promessa è quella del dono della terra e della benedizione da condividere con tutti i popoli). Anche questo episodio dell Antico Testamento si applica a Gesù, che è il vero erede, costituito sacerdote attraverso la promessa e il giuramento di Dio. Per questo i cristiani si trovano in un condizione migliore di quella di Abramo, perché possono fondare la loro speranza non solo su una promessa e un giuramento, ma sulla realizzazione della salvezza che si è realizzata in Gesù. La speranza cristiana non consiste in un futuro vago ma è la persona stessa di Gesù risorto. vv : Gesù è l ancora sicura a cui aggrapparsi nell oggi della nostra vita. Il futuro del cristiano non si fonda su una dottrina filosofica (l immortalità dell anima), o su un desiderio dell uomo (quella felicità che mai sulla terra si raggiunge), ma sul Risorto, che garantisce questo futuro. L stessa idea è espressa da Paolo nella lettera ai Tessalonicesi (1Tess 4, 13-14). Nel Tempio di Gerusalemme un velo separava l aula esterna dal santo dei santi, il luogo dell arca dell alleanza e della presenza divina. Era una figura del vero santuario, quello di Dio, dove Gesù è entrato come precursore, aprendo la strada agli uomini e diventando così la loro speranza. 19

20 Capitolo 7 1 Questo Melchìsedek infatti, re di Salem, sacerdote del Dio Altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dalla sconfitta dei re e lo benedisse; 2 a lui Abramo diede la decima di ogni cosa; anzitutto il suo nome significa re di giustizia ; poi è anche re di Salem, cioè re di pace. 3 Egli è senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio rimane sacerdote in eterno. 4 Considerate dunque quanto sia grande costui, al quale Abramo, il patriarca, diede la decima del suo bottino. 5 In verità anche quelli tra i figli di Levi, che assumono il sacerdozio, hanno il mandato di riscuotere, secondo la legge, la decima dal popolo, cioè dai loro fratelli, essi pure discendenti da Abramo. 6 Egli invece, che non era della loro stirpe, prese la decima da Abramo e benedisse colui che era depositario della promessa. 7 Ora, senza alcun dubbio, è l inferiore che è benedetto dal superiore. 8 Inoltre, qui riscuotono le decime uomini mortali; là invece uno di cui si attesta che vive. 9 Anzi si può dire che lo stesso Levi, il quale riceve le decime, in Abramo abbia versato la sua decima: 10 egli infatti quando gli venne incontro Melchìsedek. si trovava ancora nei lombi del suo antenato. 11 Ora se si fosse realizzata la perfezione per mezzo del sacerdozio levitico - sotto di esso il popolo ha ricevuto la legge - che bisogno c era che sorgesse un altro sacerdote secondo l ordine di Melchìsedek, e non invece secondo l ordine di Aronne? 12 Infatti, mutato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un mutamento della legge. 13 Colui del quale si dice questo appartiene a un altra tribù, della quale nessuno mai fu addetto all altare. 14 È noto infatti che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda, e di essa Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio. 15 Ciò risulta ancor più evidente dal momento che sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, 16 il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. 17 Gli è resa infatti questa testimonianza: Tu sei sacerdote per sempre secondo l ordine di Melchìsedek. 20

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